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L'Italia dei social

Chi pretende la vittoria da De Laurentiis è ignorante. Parleremo di calcio, ma in realtà parleremo assai di più della società in cui viviamo. Un mondo dove ormai i social network ci forniscono forti percezioni su cosa sia diventata l’Italia che si appresta ad entrare negli anni ’20 del secolo. Perché, dal calcio, è possibile scattare una fotografia del nostro tessuto sociale pressoché vicina alla realtà. Lo spunto per scriverne me lo hanno dato alcuni commenti sulla nostra pagina Facebook quando cerchiamo di dire la nostra su quale sia l’effettiva realtà del Calcio Napoli. Realtà non compresa, non accettata, non riconosciuta da troppi. 

“Noi vogliamo vincere” e “De Laurentiis è un pappone”. Sono i commenti più in voga. Chi difende il presidente o, almeno, come facciamo noi, l’operato della Ssc Napoli in vasti settori, diventa di conseguenza un “Pappa boys”. Generalmente questi avventori sulla nostra pagina Facebook passano poi ad una metaforica rappresentazione esistenziale applicata al calcio. “Se ti accontenti nella vita non arrivi da nessuna parte”.  Lo scriviamo con le maiuscole per rafforzare l’assurdo concetto: “SE TI ACCONTENTI NELLA VITA NON ARRIVI DA NESSUNA PARTE”. Ovviamente ignorando che della nostra vita siamo (non sempre, in molti aspetti quasi mai) padroni direttamente noi stessi. Il Calcio Napoli ha invece un proprietario che gestisce privatamente una società sportiva. E quindi che tu possa accontentarti o meno dei risultati conseguiti non fa alcuna differenza. 

Persone che ragionano così sono elettori, votano, possono stabilire chi governa il Paese. Votano pure quelli che ripetutamente commentano commettendo veri e propri orrori ortografici. Quante volte vi capita di leggere sui social commenti con “a preso”, “a fatto”, “a detto”? Dove il concetto dell’H muta è compreso decisamente in maniera fuorviante. L’H muta applicata, oltre che al parlato, finanche allo scritto. Eppure votano, decidono, influenzano, fanno massa critica. E sono pure convinti di avere ragione. Non mollano un post finché non sono loro ad avere l’ultima parola. Ecco perché dal calcio ci sembra di poter leggere una perfetta sintesi di ciò che è diventata l’Italia di oggi.

Un’Italia dove chi ha più conoscenze, grazie ai social, può essere insultato e messo alla berlina da uno che non sa neppure scrivere in italiano. Un’Italia dove la sorte dei nostri bambini, se devono o non devono vaccinarsi, è stabilita dalle “maggioranze”, non dagli esperti. Dove se cade un ponte i social si riempiono di 60 milioni di ingegneri come prima accadeva solo ai Mondiali quando si era tutti allenatori di calcio. Un’Italia – dicono bene Salvini e Di Maio – dove le prossime sfide elettorali si decideranno tra élite e populisti. Dove ovviamente chi fa parte di un’élite va visto con disprezzo e malfidenza. “Noi siamo il popolo, facciamo quello che dice il popolo”. Un popolo che però è diventato nel frattempo sempre più ignorante come certificano tutte le statistiche che ci piazzano tra i più ignoranti d’Europa. Ma, ciò che è più grave, un popolo dove chi ha conseguito un titolo di studio, capacità, conoscenze è messo esattamente alla pari con chi non ne ha. Non solo, ma dove l’ignorante non guarda più – come accadeva un tempo – alla persona più colta come un modello da raggiungere, ma come un saccente che dice cose che non sono gradite, quindi da eliminare, offendere, ingiuriare.

Chi scrive non ha una laurea ad Harvard o chissà quali conoscenze di astrofisica. Non si considera neppure facente parte di un’élite, anzi. Per esempio, in segno di rispetto parlo in napoletano con chi non parla italiano, si tratta di umanità perché non tutti hanno avuto le stesse possibilità, soprattutto chi è cresciuto in altre generazioni. Discorso oggi, con l’obbligatorietà della scuola, che non avrebbe più neppure molto senso. In generale tendo però a fidarmi di coloro che ne sanno di più. Anche fidarsi di chi ne sa di più è però diventato complesso ai tempi del web e dei social. Non è difficile infatti trovare su internet, ma pure sui quotidiani, due teorie opposte, su un qualsiasi tema. Troveremo sempre l’esperto che dice che i vaccini fanno male e quello che dice che invece rappresentano una soluzione. Viviamo nell’epoca della multi-verità. E quindi, anche quando si parla di dati scientifici, ad esempio i bilanci economici della Ssc Napoli, troveremo l’economista che spiega quanto faccia schifo la gestione De Laurentiis e quello che invece loda il presidente. Si torna quindi al punto di partenza, con l’avventore social che diffonde la tesi che più gli piace. Un cortocircuito che va bene per la questione migranti come per il ponte crollato a Genova. Come un oroscopo dove ognuno può leggersi quello che più gli è favorevole. 

Eppure, anche se non siamo economisti, qui su SoldatoInnamorato, vorremmo comunque fare una nostra narrazione sull’operato di De Laurentiis al Napoli. Per carità non infallibile. Non ci basiamo su bilanci, su ammortamenti o equilibri finanziari. Ci basiamo sulla storia. Una storia – questa almeno non modificabile – che ci racconta che in 92 anni di storia il Napoli ha vinto appena 2 scudetti e una Coppa Uefa. Ha fatto tutto in poco tempo, in coincidenza quando a Napoli giocava il più grande campione di sport mai esistito. Sarà un caso? Non diciamo – si noti bene – che il Napoli non debba lottare per vincere, ma che la vittoria non si possa pretendere per molteplici motivi. La storia, come detto, ma pure perché l’imprenditore De Laurentiis non ha oggettivamente le capacità economiche delle multinazionali con cui concorre. La Fiat che compra Cristiano Ronaldo, multinazionali cinesi o americane. Un modo forse ci sarebbe pure: provare a stare al passo con chi spende 100 volte di più rischiando di fallire. E’ successo. E ricordiamo tutti come è stata considerata l’esperienza di Corrado Ferlaino dai napoletani. In che modo ha lasciato il Napoli. Perché pretendere allora? Perché “Devi vincere”?

E poi apprezziamo questo Napoli pure per un fattore sentimentale. Oggi possiamo apprezzare di poter giocare in competizioni come la Champions League che prima guardavamo solo ammirando le altre squadre mentre noi eravamo a lottare per non retrocedere oppure in serie minori. Vorremmo vincere? Certo. Ma quello che abbiamo ci piace, mal che vada ce lo facciamo piacere proprio perché non abbiamo diretta influenza sull’operato del Calcio Napoli. Una società privata. Non è neppure un’entità statale dove se non mi piace un partito o un politico come gestisce una società pubblica posso influenzare con il mio voto delle scelte.  Sembrerebbe l’Abc, ma sembra di dire dei concetti lunari quando lo facciamo.

L’altra mattina, al bar, un signore esasperato mi dice: “Io sono tifoso del Napoli, quindi voglio vincere”. Gli rispondo che “Io sono uomo e vorrei passare una notte d’amore con Belen Rodriguez. Lui mi dice che è possibile. Io me lo auguro. Eppure non penso succederà. “O” i miei dubbi possa succedere… 

Valentino Di Giacomo

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La forza di Allegri

Altri 4 gol alla Lazio, un gol di Mertens che evoca ricordi importanti, il gioco ritrovato nel secondo tempo. Ce ne sarebbe abbastanza per sorridere del Napoli, squadra con il miglior attacco d’Europa che rasenta la media pazzesca di segnare 4 gol a partita. Ci sarebbe da sorridere anche per una maggiore attenzione difensiva, ieri gli azzurri hanno preso il loro primo gol su azione. Cinque vittorie in campionato in altrettante partite, non accadeva da 30 anni, forse dai tempi di uno dei Napoli più bello di sempre, quello 87/88 che mancò lo scudetto nelle ultime 5 giornate.

Va detto che la partita di ieri, e sarebbe disonesto non riconoscerlo, è stata pure segnata dai diversi episodi contrari alla Lazio. Quattro infortuni muscolari nello stesso reparto hanno sormontato l’ottima resistenza dei biancocelesti che, ad essere onesti, nel primo tempo avevano ben imbrigliato gli uomini di Sarri. Poi, come ovvio, è stato grandissimo il Napoli nel saper approfittare degli eventi. Le grandi squadre fanno così.

Resta però, in chi osserva, un enorme punto interrogativo: riusciranno gli azzurri a tenere questo ritmo per 10 mesi? Ieri se lo chiedeva anche Sarri ai microfoni. E’ vero, il Napoli pratica un grande calcio, ma ha sempre fatto ricorso ai cosiddetti “titolarissimi” per avere la meglio in queste cinque partite. L’eterno stakanovista Callejon ne sa qualcosa, ma anche Insigne, Ghoulam e lo stesso Hamisk (ieri leggermente in ripresa).

La domanda è: valgono di più i 15 punti del Napoli o quelli della Juve? E la sensazione personale è che siano assai più pesanti quelli dei bianconeri. Allegri ieri ha schierato, contro la Fiorentina, Sturaro terzino destro, Asamoah a sinistra, Betancour a centrocampo. Un turn-over che per ora non sta producendo, come al solito, un grandissimo gioco da parte dei bianconeri, ma sicuramente i risultati utili che servono per vincere alla fine. Tanto più se si pensa che Higuain non ha ancora ingranato. E solo un ingenuo può pensare che, quello che oggi su Repubblica viene definito “un arredamento urbano nell’area di rigore”, possa continuare ad essere così inefficace.

Il Napoli, in realtà, avrebbe la profondità di rosa per applicare un turn over più massiccio. Ma Sarri non si fida, anche se qualche rotazione in più la sta applicando come ieri schierando Maggio. Però persino contro l’inadeguatissimo Benevento è ricorso ai titolarissimi. Mario Rui non si è visto ancora, Rog viene considerato un opzione per subentrare quando il risultato è in cassaforte, Ounas (che pure ha dimostrato di saperci fare) sarà costretto ancora chissà per quanto tempo all’apprendistato. Preoccupa poi la gestione di Milik cannibalizzato da Mertens. E Arkadiusz è un patrimonio che non può essere sciupato.

Dal canto suo Allegri ha invece attinto con più convinzione alle risorse della propria rosa. Sta riorganizzando un gioco secondo altri principi rispetto allo scorso anno perché il mercato gli ha consegnato una mezza rivoluzione. E, nonostante la Juve convinca poco con il suo gioco spesso balbettante, è lì a 15 punti. I bianconeri non hanno perso terreno e avrebbero potuto, sarebbe stato persino prevedibile e fisiologico. Invece la corazzata non ha mollato di un centimetro.

Vedremo come andrà a finire. Per ora dobbiamo esultare per quanto stiamo ottenendo. La differenza la faranno gli scontri diretti e la tenuta mentale fino a maggio. Una tenuta che per ora il Napoli sta dimostrando di avere. E’ evidente che, per ora, se bisognasse scommettere un euro su chi avrà la meglio il pendolo indicherebbe gli azzurri per quanto stanno facendo. Ma – per dirla in termini ciclistici come piace a Sarri – il tour si vince a Parigi. E, lo confesso, ho il timore che sull’Alpe d’Huez o sul Galivier ci possiamo arrivare scarichi. Ovviamente, facendo gli scongiuri. Però non voglio esaltarmi troppo, pur godendomi questa squadra che mi incanta come forse mai nessuna.

Valentino Di Giacomo

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Festeggiare oggi uno scudetto di trenta anni fa è da provinciali? Forse

Dobbiamo pensare al futuro e non vivere del passato? Può darsi

 Ma il 10 maggio 1987 fu un semplice scudetto solo per gli almanacchi del calcio, per chi lo ha vissuto quel giorno fu l’inizio di una festa, lo scoppio di una rivoluzione, la presa della Bastiglia senza spargimento di sangue ma con mille colori, fu un momento per Napoli e per i Napoli di guardarsi in modo diverso, nuovo, di rendersi conto che potevamo fare grandi cose.

Non voglio bluffare, ero piccolo e non l’ho vissuto come ho vissuto la UEFA e il secondo scudetto, eppure lo ricordo e ricordo che per la prima volta in vita mia il mio eroe non era un disegno animato, non era Bud Spencer che con i suoi cazzotti faceva giustizia, per la prima volta il mio eroe era un uomo e tutti erano felici grazie a lui, non ero felice solo io come alla fine di un cartone, quando Commander (oggi lo chiamereste Optimus Prime) sconfiggeva  i malvagi Decepticon e io guardavo gli adulti un po’ risentito dal fatto che loro non capissero la mia gioia… questa volta c’era una città, un popolo a celebrare un eroe, erano gli adulti in festa e non perchè era Natale o Pasqua.

Io amavo Maradona come Commander, come i Mask, il suo arrivo a Napoli fu segnante per me come un po’ per tutta Napoli, a natale, credo ’84, io, mio fratello e i miei cugini volevamo la sua maglietta, la maglia del Napoli, un po’ come si vuole il costume da supereroe… Babbo Natale ci accontentò, e ci portò delle magliette bianco azzurre della Gimer Sport, bellissime! Non erano proprio uguali uguali uguali a quelle che vedevano a novantesimo minuto ma non faceva nulla, le abbiamo indossate e siamo subito diventati tutti Maradona. Perchè Maradona era così, un Batman con il pallone, l’eroe di cui tutti parlavano… Venne quel 10 maggio e capì che Batman esisteva davvero e quella non era una maschera, così notai che sulla mia maglia azzurra mancava qualcosa: il numero 10.18426119_10154561002095963_1061490576_o

Lo aggiunsi con l’uniposca bianco, o qualcosa di simile, con la grafia instabile e precaria di un bambino di sei anni, qualche dopo  ci avrei voluto aggiungere il 9 di Careca, ma il numero era già occupato e quindi ci aggiunsi lo sponsor Mars e la fascia di Capitano.

Quella è la mia maglia del Napoli, quella maglia è il mio 10 maggio, quando gli adulti sembravano bambini, quando gli eroi esistevano davvero e avevano scelto di vivere nella mia città.

Paolo Sindaco Russo

P.s. comunque a parte tutto io non ho mai capito chi critica chi festeggia… fosse per me festeggerei pure la ricorrenza dell’unico goal di Lerda in maglia azzurra

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La vita va così. Ci sono quelli a cui tutto è concesso, arroganti, tronfi e boriosi, perennemente favoriti nella loro ascesa, e quelli che invece lottano con orgoglio contro tutto e tutti, in un percorso fatto perlopiù di ripide salite.

Noi napoletani, lo sappiamo fin troppo bene, apparteniamo a quest’ultima categoria. Nella vita come nel pallone. Contro di noi, ad esempio, squadre usualmente mansuete e inoffensive digrignano i denti e giocano come se quella fosse l’ultima partita della loro insignificante vita.

Poi ci sono quelli a cui tutto è concesso. Quelli che possono andare a muso duro contro i direttori di gara consci che la propria prepotenza resterà impunita. Quelli che se in un campionato dominato ci hanno quelle tre o quattro gare in cui sono in difficoltà, statene certi che è proprio in quelle gare che si assisterà ad improbabili sviste arbitrali. E’ anche così che si vincono i campionati.
Perché hai voglia a provare a convincerti del contrario, ma sono i dettagli e gli episodi che fanno la differenza.

Ma in fondo noi chiediamo qualcosa di così trascendentale e inarrivabile? Noi chiediamo soltanto che si possa partire tutti alla pari, e vogliamo festeggiare, urlare al mondo la nostra gioia in caso di successo, o altrimenti stringere la mano all’avversario più forte e sportivamente fargli i complimenti. Vogliamo poter dire: “bravo, hai meritato tu di vincere.”
Ma questo al momento noi non lo possiamo fare.

Dobbiamo stare lì a intossicarci, non potendo godere a pieno di una squadra bella come non mai, capace di superare ogni ostacolo in una maniera che è sempre in grado di stupirci e meravigliarci, con la consapevolezza che tutto ciò potrebbe non bastare e anzi non basterà. E’ già deciso come deve andare a finire. Ma, statene certi, non ci arrenderemo.
Ieri, rincasando, incontro in cumana un tifoso azzurro di ritorno dallo stadio e allora condividiamo insieme gioie e dolori della giornata. “Comunque non dobbiamo mollare”, gli faccio io ad un certo punto.
“Mollare? E chi molla! Fino al novantacinquesimo minuto dell’ultima partita io sto lì e ci credo.
Glielo faremo sudare”.
E’ proprio così. Rimane ormai solo questa incrollabile certezza: ve lo faremo sudare.

Lorenzo Sorrentino

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Grande Dibattito della Serie A 2015/2016 ruota intorno a una semplice domanda: è più forte la Juve o il Napoli? O meglio: al di là del gioco, quale squadra ha i titolari migliori, le alternative più affidabili, i reparti meglio assortiti? La questione della profondità delle rose, in particolare, è in effetti un discorso abbastanza vago andato molto di moda nel mercato di Gennaio. Proviamo a vedere perchè e a confrontare con oggettività le rose di Juve e Napoli.

LA BUFALA DELLA ROSA PROFONDA – Una discriminante che si è usata spesso è in effetti la questione della profondità della rosa, ovvero della quantità di alternative affidabili a disposizione di ciascuna squadra. Molti tifosi spingevano per fino per una massiccia campagna acquisti invernale per colmare il gap con la Juve, dimenticando che i bianconeri:

1) hanno costruito la rosa attuale, che ha degli equilibri precisi, nel corso di diversi anni, non certo in una sola sessione;

2) hanno fatto giocare molti più giocatori del Napoli nel complesso a causa delle difficoltà di inizio stagione, quando non trovavano un assetto tattico;

3) hanno avuto diversi infortuni in stagione che hanno costretto Allegri a fare affidamento su giocatori che non sarebbero stati titolari in diverse circostanze.

In effetti, la quantità di giocatori di cui Allegri e Sarri si “fidano” non è così dissimile. Andiamo a vedere nel dettaglio, reparto per reparto, tralasciando i portieri.

DIFESA – Allegri naturalmente può contare su un trio di centrali affidabilissimi come Barzagli (miglior difensore del campionato con margine), il regista basso Bonucci e Chiellini. Insieme compongono il trio più affiatato del campionato; nessuno dei tre copre molto bene la profondità anche se Barzagli è discretamente veloce, per cui la Juve compensa tenendo un blocco basso. La prima alternativa ai tre (o meglio ai due marcatori perchè Bonucci è inamovibile) sarebbe Martin Caceres; le sue condizioni fisiche però sono precarie, e Allegri ha dimostrato di non fidarsi affatto di Rugani. Sarri da parte sua ha in Albiol e Koulibaly la coppia più migliorata dall’anno scorso, con il franco-senegalese in particolare assolutamente irriconoscibile, e un’alternativa di discreta affidabilità come Chiriches, in attesa di vedere come si integrerà Regini. Il giovane Luperto non fa parte delle rotazioni. In sostanza il trio della Juve è innegabilmente più forte, ma Sarri può contare su difensori di sistema più che competitivi; non dimentichiamo che Albiol è pur sempre un campione del mondo.

ESTERNI – In questo reparto la Juventus ha a disposizione quattro potenziali titolari assolutamente alla pari e con caratteristiche complementari come Lichtsteiner, Evra, Alex Sandro e Cuadrado: un destro a tutta fascia che può fare il terzino, un mancino difensivo, un altro mancino tecnico e abile nelle due fasi e un destro offensivo dal grande dribbling. Nel complesso, una delle batterie di esterni meglio assortite d’Europa. Il Napoli dalla sua può contare sulla vera rivelazione della squadra, l’albanese Hysaj, che si sta dimostrando un interprete fenomenale del ruolo, e su un Ghoulam indispensabile in fase offensiva sulla catena di sinistra. Strinic e Maggio più che alternative tattiche sono dei veri e propri rimpiazzi, ma rimangono dei giocatori di grande professionalità e buon livello; la Juve vince in questo reparto per la profondità, ma coi titolari in campo il Napoli regge tranquillamente il confronto.

CENTROCAMPO – Qualità contro quantità. Il Napoli ha davvero i giocatori contati nel reparto nevralgico: il trio Allan-Jorginho-Hamsik è perfettamente assortito e di altissimo livello tecnico con un box-to-box di rottura, tecnica e inserimento, un infallibile acceleratore di palleggio e un incursore di primo livello europeo riscopertosi straordinaria mezzala di possesso. Purtroppo cambi all’altezza non esistono, in quanto Lopez è davvero troppo poco tecnico (anche se è utilissimo sulla difesa dei calci piazzati), Valdifiori non è adatto al gioco del Napoli (che non è quello dell’Empoli), Chalobah non gode di grande fiducia per i suoi limiti in fase difensiva e Grassi è appena arrivato. La Juve ha un trio titolare assolutamente all’altezza con Khedira-Marchisio-Pogba, di enorme fisicità e tecnica, peccato che raramente possa contare sul tedesco soggetto a frequenti infortuni. Le alternative sono sulla carta numerosissime ma di livello non assoluto: Hernanes, Pereyra, Padoin, Sturaro, Lemina, Asamoah. Al netto degli infortuni, Sturaro sembra il principale candidato a prendere il posto di Khedira, dove dovrà affrontare Hamsik. Vinca il migliore…

ATTACCO – Se c’è un reparto in cui il Napoli è nettamente migliore, questo è l’attacco, e a spostare l’ago della bilancia basta e avanza la presenza del miglior Gonzalo Higuaìn di sempre. L’argentino sotto la guida di Sarri ha raggiunto il livello dei migliori attaccanti del mondo e regge ormai il confronto con Suarez, Ibrahimovic e Lewandowski; Dybala, per quanto promettente, deve ancora mangiarne di pane per poter pensare di competere con Gonzalo. Semmai i numeri del ragazzino ex Palermo si avvicinano di più a quelli di Lorenzo Insigne, che ha caratteristiche completamente diverse ma un’incisività simile nel gioco della squadra col suo ruolo di regista offensivo. Completano la batteria del Napoli l’inesauribile Callejon, Mertens e Gabbiadini; più che abbastanza per reggere il confronto con Mandzukic, Morata e Zaza, che compongono comunque un reparto ben assortito e con tante alternative.

In definitiva la Juventus può sicuramente contare su una rosa più collaudata, costruita negli anni e con tante alternative, ma in un ipotetico undici titolare nessuna delle due squadre prevale nettamente sull’altra. Anche sul lungo periodo, la differenza la faranno soltanto la solidità, il gioco, la tenuta mentale e le capacità tecniche, piuttosto che avere in panchina più calciatori in attesa di una chance.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Domenica dopo la vittoria col Frosinone il centrocampista della Juventus Marchisio ha dichiarato, facendo della sana pretattica, che la partitissima di Sabato è “sicuramente più decisiva” per i bianconeri. Da parte loro Sarri e Allegri, piuttosto che stuzzicarsi, hanno fatto dichiarazioni coraggiose: il tecnico del Napoli “non firma per il pari”, quello della Juve più che preoccuparsi di fermare Higuaìn vuole “fare la nostra partita, anche noi abbiamo giocatori pericolosi di cui il Napoli deve preoccuparsi”. Insomma una sfida iniziata all’insegna del rispetto senza paura com’è giusto che sia, e sentitissima da entrambi gli ambienti come la sfida decisiva per lo Scudetto. Ma fino a che punto lo è?

CLASSIFICA – Come è già stato osservato un pò da tutti, ogni partita vale solo tre punti, che sia contro la Juventus o contro il Verona; comunque vada, con tredici giornate ancora da giocare tutto può cambiare e il risultato potrebbe alla fine non contare quasi nulla. Giudicando però con superficialità la classifica attuale, si potrebbe dare in un primo momento ragione a Marchisio: in caso di vittoria la Juventus sarebbe prima a +1, se vincesse il Napoli allungherebbe a +5, distanza evidentemente più difficile da colmare.

Andando oltre i freddi numeri, però, si può notare come la Juventus vincendo otterrebbe un primato in classifica dal quale sarebbe difficilissimo schiodarla, per la sua abitudine a giocare da capolista e l’efficacia comprovata contro le squadre piccole (Allegri del resto, come Conte, più volte è stato “forte con i deboli e debole con i forti” accettando di parcheggiare il bus contro chiunque rappresentasse un vero pericolo); dall’altro lato la vittoria del Napoli farebbe ritrovare a -5 una squadra che ha profuso uno sforzo enorme per vincere 14 partite consecutive, facendo inevitabilmente montare una certa frustrazione. 

Bisogna evidenziare anche che entrambe le squadre stanno vivendo strisce positive uniche nella loro storia, 8 e 14 vittorie consecutive, numeri difficili anche nel ben più squilibrato campionato spagnolo. Secondo le statistiche avanzate le due squadre non stanno in effetti giocando sopra le loro possibilità come ha fatto ad esempio l’Inter nella prima parte di stagione (il rapporto tra gol subiti e “expected goals” a sfavore era di 1:2, una bolla destinata a scoppiare), ma prima o poi dovranno vivere entrambe una fisiologica flessione. La durata e la gestione dei momenti difficili potrebbero fare la differenza più dello scontro diretto.

VARIABILE COPPE – Sia Napoli che Juventus dovranno giocare a breve una doppia sfida complessa in Europa: il Napoli contro il Villareal e la Juve contro il Bayern Monaco. Ovviamente la sfida dei bianconeri è più complessa sulla carta (anche se il Bayern ha tante assenze), ma proprio questo fattore può creare uno svantaggio per il Napoli: se Higuaìn e compagni passeranno il turno dovranno giocare altre partite infrasettimanali con logoranti trasferte continentali, mentre la Juventus, che ha buone possibilità di essere esclusa dalla Champions dai bavaresi, potrebbe concentrarsi sul campionato. Per onestà intellettuale va ricordato che l’anno scorso la Roma, senza le coppe, nulla potè contro la stessa Juventus che arrivò fino alla finale di Champions… di conseguenza questo parametro, anche se può essere un fattore, non è così decisivo.

MORALE – In definitiva, abbiamo visto che il valore della partita di sabato si ferma all’assegnazione di soli tre punti; abbastanza per pesare alla fine, non abbastanza per assegnare lo scudetto alla venticinquesima giornata. Tuttavia, se c’è un valore oggettivo che questa partita può avere per il Napoli, è quello del morale: mi sembra che in città sia diffuso un certo fatalismo per la rimonta dei bianconeri, che sembrano destinati a passare davanti come se quello fosse il loro posto. Forse sarà effettivamente così; tuttavia per adesso il Napoli è ancora davanti, e una vittoria potrebbe almeno prolungare per qualche giornata la gioia di vedere un Napoli tra i più belli e forti di sempre davanti a tutti in classifica. Sognare non costa nulla.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Comprerò due top player“. Non si può che partire dalle parole di ADL alla vigilia di questa sessione di calciomercato.
Dichiarazioni che, ex post, si sono rivelate poco felici per due ragioni essenziali: da una parte, hanno creato aspettative nei tifosi e negli addetti ai lavori; dall’altra, hanno alimentato le velleità milionarie di presidenti che hanno intravisto nell’altrui necessità uno spiraglio per fare grandi fortune. Un errore che il presidente aveva già commesso in passato.

E così ecco che per Maksimovic-un prospetto interessante reduce però da un grave infortunio- ci vogliono 25 milioni di euro, per Rugani idem, per Tonelli non meno di 15 e così via. Valutazioni evidentemente sballate che sono figlie almeno in parte di una tendenza recente, originatasi con l’ingresso nel mercato del pallone di magnati, sceicchi e simili.
Questi colossi, lungi dal possedere le necessarie competenze calcistiche e con le blande sanzioni del fair play finanziario quale unico deterrente alla propria azione, non hanno esitato a spendere cifre esose, spesso e volentieri fuori mercato, pur di assecondare i capricci dei propri allenatori.

De Laurentiis ha tentato comunque il grande colpo sia in difesa, ma soprattutto a centrocampo, dove maggiormente si sentiva la necessità di una valida alternativa alle mezzali titolari Hamsik e Allan.
Ma giocatori di prima fascia -i vari Herrera, Kramer e Andrè Gomes a lungo inseguiti- difficilmente partono a gennaio se non per cifre folli, quelle che il Napoli, a torto o a ragione, non ha voluto spendere.
Da una parte c’era il bisogno di rinforzare la squadra per alimentare il sogno scudetto, dall’altra c’era il rischio concreto di rompere un meccanismo delicato come quello del Napoli con nomi altisonanti che malvolentieri si sarebbero accomodati in panchina.
Alla fine sono arrivati Grassi a centrocampo e Regini come quarto centrale di difesa. Profili certo funzionali al progetto e ben disposti ad accettare anche un ruolo da comprimari, ma lontani da quei top player che avrebbero consentito un salto di qualità ulteriore ad una squadra già forte.

Forse si spiega anche in quest’ottica il profilo basso tenuto da Sarri nelle interviste delle ultime settimane: “pensiamo solo a crescere”, “la squadra non ha pressioni per il primo posto, non abbiamo nessun obbligo”, “la Juve è di un altro pianeta”, aveva dichiarato a più riprese il mister. Chiariamoci, Sarri non si sarebbe comunque mai sbilanciato, ma il mercato azzurro probabilmente lo ha indotto verso posizioni ancora più prudenti. Il Napoli non ha ambizioni di scudetto.

Il mercato del Napoli è stato deludente? Forse sì, forse no, ma la risposta più logica è una sola: dipende dalle premesse iniziali.
Le dichiarazioni del patron hanno creato certe aspettative, poi puntualmente disattese. Se si prescinde da quelle parole e si guarda al contesto di sei mesi fa, allora il quadro cambia e le mosse di Giuntoli appaiono in linea con quello che Sarri stesso ha definito “un anno di costruzione”.

E’ chiaro però che il campo ha detto altro: una squadra che gioca un calcio moderno, efficace in difesa e spietata davanti.
Una squadra che ad oggi, pur senza le risorse e la rosa ampia della Juventus, guarda tutti dall’alto in basso.
Il mese di febbraio, quanto mai intenso e ostico, ci dirà forse qualcosa in più sulle ambizioni di questo Napoli.

I tifosi intanto continuino a cantare e a sostenere la squadra, accarezzando l’idea più dolce:
che duri fino alla fine.
Sognare, almeno quello, non costa nulla.

Lorenzo Sorrentino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E’ storia. Il Napoli si laurea campione d’inverno battendo per 5-1 il Frosinone in una gara che non è mai stata minimamente in discussione. E’ storia perché agli azzurri è capitato soltanto altre tre volte nella storia di chiudere in testa il girone d’andata: è successo soltanto negli anni di Maradona, 86/87 – 87/88 e 89/90.

Sarri decide di lasciare in panchina per un turno sia Ghoulam che Insigne, lanciando nella mischia Strinic (alla prima stagionale in campionato) e Mertens. Il Frosinone prova a chiudersi, ma gli azzurri trovano il gol su azione di calcio d’angolo grazie ad Albiol. E’ la prima volta in campionato che il Napoli riesce a segnare con un difensore.

Ci vuole ancora un calcio piazzato per trovare il raddoppio, stavolta un calcio di rigore ineccepibile che Higuain si procura in maniera diabolica. Ed è lo stesso Pipita a realizzare allontanando la maledizione del dischetto. E’ un Napoli tonico, deciso, determinato che così chiude in doppio vantaggio la prima frazione senza mai rischiare.

Nel secondo tempo la storia è la stessa: Napoli in pieno controllo e Frosinone a cercare di tamponare. Ma al 59′ c’è poco da fare per i ciociari quando Hamsik con un tiro da fuori a giro sul primo palo beffa Zappino con una precisione che non si fa peccato definire chirurgica. E’ la terza rete consecutiva per il nostro capitano.

Dopo solo un minuto però Gonzalo Higuain decide di regalare uno dei suoi soliti show: con un azione formidabile e una serie di dribbling spettacolari infila per la quarta volta il Frosinone. Un gol che ricorda il miglior Ronaldo, non quello del Real, ma il Fenomeno.

Dopo due reti segnate, Sarri decide che Gonzalo può tornare in panca e dare spazio a Manolo Gabbiadini. L’attaccante bergamasco non se lo fa ripetere due volte e dopo un recupero palla prezioso di Callejon – anche oggi tra i migliori – trova il gol con uno dei suoi soliti tiri a giro con cui devasta la ragnatela nel sette della porta del Frosinone. E’ l’ennesima manella della stagione napoletana.

Gli ultimi minuti servono solo al Frosinone per trovare il gol della bandiera con Sammarco. E poi per riascoltare il poroppopero dei tifosi napoletani. Proprio come ventisei anni fa… Lasciateci festeggiare, Boban non se la prenda a male… Auguri Mister Sarri, crediamo questo sia il regalo più bello.

vDG

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Il culo di Mancini

Perdete ogni speranza, cari amici tifosi del Napoli. Lo scudetto lo ha vinto già l’Inter e non conta nulla se gli azzurri hanno battuto la squadra di Mancini al San Paolo dominando per quasi l’intera partita. Non c’è nulla da fare. Ci sono episodi, momenti nel calcio in cui una squadra gioca in discesa, sospinta da forze che non oserei definire sovrannaturali. Si potrebbe finanche scomodare la parola “culo”, una delle componenti più sottovalutate nel calcio.

Chi ha potuto assistere ieri sera al match tra Udinese e Inter ha potuto rendersene conto in pieno di quanto sto dicendo. I friulani nel primo tempo hanno dominato, tirato in porta, costretto Handanovic a parate complesse. Ma non c’è stato nulla da fare contro quelle forze invisibili che agiscono in maniera ignota.

L’Inter al Friuli ha vinto per 4-0. Sui primi tre gol gli assist al bacio per i gol di Icardi e Jovetic portano tutti la firma di calciatori dell’Udinese. Un mirabile passaggio filtrante di Bruno Fernandes per Icardi sul primo gol, un fantastico passaggio di Domizzi per Jovetic sul secondo gol e un altro pregevole assist di Lodi per Icardi sul terzo gol. L’unico gol buono, quello più inutile, lo ha segnato Brozovic all’86esimo.

Tutti questi regali seguono la scia di un Inter che dall’inizio del campionato gioca il peggior calcio della Serie A e riesce lo stesso a vincere partite su partite. Nove vittorie su undici sono arrivate con il minimo scarto: tutti 1-0 e un 2-1 al Carpi. Spesso con gol giunti al novantesimo ed oltre mostrando di frequente un calcio senza picchi di bel gioco. Ieri Sarri in conferenza stampa diceva che il Napoli difficilmente può vincere “partite sporche”. L’Inter le vince tutte così. E pensare che Mancini aveva persino recriminato nella partita contro gli azzurri per i due pali presi: l’unica gara dove la Dea bendata si è distratta per qualche minuto e si è voltata dall’altra parte.

Oggi tutti incoronano l’Inter ed è giusto così. Del resto solo contro il Napoli i vari Cigarini, Lodi, Domizzi giocano le partite della vita. Anche Bruno Fernandes sapete contro chi ha segnato il suo primo (di appena 7) gol in Seria A? Eh, contro il Napoli. Perché contro le altre si possono regalare impunemente gol regalando così la vittoria del campionato ad una delle squadre più brutte che abbiano calcato il palcoscenico della nostra Serie A. Mettetevi l’anima in pace! Contro il cul ragion non vale.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Alzi la mano chi, onestamente, passata l’euforia per la vittoria con l’Inter non aveva il presentimento che a Bologna non avremmo preso le mazzate contro ogni pronostico. Personalmente ho guardato la partita con la certezza dell’impronosticabile: ero così sicuro che sarebbe stato un disastro che al secondo gol di Destro non ho fatto una piega. Me ne vergogno ma così è e non sono l’unico.

In seguito a quella partita, approcciata oggettivamente così così dalla squadra che si è fatta cogliere impreparata dalla pressione altissima degli avversari, si è parlato tanto di mentalità vincente. Si è detto che giocare da primi in classifica è diverso da essere inseguitori, che manca quella ferocia che permette alle squadre di vincere sempre, contro la piccola e contro la grande, andare in fuga e vincere i campionati in modo incontestabile come ha fatto la Juventus negli ultimi anni (proposito, mentre facevamo i bellilli con Inter e Fiorentina quelli sono tornati a -4 da noi, o’sapev sol ij). E anche chi come il sottoscritto è convinto che la tattica e la qualità vengano sempre prima degli aspetti mentali deve ammettere che in quella sconfitta che ci è causata meritatissimi sfottò (così impariamo a festeggiare alla tredicesima giornata) è figlia soprattutto di questioni mentali oltre che tattiche e fisiche.

In fondo che c’è di vergognoso ad ammettere che il Napoli ha bisogno di imparare a stare al primo posto? Dopo venticinque anni senza mai trovarci primi in classifica da soli l’attitudine mentale per gestire la situazione va costruita da zero. Del resto il problema era chiaro anche con Benitez: ammazzagrandi lo siamo sempre stati, ma lottare per lo scudetto significa vincere quasi ogni domenica, vincere anche quando giochiamo male, rimanere concentrati quando il piano gara degli avversari è dieci passi avanti al nostro, far valere la tecnica per abbassare il ritmo quando gli altri corrono il triplo (quando lo fa il Barcellona sembra facile, invece sticazzi).

Perchè allora la sfida contro la Roma è tanto importante? Per ripartire subito e farlo contro la rosa oggettivamente più forte del campionato. Noi di Soldato Innamorato li avevamo dati come favoriti prima dell’inizio della stagione e nonostante grossi problemi di gioco (ne riparleremo) la squadra di Garcia rimane una di quelle da battere; non c’è niente di meglio che sconfiggere la favorita per il titolo, meglio ancora se è anche una rivale storica, per far risalire il morale e incominciare una nuova striscia di vittorie, necessaria per imprimere un nuovo scatto al campionato dopo quello che ci ha portati da metà classifica al primo posto solitario. Stavolta però partendo dalla vetta, con l’obiettivo di tornare davanti e consolidare la posizione, prendendo definitivamente fiducia nella nostra forza in modo che non ci ricapiti più di sederci davanti al televisore o in curva con presentimento che qualcosa andrà storto contro una neopromossa. Poi magari succede lo stesso, ma le squadre da scudetto sono quelle che reagiscono subito. 

Roberto Palmieri

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