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Radiografia degli ultras

Non serve praticamente a nulla la partita di stasera tra Napoli e Legia Varsavia. Eppure, nonostante tutto, la scorsa notte si sono registrati scontri tra napoletani e polacchi. Le cronache raccontano di 16 arresti, 14 feriti tra cui 9 agenti delle Forze dell’Ordine.

Ormai le partite sono il pretesto per fare a mazzate. Non è una novità, non è una notizia. Non si può chiamarli tifosi, non perché non lo siano. E’ che sono prima teppisti, disadattati, incivili. Lo stadio e gli eventi sportivi sono solo il pretesto.

Questi soggetti non sono la maggioranza della tifoseria, anzi, sono pochi e isolati. Fanno solo più rumore. A Napoli poi è fortissimo l’intreccio tra il mondo ultras e la delinquenza di ogni tipo, anche di stampo camorristico. Alla prima in casa stagionale contro la Sampdoria in Curva A ci fu pure un accoltellamento. Ero lì allo stadio: circa 5000 persone restarono a guardare quello che combinavano una maniata di deficienti.

Non appartengono al mondo del calcio questi personaggi, sono laterali. Gli stadi e quello che c’è intorno sono soltanto il pretesto, il palcoscenico designato per fare un po’ di macello. Ragazzini dai 14-15 anni in su che giocano a sentirsi uomini in questo modo, visto che per il resto dei giorni sono il nessuno generalizzato. Gente invisibile che esiste solo in queste occasioni: quando siti e giornali riportano le loro gesta e si fa la corsa a pubblicare foto e video di questi scontri. E’ possibile incontrarli pure al centro storico quando camminano la sera in gruppi di 15-20 persone solo per spaventare i passanti con canti e spintoni. Vivono e cacciano in branco, da soli sarebbero nessuno. Magari qualcuno di questi guagliuncielli va pure bene a scuola, ma in gruppo si trasforma e fa il tipo con la capa spostata che si porta assai.

La camorra al San Paolo ci sta da sempre. Questi episodi non sono afferibili però alla malavita organizzata. Sono solo dei delinquenti organizzati che giocano a fare i guappi bardandosi di sciarpe e bandiere. Se chiedete ad uno di questi chi era Zurlini, Panzanato o Mistone non sanno nemmeno chi siano, perché non sono tifosi.

Non è così soltanto a Napoli, anzi la nostra città, per una volta, non è neppure l’epicentro di questo genere di fenomeno. In tutta Italia e in Europa è cominciato questo gioco di “fare gli hooligans”, gli ultras di “mentalità” da diversi anni. Quasi ogni tifoseria ha i suoi imbecilli delinquenti. Spesso si danno appuntamento su internet e si incontrano nelle stazioni di servizio, nelle stazioni ferroviarie, anche in qualche posto sperduto e si prendono a mazzate. Ci sono codici che vietano le armi eppure le ferite di coltello non sono rare in questi scontri. Si gioca con i gemellaggi, quelli del Legia ad esempio sono gemellati con i tifosi della Juve. Si fanno gemellaggi non per senso sportivo, ma per procurarsi altri nemici con cui scontrarsi.

Sono estranei al mondo del calcio. Ma il mondo del calcio nulla fa per modificare lo stato delle cose. I club difficilmente ne parlano. Sono affari che riguardano lo Stato. E nulla si fa nemmeno sotto il profilo dell’educazione allo sport, della civiltà, del vivere contrapposti ma rispettandosi. La Lega Calcio o la Figc se ne fregano. Meno se ne parla meglio è.

Per tanti anni il San Paolo è stato un luogo di colori, di folklore, di sfottò. Allo stadio ci si poteva andare con i bambini che al massimo sarebbero ritornati a casa ripetendo qualche parolaccia. Oggi il folklore non deve esistere, non si possono nemmeno cantare cori per i singoli calciatori perché sono “mercenari”. I cori per Higuain partono dalle tribune perché in curva si violerebbero i codici di questi quaqquaraqquà.

Vedere questi personaggi mi ha allontanato dallo stadio. Io che per il Napoli ci campo e che la curva era casa mia. Non si può ignorarli. Perché, come me, chissà quanti ce ne sono che allo stadio ormai ci vanno malvolentieri proprio per non incrociare questi personaggi e subire i loro assurdi diktat. Per non parlare di quella bruttissima sensazione che ti prende quando ripensi alla bellezza di quello stesso stadio appena 15 anni fa, quando il Napoli era in B e con i gol di Schwoch volava in A in un San Paolo colorato e sempre pronto a sostenere la maglia e i calciatori nella buona e nella cattiva sorte. E oggi che il Napoli ottiene tra i migliori risultati della sua storia dobbiamo andare in uno stadio che è solo gremito, ma che spesso non è capace di fare il tifo. E per di più non sa divertire e non si diverte.

Ci sono tante forme di guerra nel calcio di oggi, gli scontri tra napoletani e polacchi per una partita che non vale niente, raccontano solo una parte della brutta aria che si respira nei nostri stadi.

vDG

@valdigiacomo

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Diamo un nome alle cose

L’ho vista dalla curva A Napoli – Sampdoria. Nel primo tempo mi sono goduto un Albiol pressoché perfetto, i due gol di Higuain li ho visti in lontananza segnati sotto la curva B. Nel secondo tempo Albiol, sotto l’altra curva, ha fatto l’esatto contrario di quanto aveva fatto nella prima frazione, un po’ come tutto il Napoli. Eder ha imitato Higuain e segnato i suoi due gol sotto la B.

Ma non voglio soffermarmi solo sulla partita. C’è stato un calo fisico da parte di quasi tutti i giocatori azzurri. Se Sarri avesse avuto sette o otto cambi li avrebbe consumati tutti. La tanto sbandierata preparazione “lavoro e sudore” porterà pure benefici nel prossimo futuro, per adesso gli azzurri si sono fatti rimontare due volte su due. Se con il Sassuolo, come analizzammo dopo la prima giornata, il calo fisico e mentale ci portò a perdere, contro la Samp ne è venuto fuori un pareggio forse ancor più pesante di una sconfitta. Un pareggio che comunque è frutto di errori individuali, non di disposizione tattica. E questo mi lascia personalmente fiducioso per il futuro.

Ma, come dicevo, non vorrei parlare solo della partita: ognuno vede il calcio a modo proprio. Tutti per un giorno hanno torto o ragione. Vorrei approfondire invece del rapporto che si sta consumando tra il pubblico del San Paolo, le frecciate che leggiamo ogni giorno sui social network e il presidente Aurelio De Laurentiis. 

E’ esecrabile quanto sta avvenendo in città. Ieri in curva A, tafferugli a parte (e su questi sta indagando la Polizia), si è manifestato da subito un clima ostile nei confronti del presidente. “Abbiamo un sogno nel cuore, vincere il tricolore” si cantava al San Paolo sin dai primi minuti. I ragazzi erano in campo, ma i primi minuti sono trascorsi tutti per intonare prima i cori per i “diffidati” e poi per il presidente.

Pian piano però il Napoli macinava gioco e sono arrivati i due gol del Pipita. Sembrava tutto rientrato. Al rigore di Eder che accorciava le distanze si è alzato forte il coro dalla A: “Forza ragazzi“. Al secondo gol della Samp che pareggiava i conti nessuno ha più resistito, come se non si vedesse l’ora di trovare un capro espiatorio di quanto stava accadendo. E l’accusato era sempre lui: “De Laurentiis pezzo di merda“. I ragazzi in campo erano nuovamente scomparsi per chi era sugli spalti. Non bisognava più incoraggiare i nostri giocatori, ormai il colpevole era stato trovato, anzi quel gol di Eder era servito semplicemente per accomunarsi in quel coro quasi catartico che in tanti volevano cantare. Negli ultimissimi minuti il Napoli tentava gli ultimi assalti, due calci d’angolo si battevano proprio sotto la A che incitava nuovamente gli azzurri che invece arrancavano stanchi in mezzo al campo.

Gli ultrà non sono indispettiti con la squadra, né con Sarri (oggi in prima pagina la Gazzetta titolava di un “Sarri contestato”, poco di vero). Quando Hamsik e altri sono venuti sotto la curva a fine partita per salutare il pubblico sono stati applauditi. Il bersaglio era ed è chiaro: Aurelio De Laurentiis. Non è una novità, ma forse quest’anno, complice una campagna acquisti non proprio scoppiettante, è un pensiero che fa breccia non più soltanto tra la Napoli degli spalti, ma anche in città e sui social network si fa sempre più spazio questo trend di malcontento e di accusa.

Non mi va di prendere le difese di De Laurentiis, pur riconoscendo al nostro presidente di aver riportato il Napoli dove merita. Ma c’è bisogno di un argine altrimenti le cose prenderanno sempre di più una brutta piega. “O scudetto o nulla” sembra dire questo pubblico napoletano. Senza però ricordare che di scudetti il Napoli ne ha vinti solo due, mentre entriamo nel novantesimo anno dalla nascita del club, solo quando c’era Lui. Il presidente difetta certamente in comunicazione, “Noi vogliamo vincere” lo ha detto proprio lui più per accontentare il pubblico. Non doveva. Non se era ed è consapevole che il suo club, la nostra città e la nostra storia non sono quelle di chi “deve vincere” come il coro che si canta allo stadio.

Avrà difetti, tanti, troppi Aurelio De Laurentiis, ma anche tanti tantissimi meriti. Oggi il Napoli è considerato stabilmente una “grande” del nostro campionato, gli azzurri oltre ad essere gli unici negli ultimi anni ad aver sottratto trofei alla Juventus, sono quelli che appena lo scorso anno hanno giocato (dopo 26 anni) una semifinale di Uefa. Troppo poco? Non lo so, non credo.

Ma la Napoli civile, anche quella che non condivide le scelte societarie del presidente, dovrebbe solidarizzare con De Laurentiis. E’ una questione di civiltà e di riconoscere una credibilità al presidente che comunque, al di là delle chiacchiere, questi si è conquistato con dei risultati.

E se dietro i cori allo stadio ci fossero macchinazioni ben più profonde? Se quel sentimento di avversità nei confronti di De Laurentiis fosse mosso per vili interessi. Ieri, come vi abbiamo riferito, in curva A sono avvenuti dei tafferugli: la tesi più probabile è che degli ultrà del Rione Sanità fossero ai ferri corti con i Mastiffs. Era un’azione premeditata quella di entrare nel San Paolo tra il primo e il secondo tempo ed aggredire quelli che già erano sugli spalti. L’altra tesi è che coloro che hanno posto in essere l’aggressione volessero che i gruppi ultrà disertassero lo stadio. Vogliamo dare credibilità a chi ancora compie questi gesti di violenza? E se De Laurentiis non scende a patti con queste persone compie un atto coraggioso o vile?

Solo per questo gesto di civiltà e di buon senso Aurelio De Laurentiis merita riconoscenza da parte della città, almeno da quella Napoli che si considera civile. Ci sta la critica, si può non essere d’accordo con le scelte societarie, ma quello che sta avvenendo è un accanimento bello e buono. Un accanimento che ha poche ragioni di esistere visti i risultati conseguiti dal Napoli “aureliano” negli ultimi anni.

Napoli vuole vincere? Sappia vincere prima fuori dal campo di calcio. “Il Dela figlio di put.. l’ha cantato il distinto, la curva e la tribuna insieme. Tutti hanno cantato anche non comprendendo bene il perché” – scrive Peppe Sorrentino nell’articolo che abbiamo pubblicato oggi. Ecco, non comprendendo bene il perché. E quando non ci si chiede i motivi per cui si compiono delle azioni non è mai un bene. Si ponga un freno agli istinti, prima che sia davvero troppo tardi. Bisogna scindere la legittima critica dall’accanimento. E se non lo si vuol fare per ragioni di logica, lo si faccia per amore della squadra. E’ De Laurentiis il presidente del Napoli. E’ un fatto di cui bisogna prendere atto. Rendere la vita impossibile a lui significa renderla difficile ai ragazzi che scendono in campo indossando la NOSTRA maglia. E in questo c’è tutto quel tipico autolesionismo tutto partenopeo. Un giorno lo scrittore Erri De Luca, in un carteggio privato, mi scrisse che Napoli i nemici li ha avuti sempre di più in casa che fuori. Lui si riferiva alla camorra. Non vorrei farlo io. E, soprattutto, non vorrei esserne mai complice. Vabbè, ma adesso bisogna parlare delle ultime ore di calciomercato. Meglio tacere. 

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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All'inizio del secondo tempo contro la Samp

Curva A. Coreografia "autostrada" in Napoli - Dnipro

Tafferugli nella zona centrale della Curva A all’inizio del secondo tempo di Napoli – Sampdoria. Proprio allo scoccare della seconda frazione di gioco un gruppo di circa trenta persone ha fatto una sorta di irruzione sugli spalti e da lì sono nate brevi ma violente colluttazioni.

Difficile comprendere le cause. Secondo quanto veniva riferito da alcuni tifosi in curva si tratterebbe di liti all’interno dei gruppi organizzati. Il motivo della discordia pare sia avvenuto perché alcuni di questi tifosi avrebbero preferito che si disertasse lo stadio. Come avevamo riferito, sabato in città erano stati distribuiti dei volantini che invitavano i tifosi a non recarsi allo stadio per criticare le scelte di De Laurentiis e della società. Evidentemente la scelta di altri gruppi di non aderire a questa forma di protesta ha scatenato la violenta reazione.

Difficile venire a sapere in realtà i reali motivi della lite. Altri tifosi presenti in Curva A riferivano invece che la rissa fosse scoppiata per ragioni “territoriali” su chi dovesse occupare particolari settori della curva.

I tafferugli sono durati pochi minuti. Per i tifosi che erano ai lati della curva ci sono stati attimi di spavento causati dal fuggi-fuggi che si alimentava dalla zona centrale degli spalti. Momenti di panico fortunatamente rientrati in poco tempo. Nei primi dieci minuti infatti la curva A non ha cantato alcun coro. Solo quando la situazione si è tranquillizzata si è ripreso a cantare.

Ad ogni modo, se qualcuno conoscesse più dettagliatamente i motivi della lite, può comunicarceli commentando qui in basso all’articolo o sulla nostra pagina Facebook.

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