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Udinese

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

C’è un momento nella vita di un uomo in cui il sesso smette di essere il fine di una relazione uomo donna, una sorta di maturità dei sentimenti che ti permette di vivere ogni rapporto senza quell’ossessione, il sesso diventa una componente come un’altra della felicità di un rapporto, certo importante, ma non necessaria e probabilmente non il fine unico.

Non è semplice arrivare a questa maturità, per arrivarci si passa da una serie di incontri, relazioni, amicizie, flirt con nel cervello una sola domanda che rimbomba con forza, cancellando molto spesso qualsiasi altro possibile punto di vista, il costante chiederci “Ma si chiava?” non ci permette di affrontare con lucidità tutto il bello che ci può dare la persona che abbiamo di fronte, sguardi emozioni, sorrisi, frasi, parole, gioie… tutto, ogni cosa diventa un gradino che ci deve portare alla copula, il resto non conta, e neanche dopo riusciamo a essere lucidi, di vuole la seconda, la terza, la quarta volta e tutti i contorni che la fantasia, e il background di materiale porno, ci offrono. Quel momento della vita quando arriva è una liberazione, poter godere della bellezza dell’altro senza avere un unico fine ma lasciare il caso vi porti dove capita cercando solo la felicità rende tutto più bello.

Purtroppo o per fortuna il calcio non di affronta con maturità, se i goal sono il sesso del calcio, noi tifosi stiamo sempre in tredici sperando di farlo il prima possibile, spesso anche i giocatori finchè non segnano non riescono a esprimersi al meglio e rimangono poco lucidi e molto nervosi. Oggi finalmente Insigne ha chiavato, due volte… e tutta Napoli con lui, speriamo che adesso riusciamo a godere serenamente del bello che verrà e soprattutto speriamo che Insigne e il Napoli facciano invidia al Ron Jeremy degli anni d’oro!

Cattivi: Mertens sta facendo cose di pazzi, anche reinventato come 9, ma oggi forse è stato un po’ troppo lontano, merita la sufficienza ma dopo la tripletta in nazionale ci aspettavamo qualcosa in azzurro. Ghoulam soffre un po’ la nazionale, partita scialba e nel primo tempo dalle sue parti si soffre un po’, forse il peggiore degli azzurri però è stato Chiriches, farsi saltare così da Zapata, non proprio da Messi, non fa onore comunque tampona con l’esperienza.

Buoni: Koulibaly oggi era in una di quelle giornate in cui fa reparto da solo, non sbaglia nulla, anzi fa anche qualcosa in più. Diawara è sempre più padrone del centrocampo, tanta classe e maturità in un dicianovenne sono patrimonio assurdo. Migliore di oggi, nel primo tempo non lo avremmo mai detto ma nel secondo due goal da centravanti puro, una traversa e uno divorato, la partita di oggi è tutta di Lorenzo Insigne.

Paolo Sindaco Russo

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A Marassi al Napoli sono mancati due rigori non concessi. Non erano dubbi, non erano discrezionali. Erano due rigori grandi quanto una casa. Sul fallo di mano di Ocampos l’arbitro era a pochi metri dal calciatore rossoblu, in posizione perfetta. Perché non l’abbia concesso alimenta molte molte molte preoccupazioni. Nella seconda circostanza, per la trattenuta continuata su Milik, l’arbitro poteva non vederla. Era invece in posizione ottimale il cosiddetto giudice di linea. Era una decisione semplicissima. Ma gli arbitri di linea intervengono solo per annullarli i rigori al Napoli, non certo per assegnarli. Non ha giocato le sue migliori partite la squadra azzurra sia a Pescara che a Genova. Eppure, numeri alla mano, gli azzurri ora sarebbero a punteggio pieno in classifica se gli arbitri avessero fatto semplicemente il proprio dovere: dare i rigori in favore del Napoli quando c’era da darli. Ed erano falli evidenti sia a Pescara che a Marassi. Scriviamo questo perché LA NOTIZIA è questa: gli enormi torti arbitrali subiti dal Napoli. Punto.

La “fuffa” che poi fuffa non è, sta nella querelle a distanza tra Sarri e De Laurentiis. Il mister ha detto una cosa condivisibile e un’altra esecrabile. Di opportuno c’è la richiesta alla società di intervenire nelle sedi opportune. Perché queste robe le deve fare la società, l’allenatore deve allenare. Sarri vuole fare l’allenatore, non lo show-man. Insomma, il mister non è e non si sente Mourinho ed avrà pure il diritto di agire secondo le sue naturali predisposizioni. E’ censurabile Sarri, invece, quando parla di fatturati. In questo ci ricorda il peggior Mazzarri e l’insopportabile Benitez che ci facevano venir voglia di prenderli a cazzotti quando si presentavano in tv a piangere. Se si parla di fatturati e monte-ingaggi allora qualcuno avrebbe dovuto replicare a mister Sarri che il Napoli avrebbe dovuto strapazzare di gol sia il Pescara che il Genoa. E’ un ragionamento che ha la sua validità, ma tirarlo fuori dopo appena 4 giornate ci sembra abbastanza deleterio. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a Sarri che il Napoli è una grande squadra e che ha investito oltre 100 milioni sul mercato. Che poi siano investimenti frutto anche della cessione di Higuain conta poco. Insomma il Napoli, in difesa e a centrocampo (sulla carta) è seconda solo alla Juve. In attacco c’è quella che dobbiamo per cautela definire una scommessa, Milik, che comunque sta dimostrando pure oltre le sue potenzialità.

Da censurare pure quell’uscita su Giuntoli: “Non so se sia autorizzato a parlare”. Sono panni sporchi e si lavano in famiglia. Eppure Sarri mostra un nervo scoperto della società calcio Napoli che nei fatti è una ditta a conduzione familiare. Lo abbiamo scritto pure in passato che al Napoli serve un uomo-immagine capace di fare da raccordo tra squadra, società e stampa. Pure se siamo spesso accusati di difendere spesso il “Pappone”, qui le critiche al presidente non le abbiamo mai fatte mancare. Ma devono essere, a nostro avviso, critiche figlie di un’analisi oggettiva, non preconcette o strumentali come l’imbecille storia del presidente-pappone buona per far fare la voce grossa a qualche tifoso un po’ frustrato e un po’ geneticamente juventino.

Al Napoli manca un direttore generale che va davanti alle telecamere e mette a tacere le polemiche, un uomo forte. Ma purtroppo il presidente è abile nel circondarsi solo di professionisti, seppur capacissimi, che però devono sottostare ai suoi diktat comunicativi. Parliamo spesso del salto qualitativo che deve fare il tifo partenopeo, il cosiddetto ambiente, ma poi il salto in avanti deve saperlo fare pure la società. Non esiste al mondo che davanti alle telecamere si esibisca Sarri in quel modo. Non esiste al mondo che il presidente replichi in pubblico al proprio allenatore con quelle frasi.

Intanto la polemica dai rigori non concessi si è spostata alla “fuffa”, quella che piace tanto alle tv e ai giornali. Tutto questo accade perché nel Napoli manca una personalità di spicco che sappia gestire momenti del genere. E la colpa è del presidente. Già era successo con l’espulsione assurda di Higuain a Udine lo scorso anno. La squadra era nella bufera e il presidente era beatamente, quanto meritatamente, alle Maldive a fare le sue vacanze. Mentre qui in Italia infuriava la polemica e il club era esposto al pubblico ludibrio di opinionisti e tv senza potersi difendere perché la linea la può dare solo Mast’Aurelio da Castelvolturno. Roba da squadretta di eccellenza o promozione. Altro che Champions League.

Ecco perché ha ragione Sarri. Ottimo allenatore, ma che forse un piccolo corso di comunicazione dovrebbe pur farlo se vuole allenare a certi livelli. Oggi il ruolo dell’allenatore è cambiato. Mourinho fa benissimo il suo mestiere. Sennò poi si fa la fine di Mazzarri che incautamente adduce i motivi di una sconfitta con una frase che ha fatto storia “A un certo punto si è messo pure a piovere”. Del resto, da secondo di Ulivieri a Napoli, il buon Walter aveva iniziato la sua carriera davanti alle telecamere dicendo di aver perso perché aveva “un giocatore con la diarrea” (cliccare per credere). Ecco, la diarrea non fatecela venire a noi. Perché queste polemiche – detto brutalmente – ci fanno un po’ cagare.

Valentino Di Giacomo

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Il Napoli è una grande società

Nello sciocchezzaio del calciomercato abbiamo pure dovuto leggere che Higuain sarebbe andato alla Juve per una manciata di milioni e una serie di contropartite. Tutte riserve della Juve: Rugani, Pereyra, Zaza e persino Sturaro! Non sappiamo se la colpa della diffusione di queste notizie sia la fantasia dei giornali oppure la fantasia della Juventus. Perché ci vuole coraggio per presentare un’offerta del genere!

Evidentemente a Torino il calendario si sarà fermato al 2002… Quando ad esempio il Napoli vendeva Jankulovski all’Udinese per 3 miliardi e mezzo più il famigerato Pavon… Seguirono i prestiti dei due “fenomeni” Pineda e dell’indimenticabile Montezine…

Epperò, va detto, pure a Napoli sembra essere fermi a quegli anni, almeno a quanto è possibile leggere sui social network. Leggendo Facebook e Twitter i tifosi si sono fatti prendere da una smania di commentare negativamente l’operato di De Laurentiis. Eppure, a pensarci bene, il Napoli ne uscirebbe alla grande sia con la permanenza di Gonzalo che con la sua cessione. E ciò sarà possibile grazie al fatto che il presidente non farà sconti sulla possibile vendita del Pipita. Se Higuain resterà a Napoli, la squadra potrà contare ancora su uno dei migliori attaccanti del mondo. Se invece Gonzalo andasse via, le casse societarie sarebbero piene di soldi: oltre 90 milioni da investire sul mercato.

I tifosi dovrebbero essere abituati ormai a queste eventualità. Ne sono da esempio la cessione di Lavezzi, ma ancor di più quella di Cavani. Con i 60 milioni incassati dalla vendita del Matador il Napoli acquistò Higuain, Callejon, Mertens, Albiol e Koulibaly.  In un caso o nell’altro De Laurentiis ha già dimostrato ampiamente di saper fare squadre competitive a prescindere dalle impuntature dei calciatori.

Ora toccherà ad Higuain scegliere. De Laurentiis ha già scelto, per lui El Pipita non si tocca, anzi gli ha proposto un rinnovo mostruoso con un ingaggio strepitoso da oltre 7 milioni all’anno. Ecco perché, con un sol colpo, il presidente ha smentito tutti gli irriducibili papponisti. E’ vero, al momento il Napoli ha acquistato “solo” Giaccherini e Tonelli. Ma appare ovvio che prima di acquistare bisognerà comprendere chi resterà in maglia azzurra, a cominciare da Higuain, ma pure Gabbiadini, Valdifiori, El Kaddouri, David Lopez. Tutti calciatori che andranno sostituiti degnamente nel caso andassero via. Del resto la rosa del Napoli è pur sempre la seconda migliore del campionato, i titolarissimi di Sarri sono tutti validi, c’è bisogno solo di allargare la rosa offrendole maggiore profondità nella alternative. Ecco perché è ingiustificata questa frenesia dei tifosi per gli acquisti a tutti i costi.

Troppi tifosi del Napoli hanno già dimenticato cosa accadeva appena 15 anni fa, quando persino l’Udinese poteva venire a prendersi i nostri migliori calciatori pagandoli due soldi e offrendo contropartite assurde. Proprio come lo ha dimenticato la Juve e alcuni quotidiani. Il Napoli è una grande società, pur con numerosi difetti. E qualche difetto ce l’hanno pure i tifosi di questa squadra. Perché non si può non gioire nel vedere il nostro Napoli che sbatte la porta in faccia alla Juventus. Se fosse stato pure simpatico il signor Aurelio, forse in città si starebbero spellando le mani per gli applausi. Ma, purtroppo, Aurelio è effettivamente antipatico oltre che un buon comunicatore solo a giorni alterni.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chi asserisce che ieri il Napoli abbia perso a causa dell’arbitro, dice una sciocchezza. Gli azzurri hanno meritatamente perso perché l’udinese è riuscita a sfruttare tutte le incertezze dei partenopei. Certo, col senno di poi, sento di dire che con Reina in campo la partita sarebbe stata un’altra. Ci torneremo.
Non va giù però l’espulsione di Higuain che, detto senza giri di parole, ci poteva stare. Gonzalo scalcia, il giocatore friulano va a terra come se l’avesse colpito un meteorite e a terra resta per più di un minuto. Ingenuo il Pipita, l’arbitro ha solo applicato il regolamento. Di qui poi c’è l’Irrati-show: l’arbitro estrae il rosso e va incontro ad Higuain. Riguardare il video: Irrati veementemente si avvicina a Gonzalo che tenta di respingerlo con mettendogli le mani sul petto. Una provocazione. Un gesto che quando si è in campo, in un match che non riesci a raddrizzare è scontato alimenti del nervosismo in qualsiasi giocatore. Riguardate le scene: sulle prime Gonzalo è calmo, si infuria solo dopo che l’arbitro cerca di affrontarlo fisicamente.

Nell’enfasi di quelle scene ci si è poi dimenticati perché Gonzalo si è buscato il primo giallo: il guardalinee alza la bandierina su un fuorigioco INESISTENTE e Gonzalo con le mani sbatte il pallone con forza a terra. Anche qui un arbitro esperto lascia correre.
Con la Juve gli arbitri sono sempre “esperti”, con il Napoli no. Inflessibili. Dopo due settimane trascorse a parlare della testata di Bonucci, del gol annullato a Maxi Lopez e dell’ammonizione mancata ad Alex Sandro sul rigore procurato che avrebbe portato la Juve in 10 contro il Torino. E di lì il campionato avrebbe preso probabilmente un’altra piega.
Solo per ricordare: ieri due rigori contro il Napoli (sacrosanti) e due ammoniti. Ciò che vale per tutti, non vale per Alex Sandro, non vale per la Juve. Di qui a dire che la Juve non meriti di vincere lo scudetto ce ne passa. Ma quell’espulsione di Higuain alimenta sospetti e dietrologie che non fanno bene allo sport.

Venendo al campo, il Napoli ieri ha giocato male. Nervoso, contratto e, senza Reina tra i pali, si è capito che se Albiol, Koulibaly e compagni riescono spesso a giganteggiare è anche grazie alla sicurezza che Reina infonde al reparto. I due rigori procurati sono frutto di quell’insicurezza, chi ha giocato un po’ a calcio sa cosa significa. A prescindere dall’erroraccio di Gabriel che ha causato il secondo gol.
Molto male Sarri. Nelle partite difficili perde le staffe e si fa quasi sempre espellere. In questo modo instilla nei propri giocatori quella rabbia che non serve quando bisogna invece avere la calma necessaria per aspettare e colpire.

Era una guerra di nervi questa sfida contro la Juve. Prima o poi ad una delle due dovevano saltare. Quando è accaduto alla Juve, Rizzoli ha fatto molto per cercare di “riparare” le falle bianconere. Nel caso del Napoli che, lo precisiamo ha perso per colpe sue, gli arbitri si sono invece accaniti.
Ora sono già rispuntati tutti i fenomeni che parlano di mancati acquisti e tutte quelle mediocri polemiche che solo i tifosi imbecilli possono fare. Il Napoli ha fatto un campionato straordinario e non merita le stronzate che troppa gente, grazie ai social network, ha libertà di scrivere. Ora bisogna solo concludere al meglio e portare a casa almeno il secondo posto.

Se Sarri avesse voluto già ieri avrebbe potuto inserire Strinic al posto di un disorientato Ghoulam. Non è questione di mercato, ma di testa. Il Napoli era all’altezza per vincere il confronto con la Juve. E poi quali erano i fenomeni da comprare a Gennaio senza alterare gli equilibri della squadra e dello spogliatoio?
Oggi dovremmo essere tutti vicini a squadra e società perché solo così si fa “sistema”. Gli altri riescono, noi mai. Metafora di un meridione che a furia di dividersi lascia sempre campo libero a chi vuole culturalmente assoggettarci. Oggi dovremmo essere tutti Higuain.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ho abitato per molto tempo all’estero e per quanto sia molto legato a Napoli e adori la cucina nostrana non ho mai sofferto molto.
In ogni città forse è possibile trovare un po’ di Napoli, negli scorci, negli odori, nei vicoli, in alcuni panorami, alle volte anche in un semplice sguardo. E quando qualcosa, qualsiasi cosa, mi faceva pensare a Napoli non mi assaliva la nostalgia ma semplicemente mi sentivo a casa.
Un po’ più difficile era invece con il cibo, amo molto cucinare e devo a mia nonna quel minimo di abilità in cucina che mi permette di portare Napoli a tavola ovunque, per cui un bel ragà o un gattò di patate era un piccolo lusso che mi sono sempre potuto concedere. Il problema serio però era un altro: la parmigiana di melanzana. I latticini non esistono e le melanzane buone nel resto del mondo sono difficilissime da trovare. Acquose, troppo piene di pane, pelli durissime e soprattutto insapori, le melanzane sono state la cosa che mi è sempre ma più. Il non poter mangiare (e cucinare) la parmigiana però mi ha insegnato una cosa: gli ingredienti non si possono sostituire o imitare, meglio rinunciare alla parmigiana e fare qualcos’altro piuttosto che intossicarti. Invece di usare melanzane di serra e pseudomozzarella industriale meglio mangiare altro.

Oggi il Napoli ha provato a fare la Parmigiana a Stoccolma: se non hai Reina non puoi giocare considerando il portiere un giocatore di movimento e nei puoi contare sugli scarichi al portiere e sulla regia arretrata. Con Gabriel puoi pure provare a fare la parmigiana, ma poi non ti puoi lamentare si nun sap’ e niente.

Cattivi: Insigne ha sbaglaito tantissimo, certo il Napoli si è perso nel marasma generale ma il gioco passa spesso dalle sue gambe e i suoi errori sono grossolani. Ghoulam ha giocato male, spesso distratto, regala il secondo rigore e la papera di Gabriel parte dai suoi piedi, quest’ultimo, nonostante il rigore parato è il peggiore in campo, regala il 2 a 1 con una papera colossale e sul 3 a 1 commette parecchie indecisioni. Certo non c’è stato il tempo per preparare la partita su di lui, ma quando si sbagliano cose elementari non ci sono attenuanti.

Buoni: Allan se non altro è bravo a non farsi ammonire e a trattenere Higuain cosa che immagino non sia stata facile. Jorginho anche se non ha brillato ha dimostrato anche oggi grande personalità, l’udinese ha fatto densità a centrocampo e per lui non era assolutamente una partita facile, se l’è cavata comunque. Migliore di oggi Higuain, ma non solo alla Dacia Arena. El Pipita oggi ha sfogato la sua rabbia prima verso le critiche tirando in porto con una violenza rara il pallone del momentaneo 1 a 1 e poi si è giustamente sfogato quando si è trovato sotto il naso un cartellino rosso, rabbia grinta agonismo e mai cattiveria questo è il Pipita, questo è Higuain questo è l’ennessimo argentino che ha fatto innamorare Napoli, oggi hai fatto 30 e hai preso pure la lode!

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Se è noto che il mercato invernale difficilmente porta rinforzi che spostano gli equilibri, molte squadre stanno comunque cercando di puntellare i loro organici: per allungare la rosa e competere su più fronti, compensare una cessione o provare a mettere a segno un colpo in ottica salvezza. Vediamo insieme gli affarti conclusi e quelli più concreti, per farci un’idea della situazione a metà sessione.

NAPOLI: FORTE SU HERRERA – Come titola stamattina il giornale portoghese A Bola (qui il link), la trattativa tra il Napoli e il Porto per il centrocampista messicano esiste, ma le pretese dei Dragões sembrano fuori parametro: ben 25 milioni per sedersi al tavolo delle trattative, contro un’offerta (sempre secondo il quotidiano lusitano) intorno ai 18 milioni. Il calciatore, come vi raccontavamo qualche giorno fa, è giocatore vero ma non certo un fuoriclasse: mettendo in conto un periodo di adattamento al campionato e apprendimento degli schemi di Sarri, non ha tutti i torti il presidente quando dice che in certe situazioni un acquisto può non servire a niente. Uno come Soriano, tralaltro, fascino esotico a parte non ha niente da invidiare a Herrera.

Sul fronte cessioni ufficiale Henrique al Fluminense, quasi fatta per Zuniga al Bologna che ha già preso Sergio Floccari dal Sassuolo. In uscita anche De Guzman che però continua a rifiutare tutte le destinazioni: si vede che aspetta che lo chiami il Real Madrid. Gabbiadini e Mertens bloccati, congelata la pista André Gomes. 

VALZER DEGLI ALLENATORI – In questa sessione sono saltate ben due panchine. Una è quella storicamente bollente del Palermo, dove la mossa di Zamparini di cacciare uno Iachini leader dello spogliatoio per il taciturno Ballardini ha avuto come risultato l’ammutinamento di capitan Sorrentino, che secondo la sua versione dei fatti si sarebbe opposto, come giocatore più anziano della squadra, alle accuse di scarso impegno dell’allenatore nei confronti del gruppo. Al suo posto dentro Barros Schelotto, poco conosciuto in Europa ma leggenda del campionato argentino: si tratta di un allenatore molto giovane e con poca esperienza, si dice che abbia molte qualità, ma il salto tattico tra il calcio sudamericano e la Serie A non è da poco. Alla porta anche Rudi Garcia, palesemente non in grado di risolvere i problemi tattici dei giallorossi col risultato di non permettere a una rosa forse assemblata male, ma certamente fortissima, di rendere. Al suo posto l’ex Luciano Spalletti, ultimo allenatore a vincere un titolo alla Roma: il suo arrivo renderà i giallorossi una squadra molto più pericolosa la prossima stagione, ma come tutti gli allenatori con solide idee di gioco farà certamente fatica in questi sei mesi, un pò come accadde a Mancini l’anno scorso (che poi a giugno abbia deciso di costruire una squadra insolita per i suoi canoni è un altro discorso).

LE BIG – Pochi movimenti per i top team del nostro campionato. Se del Napoli abbiamo già detto, la Lazio si è coperta in difesa con Bisevac del Lione e alla Fiorentina è quasi ufficiale Tino Costa del Genova per rimpiazzare l’infortunato Badelj (infortunio molto pesante che -speriamo- costerà punti ai viola); l’Inter cerca un centrocampista (pare Lassana Diarra), e nel frattempo svincola Vidic. Il Sassuolo occupa lo slot lasciato libero da Floccari per prendere Trotta dell’Avellino, uno dei più promettenti giovani centravanti italiani, e si assicura inoltre per la prossima stagione le prestazioni di Stefano Sensi del Cesena, il “nuovo Verratti”, che come Berardi e Zaza si farà le ossa in neroverde per poi passare alla Juventus (a fare la quarta riserva…). La Roma ha ceduto Iturbe e preso Gerson del Fluminense che non potrà essere schierato fino a giugno per le norme sugli extracomunitari, e non dovrebbe fare altro considerato il recupero di Totti e Strootman e le prestazioni convincenti di Sadiq (anche se servirebbe oggettivamente un terzino destro).

LE ALTREIl colpo del giorno è il ritorno di Immobile in granata, dopo avventure deludenti a Dortmund e Siviglia in cui è stato ostacolato da problemi di ambientamento: non voglio discutere la professionalità dell’attaccante, che del resto è pure tifoso del Napoli, ma poteva farlo uno sforzo per imparare lo spagnolo… Il Milan ha ufficializzato il ritorno di Boateng e la cessione di Suso al Genoa, mentre per Luiz Adriano si parla di Cina. I rossoblù hanno preso anche Rigoni, finito fuori rosa a Palermo per i soliti capricci di Zamparini; lo stesso è successo a Daprelà, ceduto al Carpi. I rosanero si sono rinforzati con Arteaga, l’ex promessa del Milan Cristante e Cionek del Modena. L’Atalanta ha ceduto Suagher e soprattutto Maxi Moralez. Niente da segnalare per quanto riguarda Chievo, Empoli e Udinese; la Sampdoria ha ufficializzato Ricky Alvarez.

In zona retrocessione il Bologna oltre ai movimenti già citati in entrata ha venduto al Carpi Crimi e Mancosu; la squadra di Castori potrebbe cedere Borriello. Il Frosinone ha comprato il tedesco Kragl dal Ried, già visto contro il Napoli; l’Hellas ha preso Emanuelson, ma sono partiti Matuzalem e Rafa Marquez.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Da bambino uno dei miei più grandi drammi era scegliere il dolce dalla guantiera di paste (cabaret di dolci per chi legge da fuori Napoli). Volevo quelli più pieni di crema, possibilmente al cioccolato, ma non volevo rinunciare alla croccantezza di una coda d’aragosta, e la ricotta delle cassatine? Uh marò, panico! Operare una scelta era necessariamente escludere qualcosa, crema o fragoline, sfogliatella riccia o frolla? E la scelta a volte cadeva su quella più ricca e più piena.

In un vassoio di pasticceria l’occhio cercava l’opulenza, come forse è giusto che sia e non cadeva mai sull’emblema della perfezione: il babà.

Crescendo ho scoperto il babà e la sua perfezione, come tutte le cose all’apparenza semplici il babà non ammette margine d’errore,ingredienti impasto, lievitazione, cottura, spugnatura ed eventuale farcitura devono essere perfetti, e quando scopri la magia del babà ti rendi conto che dietro al dolce che nella tua infanzia avevi reputato insignificante perchè privo di orpelli c’è un lavoro fatto di passione e tradizione che si traduce in un soffice piacere per il nostro palato.

Oggi il Napoli è stato un Babà: pochi orpelli, nessuna goleada ma un lavoro perfetto in ogni sua componente, da Reina che quando è stato chiamato in causa ha evitato che l’impasto si ammosciasse, a Higuain ca c’ha mis’ o rum ngopp’ pe ce fa cunsulà. Anche con un “semplice” 1 a 0 Sarri si rivela un grande pasticciere!

Cattivi – Anche oggi non è facile trovarli, Hjasay ha fatto qualche imprecisione e ha sciupato una buona occasione ma la sua prova è stata più che positiva nel complesso. Mertens quando subentra in queste partite ha un ruolo ben preciso: chiuderle, non ha giocato male ma stavolta non è riuscito a essere determinante. I peggiori di oggi sono stati anche i migliori: Insigne e Callejon sottoporta hanno sprecato troppo, ma entrambi hanno fatto prestazione eccellenti, soprattutto lo spagnolo che in fase di non possesso è assolutamente straordinario.

Buoni – di Insigne e Callejon abbiamo già parlato, per cui spenderei una parola per Hamsik, oggi presente in tutte le azioni importanti, molto lucido e propositivo, sembra aver trovato la maturità tattica. Jorginho è tornato quello di Verona, quello che con Benitez avevamo visto solo a sprazzi, oggi ha sbagliato un passaggio ma ha subito recuperato, e il goal vittoria parte dai suoi piedi ma soprattutto dai suoi occhi che trovano sempre lo spazio migliore per lanciare i compagni. Migliore in campo? Quando hai un giocatore che ti fa vincere le partite c’è poco da fare, il migliore è lui, Higuain si sta divertendo e ci sta facendo divertire. Coccoliamocelo!

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Come una poesia di Neruda

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli e tutta la città salgono sulla giostra di GonzaloLandia e battono per 1-0 l’Udinese consolidando il terzo posto in classifica. Un tempo le domeniche pomeriggio i napoletani le passavano all’Edenlandia, oggi la nuova attrazione si chiama Gonzalo Higuain.

Il gol decisivo del Pipita arriva soltanto al 53′ minuto del match, ma per tutta la partita Gonzalo ha dimostrato di essere attualmente il miglior centravanti del globo terracqueo. Il gol è una prodezza di una bravura inenarrabile. Sembra tutto facile a vedere Higuain, ma solo chi ha giochicchiato un po’ a pallone può comprendere la difficoltà delle giocate di questo ragazzone argentino nato per caso nella Gallia Transalpina.

Dovremmo parlare anche dell’evidenza che il Napoli per l’ennesima volta conclude una partita senza subire reti, in pieno controllo. Le folate friulane non hanno mai seriamente impensierito i cuori partenopei. Come se vi fosse la certezza, una sorta di fede che questa partita mai si potesse perdere o impattare. E che se pure l’Udinese per qualche strana combinazione del destino potesse segnarci un gol, noi avevamo lì davanti Sua Santità El Pipita. Perché se il Papa è argentino, lo è pure Sua Eminenza Higuain: Vescovo di Napoli ad honorem che toglie alle squadre del nord e dona agli “indecorosi” napoletani (alla faccia di s… bronzo di Giletti e Salvini che sempre devono salutarci le loro brave sorelline).

Del resto la giornata della città di Partenope era iniziata con un sole estivo, gli oltre 20 gradi e una domenica che ha permesso gite e bagni al mare. Non poteva che concludersi con un raggio di Gonzalo che illumina Napoli e la fa sognare.

“Indecorosamente” il Napoli tiene salda la sua posizione ai vertici della classifica. Se alla Roma regalano i rigori e l’Inter vince con miseri sforzi, Napoli vince e convince con il suo gioco e il suo fenomeno con il numero 9. Ha una bella squadra tra le mani il nostro Sarri, ma Higuain è n’ata cosa! Gonzalo è una poesia di Neruda quando sei innamorato!

vDG

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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Duvan in pressione su Piquè, in amichevole contro il Barcellona

Quando Duvan Zapata è arrivato a Napoli nell’estate 2013 era un ragazzone di ventidue anni, con un fisico tanto imponente quanto erano acerbi il suo gioco e la sua tecnica. Arrivò come l’ennesima scommessa di Bigon, dopo una carrellata di “pacchi” senza precedenti, su tutti quell’Edu Vargas che sembra un mostro solo quando in panchina c’è Jorge Sampaoli, con la pesante responsabilità di fare il “vice-Higuaìn”. Lo strappammo al Sassuolo grazie al gradimento del giocatore, sapendo che il Porto lo avrebbe preso in caso fosse avvenuta la cessione (poi evitata) del connazionale Jackson Martinez, oggi all’Atletico Madrid.

Duvan è la prova vivente del fatto che per diventare i migliori bisogna allenarsi con i migliori. In questi due anni ha visto poco il campo, ma quasi ad ogni presenza è sembrato un giocatore diverso, migliorato soprattutto (ma non solo) dal punto di vista tattico, diventando un giocatore determinante con una media gol per minuti giocati davvero pazzesca. Dal gigante lento e bolso buono solo per fare a sportellate con la difesa che poteva sembrare, è diventato il classico “numero nove” anni Novanta, ma con peculiarità tecniche che lo rendono atipico e potenzialmente pericolosissimo per qualsiasi difesa.

Il colombiano non è solo un colosso. Naturalmente il suo fisico (186 cm per circa 80 kg di pura massa muscolare) gli consente di giocare molto bene spalle alla porta, proteggendo palla in modo egregio con tutto il corpo, ed è inoltre abile nel colpo di testa pur non avendo una grande elevazione (preferisce ricevere sul lato opposto al cross per incrociare con la testa), ma ha anche una sorprendente facilità di calcio con il destro, mostrata col meraviglioso tiro a giro contro l’Olympique Marseille in Champions League alla prima stagione. Naturalmente con una simile struttura non è particolarmente esplosivo, non può bruciare i difensori in contropiede né scardinare la difesa partendo da dietro in progressione; è un calciatore monolitico, la cui staticità, più che di lentezza, dà un’eccezionale impressione di solidità: quando riceve, è semplicemente impossibile da spostare senza buttarlo a terra.

Tatticamente parliamo di un centravanti vecchio stile. Molto diverso da un centravanti mobile, moderno e tecnico come Higuaìn (insieme a Benzema il modello dell’attaccante del futuro, capace di essere decisivo su tutto il fronte offensivo e di capacità tecniche superiori), fa parte di quella famiglia di attaccanti che comprende anche, nel nostro campionato, gente come Luca Toni, Fernando Llorente, Mauro Icardi, Giampaolo Pazzini e Mario Gomez: anacronistici, “filosoficamente” retrogradi, poco associativi, ma maledettamente utili. Zapata galleggia costantemente sulla linea dei difensori, pronto a liberare spazi per i compagni attirando gli avversari con la sua ingombrante presenza e a riempire qualsiasi “buco” nella linea difensiva: si muove con un’intelligenza notevole, probabilmente anche grazie alle “lezioni” di Benitez che lo hanno fatto crescere tatticamente in modo esponenziale. In questo modo riesce spesso a mettersi in condizione di segnare da posizioni relativamente facili, come quando si allarga sul secondo palo per ricevere un passaggio orizzontale senza marcatura; in ripartenza, o comunque quando la squadra attacca in forze la difesa, è sempre capace di muoversi in funzione dei tagli dei compagni. Dal punto di vista tattico sembra il partner ideale di Marek Hamsik, al quale quest’anno ha permesso di segnare un bellissimo gol a giro contro il Sassuolo difendendo palla spalle alla porta dalla pressione dei difensori senza apparente fatica e permettendogli di tirare a palla scoperta: la sua specialità è infatti liberare gli spazi per l’inserimento dei centrocampisti. In questo senso, è molto più associativo di un Icardi, che del resto ha caratteristiche fisiche e tecniche molto diverse che ne fanno più un finalizzatore puro.

Nonostante l’aspetto minaccioso e il soprannome di “Mammone”, lo spauracchio dei bambini napoletani, chi conosce Duvan lo descrive come un ragazzo pacato e gentile, un vero “gigante buono”. Anche in campo difficilmente risponde alle provocazioni o reagisce alle numerose botte che prende dai difensori. Tuttavia, questo non deve far pensare che si tratti di un giocatore poco combattivo: a tratti mostra una determinazione impressionante, come nel magnifico gol contro il Sassuolo di quest’anno, in cui resiste alle legnate di quattro avversari portandosi avanti il pallone di prepotenza, viene messo a terra, si rialza in un lampo (un riflesso pazzesco considerata la stazza) e trova uno spazio per calciare col destro dal limite. Non tira mai indietro la gamba, né tantomeno la testa, visto che è sempre disposto ad “immolarsi” sui palloni contesi, diventando utilissimo in quelle situazioni in cui la porta sembra stregata e buttarsi su un rimpallo con un po’ di coraggio può regalare tre punti sofferti.

Chiaramente il ragazzo ha ancora alcuni limiti. Non ha uno stop particolarmente buono che gli permetta di mettere giù il pallone senza sbavature come fa Higuaìn, e non essendo molto dinamico quando la partita si “blocca” e gli avversari riescono a tagliargli i rifornimenti diventa sostanzialmente un uomo in meno. La sensazione è che quest’ultimo difetto in particolare possa venire limato permettendogli di giocare con più continuità: all’Udinese, se Colantuono sarà capace di costruirgli attorno un sistema di gioco tale da sfruttare la sua generosità e i suoi colpi, potrà davvero mostrare di che pasta è fatto.

Quindi dalle ‘nfacc Mammò. Dai tutto in questi due anni a Udine e dimostraci quello che già sappiamo, cioè che sei un attaccante da Napoli e che abbiamo fatto bene a puntare su di te. Dimostra che per una volta anche noi abbiamo vinto una scommessa sudamericana investendo sul gigante buono di Cali.

Roberto Palmieri

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