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zola

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Caro Manolo,

ho sempre vissuto Napoli da napoletano, cittadino e tifoso, e non ho mai giocato a calcio oltre il livello parrocchiale, per cui non posso neanche immaginare cosa voglia dire per un calciatore arrivare a giocare nel Napoli.
Vi immagino travolti da quest’onda di passione e di amore che tanto può far tremare le gambe tanto vi può rendere invincibili, vi immagino un po’ affascinati e un po’ sconvolti dalle nostre mille contraddizioni, dai nostri eccessi, dai nostri paradossi. Ma soprattutto vi immagino quando piano piano scoprite cosa voglia dire per noi Maradona.

In nessuna squadra dove chiunque di voi abbia giocato credo ci sia una venerazione simile per un calciatore che ha lasciato la città e la squadra da un quarto di un secolo, lo sentite citato nelle storie, nei racconti, lo vedete tatuato, fotografato, dipinto e raffigurato ovunque, quando indossate quella maglia sapete che l’ha vestita il più grande giocatore della storia del calcio.

Chissà quante volte, a te che hai un sinistro fatato, hanno fatto vedere le punizioni di Diego. Forse tu stesso hai provato in allenamento un tiro a giro sul primo palo come il suo contro la Juve e forse quando vi divertite a segnare da dietro la porta o a fare altri giochi del genere che noi tifosi ammiriamo su instagram un pensierino a Diego lo fate.

Eppure non è di lui che ti voglio parlare, ma di un altro piccolo grande eroe. Perché la storia del Napoli è così, spesso l’imponente e meravigliosa ombra di Maradona nasconde un po’ altre meravigliose storie di campioni che hanno fatto grande il Napoli. Fra questi c’è la storia di un mito del calcio: Gianfranco Zola.

Zola nel ’90 arrivò a Napoli, era un talento poco conosciuto ma quando aveva l’occasione si metteva subito un mostra, il suo primo goal in serie A fu già un capolavoro, un destro a giro sul secondo palo che incantò tutti. Nonostante l’incredibile talento trovava poco spazio, forse perché davanti a lui aveva un certo Diego Armando Maradona. L’anno successivo Zola giocava di più e addirittura Maradona in un paio di occasioni giocò con l’11 per consacrare Zola come suo erede con la 10.
Poi successe quello che successe… Era Marzo del ’91 e per la squalifica di Maradona quel giovane di talento si trovò all’improvviso a indossare la maglia più pesante della storia del calcio. Non era facile come non lo è per te oggi, certo si tratta di poche giornate, certo, con tutto l’amore e il rispetto per Higuain il paragone non sta né in cielo né in terra, però Manolo anche a te oggi toccherà prendere il posto di quello che è il più forte giocatore della serie A.

In quell’abbraccio a Udine confesso che un po’ ho rivisto Diego e Zola, ho rivisto quell’affetto che va oltre l’essere amici e compagni di squadra, ho visto quel legame che c’è fra alunno e maestro, quell’ammirazione di un tifoso che può abbracciare il proprio idolo e quella consapevolezza e umiltà di capire chi si ha davanti.

Anche tu come Zola ti trovi all’improvviso nella mischia da protagonista, ti trovi a dover mostrare tutto il tuo talento, tutte le capacità di un piede magico, un dono che hanno in pochi, e vuoi due siete fra quei prescelti.

Non voglio darti numeri, statistiche o aneddoti, voglio solo dirti che quel ragazzino con la 10 sulle spalle ci ha fatto entusiasmare, perché lottava come pochi, perché ci credeva, perché in ogni tocco cercava di dare il massimo, perché trasformò la pressione in grinta ed è diventato il campione che tutti conosciamo.

Manolo noi non ti chiediamo nient’altro, di impegnarti e di mettercela tutta, i numeri li hai, le capacità pure e di talento ne hai da vendere, il resto verrà da sé. E anche tu come Zola non sarai più un vice, non sarai l’alternativa. Sarai il protagonista a fianco del campione acclamato che prenderà la sua strada per diventare un idolo e il riferimento di tanti giovani calciatori che vorranno ripercorre le tue orme.

Un abbraccio e Forza Napoli

Paolo

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Fuori dal coro

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Era esattamente un anno fa, il 5 Ottobre del 2014. Al San Paolo si gioca Napoli – Torino. La partita inizia assai male per gli azzurri perché “Core ‘ngrato” Fabio Quagliarella realizza un gran gol e porta in vantaggio i granata. Il Napoli rientra negli spogliatoi sotto di un gol tra i fischi impetuosi degli spalti.

Nel secondo tempo il Napoli reagisce, “Mortimer” Michu colpisce persino la traversa con un colpo di testa. Il San Paolo continua a rumoreggiare, ogni pallone che tocca Insigne sono fischi. Fischi che il folletto di Frattamaggiore ha già dovuto sopportare altre volte, soprattutto quelli rumorosissimi del preliminare di Champions contro il Bilbao quando ci fu una sonora bocciatura del pubblico di Fuorigrotta per Lorenzino.

Al 10′ del secondo tempo della partita contro il Torino la svolta: cross di Zuniga dalla sinistra e gol di Insigne, di testa. Lorenzo corre verso la fascia laterale, si siede a terra e scoppia in lacrime con il cuore che batte a mille all’ora. Il Napoli, a quel punto sbloccato, raggiunge pure la vittoria grazie ad un gol di Callejon. E da quella partita Lorenzo non sarà più fischiato al San Paolo.

Oggi Lorenzo Insigne è il calciatore del Napoli più acclamato, persino più di Higuain. A Napoli non si parla che del suo gol bellissimo alla Juventus, di quelli magnifici al Milan. Adesso un campione come Zola ha persino lanciato la proposta di ridare la 10 di Diego al piccoletto di Frattamaggiore. C’è persino chi oggi nemmeno si scandalizza di questa vera e propria bestemmia.

E allora, caro pubblico napoletano, diciamocelo in maniera chiara, mi ci metto pure io nel conto: fondamentalmente di calcio non ci capiamo un emerito cazzo. Certo, io a differenza di altri non mi sognerei mai di fischiare qualsiasi calciatore del Napoli a partita in corso. L’unico calciatore per cui trasgredii alla regola fu nell’anno 2000, fischiai Bandieri dopo un gol subito da centrocampo in una partita casalinga contro il Monza. Dalla partita successiva subentrò Nando Coppola.

Allo stesso modo, caro pubblico napoletano, sei indecente quando, sempre a partita in corso, canti cori beceri contro un presidente che tutto sommato in questi anni qualcosina di buono lo ha fatto per la squadra. Al netto di tutti i difetti, le dichiarazioni inopportune e certe uscite cialtronesche. Un pubblico che non riesce mai a guardare le cose con una visione d’insieme: si perde una partita e fanno tutti schifo, si vince una partita e sono tutti dei fenomeni. Intanto il Napoli da sei anni, ininterrottamente, si qualifica in Europa ed è stabilmente considerata una “grande” del calcio italiano come non accadeva da un quarto di secolo.

La critica ci sta, persino io su Facebook ho scritto più volte negli anni scorsi che non mi piaceva la fumosità di Insigne. Però i giovani vanno aspettati. Così come spero che Jorginho e Koulibaly continuino a smentirmi perché sono due calciatori che non mi piacevano affatto.

Al San Paolo si canta, non si fischia. Semmai lo si fa dopo il novantesimo. E adesso chiediamo tutti scusa a Lorenzino che è diventato una delle più belle realtà del calcio italiano. E, se potete, fischiatevi da soli la prossima volta. Perché fondamentalmente siete un pubblico di merda.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Foto da Wikipedia

Su certi argomenti non sono un democratico, rispondo a parolacce e posso arrivare facilmente alle mani. Se qualcuno si permette di proporre, o anche solo accennare, di dare la maglia numero dieci a chicchessia non rispondo di me, la mia posizione non ha bisogno di motivazioni aggredisco solo per aver semplicemente pensato una cosa simile. Fosse per me ritirerei anche la 2 di Bruscolotti, ma questa è un’altra storia.

Ho litigato con amici che volevano dare la 10 a Lavezzi, ho pianto per aver visto quella maglia su gente come Corneliusson, Lerda, Pasino, Corrent, Corini e Pizzi, ho sofferto per averla vista su giocatori come Carbone o Beto, non proprio indegni di una maglia numero 10 ma neanche alla lontana presentabili per QUELLA numero 10, e oggi mi ncazzo perchè qualcuno propone di dare la 10 a Insigne.

Stravedo per lo scugnizzo si Fratta, l’ho sempre difeso e sostenuto anche quando ha regalato prestazioni disastrose, però credo anche nei simboli ed è sacrosanto che quella maglia resti un simbolo, un’icona. La 10 è stata indossata da un uomo che ha fatto quello che in 90 anni di storia del Napoli non è mai riuscito a nessuno e anche solo per questo merita di rimanere una reliquia, se poi aggiungiamo che quell’uomo è il più grande calciatore di tutti i tempi, l’unica vera grande rock star del pallone, l’uomo che indirizzato verso Sud le bussole del calcio: Diego Armando Maradona.

Ieri fra le tanti voci che hanno chiesto di assegnare la storica maglia a Lorenzino ce ne è stata solo una che non mi ha disturbato, anzi, fatta da lui ho trovato che questa richiesta abbia un senso: Gianfranco Zola.

Al di là di ogni legame affettivo verso il fantasista Sardo, Gianfranco Zola forse è stato l’ultimo vero campione dell’era postmaradoniana ad indossare quella maglia ma non è neanche questo quello che conta. Ero, tanto per cambiare, in curva a quando Zola calciò quel calcio d’angolo, quando Diego di testa anticipò i difensori della Samp e segnò il suo ultimo goal al San Paolo. Era una Napoli incredibile: Maradona e Zola dietro Careca, IL numero dieci, un numero 10 e un numero 9 con i piedi e la fantasia del 10. Zola dopo l’anno del sorprende esordio conclusosi con il secondo scudetto era diventato titolare, faceva una sorta di apprendistato affiancando Maradona. Diego non perdeva occasione per osannarlo, per dire che il futuro era del piccolo funambolo di Oliena, al punto che il 17 febbraio del 91 Maradona giocò con il numero 9 e stabilì in modo inequivocabile chi fosse il suo unico vero erede: Gianfranco Zola. Stessa storia qualche giorno dopo in coppa Italia a Bologna, il Napoli vince 3 a 1 fuori casa e Maradona indossa la 9 e Zola la 10, poi si tornò alla normalità. Forse anche per scaramanzia visto che in quelle due partite nessuno dei due segnò (ma portarono molta fortuna a Ferrara che segnò in entrambe).
Dopo la squalifica di D10S il peso di quella maglia arrivò come un macigno sulle spalle del piccolo Gianfranco, come un fratello maggiore che alla morte improvvisa del padre si trova a diventare il capofamiglia e ad essere il riferimento per tutta la sua famiglia, Zola non ebbe neanche il tempo di capire cosa volesse dire avere una responsabilità così grande. Colui che sarebbe poi diventato Magic Box non si fece tante domande, fece quello che sapeva fare meglio e anche se in modo imparagonabile con il suo predecessore onorò quella maglia come nessuno avrebbe mai fattoin seguito.

Per questo dico che Zola può chiedere che la 10 venga assegnata ad Insigne, perchè per volontà di Maradona quella maglia è anche un po’ sua, che possa piacere o no Gianfranco è, per volontà Divina, l’erede di quella maglia. Quindi, Caro Gianfranco detto da te “Date la 10 a Insigne, può solo che fargli bene. Lorenzo ha qualcosa di Diego, mi rivedo in lui” ha senso ed è una porposta tollerabile, ma perdonami, con il bene che ti voglio (e non è poco) per piacere facciamo diventare storica e mitologica anche la maglia 24 ma lasciamo che il mito di Diego non tramonti mai, ne abbiamo bisogno. Quella numero 10 che SOLO tu hai avuto veramente l’onore di indossare lasciamola alla storia, continuaiamo a fare si che sia “La favola più bella” da raccontare ai nostri nipoti.

Paolo Sindaco Russo