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La notturna

Sarà Roma-Udinese ad aprire il campionato di serie A 2016-’17, come primo anticipo della prima giornata che si giocherà il 20 agosto prossimo, con inizio alle 18. La Juventus campione d’Italia scenderà in campo alle 20.45 allo Stadium contro la Fiorentina. Lo ha reso noto la Lega Serie A, specificando che l’anticipo della Roma è stato disposto per
l’impegno in Champions League e che la gara potrà essere anticipata a venerdì 19, alle 20.45, se lo chiedesse il club. Il programma della prima giornata prevede che le partite si
giochino domenica 21 agosto alle 20.45, con l’unica eccezione dell’anticipo, alle 18, che sarà Milan-Torino. Infine, lunedì 22 alle 20.45 si giocherà Palermo-Sassuolo. Tale posticipo, informa la Lega, è soggetto a conferma in caso di qualificazione del Sassuolo ai playoff di Europa League. Nella 2/a giornata, il primo anticipo, sabato 27 agosto alle 18, sarà Lazio-Juve, mentre alle 20.45 è in programma la sfida Napoli-Milan. Tutti gli incontri si terranno domenica 28 alle 20.45, con l’anticipo delle 18 che sarà Inter-Torino.

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Il teatrino partenopeo

Gigi D’Alessio è un signore. Poteva scaricare le colpe sugli altri e invece, senza scomporsi, ha detto “Pago tutto io”. La questione è quella dell’erba del San Paolo e il suo stato devastato dopo il concerto del cantante di “Annarè”. Secondo l’agronomo della Lega Calcio il campo era in condizioni perfette e ciò è stato possibile grazie ad anni e anni di lavoro. Sarà quindi praticamente impossibile riavere un prato eccellente per l’inizio del campionato, figurarsi per quando il Napoli celebrerà i suoi 90 anni di storia tra poco più di un mese.

La situazione si ripete ed evidentemente De Laurentiis non aveva tutti i torti lo scorso anno quando si lamentò perché il Comune aveva deciso di far svolgere al San Paolo il concerto di Vasco Rossi. Eppure, dopo appena un anno, nulla è cambiato. Una questione che non ha senso di esistere. E ripropongo quindi quanto già scrissi appena un anno fa: ma è mai possibile che nella città della musica non esistano strutture adatte per far svolgere dei concerti affollati?

Chi scrive ha una convinzione che, probabilmente, sembrerà pure ovvia, ma evidentemente non lo è. Lo Stadio San Paolo deve essere il luogo dei tifosi del Napoli, del Calcio Napoli. Non può essere diviso con null’altro. A meno che non si riesca a rendere tecnicamente conciliabile l’utilizzo dell’impianto con usi differenti a quelli sportivi.

Luigi De Magistris, neo eletto sindaco di Napoli, ha tenuto quasi interamente la propria campagna elettorale attaccando Renzi. Ecco, tifosi del Napoli, prendiamocela con il presidente del Consiglio. Appare evidente che doveva essere lui a vigilare sullo svolgimento del concerto di Gigi D’Alessio. Così come è chiaro a tutti che sia colpa del premier se Napoli, città della musica, non abbia neppure un luogo dove poter far svolgere dei concerti. Chiaramente sarei mediamente sarcastico…

Uè, mi raccomando, il primo agosto festeggeremo il nostro Napoli cantando “Bella Ciao” e sventolando la bandiera del Regno delle due Sicilie. La coerenza tanto ormai s’è bruciata. Proprio come l’erba del San Paolo.

Valentino Di Giacomo

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Quella sgradevole conferenza stampa

Ciaccare  e medicare, si dice a Napoli. Abbiamo già “medicato” nell’articolo precedente riconoscendo a De Laurentiis di essere probabilmente, per risultati, il miglior presidente del Napoli in 90 anni di storia grazie ad una strabiliante continuità. Ed è malsano che molti tifosi non glielo riconoscano.

Per molti il difetto di De Laurentiis è che sia un pappone, come abbiamo già scritto. Altri parlano delle manchevolezze del settore giovanile: una polemica questa che ci sta, ma che forse non tiene conto di quanto, con le regole attuali, i settori giovanili siano pleonastici per una società di calcio che non ha l’obbligo di schierare in campo calciatori formati nel proprio vivaio.

Per me, venendo quindi a “ciaccare”, l’insopportabilità di De Laurentiis è stata invece dimostrata da quella conferenza improvvisata dopo la vittoria con il Frosinone. Il presidente non si vede quasi mai nella sconfitta, ma compare ogni volta quando c’è da festeggiare e prendersi i suoi, pur giusti, meriti. E’ una società, quella azzurra, che ha un gap di comunicazione con gli altri club che è quasi avvilente. Un’altra società avrebbe mandato Higuain e Sarri davanti a tutte le telecamere d’Italia per ore per far godere ai propri protagonisti i meriti di una stagione oltremodo esaltante. Il Napoli no, ogni volta Aurelio ruba la scena, soprattutto quando c’è da intestarsi le vittorie.

Il giocattolo quasi perfetto di questa squadra è una sua creazione, nessuno lo mette in dubbio. Ma il presidente dovrebbe avere il coraggio di essere presente anche quando le cose non vanno. Penso ad esempio al “casino” della squalifica di Higuain, dov’era il presidente? Era alle Maldive, in vacanza. Una vacanza che, evidentemente, il presidente non può consentirsi dopo che ha imbastito una società di persone capaci, ma che devono comportarsi sempre come “Yes-man” agli ordini del padre-padrone.

Giuntoli, il nostro Ds, è un fantasma che non è quasi mai andato davanti alle telecamere quest’anno. A Sarri e alla squadra è stato imposto a fine stagione un silenzio-stampa che stava rischiando di nuocere il nostro finale di campionato alimentando voci sul contratto dell’allenatore quasi incontrollate.

Manca a questo Napoli un team-manager autorevole. Il presidente deve imparare a fidarsi dei suoi dipendenti, non può gestire tutto al meglio, non è pensabile. Una società di rilievo europeo deve obbligatoriamente avere nel suo organico uomini autorevoli, capaci di indirizzare la barca quando il mare è in tempesta. Aurelio, con i suoi silenzi, lascia invece la nave alla deriva nel vortice di polemiche che spesso non è capace di gestire.

E’ uno dei motivi per cui il Napoli non può permettersi di insignire Maradona quale proprio ambasciatore all’estero. Sarebbe un’idea vincente abbinare il nostro marchio a quello di Diego che è conosciuto in tutto il mondo. Ma De Laurentiis sarebbe capace a gestirlo con la sua mania di controllare tutto e tutti?

E – venendo alla gestione dello stadio – il Comune investirà a proprie spese 25 milioni di euro per ammodernare l’impianto. Perché nessuno ne parla? Perché De Laurentiis non ha contribuito, magari andando incontro a quel progetto di eliminazione della pista di atletica e di restyling che è oltremodo necessario per una squadra che gioca stabilmente in Europa?

Sono tutte potenzialità inespresse di questo club. Ovunque si vada in Europa c’è, ad esempio, la possibilità di fare un tour nello stadio. Perché a Napoli no? Perché a Napoli i garage dello stadio erano invece utilizzati fino a poco tempo fa per far lucrare qualcuno facendolo diventare un ritrovo per le coppiette che si appartano in auto?

Perché al San Paolo non esiste un museo? Eppure i turisti che vengono al San Paolo, ne avrò visti a centinaia, indossano tutti la 10 di Maradona che comprano sul web?

Finché De Laurentiis non comprenderà che una società di calcio è fatta di tantissime voci, oltre al settore sportivo e quello del marketing (che pure funziona), non si riuscirà mai a rendere il Napoli una società moderna.

Queste le critiche che mi sento di muovere al nostro presidente. Certo, di qui a chiamarlo “Pappone” ci passa il mare. E ingigantire delle critiche, almeno questo speriamo che siano costruttive, può farci solo del male. Perché in fondo siamo tutti sulla stessa barca. E questo dovrebbe comprenderlo per primo Aurelio De Laurentiis.

Valentino Di Giacomo

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Mi dai il link per lo streaming?
Ma tu non hai mai visto il Napoli
Eh lo so, ma ci stiamo appassionando, lo guardo con tutta la famiglia che non ha mai seguito il Napoli

Questo è l’estratto di una chat con Chiara, una delle penne più apprezzate del nostro sito, poco prima di Atalanta Napoli. Ieri leggo lo status di Giorgio, anche lui un amico che spesso scrive sulle nostre pagine, che commentava la partita del Napoli. Non lo aveva mai fatto da quando lo conosco… e ci conosciamo da almeno 10 anni.

Non sono gli unici, un sacco di persone che si erano allontanate dal Napoli o che non hanno mai tifato ma al massimo simpatizzato per la squadra della città stanno iniziando a seguire le vicende della squadra di Sarri.

Occasionali. Spesso vengono definiti così. Li si può accusare di voler salire sul carro ma io non la vedo così. Se questa accusa è valida per i tifosi a corrente alternata, nel caso di chi non ha mai seguito il Napoli le accuse sono infondate.

Non me ne vogliate se torno sempre lì, ma credo che buona parte del merito sia proprio di Sarri. Non solo per il gioco coinvolgente e divertente, anche per i non addetti ai lavori, e per i risultati entusiasmanti, ma Sarri è riuscito a fare tutto questo umanizzando molto il calcio.

Le battute durante le interviste, la scaramanzia sfacciata, l’umiltà con cui affronta i microfoni e soprattutto l’immagine di lui con la caffettiera a centrocampo durante gli allenamenti lo hanno reso uno di noi, nonostate la sua straordinaria preparazione e professionalità riesce a non perdere la forza di essere “un uomo qualunque” e questo viene apprezzato.
Cos come viene apprezzata la sua capacità di rendere incredibilmente le vicende umane tanto dei campioni quanto dei giovani esordienti: dall’abbraccio di Higuain dopo il goal all’Atalanta alla fiducia data a Hysaj e Jorginho, vere rivelazioni di questo campionato, il lavoro di Sarri viene percepito e apprezzato da chiunque, e proprio questo riesce ad affascinare anche chi fino a ieri il calcio lo evitava come la peste.

Mantenendo una metafora cara a un allenatore che nonostante il blasone ha fallito ogni obiettivo, Sarri non ha riportato la chiesa al centro del villaggio, ma ha riempito la chiesa di nuovi fedeli e già solo questo è un grande risultato.

Paolo Sindaco Russo

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Radiografia degli ultras

Non serve praticamente a nulla la partita di stasera tra Napoli e Legia Varsavia. Eppure, nonostante tutto, la scorsa notte si sono registrati scontri tra napoletani e polacchi. Le cronache raccontano di 16 arresti, 14 feriti tra cui 9 agenti delle Forze dell’Ordine.

Ormai le partite sono il pretesto per fare a mazzate. Non è una novità, non è una notizia. Non si può chiamarli tifosi, non perché non lo siano. E’ che sono prima teppisti, disadattati, incivili. Lo stadio e gli eventi sportivi sono solo il pretesto.

Questi soggetti non sono la maggioranza della tifoseria, anzi, sono pochi e isolati. Fanno solo più rumore. A Napoli poi è fortissimo l’intreccio tra il mondo ultras e la delinquenza di ogni tipo, anche di stampo camorristico. Alla prima in casa stagionale contro la Sampdoria in Curva A ci fu pure un accoltellamento. Ero lì allo stadio: circa 5000 persone restarono a guardare quello che combinavano una maniata di deficienti.

Non appartengono al mondo del calcio questi personaggi, sono laterali. Gli stadi e quello che c’è intorno sono soltanto il pretesto, il palcoscenico designato per fare un po’ di macello. Ragazzini dai 14-15 anni in su che giocano a sentirsi uomini in questo modo, visto che per il resto dei giorni sono il nessuno generalizzato. Gente invisibile che esiste solo in queste occasioni: quando siti e giornali riportano le loro gesta e si fa la corsa a pubblicare foto e video di questi scontri. E’ possibile incontrarli pure al centro storico quando camminano la sera in gruppi di 15-20 persone solo per spaventare i passanti con canti e spintoni. Vivono e cacciano in branco, da soli sarebbero nessuno. Magari qualcuno di questi guagliuncielli va pure bene a scuola, ma in gruppo si trasforma e fa il tipo con la capa spostata che si porta assai.

La camorra al San Paolo ci sta da sempre. Questi episodi non sono afferibili però alla malavita organizzata. Sono solo dei delinquenti organizzati che giocano a fare i guappi bardandosi di sciarpe e bandiere. Se chiedete ad uno di questi chi era Zurlini, Panzanato o Mistone non sanno nemmeno chi siano, perché non sono tifosi.

Non è così soltanto a Napoli, anzi la nostra città, per una volta, non è neppure l’epicentro di questo genere di fenomeno. In tutta Italia e in Europa è cominciato questo gioco di “fare gli hooligans”, gli ultras di “mentalità” da diversi anni. Quasi ogni tifoseria ha i suoi imbecilli delinquenti. Spesso si danno appuntamento su internet e si incontrano nelle stazioni di servizio, nelle stazioni ferroviarie, anche in qualche posto sperduto e si prendono a mazzate. Ci sono codici che vietano le armi eppure le ferite di coltello non sono rare in questi scontri. Si gioca con i gemellaggi, quelli del Legia ad esempio sono gemellati con i tifosi della Juve. Si fanno gemellaggi non per senso sportivo, ma per procurarsi altri nemici con cui scontrarsi.

Sono estranei al mondo del calcio. Ma il mondo del calcio nulla fa per modificare lo stato delle cose. I club difficilmente ne parlano. Sono affari che riguardano lo Stato. E nulla si fa nemmeno sotto il profilo dell’educazione allo sport, della civiltà, del vivere contrapposti ma rispettandosi. La Lega Calcio o la Figc se ne fregano. Meno se ne parla meglio è.

Per tanti anni il San Paolo è stato un luogo di colori, di folklore, di sfottò. Allo stadio ci si poteva andare con i bambini che al massimo sarebbero ritornati a casa ripetendo qualche parolaccia. Oggi il folklore non deve esistere, non si possono nemmeno cantare cori per i singoli calciatori perché sono “mercenari”. I cori per Higuain partono dalle tribune perché in curva si violerebbero i codici di questi quaqquaraqquà.

Vedere questi personaggi mi ha allontanato dallo stadio. Io che per il Napoli ci campo e che la curva era casa mia. Non si può ignorarli. Perché, come me, chissà quanti ce ne sono che allo stadio ormai ci vanno malvolentieri proprio per non incrociare questi personaggi e subire i loro assurdi diktat. Per non parlare di quella bruttissima sensazione che ti prende quando ripensi alla bellezza di quello stesso stadio appena 15 anni fa, quando il Napoli era in B e con i gol di Schwoch volava in A in un San Paolo colorato e sempre pronto a sostenere la maglia e i calciatori nella buona e nella cattiva sorte. E oggi che il Napoli ottiene tra i migliori risultati della sua storia dobbiamo andare in uno stadio che è solo gremito, ma che spesso non è capace di fare il tifo. E per di più non sa divertire e non si diverte.

Ci sono tante forme di guerra nel calcio di oggi, gli scontri tra napoletani e polacchi per una partita che non vale niente, raccontano solo una parte della brutta aria che si respira nei nostri stadi.

vDG

@valdigiacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chi ha qualche anno in più lo ricorderà e probabilmente sarà d’accordo con me, immaginare anche la più stupida delle partite di una coppa europea con lo stadio vuoto fa tristezza.

I tempi sono cambiati e l’Europa Leaugue non è più un lusso, solo andando ben oltre i gironi la competizione assume prestigio, ma fino a quel momento c’è poco appeal per il pubblico e allo stadio vanno solo pochi irriducibili.

Giovedì il Napoli affronterà per l’ultima partita della fase a gironi di Europa League, il Napoli è già qualificato e matematicamente primo del girone per cui il risultato è indifferente, la caratura dell’avversario non è di quelle che smuove gli appassionati, in campo giocheranno le riserve, i prezzi non sono così bassi come ci si aspetterebbe e oltretutto la partita è alle 19:00, orario abbastanza scomodo per chi lavora… insomma è veramente difficile che a qualcuno venga voglia di andare allo stadio.

Eppure lo stadio pieno sarebbe la cosa più giusta in questa occasione, in realtà lo è sempre ma credo che mercoledì un improbabile, o forse impossibile, tutto esaurito sia la cosa più giusta da fare.

Tanto per iniziare dopo la sconfitta di domenica scorsa il Napoli ha bisogno del sostegno di tutti, è stato un passo falso dopo un cammino straordinari, e anche se il prossimo fine settimana di gioca in casa abbracciare i ragazzi già da giovedì sarebbe un bel gesto. Se non bastasse questo c’è da applaudire i ragazzi per lo straordinario cammino fatto fino a oggi in EL, se giovedì al San Paolo andasse in campo non dico la Primavera ma i Giovanissimi e il Napoli perdesse con qualche decina di goal di scarto avrebbe fatto comunque un cammino straordinario che va celebrato.
La partita con i polacchi sarà inoltre un modo per vedere in campo giocatori molto poco impiegati ed è comunque un nostro dovere far conoscere il calore del San Paolo a questi ragazzi…

Sono abbastanza sicuro che non convincerò nessuno ma sono queste le occasioni che abbiamo per essere più tifosi e meno spettatori e soprattutto sono le occasioni migliori per portare allo stadio chi non c’è mai stato, magari i più piccoli, e fargli avvicinare al meraviglioso mondo del tifo azzurro.

Paolo Sindaco Russo

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Il pubblico deve crescere ancora

Chist tene genio ‘e sfottere“. Già, l’avrete pensato. Eh si, perché ieri sera, a caldo, ho scritto che siamo provinciali nel festeggiare alla quattordicesima giornata come se avessimo già vinto un titolo! Lo penso e lo scrivo, visto che ne ho l’opportunità. Ma più di tutto non posso far a meno di notare che chi oggi esulta più di tutti è chi appena poco tempo fa chiamava “pappone” De Laurentiis e qualcuno allo stadio esultava persino per l’incendio della sua barca. Tra chi oggi batte le mani c’è chi ieri diceva che “Sarri non era all’altezza del Napoli“. Chi oggi – come si dice dalle nostre parti – ha il cuore nello zucchero, è chi ieri asseriva che Higuain non voleva restare a Napoli e lo riteneva un inguaribile puttaniere.

Si, è tutto molto bello vedere la città in festa, il San Paolo stracolmo (record di incassi ieri sera), i fuochi d’artificio dopo il 90esimo. Ma, se questa squadra è lì dov’è, lo deve solo a se stessa: a De Laurentiis, a Sarri, a Higuain. E per carità! Siamo solo alla quattordicesima giornata! Guai a cantar vittoria. Tanto questi che ieri attaccavano il Napoli, torneranno a parlare al primo passo falso rivendicando i propri giudizi.

E’ antipatico il giochetto del “Te l’avevo detto“. Eppure qui su soldatoinnamorato il Napoli lo abbiamo sempre sostenuto prima dell’inizio del campionato e anche quando pareggiava con la Samp o con l’Empoli. Abbiamo dovuto difendere De Laurentiis scomodando persino la parola “camorra”, abbiamo dovuto far notare che il tifoso del Napoli è arrabbiato di natura e non sa godersi quello che è il secondo, per ora, miglior momento degli azzurri. Abbiamo dovuto parlare di quel tifo napoletano che è sceso così in basso negli ultimi anni. Rileggeteli i nostri articoli dei momenti bui di inizio campionato (sono nei link in blu), non lo diciamo per vanto, ma per chiarezza si.

Così come oggi non possiamo non criticare l’eccessivo entusiasmo che si respira in città. Siamo appena alla quattordicesima giornata! E ci sono tantissimi dati che dovrebbero far comprendere che se il Napoli riuscirà a restare in vetta non sarà frutto di un’impresa, ma di un’IMPRESA. Un’impresa fattibile, ma assai difficile. E vi spiego, con calma e razionalità i motivi:

Le avversarie sono a pochi punti di distanza e alcune hanno rose più “profonde” del Napoli. Ad esempio: guai a dare per spacciata la Juve, persino i bookmakers oggi la danno favorita alle spalle proprio degli azzurri.

Il Napoli, in attesa della Roma in casa, dovrà giocare tutti i big match (escluso il Milan) lontano dal fortino del San Paolo

– Sia contro il Verona che contro l’Inter il Napoli ha avuto il predominio pressoché assoluto delle partite, ma non ha trovato mai facilmente lo specchio della porta. Contro il Verona Rafael iniziò a fare vere parate solo dopo il vantaggio di Insigne, ieri sera contro l’Inter l’unica parata di Handanovic è avvenuta al 90° quando il portiere nerazzurro ha compiuto un miracolo su Higuain.

Se il Napoli non arriva più così facilmente in porta è perché, a poco a poco che il campionato entra nel vivo, le altre squadre sono riuscite a comprendere il modo di affrontarci. Aspettano tutte compatte dietro la linea della palla e attendono, come ha fatto l’Inter, che noi iniziamo a giocare sotto-ritmo. Un gioco che non sappiamo ancora fare.

Se, ad esempio, Icardi ha segnato solo 4 reti, Higuain ne ha già segnate 12 (senza rigori). I numeri sono numeri, è impensabile (anche se ce lo auguriamo) che riesca El Pipita a mantenere questo ruolino di marcia. Di buono c’è sicuramente che Callejon, Hamsik, Mertens e Gabbiadini possono ancora fare tanto a livello realizzativo.

E allora andiamoci piano. E’ giusto esultare, ma senza farsi prendere da un’euforia che al momento è assai prematura. Poi lo so, è più facile, ve lo assicuro, scrivere di un “Napoli stellare”, di “Napoli tricolore” e magari aggiungere qualche facile riferimento al Napoli di Maradona. E’ molto semplice raccontare le cose così: quando la squadra vince sono tutti bravi e quando perde sono tutti una schifezza. E invece no! Il motivo per cui abbiamo deciso di creare questo sito web è proprio quello di ragionare sulle cose. Per carità, gioendo per le vittorie come giusto che sia. Ma senza prendere in giro i lettori scrivendo esattamente ciò che vorrebbero leggere. E’ come se alla playstation si prendesse sempre il Barcellona… Sono bravi tutti così!

Valentino Di Giacomo

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Mentre Parigi era sotto attacco allo Stade de France si giocava Francia – Germania. Un match al quale ha assistito anche il presidente transalpino Hollande, prima di lasciare l’impianto a partita in corso per provvedere a presiedere un vertice sulla sicurezza. In campo le due squadre schieravano tra gli altri Varane, Evra, Pogba, Diarra, Ben Arfa, Coman, Mangala, Cissoko, Rudiger, Boateng, Khedira, Gundogan, Sané. Cosa hanno in comune tutti questi calciatori? Hanno tutti la cittadinanza dei due Paesi, ma ognuno di loro ha origini africane o di altre etnie extra-europee. Eppure sono idoli nei loro Paesi, come in Italia lo sono o aspirano a diventarlo El Sharaawi, Balotelli, Okaka e tanti altri.

Quasi come se non se accorgesse l’Europa ha tra i propri cittadini persone che derivano da ogni parte del mondo. E soprattutto sono tutti cittadini che si sentono europei al pari di chi è nato a queste latitudini. Basta fare un giro nelle scuole e in un appello di classe ai soliti Esposito, Scognamiglio o Russo si troveranno i Mohammed, Konate o Yu Ming.

Non sono e non si sentono bimbi differenti da altri. E’ frequente che questi bambini siano italiani ormai da più di due generazioni: sono italiani, ma i loro cromosomi si sono scaldati in passato al sole della Libia, del Marocco, dell’Algeria o si sono nutriti di riso e spezie a noi sconosciute.

E’ imbarazzante che dinanzi ad una tragedia certi nostri politici parlino di chiudere le frontiere, di bombardare lo “Stato Islamico” come se questo fantomatico Paese esistesse realmente. Da Gasparri a Salvini tante sono state le uscite infelici di chi dovrebbe amministrare per nostro conto la res publica. Tutte parole al vento nel tentativo di risultare originali e acchiappare qualche voto stimolando gli istinti più bassi.

Non sanno forse questi soggetti che chi si è fatto esplodere a Parigi, chi ha sparato era probabilmente francese da oltre quattro o cinque generazioni. Come cittadini francesi era Amhedi Coulibaly, colui che solo pochi mesi fa assaltò, sempre in Francia, un supermercato il giorno della strage di Charlie Hebdo.

Così come, se un giorno dovesse accadere un attentato in Italia e chiaramente ci auguriamo che ciò non avvenga mai, i responsabili saranno soggetti allevati probabilmente nelle nostre scuole e che avranno pregato nelle Moschee presenti nelle nostre città.

Non ci accorgiamo che i Rudiger, i Varane, i Khedira, gli Okaka o gli El Sharaawi sono semplicemente ragazzi più fortunati di altri che per volere del destino giocano a calcio anziché prestarsi al fondamentalismo e al fanatismo di un dio che attraverso la malvagità di certi animi non è più un Dio.

Mi colpiscono le morti, le scene raccapriccianti quando avvengono questi episodi eclatanti. Mi addolorano. Ma mi spaventa assai di più la risposta che noi offriamo a queste tragedie. Risposte di istinto, di pancia, di totale assenza di ragionamento.

Mi lasciano un vuoto triste i tanti commenti che compaiono sui social network, anche quelli che rincorrono hashtag da milioni di retweet o milioni di “mi piace“. Quello più gettonato oggi è #PrayforParis. Così come la scorsa volta vennero riempite le bacheche a furia di #JesuisCharlie. A che servono mi chiedo? Si può partecipare a queste tragedie con un hashtag?

Le immagini che vediamo alla tv e sul computer sembrano quelle dei videogiochi. Una delle tecniche di reclutamento dell’Isis con i più piccoli avviene proprio attraverso dei war-games: si gioca alla guerra per poi farla davvero. Chi ha visto l’immagine di Coulibaly che davanti al supermercato parigino spara ad un poliziotto dice che siano identiche a quelle di un videogame.

Virtuale appare il sangue, virtuale è pure la solidarietà e la compassione di chi scrive sui social. Virtuali sono poi le soluzioni proposte da alcuni nostri politici che identificano per davvero l’Islamic State su una cartina geografica come il Kamatchka del Risiko da bombardare con i carrarmatini neri. E’ tutto un gioco. Non è vero finché ciò che vediamo è trasmesso su uno schermo. Chissà se un giorno dovessero presentarsi davanti a noi, nella vita reale, immagini del genere riusciremmo a percepirle sul serio come reali e non come un film o un reportage di telegiornale.

La propaganda delle immagini cruente è il primo obiettivo delle organizzazioni terroristiche. Instillano paura, incertezze nella nostra vita quotidiana. E, forse, ci fanno apparire la nostra vita vissuta guardando gli schermi più elettrizzante ed anche più sicura di quanto lo sia prendere un autobus, un caffè al bar o assistere ad un concerto in un teatro.

Eppure il nostro impegno quotidiano, alla faccia di qualche politico chiacchierone, dovrebbe essere di non rinunciare alle nostre emozioni reali. Non a quelle suscitate da un commento su Facebook o da un hashtag su Twitter. Emozioni reali, sentimenti reali. Non questa fredda propaganda della solidarietà inservibile proprio come certe soluzioni proposte da alcuni nostri parlamentari.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Fuori dal coro

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Era esattamente un anno fa, il 5 Ottobre del 2014. Al San Paolo si gioca Napoli – Torino. La partita inizia assai male per gli azzurri perché “Core ‘ngrato” Fabio Quagliarella realizza un gran gol e porta in vantaggio i granata. Il Napoli rientra negli spogliatoi sotto di un gol tra i fischi impetuosi degli spalti.

Nel secondo tempo il Napoli reagisce, “Mortimer” Michu colpisce persino la traversa con un colpo di testa. Il San Paolo continua a rumoreggiare, ogni pallone che tocca Insigne sono fischi. Fischi che il folletto di Frattamaggiore ha già dovuto sopportare altre volte, soprattutto quelli rumorosissimi del preliminare di Champions contro il Bilbao quando ci fu una sonora bocciatura del pubblico di Fuorigrotta per Lorenzino.

Al 10′ del secondo tempo della partita contro il Torino la svolta: cross di Zuniga dalla sinistra e gol di Insigne, di testa. Lorenzo corre verso la fascia laterale, si siede a terra e scoppia in lacrime con il cuore che batte a mille all’ora. Il Napoli, a quel punto sbloccato, raggiunge pure la vittoria grazie ad un gol di Callejon. E da quella partita Lorenzo non sarà più fischiato al San Paolo.

Oggi Lorenzo Insigne è il calciatore del Napoli più acclamato, persino più di Higuain. A Napoli non si parla che del suo gol bellissimo alla Juventus, di quelli magnifici al Milan. Adesso un campione come Zola ha persino lanciato la proposta di ridare la 10 di Diego al piccoletto di Frattamaggiore. C’è persino chi oggi nemmeno si scandalizza di questa vera e propria bestemmia.

E allora, caro pubblico napoletano, diciamocelo in maniera chiara, mi ci metto pure io nel conto: fondamentalmente di calcio non ci capiamo un emerito cazzo. Certo, io a differenza di altri non mi sognerei mai di fischiare qualsiasi calciatore del Napoli a partita in corso. L’unico calciatore per cui trasgredii alla regola fu nell’anno 2000, fischiai Bandieri dopo un gol subito da centrocampo in una partita casalinga contro il Monza. Dalla partita successiva subentrò Nando Coppola.

Allo stesso modo, caro pubblico napoletano, sei indecente quando, sempre a partita in corso, canti cori beceri contro un presidente che tutto sommato in questi anni qualcosina di buono lo ha fatto per la squadra. Al netto di tutti i difetti, le dichiarazioni inopportune e certe uscite cialtronesche. Un pubblico che non riesce mai a guardare le cose con una visione d’insieme: si perde una partita e fanno tutti schifo, si vince una partita e sono tutti dei fenomeni. Intanto il Napoli da sei anni, ininterrottamente, si qualifica in Europa ed è stabilmente considerata una “grande” del calcio italiano come non accadeva da un quarto di secolo.

La critica ci sta, persino io su Facebook ho scritto più volte negli anni scorsi che non mi piaceva la fumosità di Insigne. Però i giovani vanno aspettati. Così come spero che Jorginho e Koulibaly continuino a smentirmi perché sono due calciatori che non mi piacevano affatto.

Al San Paolo si canta, non si fischia. Semmai lo si fa dopo il novantesimo. E adesso chiediamo tutti scusa a Lorenzino che è diventato una delle più belle realtà del calcio italiano. E, se potete, fischiatevi da soli la prossima volta. Perché fondamentalmente siete un pubblico di merda.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Potrebbe sembrare “Scherzi a Parte”, ma letta così la dichiarazione odierna di Carlo Tavecchio suona davvero male. Queste le sue parole: “Come si fa a pensare che una citta’ come Napoli possa avere uno stadio nuovo? E dove lo facciamo, in mezzo al mare?” ha detto Tavecchio, partecipando alla presentazione del disegno di legge del Pd sulla valorizzazione dello sport, nel corso di una conferenza stampa alla Camera. Probabilmente le parole di Tavecchio vorrebbero servire per stemperare la tensione tra De Magistriis e De Laurentiis sulla questione San Paolo, peccato che suonino abbastanza grevi. 

Tavecchio si e’ speso poi a favore del sostegno pubblico dello sport. “Vogliono costruire stadi dove si vendono anche altre cose. Ma cosa si puo’ vendere? Finora nessuno me lo ha detto. Anche perche’ se fai uno stadio a 30 chilometri dalla citta’… Si organizzano cose, ma poi non ci sono i soldi per l’ammortamento…“. Per il presidente della Figc “il campionato di calcio e’ una panacea che sistema una serie di problemi del paese. E’ un
regolatore di tensioni e bisogna capire se deve essere sostenuto o meno. Se a inizio campionato avessimo fatto giocare sei squadre anziche’ 20, avremmo avuto problemi di ordine pubblico“.

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