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Dopo la sconfitta alla prima di campionato con il Sassuolo, il Napoli affronta la Sampdoria per l’esordio stagionale al San Paolo. La squadra ha il dovere di cercare il risultato, per dimostrare che la sconfitta al debutto è stata solo un passo falso e anche, perchè no, per fare un favore agli amici genoani, ai quali il Napoli è legato da un gemellaggio storico e bellissimo.

La Samp ha iniziato il campionato alla grande, stracciando il neopromosso Carpi per cinque a uno trascinata da Eder e Muriel, autori di due doppiette. Tuttavia non bisogna farsi impressionare da questo risultato: la squadra di Zenga ha sì passeggiato contro gli emiliani, ma si trattava di un avversario di livello molto diverso dal Napoli, e soprattutto viene da una batosta memorabile contro lo sconosciuto Vojvodina che l’ha esclusa dall’Europa League (con buona pace del povero Zukanovic, che aveva rifiutato l’Inter per “giocare in Europa”). Dunque, i blucerchiati non sono così solidi come un simile risultato può far pensare, e il Napoli deve giocare con la consapevolezza di essere, nonostante tutto, superiore.

La Samp sarà priva degli infortunati Cassano, De Silvestri, Krsticic e Mesbah e dello squalificato Ivan, mentre il Napoli avrà tutta la rosa a disposizione. Per Zenga tra i pali giocherà Viviano, in difesa il nuovo acquisto Moisander dovrebbe prendere il posto di Coda di fianco a Silvestre con Cassani e Regini esterni bassi, a centrocampo con Fernando e Barreto confermati giocherà Palombo al posto di Ivan, e Soriano (che dovrebbe rimanere a Marassi per un’altra stagione salvo colpi dell’ultimo minuto) andrà come sempre a supporto delle due punte Eder e Muriel, in forma smagliante. Nel Napoli dovrebbe rientrare Ghoulam in difesa per uno tra Maggio e più probabilmente Hjsay, debutterà quasi certamente Allan, mentre di fianco al Pipita ci dovrebbe essere uno tra Callejon e l’ex Gabbiadini con lo spagnolo favorito (difficile la conferma di Mertens autore di una prestazione un po’ anarchica al Mapei).

Venendo all’aspetto tattico, le squadre giocano con moduli speculari (4-4-2 a rombo). La caratteristica di questo modulo è la scarsa ampiezza dovuta all’assenza di esterni alti a favore della massima compattezza. Come avevo già ipotizzato nell’episodio precedente, il Sassuolo ha sfruttato l’ampiezza del suo tridente per frequenti cambi di gioco volti a trovare la squadra sbilanciata e far saltare le marcature, cosa che i doriani non potranno fare, nonostante i due attaccanti siano molto dinamici. Rispetto alla squadra di Mihajlovic dell’anno scorso questa Samp è meno verticale, come dimostra l’innesto di giocatori abili nel palleggio come Cassani e Barreto, ma quando recupera palla è comunque capace di fare male. Analizzando i gol contro il Carpi, si vede che spesso Eder e Muriel venivano lasciati liberi di cercare la conclusione dalla rilassatezza dei difensori: il Napoli dovrà innanzitutto impedire ai due attaccanti blucerchiati di attaccare la difesa schierata con ogni mezzo (in questo sarà fondamentale Allan ma soprattutto la compattezza in fase di non possesso, anche in transizione difensiva), ma facendo enorme attenzione agli inserimenti da dietro dell’ottimo Soriano, storicamente un punto debole. Le due mezzali, Fernando e Barreto, hanno palleggio e forza fisica ma non sono certo due incursori, quindi gli uomini dai quali guardarsi saranno fondamentalmente i tre davanti.

Un’altra chiave tattica saranno le catene laterali. Cassani, con i dovuti limiti (è pur sempre un terzino), è una sorta di fonte di gioco laterale che funziona molto bene nel dialogo con una mezzala e uno degli attaccanti che si allarga (occhio, perchè le due punte sono molto dinamiche e non danno mai punti di riferimento). Il Napoli dovrà limitare questa possibilità scalando sul lato del pallone senza perdere le marcature, confidando nel fatto che l’unica opzione per il cambio di gioco della Samp sarebbe l’avanzata del terzino sul lato debole lasciando di fatto Palombo e i due centrali da soli contro il nostro attacco in caso di contropiede. Inoltre, con il ritorno di Ghoulam, anche il Napoli potrà sfruttare le sue combinazioni con Hamsik e Insigne.

Se il Napoli riuscirà a giocare con la stessa precisione che ha avuto nel primo quarto d’ora di domenica scorsa per almeno un’ora, trovare un paio di gol e poi difendersi con ordine senza lasciare spazi, con un po’ di sofferenza dovrebbe riuscire a sbarazzarsi della squadra di Zenga. Il gioco di Sarri ha sicuramente bisogno di un po’ di rodaggio ma la squadra ha almeno capito i concetti e deve solo riuscire a metterli in campo con continuità e intensità. Per il resto, l’avversario è tutt’altro che insormontabile. Forza Napoli!

PROBABILI FORMAZIONI
NAPOLI: Reina; Maggio, Chiriches, Albiol, Ghoulam; Allan, Valdifiori, Hamsik; Insigne; Callejon, Higuain.
SAMPDORIA: Viviano; Cassani, Moisander, Silvestre, Regini; Barreto, Palombo, Fernando; Soriano; Eder, Muriel.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Per fortuna che sta per finire questo nomificio spudorato

Per fortuna che questo maledettissimo calciomercato sta per finire! Anche perché il Napoli non ci sta facendo capire nulla delle sue strategie. Poi, per carità, se abbiamo deciso qui a soldatoinnamorato di trattare con il contagocce le trattative di calciomercato è anche perché siti, tv e quotidiani fanno la gara a chi la spara più grossa. E noi a questa gara non partecipiamo. Vorremmo solo capire se è il Napoli ad avere le idee confuse oppure i giornalisti, nella loro corsa allo scoop, hanno iniziato ormai a sparare i nomi tipo slot-machine.

Leggiamo che il Napoli in queste ore sta trattando almeno una decina di calciatori e nei ruoli più svariati: da Maksimovic a De Maio, da Soriano a Vecino, da Samir a Kucka, da Klaassen a Lemina. Ne avremo certamente dimenticato qualcuno perché è diventato ormai impossibile star dietro a tutta questa valanga di nomi. La particolarità è che sono tutti calciatori con caratteristiche e ruoli differenti. Nessuno somiglia ad un altro. Un po’ come se il Napoli dovesse compare tanto per comprare, senza avere un identikit preciso di cosa gli occorra realmente.

A quanto pare, ad ascoltare radiomercato, Giuntoli non è più alla ricerca di un terzino. E’ una notizia. Tanto più se il Napoli ha inseguito Vrsalijko e Sala per settimane. Significa che sugli esterni resteremo così e che Ghoulam resterà in azzurro.

Nel ruolo di centrale, dopo aver inseguito Maksimovic per tanto tempo si sta virando su De Maio (a me piace). Ma c’è da segnalare che entrambi hanno dato il meglio di sè in una difesa schierata a tre. Scelte originali.

A centrocampo lo hanno capito pure i muri che il reparto è sguarnito. I titolari sono Valdifiori (sostituto Jorginho), Allan (sostituto David Lopez) e Hamsik che non ha alternative. Vecino potrebbe essere una soluzione, tanto più che Sarri lo ha già avuto con sé ad Empoli. Ci fanno però strabuzzare gli occhi le cifre di cui si parla: tra i 10 e i 12 milioni più bonus. Ma ormai tra un po’ ci abitueranno ad andare a fare la spesa e comprare il prosciutto a 2 euro l’etto più bonus…

Sembra poi che non sia tramontata l’idea di prendere un trequartista di ruolo: Klaassen dell’Ajax è un altro nome che è circolato tanto nelle ultime ore. Soriano la mattina è dato SICURAMENTE in arrivo e al pomeriggio boh.

Il capitolo cessioni è anche questo intricato: Zuniga dovrebbe andare via, ma non si è capito se qualcuno lo vuole (il signorino busca oltre 3 milioni di ingaggio). Ghoulam un giorno viene dato in partenza e un altro titolare già nella prossima partita di campionato. Di Strinic non si parla proprio: deve essere affetto da invisibilità. De Guzman se ne deve andare, lui non si è capito se se ne vuole andare e dove. Henrique resterà, forse no. Koulibaly, che il sottoscritto venderebbe anche solo per i bonus, ma pure gratis eh, non si è capito nemmeno lui cosa farà. Bisognerà trovare allenatori masochisti che hanno tanto tempo da perdere per insegnargli come si gioca a calcio, come si legge un’azione, come si difende… Però il fisico ci sta eh… E pensare che qualcuno lo definiva “più forte di Thuram“. Spero mi smentisca. Ma ormai non ci credo più.

Si lo so, faccio il giornalista, questo è un sito internet che parla anche di calcio e quindi vi aspettereste di leggere delle risposte, più che degli interrogativi. E invece ve lo devo proprio confessare: non ci sto capendo nulla! Per fortuna manca davvero poco alla fine di questo nomificio che è diventato il calciomercato. E in tutto ciò vorrei capire come i nostri ragazzi possano concentrarsi per giocare una partita importante come quella che ci aspetta domenica contro la Sampdoria. Perché, al di là di quel nome o di quell’altro, fondamentalmente a noi tifosi adesso interessa solo una cosa: fare quel fatto Domenica. Quale fatto? E’ un fatto che ci porterebbe al numero perfetto in classifica… Forza guagliù, domenica vogliamo vinc… (si è capito?): può segnare pure Zuniga o De Guzman all’ultimo minuto. A noi ci sta bene lo stesso.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Il ridimensionamento è psicologico

Che delusione, sarà perché ti amo“. Forse i Ricchi&Poveri più di tutti sanno raccontare i sentimenti dei tifosi del Napoli dopo il pessimo esordio in campionato contro il Sassuolo. Con la forza della razionalità ce lo si poteva aspettare questo inizio traballante degli azzurri, con la forza dell’amore ci si attendeva legittimamente qualcosina in più. E così ecco la delusione, oltre alla confusione. La razionalità impone di ricordare che se nel volgere di una sola stagione passi dal potere acquistare Gonalons o Mascherano e poi ti ritrovi Valdifiori, se tratti Fellaini o Kramer e poi prendi Allan, se punti a Darmian e poi prendi Hysaj, se tratti Skrtel e poi arriva Koulibaly… Che forse il Napoli non è poi così grande come si pensava. Si sono presi giocatori discreti, non si è ceduto nessun big per il momento, ma fenomeni non ne sono arrivati. Anche se il cuore ci spera.

Al di là del risultato, come abbiamo scritto a caldo sulla nostra pagina Facebook, lascia tante perplessità la prestazione balbettante degli uomini di Sarri. Il Napoli era andato in vantaggio con Hamsik e poi il buio totale. Pochissime le occasioni per impensierire il portiere del Sassuolo, mentre la squadra di Di Francesco ci ha graziato molte volte non concretizzando le tante palle-gol collezionate. Si ricorda persino una parata di tacco di Reina (finalmente un portiere!) su un tiro a colpo sicuro di Defrel.

Era solo la prima partita ufficiale, ma si sono visti errori vecchi e nuovi. La respinta centrale di Albiol sul primo gol è una specialità della casa: persino i ragazzini delle scuole calcio sanno che mai si rinvia un pallone centralmente, ma sempre sul lato. Vedere questo stesso errore riproposto per l’ennesima volta da un campione del mondo e d’Europa come Raul fa spavento. A questo c’è da aggiungere la solita imprecisione in fase di impostazione dei laterali: di Maggio ben sapevamo che su 10 cross ne indovina (forse) uno, su Hysaj possiamo dire al momento che ne è un degno erede.

Non ha funzionato il centrocampo: David Lopez non ha il passo e la personalità per reggere il confronto con Allan. A una settimana dalla chiusura del mercato sarebbe bene pensarci per tempo. Valdifiori ha offerto una prestazione di luci ed ombre, Hamsik ha fatto gol e poi ha balbettato (pur con tanto impegno) per l’intero match. In avanti Higuain non ha praticamente avuto un pallone giocabile, Mertens era invece troppo defilato sulla fascia per poter incidere nel fulcro del gioco. Insigne ha fatto tanta tanta confusione.

Tutte queste insufficienze sono aggravate dal fatto che il Napoli era andato in vantaggio e avrebbe potuto gestire meglio il match, invece si è fatto raggiungere e poi rimontare. Una squadra che vuole essere davvero grande queste partite le porta a casa. Resta la sensazione che i ragazzi di Sarri siano ancora un po’ impallati nella gambe dopo la sbandierata operazione “fatica&sudore” tanto a cuore a De Laurentiis in ritiro. Eppure questa squadra, per il modulo del tecnico toscano-partenopeo, presenta ancora qualche incongruenza. Qualcosina in fase di calciomercato bisognerà farla. Così come bisognerà comprendere come Sarri intenderà gestire l’abbondanza in attacco: ieri sono stati lasciati fuori Gabbiadini e Callejon. Il primo ha una media realizzativa importante, il secondo riesce a garantire spinta offensiva e tanto tanto sacrificio. Né Insigne nè Mertens sanno fare altrettanto, per adesso. E forse uno di questi è pure di troppo per gli attuali impegni del Napoli, come già scritto qualche giorno fa a proposito del belga.

Guardando altrove possiamo dire che se Sparta piange, Atene non ride. Alla prima ci sono state le prime importanti battute d’arresto. Oltre al Napoli è caduta in casa la Juventus, per i bianconeri l’attenuante è la mole di infortuni a centrocampo. Ieri tra i titolari, dopo le cessioni di Pirlo e Vidal e senza Marchisio e Kedhira, dei big c’era solo Pogba nella zona centrale. Il Milan ha imbarcato una brutta, anche se preventivabile sconfitta, a Firenze. La Roma ha pareggiato a Verona mostrando tanti tanti limiti, al pari del Napoli. L’Inter ha invece acciuffato la vittoria grazie ad un gol al novantesimo di Jovetic: un segnale, ma i segnali nel calcio contano tantissimo, chissà che… E poi la Lazio. I biancocelesti sono riusciti ad aver la meglio sul Bologna nonostante le assenze in attacco sia di Klose che di Djordjevic. Impresa non da poco. E si è confermato un ottimo acquisto Kishna, mi prendo l’antipatica licenza de l’avevo detto.

E’ un campionato che resta tutto da scrivere. I tre punti contano alla prima giornata come alle ultime, perdere altro terreno non è possibile se si vuole lottare per le prime posizioni. Non ci è piaciuto il Napoli, ma imbastire processi è prematuro. Il sottoscritto è convinto che il Napoli quest’anno faticherà davvero tanto, ma ribadiamo che è davvero presto per emettere giudizi. Il cuore vuole volare, la mente mi dice che questa squadra si è ridimensionata tantissimo a livello psicologico, più che tecnico, e che per calciatori di non eccelsa personalità si è messo alla guida un tecnico bravo, ma inesperto per le grandi piazze. Poi le alchimie giuste nel calcio possono sempre trovarsi, al momento un po’ di scetticismo da parte mia resta. Dalla prossima vorremmo cantare un altro evergreen dei Ricchi&Poveri… E vola vola si sa sempre più in alto si va… Speriamo. Anche perché col Sassuolo si è volati davvero bassi. Pure troppo.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Il ritorno dalle vacanze non è mai una bella cosa, salvo qualche rara eccezione. Per dirla con Leopardi, il momento in cui “Al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno” regala tristezza e sconforto e la fine di un tanto piacevolissimo quanto breve periodo di relax e divertimento.
Il momento peggiore del ritorno dalla vacanza è il breve tratto che ci porta dal portone alla porta di casa, il pensiero si sale con la rassegnazione di chi si avvia verso il patibolo con un chiodo fisso in testa: Speriamo che non sono venuti i Mariuoli. Quando si vede che la porta non è stata forzata e, una volta aperta, che tutto è dove deve stare c’è un attimo di sollievo, poi si parte con le preoccupazioni minori: si fosse scongelato il freezer? non è che ci sono le formiche nella dispensa? Il cassetto non si apre, ma già era scassato prima. Che tengo in frigo? Che si deve comprare? Poi si torna alla routine e tutto torna come prima, nella speranza che qualcosa vada meglio.

La prima di campionato è un po’ così, sai che comunque sta ricominciando una stagione calcistica di bestemmie e patemi e forse qualche gioia. All’inizio ti rendi conto che è tutto OK, che Hamsik sta dove deve stare, poi verifichi se c’è qualche piccolo problema, per fortuna nessuno di nuovo ma purtroppo qualcosa di vecchio è rimasto. Adesso però bisogna solo riprendere il ritmo e mettersi a lavorare.

Cattivi: il doppio trequartista non si è rivelata (ieri) una scelta felice, Insigne e Mertens si sono trovati in meccanismi nuovi e poco conosciuti, il secondo più intraprendete del primo sicuramente, ma in avanti non si è visto molto, almeno finchè non si è cambiato qualcosa. Hysaj, gioca fuori ruolo e si vede, in teoria a sinistra dovremmo essere coperti meglio, ma la sua prestazione è insufficiente. Maggio purtroppo regala letteralmente il 2 a 1 perdendo una marcatura anche semplice, in avanzi si è visto solo per una bella sgroppata. I terzini sono stati un problema, sappiamo che Maggio può fare di meglio, ma alla sua età le diagonali dovrebbe averle imparate.

Buoni: I Napoletani, anzi i Soccavesi, Cannavaro e Floro Flores hanno fatto tutto bene per segnare l’1 a 1, da napoletano sono felice per voi… Però che cazz’, giusto ieri dovevate cacciare la scienza? Hamsik, un goal e tanto lavoro, apre lui le marcature di questo campionato e merita di essere qui, sperando che sia di buon auspicio per lui e per noi. Reina merita però il primo posto fra i buoni, incolpevole sui goal ci regala quella parata di tacco ( o forse di culo) che ci ricorda perchè lo amiamo tanto!

Paolo Sindaco Russo

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Da quest’anno soldatoinnamorato.it, oltre a proporre le proprie pagelle, pubblicherà anche le pagelle dei tifosi. In particolare i giudizi di uno dei gruppi più divertenti e vivaci dedicati al Napoli: “Didì, Vavà, Pelè site ‘a uallera ‘e Canè“. E’ un modo per coinvolgere i tifosi, ma anche per comprendere come il tifoso del Napoli vede la partita e ne giudica le prestazioni. Questa settimana tocca a Ciro Caratunti.

Reina 7 Uno dei migliori in campo, due interventi prodigiosi e buona tenuta sui due gol non ha colpe…. Se hai un Maggio che non sa fare le diagonali puoi anche essere Batman, ma non puoi fare miracoli.
Maggio 5 Inizia bene poi… bisogna stendere un velo pietoso. Falli stupidi, colpe sui due gol per non aver fatto per niente la diagonale e la chiusura sul suo lato e come al solito cross alla Maggio… ho detto tutto.
Hysaj 5,5 Debutto tra qualche luce e qualche ombra, sul suo lato aveva due difficili clienti, Berardi e Vrsaliko, inizialmente un po’ in tilt poi piano piano ha recuperato posizioni ma insufficiente.
Albiol 6,5 Raul tra i migliori in campo, puntuale e preciso negli interventi,attento nelle chiusure,forse sul secondo gol doveva chiudere un po prima,ma rispetto allo scorso anno migliorato di molto.
Chiriches 5,5 In alcuni momenti da brividi, molto supponente e forse troppo sicuro di se’, si è fatto superare speso sulla sua zona, da rivedere.
Valdifiori 5,5 Sinceramente il primo tempo mi ha profondamente deluso, sempre fuori posizione, ed il primo gol e’ anche colpa sua per non aver chiuso in tempo sul giocatore del Sassuolo sul rinvio di testa di Albiol, era troppo avanti rispetto alla sua zona di competenza nella fase difensiva. Non ha azzeccato un passaggio giusto, mentre nel secondo tempo si è un po ripreso, mi dispiace ma insufficiente.
Mertens 6 La maledizione del primo tempo lo ha ancora colpito, confusionario, fuori dal gioco, solo in qualche occasione ha saltato l’uomo, senza produrre niente. Nel secondo tempo e’un po’ migliorato ma le punizioni non sono cosa sua.
David Lopez 5,5 Il suo impiego ha un po sorpreso tutti, certamente e’ un ragazzo che si impegna ma il Napoli ha bisogno di un altro tipo di centrocampista, stasera era un po più lento del solito, specialmente in copertura, che dovrebbe essere il suo punto di forza.
Higuain 5,5 Non mi dite niente ma non me la sento di giudicare o infierire su un giocatore come lui, non so che dire, chiedo venia.
Insigne 5,5 Guaglio’, perché ci devi fare incazzare e bestemmiare come turchi, non ha indovinato niente, dico niente. Irritante fino allo sfinimento. Il ragazzo sicuramente si riscatterà …ma scusatemi la mia eresia, il trequartista non è il suo ruolo, e’ solo un il pensiero.
Hamsik 7,5 O capitano..o mio capitano..nettamente il migliore in campo, non si è mai arreso per tutti i 90 minuti, cosa rara, speriamo che sia l’anno giusto e prenderà per mano le redini di una compagine che ha bisogno di uomini coraggiosi, ed oggi Marek lo è stato.
Gabbiadini  SV
Callejon SV 

El Kaddouri S.V. 
Sarri: Mister spero che Allan abbia avuto qualche problema perché non ho capito il suo non impiego, perché ha tenuto Insigne tutto quel tempo in campo visto che El Kaddouri e’l’unico trequartista di ruolo?
Noi eravamo abituati al suo Empoli che giocava palla a terra e manovre veloci, quando dovremo aspettare? C’è’ tempo recita una bella canzone di Ivano Fossati…per adesso il voto è 5,5

Ciro Caratunti

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Il campionato lo vincerà la Roma. Dzeko è un grandissimo acquisto, un calciatore che in italia potrà fare la differenza. Tecnico, mobile, potente: nel nostro campionato è potenzialmente devastante. I giallorossi hanno anche acquistato, dopo lunghe beghe legali, anche Salah. Considerato che la difesa e il centrocampo di Garcia sono di ottimo livello, la Roma potrà certamente impensierire la Juve. Se non fosse per motivi tecnici, questo sarà pure l’anno del Giubileo straordinario voluto da Papa Francesco. Nel 2000, quando la porta del Vaticano si aprì l’ultima volta, nella capitale entrarono due scudetti: prima la Lazio e poi la Roma. E se ci si metteranno pure i santi non ce ne sarà per nessuno.
La Juve resta davvero forte. Eppure ha venduto l’asse principale del suo undici titolare: Pirlo, Vidal e Tevez. Tutti sono stati ben rimpiazzati, ma ripartire senza chi possedeva le chiavi del gioco non sarà semplice.
L’Inter e il Milan hanno fatto un grande mercato, ma probabilmente non saranno in grado di restare vicine ai bianconeri e ai giallorossi. I nerazzurri con Jovetic e Icardi davanti potranno essere micidiali, lo stesso i rossoneri con Bacca e Luiz Adriano. Il brasiliano, arrivato anche un po’ in sordina, potrà fare grandi cose. La Lazio fino ad adesso ha fatto un mercato abbastanza anonimo anche se Kishna potrà essere la vera rivelazione della nuova serie A. E il Napoli? Il Napoli è forte di suo e ha acquistato dei tasselli funzionali, nulla di più. Non è stata acquistata nessuna stella o top player, come si usa dire oggi. Si è rafforzato strutturalmente, ma da qui a dire che potrà giocarsela con Juve e Roma ce ne passa. Tanto più se è cambiata la guida tecnica e la squadra dovrà assimilare un nuovo gioco.
Resta la sensazione psicologica della squadra che da piccola, con il lavoro può diventare grande. Il ridimensionamento, da Benitez a Sarri è tutto lì. Se con Rafa il Napoli era accreditato come squadra “favorita”, con Sarri la percezione è cambiata. Nello sport le percezioni contano infinitamente. Il Napoli dovrà partire forte dall’inizio perché al momento può preoccupare gli avversari, ma non certo far paura.

Qualcuna di queste squadre fallirà clamorosamente e fuori dal circuito ci sono allenatori affermatissimi: tra qualche mese Ancelotti, Montella, Spalletti e Mazzarri li ritroveremo su una di queste panchine.

Poi chissà se un giubileo non possa farsi prima o poi anche a Napoli…
Previsione: Roma, Juve, Inter, Napoli, Milan, Lazio. Ma occhio alla Fiorentina.

Valentino Di Giacomo.

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Sorteggiati i calendari per la prossima stagione

La prima giornata

Certo, prima o poi bisogna incontrarle tutte: da sempre uno dei commenti più gettonati quando si sorteggiano i calendari. Un dato interessante però c’è: gli azzurri nel girone di andata saranno impegnati contro le grandi sempre in casa, fatta eccezione per il Milan. Vuol dire che nel girone di ritorno il Napoli dovrà affrontare gli scontri diretti lontano dal San Paolo. Un’inversione di tendenza rispetto allo scorso anno quando l’unico big match fuori casa nel girone di ritorno lo giocammo contro la Roma.

Ma veniamo al calendario. Si parte fuori casa per giocare nel Mapei Stadium del Sassuolo, la prima in casa sarà contro la Sampdoria orfana di Mihajlovhic ed Eto’o. Poi Maurizio Sarri sarà chiamato al derby del cuore: il Napoli andrà ad Empoli ad affrontare la sua ex squadra.

Il primo big-match per gli azzurri sarà già alla quarta giornata in casa contro la Lazio, un’occasione per riscattare quella sciagurata ultima partita dello scorso anno che vide il Napoli fuori dalla Champions. Dopo il Carpi ci sarà invece alla sesta giornata il match più sentito dai tifosi azzurri, al San Paolo arriveranno i campioni d’Italia della Juventus ad inaugurare un terzetto di partite difficili. A seguire, alla settima, si andrà a San Siro per affrontare il Milan mentre all’ottava ospiteremo la Fiorentina.

Alla quattordicesima di scena al San Paolo ci sarà invece la rafforzatissima (sulla carta) Inter di Mancini. Alla sedicesima un altro match molto sentito contro la Roma in casa. Si chiuderà nell’ultima giornata di ritorno contro il Frosinone dell’ex Roberto Stellone.

E’ davvero molto presto per dare giudizi su chi sarà la favorita per la vittoria e quali squadre si contenderanno il titolo. Inter e Milan appaiono certamente rinforzate, non saranno squadre fenomenali, ma soprattutto i nerazzurri (tanto più se acquistassero Jovetic) sembrano davvero un’ottima squadra. Il Milan con Luiz Adriano e Bacca non è però da meno, anche se nel pacchetto arretrato manca ancora qualcosa.

La Fiorentina può ritrovare Giuseppe Rossi, al momento può essere lui il vero acquisto dei viola. Fatta eccezione per Mario Suarez, centrocampista che Benitez lo scorso anno voleva portare in azzurro. La Roma è un’incognita: recupera Castan in difesa, ma in attacco sono davvero sguarniti. Urge attaccante, se arriva Dzeko comprano un campione che in Italia può fare sfaceli. La Lazio è praticamente la stessa dello scorso anno, ma senza Mauri e i suoi guai giudiziari.

La Juve è sempre, di diritto la favorita. Coraggiosamente i bianconeri hanno ringiovanito parecchio la squadra. Fuori Tevez, Vidal e Pirlo. Dentro Dybala, Mandzukic, Rugani e Zaza. In attesa del colpo sulla trequarti richiesto da Allegri. Perdere tre fenomeni e acquistare dei prospetti potrebbe essere un azzardo, ma alla lunga Dybala e Rugani sembrano i migliori acquisti di questa sessione di mercato.

E il Napoli? Gli azzurri sono, al momento, sicuramente più forti dello scorso anno. Non è un’opinione, ma un’evidenza quasi matematica. Sono stati acquistati Reina, Valdifiori e Allan senza vendere nessun campione. Di Britos e Zapata (tra l’altro intelligentemente dato solo in prestito) si potrà fare a meno. Manca un difensore di livello e un terzino destro per far rifiatare Maggio. Certo, vorremmo pure capire Zuniga che fine ha fatto… Gli azzurri ci sembrano una squadra simile a quelle belle Fiorentina degli anni ’90, quelle con Batistuta davanti. Insomma potenzialmente devastanti oppure da campionato anonimo. Il pallino nelle mani ce l’ha soprattutto Higuain.

Vedremo come proseguirà il mercato. Un’altra evidenza però non è da trascurare. Roma, Inter, Lazio e Juve hanno tenuto una continuità tecnica confermano rispettivamente Garcia, Mancini, Pioli e Allegri. Le novità le propongono Napoli e Fiorentina con Sarri e la new entry Paulo Sousa. Vedremo se avrà la meglio l’innovazione o la tradizione.

Twitter: @valdigiacomo

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Questo il calendario completo:

1 SASSUOLO-NAPOLI
2 NAPOLI-SAMPDORIA
3 EMPOLI-NAPOLI
4 NAPOLI-LAZIO
5 CARPI-NAPOLI
6 NAPOLI-JUVENTUS
7 MILAN-NAPOLI
8 NAPOLI-FIORENTINA
9 CHIEVO-NAPOLI
10 NAPOLI-PALERMO
11 GENOA-NAPOLI
12 NAPOLI-UDINESE
13 VERONA-NAPOLI
14 NAPOLI-INTER
15 BOLOGNA-NAPOLI
16 NAPOLI-ROMA
17 ATALANTA-NAPOLI
18 NAPOLI-TORINO
19 FROSINONE-NAPOLI

 

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Non è "solo" calcio

Murales per George Best

Ci sono calciatori che, per età, non sono riuscito ad ammirare sui campi di calcio. Per fortuna sono nato esattamente in tempo per godermi il Dio del calcio e assistere alla Serie A più ricca di campioni della storia. Quegli anni ‘80 e ’90 dove in Italia giocavano tutti i migliori calciatori del mondo: come se oggi nel nostro campionato ci giocassero Messi, Cristiano Ronaldo, Suarez, Neymar, Ibra, Thiago Silva, Di Maria, Hazard e tutti i più grandi. Erano gli anni, quelli tra gli 80′ e i 90′, in cui l’Udinese poteva tesserare il calciatore più amato dai brasiliani nella loro storia, forse più di Pelè, come Arthur Antunes Coimbra Zico.

Riijkaard, Van Basten e Gullit
Riijkaard, Van Basten e Gullit

La Roma aveva Falcao, il Milan Van Basten e Riijkaard, la Juve Platini, l’Inter dei tedeschi Brehme, Mattehus e Klinsmann o di Ronaldo, la Samp di Cerezo, senza dimenticare il Torino di Casagrande, il Genoa di Pato Aguilera o la Cremonese di Dezotti. Ovviamente il Napoli di Careca e Alemao. E c’era poi una schiera di giocatori italiani che oggi non esistono più di quella bravura: Bagni e Ancelotti, Baggio e Mancini, Vialli e Bruno Conti, Baresi e Maldini. Che tempi!

Ma ci sono anche campioni che non sono riuscito ad ammirare perché hanno giocato prima che io nascessi. Eppure sono legato a questi giocatori come se li avessi visti. Sono i fenomeni che ho amato con gli occhi di mio padre. Perché, oltre al sangue, un padre può trasmettere a suo figlio pure i suoi amori, anche involontariamente.

Radio anni 80
Radio anni 80

E’ un appuntamento irrinunciabile sin da quando ero piccolissimo assistere alle partite con mio padre. Sui divani della nostra vita avremo ascoltato migliaia di partite alla radio, la voce gracchiante di “Tutto il calcio minuto per minuto“, papà con la cruciverba e le schedine del Totocalcio sulle quali appuntava l’evolversi dei risultati. Poi ci fu l’avvento delle radiocronache nelle quali si raccontava solo la partita del Napoli e in casa era una vera battaglia tra papà e me: io volevo ascoltare solo quella dei miei azzurri, papà voleva restare fedele a “Tutto il calcio minuto per minuto“, vincevo quasi sempre io la disputa. E mentre si accavallavano le voci dei telecronisti in un pathos indescrivibile, io mi figuravo nella mente le azioni del Napoli e le riproponevo tirando verso la porta di casa una palla di fogli di giornale legati con lo scotch. Poi venne il tempo delle Pay Tv e le palline di carta ormai divennero solo un ricordo. E in tutte quelle partite papà di tanto in tanto mi raccontava le gesta di qualche calciatore del passato.

Tra le chiacchiere scambiate negli anni ci sono giocatori che sono arrivati fino a me. Li ho amati da subito dai primi racconti poi, grazie a internet, ho potuto conoscere le loro storie cercando sul web e spulciando qualche video di Youtube.

gigi meroni
Gigi Meroni

Su tutti il calciatore più amato da papà è stato forse Gianni Rivera, mi confessò persino che a causa del golden boy per un breve periodo divenne quasi tifoso del Milan. Poi, in ordine sparso, Ruud Krol, terzino dell’Olanda di Rinus Michels e fantastico libero del Napoli di Pesaola (di Krol papà dice sia “il più grande calciatore del Napoli dopo Diego”). Poi Gigi Meroni, il George Best di Torino, investito da un’auto mentre portava il suo gallo al guinzaglio… L’intelligenza di Crujiif, l’imprevedibilità del Cabezon Sivori, la perentorietà di Gigi Riva. Le gesta dei numeri 1 Dino Zoff e Lev Yashin. Calciatori meno conosciuti che hanno militato nel Napoli come Dolo Mistone, Juan Carlos Tacchi o Pacifico Cuman. Fenomeni come Sandro Mazzola, epici come Garrincha, funambolici come il brasiliano Rivelino, o leggende come Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas.

Giorgio Chinaglia (in piedi... )
Giorgio Chinaglia (in piedi… )

Potrei elencare giocatori non visti, ma amati, per pagine e pagine. E poi potrei raccontarvi dello scontro aereo tra papà e Chinaglia. A quei tempi la squadra della sua scuola faceva da sparring-partner per gli allenamenti dei club professionistici. Dalla primavera del Napoli all’Internapoli che a quei tempi militava in Serie D. Si giocava allo stadio Collana. L’Internapoli vantava nelle sue fila due dei futuri campioni d’Italia della Lazio: Giuseppe Wilson e Giorgio Chinaglia. Mio padre, difensore di poca tecnica, ma assai coriaceo aveva il compito di marcare Long John. “Facilissimo marcarlo, era statico – dice lui – a un certo punto su una palla spiovente ci scontrammo di testa, lui cadde a terra e io no“. Nella carriera da non-calciatore di mio padre fu il momento più alto. Chinaglia a terra, papà no.

Pur non essendoci, pur non avendo visto nulla io ero lì. Mi trovavo sugli spalti del Collana quando Giorgione Chinaglia crollò, ho visto al San Paolo Braglia, Savoldi e Panzanato. Poi dicono che sia “solo calcio“, un “semplice” sport, un passatempo come altri. E invece, su un campo verde, scorre il sangue delle generazioni, il flusso dei ricordi, il fiume delle emozioni. Un padre e un figlio che si raccontano con gli occhi i giorni più belli della propria vita. Solo calcio? Ma fatemi il piacere…

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La serie A che sarà

Quando il San Paolo è una bolgia

Quando si parla di Napoli la parola più diffusa in questi giorni è ridimensionamento, forse era inevitabile che fosse così dopo i concitati eventi di inizio estate: la partenza del santone Rafa Benitez verso Madrid, il gran rifiuto di Unay Emery, la chiamata di Maurizio Sarri e le continue voci di mercato che danno per partenti i migliori giocatori della squadra, da Dries Mertens a Josè Maria Callejon e ovviamente la stella Gonzalo Higuaìn, contrapposte a nomi senz’altro più “provinciali” come quelli di Riccardo Saponara e del nuovo acquisto Mirko Valdifiori.

Tutto ciò ha suscitato reazioni di protesta da parte di alcune frange della tifoseria, proteste che danno seguito a quelle dell’estate scorsa, in cui le pareti di Napoli erano tappezzate di manifesti raffiguranti un De Laurentiis perplesso nell’apprendere che “i miei scudetti (quelli del Fair Play Finanziario) non fanno la storia”.

Il grande successo riscosso dalla mistica del “caccia i soldi” è certamente un indicatore della voglia di vincere di una piazza che non si è mai accontentata di un ruolo da provinciale non solo per meriti sportivi, ma anche per fattori geografici, storici e politici . Il Napoli è l’unica società del Sud Italia insieme al Palermo iscritta al campionato di Serie A 2015/2016 con ambizioni sicuramente superiori a quelle della pur storica squadra siciliana, in conflitto con le squadre rappresentative di un Nord considerato irrispettoso della storia di una città che è stata capitale di un grande Regno, con un passato millenario che risale alla Magna Grecia, un patrimonio storico-artistico e un paesaggio senza eguali nel mondo.

Di fatto, in questo secondo decennio del Duemila abbiamo assistito alla caduta quasi contemporanea delle due milanesi, entrambe escluse dalle prossime edizioni delle Coppe europee quando fino a pochi anni fa lottavano costantemente per le prime posizioni in classifica, trascinate da grandi campioni comprati con fior di milioni. L’Inter, alla fine dell’era Mourinho terminata con la conquista del Triplete nel 2010, nello sforzo di evitare il ridimensionamento ha trattenuto i calciatori che avevano conquistato la Champions League con sforzi economici insostenibili: la conseguenza è stata il fallimento del progetto Benitez, che ha rescisso il contratto prima ancora del termine della prima stagione a causa delle promesse non mantenute sul mercato, seguita dal graduale declino sportivo e di conseguenza economico che ha portato, appunto, a dover ridimensionare la squadra fino all’arrivo di Erick Thohir. Lo stesso magnate indonesiano fin dal suo arrivo ha profuso ogni sforzo per accontentare prima Walter Mazzarri, con acquisti onerosi come quello di Hernanes dalla Lazio e accollandosi stipendi pesanti come quello di Nemanja Vidic, poi Roberto Mancini, per il quale sia a gennaio che nel mercato in corso sono stati e saranno spesi ancora fior di quattrini, ma ciò non è ancora bastato a risollevare la squadra dalla mediocrità.

Dall’altra parte del capoluogo lombardo, il Milan ha fatto una fine ancora peggiore. Finita l’epoca dei Ronaldinho e dei Beckham e degli acquisti faraonici al servizio di una politica societaria tutta marketing e vendita di magliette, la partenza degli ultimi due grandi campioni che hanno vestito il rossonero, Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic prelevati a colpi di bonifici milionari dal neonato PSG degli sceicchi, è stata seguita da una totale assenza di progettazione a lungo termine e investimenti non economicamente inconsistenti ma scellerati: squadra affidata ad allenatori inesperti nella speranza di trovare un nuovo Guardiola, presunti campioni rivelatisi non all’altezza (Balotelli), la scelta di puntare su comprimari discutibili (onesti mestieranti come Poli e Muntari che non possono essere all’altezza di predecessori come Andrea Pirlo e Clarence Seedorf, per non parlare di autentici bidoni come Constant e Mbaye) e su giovani sfortunati (De Sciglio, El Shaarawy). Il Milan ha chiuso l’ultimo campionato in decima posizione.

La stessa Juventus, dopo una stagione oggettivamente trionfale (duole dirlo da tifoso del Napoli, ma in quale altro modo definire un’annata terminata con la conquista del campionato della coppa Italia e raggiungendo la finale di Champions League?), sta attraversando una sorta di ridimensionamento. Non stanno certamente mancando i colpi di mercato, da Khedira a Mandzukic a Dybala, ma per tre ottimi giocatori che arrivano sta progressivamente venendo smantellata la squadra costruita negli anni precedenti da Antonio Conte: con le partenze ormai certe di Andrea Pirlo e Carlos Tevez, le voci sempre più insistenti dell’approdo di Arturo Vidal all’Arsenal, quelle più vaghe ma non improbabili che danno in partenza Leonardo Bonucci e Fernando Llorente e il destino blaugrana di Paul Pogba la spina dorsale della squadra che ha dominato il campionato italiano negli ultimi anni verrebbe completamente a mancare e non c’è la certezza di poterla sostituire con giocatori seppur altrettanto validi ma non ancora ben integrati fra loro.

Alla luce di un’analisi di questo tipo, il Napoli di Sarri è davvero così “ridimensionato” rispetto a quello di Benitez? E le accuse mosse al presidente sono giustificate? La partenza di Gonzalo Higuaìn è tutt’altro che probabile: l’argentino ha un contratto fino al 2018 e una clausola rescissoria fuori mercato che, nonostante i suoi malumori, lo rende di fatto quasi impossibile da acquistare. Se, come disse lo stesso presidente, un pazzo dovesse offrire l’intero ammontare della clausola, le posizioni si ribalterebbero ma a quel punto il budget a disposizione di Giuntoli per il mercato permetterebbe di ricostruire la rosa in ogni reparto, come già avvenne con la cessione di Edinson Cavani, i soldi derivati dalla quale furono tutti reinvestiti in acquisti di livello, seppure mal distribuiti fra i reparti. L’ultimo mercato estivo è stato certamente deludente, ma non dimentichiamoci del mercato di gennaio che ha portato a Napoli un talento del calibro di Manolo Gabbiadini. Mirko Valdifiori non sarà più un ragazzino ma è uno dei pochi bravi registi rimasti nel calcio italiano e non solo, delle parate e della grinta di Pepe Reina abbiamo ancora tutti gli occhi pieni, il probabile terzo acquisto Sime Vrsaljko è un prospetto eccellente di un calcio in fortissima crescita come quello croato (vi ricordate di come Modric e Rakitic ridicolizzarono il pressing degli Azzurri di Conte nell’andata delle qualificazioni europee?). La scelta di un allenatore italiano senza un palmares internazionale non significa per forza di cose chiudere i rubinetti. La competenza di Sarri è indiscutibile e il budget a disposizione, con una cessione dolorosa ma magari relativa a un giocatore che non avrebbe posto nel modulo del nuovo allenatore, deve essere solo speso con intelligenza. Se tutto funzionerà bene, non c’è motivo per cui la prossima non dovrebbe essere una grande stagione.

Roberto Palmieri

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