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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Quando da bambini veniva un amichetto a giocare a casa tua o viceversa c’era sempre il momento dedicato ai videogiochi, possibilmente di calcio. Soccer (pronunciato rigorosamente come si scrive), Goal, Sensible Soccer, Kick Off… la lista era lunghissima e non esistevano trick, numeri, finte, giocate etc. i comandi erano 2: passaggio e tiro, e la somiglianza con il calcio è la stessa che può esserci fra Marco Marfè e Justin Bieber ma noi ci divertivamo molto e lo trovavamo anche molto realistico.

Di solito perdeva l’ospite e la giustificazione era sempre la stessa: “Tu ce lo puoi avere sempre!” era una scusa odiosa, magari stavamo un giorno e si a l’altro pure a casa del nostro amico a giocare, magari avevamo un versione leggermente diversa sulla nostra console, magari il nostro amico ci giocava solo quando stava con noi… Però la scusa era quella, pur di non ammettere che si era più scarsi, pur di non ammettere che non sapevamo giocare. E se pure avevamo lo stesso identico gioco a casa allora si passava ai classici “Tieni mazzo“, “Col tuo Joystick non mi trovo” etc. ma guai ad ammettere una sconfitta.

Il Napoli ha fatto quello che non è mai riuscito a nessuna italiana: vincere tutte le partite del girone di Europa League, ha fatto la miglior qualificazione agli ottavi della storia di questa competizione e il commento unanime è “però è un girone facile“, “avete giocato contro i morti” etc.

Non so perchè ma questi commenti mi ricordano quelli di noi bambini davanti a un videogioco, non voler ammettere la superiore dell’avversario è una cosa piuttosto infantile, ma (s)contenti voi contenti tutti.

Sulla partita poco di dire, sul prepartita ci sarebbe tanto da dire e per noi già lo ha fatto Valentino Di Giacomo ed è inutile aggiungere altro.

Cattivi – I pessimi con l’atteggiamento infantile li abbiamo già citati, i tifosi polacchi pure… Chi Rimane? Lo stadio vuoto, sarò ripetitivo ma proprio non riesco a capacitarmene, ma in fondo peggio per chi non c’era, in Curva ci si è divertiti tantissimo.

Buoni – una parola per Sarri va spesa, esordire così in Europa non è da tutti e lui ha saputo gestire bene l’organico, motivarli e dare spazio a tutti, veramente bravissimo. Mertens ha fatto un partitone e due goal splendidi, probabilmente è stato il migliore in campo, ma personalmente darei la palma a Chalobah, il ragazzo trova il goal al suo esordio al San Paolo (e che goal!) e gioca un’ottima prova.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Non si sta parlando a sufficienza di una partita che ci potrebbe far diventare la squadra con i migliori numeri nelle competizioni europee. Per voi sarà una cazzata, per me è una cosa che mi piacerebbe tantissimo“. Questa dichiarazione di mister Sarri in conferenza stampa, oltre a essere un raro apprezzamento dell’allenatore nei confronti di qualunque cosa, sembra motivata da un solo scopo: evitare i cali di concentrazione.

Il risultato di Bologna ovviamente brucia ancora; il Napoli ha perso immediatamente la vetta appena conquistata e se questo non compromette in alcun modo la corsa al titolo (come del resto la vittoria contro l’Inter non la metteva in discesa) è sicuramente un fattore per quanto riguarda il morale della squadra, non meno importante degli aspetti prettamente sportivi. Di conseguenza è necessario rimettersi immediatamente in carreggiata e l’impegno tutt’altro che proibitivo contro il Legia fanalino di coda del girone di Europa League dominato dagli azzurri, condito appunto dal fatto di essere l’unica squadra a fare percorso netto nei gironi delle competizioni europee, potrebbe portare un’immediata ventata di ottimismo. Soprattutto in caso di vittoria larga.

I numeri dicono che il Napoli, in cinque partite di questa fase a gironi, ha ottenuto ben tre vittorie con tre o più gol di scarto (5-0 col Brugge, 1-4 col Midtjylland, 5-0 ancora con i danesi), e l’unico uno a zero è arrivato al ritorno contro il Brugge, in trasferta, a porte chiuse e pochi giorni prima di giocare con l’Inter; il Legia è la squadra meno forte del girone e anche senza Reina, Ghoulam, Hamsik, Gabbiadini e Higuaìn non ci dovrebbero essere complicazioni. Quello che sicuramente il mister non permetterà, però, sarà un approccio poco aggressivo alla gara, che è costato tre punti contro il Bologna.

A ben guardare, la questione potrebbe essere meno “mentale” di quanto immaginiamo: la squadra in Emilia è sembrata scarica prima di tutto dal punto di vista fisico, ricordando quella di inizio stagione che arrivava sempre tardi sulle seconde palle e non riusciva a portare il pressing coi tempi giusti, fallendo il recupero alto del pallone ed esponendo la linea difensiva ad errori di lettura. Del resto, dopo tre mesi giocati a questi ritmi sempre grossomodo con lo stesso undici titolare, un calo fisico non era proprio impronosticabile… In ogni caso, in attesa del recupero degli infortunati (quello di Mertens è vera manna dal cielo in questo momento, aspettando Gabbiadini) e del mercato invernale (più che un terzino è assolutamente necessaria una mezzala polivalente che possa sostituire degnamente sia Hamsik che Allan, e non stanno tre euro al chilo, mi spiego presidè?), è necessario che il Napoli in mancanza della condizione fisica si adatti a giocare magari a un ritmo più basso, facendo girare il pallone senza fretta di verticalizzare, con quella calma che ancora non ci appartiene e che, se la ottenessimo, potrebbe fare la differenza soprattutto in campionato.

Roberto Palmieri

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Striscione del battaglione Azov, composto di volontari d'estrema destra, durante Dnipro-Napoli

Dal nostro inviato a Mosca:

Lunedì mattina, momento già critico per chi scrive (la combo lunedì e mattina poi è micidiale), e tra le pagine Facebook di alcuni amici russi una notizia assurda ma non troppo, per chi ha un po’ di dimestichezza con le tifoserie dell’Europa orientale: dopo l’aggressione a quattro tifosi inglesi (colpevoli di essere neri) del Chelsea all’Olimpico di Kiev durante il match con la Dinamo, il direttore dello stadio ha proposto di istituire un settore riservato ai tifosi di colore. Sì, avete capito bene: a 21 anni dalla fine definitiva dell’apartheid in Sudafrica, e a 60 dal boicottaggio dei bus a Montgomery negli USA, la divisione per colore della pelle sembra tornare in Ucraina. Ma gli ultras della Dinamo Kiev non sono soli in questa odiosa caccia al nero: a Pietroburgo le frange più radicali della tifoseria dello Zenit non vuole giocatori “africani” in squadra, e nel 2011 dagli spalti dello stadio Petrov volarono banane all’indirizzo di Roberto Carlos, allora giocatore dell’Andzhi. Un anno dopo, un gruppo di ultras della città russa uscì con un comunicato dove si affermava come non sarebbero mai stati accettati giocatori gay o di colore tra le fila dello Zenit. In Russia, paese dove si celebra ogni 9 maggio la vittoria sovietica sul regime nazista, gruppi con svastiche e celtiche sono presenti praticamente in ogni tifoseria, e le aggressioni razziste contro immigrati dell’Asia Centrale e “diversi” di ogni tipo sono spesso e volentieri commesse dai cosiddetti futbolnye fanaty.

In Polonia, altro paese che ha subito distruzioni immani durante la Seconda guerra mondiale, nel centro di Varsavia non è raro trovare celtiche, sigle del Ku Klux Klan e altri graffiti razzisti a firma dei supporter del Legia Varsavia, che si sono introdotti anche recentemente nel nostro amato San Paolo. Altri fenomeni di xenofobia sono presenti in quasi tutte le curve dell’Est europa, e l’odio verso i “neri” spesso si intreccia alle storiche ostilità interetniche di tutti contro tutti: russi contro polacchi, ucraini contro russi e polacchi, ceceni contro slavi, ungheresi contro romeni e slovacchi, bulgari contro turchi, albanesi contro serbi…

Il razzismo odierno è sempre la paura dell’altro, il terrore di perdere qualcosa. E il gioco più bello del mondo si trasforma in un’occasione per regolare conti irrazionali e ingiustificati. Le tribune per i tifosi di colore, però, potrebbero essere anche rivendicate da alcuni gruppi italiani, sempre pronti a invocare il Vesuvio e a bollare noi napoletani in ogni modo. Pensateci, e abbiatene paura.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli batte il Legia con una prova di maturità e gestione dei tempi di gioco: partita dominata dall’inizio alla fine, con pazienza e pochissimi brividi, sbloccata senza fretta grazie ai cambi e al gioco di una squadra sempre più solida nonostante le rotazioni.

IL PRIMO TEMPO – Il turnover di Sarri non cambia la fisionomia della squadra: la tattica è sempre la stessa, gli schemi sono sempre quelli, la compattezza non manca e il risultato è che il Napoli subisce molto poco. A risentirne inizialmente è la manovra, un pò lenta e blanda: il Legia ci va a nozze e si schiera con un modulo fluido basato sulla posizione di Pazdan, centrocampista in fase offensiva, difensore centrale in fase di non possesso in una specie di “salida lavolpiana al contrario” di stampo chiaramente difensivo. Valdifiori non aveva così tanto tempo per ragionare da quando giocava nei Pulcini ma sembra sforzarsi di verticalizzare meno possibile, come se si stesse adattando a un gioco di palleggio che non sente molto suo. Tra i centrocampisti l’uomo più propositivo è paradossalmente Lopez, il più vicino al gol nel primo tempo (il già citato Pazdan fa da paracadute all’uscita di Kuciak e toglie la parta dalla porta). Gabbiadini si sbatte ma non arriva bene su molti palloni, Mertens fa fatica a incidere. Si va negli spogliatoi sullo zero a zero, ma la differenza di caratura tecnica c’è e si vede ed è destinata a venire fuori.

CAMBI DI CONTESTO – Pronti via, sette minuti e Mertens segna il più paradossale dei gol: di testa anticipando un difensore alto il doppio di lui. Callejon attacca lo spazio come al solito, vede il compagno, il centrale si addormenta, uno a zero. A quel punto gli schemi del Legia saltano: i polacchi alzano il ritmo e si fanno vedere con intensità nella metà campo del Napoli, ma non riescono a incidere. L’ingresso dei due migliori giocatori della rosa, il capocannoniere Nikolics e il golden boy Duda, paradossalmente scompagina la squadra: assetto offensivo, bisogno disperato di punti, svantaggio contro una squadra enormemente più forte, il risultato sono praterie in difesa e contropiedi subiti a raffica. El Kaddouri entra e aggiunge geometrie e cambi di gioco inaspettati, Allan va vicino due volte al gol, entrambe le volte tira addosso a Kuciak, Sarri è incazzato come un caimano. Certe partite vanno chiuse, lo sappiamo tutti molto bene. E’ ora di giocarsi l’asso di briscola.

INARRESTABILE Il Pipita da qualche settimana è in una condizione devastante. Quando sta così, una difesa come quella del Legia ha le stesse possibilità di contenerlo che ha un imballaggio delle poste con un ordigno nucleare, anche se tocca un pallone solo. Così è: combina nello spazio aperto con un ispiratissimo El Kaddouri, il marocchino si muove alla perfezione e lo manda all’attacco nell’out di sinistra, il Pipita sembra perdere il tempo per attaccare la porta. Nessun problema: corre in orizzontale da sinistra a destra, gli avversari sono convinti di chiudergli lo specchio, destro dritto per dritto nel sette, due a zero e tutti a casa. Il portiere del Legia non sa neanche cosa l’ha colpito. 

GESTIRE I RITMI – I due 5-0 con Brugge e Lazio giocando a cento all’ora per novanta minuti sono piaciuti a tutti, è sempre bello vedere una squadra che gioca alla morte, ma non si può vincere soltanto così. E stavolta il Napoli stupisce con una prova matura, fatta di gestione dei ritmi di ogni momento della partita, salvo il finale del primo tempo e i minuti successivi al gol di Mertens. Il Napoli non ha vinto travolgendo l’avversario, ma aspettando pazientemente l’occasione giusta e cercando di creare contesto in ogni momento. Bello, bellissimo. 

Roberto Palmieri

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