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Lo rivela il tabloid "The Sun"

Di boutade estive è pieno il calciomercato. Eppure non possiamo non registrare la rivelazione sparata dal tabloid britannico “The Sun” che vorrebbe Marek Hamsik in procinto di passare al Manchester City. Il capitano è il capitano, è Marekiaro la vera bandiera azzurra della nostra squadra, ma la voce di mercato che lo riguarda potrebbe avere qualche fondamento. Soprattutto in ragione dell’insistenza con la quale il Napoli ha provato a strappare Saponara, omologo di ruolo dello slovacco, con offerte persino eccessive rispetto al valore effettivo del talentuoso trequartista toscano.

Il Manchester City, riporta il “Telegraph“, si sta rassegnando all’idea di non poter arrivare a Paul Pogba e Kevin De Bruyne e si starebbe così lanciando sul numero 17 partenopeo. Per quanto riguarda il centrocampista francese, il City e’ disposto ad accontentare la richiesta della Juventus da 100 milioni di euro ma la concorrenza del Barcellona e’ forte anche se la trattativa coi blaugrana resta in stand-by fino alle prossime elezioni presidenziali del 18 luglio.

Per quanto riguarda invece De Bruyne, gli inglesi sarebbero disposti a mettere sul piatto quasi 60 milioni ma il Wolfsburg e’ stato abbastanza chiaro a riguardo: il giocatore non si muove e anzi per lui e’ pronto un adeguamento dell’ingaggio.

E allora, in attesa di presentare una terza offerta al Liverpool per Raheem Sterling, a Manchester spostano l’obiettivo. Secondo il “Sun“, il primo colpo di Manuel Pellegrini potrebbe essere cosi’ Marek Hamsik. Per il centrocampista slovacco del Napoli, il City sarebbe pronto a investire 28 milioni di euro. E lo stesso Hamsik potrebbe essere tentato dal trasferimento visto che con gli inglesi potrebbe disputare la prossima Champions. Con lui, tra l’altro, il tecnico cileno conta di guadagnarsi la conferma: i tabloid inglesi, infatti, insistono sul fatto che fra un anno il presidente Khaldoon Al-Mubarak provera’ a portare Pep Guardiola sulla panchina dell’Etihad Stadium con Pellegrini, in scadenza nel 2016, diviso fra un ritorno in Liga e la guida della nazionale cilena. Ma il suo vero obiettivo e’ guadagnarsi il rinnovo e rimanere a Manchester, magari vincendo di nuovo la Premier e disputando una grande Champions.

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Da Benitez a Sarri

Ha fascino la rivoluzione. È una parola che riporta agli anni più belli della gioventù, quando si credeva davvero che il mondo intero fosse un prolungamento del corpo, che tutto poteva essere cambiato e tutto sarebbe stato migliore. Per tanti la rivoluzione è stato un poster del Che nella cameretta, per altri è stato più semplicemente vestirsi in maniera stravagante a scuola, per altri ancora è stato andare in piazza a cantare slogan tra colori e fischietti.

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Affascina in queste ore anche la rivoluzione greca. La patria natìa della democrazia e della filosofia che si ribella all’eurocrazia e con un referendum si sbatterebbe, da sola, fuori dalla moneta unica. Il ritorno alla dracma in luogo dell’euro. Anche le retromarce verso il passato possono essere atti rivoluzionari, anzi, forse il passato e le sue insopprimibili nostalgie hanno una patina rassicurante che il futuro non sa riservare.

Volonté-Indagine

Intrigano le rivoluzioni pure nel calcio. A Napoli, ad esempio, si è affascinati dal cambio alla guida tecnica. L’eurocrate Benitez, tutto schemi, ortodossia e cosmopolitismo che lascia la panchina a mister “favola” Sarri. Un allenatore che si vuole per forza descrivere come un napoletano verace, un operaio del calcio, un Gian Maria Volontè di pallonelandia. Una classe operaia che va in paradiso, ammesso che Napoli calcisticamente riesca a rappresentare l’Eden. C’è chi si fa ammaliare dal racconto “sarrista” e chi storce un po’ il naso, come se l’ex mister dell’Empoli non fosse all’altezza di una piazza che sente, chissà per quali astrusi motivi, di meritare di più. Come se fossero trascorsi anni luce, ere geologiche da quando sulla panchina azzurra sedevano i più classici “mister provincia”: da Guerini a Mutti, da Ulivieri a Colomba. Passando ai più recenti Ventura, Reja, Mazzarri. Unica eccezione Sir Rafa Benitez.

 

R1_RealRevolutionForse Sarri farà bene più alla città di Napoli che  alla sua squadra di calcio. Il presunto ridimensionamento, di cui pure tanto si è dibattuto sui quotidiani e in tv, serve più alle smanie di alcuni napoletani che al progetto tecnico di De Laurentiis. È una Napoli che con Benitez e Higuain ha sentito il diritto di vincere. Un diritto. E quando si pensa di essere stati privati di un diritto allora si dà luogo alle proteste, alle piazze, ai sommovimenti popolari. Ne sono esempio i cartelli esposti in città, i manifesti itineranti 6×3 che giravano su camion, le invettive dipinte con lo spray sui muri. I napoletani pretendono (PRETENDONO) dalla squadra di calcio quello che spesso neppure sanno chiedere a chi amministra la loro città. Ne è un esempio la sequela di comunicati, di stucchevoli botte e risposte tra il club e il Comune sulla faccenda dei concerti allo stadio. Un’amministrazione comunale che ha persino irriso il club di calcio facendo riferimento alla mancanza di vittorie di scudetti. Un’amministrazione comunale (non solo questa in carica, ma anche quelle del passato) che di “scudetti” forse non ne ha mai vinti. In una città, terza per importanza in Italia, dove diventa irrealizzabile persino avere due luoghi distinti: uno dove fare calcio e un altro dove fare musica. Eppure le punzecchiature del Comune contro De Laurentiis fanno persino breccia tra gli ultrà più agguerriti. Perché a Napoli c’è anche chi pensa che DeLa sia l’origine di tutti i mali. “Pappone romano“, “Aureuro” e via così. Anche le cacciate dei presidenti di calcio, come quelle del passato verso re, occupanti e masanielli hanno il loro fascino rivoluzionario. Le rivoluzioni ammaliano, salvo poi trovarsi spaesati il minuto successivo della rivoluzione ottenuta. Il silenzio fa più spesso paura del rumore indistinto.

È spaesata adesso la Napoli del tifo, si interroga sul nuovo allenatore e se questi sarà capace di tenere la barra dritta per continuare a tenere la squadra ad alti livelli.

Impossibile dire oggi cosa sarà del nuovo Napoli di Sarri. Il calciomercato porterà via alcuni calciatori che saranno rimpiazzati da altri. Ci sarà un nuovo modulo, nuovi metodi, forse anche nuovi metri di giudizio. Non sarà un male se la piazza comincerà a comprendere nuovamente quali siano le proprie radici e il proprio pedigree calcistico. Se al “Devi vincere” si sostituirà un “Proviamo a vincere, insieme, uniti“. Questa si che sarebbe una rivoluzione. Questa si, affascinerebbe assai più dei bancomat greci fuori servizio e delle frasi sui muri di Napoli puerili e irrazionali. Se a Sarri sarà chiesto un ritorno alla lira e ai 12 miliardi per Maradona allora abbiamo perso ancor prima che la rivoluzione possa cominciare. “Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione” – scrisse Gramsci. E allora consideratemi l’ultimo dei romantici. Voglio credere che con la rivoluzione nel Napoli, possa rivoluzionarsi anche l’atteggiamento dei tifosi verso la squadra.

 

Valentino Di Giacomo

#IlCaffèMiRendeTifoso

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Quella risposta sul budget

“Quale sarà il budget disponibile per il calciomercato del Napoli?”. La domanda è del giornalista Michele Criscitiello in una serata-evento organizzata in Toscana. Destinatario del quesito è Cristiano Giuntoli, neo direttore sportivo azzurro. La risposta di Giuntoli lascia un po’ tutti sgomenti: “Non lo so, questo è un tema che decide l’amministratore della società“.

Generalmente in una società di calcio di primo livello (ma anche di serie inferiori) esiste un “business plan” (ricordate Benitez?) e un direttore sportivo che, in base alle indicazioni sugli obiettivi prefissati dalla proprietà con un budget indicato, allestisce la squadra tenendo conto delle diverse variabili: costo degli acquisti, introiti delle cessioni, tetto ingaggi ecc. A Napoli non sappiamo come funziona, ma da Sabato scorso possiamo iniziare ad immaginarlo.

La risposta di Giuntoli sembra significare che l’ex Ds del Carpi sia semplicemente un esecutore. Un dirigente qualsiasi che serve soltanto per andare a firmare contratti su ordine della proprietà. Forse non sarà proprio così, ma da queste dichiarazioni emerge purtroppo questo.

Che De Laurentiis avesse una gestione di carattere familiare è stato chiaro a tutti sin dall’inizio della sua avventura in azzurro. Il Consiglio di amministrazione del Napoli, del resto, è formato soltanto da familiari di Aurelio: i figli, la moglie Jacqueline e, unica eccezione, l’amministratore Andrea Chiavelli. Così come giova ricordare che in realtà Bigon non sia mai stato un vero e proprio Direttore sportivo, bensì un Team manager. Ruolo ben diverso.

Non critichiamo le scelte societarie. Del resto i risultati sono tutti AMPIAMENTE dalla parte di De Laurentiis. Sei qualificazioni consecutive in Europa, due Coppe Italia, una Supercoppa, una semifinale di Europa League persa solo per sviste arbitrali, due promozioni (dalla C alla B e dalla B alla A). Una sequela di risultati che forse solo quei napoletani obnubilati da chissà quale demone possono non riconoscere. Lì dove prevale quel sentirsi tifosi di una squadra che “DEVE VINCERE“. Senza pensare che la vittoria è una bellissima eventualità molto più di un obbligo che non rientra ne’ nel pedigree della società di calcio, ne’ nella storia di Napoli e dell’essere napoletani.

Eppure le parole di Giuntoli un certo effetto lo provocano. Sapevamo tutti che ad Aurelio piace circondarsi di persone dal “low profile“, come accaduto negli anni con Ventura, Reja, Donadoni, Mazzarri, Fassone e le cui uniche eccezioni sono probabilmente stati Pierpaolo Marino e Rafa Benitez. Con Giuntoli non ci aspettavamo nulla di diverso.

Non critichiamo l’evidenza che Giuntoli sia stato preso, per tanta parte, solo per semplici mansioni amministrative. Giudichiamo però improvvide le dichiarazioni in pubblico del Ds del Napoli. Va bene tenere un profilo basso, ma una bugia ogni tanto serve. Se Giuntoli, anziché rispondere in maniera così sincera e precisa, avesse replicato ad esempio che “stiamo valutando il budget disponibile, dipenderà anche dalle cessioni” o qualcosa del genere, ci avrebbe fatto miglior figura sia lui che il Napoli.

Ecco, se proprio si volesse ricercare una pecca in questo Napoli, è proprio nella gestione della comunicazione. Silenzi stampa assurdi e uscite improvvide non hanno di certo aiutato il Napoli in questi anni. Manca sia una strategia che quella fantasia necessaria per gestire un piano di comunicazione in questi “tempi moderni”.

Non se la prendano Baldari (ufficio stampa Ssc Napoli) o Lombardo (responsabile comunicazione), ma la prossima volta prima di mandare Giuntoli in pasto delle telecamere, andrebbe assai meglio istruito. Per il momento il nuovo Ds sembra avere ancora un profilo da Carpi. Napoli è ancora lontana.

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“L’Amministrazione comunale di Napoli si vede costretta per l’ennesima volta a chiarire la questione relativa al manto erboso dello stadio San Paolo in vista dei due importanti appuntamenti musicali di Luglio, attesi da decine e decine di migliaia di appassionati di musica ed avviati da questa Amministrazione fin dal Novembre 2014 con la SSC Naspoli puntualmente informata”. E’ quanto si legge in una nota di precisazione del comune partenopeo. “Vale solo la pena di ricordare che il Comune di Napoli, e quindi la Citta’ con i suoi abitanti, e’ proprietario dell’impianto di Fuorigrotta e che lo sono quindi anche tutti coloro che non amano in modo particolare il calcio e che attendono da anni un concerto come quello di Vasco o di Jovanotti, un concerto che certo sarebbe stato oltremodo difficoltoso ospitare, vista l’enorme affluenza attesa allo Stadio, in una piazza cittadina – continua il Comune – Detto cio’ l’Amministrazione vuole sgomberare il campo da inutili allarmismi e correggere le molte imprecisioni che stanno purtroppo circolando da giorni ed in ultimo con il comunicato del Napoli di poche ore fa. L’Amministrazione comunale e’ impegnata a mantenere la qualita’ del manto erboso dello Stadio che ha raggiunto in questi anni livelli di eccellenza e sono state adottate tutte le cautele sostanziali e giuridiche per non alterare questo livello”.

“Inoltre – prosegue la nota del comune di Napoli – e’ stato chiesto agli organizzatori dei concerti di provvedere al pagamento degli interventi eventualmente necessari per il ripristino della piena e corretta funzionalita’ del manto erboso dopo lo svolgimento degli eventi e la garanzia della disponibilita’ dei metri quadrati di manto erboso necessari all’eventuale suo ripristino, attraverso la disponibilita’ di una prelazione rilasciata dal fornitore delle zolle.

Va inoltre puntualizzato che si e’ scelto un sistema di protezione del manto erboso denominato TERRA FLOOR, un tappetino plastico microforato di ultimissima generazione che consente la traspirazione del manto erboso; un prodotto che viene usato in tutti i tour nazionali ed internazionali (compreso quello di Vasco e Jovanotti ) e che, a differenza delle coperture in alluminio che creano condensa e che in alcuni casi hanno ” bruciato” l’erba, non hanno mai dato problemi di sorta. Una protezione che tutti gli addetti ai lavori – musicali e sportivi – conoscono bene. Infine prima e dopo gli eventi sono stati gia’ previsti sopralluoghi sul manto erboso con gli agronomi della SSC Napoli, del Comune e degli organizzatori per valutare lo stato dei luoghi. Nessun problema, quindi, e nessun timore. Tutti i passaggi sono stati portati a conoscenza della societa’ nel corso degli innumerevoli contatti con lo staff dirigenziale del Presidente e con lo stesso De Laurentiis. Ribadiamo che lo stadio e’ di tutti: di chi ama il calcio e di chi ama la musica e che l’Amministrazione comunale non azzarderebbe mai un rischio per la societa’ sportiva e che quindi si e’ cautelata nel migliore dei modi. Ma l’Amministrazione non puo’ e non deve dimenticare di essere la proprietaria dell’impianto e di dover rispondere alle legittime richieste di chi vuole trascorre una magica serata di musica”.

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Empolizzazione o internazionalizzazione?
Empolizzazione o internazionalizzazione?

Il Napoli che sarà per adesso si muove, ancor di più che sul mercato, sul filo di alcune parole. Dall’internazionalizzazione all’empolizzazione, dalla squadra spagnoleggiante a quella tricolore, dal cosmopolita Benitez all’autarchico Sarri. La stampa e le Tv, quasi tutte, hanno deciso che questi devono essere i temi in agenda alla voce Napoli. Tutte parole che in fondo, a pensarci bene, significano quasi niente. Vogliamo davvero passare l’estate a martoriarci su queste discussioni che, saranno pur interessanti per certi versi, ma che sono per la gran parte filosofia?

Qualche anno fa quando iniziava il calciomercato si faceva la corsa in edicola per controllare quelle tabelle con “ACQUISTI, CESSIONI, TRATTATIVE“. Era da lì che si partiva per iniziare a comprendere se il nostro Napoli poteva essere competitivo oppure no. Magari ci facevamo suggestionare, grazie a qualche articolo compiacente, sulla straordinarietà dei nuovi acquisti: Rossitto era un fenomeno della nazionale, Caccia o Agostini dei bomber micidiali, Protti un killer da area di rigore che avrebbe certamente ripetuto a Napoli le gesta di Bari. E potremmo continuare per pagine e pagine…

Al di là delle parole, venendo al campo, il Napoli riparte per adesso da tre pilastri: Sarri in panchina, Valdifiori in regia di centrocampo e Reina in porta. Al momento più che un ridimensionamento sembra un rafforzamento. Ci sarà poi tempo per giudicare fino a fine Agosto quando anche alla voce “cessioni” inizierà a muoversi qualcosa.

È vero, Sarri e Valdifiori scontano il pedaggio di aver militato soltanto un anno in Serie A ed entrambi sono arrivati tardi nella massima serie. Bisogna lasciare loro il tempo di lavorare ed ambientarsi. Non si può bocciare o promuovere senza che sia neppure iniziato il primo giorno di scuola. Per certo l’arrivo di Reina sarà un enorme valore aggiunto, quanti punti in più avrebbe avuto il Napoli con lo spagnolo in porta? La Champions ci sarebbe sfuggita?

L’evoluzione o il possibile ridimensionamento del Napoli passano semmai dalla permanenza in azzurro di alcuni calciatori, Higuain su tutti. È El Pipita l’unico vero top player di questa rosa, mettendo da parte i giustificatissimi sentimentalismi verso Hamsik.

È chiaro che tanti tifosi, tramutandosi con la fantasia nei panni del nuovo Ds Giuntoli, qualche ragionamento sulle opportunità di una cessione di Higuain lo stanno facendo. Ad esempio se il Napoli incassasse dalla vendita di Higuain una cifra vicina ai 50 milioni di euro da reinvestire su Immobile, Rugani e Darmian sarebbe davvero un ridimensionamento? O un modo per rafforzare l’organico in maniera più omogenea?

Strano a dirsi, ma in fondo il mercato azzurro dovrà essere valutato molto più dalla capacità di saper vendere gli esuberi o i calciatori che meno hanno espresso il proprio potenziale con la maglia del Napoli. Una lista abbastanza lunga: Rafael, Andujar, Britos, Zuniga, Inler, Gargano, Jorginho, De Guzman, Callejon, Zapata.  Non tutti da cedere per forza, ma che sicuramente non lascerebbero troppi rimpianti e che consentirebbero al Napoli di poter ben investire su giocatori più idonei al modulo di Sarri. Non sarà un compito semplice quello che attende Giuntoli, ma dalle buone cessioni di questi calciatori potremo giudicare il suo lavoro.

In città vi è uno strisciante malcontento nei confronti di De Laurentiis. Striscioni, cartelli affissi, persino camion pubblicitari itineranti sono stati usati per delegittimare il lavoro del presidente. Eppure, a dirla tutta, Aurelio ci aveva provato. Benitez, Higuain, Callejon, Albiol dovevano portare il Napoli ad una dimensione più europea. Il progetto non è fallito del tutto, ma alla voce “entrate” il bilancio azzurro ha segnato il segno meno. Due anni di “europeo” Benitez hanno lasciato  gli azzurri fuori dalla Champions League, prima con lo sciagurato preliminare contro l’Atletic Bilbao e poi con il disastroso girone di ritorno dell’ultimo campionato che hanno relegato i partenopei al quinto posto in classifica. In soldoni è stata una perdita per il club quantificabile intorno ai 50-60 milioni di euro.

A quanto pare le “menate” su europeizzazione o italianizzazione lasciano il tempo che trovano. Questo Napoli lo giudicheremo dal campo, dai calciatori che saranno acquistati e quelli venduti. Nell’era di Moratti l’Inter ogni anno era la squadra più forte “sulla carta”, tanto che andava di voga la battuta che il presidente nerazzurro avrebbe dovuto far tappezzare San Siro di giornali. Ecco, sulla carta, a leggere alcuni giornali, sembra che Inter e Milan si stiano rafforzando più di noi. Sulla carta. Poi però a parlare sarà il campo. Ascoltare tutte queste cassandre e riempirci di un immotivato pessimismo serve solo a destabilizzare ulteriormente l’ambiente. E invece dovremmo restare uniti. Bisogna accettare le decisioni societarie non per resa, ma per amore. E, soprattutto, perché non è possibile altrimenti.

Valentino Di Giacomo    

(no grazie, il caffè mi rende tifoso)