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Sabato 1 Aprile, Marcia per la riapertura dello Stadio Collana

Ho sempre la tendenza a credere che il lieto fine possa esistere! Purtroppo però, ancora una volta, devo ricredermi! Soprattutto se in certe storie recitano insieme politica (quella sporca e clientelare), burocrazia (la nostrana obsoleta e cavillosa) e imprenditoria (quella megalomane, arrogante e strafottente di chi si trova di fronte).

Ero convinta che, dopo tutte le vicissitudini, finalmente lo Stadio Collana potesse rinascere più forte e maestoso che mai. E invece, proprio il giorno del passaggio di consegne, il 13 febbraio,  nell’esatto momento in cui il direttore generale di demanio e patrimonio della Regione Campania consegnava la struttura alla nuova gestione, arriva una sentenza del Consiglio di Stato in cui viene gettato letteralmente tutto al vento. La Giano s.r.l., non contenta delle precedenti sentenze, si rivolge al massimo tribunale amministrativo per cercare di ottenere ciò che le era stato, ufficialmente, legalmente, regolarmente negato: la concessione dello Stadio Arturo Collana. In data 12 gennaio 2012, in nome del Popolo Italiano, il Consiglio di Stato annulla tutti gli atti precedenti, sottraendo così la gestione della struttura alla Cesport Italia.

.. in nome del Popolo Italiano ..

Un “popolo italiano” che nel frattempo viene letteralmente preso per il culo da istituzioni e imprenditori. Che ripetutamente viene trattato come un fesso e al quale vengono raccontate favolette piuttosto che essere informato su come stanno realmente i fatti.

E intanto migliaia di atleti elemosinano spazi altrove per tentare di continuare gli allenamenti, perchè lo Stadio è chiuso da gennaio. Doveva essere un breve periodo di passaggio, giusto il tempo che venivano espletati gli ultimi adempimenti burocratici e tecnici, e invece, di male in peggio, ora nessuno sa cosa potrà succedere domani.

La Giano s.r.l. ha già preteso, senza mezzi termini, le chiavi della struttura, sentendosi in pieno diritto di poter fare richieste del genere, forti della sentenza di cui sopra. La coppia Cannavaro-Ferrara, spocchiosamente fieri della loro popolarità, attraverso le parole del loro socio Paolo Pagliara dichiarano “siamo pronti più che mai ad andare fino in fondo nel caso qualcuno dovesse tirar fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro”. Come a dire “noi siamo noi! Soldi ne abbiamo in quantità, i nostri nomi ci danno popolarità e consenso e voi, che da decenni vi fate in quattro qua dentro, non valete un piffero!”

Loro giocano a fare gli imprenditori ma a rimetterci sono quelle piccole società sportive che lasciano tesserati a casa, con buona possibilità di chiudere perchè ovviamente nessuna famiglia è disposta a pagare per un servizio non usufruito.

I mesi passano e la situazione non cambia: stallo totale! Il presidente del CONI Giovanni Malagò si dichiara “nemico della burocrazia e a favore di chi vuole fare sport” e punta il dito contro “l’incapacità e la superficialità di vari soggetti“.  Al fianco dello Sport si schiera anche il presidente del CONI Campania Roncelli, mostrandosi fortemente preoccupato per le conseguenze che questa sentenza potrebbe avere su tutti gli affidamenti degli impianti sportivi, in quanto il Consiglio di Stato equipara le concessioni sportive agli appalti pubblici. Ciò che non è molto chiaro è che quando si partecipa ad un bando di affidamento di un impianto sportivo non lo si fa con gli stessi criteri di un bando di appalto pubblico, che risulta essere tutt’altra cosa. Si tratterebbe in questo caso di attività imprenditoriale che andrebbe assolutamente contro i principi della Legge regionale dello Sport e contro i principi dello Sport stesso.

Attualmente una soluzione possibile, seppur momentanea, potrebbe essere sfruttare la pratica già avviata con i vigili del fuoco dall’Ati Cesport Italia per la messa in sicurezza della struttura. Magari si darebbe la possibilità ad una parte degli atleti di ritornare a casa, in attesa che la burocrazia faccia il suo, lento e cavilloso, corso. Il Consiglio di Stato è stato interpellato dall’avvocatura regionale, per una spiegazione della sentenza, mentre le società sportive, dal canto loro, stanno preparando un’interrogazione parlamentare al Ministero della giustizia, certamente non attendono fermi la loro sorte. Fanno sentire la loro voce sia politicamente che attraverso la sensibilizzazione e il coinvolgimento  dell’intera cittadinanza.

Danno appuntamento a tutti noi, SABATO 1 APRILE alle ore 10.30 in piazza Quattro Giornate, rigorosamente vestiti in tuta e scarpe da ginnastica.

Penso sia un grande gesto, da parte nostra, marciare al loro fianco. Partecipare numerosi magari può dare un significato forte ed incisivo che va al di là della causa stessa e vista l’assurdità della vicenda, visto il modo in cui i diritti dei cittadini vengono trattati, potrebbe far arrivare alle istituzioni un messaggio di quanto i napoletani siano stanchi di essere considerati solo pedine nei loro sporchi giochi politici.

 

Milly I.

 

 

 

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Gli interni dello Stadio Collana

Il fatidico sospiro di sollievo, come avevamo già immaginato, al momento è una chimera. E temporeggiare sembra essere diventata una delle qualità del Comune quando si parla di Stadio Collana.

Ieri, 1 dicembre, sarebbe dovuto essere il giorno della “svolta” ma purtroppo così non è stato. Il Comune è ancora lì che non molla la presa ma ha mandato i Tecnici per un ulteriore sopralluogo utile affinchè venga redatto il “verbale di consistenza”.
Carichi di tanta speranza e buona fede, dopo i fatti di ieri ci auguriamo il nodo venga sciolto quanto prima ma purtroppo, ancora una volta, certi comportamenti ci fanno tornare alla triste realtà e confermano un comportamento lievemente sleale anche da parte di chi dovrebbe Informare riportando le notizie così come sono realmente accadute.

E’ pur vero che la realtà può essere liberamente e personalmente interpretata (ciò che è bello per me può essere orrendo per altri o ciò che alcuni vedo come veritiero risulta agli occhi degli altri fasullo) ma riportare falsità, ovvero dettagli difficilmente interpretabili come la presenza/assenza di persone, è poco professionale. Obiettivamente, se ad un incontro la presenza di una persona è un dato di fatto, non è interpretabile a gusto proprio. O ci sei o non ci sei!!

Il giorno 28 Novembre vengono convocati referenti tecnici sia della Regione che del Comune per definire la procedura concordata per la restituzione dell’impianto sportivo “Arturo Collana” e viene riconfermata la data del 01 Dicembre per l’avvio delle attività di redazione dello stato di consistenza del bene.

In contemporanea, la Regione Campania convoca anche l’Ati Cesport Italia richiedendone la partecipazione, quello stesso giorno, sempre per redarne lo stato di consistenza.

E loro ieri c’erano, si sono presentati, capitanati da Sandro Cuomo erano lì! Non come erroneamente riportato da alcuni media. Il punto è che il Comune non li voleva e non riconoscendone né valenza giuridica né ruolo ha preteso un incontro “a porte chiuse” solo con i responsabili della Regione.

La situazione ovviamente non è delle migliori, le condizioni in cui versa la struttura sono purtroppo riconfermate pessime. Ma le due novità che stavolta vengono messe agli atti e che pare la Regione non ne fosse al corrente sono l’occupazione “gratuita” dell’appartamento riservato al custode, il quale però non copriva più la carica dal 2006, e la presenza di un’antenna Telecom, per la quale il Comune ne aveva stipulato contratto incassandone mensilmente la quota.

La disinformazione, ahime!, ancora continua visto che si vuole far passare un messaggio leggermente fuorviante. Si continua a tirar in ballo le Universiadi, si perpetua nel voler far credere che sarà colpa di quest’Ati vincitrice se lo Stadio dovesse essere escluso dai circuiti competitivi dell’evento, perdendone quindi i fondi per la ristrutturazione. Da altri articoli si legge che la speranza del Comune è ancora viva nel vedersi aggiudicare la gestione del Collana in seguito ad eventuale (e io aggiungerei fantascientifico) esito favorevole della FISU, Federazione Internazionale Sport Universitari. Si dice che, qualora il sogno di Palazzo San Giacomo dovesse realizzarsi, la gara regionale vinta regolarmente dall’Ati Cesport sarebbe dichiarata automaticamente nulla. Nulla di più errato visto che tale procedimento non è previsto né menzionato da nessuna parte.

Ma nel frattempo pare che la Regione continui il suo lavoro, riconvocando Comune e Ati il giorno 6 Dicembre per il prosieguo delle operazioni.

Un po’ di chiarezza non fa mai male a nessuno, a prescindere da che “parte” si decida di stare.

 

Milly I.

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Il pubblico ha un’insaziabile curiosità di conoscere tutto, tranne ciò che vale la pena conoscere.” Diceva Wilde qualche tempo fa ed, ancora oggi, ha pienamente ragione.
Tendenzialmente dubito sempre di ciò che viene detto, soprattutto quando l’enfasi e l’accanimento spesso sono troppo eccessivi. Si, sono curiosa! Ma, come recitava l’amico Oscar, di ciò che vale la pena conoscere, non dell’inciucio di quartiere o delle chiacchiere di un politico.
Così mi armo di pazienza e tanta, ma tanta, apertura mentale (provando ad allontanarmi da condizionamenti personali) e cerco di capire cosa si nasconde realmente dietro il bombardamento mediatico, dettato prevalentemente da continue influenze politiche.
Lavoro nello Sport, ho fatto di una mia passione la mia Professione e mi piange letteralmente il cuore quando mi trovo d’avanti situazioni come quella del Palavesuvio di via Argine (chiuso ad ottobre, a quanto pare dissequestrato proprio in questi giorni ma che nel frattempo ha lasciato a casa circa 3000 atleti) o del Palabarbuto di Fuorigrotta (attualmente chiuso e per il quale il Comune avrebbe stanziato circa 80mila euro per la messa in sicurezza); o ancora della più agghiacciante condizione dello storico Pala Argento, fiore all’occhiello della Napoli dei Giochi del Mediterraneo del 1963, abbandonato a se stesso in quanto inadeguato alle norme antisismiche (paradossale che proprio il Palabarbuto fu costruito per rimpiazzare il Mario Argento ed invece pare proprio che la storia si stia ripetendo). Per non parlare poi dell’altrettanto storico Stadio Collana del Vomero, letteralmente vittima di una bagarre, come al solito, esclusivamente politica. Beh! La lista sarebbe veramente lunghissima.
Ed è proprio riguardo quest’ultimo che la mia curiosità mi ha spinta ad approfondire e ad andare oltre alle promesse, alle dichiarazioni, alle offese di sindaci & assessori vari. Perchè si, la questione mi sensibilizza particolarmente visto che all’interno di questo Stadio ci lavorano persone che conosco bene e che stimo onestamente, che in ciò che fanno ci mettono concretamente anima e corpo ogni santissimo giorno della loro vita. La loro storia potrebbe benissimo essere la mia, o quella di qualunque operatore sportivo, a prescindere dalla disciplina; potrebbe tranquillamente capitare a chiunque lavori in “collaborazione” con enti locali trovarsi ripetutamente, come si suol dire, con le pacche nell’acqua.
Penso che chiunque come me operi nello Sport debba sentirsi chiamato in causa quando vengono fatte dichiarazioni da parte del Sindaco del tipo “… qui di persone che, vestendo una tuta, vogliono fare altro rispetto allo sport ne ho viste tante”, riferendosi alle persone di cui sopra. A ‘sto punto, detto da chi pensa che amare lo Sport sia farsi vedere la domenica al San Paolo o che per essere sportivo basti “giocarsi la bolletta” prima del piatto di gnocchi, diventa offensivo per tutta la categoria. A mio avviso, quest’affermazione presuppone che il Sindaco non si renda proprio conto di chi sono le persone che si trova di fronte, o probabilmente non vuole rendersene conto. Continua ad urlare allo “scippo”, a chiedere garanzie di “fruizione collettiva”, a proclamarsi, assieme al resto dei cittadini, “garante e controllore” affinchè questa famosa “fruizione collettiva” realmente avvenga. Ma da semplice cittadina (tra l’altro orgogliosamente appartenente in passato al movimento arancione che lo ha sostenuto) mi chiedo: dove è e dove è stata, in tutti questi anni, l’amministrazione comunale che oggi ne rivendica così violentemente tutti i diritti? Dov’era e dov’è ogni qual volta che gli atleti (nella maggioranza dei casi bambini) vengono rimandati a casa perchè si sono allagati i bagni o perchè ci sono problemi agli impianti elettrici? Chi lo spiega a quei ragazzi perchè, qualche giorno prima di una gara (per la quale si sacrificano quotidianamente, col supporto di intere famiglie) sono costretti a saltare gli allenamenti visto che manca la corrente e nelle palestre non ci possono entrare? Dov’era il Comune quando sono state chiuse per inagibilità alcune aree della struttura, costringendo società di pallavolo e basket a migrare altrove?

Ma andiamo con ordine, così da semplificarci la comprensione.
Le origini. Costruito in epoca fascista come stadio di calcio, è stato campo ufficiale del Napoli Calcio, del quale doveva essere solo una sistemazione temporanea vista la sua inadeguatezza della capienza, fino alla costruzione dell’attuale San Paolo, nel 1959. Inaugurato inizialmente col nome di Stadio del Vomero, solo nel 1963 diventerà Stadio Arturo Collana, in onore al giornalista sportivo Arturo Collana, uno dei soci fondatori. E’ di proprietà della Regione ma, con contratti rinnovati ogni sei anni, dato in concessione in comodato d’uso gratuito al Comune di Napoli, il quale, a sua volta, ha stipulato contratti di locazione (a pagamento, ndr) con una serie di associazioni sportive, circa 37.

La vicenda. Il 30 Aprile 2014 scadeva, come di consueto ogni sei anni, il contratto di concessione nei confronti del quale però il Comune non ha mostrato alcun interesse a volerne riconfermare la stipula. Di conseguenza, vista la situazione di stallo creatasi di seguito al silenzio dell’amministrazione comunale, la Regione Campania, con i decreti dirigenziali n.333 e n.338 entrambi del luglio 2014, approva il Bando di gara per l’affidamento della concessione d’uso e gestione del complesso sportivo ed indice relativa procedura aperta, con il criterio di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa.
Il Bando n.1564/A/2014, corredato di tutti i dettagli, chiarimenti, specifiche ed esito, è reperibile facilmente on-line sul sito della Regione Campania.
Il termine di scadenza individuato è il 20/10/2014 ma in data 16/10/2014 viene disposta la sospensione tecnica della procedura di gara al fine di consentire l’adeguamento di tale bando alle previsioni della legge nazionale 147/2013. Viene così spostata la chiusura della gara al 07/01/2015.
Con tale decreto viene stabilita la concessione della struttura per un periodo di quindici anni, per un importo annuo di 120.000 € per i primi otto anni, con un incremento di 50.000 € per ciascun anno successivo all’ottavo.
Vengono presentate tre offerte: una dell’ATI Cesport Italia, una dalla società Giano s.r.l. e una terza dal Consorzio Collana (quest’ultima esclusa in quanto consegnata con plico aperto quindi non garantiva l’integrità dell’offerta.).
Col Decreto Dirigenziale n. 110 del 15/12/2015, secondo la logica della vincita al miglior offerente, con un’offerta di 125.000€ annui, l’ATI Cesport Italia si vede aggiudicataria definitiva della gara.

A questo punto ci verrebbe da tirare un appagante sospiro di sollievo, la questione dovrebbe essere risolta. Ma purtroppo no, tutt’altro! E’ proprio ora che l’atmosfera si surriscalda.
La Giano srl fa ricorco al Tar il quale però lo rigetta riconfermando così la vincita dell’Ati Cesport. L’amministrazione comunale si sente chiamata in causa schierandosi apertamente e pubblicamente contro i neo-vincitori, iniziando quasi una vera e propria crociata contro quelli che lui identifica come imprenditori in tuta sportiva. Ma il clima cambia, ovviamente, in campagna elettorale, quando da paladino della giustizia contro i nuovi concessionari della struttura, descritti quasi come demoni affamati di potere e interessi personali, mostra un atteggiamento collaborativo, dichiarando di appoggiare la cordata vincitrice.
Ed ecco che appena insediato cambia nuovamente la situazione.
Teniamo a mente che nel frattempo il contratto di concessione al Comune di Napoli è scaduto e che quindi lo stesso Comune era tenuto a riconsegnare le chiavi. Il 28/07/2016 sarebbe dovuto essere il giorno della riconsegna, ma la sera precedente l’incontro arriva in Regione questa nota: “si ribadisce che questa Amministrazione non provvederà al rilascio dell’impianto nè al compimento di alcun atto ad uso propedeutico per le ragioni già esposte nella precedente corrispondenza e nel ricorso proposto dinnanzi al Tar. Si diffida pertanto codesto Ente regionale dal compiere qualunque atto volto alla violazione del legittimo possesso esercitato da questo Ente”. In quella stessa data i tecnici della direzione generale Beni strumentali della Regione hanno redatto un verbale nel quale, purtroppo, constatavano il peggioramento della struttura e l’assenza delle certificazioni necessarie a norma di legge. Qui il mio dubbio sorge spontaneo: per colpa di chi?
E teniamo sempre a mente che, nel frattempo, migliaia di atleti continuano ad allenarsi nell’incertezza più totale, senza avere garanzie di continuità.
Oggi ti alleni, domani no! Eh mi spiace, piove e quindi si allagano gli spogliatoi e la pista è inagibile e non c’è più il manto e se accendi il phon scatta la corrente e le porte d’emergenza si bloccano e se succede qualcosa cavoli tuoi! Meglio se resti a casa! Questa una delle situazioni tipo da anni al Collana.
La posizione presa dall’amministrazione comunale resta sempre ambigua, in effetti traspare pochissima chiarezza nei suoi comportamenti; vengono rilasciate dichiarazioni a volte discordanti, ci si schiera dalla parte del popolo contro questi maledetti privati, che altro non sono che le stesse identiche società concessionarie da decenni degli spazi interni dello Stadio. Le stesse società sportive che operano quotidianamente per la collettività e per una sana educazione sportiva. Le stesse società costrette a lavorare in disagi inconcepibili e che, nonostante tutto, solo ed esclusivamente grazie alla loro tenacia e determinazione, riescono ad ottenere costanti e continui risultati agonistici internazionali. Le stesse società fatte, mi ripeto, di persone comune che, in alcuni casi, hanno addirittura messo a garanzia le proprie case per poter partecipare al progetto di rinascita del Collana.
Demonizzare loro significa andare contro la collettività!
Non sono certo privati affaristi o imprenditori interessati solo a capitalizzare. Il loro progetto non prevede (come qualcun altro proponeva) certamente la costruzione di una galleria commerciale, ristoranti e luoghi per lo shopping. Nel pieno rispetto della Legge Regionale sullo Sport, loro operano effettivamente per la collettività e per l’associazionismo.
A questo punto, sempre da semplice cittadina, mi viene da chiedere quali possano essere i veri interessi del Comune di Napoli! Perchè tanto assurdo ostruzionismo verso chi opera veramente senza volerci lucrare sopra? Le tanto citate Universiadi?? Ma in più occasioni il Collana è stato reso non idoneo come luogo per lo svolgimento della manifestazione: non esistono spazi adeguati ad un evento di tale portata. Pensare di organizzare Atletica leggera e Basket lì al Vomero presuppone una massiccia dose di fantasia per immaginare i risultati, visto che la pista di atletica è realmente inutilizzabile (non può essere classificata neanche per pista di corsa campestre, ma pur di tenerla attiva si sono dovuti inventare la dicitura di passeggiata campestre) e il campo di basket è stato parzialmente demolito. Una delle ultime dichiazioni in merito è stata fatta proprio dal Presidente della Federatletica regionale Sandro Del Naia: “ Il Collana, pur avendo otto corsie, non ha gli spazi adeguati per la realizzazione di un pistino di riscaldamento, cosa necessaria per una grande manifestazione internazionale”.

Se il sindaco non riesce a comprendere, assieme all’assessorato allo Sport, perchè il Collana non rientri nell’elenco degli impianti sportivi che ospiteranno le Universiadi, forse potrebbe farsi dare qualche spiegazione tecnica da chi ne capisce veramente di SPORT!

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina!

La disinformazione è tanta, troppa e purtroppo la massa preferisce star a sentire chi usa, impropriamente, parole come “tenere a cuore”, “fruizione collettiva”, “bene comune”, “POPOLO”, piuttosto che guardare realmente cosa si cela dietro la realtà dei fatti.

Chi è l’ATI Cesport Italia?

  • Cesport Italia
  • Napoli Calcio Femminile
  • Judosville
  • Garofano
  • Nantes Club Master
  • Lo squalo
  • Centro Ginnastica Napoli
  • Club schermistico Partenopeo
  • Chp Franca Grimaldi

Ecco chi sono i “cattivi”!

Associazioni sportive in rappresentanza delle seguenti discipline sportive: nuoto, pallanuoto, scherma, judo, karate, ginnastica artistica, calcio femminile e maschile e pattinaggio

E Noi di SoldatoInnamorato daremo un volto ad ognuno di loro, raccontandovi le loro storie, i loro vissuti, le loro vittorie. Cercheremo di abbattere quello scetticismo comune che si nasconde dietro la tanta pubblicità negativa fatta contro di loro.

Intanto proprio ieri è stata ufficializzata la data vera della consegna delle chiavi. Il comune lascerà la struttura il 01 dicembre 2016. Non ci resta che sperare venga mantenuta quasta, ulteriore, promessa!

Nel frattempo diamo fiducia a chi sul serio ci mette il cuore in questo progetto.

 

Milly I.

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Non è "solo" calcio

Murales per George Best

Ci sono calciatori che, per età, non sono riuscito ad ammirare sui campi di calcio. Per fortuna sono nato esattamente in tempo per godermi il Dio del calcio e assistere alla Serie A più ricca di campioni della storia. Quegli anni ‘80 e ’90 dove in Italia giocavano tutti i migliori calciatori del mondo: come se oggi nel nostro campionato ci giocassero Messi, Cristiano Ronaldo, Suarez, Neymar, Ibra, Thiago Silva, Di Maria, Hazard e tutti i più grandi. Erano gli anni, quelli tra gli 80′ e i 90′, in cui l’Udinese poteva tesserare il calciatore più amato dai brasiliani nella loro storia, forse più di Pelè, come Arthur Antunes Coimbra Zico.

Riijkaard, Van Basten e Gullit
Riijkaard, Van Basten e Gullit

La Roma aveva Falcao, il Milan Van Basten e Riijkaard, la Juve Platini, l’Inter dei tedeschi Brehme, Mattehus e Klinsmann o di Ronaldo, la Samp di Cerezo, senza dimenticare il Torino di Casagrande, il Genoa di Pato Aguilera o la Cremonese di Dezotti. Ovviamente il Napoli di Careca e Alemao. E c’era poi una schiera di giocatori italiani che oggi non esistono più di quella bravura: Bagni e Ancelotti, Baggio e Mancini, Vialli e Bruno Conti, Baresi e Maldini. Che tempi!

Ma ci sono anche campioni che non sono riuscito ad ammirare perché hanno giocato prima che io nascessi. Eppure sono legato a questi giocatori come se li avessi visti. Sono i fenomeni che ho amato con gli occhi di mio padre. Perché, oltre al sangue, un padre può trasmettere a suo figlio pure i suoi amori, anche involontariamente.

Radio anni 80
Radio anni 80

E’ un appuntamento irrinunciabile sin da quando ero piccolissimo assistere alle partite con mio padre. Sui divani della nostra vita avremo ascoltato migliaia di partite alla radio, la voce gracchiante di “Tutto il calcio minuto per minuto“, papà con la cruciverba e le schedine del Totocalcio sulle quali appuntava l’evolversi dei risultati. Poi ci fu l’avvento delle radiocronache nelle quali si raccontava solo la partita del Napoli e in casa era una vera battaglia tra papà e me: io volevo ascoltare solo quella dei miei azzurri, papà voleva restare fedele a “Tutto il calcio minuto per minuto“, vincevo quasi sempre io la disputa. E mentre si accavallavano le voci dei telecronisti in un pathos indescrivibile, io mi figuravo nella mente le azioni del Napoli e le riproponevo tirando verso la porta di casa una palla di fogli di giornale legati con lo scotch. Poi venne il tempo delle Pay Tv e le palline di carta ormai divennero solo un ricordo. E in tutte quelle partite papà di tanto in tanto mi raccontava le gesta di qualche calciatore del passato.

Tra le chiacchiere scambiate negli anni ci sono giocatori che sono arrivati fino a me. Li ho amati da subito dai primi racconti poi, grazie a internet, ho potuto conoscere le loro storie cercando sul web e spulciando qualche video di Youtube.

gigi meroni
Gigi Meroni

Su tutti il calciatore più amato da papà è stato forse Gianni Rivera, mi confessò persino che a causa del golden boy per un breve periodo divenne quasi tifoso del Milan. Poi, in ordine sparso, Ruud Krol, terzino dell’Olanda di Rinus Michels e fantastico libero del Napoli di Pesaola (di Krol papà dice sia “il più grande calciatore del Napoli dopo Diego”). Poi Gigi Meroni, il George Best di Torino, investito da un’auto mentre portava il suo gallo al guinzaglio… L’intelligenza di Crujiif, l’imprevedibilità del Cabezon Sivori, la perentorietà di Gigi Riva. Le gesta dei numeri 1 Dino Zoff e Lev Yashin. Calciatori meno conosciuti che hanno militato nel Napoli come Dolo Mistone, Juan Carlos Tacchi o Pacifico Cuman. Fenomeni come Sandro Mazzola, epici come Garrincha, funambolici come il brasiliano Rivelino, o leggende come Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas.

Giorgio Chinaglia (in piedi... )
Giorgio Chinaglia (in piedi… )

Potrei elencare giocatori non visti, ma amati, per pagine e pagine. E poi potrei raccontarvi dello scontro aereo tra papà e Chinaglia. A quei tempi la squadra della sua scuola faceva da sparring-partner per gli allenamenti dei club professionistici. Dalla primavera del Napoli all’Internapoli che a quei tempi militava in Serie D. Si giocava allo stadio Collana. L’Internapoli vantava nelle sue fila due dei futuri campioni d’Italia della Lazio: Giuseppe Wilson e Giorgio Chinaglia. Mio padre, difensore di poca tecnica, ma assai coriaceo aveva il compito di marcare Long John. “Facilissimo marcarlo, era statico – dice lui – a un certo punto su una palla spiovente ci scontrammo di testa, lui cadde a terra e io no“. Nella carriera da non-calciatore di mio padre fu il momento più alto. Chinaglia a terra, papà no.

Pur non essendoci, pur non avendo visto nulla io ero lì. Mi trovavo sugli spalti del Collana quando Giorgione Chinaglia crollò, ho visto al San Paolo Braglia, Savoldi e Panzanato. Poi dicono che sia “solo calcio“, un “semplice” sport, un passatempo come altri. E invece, su un campo verde, scorre il sangue delle generazioni, il flusso dei ricordi, il fiume delle emozioni. Un padre e un figlio che si raccontano con gli occhi i giorni più belli della propria vita. Solo calcio? Ma fatemi il piacere…

Twitter @valdigiacomo

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