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si chiava

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Quando l’età (ma non certo la maturità) e un minimo di indipendenza economica ti permettono di fare i primi viaggi la scelta della meta non è mai semplice, non ci sono i soliti dubbi che accompagneranno le tu future vacanze, mare o montagna? Città d’arte o luogo tranquillo? No, la priorità è una, sola, unica e irrinunciabile: ‘amma chiavà!

Mi si perdoni il francesismo ma è così, c’è poco da fare, e chi lo nega è solo un bugiardo. Per la mia generazione l’aereo era un lusso per pochi e spostarsi non era mai economico, se a questo aggiungiamo che la maggior parte delle informazioni, senza internet, si basavano sulla mitologia del passaparola la scelta era una roulette che girava intorno a un solido perno: là so’ zoccol’!

Che fosse vero o meno era tutto da scoprire ma il nostro immaginario era pieno di luoghi come l’Emilia Romagna, la Spagna, la Svezia, alcune isole della Grecia (non tutte perchè in alcune ci andavano solo i ricchioni) dove tutte le donne erano zoccole. Questa convinzione di solito aveva basi scientifiche più infondate di quelle di una qualsiasi religione ma spesso noi ci credevamo e arrivati lì ci trovavamo davanti a un’amara costatazione: se non sei buono qua non sei buono neanche là, se anche le ragazze in certi posti sono più disponibili che a casa tua non è che ti fermano in mezza alla strada e ti portano a casa loro all’improvviso, devi ovviamente approcciarle, dire qualcosa, cercare di colpirle e di piacerle… insomma un baccalà che cambia città rimane sempre un baccalà.
Anche quelli che andavano in Polonia nei primi anni ’80 si portavano le calze di nylon, per cui per degli sbarbatelli alle prime esperienze un approccio collaudato, una battuta di sicura riuscita, era fondamentale, anche se a casa tua l’avevi usata con chiunque ed era più prevedibile del finale di una puntata di Dytarn 3, un modo per rompere il ghiaccio serve sempre, dopo ti puoi sparare il pezzo.

Bologna è uno di quei luoghi mitologici dove le ragazze sarebbero più facili del normale, l’anno scorso il Napoli si è divertito parecchio ma quest’anno arrivato lì sembrava che tutto gli fosse dovuto e per un’ora è rimasto come il baccalà di cui sopra senza sapere bene cosa fare… per rompere il ghiaccio è bastato il più banale degli approcci, lo “Scusa ma tuo padre era un ladro…” degli schemi di Sarri: lancio di Insigne per il taglio di Callejon. La prima botta è data, poi tutta discesa e ci siamo divertiti parecchio con la giocata da campione di Mertens e l’azione alla Guardiola che ha portato il Napoli al terzo goal.

 

Cattivi: Jorginho in certe partite non riesce a dare il meglio di sé, a volte come oggi soffre un po’ la densità ma comunque è riuscito spesso a dare il suo contributo. Chiriches non benissimo fino all’infortunio ma comunque resta un giocatore abbastanza affidabile quando viene chiamata in causa. Hamsik ha giocato meglio che con l’Atalanta ma rimane il dato che quando esce la partita decisamente cambia.

Buoni: Reina non solo ha salvato due volte la porta ma nel primo tempo è forse quello che ha giocato più palloni nel Napoli, quando ogni via era chiusa il pallone tornava sempre a lui per ripartire, oggi il suo essere un centrocampista con i guanti è stato più che mai fondamentale. Allan oggi è stato praticamente ovunque, è fisicamente il più in forma degli azzurri e si vede, se il Napoli ha retto buona parte del merito è suo. Migliore di stasera è Callejon, si rialza da tentato omicidio di Palacio e decide la partita con un goal carico di cazzimma (schiacciarla sotto le cosce del portiere a un metro di distanza è una finezza per pochi) e con l’assist che chiuderà la partita… sempre più prezioso.

 

Paolo Sindaco Russo

 

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Foto Flikr di Jarrett Campbell

Birra in mano, concentrazione alle stelle guardando lo schermo che trasmette la partita, pronti ad ammirare ogni giocata, eventualmente a scomettere live, un occhio alla bolletta e l’altro al totoamici, e magari in alcuni casi anche a fare il tifo per la nazionale (a Napoli non è una cosa così scontata).

Che sia in un pub, in un bar o a casa di amici, durante gli Europei o i Mondiali, tante donne si scoprono tifose, o anche semplici appassionate e, pur non capendo un benemerito di cazzo di quello che vedono, commentano e insultano adeguandosi a quanto accade intorno a loro.

Puntualmente durante la partita una di queste tifose biennali ti pone la fatidica domanda: “Ma come funziona il fuorigioco?”
La reazione media è una bestemmia fra i denti, perchè sai che ci vorrà almeno un tempo a farglielo capire, ma poi la cortesia prevale e inizi a spiegarglielo.
Le spieghi cercando di essere quanto più chiaro possibile che è fuorigioco quando un giocatore si trova, al momento del passaggio oltre la linea dei difensori avversari, ossia non ha davanti a sé almeno due giocatori.
Se hai modo, ti aiuti con bicchieri e noccioline, cercando di illustrarlo al meglio. A quel punto quando ha capito la base, entri nel dettaglio, inizi a spiegare cos’è un fuorigioco di rientro, quando è ininfluente, perchè alcuni giocatori si disinteressano della palla etc. etc.

Sperando di essere ulteriormente esaustivo le inizi a spiegare che alcune squadre lo usano come tattica difensiva, per questo adesso le difese sono in linea e non c’è più il libero, e di conseguenza i portieri devono essere più bravi con i piedi e spesso sono dei veri e propri registi bassi. A tar proposito i più preparati partono con auna brillante digressione sulle scuole di portieri e su come in Italia non si punti molto sulla formazione specifica degli estremi difensori.

Quando vedi che lei sembra molto pronta e ha capito più o meno tutto puoi passare alla sovrapossizione del terzino e degli inserimenti delle mezzeali tesi proprio ad eludere il fuorigioco. Puoi portare anche esempi citando goal più o meno famosi, sicuramente lei ricorderà i movimenti senza palla di Bucchi o gli inserimenti di Rincon (ma solo dopo l’arrivo di Boskov).

Dopo aver perso almeno mezz’ora di vita lei ci mostrerà un sorriso di circostanza e tornerà a vedere la partita, magari a parlottare con qualche amica. Tu torni finalmente con gli occhi alla tv senza distrazioni a goderti il matchalla grande senza renderti conto ca si sul nu strunz!

Non è difficile capire che mediamente a una donna il fuorigioco interessa quanto a un uomo interessano le tecniche di applicazione dello smalto, e probabilmente, quando lo chiede, è solo un timido approccio per attaccare bottone... E purtroppo non lo dico io mi è stato appena rivelato da un’amica e tante amcihe in comune hanno confermato. Il fuorigioco è una scusa, come “Hai da accendere?“, e scoprendelo ho ripensato al tempo perso a cercare esempi chiari fra i goal di Aglietti, alle spiegazioni dettagliate date in stato di ebrezza, alla ricerca di lucidità davanti a una bolletta persa proprio per quel fuorigioco negato che dovevo spiegare… Per scoprire che era tutto inutile.

Quindi a questo punto, quando vi chiederanno “Come funziona il fuorigioco?” avete due vie:
1) Rispondere sommariamente e poi passare all’attacco con i migliori colpi da piacione del nostro repertorio
2) Rispondere “è difficile” e tornare a goderci la partita… le femmine possono attendere.

Adesso cercate di godervi l’europeo… e non solo dal punto di vista sportivo!

Paolo Sindaco Russo