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Bentornati a Calciomercatino, la rubrica più amata da chi pensa che il calciomercato sia un apostrofo rosa tra le parole mannacc o’diavolo. Questa settimana poca attenzione per gli amici bianconeri a cui non è accostato nessun top player improponibile (ma figuriamoci se si è parlato di Agricola), perchè tiene banco la trattativa per il rinnovo di Donnarumma contro il quale il massacro mediatico palesemente voluto da Fassone e Mirabelli ha sortito gli effetti desiderati. La Roma smantella, il Napoli inizia ad acquistare.

Napoli – Primi colpi in entrata con l’arrivo già annunciato di Ounas, quello molto probabile di Mario Rui (parleremo di entrambi in settimana con una scheda) e soprattutto la quasi certezza che non ci sarà alcuna cessione che non fosse già ampiamente annunciata a fine campionato. Qualcuno si lamentava del Napoli fermo sul mercato, ma intanto è forse l’unica squadra che sa già chi avrà in rosa la prossima stagione…

Juventus – Per i bianconeri si parla solo di Douglas, dato per certo la settimana scorsa ma divenuto problematico quando è venuto il momento di cacciare i soldi, e di Bernardeschi per la trattativa farlocca del momento essendo il ragazzo in Polonia per gli Europei. Si è parlato abbastanza anche dello smantellamento della difesa con l’offertona del Chelsea per Sandro + Bonucci, ma per il momento parliamo di fantamercato.

Milan – La rassegna di Eurosport apre per quattro giorni su sette con la trattativa per il rinnovo di Donnarumma. Preferiamo non parlarne visto il comportamento vergognoso dei media sulla questione. Ilare anche il titolo che annovera i rossoneri tra le BIG D’EUROPA dall’alto del loro brillante piazzamento a metà classifica. In entrata si parla di Calhanoglu per completare una batteria notevole di acquisti rischiosissimi.

Roma – Settimana  di ‘ntuosseco per i giallorossi che cedono Salah, Manolas, Paredes, Mario Rui, otto magazzinieri e la sorella di Monchi per far quadrare i conti in ottica FFP, dopo aver perso Totti per scadenza di contratto, Sczcesny per fine prestito e Emerson per infortunio – e mi sto sicuramente dimenticando qualcuno. Nel frattempo è arrivato Karsdorp. Che culo.

Altre: Sirigu è pronto a rimpatriare dopo essersi svincolato dal PSG, la Fiorentina vuole Berardi per sostituire Bernardeschi, l’agente di Keita fa casino per non fare la fine di Zarate.

 

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Caro Gonzalo, Pipituccio mio, tu che tutto puoi, ti ricordi quell’11 dicembre? Sì, proprio quel giorno di due anni esatti fa, quando uscisti dal campo con la faccia nascosta fra le mani, piangendo di frustrazione fra gli applausi del San Paolo. Avevi appena battuto l’Arsenal, il tuo gol e quello di Callejon avevano completato la vendetta per la sconfitta della partita di andata (che tu non giocasti; chissà come farebbe finita se fossi stato in campo…) certificando il valore del nuovo Napoli internazionale con dodici punti conquistati nel girone della morte della Champions League, contro i londinesi e il Borussia Dortmund vicecampione uscente. Un girone così duro che l’onestissimo Olympique Marsiglia finì per fare da squadra materasso chiudendo con sei sconfitte. Avevi appena dimostrato che il Napoli poteva competere con due top club europei, guardarli in faccia e non più dal basso verso l’alto, con un campione come te in squadra.

Perchè piangevi allora? Perchè non bastò. Quei dodici punti, riconosciuti da tutti come un’impresa eroica, per la prima volta nella storia della competizione non bastarono a ottenere la qualificazione al secondo turno. E mentre tu ti disperavi tra gli abbracci dei tuoi nuovi tifosi, di cui eri già l’idolo, a Vienna lo Zenit San Pietroburgo prendeva un’imbarcata clamorosa dall’Austria Vienna senza battere ciglio, perchè i sei punti accumulati bastavano comunque a garantire il passaggio del turno. 

Il calcio purtroppo è questo e un campione come te, Gonzalo mio, lo sa bene. Non sempre vincono i migliori e non sempre basta metterci il cuore. Però la sensazione di ingiustizia resta, e sono sicuro che uno orgoglioso come te non si dimenticherà mai la delusione di quell’11 dicembre.

Allora senti una cosa, Pipituccio, fammi un favore e fallo anche a te stesso. Domenica al San Paolo arriverà una squadra che è subito dietro di voi in classifica e che si è appena qualificata alla seconda fase della Champions con gli stessi punti di quello Zenit, appena sei, giocando col cronometro e sperando nel regalone del Barcellona per non rischiare di farsi male contro una squadra bielorussa (cosa che peraltro sarebbe successa se non fosse stato per il loro portiere). Ecco, Gonzaluccio, quella squadra lì a noi piacerebbe moltissimo che la rimandassi a casa a pallonate domenica. Dimostragli che meriti di stare dove loro sono stati trascinati dai demeriti altrui; prendila come una vendetta per quell’11 dicembre. Se non ci riesci ti vorremo bene lo stesso. Se ce la fai, però, ti vorremo bene un pò di più.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Striscione del battaglione Azov, composto di volontari d'estrema destra, durante Dnipro-Napoli

Dal nostro inviato a Mosca:

Lunedì mattina, momento già critico per chi scrive (la combo lunedì e mattina poi è micidiale), e tra le pagine Facebook di alcuni amici russi una notizia assurda ma non troppo, per chi ha un po’ di dimestichezza con le tifoserie dell’Europa orientale: dopo l’aggressione a quattro tifosi inglesi (colpevoli di essere neri) del Chelsea all’Olimpico di Kiev durante il match con la Dinamo, il direttore dello stadio ha proposto di istituire un settore riservato ai tifosi di colore. Sì, avete capito bene: a 21 anni dalla fine definitiva dell’apartheid in Sudafrica, e a 60 dal boicottaggio dei bus a Montgomery negli USA, la divisione per colore della pelle sembra tornare in Ucraina. Ma gli ultras della Dinamo Kiev non sono soli in questa odiosa caccia al nero: a Pietroburgo le frange più radicali della tifoseria dello Zenit non vuole giocatori “africani” in squadra, e nel 2011 dagli spalti dello stadio Petrov volarono banane all’indirizzo di Roberto Carlos, allora giocatore dell’Andzhi. Un anno dopo, un gruppo di ultras della città russa uscì con un comunicato dove si affermava come non sarebbero mai stati accettati giocatori gay o di colore tra le fila dello Zenit. In Russia, paese dove si celebra ogni 9 maggio la vittoria sovietica sul regime nazista, gruppi con svastiche e celtiche sono presenti praticamente in ogni tifoseria, e le aggressioni razziste contro immigrati dell’Asia Centrale e “diversi” di ogni tipo sono spesso e volentieri commesse dai cosiddetti futbolnye fanaty.

In Polonia, altro paese che ha subito distruzioni immani durante la Seconda guerra mondiale, nel centro di Varsavia non è raro trovare celtiche, sigle del Ku Klux Klan e altri graffiti razzisti a firma dei supporter del Legia Varsavia, che si sono introdotti anche recentemente nel nostro amato San Paolo. Altri fenomeni di xenofobia sono presenti in quasi tutte le curve dell’Est europa, e l’odio verso i “neri” spesso si intreccia alle storiche ostilità interetniche di tutti contro tutti: russi contro polacchi, ucraini contro russi e polacchi, ceceni contro slavi, ungheresi contro romeni e slovacchi, bulgari contro turchi, albanesi contro serbi…

Il razzismo odierno è sempre la paura dell’altro, il terrore di perdere qualcosa. E il gioco più bello del mondo si trasforma in un’occasione per regolare conti irrazionali e ingiustificati. Le tribune per i tifosi di colore, però, potrebbero essere anche rivendicate da alcuni gruppi italiani, sempre pronti a invocare il Vesuvio e a bollare noi napoletani in ogni modo. Pensateci, e abbiatene paura.

Giovanni Savino

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