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Prima di Napoli - Sampdoria

volantino

Ogni forma di protesta, tanto più se civile, ha sempre diritto ad esistere. Eppure facciamo davvero fatica a comprendere il motivo per cui in città – come testimonia un tifoso del gruppo Facebook, Gli Ultramici – qualcuno sta distribuendo dei volantini (cliccare sulla foto in alto a sinistra) che invitano i tifosi a disertare lo stadio.

Potremmo meglio comprendere questo genere di protesta, ma nemmeno tanto, se il Napoli si trovasse a campionato inoltrato dopo una serie di brutte prestazioni e risultati. Ci troviamo invece alla prima partita del nuovo Napoli di Sarri in casa. Gli azzurri, dopo la sconfitta di Sassuolo, avranno invece bisogno del maggior incoraggiamento possibile da parte del San Paolo. E’ come se le diatribe personali sull’operato del presidente, del direttore sportivo, del vecchio o del nuovo allenatore prevalessero sul tifo che noi tutti tifosi dovremmo apportare alla nostra maglia. Perché, a prescindere da chi la indossi, quella maglia rappresenta pur sempre tutti noi. Certo, su questo genere di personalismi molta stampa e alcuni siti web non hanno aiutato: dai ferventi difensori di De Laurentiis ai “papponisti”, dai “rafaeliti” ai “sarristi”, dalle vedove di Mazzarri e di Marino agli osteggiatori di Bigon o di Giuntoli. E’ come se noi napoletani si fosse specialisti nel farci del male da soli.

tagliando Napoli Samp
tagliando Napoli Samp

Anche noi, qui su soldatoinnamorato, abbiamo mosso qualche critica: talvolta al presidente, talvolta alla società, altre all’allenatore (oddio… su Sarri per fortuna non c’è stato ancora il tempo perché giudicare un tecnico da una sola partita ci sarebbe sembrato quantomeno assurdo). Però poi le polemiche vanno spente, tanto più quando il Napoli va in campo. Quando si gioca il tifoso può fare solo una cosa: tifare per i propri colori e sostenere con tutta la voce che ha i propri calciatori. Semmai qualche fischio o qualche malcontento lo si può esternare a partita finita e se la squadra non ha dato l’impressione di lasciare tutta la propria anima sul campo di gioco. Ci sono state partite dove il San Paolo sapeva applaudire persino dopo le sconfitte, al pubblico bastava vedere impegno e determinazione. Sembrano tempi lontanissimi.

Altro che protesta! Si può criticare l’operato della società e di De Laurentiis, ma domani bisogna andare al San Paolo a tifare. Anzi, semmai, come abbiamo fatto in passato, l’invito che ci viene di fare da qui è che magari si possa fare un tifo più compatto e incisivo. Come lo si faceva un tempo.

Io domani sarò in curva A. Ho voglia di tifare per i “miei” calciatori e per la “mia” maglia. Vanno bene le critiche, soprattutto quelle non fini a sé stesse, ma quando il Napoli scende in campo bisogna tifare. Tanto più alla prima giornata in casa!

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Stadio San Paolo

Vorrei andare al San Paolo e cantare un coro a Marek Hamsik, un ragazzo che ha sposato l’azzurro del Napoli e di Napoli portando la nostra città nel mondo con orgoglio. Un ragazzo che persino quando ha subito dei furti non ha sentito la necessità di dire che la nostra fosse “Una città di merda“. Uno che quando può va a giocare con i bambini al Villaggio Coppola.

Vorrei andare allo stadio e sentire il rumore dei tamburi, il loro suono intrecciarsi con il battito delle mani.

Vorrei andare al San Paolo con mio nipote senza vedere nei suoi occhi un poco di paura.

Vorrei andare al San Paolo con i mezzi pubblici senza che mi faccia sentire di andare in trasferta. E magari partendo da casa poco prima che inizi la partita.

Vorrei andare al San Paolo con la macchina o con il motorino senza essere minacciato da nessuno per il pagamento di un parcheggio non dovuto. Sennò legalizzateli davvero e almeno paghiamo tutti la stessa cifra.

Vorrei andare allo stadio e vedere le coreografie.

Vorrei andare allo stadio senza sentire fischi alla prima giocata sbagliata.

Vorrei andare allo stadio e, a fine partita, se la squadra non ha sudato la maglia, fischiare con tutto il fiato che ho in gola.

Vorrei andare allo stadio e cantare cori sulle melodie delle più belle canzoni napoletane. Perché se Napoli è la città mondiale della musica, insieme a poche altre, perché dobbiamo scimmiottare melodie di altre culture e altre tifoserie? “Oi Marek mio segnaci un gol, Oi Marek mio si tropp fort, Oi Marek oi Marek mio segnaci un gol, segnaci un gol“. (L’ho buttata così a volo sulle note di ‘O sole mio).

Vorrei andare allo stadio e non vedere loghi di incappucciati e coltelli fra i denti.

Vorrei andare allo stadio per cantare “Il lunedì che delusione…“.

Vorrei andare allo stadio che quando giocano palla gli avversari si deve scatenare l’inferno di fischi e di boati.

Vorrei andare allo stadio e quando prendiamo un gol cantare “Forza ragazzi“, “Dai ragazzi non mollate, dai ragazzi non mollate”.

Vorrei andare allo stadio e quando gli avversari giocano duro gridare “Napoli picchia“.

Vorrei andare allo stadio e cantare al portiere che perde tempo “Merda“. E se continua gli ricorderei quale mestiere ipotizziamo che faccia la madre.

Vorrei andare allo stadio e sentirmi ad una festa.

Vorrei andare allo stadio e dire al guardalinee dove dovrebbe mettersi la bandierina dopo che mi ha fischiato un fuorigioco dubbio.

Vorrei andare allo stadio senza sentirmi in guerra.

Vorrei andare al San Paolo e tornare a casa senza voce.

Vorrei andare al San Paolo ascoltando un sol coro dalla Curva A alla Curva B.

Vorrei andare al San Paolo e sentire i commenti solo alla fine del primo tempo o della partita. Senza che ci siano 50.000 allenatori, manager e presidenti in pectore. Quando il Napoli è in campo si tifa.

Vorrei andare allo stadio e chi vuole cantare sa già in quale parte della curva deve piazzarsi, chi liberamente vuole vedersi la partita vada in altri settori o in punti periferici delle curve.

Vorrei andare al San Paolo in Napoli – Roma senza leggere di minacce che aggiungerebbero sangue ad altro sangue del nostro povero Ciro.

Vorrei andare allo stadio e cantare dopo una vittoria, spontaneamente, “O surdato nnammurato“. Senza che nessun tifoso mi minacci di non farlo.

In un San Paolo dove si fa davvero il tifo me ne fregherei persino dei cessi sporchi o dei sediolini lerci.

Vorrei andare al San Paolo e sentire sempre, non solo qualche volta come mi accade da anni, le stesse emozioni di quando ero bambino. Di quando mia madre e mio padre mi tenevano la mano ed io ero la mascotte della Curva B.

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Noi non ci stiamo!

Stadio San Paolo

Il nuovo stadio San Paolo, secondo il progetto che la SSC Napoli ha fornito al Comune sarà di 41.000 posti. Sono posti a sedere, ma nonostante ciò in città abbiamo assistito quasi a una standing-ovation. “Bravo il Napoli che riduce i posti, tanto erano inutili quei seggiolini in più“. E all’improvviso mi accorgo da questo genere di commenti che questo non sia più il mio calcio, la mia Napoli, i miei napoletani.

Senza accorgersene i napoletani hanno ormai abdicato alla loro passione, ai loro costumi, alle loro tradizioni. Si sono venduti ad un imborghesimento che non gli appartiene e per di più l’hanno data vinta agli ultras. A quelli che non cantano un coro ad un giocatore, anche se ne ha bisogno o lo merita, perché “esiste solo la maglia“. Quei gruppi ultrà che sanno raffigurarsi solo con loghi violenti: maschere sul volto e coltelli fra i denti. Quegli ultras che se ne fottono altamente di cosa faccia il Napoli in campo purché loro possano cantare i loro truci e vergognosi cori contro la polizia, contro lo Stato e in nome di un Vesuvio di cui non riescono nemmeno a comprendere la potenziale forza distruttrice. È passato tanto tempo, Non ci lasceremo mai, Siamo figli del Vesuvio, Forse un giorno esploderà, Una vita insieme a te Di domenica alle 3, Non riesco a stare solo senza te, Quando un giorno morirò Da lassù ti guarderò, Quanti cori al funerale chiederò! Uno dei cori più imbecilli e cretini che ci fa comprendere quanto un pezzo di Napoli sia ormai totalmente degradato. Dov’è la fantasia, il folklore, la bellezza appassionata dei napoletani che ancora riconosciamo camminando in strada?

Perché hanno vinto loro? Perché con 41.000 posti gli effetti saranno due: o il San Paolo diventerà terra solo per loro e questi cori idioti che nulla hanno a che vedere con l’amore verso il calcio, oppure i prezzi dei biglietti saliranno così tanto alle stelle che il nuovo San Paolo sarà terra solo per ultra-borghesi facoltosi e figli di papà. C’è poi una terza strada: curve agli ultras, tribune ai riccastri. E chi, la stragrande maggioranza figlia di questa terra, non si ritrova né tra gli uni né tra gli altri andrà allo stadio sempre più contro voglia. Andare in tribuna senza nemmeno poter fumare una sigaretta perché gli altri ti guardano male e si lamentano? (Mi è successo). Oppure andare in curva e subirsi tutte quelle stronzate che ti fanno rimpiangere i “belli tiempe ‘e na vota” (chiaramente mi è capitato anche questo).

De Laurentiis vuole il suo stadio come quello della Juventus. E’ bello lo stadio della Juve, fa anche un certo effetto acustico, ma Napoli non può prendere a modello altre città e altri costumi. Napoli è Napoli e ogni volta che ha tentato di scimmiottare esperienze forestiere è finita per pagarne le spese a caro prezzo. Per restare all’architettura ne sono un esempio quello scempio di Vulcano Buono, il Centro Direzionale e le Vele di Scampia. Qui su soldatoinnamorato.it cerchiamo di raccontare ogni giorno qualche nostra tradizione. Non perché Napoli non debba cambiare, ma perché non deve neppure diventare Rovigo – tanto per mutuare una battuta di Troisi. Va bene cambiare, ma senza abbandonare i nostri tratti distintivi che rendono Napoli ancora una città davvero unica al mondo.

E un tratto distintivo della nostra città è lo stadio, gli 80.000 spettatori, la bolgia, le urla, le grida sguaiate e veraci. Che fine hanno fatto i tamburi? Che fine hanno fatto quelle melodie che si ascoltavano solo e soltanto al San Paolo? Perché i tifosi di oggi scimmiottano melodie da altre tifoserie in una indegna imitazione?

E poi ci chiediamo ancora un’altra cosa: ma se il Napoli tornerà in Champions cosa accadrà per accaparrarsi un biglietto? E quanto costerà un abbonamento per avere il vantaggio di prendere un tagliando in prevendita?

Mi spiace, ma io non esulto alla riduzione di posti. E’ una decisione figlia di un calcio che sanziona persino la gioia di quei calciatori che si tolgono la maglia dopo un gol. E’ il risultato di anni e anni di disinteresse della società verso la qualità del proprio pubblico. Perché non è solo una questione di numeri, ma di qualità del pubblico che la SSC Napoli vuole portare allo stadio. Allora cari De Magistriis e De Laurentiis, voi che siete uomini a cui spetta di mettere i puntini sulle “i” persino nel cognome, ce la date una risposta? Vogliamo lasciare fuori dal nuovo San Paolo la stragrande maggioranza dei napoletani che non si riconosce né tra i tribunisti un po’ attempati, né tra gli ultras violenti e (nel migliore dei casi) incapaci di creare un coro coinvolgente?

E’ vero, il San Paolo non è più popolato come un tempo. I 60.000 spettatori (l’attuale capienza) vengono raggiunti solo in sparute apparizioni. Ma non c’entra davvero nulla la tv o lo schifo dei cessi dello stadio e ancora i sediolini scomodi e spesso zozzi. Se lo stadio ritornasse ad essere un luogo di gioia, di bel tifo, di passione dovrebbero costruire un secondo San Paolo per farci entrare i napoletani. Il problema non è la capienza, ma il saper coinvolgere i tifosi, la stragrande maggioranza di coloro che non si riconoscono in quei gruppi ultrà inutili e auto-referenziali. E di certo il problema non si risolve con quella stronzata delle cheerleaders o con qualche canzone da discoteca pompata a palla prima della partita.

Sapete perché il nostro sito lo abbiamo chiamato SoldatoInnamorato? Perché è il coro SPONTANEO dei Napoletani (quelli con la N maiuscola) dopo una vittoria. E’ quel coro che ci fa piangere tutti insieme e che ci fa abbracciare sugli spalti persone che neppure conosciamo. Gli ultrà non vogliono che si canti ‘o surdat nnammurat, dicono sia folklore, rappresentazione di una vecchia Napoli. Certo, se sono loro a rappresentare il nuovo con quei loro cori offensivi e insopportabili allora togliamolo proprio da mezzo il San Paolo. Le partite giochiamole alla play-station, così ci facciamo da soli pure la campagna acquisti e stiamo comodi comodi sul divano di casa.

Lo stadio da 41.000 posti non è solo una brutta notizia per il Napoli e i suoi tifosi. Lo stadio da 41.000 posti è uno schifo di notizia per Napoli e per quei Napoletani che si sono schifati di dover subire certe angherie. Fino a ieri abbiamo subito con sofferente indifferenza i soprusi degli ultras, da domani quei soprusi saranno ancor più istituzionalizzati. La delibera la firmeranno il Comune e la SSC Napoli, non in nome dei nostri interessi. Non in nome dei veri Napoletani. Non in nome della maggioranza silente dei Napoletani che non urla e scassa vetrine, che fa la fila o accompagna il nipote a prendere il biglietto al botteghino. I Napoletani resteranno per sempre fuori da casa propria. Fuori dal San Paolo. E se pensate che Ciro Esposito sia stato ucciso solo per una fottuta casualità del destino o perché i tifosi della Roma sono gli unici ad essere violenti allora non avete capito nulla. O si risolve alla radice il problema di come far tornare il pallone e lo stadio a una forma di aggregazione sociale oppure perderemo tutti. E queste decisioni non fanno che proseguire un trend che vuole le famiglie fuori dallo stadio. Game over Napoli.

P.S. Se vogliamo fare qualcosa tutti insieme per risolvere il degrado del tifo del San Paolo noi siamo qui. Se si può aprire una discussione che possa dare a tutti i Napoletani diritto di cittadinanza all’interno della propria casa noi ci siamo. Fateci sapere come possiamo essere utili. 

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Diego presidente della Fifa

Diegoooool

Devo combattere la mafia che ancor rimane dentro la Fifa, e lottare contro coloro che hanno rubato per tanto tempo. Veramente voglio entrare nella Fifa, e cercare di fare pulizia“. Parole e musica di Diego Armando Maradona in un’intervista a Tv America.

Sarebbe fantastico vedere Diego alla presidenza della Fifa: il più grande calciatore della storia dell’Universo al vertice dell’organismo mondiale del calcio. Ma sappiamo che questo non accadrà mai. Vincerà l’ex juventino Platini, quello che esultò sui morti dell’Heysel dopo la vittoria della Coppa dei Campioni (grazie anche ad un rigore inesistente per un fallo commesso fuori area su Boniek), quello che – secondo una testimonianza dell’allora accompagnatore della Juventus – disse: «ne muoiono di più sulle strade, perché fare tanto casino?».platini

Vincerà Platini. Maradona non ha chances. La stampa si piegherà al francese e definirà la sua elezione una “rivoluzione“. Come se Platini non fosse già l’attuale presidente della Uefa, quella stessa struttura che predica bene sul fair play finanziario e razzola male. Come se Platini non fosse stato messo lì anche per volere di quelle stesse federazioni che da 34 anni hanno sostenuto nei vari ruoli apicali Joseph Blatter.

Diego non ce la farà. Attorno a lui ci sarà scetticismo e supponenza. Diranno di lui che è un “drogato“, un “poco di buono“, un “pazzo“. Sono gli stessi che, anche a Napoli, dicono “Maradona è stato un grande calciatore, ma come uomo…” e poi non terminano la frase per non vergognarsi di loro stessi. E invece Diego oltre ad essere stato il più grande su un campo di calcio è stato pure uno dei pochi sportivi che hanno provato a cambiare il mondo grazie alla propria popolarità. L’unico che come lui ha sfidato tutto e tutti è stato il più grande pugile della storia: Mohammed Alì.

Proprio a Napoli poi si è realizzata la quintessenza del maradonismo. Io non voglio il tifo dei napoletani, chiedo solo rispetto. Io e la mia nazionale sappiamo che il napoletano è anche italiano, solo che gli italiani devono capire che il napoletano è anche italiano”Furono queste le parole di Diego prima di Italia – Argentina, semifinale dei mondiali del ’90. Diego è stato l’unico a difendere non solo la squadra di Napoli, ma la città e il suo orgoglio. Così come quando andava a Milano, Torino, Bergamo o Verona per esultare sotto gli striscioni che offendevano i napoletani con “terroni”, “lavatevi”, o con quei bei coretti sul Vesuvio…

No, Diego non è stato un semplice calciatore. E’ stato un povero diventato ricco e famoso che ha sempre cercato di pensare a chi è nato come lui. Certo, con le solite inevitabili ipocrisie che appartengono allo star system. Ma solo chi non ha conosciuto Diego può pensare che lui dica certe cose solo per sentirsi “personaggio”. No, Diego pensa davvero di poter cambiare il mondo e per lui sarebbe bellissimo iniziare dal calcio, magari dando maggiori opportunità ai Paesi più poveri.

Diego e Lothar (Finale Italia '90)
Diego e Lothar (Finale Italia ’90)

E invece non ce la farà. Ma da Napoli, dalla sua città, dobbiamo fare tutto il possibile per sostenere questa battaglia. Glielo dobbiamo per riconoscenza e per l’amore che ancora gli portiamo. Chi non lo farà sarà come quei napolesi che quel 3 Luglio del ’90 tifarono per l’Italia rinnegando Diego. Chi non lo farà si ritenga un vigliacco come quei “hijos de puta” che nella finale dell’Olimpico fischiarono l’inno argentino. Chi non lo farà è come quei napolesi che tifano Juve. No, Diego non merita scetticismo. Diego merita solo appoggio e riconoscenza per tutti i nostri sogni che ha realizzato.

Scusatemi, non c’è odio verso chi non vorrà sostenere Diego. Ma per fortuna c’è ancora chi ritiene Diego un amore indissolubile, una fede, una religione.

Diego, noi ci siamo per sostenerti. Vai, alza il pugno al cielo e fai gol a Platini e a tutti gli uomini piccoli piccoli che comandano nel calcio rubando i sogni a chi ancora sa sognare. Che bello potersi riprendere una rivincita su tutto e su tutti dopo due mondiali (’90 e ’94) che ti hanno scippato. I ladri erano loro, ma tutti scrivevano fossi Tu. E’ arrivato il momento della riscossa. Noi siamo con te!

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Rivendichiamo di essere semplici tifosi

Curva A. Coreografia "autostrada" in Napoli - Dnipro

La Curva A si dissocia dalle contestazioni a De Laurentiis avvenute da parte di alcuni tifosi a Dimaro. Alcuni media avevano attribuito ai gruppi ultras della Curva A queste proteste nei confronti del presidente. Qui a Soldatoinnamorato.it avevamo deciso, così come facciamo per gran parte delle fanta-storie sul calciomercato, di ometterne la notizia. Non perché non fosse una notizia quella contestazione, ma per non dare ulteriore visibilità a certi professionisti della protesta che magari hanno pure rovinato il soggiorno di quei napoletani che con sacrificio erano giunti ad assistere al ritiro del Napoli a Dimaro con incondizionato amore.

Questo è il controverso comunicato emesso dagli ultras della Curva A: “La Curva A non era a Dimaro! Per l’ennesima volta, siamo stati tirati in ballo da media incompetenti e approssimativi, però, a differenza delle altre occasioni, ci sentiamo in dovere di chiarire, di nostro pugno, la questione. Ci teniamo a farlo, poiché vediamo intaccata la nostra Mentalità, ciò che abbiamo di più caro. La Curva “A” non va in ritiro a recapitare messaggi alla squadra o alla Società, non ha bisogno di farlo in maniera plateale e rumorosa, lo fa sobriamente e direttamente. I nostri palcoscenici sono ben altri, sono le gradinate, quelle dove solo i “veri” tifosi sono pronti ad esserci ad ogni costo. Trebisonda, Mosca, Kiev tanto per citare le ultime e più ostiche dove eravamo la quasi totalità delle presenze, dove abbiamo difeso ed elevato l’Onore della Napoli Ultras che è l’unica cosa che conta veramente per Noi. Concludiamo ricordando, qualora qualcuno l’avesse dimenticato, che gli Ultras vivono in Curva, negli altri settori ci sono solo semplici tifosi…tanto più al San Paolo. CURVA A, la differenza”.

Prendiamo atto della smentita di questi tifosi, eppure ci sono alcuni passaggi di questo comunicato che ci lasciano, se non stupiti perché ci siamo abituati, ma almeno scettici e disorientati. In questa nota i tifosi rivendicano di essere andati in trasferta ovunque, non per sostenere il Napoli, ma a detta loro per difendere ed elevare “l’Onore della Napoli Ultras che è l’unica cosa che conta veramente“. L’unica cosa, anche più del Napoli stesso? Ci chiediamo.

E poi alla fine quella distinzione: “negli altri settori ci sono solo semplici tifosi“. E, non ce ne vogliano questi ultras, ma il sottoscritto anche quando ha frequentato la Curva A, si è sempre sentito un “semplice tifoso”. Questa “MENTALITA'” di cui questi ultras tanto parlano non è che un modo per dividere ancor di più la tifoseria. Un perfetto racconto di quella Napoli che non sa unire forze ed energie, che si divide, che si separa a colpi di un inutile protagonismo senza saper fare sistema. Siamo già reduci da anni di “papponisti” contro “aurelisti”, “rafaeliti” contro “mazzarriani”. E da tempo accade anche allo stadio. Curva A contro Curva B, Curve contro Distinti, Distinti contro Tribune. Come se l’unica cosa che contasse fosse dividersi, rivendicare solo le proprie ragioni ottusamente. Come se non fossimo tutti tifosi del Napoli. Come se il Napoli fosse in secondo piano.

Così come, va riconosciuto, da anni ormai allo stadio questi stessi che rivendicano per sé onore e dignità non sono più capaci di trascinare il San Paolo in un sol coro per incitare i nostri ragazzi in campo. Si, in curva A si canta ancora fino a perdere la voce, peccato che i loro cori siano solo una sequela di ritornelli autoreferenziali che non sanno coinvolgere il resto dello stadio e NEMMENO DELLA STESSA CURVA. In fondo l’unica cosa che conta, per loro, non è il Napoli, ma è rendersi protagonisti attraverso il Napoli con quella mentalità ultras fatta per guardarsi allo specchio e credersi puri, crudi e duri. Che poi questo non serva a nulla e non porti benefici né alla squadra né alla città non è affar loro. Per questi conta solo la loro Napoli, quella che vive ogni 15 giorni al San Paolo e che il resto della città ormai trova insopportabile ed inutile. I napoletani, la maggioranza, vanno ancora allo stadio per divertirsi e fare il tifo per la loro irrinunciabile passione azzurra.

Cari ultras, potete fare tutti i comunicati che volete, sarete sempre la minoranza. Non sempre chi fa più rumore ha ragione, magari è solo più visibile. Lo stadio non è vostro, il Napoli non è vostro. La vostra mentalità tenetevela stretta, per il resto della città il vostro è solo un inutile protagonismo. Perché invece non ci fermiamo tutti: “semplici tifosi” e “ultras”, “curvaioli” e “tribunisti” e cominciamo a parlarne tra di noi su come migliorare l’intensità del nostro tifo, su come aiutare la squadra? Qui a Soldatoinnamorato faremo tutto il possibile per creare un tavolo di confronto fra le varie anime del tifo. Perchè, pensateci bene cari ultras, il resto del San Paolo ha bisogno di voi e voi avete bisogno del resto del San Paolo. Dovete riconoscerlo se ancora vi sta un po’ a cuore il nostro Napoli. C’era un tempo in cui il San Paolo era unito e trascinava i nostri ragazzi a dare oltre il massimo. Oggi invece sappiamo solo dividerci. E non conviene a nessuno. Rifletteteci amici ultras, riflettete.

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Foto di Michela Castiglione https://www.flickr.com/photos/micheycast/

Valentino lo chiama il TAC, quel momento in cui calciando un rigore un attaccante sa già se sarà goal o meno, sa già cosa sta per accadere. Sarà così per i rigori, sarà così per i rigoristi, ma di certo per tutti gli altri tiri non è così, o almeno non lo è per noi tifosi e di certo non lo è per noi attaccanti da amichevole aziendale.

Da quel TAC, da quel tocco, il viaggio della palla fino a superare la linea di porta è eterno. Da tifoso lo segui con gli occhi e il tuo cuore batte almeno un migliaia di volte in quelle frazioni di secondo, da giocatore (anche nei campetti parrocchiali) è anche peggio, il pallone viaggia più lento di un tir sulla Salerno Reggio Calabria a metà Agosto. È un tempo mentale, un spazio emotivo da colmare che la vita ti regala solo un’altra volta: nei primi baci.

Da guardarsi negli occhi fino al baciarsi c’è un abisso di pochi istanti che ci separa dalla gioia totale o dalla completa delusione. Eros o Thanatos, successo o fallimento, bacio o palo… Ecco, non è un caso che quello che in quasi tutta Italia venga identificato come 2 di Picche, da noi è un palo. Perché non c’è margine, anche il palo è un fallimento.

Quell’attimo prima in cui non puoi sbagliare, ma non puoi neanche pensare troppo. Devi fare la cosa giusta senza neanche sapere bene qual è. Se perdi l’attimo, perdi tutto: il goal, il bacio, è lo stesso, stiamo parlando sempre del tuo corpo che esplode di gioia, dei pensieri che spariscono e sei tutt’uno con quello che ami. La tua squadra, il tuo popolo, la tua ragazza.

La verità è che chi ama veramente il Napoli lo sa, il Napoli ci bacia ogni volta che segna e non è un bacio normale, ogni volta è un primo bacio.

Il Napoli di gioie me ne ha regalante tante, un po’ meno ne ho vissute nei polverosi campetti di periferia dove per dirla tutta facevo (e oggi è ancora peggio) ridere. Anche le ragazze le ho sempre fatte ridere, il che non è del tutto un male visto che secondo alcuni è il modo migliore per farle innamorare.

Paolo “Sindaco” Russo (un po’ pirata un po’ signore professionista dell’amore)