Tags Posts tagged with "sky"

sky

0 859

Il circo mediatico

Quando i soldati americani giunsero nel campo di concentramento di Buchenwald e si trovarono di fronte a quelle immagini indescrivibili avvertirono dei malori. Si chiedevano come potessero degli esseri umani provocare tanto male ad altri esseri umani. Tutti nelle vicinanze del campo sapevano cosa accadeva lì dentro. E così i militari raggrupparono tutti gli abitanti della zona e li portarono all’interno del campo di sterminio ad osservare cosa era stato fatto anche grazie al loro complice silenzio.

Ci sono filmati della liberazione del campo in cui signore eleganti portano le mani agli occhi per non guardare tutto quell’orrore. I signori sfilano in mezzo ai morti torturati camminando con i loro impeccabili cappotti. La decisione degli americani fu di mostrare anche ai tedeschi quelle immagini. Perché tutto quello che era accaduto in quel campo non sarebbe stato spiegabile con le parole perché tutto era troppo oltre qualsiasi immaginazione più macabra e terribile. Ai militari delle SS venne invece ordinato dagli americani di dare sepoltura ai cadaveri ammassati, forse l’unico modo efficace per umiliarli. 

Scrivo questo dopo aver assistito alla sceneggiata che abbiamo visto sui campi di Serie A. I tifosi della Lazio qualche giorno fa avevano ritratto su dei fogli Anna Frank con la maglietta della Roma. Una cosa schifosa, ma che il circo mediatico e dei social ha contribuito a diffondere. Magari era un passamano tra quattro teste di cazzo, ma così facendo si è data un’importanza e una pubblicità a quelle che restano sempre e comunque quattro teste di cazzo. Così, nella ormai perenne distorsione mediatica, è passato il concetto che gli italiani (o gli sportivi, i tifosi, gli ultrà), avessero la necessità di essere istruiti su cosa sia realmente accaduto agli ebrei nei campi di sterminio. E non è così. Basta scendere in strada, parlare con le persone, quanti conoscenti avete che offenderebbero la memoria di quei morti ammazzati? Vi sembra esista un’emergenza?

Al di là di questo, ciò che è più grave, è l’assurdo comportamento della Lega Calcio e della Federazione (con la complicità dei broadcaster televisivi) che hanno costruito la solita sceneggiata banale per ricordare, come si fa con i bambini, che “No, cattivo, non si fa”. Prima delle partite è stato letto un passaggio del diario di Anna Frank (che per Mihajilovic si chiama Anna FRANKIE – come detto ieri in un’intervista a Sky). E poi abbiamo dovuto subirci il pippotto moralistico dei bamboccioni viziati e strapagati come Bernardeschi. Perché ovviamente lo show è show e segue i propri rigidi schemi. 

Così facendo le istituzioni del calcio hanno potuto mostrare la loro pelosa attenzione a questo genere di fenomeni. Tutti felici e contenti, anche l’Italietta da social network perennemente indignata, tutti sempre pronti con i loro milioni di indici ad agitare l’accusa. I pollici, come si sa, sono impegnati per mettere i like sulle foto di qualche cesso scardato che davanti allo specchio si è fatto il selfie con la borsa nuova o con l’addominale appena scolpito in qualche fetida palestra.

Tutto può quindi tornare alla normalità. In un mondo in cui convivono il minuto di silenzio per le vittime del terremoto di Ischia, e qualche attimo dopo i cori sul Vesuvio che deve lavarci col fuoco. Dove convive l’esaltazione dei tifosi che festeggiano i gol di un loro calciatore “negro” e subito dopo i buu per il giocatore “negro” della squadra avversaria. E’ tutto normale nella schizofrenia di un mondo che ha perso completamente il senso della realtà. Così nell’offesa, così nel ricordo di una tragedia.

Il problema è che ormai commemoriamo date, celebrazioni, anniversari automaticamente, ma non ci ricordiamo manco più perché si fa. A Natale si festeggia l’albero e gli struffoli, a Pasqua si festeggia il capretto e la pastiera. Perché non lo sappiamo manco più perché ci sediamo a tavola tutti insieme. 

E così ci dimentichiamo pure perché fa schifo offendere la memoria di Anna Frank e di tutti gli ebrei ammazzati e scamazzati in ogni modo da altri esseri umani. E ci dimentichiamo, soprattutto, che un Paese serio avrebbe trovato e acciuffato i responsabili di quel gesto e magari avrebbe portato quelle quattro teste di cazzo a fare un tour in uno dei campi di sterminio nazisti. Come fecero gli americani a Buchenwald.

Troppo facile così: sentirci tutti terroristi quando i terroristi ammazzano i vignettisti di Charlie Hebdo, tutti assassini quando un uomo ammazza una donna (coniando quella munnezza di termine “Femminicidio” che contiene già in sé tutto il non-senso di questa società), tutti razzisti quando viene commessa violenza su persone di altre etnie. 

Andiamo dietro le emergenze, ci piace così. In un circo mediatico che non ha fine e dove tutti, ma tutti tutti tutti, hanno sempre qualcosa da dire. Pure quando non sono all’altezza di misurarsi con certi argomenti. Da questo punto di vista sentire Bernardeschi che parlava di sterminio degli ebrei è stata la chicca finale, un momento topico di ipocrisia e banalità, in una spettacolarizzazione costante di qualsiasi evento. Bello o brutto, chi se ne fotte, the show must go on. 

Trovate i responsabili di quei gesti intollerabili, educateli. Organizzare queste sceneggiate  moralistiche offende davvero la memoria di quelle persone uccise. Come tante volte mi sono sentito offeso io, da napoletano, guardando di tanto in tanto quel finto, insulso, insopportabile teatrino mediatico quando in tv o sui giornali vogliono farci la predica sul Vesuvio. Siete finti. Banali. Inutili. Questo non è educare, è romanzare. E, continuando a non educare, renderemo sempre di più uno spettacolo ogni cosa. Bella o brutta che sia, non farà differenza. Per nessuno. L’importante sarà dire “io c’ero”. E non importa se sui social, in tv o sui giornali. Tutto purché manifestare in ogni modo la propria misera esistenza.  

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

0 1110

Le strane contestazioni alla moviola

Dal Corriere della Sera del 18 maggio 2006. Ad essere «truccato» non sarebbe stato soltanto il Moviolone, ma anche il Televoto dei telespettatori. «Una discussione tra Baldas e Corti (giornalista della redazione addetto ai sondaggi telefonici) del 13 dicembre 2004 – si legge nell’informativa – fa emergere che i sondaggi telefonici sono manipolati secondo delle esigenze e non secondo l’effettivo parere espresso dal pubblico attraverso le telefonate. Infatti i due commentano l’assoluzione dell’arbitro Pieri (dopo la partita Bologna-Juve, ndr) e Moggi nel commentare il risultato di pareggio raggiunto dal televoto con una breve ma eloquente frase pone l’accento sulla circostanza che lo stesso viene manipolato ” ma che 47 a 47 ” , e nonostante Baldas gli dica che il voto era regolare, Moggi per ben due volte quasi lo deride, sconfessandolo “ma vattene!! ma vattene!!… ma non dir cazzate!…” ». Quel giorno «l’opera di Moggi per garantire l’impunità dell’arbitro Pieri non si limita solo alle disposizioni impartite prima dell’inizio della trasmissione per organizzare il palinsesto, ma anche ad interventi con lo staff redazionale nel corso della stessa quando ritiene che lo svilupparsi del dibattito intorno agli argomenti stia prendendo una piega poco piacevole». Tanto che Piero Franza, il patron del Messina, lo chiama poi per congratularsi. «…Se ti assume Berlu… cazzo hai fatto assolvere Pieri (ride)… se ti assume Berlusconi per i suoi processi pure Previti, cazzo li fai passare tutti!”».

Ai tempi di Calciopoli si faceva così. Moggi chiamava Baldas e gli diceva come regolarsi con il moviolone e a quali arbitri togliere la “patente a punti”. Se i direttori di gara andavano a favore della Juve e delle squadre del “sistema” bisognava elogiarli, se invece andavano contro bisognava bastonarli. Celebri le intercettazioni sul ritiro della “patente a punti” ad un arbitro che ebbe l’ardire di fischiare contro la Juve. 

Forse da quel periodo il calcio italiano si è emancipato. O forse no. Eppure assistere ad alcune trasmissioni si viene sommersi dai dubbi. Ieri la Juve è stata favorita dal Var, l’unico vero strumento per consentire a noi appassionati di calcio di credere ancora in questo sport. E’ stato giustamente annullato il gol di Mandzukic per una manata di Lichtensteiner sul volto del Papu Gomez in avvio dell’azione. In realtà una condotta così violenta (con tanto di solite proteste successive come aggravante) avrebbe forse dovuto indurre l’arbitro Damato ad espellere il terzino bianconero. Ma lasciamo stare.

Ma poi, a 5 minuti dalla fine, arriva la chicca. Calcio di punizione per la Juve, Petagna respinge di spalla (e non potrebbe essere altrimenti perché il pallone schizza almeno a 20 metri, parabola impossibile se la palla fosse stata respinta di braccio). Damato assegna il rigore, poi corre al monitor e, nonostante le immagini fossero piuttosto eloquenti, convalida la propria decisione. Senza neppure considerare che, anche se il movimento del giocatore nerazzurro fosse “sospetto”, Petagna aveva il braccio attaccato al corpo. Insomma, pure se l’avesse toccata con la parte estrema del braccio, sarebbe stato comunque un rigore eccessivo. Poi il nuovo Messi (che ieri è stato surclassato persino dal Papu Gomez) ha sbagliato perché ogni tanto pure i Dei del calcio si incazzano con la Juve. E questa forse è la novità più importante.

Nonostante tutto nei salotti tv abbiamo dovuto sorbirci la lagna di Allegri. Con quasi totale assenza di contraddittorio. Ricorderemmo al tecnico livornese che se la Var ci fosse stata ai tempi in cui lui era allenatore del Milan, sarebbe bastato il sensore sulle porte per assegnargli probabilmente uno scudetto in più nel suo palmares. Erano i tempi del celebre gol di Muntari la cui mancata convalida fu decisiva per dare uno scudetto in più alla Juve.

La chicca poi sono state le parole di quella faccia di bronzo di Massimo Mauro. Per lui in Inghilterra scoppierebbero a ridere se fosse stato annullato un gol come quello annullato ieri a Mandzukic con la Var. Lo stesso, nel pensare agli albionici sentimenti, chissà se si sarà mai chiesto invece quali emozioni e reazioni avesse suscitato uno scandalo delle proporzioni di Calciopoli in Premier League. E chissà cosa sarebbe successo se un presidente di un top club britannico fosse sceso a patti con la malavita per mantenere la pace nelle proprie curve. O ancora se si fosse scoperto che le prestazioni di alcuni top player erano incrementate da sostanze chimiche sospette. 

Ecco, noi in Italia veniamo da tutto questo. La Var, pur nella sua imperfezione, qualcosina sta cominciando a migliorare. Quest’anno la Juve avrebbe avuto due rigori contro in meno e due a favore in più. Oltre a un gol decisivo, quello di ieri, che avrebbe consentito ai bianconeri di avere immeritatamente due punti in più. 

A noi tifosi ce ne frega poco se l’azione si blocca per qualche minuto, ci interessa sapere se la decisione presa dagli arbitri è giusta oppure no. Allegri e i bianconeri si preoccupano così tanto di queste “perdite di tempo”, eppure appena un anno fa non sembrava importargli così tanto quando Cuadrado al San Paolo restava a terra minuti per far scorrere il cronometro o quando Buffon ci metteva un’eternità per battere un calcio di fondo e gli altri bianconeri una rimessa laterale. In quei casi, evidentemente, il tempo lo si può perdere. 

Guarda caso le proteste contro il Var arrivano solo e soltanto da una squadra. Agli altri la moviola in campo va bene. Che poi se si vogliono falsare le partite ormai gli arbitri sono solo uno strumento succedaneo. Ci sono tanti altri sistemi: come ad esempio quello di infarcire le squadre concorrenti con i prestiti di propri giocatori. La Juve è la squadra europea che ha più giocatori prestati in altri club. Un elemento che ha suscitato l’interesse della Uefa. Ma chissà se si interverrà mai per porre un freno a questa pratica. In Spagna, ad esempio, per formare i calciatori della propria cantera si utilizza la Segunda Division con club affiliati che non possono mai trovarsi nella stessa serie del club principale. Forse per gli spagnoli, ma di questo Mauro non si preoccupa, qualche cattivo pensiero lo hanno fatto sulle storture di certe pratiche.

Ai tempi di Calciopoli funzionava così. Oggi magari Calciopoli è un ricordo sbiadito. Eppure non ci riusciamo a capacitare di come dei broadcaster, che dovrebbero campare sul danaro versato con gli abbonamenti dei tifosi, possano andare persino contro i loro interessi pur di difendere l’indifendibile. Ai tifosi il Var piace, in Italia tutto ciò che crea legalità piace. Soprattutto se nel 99% dei casi il sistema funziona. Anzi, invitiamo gli arbitri a prendersi tutto il tempo necessario per prendere le loro decisioni alla moviola, senza fretta. L’importante è prendere la decisione giusta. 

Noi qui difenderemo sempre il Var anche se un giorno il Napoli dovesse perdere una partita decisiva al 95′. Purché la decisione sia corretta. Risparmiateci solo questo teatrino perché, ve lo assicuriamo, ci riportate alla mente le peggiori stagioni del nostro calcio. Noi siamo disposti a perdere come abbiamo quasi sempre perso. Stavolta però sarà avvenuto davvero sul campo e non con i soliti gol in fuorigioco, i rigori regalati e le sviste a comando. Si parla tanto di Torino – Verona. Cari granata, il Var vi è andato ingiustamente contro più di una volta. Ma ricordatevi di due anni fa quando in un derby Rizzoli negò un’espulsione netta ad Alex Sandro, si fece mettere in ridicolo dagli affronti “testa a testa” di Bonucci e negò un gol sacrosanto a Maxi Lopez. Alla lunga questo sistema tutelerà tutti. E se alla fine vinceranno ancora loro saremo i primi ad alzarci in piedi per applaudire. Lo abbiamo già fatto. A Napoli sappiamo riconoscere la superiorità degli avversari. Purché sia reale. 

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1259

Bargiggia, Ziliani, Pistocchi. Perché parlo di questi giornalisti? Perché sono nel tempo diventati, ognuno con le proprie particolarità, tre casi di studio del giornalismo sportivo. Tutti però sono accomunati da eccessiva partigianeria e da atteggiamenti da haters quando scrivono sui propri account social nonostante sono (o sono stati) esponenti di tv e quotidiani generalisti.

bargBargiggia si contraddistingue per il suo malcelato rancore verso i napoletani e i meridionali in generale. Lasciando perdere le ottime performance del figlio, capace di allargare il campo di odio anche ad altre aree del mondo e altre razze… Basta prendere ad esempio quando la juve perse la finale di Champions e lui si affrettò a twittare: “Siete solo un popolo bue che merita sottomissione: sapete solo godere delle disgrazie altrui”. Per non dire che per una delle poche notizie di mercato beccate, Higuain alla Juve, ha iniziato a criticare ed offendere Napoli e il Napoli a più riprese. Eppure Bargiggia dovrebbe ricordarsi che sono tanti i napoletani e i meridionali che mensilmente pagano dei soldi per abbonarsi alla tv del gruppo per cui lavora.

zilianiZiliani invece, geniale ex pagellista di Controcampo, da qualche tempo scrive per Il Fatto Quotidiano. È diventato nel tempo un radicalista anti-juventino. A leggere il suo profilo Twitter, l’Isis potrebbe pensare di assoldarlo come social media manager per lo Stato Islamico, tanta è la violenza verbale dei suoi post. Sarebbe impossibile fare una selezione di tutti Tweet scritti da Ziliani contro i bianconeri, ne cito solo uno che fa comprendere la deriva negazionista del giornalista. “Spendere un miliardo in 10 anni – scrisse poco tempo fa – rimanere una nullità in Europa e gloriarsi del record. Leggende all’incontrario. #Juventus”. Ora è vero che la Juve con la gara di Cardiff ha perso due finali in tre anni e sette nella sua storia, vero pure che il club bianconero non spicca per trasparenza. Di qui a definire una squadra “nullità” dopo che questa è riuscita ad arrivare per due volte in tre anni in finale è quantomeno esagerato.

Il terzo personaggio è il più complesso. Definire Pistocchi un hater è eccessivo, a definirlo vittimista invece ci si prende in pieno. Il vecchio compagno di merende di Raimondo Vianello a Pressing è persona gradevole. I “si dice” riferiscono che il buon Maurizio sia stato “trombato” da Premium perché sgradito alla Juventus. Ipotesi non peregrina. Le ultime performance social di Pistocchi sono così tutte uno sbrodolamento di elogi a Sarri, al Napoli, ai napoletani. Pistocchi ha preso casa ai Quartieri Spagnoli, si incazza pure quando le tifoserie avversarie invocano il Vesuvio o il terremoto di Casamicciola. Poco tenero, anche se non ai livelli di Ziliani (che cmq rilancia spesso ritwittando i post del collega), anche lui con la Juve.

In tutto questo, ovviamente, c’è una canea di followers che si azzuffa. Sotto i post dei tre colleghi esagitati non è raro trovarci maleparole a profusione. Haters professionisti che sono indirettamente incitati dai tre tribuni della plebe del giornalismo sportivo.

Ora i tre citati sono solo un ridotto esempio di ciò che si può trovare sui social network. A me, personalmente, non sono simpatici nessuno dei tre. E non mi fa cambiare giudizio il fatto che due di questi siano prodighi di complimenti per la squadra che tifo. Ritengo questi elogi funzionali al personaggio che si sono creati e al pubblico che si sono scelti. Evidentemente non avevano di meglio da fare.

Quasi quasi mi rimpiango i Pizzul, i Bizzotto, i Martellini. Magari erano più compassati, magari erano più “lenti” e per niente social, ma se sbagliavano lo facevano per convinzioni professionali e non per vellicare i peggiori istinti del pubblico italiano. Noi qui siamo dichiaratamente di parte. Ci chiamiamo “SoldatoInnamorato”, non pretendiamo, né cerchiamo equidistanza, siamo tifosi del Napoli. Anzi, questo blog è nato proprio dalla passione per la nostra squadra e la nostra città. Se non siamo obiettivi non è un problema. È un problema invece che giornalisti che lavorano per media generalisti elevino in maniera smisurata i toni per cercare un vano consenso, ma pure qualche “vaffanculo” a gratis. Perché? Sarebbe questo il giornalismo sportivo? Perché dovrei seguire certi giornalisti se non hanno nulla di meglio che offrirmi di un qualunque bar sport, di una qualunque pagina social ricca di rabbia e di odio? Anche se alcuni di questi sostengono la mia squadra, se voglio sentire un tifoso parlare magari mi sintonizzo su Canale 21, mi guardo Umberto Chiariello. Magari lì ci trovo sicuramente maggiore obiettività e miglior eloquio verbale. Gianni Mura vi saluta, piangendo.     

Valentino Di Giacomo

 

0 2038

Due pesi e due misure

E’ notizia di questi giorni la rimozione da parte di Sky di Paolo Di Canio, reo di aver tatuato sul braccio l’eloquente scritta “DUX” per omaggiare Benito Mussolini. Che Paolo Di Canio avesse simpatie fascistoidi è una sorta di segreto di Pulcinella. In un derby esultò persino alzando il braccio in segno di saluto romano. Insomma, fermo restando l’ovvia condanna del fascismo, sembra la solita storia di morale tutta italiana. Un Paese bigotto il nostro, a cui si aggiunge l’iper-bigottismo americano di Sky e Fox: su certi argomenti il Paese “Stars&Stripes” mette la freccia e ci sorpassa a velocità smisurata in quanto alla finta morale.

Da questa storia ne escono tutti sconfitti: Paolo Di Canio che non potrà raccontare le sue storie, i clienti di Sky che non potranno godere del godibilissimo programma dell’ex calciatore azzurro, uno dei pochi in tv dove si parla di calcio “vero”, ci perde pure Sky che aveva investito molto probabilmente per assicurarsi le prestazioni di Di Canio.

Poi, qui a Napoli, ci torna alla mente un episodio che ci fa pensare al classico meccanismo dei “due pesi e due misure”, riguarda Massimo Mauro. Il commentatore di Sky, con somma viltà, accusò l’allora allenatore del Napoli, Rafa Benitez, di essere “disonesto”. Cosa più grave, lo fece quando Benitez era già andato via dalla postazione tv e quindi non poté controbattere.

A me il fascismo fa schifo. Ma mi fanno più schifo certi personaggi che offendono gli altri senza che questi possano replicare. Che poi in tv è tutto, è il minimo criterio giornalistico consentire la difesa a chi è oggetto di critiche nel corso di un programma tv. Allora Sky difese Massimo Mauro per un gesto di una gravità inaudita che ha a che fare, oltre che con i basilari criteri giornalistici, con i fondamentali assunti di educazione ed “essere uomini”, vale a dire “parlare in faccia”.

Il mellifluo Mauro è ancora lì. Il “mostro” Di Canio invece no. Noi pensiamo che questo sia un comportamento intellettualmente “disonesto”. Se Sky vuole siamo qui per loro eventuali repliche. Noi le critiche le facciamo “faccia a faccia”.

Si segnala, così giusto per dire, che in Italia esiste il reato di apologia del fascismo, non quello di apologia di Mussolini. Il tatuaggio di Di Canio è stupido, fa schifo, è di cattivo gusto, ma non rappresenta un reato. Tanto più che il suo era un programma sportivo, non politico. Riteniamo quantomeno difficile che, nel bel mezzo di una trasmissione, Di Canio avrebbe potuto mettersi a parlare del manuale del perfetto fascista o delle leggi razziali. Vabbè, anche questa è andata. Male.

Valentino Di Giacomo

 

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DISOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 4161

Un caffè con lo story teller

Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di poter intervistare presidenti del Consiglio, della Repubblica, leader politici e personaggi sportivi di spicco. Ma era lavoro. C’era emozione, ma non empatia o simpatia con il personaggio intervistato.

Federico Buffa e Valentino Di Giacomo
Federico Buffa e Valentino Di Giacomo

Quando Federico Buffa mi ha detto che ci saremmo incontrati al Gambrinus per poter fare un’intervista sapevo che la professionalità la dovevo lasciare a casa. Perché ci sono momenti nella vita che vanno goduti. E chissene se ci rimette un po’ la professionalità. Quella che vi proponiamo non è un’intervista, è un dialogo fortunato con un mio mito personale. Per me IL CALCIO, lo sport vero, è quello che racconta Federico nei suoi programmi e nei suoi spettacoli. Storia, musica, letteratura si stagliano nelle leggendarie imprese che lo sport è capace di farci vivere. Proprio come quelle che lui ha raccontato al San Carlo la scorsa settimana sulle Olimpiadi del 1936 facendoci ridere e piangere.

Uno stralcio di questo dialogo è già stato pubblicato da Il Mattino, testata che amo e per cui collaboro. Ma sarebbe stato impensabile pubblicare sul sito del giornale un video così lungo e, a causa mia, a volte anche un po’ disordinato.
Quello che vedrete in questo video è un dialogo davanti ad un buon caffè. Non ha nulla di pretenzioso circa i canoni dell’intervista. Gli chiedo di Napoli e lui mi risponde di Pietro De Vico, del teatro e della musica napoletana. No, a Federico Buffa non si può fare un’intervista perché lui è TROPPO più di qualsiasi genere. E, come i grandi, senza un genere ne ha creato uno. Tutto suo, tutto speciale.
Con Buffa puoi solo accendere una camera, poi fa tutto lui. Un po’ come faceva Diego. Ecco, l’emozione provata dal cronista è la stessa di quando ho avuto la fortuna di fare qualche domanda a Lui. Lasciando andare a briglia sciolta il cuore. Emozioniamoci. Senza emozioni che si campa a fare? Buona visione. QUI IL VIDEO DELL’INTERVISTA.
Valentino Di Giacomo
P.S. Un grazie immenso a Domenico ed Adriano che mi hanno supportato e sopportato la mia ansia pre-incontro. Un abbraccio fraterno a Roberto Daidone per aver realizzato questo splendido montaggio del filmato. Vi voglio bene.

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 728
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Leggendo le parole dell’amico Cristiano De Falco di ieri e soprattutto constatando tutte le assurdità dell’affaire Higuaìn, ho deciso di disdire anch’io l’abbonamento calcio. A differenza di Cristiano sono un consumatore abbastanza intenso di partite, seguo vari campionati e competizioni, leggo e scrivo articoli di tattica; insomma, se finora ho pagato per poter vedere il calcio, l’ho fatto perché il prodotto mi interessa davvero.

A questo punto però è chiaro ed evidente che la Serie A non merita il tempo speso a parlarne. Se negli anni scorsi gli aiuti arbitrali erano una parte abbastanza limitata dei fattori che facevano vincere una Juventus oggettivamente troppo forte, quest’anno è fin troppo evidente come stanno le cose. Magari la Juve avrebbe vinto lo stesso, nessuno dice che il Napoli sia nettamente più forte; ma a questo punto non si può più negare l’evidenza.

Higuaìn è il primo giocatore nella storia a prendere quattro giornate di squalifica per essere stato aggredito dall’arbitro (vergognoso) e averlo fermato con le braccia. Tralaltro soltanto per aver protestato davanti alla sceneggiata del ridicolo Felipe, che credo abbia strappato un applauso anche a gente come Neymar e Lichtsteiner per l’imbarazzante simulazione. Tutto questo quando poco prima Leonardo Bonucci, macellaio con pochi eguali in Europa, ha potuto andare testa contro testa con Rizzoli senza prendere neanche un richiamo verbale, senza contare l’immunità dalle squalifiche che gli ha permesso di passare una decina di giornate in diffida fino al ritorno del suo compagno di pestaggi Chiellini.

Ovviamente nemmeno la dovuta segretezza delle squalifiche fino all’ufficialità è stata rispettata, con i giornali che hanno dato la notizia delle quattro giornate a Higuaìn un giorno prima. L’unico modo, insomma, per fermare il giocatore più forte del campionato e impedirgli di trascinare il Napoli per l’ultimo sforzo. Chiudendo senza appello la lotta scudetto.

Mi dispiace, ma io la Serie A non la guardo più, e soprattutto non la pago più. E mi dispiace anche di non poter più tifare nemmeno per una Nazionale in cui giocano quei due lì, allenata da un commissario tecnico implicato in ogni sorta di affari di calcioscommesse. E badate, non è anti-juventinità generale, perché accoglierei a braccia aperte un Barzagli o un Marchisio a Napoli; ma l’arroganza di Bonucci di avvicinarsi a un arbitro internazionale in quel modo, con la certezza di essere impunito, paragonata a quello che è successo a Higuaìn certifica la volontà dei poteri forti di far vincere sempre la stessa squadra, quella che paga. Facciano pure. Di sicuro non verso più una lira per vedere uno spettacolo del genere.

E mi guardo pure il Leicester in streaming, ittate o’sang.

Roberto Palmieri

0 1038
Cara pay tv, ieri ho disdetto l’abbonamento al pacchetto Calcio.
Non sono mai stato un consumatore delle chiacchiere che si fanno intorno al calcio, diciamo che mi sono sempre limitato ai 90 minuti della squadra del cuore, per poi spegnere e tornare alle mie occupazioni.
Il fatto è che,  a dirtela tutta, staccare la spina mi ha dato anche un certo sollievo. Un po’ quando l’amico che incontri ogni tanto e con cui hai esaurito gli argomenti cambia città.

Che bello dire basta.

Basta ai bilancini che tendono sempre da un lato. Basta alle telecronache e ai commenti compiacenti per le solite squadre, al sarcasmo degli ex calciatori saputelli, soldatini così bravi a inchinarsi all’ovvia forza dei già forti. Perché in qualsiasi competizione la speranza, anche infinitesimale, chiamala pure infantile – ma il calcio è un gioco, e ben pagato – di poterla vincere giocando ad armi pari è il motore di tutto. E chi dirige il campionato italiano ha l’obbligo (e anche, con un minimo sindacale di furbizia, l’interesse) di sostenerla. In fondo, cos’è mollare l’osso, ogni vent’anni, se può alimentare la licenza di sognare di ogni tifoso?
Quest’anno poteva succedere un piccolo miracolo sportivo e nessuna televisione ha avuto il coraggio e neanche l’intelligenza di valorizzare l’evento fino in fondo. Si poteva cambiare copione, raccontare il miracolo del Davide che ogni tanto batte Golia, valorizzare personaggi e storie diverse dai soliti figli di papà che vincono ogni anno. Certo, la colpa non è tua. Ma i tuoi giornalisti dovevano essere i primi a indignarsi di questi atteggiamenti arbitrali che rovinano lo spettacolo e allontanano tifosi.
Continuerò a tifare per tutti i Davide del mondo, ma ho le palle piene di assistere a uno sport che è diventato corrida. Guardatelo tu. E visto che agli juventini sta bene, gli stipendi ai giornalisti pagali coi soldi loro. Tanto mi pare di aver capito che quelli dei napoletani non ti interessano. A loro auguro di continuare a vincere, e sempre con dieci giornate di anticipo fino a schiattare di noia.
La vita già è corta. Meglio un film, so che è finzione ma almeno non ho già visto e rivisto il finale. Meglio una partita di calcetto sull’asfalto fino a sfinirmi, polvere e sudore e emozioni vere. Mi hai chiesto 10 euro per disdire. Li ho benedetti. Spero avrai la coerenza di non richiamarmi con offerte di sconti. Questo calcio, così come è, non torno a guardarlo neanche gratis. Il mio tempo vale molto di più.
IMAGEN-13978222-2

0 626
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Napoli, sono sei!
La Juve chiama e il Napoli risponde. Sesta vittoria consecutiva per gli azzurri (prima volta in stagione) che travolgono 5-1 l’Empoli riportandosi al primo posto, dopo l’illusorio sorpasso dei bianconeri, che avevano strapazzato il Chievo nell’anticipo delle 12:30.

Il Napoli cresce partita dopo partita, mostrando sempre maggiore maturità e convinzione nei propri mezzi.
Alla pressione per il risultato della Juve, si aggiunge quella per il gol dell’Empoli, alquanto fortuito, arrivato al minuto 28′ da calcio piazzato. Per fortuna c’è un Insigne ispiratissimo che cinque minuti più tardi regala ad Higuain un assist al bacio, puntualmente trasformato in gol: 1-1. E’ ancora Lorenzo a regalare spettacolo con una punizione da 10 vero: Il Napoli è avanti. Nel secondo tempo si rischia poco come sempre. Nel finale Callejon, non più prezioso solo in fase difensiva, propizia l’autogol del 3-1 e poi fa in tempo a realizzare due gol in fotocopia su doppio assist del neo entrato Dries Mertens.
Finisce 5-1. Se la Juventus non si ferma -dodici vittorie di fila con quella di oggi- il Napoli non è da meno.

Maurizio Sarri a Sky ci tiene però a tenere alta la concentrazione e i piedi ben fissi per terra.
Siamo contenti di aver avuto la meglio su un Empoli che non perdeva fuori casa da ottobre. Ma non avevamo alcuna pressione per il risultato della Juventus: loro hanno un fatturato triplo rispetto al nostro, fanno un altro campionato; ci troviamo vicini casualmente, solo perchè hanno avuto un inizio difficile. E’ bene che esista il sogno, perchè è ciò che alimenta entusiasmo e motivazioni, ma la realtà è un’altra cosa: abbiamo tanta voglia, ma non sentiamo nessun obbligo“.
“Ma un po’ ci credete?”-incalza così l’inviato di Sky Sport- “Noi crediamo che mercoledì possiamo andare a Roma e fare risultato, ma se il nostro orizzonte temporale si allarga più di così, diminuiscono le nostre chance di far bene“.

Sul paragone con Sacchi. “La nostra generazione è cresciuta studiando Sacchi. E’ una persona che ha cambiato il modo di vedere il calcio nel nostro paese. E’ un paragone scomodo ma che fa comunque piacere“.
Infine una battuta sul mercato e l’ultimo acquisto Regini. “Da difensore centrale in serie B con me fece un campionato straordinario. Adesso sono due anni che gioca come terzino: a noi serve un centrale, vediamo il ragazzo quanto ci mette a ritrovare familiarità e sicurezza con il ruolo“.

Lorenzo Sorrentino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1630

Si dice che le grandi città non dormono mai.

 Questa regola conosce a Napoli una sua propria eccezione, con cadenza rigorosamente settimanale: la partita della domenica. Durante questo lasso di tempo, gli abitanti, colti da uno stato di febbrile eccitazione, in una sorta di coprifuoco che impongono a se stessi, quasi come fosse un riflesso involontario, si rifugiano nelle case per assistere all’evento, lasciando le strade, usualmente caotiche e affollate, in una condizione di totale abbandono. Chi è impossibilitato, per i motivi più disparati, ad assistere all’incontro, si arrangia come può.

Come il signore protagonista di questa storia.
Mia madre, membro di quella cerchia ristretta non interessata alla partita, passeggiando per i giardini di Via Ruoppolo, è testimone di una di quelle scene che confermano, ove mai ce ne fosse bisogno, l’unicità di questa città e dei suoi abitanti.
Un signore, appollaiato su uno scaletto, era intento, con la disinvoltura di chi sta compiendo l’azione più normale di questo mondo, a vedere la partita nella tv di una casa, attraverso i vetri della finestra.
“Signò venite a verè comme se vére bell!” diceva a mia madre che gli si avvicinava divertita.
Un paio di minuti più tardi, il proprietario di casa, anziché chiudere le tende e redarguire un ospite di certo poco discreto, apriva la finestra favorendo la fruizione dello spettatore occasionale, al quale stringeva anche la mano, presentandosi.

Un episodio divertente che racconta di un popolo maestro nell’arte dell’arrangiarsi, e che, con la propria creatività e fantasia, sa ovviare agli ostacoli della vita reinventandosi quotidianamente.
Un popolo che vive di caldi rapporti umani e conosce il significato più autentico e sincero della parola generosità.

Quando poi mia madre, che non aveva resistito alla tentazione di scattare una foto per immortalare la scena, congedandosi, chiedeva se la foto scattata potesse essere divulgata, questi rispondeva:
“Signò, o Nàpule sta vincendo, putite fa chell ca vulit!”

Perché in questa città tutto è concesso. Se il Napoli vince ancora di più.

Lorenzo Sorrentino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 715

Il post partita

Vittoria doveva essere e vittoria è stata. Nella trasferta più ostica per tradizione, un Napoli pur non brillantissimo riporta tre punti fondamentali dopo averne collezionato uno solo nelle ultime due e si porta a -1 dalla vetta, in attesa del match di stasera tra Inter e Lazio.
Una gara al cardiopalma. Equilibrata, tesa e combattuta sin dall’inizio. Come spesso avviene in questi casi, è un episodio a sbloccare la partita.
Colossale ingenuità di De Roon e penalty per il Napoli. Il primo della stagione in campionato. Gli undici metri rievocano spettri del passato.
Higuain che appena un anno fa sullo stesso campo aveva sbagliato il rigore decisivo nei minuti di recupero, inchiodando il Napoli sull’1-1.
Stavolta va Marek e la goal line technology certifica la regolarità di un rigore calciato non perfettamente. Ma l’Atalanta, è noto, è dura a morire e trova subito il gol del pari. A questo punto sale in cattedra Gonzalo. Anche in una gara in cui non aveva brillato, regala una doppietta ai tifosi e la vittoria a Sarri. Inimitabile. Nel finale ci sarebbe spazio per chiudere in bellezza, ma Hamsik, pur autore di un’ottima gara, conferma lo scarso feeling con il dischetto.

E’ un Sarri visibilmente soddisfatto, quello che si presenta ai microfoni di Sky:
Non c’era nessuna crisi dopo le ultime due gare. Abbiamo vinto 17 delle ultime 21 partite.
Nonostante quello che avete potuto dire voi, noi proprio non ce la facevamo ad essere preoccupati.
Quella di oggi è stata una grande gara soprattutto dal punto di vista caratteriale: siamo stati subito raggiunti dopo essere passati in vantaggio, poi il 2-1 e l’espulsione; abbiamo continuato a giocare su buoni livelli anche in inferiorità numerica e alla fine abbiamo avuto anche la possibilità di fare il 4-1.
La squadra sta bene, abbiamo perso solo un po’ di brillantezza un paio di settimane fa; ma dopo 24 partite in meno di 4 mesi, è inevitabile perdere un po’ di smalto“.
Poi una battuta sulla sosta natalizia:
A me piacerebbe tanto giocare come in Inghilterra sotto Natale.
Sarebbe la cosa più giusta da fare, è il momento in cui la gente ha più tempo a disposizione e potrebbe riempire gli stadi.
Magari ci si potrebbero mettere le partite di Coppa Italia, che ora come ora paiono giocate in uno stato di clandestinità.
Come la prenderebbero i calciatori? Si abituerebbero facilmente all’idea

Lorenzo Sorrentino

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it