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Buon proverbio non mente

Giorgio se ne vo ì e ‘o vescovo n’ o’ vò caccià.

Dicesi di due persone che vogliono la stessa cosa, ma nessuno fa il primo passo. Il napoletano le inventa tutte per far capire agli altri un concetto e usa molto spesso un proverbio simpatico per riuscire a fare ciò. In questo caso si fa capire che sia il Giorgio che il Vescovo vogliono fare la stessa cosa, in pratica Giorgio se ne vuole andare e il Vescovo lo vuole mandare via, ma nessuno dei due prende per primo l’iniziativa, e irrimediabilmente tutto resta invariato.

Riferito al Napoli e alla strettissima attualità ci sembra tanto che Giorgio sia Gonzalo Higuain e il Vescovo, il presidente Aurelio De Laurentiis.

Nel pomeriggio giunge un tweet sull’account ufficiale della Ssc Napoli che quasi sembra una excusatio non petita: “Il 25 giugno scorso abbiamo comunicato quale fosse la clausola rescissoria per Higuain, e cioè 94,736 milioni. Perché lo abbiamo fatto? Perché alcuni importanti giornali scrivevano che stavamo trattando la vendita di Gonzalo a 50 milioni. E’ strano che alcuni giornalisti navigati non capiscano un concetto così semplice e non indirizzino chi magari è distratto“.

In realtà non sono stati i giornali o i giornalisti a non comprendere, bensì lo stesso entourage di Higuain che, attraverso il fratello, ha dichiarato a Radio Crc che “Nessun club mi ha chiesto Higuain: ci chiediamo il motivo per il quale De Laurentiis continui a parlare della clausola rescissoria”. E qui, per usare un ulteriore proverbio, si potrebbe dire che il procuratore abbia parlato a nuora perchè suocera intenda.

La telenovela Higuain si protrarrà probabilmente per ancora tanti giorni, un nuovo tormentone dell’estate, così come lo furono negli anni scorsi i casi Lavezzi e Cavani. Del resto le dichiarazioni di De Laurentiis da Dimaro si potrebbero quasi definire ammissioni: “Se ci pagano la clausola di Higuain ci compro otto giocatori“.

La sensazione è che De Laurentiis voglia davvero vendere Gonzalo, un po’ perchè forse non lo ritiene più centrale per il suo progetto, un po’ perché Aurelio è ben consapevole che El Pipita, il prossimo 10 Dicembre spegnerà 28 candeline. In pratica è nel suo massimo valore di mercato.

De Laurentiis e Giuntoli fino ad’ora sono riusciti ad acquistare: ufficiali gli ingaggi di Reina e Valdifiori, vicini Gabriel ed Astori. Si è vicini ad altri obiettivi, quello più probabile resta Allan dall’Udinese. Difficile invece piazzare qualche cessione, magari eccellente: Callejon è nella lista di sbarco, ma l’Atletico Madrid non sembra più interessato allo spagnolo quanto lo scorso anno.

Probabilmente Aurelio non si fida dei “reduci di Benitez”. Albiol, Callejon e anche Higuain, tutti ex madrileni che parlano catalano come l’ex tecnico azzurro. Non è sicuro delle loro motivazioni per il prossimo anno. Vuole ripartire nel nuovo ciclo-Sarri senza mediazioni. Se deve essere un rinnovamento, allora che sia totale. Non ha tutti i torti, ma attaccanti in giro come Higuain non è semplice trovarne (come abbiamo già scritto nei giorni scorsi). Al netto di tutte le notti brave, dei rigori sbagliati e delle Natasce...

Non possiamo sapere cosa accadrà. La sensazione è quella del vecchio proverbio napoletano. Un’antica saggezza che ci fa presupporre che il destino di Giorgio sia lontano dal Vescovo… Gonzalo lontano da Napoli. Anche se ci auguriamo il contrario.

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Contrordine signori!

“Facite ammuina”, così si sono regolati i giornalisti delle testate on line che avevano scioperato per ben due volte contro il Napoli e contro Sarri. Avevano persino vergato congiuntamente due distinti comunicati contro il club, colpevole, secondo loro, di minare la libertà di stampa non facendo rilasciare dichiarazioni del nuovo tecnico azzurro ai siti web. Due proclami che richiamavano PERSINO l’articolo 21 della Costituzione. Come se il Napoli, da libera impresa, non potesse scegliere autonomamente il proprio modo di fare comunicazione. Magari decidendo di far parlare i propri tesserati solo con determinati organi di informazione o non dare accesso alla sala stampa. Perché a Castelvolturno, lo ricordiamo a chi vuole per forza ignorarlo, c’è la sede  del Napoli, non quella di Palazzo Chigi. Non dipendono le sorti dell’Italia da una conferenza stampa del Napoli o dalle parole di Sarri. Risibile, se non ridicolo, appellarsi all’articolo 21.

keep-calm-and-facite-ammuinaOggi però gli stessi che protestavano sono tutti in prima fila a Dimaro, tutti pronti a fare selfie e accurati reportage fotografici per vantarsi con gli amici dei social di essere così bravi dal poter essere lì presenti al ritiro del Napoli. Tanto che la nota e storica firma del giornalismo sportivo napoletano, Rino Cesarano, ha scritto piccatamente sul proprio profilo Facebook un ammonimento ai colleghi: “Consiglio per i giovani colleghi: nei ritiri delle squadre di calcio si va per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e per capire i metodi di lavoro di un allenatore. Per le scampagnate esistono pasquetta e ferragosto. Un caro abbraccio a tutti“.

E insomma hanno fatto ammuina. Ma in realtà il “facite ammuina” è un noto falso storico, spacciato per un comando contenuto nel Regolamento da impiegare a bordo dei bastimenti della Real Marina del Regno delle Due Sicilie del 1841. Un falso proprio come lo è stato lo sciopero contro il Napoli. Uno sciopero inutile, capace solo di dare un’ulteriore spunto ad alcuni giornali del nord di attaccare il Napoli.

Se un giornalista sente che la propria dignità (DIGNITA’) è messa seriamente a repentaglio da qualcuno dovrebbe andare fino in fondo. Altrimenti ogni azione di protesta fatta in precedenza diventa poco credibile. O ci si sente minati nel proprio onore (ONORE), oppure no. Non esistono vie di mezzo. Così come non esistono vie di mezzo anche per le forme di protesta: o ci si mette contro il Napoli, reo di essere offensivo e anti-democratico verso i giornalisti, oppure no. Altrimenti che protesta è? Una pulcinellata?

Quali nuovi fatti sono subentrati per cessare la protesta? Il Napoli ha acconsentito a Sarri di rilasciare un’intervista a qualche testata on line? Non ci risulta.

Ed è anche per questo che Soldatoinnamorato non ha aderito a questo genere di protesta. Lo avevamo già previsto come sarebbe andata a finire e lo avevamo anche scritto (QUI). Hanno fatto ammuina, ora è finito tutto: a tarallucci e vino. La libertà di stampa adesso è sana e salda! Finché c’è selfie c’è speranza…

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Le rivelazioni di Nicolas

Nessun club mi ha chiesto Higuain: ci chiediamo il motivo per il quale De Laurentiis continui a parlare della clausola rescissoria“. Cosi’, ai microfoni di Radio Crc, Nicolas Higuain, fratello e procuratore di Gonzalo Higuain. “Sono stato a Napoli quasi un mese nell’ultima parte della stagione azzurra da poco terminata. Al termine del match con la Lazio abbiamo vissuto un momento poco felice, perche’ un gruppo di tifosi ha assalito la macchina di Andujar, ma non e’ successo nulla di grave, per fortuna. Credo sia stata solo la rabbia del momento perche’ il Napoli e’ stato vicinissimo al raggiungimento della Champions, poi sfumata. La clausola di Higuain? L’ultima volta che ho visto De Laurentiis e’ stato al San Paolo dopo la partita con la Lazio, a cena con la squadra e l’ex allenatore Benitez. Solo il presidente parla della clausola rescissoria di Higuain e sembra quasi che lo voglia vendere. Credo che se il Napoli voglia lottare per lo scudetto non si debba privare di Higuain“, ha aggiunto l’agente dell’argentino. “Nessuna squadra mi ha chiesto Higuain, non so se a De Laurentiis siano arrivate offerte perche’, ripeto, non sento il presidente da molto tempo. Credo pero’ che se fosse arrivato qualcosa di concreto mi avrebbe chiamato. Forse quella di De Laurentiis e’ una strategia per vendere Higuain ad un prezzo altissimo ed acquistare con il ricavato otto giocatori oppure forse parla della clausola perche’ essendo alta andrebbe a scoraggiare i club intenzionati a comprarlo con l’intento di trattenerlo”, ha concluso Nicolas Higuain“.

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I proclami presidenziali...

Mi piacciono i film d’autore, riesco ad apprezzare Fellini, De Sica, Rossellini. Così come ho un’adorazione totale, anzi una venerazione, per le commedie di Eduardo, i film di Totò (visti e rivisti centinaia di volte) e quelli di Troisi. Eppure, quando sto di umore buono, se mi si chiede quale sia il mio film preferito non posso far altro che rispondere “L’allenatore nel pallone”, film cult del 1984 di Sergio Martino e con quel fenomeno (sottovalutatissimo) di Lino Banfi.

L'allenatore_nel_pallone_-_Vai_Aristoteles!L’allenatore nel pallone rappresenta sentimentalmente il “mio” calcio. E quello che veniva considerato inizialmente un B-movie è diventato indiscutibilmente un capolavoro che si tramanda di generazione in generazione. Tutti oggi ricordano a memoria le battute eccezionali di quel film. Un film che ha rappresentato non soltanto il nostro calcio, ma che ha saputo raccontare anche il nostro Paese in maniera leggerissima e disimpegnata.

AURELIO BORLOTTI E MAURIZIO CANA’

Quando sento parlare Aurelio De Laurentiis, a volte, mi sembra che quell’epoca del presidente Borlotti (Camillo Milli) un po’ mecenate un po’ intrallazzatore non sia mai tramontata. Ne ho avuto la conferma ieri. De Laurentiis prende il microfono e parla della nuova maglietta firmata Kappa: “Per due volte sulla maglia abbiamo cucito il simbolo della Coppa Italia, ora ne aggiungeremo altri…” – alludendo alla vittoria del tricolore. E poi, ha continuato DeLa: “Sarri è qui per vincere“. A quel punto il microfono passa nelle mani di un imbarazzatissimo Sarri che dice: “Faremo di tutto per migliorarci“.

E lì a me è tornata alla mente quella fantastica scena finale del film di Banfi: Lei è un disoccupato, lo sa?“, “E lei è un cornuto, lo sa?“. Perché, se Sarri avesse potuto, ne sono certo, due o tre paroline a De Laurentiis le avrebbe dette col cuore…

Aurelio in fondo non cambia mai, è nella sua indole dire alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire. Lo ha fatto lo scorso anno quando sempre sul palco di Dimaro promise solennemente che “la squadra avrebbe lottato per lo scudetto“. Lo ha fatto di nuovo quest anno davanti al povero mister Sarri che non sapeva come poter replicare ai desiderata del presidente e della folla azzurra accorsa a Dimaro.

Forse Aurelio dimostra ancora una volta di essere assai più un grande imprenditore cinematografico (si, ammetto pure che i film di Natale mi fanno impazzire) che un abile comunicatore per guidare una squadra di calcio. Perché in questo momento di tutto c’è bisogno tranne che fomentare ancor di più gli animi dei tifosi con sogni di gloria. Il Napoli ha un nuovo allenatore, un mister capace, ma che per la prima volta in carriera è chiamato a confrontarsi con una grande piazza. E’ già difficilissimo per qualsiasi nuovo allenatore fare bene da subito, figurarsi per Sarri che dovrà fare un lavoro eccezionale per riuscire ad inculcare le sue idee ai ragazzi che scenderanno in campo.

Aurelio non riscaldi ancor di più la piazza con certi proclami inutili che durano il tempo di una “Notte di mezz’estate”. Altrimenti spedisca Giginho e Andrea in Brasile alla ricerca di un grande talento, purché ritornino con un Aristoteles…

TWITTER: @valdigiacomo

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A Higuain ci piace Natascia

Foto da Flickr - Nazionale Calcio

E insomma, a quanto pare, a Higuain ci piace la ciaccarella. E va ormai avanti da mesi ogni genere di retroscena sulla vita privata del Pipita. Non gli danno pace per un attimo: dalle frequentazioni dell’attaccante argentino in qualche locale della provincia di Napoli, fino ad oggi quando una modella argentina ha svelato nuovi piccanti particolari del Pipita fuori dal campo. Il nuovo attacco arriva da Natacha Jaitt, showgirl argentina. “Higuain è sempre stato così – ha detto al portale scandalistico diarioshow.com – E’ sempre in giro per locali in cerca di ragazze. E’ il più scatenato di tutti, è malato di ragazze dell’ambiente“. “E’ molto arrogante e non mi interessava – ha aggiunto la ragazza -. ci è rimasto male, non capiva perché non gli dessi retta. Ma io non sono così. Non mi importa se è Pipita, o Pepito, o altro. Sono fatti tutti allo stesso modo. E’ un ragazzino“.

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Benedetto Casillo in “Così parlò Bellavista”

Certo, le dichiarazioni di De Laurentiis di qualche tempo fa sulla “città rapace” verso i giocatori del Napoli ha in qualche modo agevolato il diffondersi di certe notizie. Eppure ormai non passa settimana senza che si facciano questo genere di riferimenti.

Ma di tutta questa faccenda, l’aspetto più originale è che la gente se ne meravigli. Come se i calciatori dovessero essere dei robot senza pulsioni. Come se questi non fossero pur sempre dei ragazzi belli, prestanti fisicamente, milionari, famosi. Come se non fossero ragazzi di 20 o 30 anni come tutti gli altri, ma con assai più possibilità.

Angela Luce con Totò  in "Signori si nasce"
Angela Luce con Totò in “Signori si nasce”

E ci si meraviglia ancora nonostante la storia del calcio sia piena zeppa di queste storie. Maradona ne ha disparso di seme in giro per il mondo! Per non parlare delle mai sedate voci dell’ex calciatore azzurro Antonio La Palma e della procacissima “maggiorata fisica” (definizione coniata da Vittorio De Sica) Angela Luce. Fino ad arrivare a giorni più recenti con le varie Ronaldinha di Luis Nazario de Lima, al secolo Ronaldo, oppure alla telenovela a colori del trio Maxi Lopez- Wanda Nara – Icardi.

Non riusciamo davvero a capire perchè i tifosi riescano ancora a meravigliarsi di questo genere di notizie. Per carità, stimiamo tantissimo i calciatori alla Javier Zanetti tutti casa e chiesa, ma non ci stupisce nemmeno sapere che i calciatori, quando possono, vanno a donne. Tanto più se single. Alla fine conta quello che fanno in campo e il signor Gonzalo Higuain, al netto dei rigori sbagliati, solo lo scorso anno ha segnato 29 reti in 58 partite. 29 reti in 58 partite… Lo ripetiamo per tenere bene a mente i numeri, che nel calcio contano pur qualcosa.

nata
Natacha Jaitt

E, a proposito di numeri, preferiamo assai di più che El Pipita si faccia un bell’abbonamento completo da Natascia (che per modernità si chiama Natacha) che con 10.000 lire ti fa servizio completo… sopra e sotto…  Purché continui a segnare per noi così come ha fatto negli ultimi due anni. E poco importa se oltre ai gol segnati in campo… Ne faccia qualcuno pure fuori dal triangolo… pardon… RETTANGOLO di gioco… Anche perchè “Mò premesso che Natascia tene ddoje zizze tante – per dirla con Benedetto Casillo ce vuless dicere a sti giovani moderni, due punti: nè strunz!“, ma che vi scandalizzate a fare??

Valentino Di Giacomo

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Manca solo il tweet

Tutta n’at Astori-a…  che torna a venì… L’avrebbe cantata forse così il nostro Pinuccio.

Davide Astori è l’ultimo acquisto del Napoli. Manca ormai soltanto il tweet presidenziale, ma già domani il difensore che ha militato nell’ultima stagione nella Roma potrebbe sostenere le visite mediche e firmare un contratto che lo legherà per 5 anni al club azzurro. Il tutto avverrà probabilmente direttamente a Dimaro, dove il Napoli comincerà proprio a partire da domani il ritiro pre-campionato dopo i giorni trascorsi nel caldo e nell’afa di Castelvolturno.

Come annuncia Sky Sport 24 la trattativa è ormai conclusa tra il Napoli e il Cagliari: il cartellino sarebbe costato a De Laurentiis 5,5 milioni di euro. E conclusa anche la questione ingaggio tra gli azzurri e il giocatore bergamasco che percepirà 900 mila euro all’anno a salire per i prossimi 4 anni, più i bonus per obiettivi.

Classe ’87(28 anni), centrale difensivo mancino, è dotato di una buona tecnica di base che si unisce alle ottime caratteristiche fisiche e all’abilità nei colpi di testa, che gli permette di essere pericoloso in fase offensiva su punizioni e calci d’angolo. A Roma non si è segnalato per una delle più eccellenti stagioni, in giallorosso ha ottenuto 24 presenze siglando una rete. Una rete anche con la maglia della Nazionale nelle sue 10 presenze tricolori.

Astori andrà a sostituire con ogni probabilità il partente Britos, mancino di piede anche l’uruguaiano, che radio-mercato segnala verso Watford, il club inglese dei Pozzo, nell’affare che porterà il centrocampista brasiliano Allan a vestirsi d’azzurro. Astori sarà il terzo acquisto ufficiale del Napoli, dopo Valdifiori e Reina.

Molti tifosi a Napoli hanno storto un po’ il naso già in fase di trattativa. Eppure Davide Astori, che non sarà Beckenbauer, non è assolutamente un cattivo acquisto. Tanto più con i prezzi folli che girano in questa fase del calciomercato… E il Napoli ne sa qualcosa per Darmian, Vrsaljko, Saponara ecc. L’acquisto a 5,5 milioni di euro significa che gli azzurri sono riusciti ad accaparrarsi un discreto difensore ad una cifra modesta (per intenderci il Britos reclamato da Mazzarri costò quasi 9 milioni di euro per prelevarlo dal Bologna).

A Davide Astori diamo il benvenuto con fiducia e leggero entusiasmo. Certi che non sarà un fenomeno, ma che di sicuro sarà un po’ meglio di altri difensori che abbiamo o avevamo in rosa. Poi il resto toccherà a Sarri nel metterlo in condizione di esprimersi al meglio e di indottrinarlo secondo il tipo di calcio che il nuovo tecnico partenopeo vorrà giocare.

Napoli deve qualcosa ad Astori. Vi è infatti un tristissimo precedente nella carriera del 28enne bergamasco legato alla nostra squadra. Subì la frattura del perone a seguito di un intervento di Ezequiel Lavezzi, nella gara Cagliari-Napoli del 23 ottobre 2011, l’incidente gli causò uno stop di circa tre mesi.

Ora è il tempo di rialzarsi e ricominciare. Napoli ha un nuovo difensore, Astori ha un nuovo popolo per raccontare tutta n’at Astori-a…

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Il rebus del mercato azzurro

Ma se sono così tanti lì davanti per quale motivo Giuntoli sta intessendo trattative per altri giocatori d’attacco? Ah saperlo… Prima Saponara, poi Perotti… Nonostante l’ampissima gamma di attaccanti in forza al Napoli, il Ds Giuntoli è alla ricerca dell’ennesimo giocatore offensivo.

Sono già tanti, persino troppi i calciatori che agiscono dalla trequarti in su. Un’abbondanza persino smisurata, soprattutto in vista del cambio di modulo che Sarri probabilmente adotterà rispetto a Benitez. Un modulo che prevede la solita difesa a 4, un centrocampo a 3, un trequartista e due attaccanti. Nell’era Sarri sembra quindi non esserci spazio per esterni di attacco, così come prevedeva lo schema dell’ex Rafa.

Eppure, nonostante tutto, il Ds Giuntoli sembra intavolare trattative per altri attaccanti o trequartisti. Mosse di mercato anomale quando si va a valutare quanti calciatori ha il Napoli in organico. A meno che non siano state messe nel conto molte più cessioni di quante sarebbero sufficienti a rendere omogenea la rosa a disposizione di Sarri. Attualmente gli azzurri possono contare su Callejon, Insigne e Mertens: tre attaccanti esterni che potrebbero all’occorrenza agire da seconde punte o (soprattutto nel caso di Lorenzo e Dries) come trequartisti. Ma il napoletano, lo spagnolo e il belga avrebbero soltanto un posto a disposizione per partire da titolari, il ruolo di prima punta è al momento saldo nelle mani di Gonzalo Higuain, mentre quello da trequartista sembra essere ad appannaggio di Gabbiadini e, in seconda battuta, da Marek Hamsik che proverà inizialmente a cimentarsi da interno di centrocampo così come per diverso tempo aveva fatto nel Napoli di Edi Reja.

Un’abbondanza che diventa ancor più eccessiva se si pensa che attualmente gli azzurri dispongono anche di Zapata (che finirà all’Udinese o alla Samp), De Guzman (un po’ centrocampista, un po’ trequartista) e di Vargas capocannoniere della scorsa Coppa America.

Sono troppi. Zapata e Vargas andranno certamente via. Il colombiano in prestito, mentre con il cileno si proverà a recuperare una parte degli 11 milioni spesi 4 anni fa. Ma non saranno i soli ad essere ceduti, gli azzurri proveranno a monetizzare anche la vendita di Callejon che interessa ancora all’Atletico Madrid. Così come tanto mercato hanno Mertens e Insigne sul quale sembra essere piombata la Fiorentina.

Resta la domanda: ma se sono così tanti lì davanti per quale motivo Giuntoli sta intessendo trattative per altri giocatori d’attacco? Ah saperlo… A meno che per Gonzalo non si stia semplicemente attendendo l’offerta giusta e una sua vendita sia stata già messa nel conto. Vedremo in corso d’opera, non ci resta che attendere.

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Il calciomercato come piace a noi

Siamo degli inguaribili nostalgici. Per noi il calciomercato, più che la ridda di voci di siti internet e decine di trasmissioni tv dedicate alle trattative, è legato ancora a quelle belle tabelle che riportavano (e alcuni riportano ancora) i giornali sportivi.

Ecco quindi la situazione attuale del calciomercato del Napoli, perchè le chiacchiere proprio non ci piacciono… 

ACQUISTI: 

Jorginho (Cen, Verona, D)
Sepe (Por, Empoli, FP)
Fideleff (Dif, Ergotelis, FP)
Radosevic (Cen, Rijeka, FP)
El  Kaddouri (Cen, Torino, FP)
Vargas (Att, QPR, FP)
Valdifiori (Cen, Empoli, D)
Reina (Por, Bayern Monaco, D)
Dezi (Cen, Crotone, D)

CESSIONI: 

Colombo (Por, svincolato)
Mesto (Dif, svincolato)
Michu (Att, Swansea, FP)
Maiello (Cen, Crotone, D)
Gargano (Cen, Monterrey, D)

TRATTATIVE

Vrsaljko (Sassuolo, D)

Darmian (Torino, D)

Astori (Cagliari, D)

Allan (Udinese, C)

Soriano (Sampdoria, C)

Perotti (Genoa, M)

 

ROSA ATTUALE

PORTIERI: Reina, Rafael, Andujar, Sepe

DIFESA: Albiol, Koulibaly, Britos, Maggio, Zuniga, Ghoulam, Henrique, Strinic, Henrique, Luperto, Lasicki, Anastasio, Fideleff, Celiento, Allegra

CENTROCAMPO: Hamsik, Inler, Lopez, Valdifiori, Jorginho, De Guzman, Fornito, Dezi

ATTACCO: Callejon, Higuain, Insigne, Mertens, Gabbiadini, Tutino, Insigne jr, Novothny, Vargas

 

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Gonzalo torna bambino

Bambini di Napoli che giocano a pallone (Via Cisterna dell'Olio)

Ero magrissimo e assai più basso rispetto ai bambini della mia età. Però avevo le spalle larghe. I rigori li volevo calciare. Anzi, chiedevo di essere il quinto rigorista. Quando la tensione saliva e l’errore poteva essere ancor più fatale. Finché una volta nemmeno ci si arrivò al quinto rigore e allora imparai a farmi designare come quarto. Perché io il rigore lo volevo proprio calciare.

Fondamentalmente prima della gioia di segnare il rigore, c’è l’emozione di tirarlo. E che la giochi a fare una partita di pallone se rinunci ad un’emozione?

No, non sono un ex calciatore. La mia “carriera” si è fermata a 18 anni sui campacci sterrati della prima categoria. E assai prima delle divise “ufficiali” indossate con gli “esordienti”, “giovanissimi” e “allievi” sono stato un giocatore di strada. Si, quei campi sull’asfalto con le porte fatte con le pietre, le cartelle o persino con i sacchi della munnezza. Quando si faceva la conta per formare le squadre e l’azione non si interrompeva per qualche fallo, ma per le macchine che dovevano passare.

Credo che certi meccanismi dello sport siano sempre gli stessi: dalla strada ai campionati professionistici. A quante liti abbiamo assistito sui campi della Serie A di giocatori che si accapigliavano su chi dovesse tirare un rigore o una punizione? Non se ne contano di questi episodi. Ricordo tra gli ultimi quello di un Napoli-Inter e la scenetta tra Insigne e Pandev. Lorenzino prende il pallone e Pandev glielo scippa. Dinamiche e sguardi visti tante volte sui campetti improvvisati dai bambini.

Il rigore lo si tira con la testa, assai più che con i piedi.

Oltre alla tecnica serve un’energia interiore che ti faccia sentire più forte del portiere che te lo vuole parare. E’ un gioco di sguardi, di prossemica, di gesti. Se entri nella trappola dello sguardo del portiere sei fottuto già prima di calciare quel maledetto rigore. Se guardi negli occhi il portiere devi sentirti forte, nessuna cosa che lui possa fare deve intimidirti. Altrimenti è meglio non guardarlo proprio il portiere, bisogna concentrarsi sulla palla e sulla potenza da dare al pallone.

Il rigore lo si segna ancor prima di averlo calciato.

C’è un attimo, una frazione impercettibile di quando stai per fare TAC sul pallone, non lo hai ancora tirato, il tuo piede è ancora distante qualche centimetro dal pallone e tu sai già se va in rete. Un giocatore vive per questi attimi. E’ tutto in quella pausa, in quei magici centesimi di secondo che sembrano un’eternità, è per questo che si gioca. Per far battere il cuore.

E non importa se si gioca al San Paolo, al Maracanà oppure in vico Scassacocchio. Il calcio è bello ovunque e, per certi aspetti, ha le stesse dinamiche e le stesse regole.

Un giorno tornai triste a casa perché avevo fatto perdere la mia squadra sbagliando un rigore. Stavo male, ero deluso da me stesso. Eppure, anche se piccolo, stavo imparando a mettere nel conto la sconfitta, l’errore. Ero arrabbiato, ma allo stesso tempo cominciavo a capire. Sarei stato più felice se quel rigore non lo avessi calciato? Probabilmente no. Cosa giochi a fare se non vivi un’emozione? Calciare un rigore non è coraggio, è avere voglia di emozionarsi.

E allora, Gonzalo bello, non pensare a nessuno. Alle critiche, agli sfottò, alle cattiverie messe in mezzo per farti andar via da Napoli a buon mercato (COME ABBIAMO GIA’ SCRITTO). Per essere campioni forse non bisogna mai smettere di essere bambini. Bisogna cercare l’emozione. E’ dall’emozione, è da quelle sensazioni che si prende la forza per guardare quel maledetto portiere negli occhi e raccontargli soltanto con lo sguardo l’esultanza che farai dopo il gol. Perché il rigore lo si segna prima di calciarlo.

Te lo ricordi Gonzalo? TAC, GOL.

Valentino Di Giacomo

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Morale a corrente alternata

Il Napoli ha escluso le testate on line, e non solo, dalla presentazione di Maurizio Sarri. Una scelta originale che vedremo in futuro quali conseguenze porterà nel rapporto tra la stampa e il club di De Laurentiis, un rapporto che in questo nuovo corso comincia certamente in maniera burrascosa poichè la gran parte delle testate on line che parlano del Napoli hanno diramato e pubblicato sui propri siti web un comunicato ufficiale congiunto avverso alla decisione della società partenopea.

Nel comunicato, che personalmente trovo quantomeno risibile, c’è persino un richiamo all’articolo 21 della Costituzione e alla libertà di informazione. Una libertà di informazione (spiace doverlo constatare proprio io da iscritto all’ordine nazionale dei giornalisti professionisti) che viene però ridicolizzata e calpestata continuamente da comportamenti contrari alla deontologia da parte di molte di queste testate on line che oggi si lamentano.

Titoli sensazionalistici privi di qualsivoglia contenuto, notizie inventate, utilizzo dei social network per accalappiare lettori in maniera subdola. Ci si ricorda sempre dei diritti dell’informazione e mai dei doveri verso i lettori. Un bilanciamento indispensabile, necessario e troppe volte irrealizzato non soltanto nel giornalismo sportivo.

Per questo motivo ho deciso che Soldato Innamorato, nel suo piccolo, non aderirà al comunicato diramato da altre testate nè alle successive proteste che probabilmente seguiranno. Semplicemente perché questo sito internet vuole raccontare un’altra Napoli e creare un diverso rapporto con i propri lettori.

Aderire a questa protesta significherebbe per il nostro sito internet avallare anche i comportamenti indecorosi che certe testate hanno tenuto negli anni. Non ci piace la scelta del Napoli, ma non faremo comunella con persone che non stimiamo. Riteniamo che la dignità (di una persona o di una testata) si misuri prima con l’assolvimento dei propri doveri, poi dei propri diritti. Aggrapparsi persino all’articolo 21 della Costituzione per una conferenza stampa di una squadra di calcio ci sembra davvero una fuoriuscita da ogni realtà e uno spregio ai veri valori che la Carta costituzionale assegna all’informazione.

Soldato Innamorato è un sito web nato da pochi giorni ed è sorto proprio dall’esigenza irrinunciabile di offrire ai lettori un nuovo modo di fare informazione: magari con meno pseudo-notizie, ma con più rispetto verso i lettori. I nostri lettori avranno potuto notare che sul nostro sito sono pressocché assenti notizie di calciomercato che molto spesso risultano infondate. Non vogliamo essere pusher di notizie drogate che esaltano o deprimono la piazza, ma semplicemente raccontare la nostra passione verso la maglia azzurra. Non usiamo titoli ingannevoli solo per ottenere qualche click in più del tipo, solo per fare un esempio: “Ecco chi sta per vestire l’azzurro, un talento della Liga in viaggio per Napoli”. Insomma quei titoli usati giusto per accalappiare la curiosità dei lettori, in spregio ad ogni criterio giornalistico. Sbaglieremo certamente, ma lo faremo in buona fede e secondo una nostra coscienza.

Il Napoli sbaglia certamente nel non aprire le porte a tutti i giornalisti. In questo modo si presta a dei particolarismi che non sono consoni. Ma chi segue il Napoli si metta nelle condizioni di farsi rispettare e di farCi rispettare. Perchè se in città è presente un malumore nei confronti di De Laurentiis è pur vero che esiste da anni anche un’antipatia verso il giornalismo sportivo napoletano accusato spesso di essere o troppo compiacente o troppo critico, ma sempre finalizzato ad ottenere piccoli e miseri vantaggi personali. Un’antipatia che coinvolge TUTTI, buoni e cattivi, così come si è fatto con questo balzano comunicato.

Il nostro sito internet, nato da pochi giorni, non avrebbe comunque partecipato alla conferenza stampa perchè diventeremo una testata giornalistica solo tra qualche tempo. Non ci sentiamo esclusi dalla Società, ma se avessimo considerato fondate le ragioni della protesta delle altre testate ci saremmo certamente uniti alla battaglia e avremmo aspramente criticato tale decisione. Non è una questione di viltà, ma di giustizia e di rispetto prima verso noi stessi.

A chi ha diramato quel comunicato facciamo noi un contro-appello: ricordatevi di essere giornalisti ogni giorno, non solo quando conviene. La dignità esiste tutti i giorni, non solo quando fa comodo. Ricordatevene verificando le notizie senza spararle come oro colato in cerca di una effimera visibilità.

Al momento l’Ordine dei Giornalisti è riuscito a determinare soltanto uno scarno codice di autoregolamentazione per quanto concerne il giornalismo sportivo. Auspichiamo che presto ci si possa confrontare per un codice che abbia per oggetto anche il giornalismo on line che troppo spesso agisce in spregio ad ogni deontologia.

Ben sappiamo che questa scelta ci porterà antipatie. Ma non ci importa. Non si può essere moralisti a corrente alternata. Troppo facile. Tanto già sappiamo che questa protesta di non riportare le dichiarazioni dei tesserati del Napoli durerà il tempo di un battito di ciglia. Poi tutto ritornerà come prima. Si continuerà quell’opera di bombardamento emozionale in cerca di qualche click in più. Spiace constatare che anche testate solitamente corrette si siano unite a chi invece non rende onore al nostro mestiere.

Siamo piccoli, non conteremo nulla, ma la nostra idea è forte e la porteremo avanti nel solo interesse dei nostri lettori e rispettando la nostra dignità personale e di questa professione ormai alla mercè di comportamenti che non sopportiamo.

Valentino Di Giacomo

DI SEGUITO IL COMUNICATO DELLE ALTRE TESTATE ON LINE AL QUALE NON ADERIAMO:

Il Napoli ha iniziato un nuovo corso, i tifosi aspettano con ansia di conoscere attraverso le loro parole soprattutto il nuovo allenatore per tuffarsi nella prossima stagione. Con loro anche i giornalisti, animati dalla volontà di scoprire a suon di domande Maurizio Sarri e la sua storia. Il Napoli, però, ha deciso di fare una presentazione “a puntate” come se fosse una serie televisiva. Non ci sarà la conferenza stampa per tutti ma un meccanismo particolare diviso in tre appuntamenti. Il privilegio del primo incontro toccherà ad alcuni giornali scelti in maniera arbitraria dalla società, poi toccherà a qualche televisione nazionale mentre per tutti gli altri “comuni mortali” se ne parla a Dimaro. Il cuore dell’informazione, i giornali on-line, le TV  e radio locali, che rappresentano gli strumenti più seguiti dai sostenitori del Napoli, viene privato della possibilità di raccogliere le prime dichiarazioni di Maurizio Sarri e magari d’interagire con lo stesso. Una scelta che presuppone un’idea medievale della comunicazione e un metodo antidemocratico. Il Napoli è un’azienda e sceglie nella propria autonomia come impostare la comunicazione delle sue attività ma la libertà d’informazione è stabilita dalla Costituzione della Repubblica Italiana, dall’articolo 21. Tale scelta rappresenta un attacco intollerabile ai nostri diritti e, dopo tante altre scelte inaccettabili, siamo costretti a farci sentire. Non riporteremo una parola delle interviste di Maurizio Sarri a giornali e TV, stavolta non faremo da cassa di risonanza alle interviste esclusive concesse dal Napoli prima della presentazione ufficiale. Ci dispiace per i nostri lettori ma siamo sicuri che capiranno il valore della nostra posizione. Non possiamo accettare che le nostre testate che vanno avanti senza i finanziamenti statali ma solo con la forza, l’intraprendenza e la passione di seri professionisti possano essere trattate come realtà di serie B. “Vengono prima gli invitati del presidente De Laurentiis”, è il messaggio inviato a tutti noi “comuni mortali” ma stavolta non ci siamo, nei nostri portali non trovate spazio.