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soldato innamorato

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20170329_193245_resizedIn questo weekend si è disputata la seconda fase della Coppa Italia di Pallanuoto. Qualificate alla Final Fuor del 3-4 marzo Pro Recco, Brescia, BPM Sport Managment e Canottieri Napoli. Eliminato invece il Posillipo. Brutto girone per il sodalizio di Mergellina che ha chiuso il suo girone di Coppa Italia a o punti perdendo pure il Derby tutto napoletano con la Canottieri Napoli.

Claudio Gervasio

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Grazie, grazie e ancora grazie a quel meraviglioso giocatore che è Marek Hamsik, che col suo sinistro fatato ha risolto l’ennesima partitaccia di questo momento della stagione del Napoli e probabilmente salvato la qualificazione alla fase finale. Marek si conferma ancora una volta uno dei più forti giocatori della storia del Napoli; e adesso vogliamo sentire se qualcuno stasera dirà che non è decisivo quando la posta in gioco si alza. Děkujeme moc, Kapitáne.

Detto questo, per il Napoli gira veramente tutto male in questo periodo. Il rigore di Quaresma è arrivato come l’ennesima beffa dopo l’ennesima partita giocata bene ma, come ormai ogni domenica e martedì da quando Milik si è infortunato, senza concretizzare la mole di gioco proposta. Non si può neanche colpevolizzare granchè l’allenatore: semplicemente, Mertens ci mette tanta buona volontà ma in quella posizione è davvero difficile decidere le partite per un giocatore della sua stazza, mentre Gabbiadini… Beh, non vogliamo infierire ulteriormente sul bergamasco, ma basta farsi un giro su Twitter cercando il suo nome per scoprire come si dice “un cono in mezzo all’area sarebbe più utile” in turco, portoghese e ucraino. Il numero 23 si muove in totale assenza di sincrono col ritmo della squadra, attaccando senza criterio la profondità e finendo sistematicamente in fuorigioco troppo presto o troppo tardi o con un taglio troppo prevedibile. Vero che in generale avere il centravanti è meglio che non averlo, ma così tanto vale giocare senza punte.

Il Besiktas da parte sua ha giocato una gara tatticamente sensata, eliminando dal campo Jorginho e lasciando molta libertà ai difensori centrali (più volte Koulibaly ha portato palla fino alla trequarti avversaria) pur di non concedere spazi, cambiando gioco con regolarità e affidandosi alla devastante progressione di Aboubakar, che stavolta non ha fatto la differenza. Il gol turco è arrivato su un tocco di mano abbastanza ingenuo di Maksimovic, che forse quel cross poteva pure deviarlo con la testa. Insomma, le contromisure avversarie sono sempre le stesse, il Napoli inizia a capire come aggirarle e il sempre maggiore minutaggio di Diawara aiuta a creare dubbi agli avversari, quello che non va è semplicemente che se Callejon non trova i suoi soliti tagli nessuno fa gol; questo rende necessaria la presenza di Insigne, il più bravo a sfruttare quella direttrice di gioco, ma rimane un tipo di giocata che può riuscire al massimo una o due volte a partita anche se viene provata e cercata con insistenza. Servono più soluzioni per buttarla dentro, e non si può aspettare Milik; ci si può aspettare una crescita in questo senso di Zielinski e Insigne, che hanno il potenziale per segnare di più. Per il resto, lo diciamo ormai ogni settimana, bisogna solo mandare Arcadio a Lourdes.

In caso di vittoria del Benfica stasera il Napoli dividerebbe la vetta del girone B con il Benfica in attesa dello scontro diretto all’ultima giornata, senza sottovalutare la Dinamo Kiev che non ha intenzione di rassegnarsi a fare il fanalino di coda. Per il momento, se siamo ancora in una posizione tutto sommato vantaggiosa, stasera lo dobbiamo solo al nostro grandissimo Capitano con la cresta. 

Roberto Palmieri

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Solo uniti si vince

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chi ci legge da tempo sa che, soprattutto il sottoscritto, non approva moltissimo i malumori della piazza verso la società e verso De Laurentiis. Non perché il presidente sia esente da critiche, ma perché come abbiamo spiegato più volte c’è una sproporzione incredibile tra il reale valore del Napoli e delle scelte societarie rispetto all’odio che si legge sui social e si sente nei bar nei confronti del “Pappone”.  Lo abbiamo ribadito proprio prima della partita contro il Pescara, basta leggere qui cosa pensiamo.

Eppure De Laurentiis non è esente da critiche, ma unirci pure noi al coro contro il presidente in un contesto simile ci sembrerebbe fare gli sciacalli e comunque non gioverebbe a quella che è la nostra ragione di vita: il Napoli. Di critiche Aurelio ne meriterebbe moltissime. A partire dalla partenza di Higuain. E’ vero, De Laurentiis mai lo avrebbe venduto, tanto meno alla Juve. Eppure l’impressione che se ne è avuta è che il club sia rimasto spiazzato dalla scelta del nuovo Core ‘ngrato. Una società realmente preparata discute per tempo con il calciatore, gli rinnova il contratto oppure decide di venderlo. Ma per tempo. Quel tempo necessario per ricercare un calciatore di pari livello senza farsi prendere per la gola da calciatori che probabilmente non potrebbero mai fare ciò che ha fatto Higuain. Vedi su tutti Mauro Icardi e la fantasmagorica consorte. Non doveva il Napoli chiudere in una prigione dorata Higuain, forte dei 5 milioni che il club versava sul conto in banco del pavido argentino.

Così come sono andate le cose, il Napoli ha perso il suo miglior calciatore e rinforzato la sua diretta concorrente. Sulla carta il campionato italiano non esiste. La Juve ha quattro difensori centrali su cinque che giocherebbero tranquillamente nel Napoli da titolari: Bonucci, Chiellini, Barzagli, Benatia e poi Rugani. Sulle fasce Lichtesteiner, Dani Alves, Alex Sandro ed Evra. A centrocampo hanno venduto Pogba, è vero, ma per il campionato italiano quelli che hanno bastano e avanzano. In attacco c’è il core ‘ngrato. Sulla carta la Juve è più forte. Sulla carta pure il Napoli era più forte del Pescara. Qui non ci arrendiamo perché poi è sempre il campo a decidere.

Il Napoli ha pensato di sopperire all’assenza di Higuain dando a Sarri maggiore profondità di rosa. Il centrocampo è verosimilmente stellare, tanto più nel lungo periodo. Avere Allan, Hamsik e Jorginho insieme a prospetti internazionali come Zielinski, Rog e Diawara è tantissima roba. Siamo certi che il Napoli farà anche altro fino alla fine del mercato. Manca soprattutto un terzino perché Ghoulam (come Koulibaly) sarà impegnato per un mese per giocare la Coppa d’Africa.

L’errore di De Laurentiis è nell’essersi fatto prendere alla sprovvista. Ma siamo certi, almeno qui, delle buone intenzioni del presidente. Higuain mai lo avrebbe venduto, tanto meno alla Juve. Poi vabbè a Napoli c’è un provincialismo che è qualcosa di squallido. De Laurentiis con il Napoli ci guadagna: questo è il suo peccato. E invece in questa città il “fare impresa” è sterco del diavolo. Il napoletano medio pensa ai guadagni suoi e guarda di cattivo occhio i guadagni degli altri. Provincialismo appunto. Roba da paesino di montagna, altro che status di grande città europea e tra le capitali della cultura. Basta ricordare il ridicolo episodio di quando tanti napoletani si sono messi in fila per prendersi il biglietto gratis per l’amichevole dei 90 anni. Lì i soldi nelle tasche (proprie) pesavano eccome.

De Laurentiis, come dicevamo, ha mille difetti. In primis caratteriali. Non ha giovato al suo rapporto con la piazza la festa dei 90 anni organizzata in maniera così approssimativa, non hanno giovato i silenzi stampa o le conferenze a invito, non ha giovato fissare a 40 euro il prezzo per le curve per la prossima partita contro il Milan. Aurelio tira la corda e dovrà essere fortunato che arriveranno presto i risultati, perché quella corda prima o poi si spezzerà. Ecco, noi quella corda vogliamo tenerla unita. Non per amore di De Laurentiis, ma per amore del Napoli. Se potessimo organizzeremmo una tavola rotonda tra il presidente e una rappresentanza di tifosi per avviare un chiarimento. Non si può continuare divisi, separati in casa. Siamo tutti sulla stessa barca. De Laurentiis tifa Napoli, fosse anche soltanto per il vile danaro, ma tifa Napoli. E noi siamo pazzi del Napoli per cui sacrifichiamo mogli, fidanzate, figli, tempo libero, soldi, sonni, speranze, emozioni, battiti acceleratissimi.

Facciamo tutti un passo indietro per farne uno, ma tutti insieme, in avanti. Non si può continuare con lo stillicidio del papponismo. Così come il presidente non può trattare i suoi tifosi come cameriere. Anche in ritiro la mancata presentazione della squadra è stata una scelta indecente. Abbiamo scritto anche questo.

Come vedete, qui su Soldatoinnamorato, non ragioniamo per partito preso. Se c’è da criticare si critica. Ma senza astio, senza questo catastrofismo ingiustificato. Il Napoli è forte. Magari non vinceremo lo scudetto, magari si. Ma questo non dipenderà da noi. Dipende da noi invece creare un clima costruttivo, anche con le critiche. Non questo clima da caccia alle streghe che respiriamo. Un’aria pesante. Noi facciamo il nostro, facciamo il nostro mestiere di tifosi. Poi toccherà a società, allenatore e squadra fare il resto. Però noi dobbiamo viaggiare tutti nella stessa direzione.

Basta polemiche. E finalmente che tra pochi giorni questo maledetto calciomercato chiude così non dovremo più perderci in ricostruzioni e fantasiose trattative che ci allontanano dal nostro core business: il campo, la squadra.

Forza Napoli. Tutti insieme, tutti uniti. Come quando allo stadio cantavamo tutti insieme, con le lacrime agli occhi, Oi vita mia. Perché questa squadra, alla fine, di qualunque “partito” siamo, è la vita nostra. Forza azzurri.

Valentino Di Giacomo

 

 

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Screenshot Gazzetta

Carissimi colleghi della Gazzetta dello Sport,

il vostro è il quotidiano sportivo più celebre d’Italia ed è veramente triste osservare che, per pur importanti ragioni commerciali, vi prestate molto spesso a trattare il Napoli e i suoi tifosi alla stregua di una squadretta provinciale. Ben conosciamo che di copie in città ne vendete pochine, così come siamo consapevoli che i rapporti tra la Rosea e il club partenopeo sono tutt’altro che idilliaci. Comprendiamo, inoltre, che può essere mortificante per una squadra milanese (Inter o Milan non fa differenza), vale a dire il vostro principale pubblico di riferimento, che una “squadretta” del sud possa far recapitare nella capitale finanziaria del Paese un’offerta per il capitano (e calciatore più rappresentativo) dell’F.C. Internazionale.

Sopportate questa intraprendenza meridionale da parte di un presidente di calcio che ha raccolto le ceneri di un club, glorioso e tormentato, come la Ssc Napoli e ha portato questa squadra stabilmente al di sopra delle compagini milanesi e finanche tra le prime quindici europee.

Per questi motivi vi comunichiamo che guardiamo con molto divertimento il vostro articolo odierno comparso sulla vostra testata online che titola “Higuain-Juve con lo sconto: il prezzo cala a 90 milioni. L’ultima beffa ai napoletani”. Ci sembra strano che proprio il giornale che, ripetiamo, è parte integrante della capitale finanziaria del Paese, possa considerare una BEFFA il recepimento da parte della Ssc Napoli di 90 milioni per un calciatore che, seppur forte, ha pur sempre 29 anni.

Siamo ancora più divertiti dell’evidenza che gli stessi scrupoli e uguale intento nel voler “fare le pulci” di una trattativa non li avete avuti per la cessione di Pogba al Manchester United. Vi informiamo, semmai non lo sapeste, che neppure la Juventus recepirà per intero i  120 milioni che pare offrire lo United. No, perché il 20% della cifra lo intascherà direttamente Pogba e il suo abilissimo procuratore Mino Raiola, guarda caso anch’egli campano. Eppure questa notizia non è stata rappresentata come una BEFFA per i tifosi juventini, anzi, tutt’altro.

Ci divertite tantissimo con i vostri titoli e in questa ostinata descrizione dei napoletani che si stracciano le vesti per la cessione di Higuain. Per carità, qualcuno ci sarà pure. Ma i napoletani ben ricorderanno anche i precedenti delle cessioni di Lavezzi e Cavani e ben sanno che, dopo una cessione illustre, il Napoli è abituato a rinforzare in egual misura la squadra. E forse questa volta toccherà rinforzarsi con il capitano dell’Inter e con la sua gentile signora che potrebbero trasferirsi alle pendici di un Vesuvio che ancora non ha “lavato” la città con il suo fuoco.

E su, non ci vuole mica molto per comprendere che vendere un calciatore di 29 anni alla cifra più alta mai realizzata nella storia del calcio italiano sia un gran colpo per la Juve, ma anche e soprattutto per il Napoli?

Ci perdonerete di questa intromissione nelle vostre liberissime iniziative editoriali. Anzi, da vostro lettore vi auguro di cuore di ritornare all’autorevolezza e ai fasti di un tempo ormai passato. Grazie per questo titolo così divertente. Qui da Napoli ringraziamo per questo minuto di gaudente ilarità.

E perdonateci nel caso dovessimo portar via da Milano anche Wanda Nara, vero core-business della nuova comunicazione sportiva nazionale.

Con divertita stima, cordiali saluti

Valentino Di Giacomo 

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Premetto per questo pezzo, che vuole essere analitico piuttosto che di opinione o polemico, che non mi è piaciuta per nulla l’uscita di De Laurentiis in conferenza stampa. Se da un lato è comprensibile che un presidente voglia vedere i suoi investimenti valorizzati, l’allenatore è sempre considerato (spesso a torto) il primo responsabile dei risultati, e deve essere liberto di fare le scelte che ritiene migliori per vincere le partite, perchè la prima testa che salta è sempre la sua.

Detto ciò. La madre di tutte le critiche mosse al Napoli quest’anno, ben poche tralaltro perchè cosa vuoi criticare a una squadra così bella da vedere ed efficace, è che gioca sempre con la stessa formazione. Si tratta davvero di un difetto? Il Napoli avrebbe vinto cambiando più spesso? La tanto mitizzata “lunghezza della rosa” è veramente così determinante o è una cazzata?

I DATI OGGETTIVI – I numeri dicono che il Napoli è la squadra che ha schierato più volte la stessa formazione nell’arco del campionato: dal cambio di modulo il 4-3-3 con Hysaj a destra e Ghoulam a sinistra, Jorginho in regia e Insigne largo a sinistra (con accantonamento di Maggio e Valdifiori) è cambiato soltanto in caso di squalifiche o infortuni, a parte sporadiche presenze dal primo minuto per Mertens, Strinic e Lopez. Mertens, l'”undicesimo uomo”, ha un minutaggio enormemente inferiore ai titolari (concedetemi un grazie a dio, e qui mi espongo alle critiche, ma nun c’a facc all’o verè). Il modulo è stato cambiato solo in casi particolari di svantaggio a partita in corso e in modo sporadico. In sintesi, il Napoli 2015/2016 è stato una squadra che, oltre ai principi di gioco, ha certezze fisse anche per quanto riguarda modulo e formazione.

ROTAZIONI – Mutuando un termine cestistico, un giocatore “di rotazione” è colui che non è un titolare inamovibile ma colleziona minuti subentrando e venendo schierato a volte dal primo minuto. Quando si parla di “panchina lunga”, dunque, è a questi giocatori che ci si riferisce: prime riserve nel proprio reparto, alternative tattiche di livello, giovani importanti impiegati spesso; un giocatore che finisce ai margini delle rotazioni spera soltanto che una serie di assenze tra i titolari lo rilanci, o verrà ceduto. Se anche questo tipo di giocatori sono importanti nell’economia di una stagione, quello che De Laurentiis ha chiesto a Sarri è appunto di avere diciannove giocatori di rotazione. Se guardiamo ai più forti top team europei, però, vediamo che i potenziali titolari di ogni squadra sono molti meno.

Il Barcellona ha giocato la sua stagione praticamente con una quindicina di titolari: Ter Stegen ha giocato in coppa (unico caso nella storia in cui l’assurdo turnover dei portieri ha una parvenza di senso), Mathieu ha sostituito a volte uno dei due centrali, Arda Turan (senza convincere) ha disputato varie partite nella seconda parte di stagione al posto di Rakitic, ma per il resto le riserve sono significativamente inferiori rispetto ai titolari; i dati di Real e Juventus sono viziati dalle prime parti di stagione travagliate e ricche di esperimenti, ma entrambe le squadre si sono assestate su un numero di 16-17 giocatori oltre a qualche comprimario; anche meno per l’Atletico Madrid, che a parte l’alternativa tattica Ferreira Carrasco ha un undici titolare abbastanza solido. Fa eccezione il Bayern Monaco, che però ha avuto un’enormità di infortuni sopratutto in difesa, dunque è stato costretto a cambiare; inoltre Guardiola dà notoriamente poca importanza ai moduli, che cambia continuamente pur mantenendo i principi. Il Leicester City di Ranieri ha giocato con undici titolari fissi.

INTEGRITA’ FISICA E TATTICA – Infine nel discorso delle rotazioni bisogna considerare che il Napoli ha avuto un numero davvero ridicolo di infortuni quest’anno, chiudendo quindi ogni porta per le seconde riserve di ciascun ruolo. Per quanto riguarda le alternative tattiche, l’unica di vero rilievo per un eventuale cambio di modulo è stata Manolo Gabbiadini, che per alcuni avrebbe dovuto/potuto affiancare Higuaìn in un attacco a due punte; il problema è che la presenza di una seconda punta centrale avrebbe portato giocoforza a dover passare al 4-4-2 o al 4-3-1-2 (visto che Sarri non crede nella difesa a tre in un contesto di squadra corta e alta, come peraltro il sottoscritto), con il secondo impraticabile per l’assenza di un trequartista di ruolo e il primo che avrebbe sacrificato pesantemente Jorginho e Insigne.

ALLORA LA PANCHINA LUNGA SERVE? – La mia personale e opinabilissima risposta è: . Ovvero: sono convinto che il Napoli, con la rosa che ha avuto quest’anno, non avrebbe totalizzato un singolo punto in più cambiando modulo o giocatori di partita in partita perchè la squadra si è espressa al limite del suo potenziale (raccogliendo consensi ovunque e un punteggio finale che in altre annate sarebbe significato Scudetto), mettendosi dietro agevolmente la ben più quotata Roma e pagando parecchia sfortuna negli scontri diretti (Nainggolan e Zaza dico proprio a voi). Con una rosa diversa e più forte la risposta per me rimane la stessa: i più forti devono giocare sempre se sono in condizione di farlo, che si tratti della Champions League o della coppa del nonno, appunto perchè sono i più forti. Sarebbe un crimine comprare un Andrè Gomes a caso per fargli giocare cinque partite stagionali quando Allan è infortunato, così come non avrebbe senso comprare un trequartista (utilissima alternativa tattica) se non c’è intenzione di lavorare su più moduli. In sostanza, il presidente farebbe meglio a lasciare il lavoro dell’allenatore al bravissimo allenatore che ha scelto e paga. Sarebbe uno spreco non migliorare questa squadra, ma ha senso farlo con un paio di acquisti più forti dei nostri attuali titolari, piuttosto che dieci alternative tattiche e prime riserve meno forti dei titolari attuali in nome della “panchina lunga”.

Roberto Palmieri

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foto da en.wikipedia.org

La relativamente lunga storia del calcio ha vissuto una serie di svolte che ne hanno cambiato il corso. Tra queste il dibattito tra metodisti e sistemisti, tra i due sistemi di marcatura, il dominio tecnico tirannico del Brasile di Pelè, fino agli anni più recenti con la sentenza Bosman e il guardiolismo. La più innovativa, però, porta il nome del padre del “calcio totale” Rinus Michels e del calciatore perfetto per interpretare il suo cambio di paradigma: Johan Cruyff, il più grande fuoriclasse della storia del continente, forse l’unico paragonabile per impatto storico a Maradona e Pelè, a Messi e Ronaldo.

Le idee rivoluzionarie di Michels partivano dall’allenamento, fatto di meno “fondo” e più muscolazione, e arrivavano a uno sconvolgimento tattico senza precedenti: l’abolizione dei ruoli fissi in campo, adottando la zona integrale e dando un ruolo fondamentale all’interpretazione delle situazioni di gioco da parte del calciatore, libero di abbandonare la propria posizione sapendo che un compagno lo sostituirà. Un calcio che univa atletismo, tecnica, cervello e organizzazione: un calcio, appunto, “totale”.

Senza Cruyff questo sistema sarebbe stato inapplicabile. Nessun altro prima e dopo di lui ha più unito a quei livelli tutte le qualità di un calciatore totale: l’accelerazione fulminante e il dribbling lo rendevano semplicemente immarcabile nell’uno contro uno, distruggendo sul nascere la possibilità di marcarlo a uomo; la forza mentale di rimanere freddo in ogni situazione gli permetteva di non essere mai superfluo o lezioso, sfruttando le sue abilità tecniche con la massima efficienza; le capacità atletiche erano tali da permettergli di sfruttare la totale libertà nello scegliersi la posizione dalla quale essere più efficiente, scambiandosi coi compagni, che sapevano di dover assecondare i suoi movimenti; grazie all’abilità in tutti i fondamentali tecnici e al perfetto ambidestrismo poteva sfruttare tutto lo spazio davanti e intorno a lui per combinare coi compagni e mandarli in porta. Come se non bastasse, Cruyff possedeva quello stesso “quid” che aveva Maradona e che oggi ha Messi: la capacità di prevedere l’intervento avversario prima ancora che questo lo pensi, che gli è valsa il soprannome di “Profeta del gol”. 

Conclusa una carriera straordinaria tra Ajax e Barcellona, dove rese grande il club blaugrana dopo lustri di umiliazioni sotto il regime franchista, favorevole al Real Madrid, ha rilanciato, diventando allenatore per gli stessi due club in cui ha giocato e perfezionando il calcio totale, spalancando la strada a Van Gaal e poi a Pep Guardiola. Sempre con gli stessi principi: intercambiabilità delle posizioni in campo, palla a terra, zona integrale, possesso ragionato, qualità tecnica, recupero alto. In altre parole, il calcio moderno, o quello che oggi consideriamo il “bel gioco”. Il gioco del Napoli di Vinicio, del Napoli di Sarri, due delle squadre più spettacolari dei loro tempi nel campionato italiano. 

Iconico con la sua maglia di culto col numero 14, polemico, privo di mezze misure dentro e fuori dal campo. Maestro di calcio senza pari, giocatore straordinario, entrato nella cultura pop come nessun altro europeo, fautore fino all’integralismo di un calcio capace di coniugare l’efficacia e lo spettacolo.

Johan Cruyff era questo e molto altro.

Ciao Profeta. 

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Coman affronta Bonucci. Foto dal profilo Facebook della FC Bayern Munchen

Noi di Soldato Innamorato vogliamo bene più o meno a tutti e di sicuro non critichiamo chi mercoledì sera ha tifato Juventus per motivi di ranking. Io però, personalmente, ho tifato fortissimo per il Bayern, un po’ per l’eterna venerazione verso Guardiola e Thomas Muller che mi porto dentro e soprattutto perchè vedere i bianconeri perdere è sempre un pò una goduria. Chiamatemi rosicone, ma quando il Napoli è uscito dall’EL non ho visto striscioni di solidarietà…

In ogni caso, spero che le parole di Marotta sull'”arbitraggio inaccettabile” abbiano fatto ricredere quei napoletani “sportivi” che il Europa tifano per le italiane. Il DS della Juventus ha perso un’ottima occasione per stare zitto. Vero, il terzo gol della Juve era regolare e avrebbe cambiato la partita; ma vogliamo parlare dell’andamento del match, dipinto come una partita mastodontica dei bianconeri dalla leggermente parziale stampa nazionale?

La Juventus ha pressato alto in varie occasioni, anche con una certa efficacia, ha difeso molto bene per 90 minuti e ha giocato bene in contropiede. Ma si è anche presentata all’Allianz giocando per larghi tratti un catenaccio imbarazzante, con un 5-4-1 bassissimo, palla lunga e pedalare, e ha segnato il secondo gol (quello dell'”impresa”) su un’azione solitaria di Morata, tralaltro irripetibile ed episodica, la classica giocata che ne dimostra la qualità in campo aperto (e solo lì), ma oggettivamente non gli riuscirà mai più. Non esattamente l’emblema del gioco di squadra nè una gran pubblicità per il calcio italiano, che una volta di più ha fatto la figura del gioco difensivista e antiestetico davanti a tutta Europa.

Non solo, la tattica difensiva non ha nemmeno funzionato. L’ingresso di Coman, che con Allegri giocava una partita su dieci (anche, va detto, per buoni motivi tattici) ha avuto l’impatto sul match di una colata di napalm sul bosco dei cento acri di Winnie the Pooh, facendo vedere i mostri ad Alex Sandro ed Evra; contro gente come Douglas Costa, Lewandowski e Muller è semplicemente impensabile difendere per sempre, perchè anche il sistema difensivo più chiuso e attento concede quel paio di errori a partita. Persa per persa, considerata anche la tenuta difensiva non esattamente impeccabile del Bayern, sarebbe stato così male provare a controllare il pallone per qualche minuto, anche solo per evitare di subire la tecnica degli avversari? No, meglio fare i “soliti italiani” e appendersi alla traversa. Poi alla lunga si prende gol, che strano.

Quanto all’alibi infortuni, non c’è niente di più ridicolo. Chiaro che le assenze di Dybala, Caceres, Marchisio e Chiellini non sono da poco; nessuno però dice che il Bayern ha giocato l’andata senza difensori centrali perchè TUTTI infortunati, e parliamo di gente del calibro di Benatia, Boateng, Javi Martinez e Badstuber, e il ritorno con il solo marocchino ex-Roma, tralaltro in condizioni imbarazzanti, al punto da dover adattare il minuto Kimmich. Inoltre un certo Ribery, che se mi concedete vale qualcosa di più di Mandzukic, era forse al 50% fisicamente; e se l’assenza di Dybala è stata accolta come se mancasse Maradona, il Bayern non poteva contare su Arjen Robben, che magari nel contesto tattico avrebbe potuto avere difficoltà, ma in carriera ha dimostrato qualcosa di più e segnato qualche gol in più dello sbarbatello bianconero alla seconda stagione da titolare in Serie A. Che tralaltro, sottolineo, è stato appena doppiato da Higuaìn nelle marcature stagionali, e in questa “fenomenale” stagione ha segnato molto meno di Muller, figuriamoci di Lewandowski. I suoi numeri sono molto più vicini a quelli di Insigne, che però la stampa nazionale non ha considera nemmeno…

I commenti sull’arbitraggio da una società che appena dieci anni fa è stata condannata per illeciti sportivi così gravi da essere retrocessa d’ufficio sono semplicemente incommentabili. La Juve ha giocato la sua sporca partita, ha perso contro una squadra più forte, avrebbe potuto vincere ma non l’ha fatto, e ha fatto fare soltanto una gran brutta figura al calcio italiano confermando tutti gli stereotipi di chiagnazzari e catenacciari che ci portiamo appresso. Sinceramente, se ne faceva volentieri a meno.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli non segna più. Da migliore attacco del campionato la squadra di Sarri sembra improvvisamente non riuscire più a inquadrare la porta, con un solo gol su azione nelle ultime quattro partite (quello di stasera di Insigne), e sono già ricominciate le chiacchiere su “eh, ma se si inceppa Higuaìn…”

La verità è che il Pipita non è certamente al massimo, ma con 24 gol ha decisamente già fatto il suo e qualche settimana di flessione è assolutamente tollerabile; e soprattutto il Milan è venuto al San Paolo a fare la provinciale, con Donnarumma ben istruito a perdere più tempo possibile su ogni rilancio e rinunciando completamente alla fase offensiva pur di intasare la zona centrale. La tattica è la stessa che adottò la Roma al San Paolo: nessun pressing, nessun tentativo di controllare la partita, soltanto difesa a pieno organico dell’area di rigore e, eventualmente, qualche contropiede di Niang. Forse non una strategia intelligentissima se speri di inseguire il terzo posto… 

C’è da dire comunque che la tattica di per sè ha funzionato: il Milan ha concesso sistematicamente le fasce, ma le statistiche e i fatti hanno ormai dimostrato che è molto più improbabile segnare con un cross che con un’azione centrale. Figuriamoci senza nessun colpitore di testa dal centrocampo in su… Higuaìn ha toccato pochissimi palloni (pur creando 3 occasioni), i tagli di Callejon sono sempre stati seguiti da ottime diagonali, Zapata è stato ovviamente il carneade di turno che ha estratto la cosiddetta “scienza” nella sua chance da titolare.

Questa strategia così attendista sembrava essere stata messa in crisi dal gol di Insigne su deviazione di Abate, che in teoria avrebbe dovuto permettere una tranquilla gestione; invece il Napoli, in forma fisica discutibile soprattutto a centrocampo, ha preso gol da Bonaventura su una dormita difensiva. Un Donnarumma fortunato ma anche sempre ben posizionato ha scongiurato tutte le occasioni del secondo tempo, in particolare quella clamorosa di El Kaddouri subentrato a Insigne; il palo di Mertens a portiere battuto avrebbe fatto jastemmare anche il Dalai Lama.

Sicuramente nel Napoli c’è un certo nervosismo, dimostrato dall’espulsione di Sarri; tuttavia siamo davanti all’ennesima partita in cui il Napoli ha avuto il dominio del pallone senza riuscire a concretizzare. Il palleggio è farraginoso, la condizione fisica palesemente in calo. Sono momento che possono capitare; l’importante è non perdere troppi punti per strada per continuare la corsa a due con la Juventus, che in fondo è ancora soltanto a +1.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

In una corsa equilibrata a due per il titolo ogni dettaglio può fare la differenza; non fa eccezione il calendario, che in questo girone di ritorno obbliga il Napoli a giocare quasi tutti gli scontri diretti fuori casa. Ovviamente non si può parlare di nessun tipo di ingiustizia in quanto averli tutti al San Paolo all’andata ha portato tantissimi punti; fatto sta che quello di domani contro il Milan sarà l’unico scontro diretto tra le mura amiche, e arriva proprio quando la Juventus fa il primo passo falso dopo quindici giornate pareggiando contro un grande Bologna. In sostanza, è fondamentale vincere per tornare subito al primo posto e accumulare punti che alla fine faranno la differenza.

NAPOLI: DENTRO I TITOLARI – Sarri come sempre si affiderà al solito undici in campionato, dunque torneranno in panchina tutti quelli che hanno giocato in Europa League, anche l’ottimo Strinic tra i migliori in campo e forse più affidabile di un Ghoulam in calo. Dentro anche Higuaìn (a secco da una partita e mezza, niente di strano per uno “normale” ma per lui è una flessione), Insigne, Allan, Jorginho e Albiol.

MILAN: ROMAGNOLI GIOCA – Il centrale ex Samp e Roma ha smaltito l’influenza e sarà quasi sicuramente della partita anche se non è al meglio; nel caso pronto Zapata. Kucka invece dovrebbe rimanere ai box, al suo posto ci sarà Bertolacci. Per il resto confermata la formazione tipo con Abate a destra, Antonelli a sinistra, Bonaventura e Honda sulle fasce e la coppia Bacca-Niang in attacco.

LA PARTITA – Il Milan ha ormai abbracciato in pieno la sua vocazione contropiedista, considerata l’impossibilità di tenere la difesa alta: Romagnoli è bravo in marcatura ma copre male la profondità, Alex è lento, Zapata molto veloce ma estremamente disattento. Montolivo a sorpresa si è scoperto uno dei migliori interditori del campionato e, con Bonaventura riportato nel suo vecchio ruolo di esterno di centrocampo e un Honda in gran condizione, la coppia di attaccanti può agire nello spazio come preferisce; in sostanza una squadra fatta per giocare contro le grandi. Tuttavia il sistema difensivo del Napoli è sulla carta il peggior avversario possibile per una squadra che non sa giocare contro le difese schierate, perchè annulla un’intera metà campo col fuorigioco e rende difficili le verticalizzazioni per poi abbassarsi con le linee molto strette quando il pressing fallisce; anche il Villareal, squadra con un impianto di gioco simile (anche se con singoli diversi) ha potuto segnare al Napoli soltanto su punizione, e la stessa Juventus non ha potuto sfruttare nessuna delle sue innumerevoli armi offensive per non lasciare spazi. In sostanza la partita è più che affrontabile a livello tattico; la differenza la faranno come sempre l’attenzione nell’attuare il piano gara e la qualità offensiva.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuaìn, Insigne.

MILAN (4-4-2): Donnarumma, Abate, Alex, Romagnoli, Antonelli, Bonaventura, Montolivo, Bertolacci, Honda, Niang, Bacca.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Si sa, in amore come nello sport, dopo una delusione l’importante è rialzarsi prima possibile. Il match di coppa di stasera contro il Villarreal è un’ottima occasione per il Napoli: una sfida ricca di stimoli, contro un grande club europeo tornato in auge e ora al quarto posto della Liga, dalla quale uscirà sicuramente una candidata alla vittoria finale dell’Europa League nonostante siamo soltanto ai sedicesimi.

VILLARREAL – Marcelino non è certo di poter schierare dal primo minuto il capitano Bruno Soriano, centrocampista centrale chiave del sistema del Sottomarino Giallo, vittima di un affaticamento muscolare; di sicuro il capitano farà tutto il possibile per esserci e affiancare Trigueros nel 4-4-2 degli spagnoli, con Suarez e l’ex Barcellona Dos Santos esterni. Il reparto forte dei gialli però è la difesa, dove i due centrali sono l’ex per niente rimpianto Victor Ruiz e l’oggetto del desiderio di qualche stagione fa Musacchio, con Costa e Gaspar sulle fasce.  Davanti sicuro del posto Cedric Bakambu, capocannoniere stagionale della squadra, con a fianco uno tra Soldado e Baptistao. Il Napoli dovrà fare una grandissima partita offensiva per scardinare la rocciosa difesa del Villarreal, che in casa è inferiore soltanto a quella dell’Atletico Madrid di Simeone.

NAPOLI – Sarri tiene molto all’Europa League ma dopo le fatiche di sabato scorso e in vista della partita con il Milan farà sicuramente almeno tre cambi, uno per reparto: Strinic, Lopez e Mertens gli innesti più probabili al posto di Ghoulam, Allan e Insigne. Possibile anche la presenza dal primo minuto di Chiriches al posto di uno dei due centrali titolari. In dubbio Higuaìn: se partisse titolare il Pipita difficilmente giocherà più di un’ora. Nel caso è pronto Gabbiadini che scalpita per una serata da titolare.

PROBABILI FORMAZIONI

VILLAREAL (4-4-2): Areola, Costa, Musacchio, Ruiz, Gaspar, Dos Santos, Soriano, Trigueros, Suarez, Baptistao, Bakambu.

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Chiriches, Strinic, Lopez, Jorginho, Hamsik, Callejon, Gabbiadini, Mertens.

Roberto Palmieri