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Foto dal profilo facebook SSC Napoli

Josè Maria Callejon, il giocatore più impiegato in assoluto dell’era sarrista, venerdì prossimo c’ha judo e ha provveduto a farsi squalificare a caso per tenersi libero. Se il Napoli se l’è cavata alla grande lo stesso, la questione fa sorgere un interrogativo inedito: come gioca il Napoli senza di lui? Mettiamo a Giaccherini, a Pavoletti, a Rog, a Milik? Cambiamo modulo o restiamo col tridente? Lo scopriremo tra qualche giorno, intanto proviamo a formulare qualche ipotesi basandoci sulla partita di sabato.

SOLUZIONI IN CORSA – Qualche spunto può venire proprio dalla partita col Bologna, in cui il Napoli si è dovuto arrangiare coi giocatori che aveva. La situazione tattica nell’ultima mezz’ora è stata abbastanza insolita per le partite del Napoli: la situazione di 10 vs 10 e il vantaggio immediato hanno permesso di impostare una partita di ripartenze velocissime in spazi molto molto ampi. In questo contesto non sarebbe stato intelligente inserire un giocatore come Pavoletti, perchè la manovra non era orientata ad occupare la metà campo avversaria e mantenere la squadra corta sfruttando il riferimento centrale, ma sul creare ogni volta due – tre tracce divergenti dietro la linea difensiva avversaria attaccata alla massima velocità. L’assenza dell’ala destra era compensata dagli inserimenti dei centrocampisti, in particolare di Hamsik ma anche di Zielinski: le posizioni in attacco erano sempre occupate correttamente grazie alla conoscenza dello spartito, la fase difensiva funzionava grazie al sacrificio del polacco e di Insigne in posizione di esterni di un centrocampo a 4, e in sostanza i giocatori sono riusciti a mantenere intatti i meccanismi dividendosi il lavoro dello spagnolo. In altre parole quella che vediamo è una squadra in cui nessuno ha paura di correre un metro  in più per aiutare i compagni, e tutti i giocatori sono perfettamente inseriti nel contesto tattico. 

ALTERNATIVE DAL PRIMO MINUTO – Il sostituto di Callejon sulla carta dovrebbe essere Emanuele Giaccherini, ma è probabile che l’ex Juve (entrato nel finale contro il Bologna) non trovi spazio dal primo minuto neanche col Genoa. Callejon e Insigne infatti sono perfettamente complementari in posizione di ali perchè l’uno tende a dare ampiezza e muoversi senza palla sul lato debole, mentre l’altro ama associarsi coi compagni e stringersi per cercare l’assist o il tiro; Giaccherini è molto diligente, ma anche lui tende ad andare a giocare dentro al campo col rischio di congestionare il centro creando il classico “imbuto”. Una soluzione più probabile invece è il tridente pesante Insigne – Pavoletti – Mertens, molto più interessante perchè è solo appartentemente un 4-3-3: Mertens infatti ormai pensa e si muove da vero centravanti, e andrebbe a creare con l’ex di turno una coppia che unisce il peso fisico alla tecnica in velocità. I cross di Ghoulam tornerebbero ancora più pericolosi grazie alla presenza di un nove classico, mentre Mertens potrebbe attaccare la linea difensiva senza essere l’unico riferimento per le difese. Tutto ciò viene reso possibile dal sacrificio di Insigne e Zielinski in posizione di esterni di centrocampo, con Hamsik più regista che incursore (posizione nella quale Sarri ha ammesso più volte che lo slovacco “gli dà gusto”) affiancato dalla forza fisica di Diawara.

IN VISTA DEL BERNABEU – Naturalmente nel fare la formazione Sarri dovrà tenere in considerazione l’impegno successivo, quella trasferta a Madrid alla quale afferma di non pensare mentendo spudoratamente. Se Callejon riposerà per forza, è difficile che Insigne possa giocare novanta minuti, soprattutto in caso di risultato favorevole; dovrebbe prendere il suo posto Giaccherini, per permettergli di rifiatare in vista di un match in cui non potrà risparmiare ripiegamenti difensivi. A centrocampo molto dipende dall’idea di Sarri sul ballottaggio Zielinski – Allan: potrebbe essere una buona idea risparmiare il brasiliano per affrontare quei Toni Kroos e Luka Modric che ad oggi compongono indiscutibilmente la coppia di centrocampisti più forte del mondo, ma Sarri potrebbe anche scegliere di limitare i due fenomeni blancos facendo all-in sul sistema di gioco e scommettendo sul polacco per aumentare il peso offensivo in cerca di un gol pesantissimo al Bernabeu. A seconda della sua decisione, chi dei due giocherà potrebbe venire sostituito abbastanza presto, probabilmente da un Marko Rog che strappa applausi ogni volta che mette piede in campo e al quale la posizione di esterno di fascia va a pennello. In difesa verrà per forza risparmiato l’altro squalificato Hysaj, che avrà comunque bisogno di un pieno recupero mentale per affrontare il duello più difficile della sua carriera, posto che la difesa contro il miglior giocatore del mondo è qualcosa che riguarda tutta la squadra e non solo il terzino albanese. Infine potrebbe fare qualche minuto Milik: a seconda di come sta, non sarebbe male concedere una sgambata al polacco per poterlo valutare, per sapere se a Madrid si potrà contare sul suo talento almeno a partita in corso nel caso si mettesse male.

Roberto Palmieri

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La grandezza di Sarri

Fonte: twitter.com/sscnapoli

In molti hanno scritto in queste ore che il Napoli ha fatto una prestazione stentata contro l’Empoli. Anche qui, su soldatoinnamorato, il sempre ottimo Roberto Palmieri ha parlato ieri di un Napoli fragile. Per me il Napoli non ha disputato una gara malvagia, né a Crotone e neppure ieri contro i toscani. Certo, non è il Napoli spumeggiante a cui ci siamo abituati lo scorso anno e anche in alcune partite di questo inizio di stagione, ma ciò è probabilmente frutto di un diverso approccio che Sarri ha chiesto ai propri uomini.

Lo scorso anno il Napoli viaggiava a mille. Aveva però il problema che se il motore non girava a pieno ritmo non riusciva ad imporsi. I ragazzi di Sarri, sia ieri che a Crotone, hanno invece giocato con ritmi alti, ma non certamente indiavolati. E’ una squadra che sta iniziando a cercare di controllare il match anche mentalmente senza farsi prendere dalla frenesia di strafare. E’, a mio avviso, un dato positivo. Per intenderci: la Juve fa altrettanto, gioca male, ma controlla il match e poi colpisce anche grazie alla sua straordinaria tenuta difensiva che spesso concede praticamente nulla agli avversari.

Senza Gabbiadini e soprattutto senza il contributo, anche fisico, di Milik, questa squadra è stata costretta a fare della necessità una virtù. Il gioco sulle fasce è sempre arioso, le catene sia a destra che a sinistra si muovono in sincrono, ma l’assenza di un ariete al centro dell’area ha costretto gli azzurri a studiare altri generi di giocate quando si arriva a ridosso dei 16 metri. Diventa pressoché inutile, ad esempio, mettere cross alti verso il centro perché non c’è nessuno in grado di sfruttarli.

Il Napoli ha invece ripreso l’abitudine a giocare quegli splendidi passaggi filtranti da esterno a esterno. Ieri Insigne ha imbeccato spesso Callejon con palloni deliziosi. Del resto lo spagnolo, per capacità d’inserimento, è probabilmente l’attaccante più letale del campionato.

Gli azzurri hanno tanta qualità in avanti, devono solo imparare a gestire meglio le gare. Ma è evidente che Sarri in queste settimane sta lavorando su questo. Quando si riuscirà anche a difendere un po’ più bassi in alcune fasi della partita, senza soffrirne troppo, allora il Napoli avrà praticamente imparato a fare tutto e a giocare in ogni modo a seconda delle caratteristiche degli avversari. E’ questa la bellezza di avere un allenatore come Sarri. Un ALLENATORE, non un manager. Uno che lavora continuamente sui difetti della squadra e cerca ogni volta delle alternative per migliorarne il gioco. Il Napoli è davvero un laboratorio costante grazie al mister. In molti si soffermano soltanto sulla fissità del modulo (che poi non è sempre così), ma non si accorgono delle molteplici variabili che il mister riesce ad inculcare alla propria squadra e che è fisiologico ci voglia del tempo per metabolizzarle.

Diamo tempo al mister. E qualsiasi sarà il risultato contro la Juventus non esaltiamoci o deprimiamoci. Questa squadra è forte ed è ben allenata. Ha avuto solo molta sfortuna. Ricordando che siamo primi nel girone di Champions e che tra Pescara e Genoa mancano all’appello 3 rigori in nostro favore. In classifica si tradurrebbero in 4 punti in più. Proprio come la Juve. Ma diciamolo sottovoce.

Valentino Di Giacomo 

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In settimana Sarri ha affermato che, come diceva un suo vecchio allenatore, “chi parla di moduli non sa di calcio”. Visto che qui mai ci metteremmo al di sopra di un allenatore di Serie A, e che comunque personalmente credo che il 4-3-3 sia in ogni caso il modulo migliore per le caratteristiche dei giocatori, oggi proveremo ad analizzare cosa si potrebbe cambiare nel gioco del Napoli senza parlare di moduli o semplificazioni da bar, partendo dalle contromosse degli avversari.

Come scrivevo già ieri sera, dopo un anno di tentativi gli avversari hanno ormai capito quali sono le strategie più efficaci per far inceppare il giocattolo Napoli. Questo, se ce ne fosse bisogno, prova che nessuna tattica, per quanto ben congegnata, è incontrastabile e che è sempre necessario integrare il proprio gioco con nuovi meccanismi man mano che le contromosse migliori diventano chiare per tutti. All’inizio gli avversari si chiudevano stretti e corti per limitare la manovra palleggiata del Napoli; il risultato era che il campo da attaccare in contropiede era troppo vasto, impossibile da risalire contro la fisicità di Koulibaly, l’abilità di testa di Albiol e le skill difensive di Hysaj, mentre il palleggio veloce e sincopato trovava sempre il grimaldello giusto permettendo all’Innominabile di segnare valanghe di gol. Oggi invece l’atteggiamento degli avversari è completamente diverso.

La prima mossa, ormai sistematica, è piazzare un giocatore a uomo su Jorginho. Il regista brasiliano è bravissimo a mettere in ritmo la squadra giocando a uno o due tocchi e facendo girare il pallone; la marcatura a uomo, più facile da eseguire di un complesso sistema a zona, mette direttamente un granello di sabbia nell’ingranaggio.

La seconda mossa è portare i giocatori offensivi a pressare la difesa in parità numerica oppure orientare il gioco sulle fasce. Questo sistema diventa particolarmente efficace contro la disposizione del Napoli, che imposta di fatto a rombo con tre difensori più Jorginho. Osservate le lavagnette:

Il rombo in impostazione del Napoli con Callejon e Ghoulam esterni. I difensori pressati in parità non possono servire Jorginho marcato a uomo.
Il rombo in impostazione del Napoli con Callejon e Ghoulam esterni. I difensori pressati in parità non possono servire Jorginho marcato a uomo.
Questo pressing a 2 sembra meno efficace, ma serve a orientare l'azione sulle fasce dove è più facile da contenere. Jorginho è tagliato ancora fuori.
Questo pressing a 2 sembra meno efficace, ma serve a orientare l’azione sulle fasce dove è più facile da contenere. Jorginho è tagliato ancora fuori.

Questo sistema di pressione è la causa delle varie sanguinose palle perse dal Napoli nelle ultime partite: un difensore non ha la qualità di un centrocampista e una marcatura a uomo è molto più asfissiante di una a zona. L’unico modo per uscirne è orientare il gioco verso le fasce, con il rischio di essere schiacciati contro la linea laterale, il “miglior difensore del mondo” che riduce di 180 gradi lo spazio disponibile.

Se contrastare questa contromossa con la semplice tecnica è difficile e rischioso, allora, perchè non rispondere attivamente sfruttandone i punti deboli? Perchè una criticità c’è: il difetto intrinseco della marcatura a uomo, la possibilità di attirare il marcatore fuori dalla sua zona di competenza e distruggere la struttura posizionale della sua squadra, guadagnando una superiorità numerica e di posizione che si ripercuoterà di reparto in reparto. Una possibile soluzione è quindi far eseguire a Jorginho la salida lavolpiana, l’ormai comunissimo movimento del centrale ad abbassarsi tra i due difensori che si allargano. Ancora una linea a tre, ma di maggior qualità tecnica, con più spazio a disposizione per il regista e che soprattutto costringe il marcatore a dover scegliere: seguire il brasiliano lasciando spazio alle sue spalle o restare in posizione e permettergli di impostare? Il ruolo di connessione dei reparti verrebbe affidato ad Hamsik, oggi spesso costretto ad abbassarsi quasi in posizione di terzino sinistro per aiutare l’uscita del pallone penalizzandolo enormemente, e Hysaj potrebbe sganciarsi liberando Callejon.

I movimenti della salida: i centrali si allargano e creano lo spazio per il mediano che si abbassa. I terzini si sganciano entrambi.
I movimenti della salida: i centrali si allargano e creano lo spazio per il mediano che si abbassa. I terzini si sganciano entrambi.
La salida è completa e il marcatore di Jorginho non sa se concedergli l'impostazione o lasciare una voragine alle sue spalle. Si può ancora pressare in parità numerica ma la nuova prima linea ha maggior qualità di prima.
La salida è completa e il marcatore di Jorginho non sa se concedergli l’impostazione o lasciare una voragine alle sue spalle. Si può ancora pressare in parità numerica ma la nuova prima linea ha maggior qualità di prima.

Per la verità questa idea non è esente da difetti: Jorginho non è un metodista capace di tagliare il campo con dei lanci, Hysaj è importantissimo per l’equilibrio difensivo, ma si tratta di una contro-strategia per sfruttare la tattica degli avversari: non verrebbe applicata sistematicamente, ma sarebbe un’alternativa alle attuali modalità di uscita del pallone. Inoltre se il brasiliano e l’albanese non sarebbero perfetti per questa tattica Diawara e Maggio potrebbero applicarla con molto profitto.

E per quanto riguarda l’attacco? Il Napoli di quest’anno tende a tenere gli esterni più vicini al centravanti, con l’idea Mertens falso nueve che enfatizza ancora di più quest’idea di portare i giocatori offensivi a combinare tra loro da vicino. Questo però causa la compressione degli spazi, anche a causa dell’assenza in rosa, con l’infortunio di Milik, di un attaccante abile nell’aggredire la profondità, e spazi compressi sono più facili da difendere: ce ne accorgiamo ogni volta che il Napoli perde palla nella trequarti avversaria.

Come uscirne? Un’idea potrebbe arrivarci nientemeno che da Pep Guardiola. In un famoso video, la leggenda del calcio francese Thierry Henry spiega come Guardiola negli anni di Barcellona chiedesse in modo apparentemente assurdo ad attaccanti centrali straordinari come David Villa e Henry stesso (oltre a Messi pre-falso nueve) di stare vicinissimi alla linea laterale per gran parte dello sviluppo dell’azione, al punto da arrivare a sostituire Henry dopo che aveva segnato un gol uscendo dalla sua posizione di competenza. Il motivo era che questa posizione così larga creava spazio centrale a Xavi e Iniesta, in modo da poter giocare il pallone nella zona più pericolosa del campo, i corridoi interni, senza intasamenti. In fase di definizione inoltre per la difesa era più difficile scegliere se seguire gli inserimenti da dietro o i movimenti delle ali, che nell’ultimo terzo di campo venivano lasciate libere di sganciarsi dalla fascia verso il centro. Come dice D10S, un difensore che ha dubbi è un difensore morto.

Uno stile di attacco simile valorizzerebbe enormemente alcuni giocatori: Hamsik e Zielinski su tutti avrebbero finalmente più spazio per puntare la porta o servire i compagni, mentre Callejon potrebbe tornare a proporre i suoi tagli alle spalle del terzino con pericolosità ancora maggiore. La catena di sinistra verrebbe riproposta in una salsa nuova, con Insigne non più rifinitore ma realizzatore e Ghoulam libero di crossare dal fondo per gli uomini del lato opposto (aspettando il ritorno dell’ariete Milik). In questo modo gli avversari si vedrebbero ritorcersi contro la loro stessa tattica, con il primo pressing sistematicamente saltato grazie agli squilibri della marcatura a uomo e gli uomini dietro la linea della palla a dover gestire uno spazio troppo ampio attaccato in ogni corridoio esterno, interno e centrale dagli uomini più pericolosi del Napoli. Potenzialmente, un macello.

Con le ali vicini al centravanti le mezzali non hanno spazio per inserirsi. Per la difesa è facile rimanere stretta e controllare.
Con le ali vicini al centravanti le mezzali non hanno spazio per inserirsi. Per la difesa è facile rimanere stretta e controllare.
Con gli esterni larghissimi è tutta un'altra storia: tutti i corridoi di passaggio sono occupati e il Napoli ha tante opzioni. La difesa non sa chi seguire. Callejon può riproporre i suoi tagli.
Con gli esterni larghissimi è tutta un’altra storia: tutti i corridoi di passaggio sono occupati e il Napoli ha tante opzioni. La difesa non sa chi seguire. Callejon può riproporre i suoi tagli.

Queste idee tattiche vogliono essere semplici spunti di riflessione per gli appassionati di calcio a cui piace capire cosa succede in campo; il nostro allenatore capisce di calcio infinitamente più di noi, e adotterà sicuramente le strategie migliori per contrastare gli avversari. Qualsiasi siano le sue soluzioni, queste o altre, possono risolvere i problemi sul breve periodo; poi gli avversari si riorganizzeranno e bisognerà trovare nuovi modi di superare le loro contromosse. Il bello della tattica è proprio questo: nessuna strategia è indifendibile, nessuna contromossa è inattaccabile. L’importante è rimanere sempre in movimento e non fossilizzarsi su una sola proposta, per quanto geniale possa sembrare.

Roberto Palmieri

(Lavagne realizzate con l’app Football Coach)

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

 

 

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Premetto per questo pezzo, che vuole essere analitico piuttosto che di opinione o polemico, che non mi è piaciuta per nulla l’uscita di De Laurentiis in conferenza stampa. Se da un lato è comprensibile che un presidente voglia vedere i suoi investimenti valorizzati, l’allenatore è sempre considerato (spesso a torto) il primo responsabile dei risultati, e deve essere liberto di fare le scelte che ritiene migliori per vincere le partite, perchè la prima testa che salta è sempre la sua.

Detto ciò. La madre di tutte le critiche mosse al Napoli quest’anno, ben poche tralaltro perchè cosa vuoi criticare a una squadra così bella da vedere ed efficace, è che gioca sempre con la stessa formazione. Si tratta davvero di un difetto? Il Napoli avrebbe vinto cambiando più spesso? La tanto mitizzata “lunghezza della rosa” è veramente così determinante o è una cazzata?

I DATI OGGETTIVI – I numeri dicono che il Napoli è la squadra che ha schierato più volte la stessa formazione nell’arco del campionato: dal cambio di modulo il 4-3-3 con Hysaj a destra e Ghoulam a sinistra, Jorginho in regia e Insigne largo a sinistra (con accantonamento di Maggio e Valdifiori) è cambiato soltanto in caso di squalifiche o infortuni, a parte sporadiche presenze dal primo minuto per Mertens, Strinic e Lopez. Mertens, l'”undicesimo uomo”, ha un minutaggio enormemente inferiore ai titolari (concedetemi un grazie a dio, e qui mi espongo alle critiche, ma nun c’a facc all’o verè). Il modulo è stato cambiato solo in casi particolari di svantaggio a partita in corso e in modo sporadico. In sintesi, il Napoli 2015/2016 è stato una squadra che, oltre ai principi di gioco, ha certezze fisse anche per quanto riguarda modulo e formazione.

ROTAZIONI – Mutuando un termine cestistico, un giocatore “di rotazione” è colui che non è un titolare inamovibile ma colleziona minuti subentrando e venendo schierato a volte dal primo minuto. Quando si parla di “panchina lunga”, dunque, è a questi giocatori che ci si riferisce: prime riserve nel proprio reparto, alternative tattiche di livello, giovani importanti impiegati spesso; un giocatore che finisce ai margini delle rotazioni spera soltanto che una serie di assenze tra i titolari lo rilanci, o verrà ceduto. Se anche questo tipo di giocatori sono importanti nell’economia di una stagione, quello che De Laurentiis ha chiesto a Sarri è appunto di avere diciannove giocatori di rotazione. Se guardiamo ai più forti top team europei, però, vediamo che i potenziali titolari di ogni squadra sono molti meno.

Il Barcellona ha giocato la sua stagione praticamente con una quindicina di titolari: Ter Stegen ha giocato in coppa (unico caso nella storia in cui l’assurdo turnover dei portieri ha una parvenza di senso), Mathieu ha sostituito a volte uno dei due centrali, Arda Turan (senza convincere) ha disputato varie partite nella seconda parte di stagione al posto di Rakitic, ma per il resto le riserve sono significativamente inferiori rispetto ai titolari; i dati di Real e Juventus sono viziati dalle prime parti di stagione travagliate e ricche di esperimenti, ma entrambe le squadre si sono assestate su un numero di 16-17 giocatori oltre a qualche comprimario; anche meno per l’Atletico Madrid, che a parte l’alternativa tattica Ferreira Carrasco ha un undici titolare abbastanza solido. Fa eccezione il Bayern Monaco, che però ha avuto un’enormità di infortuni sopratutto in difesa, dunque è stato costretto a cambiare; inoltre Guardiola dà notoriamente poca importanza ai moduli, che cambia continuamente pur mantenendo i principi. Il Leicester City di Ranieri ha giocato con undici titolari fissi.

INTEGRITA’ FISICA E TATTICA – Infine nel discorso delle rotazioni bisogna considerare che il Napoli ha avuto un numero davvero ridicolo di infortuni quest’anno, chiudendo quindi ogni porta per le seconde riserve di ciascun ruolo. Per quanto riguarda le alternative tattiche, l’unica di vero rilievo per un eventuale cambio di modulo è stata Manolo Gabbiadini, che per alcuni avrebbe dovuto/potuto affiancare Higuaìn in un attacco a due punte; il problema è che la presenza di una seconda punta centrale avrebbe portato giocoforza a dover passare al 4-4-2 o al 4-3-1-2 (visto che Sarri non crede nella difesa a tre in un contesto di squadra corta e alta, come peraltro il sottoscritto), con il secondo impraticabile per l’assenza di un trequartista di ruolo e il primo che avrebbe sacrificato pesantemente Jorginho e Insigne.

ALLORA LA PANCHINA LUNGA SERVE? – La mia personale e opinabilissima risposta è: . Ovvero: sono convinto che il Napoli, con la rosa che ha avuto quest’anno, non avrebbe totalizzato un singolo punto in più cambiando modulo o giocatori di partita in partita perchè la squadra si è espressa al limite del suo potenziale (raccogliendo consensi ovunque e un punteggio finale che in altre annate sarebbe significato Scudetto), mettendosi dietro agevolmente la ben più quotata Roma e pagando parecchia sfortuna negli scontri diretti (Nainggolan e Zaza dico proprio a voi). Con una rosa diversa e più forte la risposta per me rimane la stessa: i più forti devono giocare sempre se sono in condizione di farlo, che si tratti della Champions League o della coppa del nonno, appunto perchè sono i più forti. Sarebbe un crimine comprare un Andrè Gomes a caso per fargli giocare cinque partite stagionali quando Allan è infortunato, così come non avrebbe senso comprare un trequartista (utilissima alternativa tattica) se non c’è intenzione di lavorare su più moduli. In sostanza, il presidente farebbe meglio a lasciare il lavoro dell’allenatore al bravissimo allenatore che ha scelto e paga. Sarebbe uno spreco non migliorare questa squadra, ma ha senso farlo con un paio di acquisti più forti dei nostri attuali titolari, piuttosto che dieci alternative tattiche e prime riserve meno forti dei titolari attuali in nome della “panchina lunga”.

Roberto Palmieri

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Il dibattito tra marcature a uomo e a zona è ormai superato, ma tuttora le squadre di calcio scelgono approcci molto differenti per quanto riguarda la fase difensiva. Il problema principale oggi, piuttosto che marcare i singoli giocatori come si faceva all’epoca delle marcature a uomo integrali, è difendere il campo nella sua interezza: infatti per aprire spazi nelle difese schierate le squadre che attaccano tentano di allargarle dando ampiezza con gli esterni (ali, terzini in spinta o centrocampisti laterali del 3-5-2 e moduli simili), sperando di allargare la linea difensiva e poter così verticalizzare con successo. Le risposte sono fondamentalmente due, e ciascuna viene applicata con più o meno successo da varie squadre dentro e fuori dalla Serie A.

Sarri, com’è noto, difende con un 4-1-4-1 disposto a zona integrale, con la linea più alta possibile per tenere l’avversario lontano dalla porta e distanze molto corte fra gli uomini e fra i reparti. Quando i due esterni si allargano molto per dare ampiezza, i giocatori del Napoli non li seguono; preferiscono isolarli sulla fascia, pronti a far scattare la trappola dello scivolamento laterale: se l’esterno riceve, la squadra è velocissima ad accorciare in massa sul lato forte mantenendo costanti le distanze e pressando per riconquistare il pallone, sfruttando il “miglior difensore del mondo” (come dice Guardiola), la linea laterale che dimezza lo spazio a disposizione del portatore di palla.

Il Napoli difende alto e stretto a zona lasciando soli gli esterni, senza cadere nella trappola e perdere le distanze.
Il Napoli difende alto e stretto a zona lasciando soli gli esterni, senza cadere nella trappola e perdere le distanze.
Se l'esterno riceve palla, il Napoli accorcia sul lato palla per attaccare l'uomo, che non ha spazio.
Se l’esterno riceve palla, il Napoli accorcia sul lato palla per attaccare l’uomo, che non ha spazio.

Il punto debole di questa disposizione è che scopre il “lato debole”, ovvero il lato opposto a quello dove si trova il pallone e di conseguenza la maggior parte degli uomini. Nella lavagnetta è evidente la solitudine dell’esterno, che se ricevesse avrebbe un’autostrada tra sè e la porta; lo schieramento scommette tutto sul recupero palla immediato, accettando il rischio. Naturalmente un esterno straordinariamente resistente al pressing (come sono tutti i migliori d’Europa) o un dispositivo tattico ad hoc possono sfruttare questo punto debole.

L'esterno ha pochissimo spazio per la giocata perchè la squadra ha accorciato bene, ma il suo compagno sul lato debole è completamente solo.
L’esterno ha pochissimo spazio per la giocata perchè la squadra ha accorciato bene, ma il suo compagno sul lato debole è completamente solo.

Viceversa, soprattutto contro squadre con esterni offensivi molto forti, alcune squadre preferiscono mantenere bloccati gli esterni di centrocampo o le ali per non lasciare mai il terzino in una situazione di uno contro uno contro il Cristiano Ronaldo o l’Hazard della situazione. In questo modo, però, risulta impossibile tenere la linea alta, e si è costretti ad abbassarsi a ridosso dell’area di rigore; in casi estremi, come ad esempio accadeva sistematicamente all’ultima Roma di Garcia, gli esterni alti sono costretti a disporsi praticamente in linea con la difesa, rendendo difficilissimo il contropiede una volta recuperato il pallone.

In un classico 4-3-3 con questo approccio gli esterni offensivi rompono la linea per raddoppiare sulle ali avversarie.
In un classico 4-3-3 con questo approccio gli esterni offensivi rompono la linea per raddoppiare sulle ali avversarie.
La squadra è costretta ad abbassarsi molto e isola il centravanti. I centrocampisti fanno da schermo centrale. Gli esterni si abbasseranno a comporre un 6-3-1.
La squadra è costretta ad abbassarsi molto e isola il centravanti. I centrocampisti fanno da schermo centrale. Gli esterni si abbasseranno a comporre un 6-3-1.

Per evitare di abbassare troppi uomini sulla linea della difesa, alcune squadre usano un approccio “ibrido” con difesa mista a 4-5. Questa innovazione che sta prendendo piede nel campionato italiano è già stata analizzata in questo episodio delle Lavagnette.

Se vi è piaciuta la nostra analisi, commentate o condividete!

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Il leggendario CT dell’Italia Vittorio Pozzo, unico nella storia a vincere due edizioni consecutive dei Mondiali (1934 e 1938), è passato alla storia come il più grande e vincente tra i cosiddetti “metodisti”, ovvero i sostenitori del modulo detto Metodo o WW (2-3-2-3). Cosa c’entra in tutto ciò Maurizio Sarri? Come vedremo più nel dettaglio, il modulo di gioco dell’allenatore toscano discende direttamente da quello del predecessore piemontese.

Nei primi anni del Novecento il neonato gioco del calcio era tatticamente molto arretrato e le regole erano un pò diverse: il fuorigioco infatti non era “a due” come oggi ma “a tre”, ovvero l’attaccante doveva avere non due ma tre difendenti davanti al momento del passaggio. Per questo il modulo più gettonato era la cosiddetta “piramide” 2-3-5: tre linee, la prima di attaccanti pronti a ricevere i lanci, tre uomini a centrocampo e due difensori, detti “terzini” appunto perchè occupavano la terza linea. Oggi questo nome va ai laterali di difesa perchè, come vedremo, col tempo questi giocatori hanno allargato la loro posizione con le difese prima a tre e poi a quattro moderne.

I due difensori potevano difendere da soli a zona grazie al fuorigioco a tre. Il gioco consisteva nel lanciare semplicemente palla avanti per la mischia degli attaccanti: un calcio molto primitivo.
I due difensori potevano difendere da soli a zona grazie al fuorigioco a tre. Il gioco consisteva nel lanciare semplicemente palla avanti per la mischia degli attaccanti: un calcio molto primitivo.

Dagli anni Trenta la piramide fu sostituita appunto dal Metodo, un 2-3-2-3 che garantiva superiorità numerica a centrocampo contro le squadre piramidali. L’uomo fondamentale delle squadre metodiste era il mediano davanti alla difesa, incaricato di lanciare con precisione i due esterni offensivi garantendo un gioco veloce e ricco di verticalizzazioni: è proprio questo il motivo per cui i mediani come Pirlo e Valdifiori, specializzati nel lancio e dotati di grande visione su vaste porzioni di campo davanti a loro, sono ancora oggi detti “metodisti”, dal momento che interpretano il ruolo così come questo vecchio modulo prevedeva.

I due "mediani laterali" della terza linea marcano le ali avversarie, le "mezze ali" proteggono la difesa, gli esterni alti sono destinatari dei lanci e servono la punta. Il Metodo è concreto e votato al contropiede.
I due “mediani laterali” della terza linea marcano le ali avversarie, le “mezze ali” proteggono la difesa, gli esterni alti sono destinatari dei lanci e servono la punta. Il Metodo è concreto e votato al contropiede.

Vi ricorda niente la disposizione in campo dei giocatori? Proprio così: il Metodo, pur con una filosofia diversa, ricorda molto il 4-3-3 di Sarri. Di fatto in fase difensiva, con i mediani laterali bassi sulle ali avversarie, in difesa si disegnava una linea a quattro. Naturalmente non esistevano ancora il fuorigioco sistematico, il pressing e l’intercambiabilità dei ruoli in campo: per quelli ci sarebbero voluti ancora molti anni. Tuttavia questa somiglianza dimostra che i moduli nel calcio significano tutto e niente ed è la filosofia di gioco che conta, oltre a far riflettere su quanto si sia evoluto il gioco nell’arco di un solo secolo di vita.

Con la stessa disposizione in campo le linee possono essere viste anche come quelle di un moderno 4-3-3, come quello che usa Sarri.
Con la stessa disposizione in campo le linee possono essere viste anche come quelle di un moderno 4-3-3, come quello che usa Sarri.

L'”anti-Medoto” che alla fine soppiantò definitivamente il WW negli anni Quaranta (col Grande Torino in particolare) fu il Sistema, più tipicamente inglese reso famoso dall’Arsenal di Chapman. Il Sistema era detto anche WM ed oggi sarebbe un 3-2-2-3: il centromediano si abbassava fra i terzini (ecco che questi ultimi iniziano a spostarsi sugli esterni) marcando a uomo il centravanti avversario e diventando così “stopper”, e il gioco era basato sul quadrato di centrocampo formato dai mediani e dalle mezzali. Queste particolarità rendono il Metodo debole contro il Sistema, che ha la superiorità numerica a centrocampo e può marcare a uomo i tre giocatori offensivi. In generale, le squadre sistemiste preferivano un calcio palla a terra con una manovra più elaborata che alla fine ebbe successo.

Questa è la disposizione del Sistema, con la nuova disposizione a tre in difesa...
Questa è la disposizione del Sistema, con la nuova disposizione a tre in difesa…
...e il quadrato di centrocampo, fulcro del gioco, bene in evidenza.
…e il quadrato di centrocampo, fulcro del gioco, bene in evidenza.

La curiosità è che questo quadrato centrale è stato ripreso, quest’anno, da una squadra di Serie A: è la Fiorentina di Paulo Sousa, che gioca di fatto con una vera e propria versione moderna del Sistema in cui le ali diventano esterni a tutto campo alternandosi per comporre una difesa a 4. Non per niente la Fiorentina di Sousa ha messo in tremenda difficoltà il Napoli nell’ultima partita: l’inferiorità numerica a centrocampo è stata un fattore pesantissimo, esattamente lo stesso che permise al Sistema di soppiantare il Metodo!

Il 3-4-2-1 tipico della Fiorentina di Sousa: il ruolo degli esterni cambia radicalmente, ma il quadrato di centrocampo è esattamente lo stesso del Sistema.
Il 3-4-2-1 tipico della Fiorentina di Sousa: il ruolo degli esterni cambia radicalmente, ma il quadrato di centrocampo è esattamente lo stesso del Sistema.

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Roberto Palmieri

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Lavagne tattiche realizzate con l’app Football Coach

 

 

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In un breve video in cui parla a dei giovani calciatori, Unai Emery, allenatore del Siviglia che ha vinto l’ultima Europa League, lanciato giocatori come Bacca e Rakitic ai massimi livelli del calcio mondiale ed è anche stato accostato al Napoli l’estate scorsa, spiega quei concetti di base che tutti gli allenatori che vogliono applicare la difesa alta conoscono e applicano senza variazioni. Andiamo a vederli in generale con l’aiuto delle lavagne di Football Coach.

Prima di tutto, lo scopo della difesa alta è togliere campo all’avversario e rendergli difficile giocare il pallone, mettendo sistematicamente in fuorigioco gli attaccanti che provano ad aggredire lo spazio alle spalle della linea. Questa strategia espone però la squadra a grossi pericoli e deve essere applicata sapendo esattamente quando salire è una scelta corretta, superflua o dannosa: quando tutto funziona bene, questi movimenti sono la chiave per mantenere una squadra alla lunghezza corretta.

In una ipotetica situazione di partenza in cui la difesa mantiene un’altezza media e il pallone passa alla squadra avversaria, le squadre che giocano alte di solito vanno immediatamente a pressare. Nella lavagna potete osservare (ovviamente il modello è semplificato e raffigura solo i giocatori direttamente coinvolti, il pallone, gli attaccanti e la linea difensiva per maggior chiarezza) che, quando il portatore di palla è pressato, la linea difensiva rimane ferma: la squadra rimane corta in pressing, ma non si sbilancia troppo nel caso in cui l’avversario eluda la pressione.

Da questa situazione di partenza, il centrocampista inizia il pressing.
Da questa situazione di partenza, il centrocampista inizia il pressing.
La difesa mantiene una posizione alta.
La difesa mantiene una posizione alta.

Se l’avversario opta per il retropassaggio o si volta verso la propria porta, la difesa deve salire immediatamente: questo tipo di situazione è detta di “palla coperta”, ovvero non è possibile una verticalizzazione immediata, per cui è il momento adatto per mettere in fuorigioco gli avanti avversari. Inoltre, dal momento che il pallone è passato a un giocatore più arretrato, prendere campo permette alla squadra di mantenere le distanze corrette.

Sul retropassaggio avversario la difesa si alza.
Sul retropassaggio avversario la difesa si alza.

Nella situazione della lavagnetta, il giocatore che ha ceduto la palla si smarca e la riceve di nuovo dal compagno, liberandosi dal pressing. In questo caso la palla è “scoperta” e può lanciare gli attaccanti; la difesa dunque fa un passo indietro per non farsi sorprendere.

A palla scoperta la difesa fa di nuovo un passo indietro.
A palla scoperta la difesa fa di nuovo un passo indietro.

A questo punto, il personaggio nella lavagna sceglie di portare palla e avanzare. La difesa non va subito a contrastarlo direttamente ma scappa indietro e si stringe per assicurarsi di non essere penetrata centralmente. I giocatori non abbandonano la linea fino all’ultimo momento; sta al centrocampo recuperare e ricostruire una seconda linea davanti alla difesa a ridosso dell’area con un recupero veloce. A quel punto si cerca di recuperare il pallone forzando l’errore dell’avversario e si ricomincia l’azione offensiva, riportando la difesa alta.

La difesa scoperta si abbassa e stringe...
La difesa scoperta si abbassa e stringe…
---guadagnando tempo e permettendo al centrocampo di rientrare. Ora il portatore è di nuovo pressato e si può mantenere la posizione.
—guadagnando tempo e permettendo al centrocampo di rientrare. Ora il portatore è di nuovo pressato e si può mantenere la posizione.

Spero che le nostre lavagnette abbiano ancora una volta chiarito le idee sui corretti movimenti della difesa alta. Se vi è piaciuto commentate e condividete!

Roberto Palmieri

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“Difesa a 3?? Cazzo dici, Sarri gioca col 4-3-3, mica è Mazzarri!!”. Vero, la disposizione standard della difesa di Sarri è a 4, nè si ricordano suoi esperimenti recenti con tre centrali nelle sue esperienze precedenti. Tuttavia, come abbiamo visto nello scorso episodio per il centrocampo, Sarri crede fortemente in un’interpretazione “liquida” del modulo di gioco che cambia a seconda della situazione: nello specifico, se in fase difensiva la linea del Napoli è costantemente a 4 sia per accorciare sui compagni in pressing che quando si abbassa a ridosso dell’area (impossibile vedere situazioni di difesa a 5 se non in modo episodico, a differenza di quello che accadeva all’ultima Roma di Garcia, che pure usava lo stesso modulo di gioco), in fase d’attacco e in particolare in costruzione il Napoli si ridispone con una vera e propria difesa a tre. Osserviamo le lavagne:

Il Napoli è disposto come su calcio d'inizio, con le tre linee del 4-3-3 ben visibili.
Il Napoli è disposto come su calcio d’inizio, con le tre linee del 4-3-3 ben visibili.
Un terzino (di solito Hysaj) stringe e i centrali scalano, disponendosi a tre. Ghoulam è libero di avanzare a supporto dei compagni.
Un terzino (di solito Hysaj) stringe e i centrali scalano, disponendosi a tre. Ghoulam è libero di avanzare a supporto dei compagni.

Il Napoli costruisce il gioco partendo dalla difesa. Il triangolo principale di uscita del pallone è formato da Koulibaly-Jorginho-Ghoulam, ma se ne possono disegnare molti altri: in questo modo è quasi impossibile per gli avversari studiare una tattica per isolare il portatore di palla, perchè nessuno rimane mai da solo col pallone senza almeno un’opzione facile. Quando l’uscita riesce, il Napoli attacca sfruttando le catene laterali; è necessario quindi lo sganciamento di un terzino (nelle lavagne Ghoulam), che va a supporto della mezzala (Hamsik) e dell’esterno alto (Insigne).

Hysaj ha coperto l'uscita di Ghoulam e la difesa è coperta. Il Napoli concentra l'attacco sulla catena sinistra, dove chi porta palla ha dagli altri due un appoggio semplice e una linea di passaggio in avanti.
Hysaj ha coperto l’uscita di Ghoulam e la difesa è coperta. Il Napoli concentra l’attacco sulla catena sinistra, dove chi porta palla ha dagli altri due un appoggio semplice e una linea di passaggio in avanti.

A differenza di quello che succedeva con Benitez, che chiedeva a entrambi i terzini di accompagnare la manovra per attaccare l’ampiezza mentre le ali tagliavano dentro al campo, Sarri concentra l’attacco su un solo lato alla volta, lasciando un terzino in difesa, che diventa così a tre. Sulla lavagna è evidenziato il triangolo formato dai giocatori della catena, oltre a due movimenti tipici: la sovrapposizione di Ghoulam e il taglio di Insigne. In altre parole il Napoli attacca sì da un lato solo, ma lo fa sia in ampiezza che in profondità con tre giocatori di altissimo livello. La difesa avversaria è costretta a scalare tutta sul lato sinistro, ma…

Ghoulam si è sovrapposto e Insigne può decidere se servirlo o cambiare lato. Higuaìn porta a spasso i difensori e Callejòn taglia sul lato debole.
Ghoulam si è sovrapposto e Insigne può decidere se servirlo o cambiare lato. Higuaìn porta a spasso i difensori e Callejòn taglia sul lato debole.

…così facendo innesca la trappola del Napoli, che ha in Insigne il suo playmaker offensivo. L’esterno di Frattamaggiore è autorizzato a “prendersi la pausa” e ragionare un secondo in più dei compagni; ha infatti dimostrato di non essere un giocatore limitato al solo tiro a giro come molti pensavano, ma un vero regista esterno, che può scegliere diverse opzioni con uguale efficacia. L’intera idea dell’attacco laterale, infatti, è finalizzata a scoprire il lato destro della difesa avversaria, di conseguenza al congestionamento di quello sinistro, lasciando Callejòn libero ricevere come preferisce (sul taglio dentro). Higuaìn, invece, può scegliere il movimento che preferisce: in ogni caso verrà seguito da entrambi i centrali, dei quali può provare a liberarsi con o senza palla o semplicemente portarli via per fare spazio ai compagni.

Questo sistema offensivo è letteralmente cucito sulle caratteristiche dei giocatori, sfruttandone al massimo le caratteristiche: Ghoulam è libero di spingere, Hamsik e Insigne hanno libertà creative, Higuaìn può scegliersi la posizione di ricezione e rimanere vicino alla porta, Hysaj non è costretto ad attaccare più del necessario, Callejòn riesce a proporre spesso i suoi movimenti preferiti. Uno schieramento così sbilanciato è reso possibile dalla strategia della difesa alta, dalle grandi capacità difensive dei giocatori del lato destro e, appunto, dal passaggio momentaneo alla difesa a tre. Il risultato lo avete avuto sotto gli occhi ieri: il gol di Higuaìn e i due di Callejòn sono arrivati tutti e tre dal rientro sul piede forte+cambio di gioco in profondità di Insigne e di Mertens. 

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Le lavagne sono realizzate con l’app Football Coach 

Roberto Palmieri

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Da Mazzarri a Benitez fino a Maurizio Sarri, un pò tutti gli ultimi allenatori del Napoli sono stati elogiati o criticati per le loro scelte di modulo. Con Mazzarri il problema era la difesa a tre che portava un uomo in meno sopra la linea del pallone; con Benitez era il doble pivote (ovvero il centrocampo con la coppia di registi tipica del calcio spagnolo), inadatto alle caratteristiche dei giocatori; con Sarri la presenza del trequartista senza averne uno di ruolo. In realtà nel calcio moderlo il modulo è qualcosa di molto liquido, con movimenti a elastico e schemi predefiniti che lo modificano a seconda della fase e della situazione di gioco. 

Il centrocampo di Sarri è schierato sulla carta a tre nel classico modulo con due mezzali e due esterni alti. Questa la sua disposizione “di base”:

Le linee orizzontali evidenziano i collegamenti fra i reparti.
Le linee orizzontali evidenziano i collegamenti fra i reparti.

Questa dispozione, però, è tutt’altro che congelata. Quando il pressing del Napoli fallisce, infatti, la squadra si ridispone con ordine in un 4-5-1, o meglio, 4-1-4-1, con gli esterni che scivolano sula linea delle mezzali e il mediano, Jorginho, nello spazio tra le linee. La sua posizione è cruciale, perchè il brasiliano è molto abile nell’anticipo e può schermare il trequartista avversario, il quale va ad occupare proprio quello spazio nel tentativo di ricevere e attaccare la difesa schierata.

Gli esterni scivolano e il Napoli si dispone a 5 a centrocampo.
Gli esterni scivolano e il Napoli si dispone a 5 a centrocampo.

Il compito di Higuaìn in questa situazione, tuttavia, rimane quello di disturbare gli avversari chiudendo linee di passaggio ai difensori centrali. Talvolta, in determinate situazioni dette “pressing triggers” (“inneschi del pressing”, come un passaggio orizzontale o all’indietro) una mezzala o un esterno escono dal centrocampo per andare ad aiutare l’argentino e recuperare palla per ripartire in transizione offensiva; per non perdere l’equilibrio, però, Jorginho scala ad occupare lo spazio lasciato libero e ricostruire la linea a 4, in modo da continuare a coprire bene tutto il campo se il tentativo di recupero non va a buon fine. Per compensare l’uscita del mediano, la difesa deve alzarsi e accorciare sul centrocampo; è fondamentale eseguire questo movimento con perfetta scelta di tempo, perchè se ritardato lascia una voragine fra le due linee, e se anticipato espone la difesa a un lancio in profondità per un attaccante. Se tutto a a buon fine, il Napoli sarà momentaneamente disposto con un 4-4-2 in linea (ovvero senza trequartista).

Le frecce evidenziano i movimenti dei giocatori. Hamsik esce in pressione, Jorginho  copre il buco, la difesa accorcia...
Le frecce evidenziano i movimenti dei giocatori. Hamsik esce in pressione, Jorginho copre il buco, la difesa accorcia…
...e il Napoli si dispone con il 4-4-2, coprendo il campo sia in ampiezza che in profondità.
…e il Napoli si dispone con il 4-4-2, coprendo il campo sia in ampiezza che in profondità.

Spero che questa piccola analisi abbia chiarito le idee sui movimenti di base del centrocampo del Napoli. Se vi è piaciuta, condividete!

Roberto Palmieri

Le lavagne tattiche sono state realizzate con l’app Football Coach

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Tra tutti i gesti tecnici possibili nel gioco del calcio penso che niente faccia incazzare i tifosi più del retropassaggio al portiere. I tifosi del Napoli, per la verità, sono tra i più comprensivi in Italia, anche perchè tra i più preparati tatticamente. In effetti si tratta di una manovra fondamentale nel calcio moderno, che contro squadre molto aggressive come il Sassuolo può capovolgere la manovra a favore del Napoli. Vediamo nel dettaglio come.

Il Sassuolo di Di Francesco è una squadra di ispirazione zemaniana, che (come abbiamo potuto constatare ieri sera) gioca a ritmi altissimi e con un pressing asfissiante che parte dai tre attaccanti. Lo scopo di questo pressing alto (come del resto succede nel Napoli) è recuperare palla più in alto possibile: la differenza tra i neroverdi e i ragazzi di Sarri è che, mentre noi tendiamo a giocare di più il pallone, loro verticalizzano immediatamente attaccando la porta. Una squadra come il Napoli che tende a impostare la manovra da dietro è molto esposta a questo tipo di tattica. Guardate queste lavagne tattiche:

sassuolo1

In questa prima situazione le due ali avversarie marcano i terzini del Napoli, mentre la punta centrale, favorita dal fatto che i centrali del Napoli non tendono ad allargarsi in questa fase (come fanno ad esempio Pique e Mascherano al Barcellona), disturba entrambi i centrali. Il regista (che non compare) sarà marcato  da una mezzala. Reina, per non buttare via il pallone, è costretto a giocare corto e i difensori devono avventurarsi in un palleggio basso complicatissimo. Questa situazione si è verificata spesso ieri sera con diversi palloni persi in zona pericolosa.

sassuolo2Qui i tre attaccanti optano per lo scivolamento laterale, marcando a uomo i due centrali e un terzino. Lo scopo di questo tipo di pressing è “guidare” l’avversario sulle corsie, dove i confini del campo gli tolgono spazio per giocare forzandolo all’errore o al lancio alla cieca. Che si fa? Se solo ci fosse un terzo centrale…

Ah, aspetta un attimo.

sassuolo3

Ogni volta che il Napoli passava il pallone al portiere, con la difesa molto alta, il centravanti Falcinelli era costretto a uno scatto di venti metri per andarlo a pressare lasciando soli Politano e Sansone contro i quattro difensori del Napoli. I due interni non possono mollare Jorginho e Hamsik, i due giocatori di qualità del Napoli, e i terzini sono bloccati da Callejon e Insigne; a Reina basta giocare semplice su Chiriches, che avrà spazio per lanciare la catena di sinistra (il pallino azzurro più avanzato del Napoli rappresenta Insigne, sul quale sarà diretto il prossimo scambio). Scacco matto.

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Roberto Palmieri

(Le lavagne tattiche sono state fatte con l’app Football Coach)

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