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Il gol di Insigne

Il magic moment di Lorenzo

Che cos’è un gol? E’ una domanda che i giornalisti fanno (troppo) poco spesso ai calciatori. Una volta lo chiesero al “vero” Ronaldo, il Fenomeno, lui rispose: “E’ come un rapporto sessuale, un orgasmo e fai di tutto per averne sempre di più“. Questo ci raccontava un giovanissimo Ronaldo, ma ci sono altri gol che invece oltrepassano qualsiasi “materialità” e assurgono a dimensioni ancor più alte: poesia.

E una poesia l’ha scritta Lorenzo Insigne sabato sera. Cosa è stato il gol di Lorenzo? A caldo, subito dopo il match, ho scritto che il suo gol mi ha ricordato il gol di Maradona infilato ad Astutillo Malgioglio in un Napoli – Inter del 1989. Era sotto la stessa curva, la stessa posizione di Lorenzo, lo stesso piatto. Solo che Diego, ca va sans dire, calciò con il sinistro.

Qui non si vuole fare assurdi paragoni tra Diego e Lorenzo, ma i due gol sono assai simili. C’è qualcosa di altro nel gol dello scugnizzo di Frattamaggiore. Il suo non è stato un gol importante solo perché lo segnava un ragazzo della nostra terra contro la Juve, realizzando così il sogno di milioni di ragazzini napoletani che chissà quante volte nel buio di una stanza hanno fantasticato di segnarne uno simile. No, il gol di Lorenzo fa categoria a parte perché è quello che può definirsi un “gol magico”.

Evra sbaglia lo stop, Insigne ruba il pallone lo porta in avanti, guarda Gonzalo, gli dà il pallone e scatta per chiedere il triangolo, riceve e con il piatto destro la mette piano piano di piatto, come in un colpo di bocce, alle spalle di Buffon. Ma è quell’attimo prima di calciare a rendere “magico” il gol di Lorenzo. Quando lui riceve la palla avrebbe tante soluzioni: proseguire palla al piede perché Bonucci gli è ancora distante, calciare fortissimo verso la porta, metterla a giro (così come si aspettava Buffon) sul secondo palo. E invece no. Lorenzo la tocca pianissimo e la palla finisce in rete lenta, nel tempo perfetto per non consentire né una respinta di Bonucci che si lancia in scivolata e neppure un intervento di Buffon.

E’ un gol magico e lo può capire ancor meglio chi ha giocato a calcio, non importa se in Serie A oppure su un campetto di periferia o ancora sull’asfalto della strada. Chi ha giocato a calcio sa che ci sono rarissimi e inspiegabili momenti in cui il tempo rallenta fino quasi a fermarsi. In quel “magic moment” un calciatore ha tutto il tempo di poter calcolare i movimenti suoi e di chi gli sta intorno con percezioni amplificate. In quell’istante infinito Lorenzo ha ascoltato i pensieri di Buffon, quelli di Bonucci, ha visto tutto quello che stava per accadere ancor prima che succedesse. Prima di tirare Lorenzo già sapeva che Buffon avrebbe fatto un passo verso il palo opposto e che Bonucci allungandosi in scivolata non sarebbe mai riuscito a coprire il primo palo. L’ha tirata piano, di piatto, qualche centimetro più in là dove sarebbero potuti arrivare i piedi di Bonucci e le mani di Buffon in tuffo. Un’esattezza, una precisione nel gesto, una perfezione nella traiettoria che capita solo a chi ha avuto il tempo infinito interiore per fermarsi e pensare a quel movimento del piede sulla palla.

Per tutti quelli che guardavano da fuori il gesto di Lorenzo sarà passato solo un secondo, per Lorenzo è trascorsa un’eternità. Un’eternità di un solo momento. Un momento magico. “Magic moments”, musica composta da Burt Bacharach. Al San Paolo l’esecuzione è di Lorenzo Insigne. Oro di Napoli.

Valentino Di Giacomo

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Sull’importanza di questa partita per la classifica, per l’entusiasmo della piazza, per la squadra, le ambizioni e il morale non c’è bisogno di dilungarsi. Napoli-Juventus è la madre di tutte le partite, quella che può capovolgere una stagione iniziata in modo un pò altalenante e riaccendere quella fiamma che si è un pò affievolita dopo il pareggio a casa del Carpi, per lanciare il Napoli alla rincorsa delle prime posizioni. Se del contorno si parlerà abbondantemente tra oggi e domani, adesso concentriamoci sul campo e su quello che potrà dire.

Partendo dagli avversari, non c’è bisogno di essere fini analisti per capire che la Juventus non somiglia neanche lontanamente al tritacarne che ha ucciso il campionato negli ultimi quattro anni. Allegri ha confermato di essere un ottimo tattico ma tutt’altro che un insegnante di calcio, abilissimo ad adattare il sistema che ha ereditato agli avversari ma in difficoltà quando si è trovato a dover costruire quasi da zero, anche a causa (va detto) di parecchi infortuni; i bianconeri non hanno praticamente nessuna certezza di formazione, modulo e gioco e stanno cercando di costruirle in corsa, mentre il Napoli da questo punto di vista è più avanti. Per quanto riguarda il modulo che useranno, la mia opinione vale quanto la vostra perchè Allegri ne ha già sperimentati parecchi; volendo ipotizzare, dubito che si affiderà al 3-5-2 con cui ha regalato la partita alla Roma e che in generale funziona meglio contro un attacco a due, e darei quasi per certa una difesa a quattro con Hernanes davanti ai centrali, Pogba e Sturaro interni e Pereyra alle spalle di Dybala e Cuadrado. Se invece optasse per la difesa a tre, il colombiano potrebbe giocare da tornante destro con Alex Sandro dall’altro lato; in ogni caso mi sento di escludere il 3-4-1-2 ipotizzato da alcuni con Lemina e Pogba centrali perchè notoriamente Allegri non ama il centrocampo a due.

Per quanto riguarda il Napoli il 4-3-3 è praticamente sicuro. I due centrali saranno Albiol e il rigenerato Koulibaly mentre i terzini sono da verificare: se Hysaj e Ghoulam sono sembrati la coppia più convincente, lo spauracchio Cuadrado potrebbe spingere Sarri a rinunciare all’algerino per schierare una coppia più difensiva come Maggio-Hysaj. A centrocampo difficilmente si rischierà di privarsi di Hamsik, anche se lo slovacco non è al meglio, e Valdifiori dovrebbe essere accantonato in favore di un Jorginho ben più convincente. Ai lati di Higuaìn ci saranno Callejon e Insigne.

Tatticamente è una partita difficile da decifrare e molto dipende da come Allegri sceglierà di giocarla (fermo restando che Sarri insisterà sul suo sistema che ormai abbiamo imparato a conoscere). Il tecnico toscano infatti non ha nessuna paura di parcheggiare il bus e lasciare il pallone agli avversari, come al ritorno di Champions col Monaco (in cui passò il turno) o contro la Roma (dove invece rimediò una batosta). Giocando col rombo avrebbe un uomo per limitare Jorginho, che però non è così facile da contrastare perchè non è un regista classico ma un acceleratore del palleggio abilissimo a offrire una linea di passaggio facile e rigiocare il pallone di prima; senza trequartista invece probabilmente la Juventus si abbasserà di più rinunciando al pressing alto. Tra i centrocampisti Pogba è sicuramente l’uomo più pericoloso, ma dal suo lato troverà Allan, che sicuramente non può competere dal punto di vista fisico e tecnico ma che a differenza del francese è concreto ed efficace (oltre ad avere sicuramente l’aiuto di Callejòn, uno che non si risparmia in fase passiva). Cuadrado sarà una grossa minaccia con le sue accelerazioni e il modo di affrontarlo cambierà in base al modulo scelto da Allegri: in ogni caso è importante, quando si affronta un giocatore così veloce, non lasciarlo partire in campo aperto e intervenire con prontezza ogni volta che accelera.

Se il Napoli riuscisse a ripetere l’impresa di Doha, quando strappò la Supercoppa alla Juventus al termine di una partita da attacco di cuore, il resto della stagione potrebbe esserne condizionato in positivo. Siamo l’unica squadra che è riuscita a strappare loro dei trofei in Italia in questi anni e noi ci siamo rinforzati, mentre loro sono parecchio indeboliti. Come sempre, servirà una grandissima partita, ma il Napoli ha un Higuaìn e un San Paolo in più. Forza ragazzi.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuaìn, Insigne.

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Caceres, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Sturaro, Hernanes, Pogba, Pereyra, Cuadrado, Dybala.

Roberto Palmieri 

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Mentre il Napoli prepara il match di domani sera contro il Carpi, in città tiene banco il caso-San Paolo. Per la partita di sabato sera contro la Juventus ancora non è stata data l’autorizzazione per la vendita dei tagliandi a causa degli “endemici” problemi di sicurezza che riguardano l’impianto di Fuorigrotta. Nonostante filtri un moderato ottimismo dal Comune e dal Calcio Napoli vi è però il concreto rischio che Napoli e Juventus possano giocare in uno stadio vuoto.

Un’assurdità quello che ciclicamente accade in città per l’organizzazione di una partita di calcio. Ancor più grave che queste incertezze pesino su una gara di cartello che otterrebbe, con ogni probabilità, il sold-out. Mentre gli azzurri sono attesi a Carpi, la maggior parte dei tifosi è già con la mente a sabato sera, quando il Napoli affronterà i bianconeri con un attacco rimaneggiato: nelle fila di Allegri mancherà sicuramente Mandzukic ed è in forte dubbio Morata.

Sul caso è intervenuto il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone: “L’afflusso più o meno ampio degli spettatori allo stadio San Paolo per Napoli-Juventus dipenderà non solo dalle tensioni tra opposte tifoserie, ma anche da carenze strutturali dello stadio alle quali si potrà porre rimedio con altri mezzi, come l’utilizzo di più steward. Gli interventi necessari, ha spiegato il prefetto, sono la riparazione di alcune telecamere, di una parte dell’illuminazione e di alcuni tornelli. Altrimenti sarà necessario, per tenere aperto tutto lo stadio, l’utilizzo di settecento steward. Era giusto  – ha concluso Pantalone – che le prevendite dei biglietti non partissero, anche per evitare quanto accaduto lo scorso anno, quando furono venduti biglietti di settori poi rimasti chiusi”.

vDG

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Il controllo delle piazze di spaccio

“Ma dai, è solo una canna, non fa male a nessuno”. Si dice così. Ma non va esattamente in questo modo, perché quella che “è solo una canna” sta scatenando con ogni probabilità l’ennesima faida tra sistemi della camorra e sta lasciando a terra morti ammazzati e vittime innocenti. Secondo le ipotesi degli inquirenti anche le violenze accadute in Curva A l’altra domenica – tra il primo e il secondo tempo di Napoli Sampdoria – sono frutto del controllo dello spaccio di hashish e marijuana.

 

Ponticelli, Soccavo, Sanità, Forcella sono i punti cardinali degli smottamenti che stanno avvenendo all’interno dei clan per gestire lo spaccio di erba e dei mattoncini dello sballo. L’ultimo tragico episodio ha visto uccidere, probabilmente a causa di un proiettile vagante (ma le cause sono ancora tutte da verificare), un ragazzo di  17 anni, Genny. E servono a poco la commozione diffusa, i moniti della politica, le prediche del mondo ecclesiale o ricordare che in quelle stesse strade ci è cresciuto Totò. Gli inquirenti sono a lavoro per stabilire le cause di questa recrudescenza di morte che da qualche mese avviene in città e, se venisse confermato il movente del controllo dello spaccio di droghe “leggere”, ne sarebbe responsabile non solo chi vende, ma anche chi acquista.

Hashish e marijuana rappresentano per i sistemi criminali un giro milionario di euro, ma anche una prova di forza tra i vari sistemi criminali. “Chest’ è zona mia” è una frase che in certi quartieri vale per tutto: dal controllo dei parcheggiatori abusivi, al vecchio contrabbando di sigarette, alla droga. Un retaggio anche simbolico, non solo economico che stabilisce chi comanda e dove.

Ecco, senza falsi e facili moralismi, forse è il caso di riflettere per chi fa uso abituale di droghe “leggere”. Non è “solo una canna”, magari sarà così per gli effetti che queste sostanze provocano alla salute, probabilmente meno gravi di cocaina, eroina e persino delle sigarette, ma gli effetti che hashish e marijuana provocano alla città sono devastanti. Quando andate in un vicoletto stretto, inerpicandovi per i quartieri storici o i “casermoni” di Soccavo e Fuorigrotta e i “palazzoni” di Scampia per acquistare il vostro sballo, fate male alla vostra città.

Da qui si riparte l’eterna discussione se legalizzare queste sostanze per toglierne il controllo ai sistemi criminali. Potrebbe essere una soluzione. Ma cercare anche di limitare prima noi stessi, per amore della città, l’uso di queste sostanze sarebbe un atto responsabile. Non è “solo una canna”. In città e persino allo stadio i sistemi criminali non la pensano così. Soldi, controllo del territorio e dimostrazioni di potenza creano un mix che sta uccidendo tantissime persone. Chi ha ucciso Genny moralmente potrebbe essere anche il ragazzino un po’ fricchettone che per “farsi bello” arrotola del fumo o dell’erba in una cartina.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Il "signore" del giornalismo partenopeo

Giustino Fabrizio

Giustino Fabrizio è un “signore” del giornalismo napoletano. Un uomo di garbo, poche parole necessarie, un professionista come ce ne sono pochi. E’ stato direttore della redazione napoletana di Repubblica dal 2004 fino a quest’anno, quando ha lasciato l’onore e l’onere nelle mani esperte e sagge del collega Ottavio Ragone. Giustino è uno di quegli uomini che insegna più con i fatti che con le parole, attraverso l’esempio, come i galantuomini di un tempo passato. Giornalista di concretezza e serietà, in una Napoli spesso più incline alle emozioni e alla fantasia. Tra i motivi che probabilmente gli hanno consentito di dirigere una delle più importanti redazioni partenopee per oltre dieci anni.

Gli esordi con Repubblica a Roma con Scalfari, poi direttore della redazione napoletana. In precedenza hai diretto la redazione palermitana: quali differenze ci sono nel fare giornalismo ai massimi livelli in tre città diverse? E’ sempre lo stesso mestiere, oppure ogni città ha le sue particolarità nel doverle raccontare?

A Roma non mi occupavo direttamente della cronaca cittadina, come invece ho fatto a Palermo e a Napoli. Ma la specificità del rapporto di Repubblica con i suoi lettori, appassionati ed esigenti, l’ho vissuta inalterata in tutti e tre i contesti. Il lettore-tipo, cioè colui che consideriamo il nostro target, la persona a cui ci rivolgiamo idealmente quando scegliamo le notizie, è molto simile nelle tre città, con pochissimi elementi di differenza. Direi che i tre lettori-tipo hanno molti più punti d’intesa con la comunità dei lettori di Repubblica che con quella degli abitanti della propria città. 

Per un brevissimo periodo ho avuto il piacere e l’onore di vivere anch’io la tua redazione. Ricordo, ma forse mi sbaglio, di una tua predilezione nel portare all’attenzione dei lettori non soltanto le solite cronache politiche zeppe di retroscena che riempivano spesso invece le pagine di altri quotidiani, ti piaceva far luce e dare risalto alle “piccole” notizie di cronaca, ai problemi comuni dei cittadini napoletani. E’ soltanto una mia impressione o  hai cercato di fare, per così dire, un racconto generale di questa città anche e soprattutto fuori dalle beghe dei palazzi della politica?

Repubblica è un giornale che punta molto sulla politica. Io credo che la politica che interessa al lettore sia però quella dei fatti e non quella delle dichiarazioni degli esponenti del ceto politico. Il giornalismo si basa su storie e personaggi, che vanno cercati in tutte le pieghe della cronaca.

La notizia data che in questi anni ti ha creato più grattacapi o problemi e quella che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Non c’è né l’una né l’altra. Il giornalista ha, deve avere, un rapporto non emotivo con i fatti. Si dice che sia cinico, ma l’emozione tocca al lettore, mentre il professionista, qualunque mestiere faccia, deve possedere freddezza e lucidità. Fai quel che devi, cioè pubblica, e poi accada quel che accada.

Com’è la situazione del giornalismo a Napoli? Si fa ancora un buon servizio ai lettori secondo te?

Non ho alcun titolo per giudicare il lavoro dei miei colleghi, per cui ti dirò una cosa ovvia: ci sono esempi di ottimo giornalismo e altri di pessimo.

Rispetto a quando hai iniziato la tua avventura alla guida di Repubblica e quando poi quest’anno hai terminato il tuo incarico, Napoli è cambiata in meglio o in peggio?

Come vivibilità in peggio, come un po’ tutta l’Italia, soprattutto per effetto della crisi economica spaventosa degli ultimi 7-8 anni. Ma non dimentichiamo che l’apice negativo è stato raggiunto a metà degli anni Zero con la drammatica emergenza dei rifiuti, seguita a una feroce guerra di camorra a Scampia: sono stati quelli gli anni peggiori.

 A quale collega sei legato di più e a chi della tua redazione di Repubblica. Chi è stato il tuo maestro. 

Chi, come me, ha avuto la fortuna di lavorare a Repubblica per tanto tempo, poteva incontrare un maestro dietro a ogni scrivania. Ho imparato da tutti.

Il nostro sito, soldatoinnamorato.it parla anche di calcio e del Napoli di cui tu sei tifoso. Che ne pensi del Napoli di Sarri, dove potrà arrivare?

Penso che potrà arrivare lontano in campionato e nelle coppe. L’importante però è che ci arrivi prima che la stagione finisca.

In città vi è un diffuso malcontento nei confronti di De Laurentiis, alcuni probabilmente alimentati (soprattutto dalle curve del San Paolo) da parte della camorra. Eppure il Napoli non è mai stato così costantemente in alto, se si escludono gli anni maradoniani, non è un po’ troppo ingenerosa questa città nei confronti del presidente di calcio? E concordi con De Laurentiis quando cerca di rivendicare i successi del proprio club rispetto ai tanti insuccessi che ha vissuto la città di Napoli negli ultimi anni?

I riti e gli slogan che la camorra impone nelle due curve, soprattutto nella A, sono l’unico spettacolo del San Paolo più triste delle sconfitte del Napoli. Quando il Napoli era in serie C, la camorra non si vedeva. De Laurentiis ha ragione, ha preso una squadra fallita e l’ha portata stabilmente ai vertici del calcio italiano ed europeo. La sua strategia è di tenere il Napoli costantemente in alto anziché fare una stagione strepitosa e poi tante mediocri o negative. Però è anche vero che conta più vincere un solo scudetto o una sola Champions che arrivare dieci volte secondi. Ogni anno sembra sempre che al Napoli manchi qualcosa per compiere l’impresa.

Chi è il calciatore a cui sei più affezionato? Dire Maradona non vale…

In ordine cronologico: Tacchi, Sivori, Riva, Tardelli, Careca, Hamsik.

Una tradizione o un’usanza partenopea alla quale proprio non puoi rinunciare.

La tolleranza e l’ironia.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Diamo un nome alle cose

L’ho vista dalla curva A Napoli – Sampdoria. Nel primo tempo mi sono goduto un Albiol pressoché perfetto, i due gol di Higuain li ho visti in lontananza segnati sotto la curva B. Nel secondo tempo Albiol, sotto l’altra curva, ha fatto l’esatto contrario di quanto aveva fatto nella prima frazione, un po’ come tutto il Napoli. Eder ha imitato Higuain e segnato i suoi due gol sotto la B.

Ma non voglio soffermarmi solo sulla partita. C’è stato un calo fisico da parte di quasi tutti i giocatori azzurri. Se Sarri avesse avuto sette o otto cambi li avrebbe consumati tutti. La tanto sbandierata preparazione “lavoro e sudore” porterà pure benefici nel prossimo futuro, per adesso gli azzurri si sono fatti rimontare due volte su due. Se con il Sassuolo, come analizzammo dopo la prima giornata, il calo fisico e mentale ci portò a perdere, contro la Samp ne è venuto fuori un pareggio forse ancor più pesante di una sconfitta. Un pareggio che comunque è frutto di errori individuali, non di disposizione tattica. E questo mi lascia personalmente fiducioso per il futuro.

Ma, come dicevo, non vorrei parlare solo della partita: ognuno vede il calcio a modo proprio. Tutti per un giorno hanno torto o ragione. Vorrei approfondire invece del rapporto che si sta consumando tra il pubblico del San Paolo, le frecciate che leggiamo ogni giorno sui social network e il presidente Aurelio De Laurentiis. 

E’ esecrabile quanto sta avvenendo in città. Ieri in curva A, tafferugli a parte (e su questi sta indagando la Polizia), si è manifestato da subito un clima ostile nei confronti del presidente. “Abbiamo un sogno nel cuore, vincere il tricolore” si cantava al San Paolo sin dai primi minuti. I ragazzi erano in campo, ma i primi minuti sono trascorsi tutti per intonare prima i cori per i “diffidati” e poi per il presidente.

Pian piano però il Napoli macinava gioco e sono arrivati i due gol del Pipita. Sembrava tutto rientrato. Al rigore di Eder che accorciava le distanze si è alzato forte il coro dalla A: “Forza ragazzi“. Al secondo gol della Samp che pareggiava i conti nessuno ha più resistito, come se non si vedesse l’ora di trovare un capro espiatorio di quanto stava accadendo. E l’accusato era sempre lui: “De Laurentiis pezzo di merda“. I ragazzi in campo erano nuovamente scomparsi per chi era sugli spalti. Non bisognava più incoraggiare i nostri giocatori, ormai il colpevole era stato trovato, anzi quel gol di Eder era servito semplicemente per accomunarsi in quel coro quasi catartico che in tanti volevano cantare. Negli ultimissimi minuti il Napoli tentava gli ultimi assalti, due calci d’angolo si battevano proprio sotto la A che incitava nuovamente gli azzurri che invece arrancavano stanchi in mezzo al campo.

Gli ultrà non sono indispettiti con la squadra, né con Sarri (oggi in prima pagina la Gazzetta titolava di un “Sarri contestato”, poco di vero). Quando Hamsik e altri sono venuti sotto la curva a fine partita per salutare il pubblico sono stati applauditi. Il bersaglio era ed è chiaro: Aurelio De Laurentiis. Non è una novità, ma forse quest’anno, complice una campagna acquisti non proprio scoppiettante, è un pensiero che fa breccia non più soltanto tra la Napoli degli spalti, ma anche in città e sui social network si fa sempre più spazio questo trend di malcontento e di accusa.

Non mi va di prendere le difese di De Laurentiis, pur riconoscendo al nostro presidente di aver riportato il Napoli dove merita. Ma c’è bisogno di un argine altrimenti le cose prenderanno sempre di più una brutta piega. “O scudetto o nulla” sembra dire questo pubblico napoletano. Senza però ricordare che di scudetti il Napoli ne ha vinti solo due, mentre entriamo nel novantesimo anno dalla nascita del club, solo quando c’era Lui. Il presidente difetta certamente in comunicazione, “Noi vogliamo vincere” lo ha detto proprio lui più per accontentare il pubblico. Non doveva. Non se era ed è consapevole che il suo club, la nostra città e la nostra storia non sono quelle di chi “deve vincere” come il coro che si canta allo stadio.

Avrà difetti, tanti, troppi Aurelio De Laurentiis, ma anche tanti tantissimi meriti. Oggi il Napoli è considerato stabilmente una “grande” del nostro campionato, gli azzurri oltre ad essere gli unici negli ultimi anni ad aver sottratto trofei alla Juventus, sono quelli che appena lo scorso anno hanno giocato (dopo 26 anni) una semifinale di Uefa. Troppo poco? Non lo so, non credo.

Ma la Napoli civile, anche quella che non condivide le scelte societarie del presidente, dovrebbe solidarizzare con De Laurentiis. E’ una questione di civiltà e di riconoscere una credibilità al presidente che comunque, al di là delle chiacchiere, questi si è conquistato con dei risultati.

E se dietro i cori allo stadio ci fossero macchinazioni ben più profonde? Se quel sentimento di avversità nei confronti di De Laurentiis fosse mosso per vili interessi. Ieri, come vi abbiamo riferito, in curva A sono avvenuti dei tafferugli: la tesi più probabile è che degli ultrà del Rione Sanità fossero ai ferri corti con i Mastiffs. Era un’azione premeditata quella di entrare nel San Paolo tra il primo e il secondo tempo ed aggredire quelli che già erano sugli spalti. L’altra tesi è che coloro che hanno posto in essere l’aggressione volessero che i gruppi ultrà disertassero lo stadio. Vogliamo dare credibilità a chi ancora compie questi gesti di violenza? E se De Laurentiis non scende a patti con queste persone compie un atto coraggioso o vile?

Solo per questo gesto di civiltà e di buon senso Aurelio De Laurentiis merita riconoscenza da parte della città, almeno da quella Napoli che si considera civile. Ci sta la critica, si può non essere d’accordo con le scelte societarie, ma quello che sta avvenendo è un accanimento bello e buono. Un accanimento che ha poche ragioni di esistere visti i risultati conseguiti dal Napoli “aureliano” negli ultimi anni.

Napoli vuole vincere? Sappia vincere prima fuori dal campo di calcio. “Il Dela figlio di put.. l’ha cantato il distinto, la curva e la tribuna insieme. Tutti hanno cantato anche non comprendendo bene il perché” – scrive Peppe Sorrentino nell’articolo che abbiamo pubblicato oggi. Ecco, non comprendendo bene il perché. E quando non ci si chiede i motivi per cui si compiono delle azioni non è mai un bene. Si ponga un freno agli istinti, prima che sia davvero troppo tardi. Bisogna scindere la legittima critica dall’accanimento. E se non lo si vuol fare per ragioni di logica, lo si faccia per amore della squadra. E’ De Laurentiis il presidente del Napoli. E’ un fatto di cui bisogna prendere atto. Rendere la vita impossibile a lui significa renderla difficile ai ragazzi che scendono in campo indossando la NOSTRA maglia. E in questo c’è tutto quel tipico autolesionismo tutto partenopeo. Un giorno lo scrittore Erri De Luca, in un carteggio privato, mi scrisse che Napoli i nemici li ha avuti sempre di più in casa che fuori. Lui si riferiva alla camorra. Non vorrei farlo io. E, soprattutto, non vorrei esserne mai complice. Vabbè, ma adesso bisogna parlare delle ultime ore di calciomercato. Meglio tacere. 

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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La conferenza stampa prima di Napoli - Samp

 

E’ un Sarri carico, riflessivo, deciso quello visto nella conferenza stampa che precede il match di domani sera al San Paolo contro la Sampdoria. Qualche mugugno della piazza e qualche isolata protesta (come i volantini che invitano a disertare lo stadio) deve essere arrivata anche a Castelvolturno, perché il mister tiene subito a precisare una cosa:  “Dobbiamo metterci del nostro per cercare di avere un San Paolo pieno. E’ la squadra che deve trainare il pubblico”. 

Spazio poi all’analisi della sconfitta contro il Sassuolo: “Non credo che il problema del Napoli riguardi solo la tenuta fisica. Non si può finire la benzina dopo 20 minuti. Il Napoli deve crescere dal punto di vista della personalità, deve trovare la cattiveria di chiudere le gare. E’ un problema mentale e non fisico, anche se non siamo in grande condizione”.

Un chiarimento arriva da Sarri anche per quanto concerne l’esclusione di Gabbiadini contro il Sassuolo e sulle sue caratteristiche : “Può giocare accanto ad Higuain, ma ha sofferto molto la preparazione, sta iniziando adesso a dare segnali di crescita. Mertens e Callejon sono diversi tra loro e quindi si sceglie di volta in volta”. 

Sui problemi difensivi denotati a Sassuolo, Sarri è molto chiaro: “Stiamo lavorando, la linea è più ordinata, ma non vuol dire che sarà più efficace. In certe letture che ci danno due secondi di tempo per avere delle reazioni siamo già ad un buon punto. Sbagliamo ancora un po’ troppo sulle palle scoperte. In questo momento sarebbe delittuoso lavorare su un modulo e poi abbandonarlo dopo una partita, mi darebbe l’idea di aver perso tempo”. 

E proprio in difesa potrebbero esserci dei problemi a causa di alcune defezioni e delle trattative di calciomercato: “Chiriches – dice Sarri – è tornato ad allenarsi in campo per valutare le sue condizioni fisiche. Ghoulam sta crescendo bene a livello di condizione, vorrei un po’ più di tempo per renderlo più efficace in fase difensiva. Ha caratteristiche fisiche importanti per poter migliorare. E’ un giocatore che sta imparando ciò che gli sto chiedendo, ci vuole un po’ di pazienza. In questo momento va in campo chi sta meglio, escluso Higuain che è troppo determinante per noi. Il Pipita non ha ancora i 90 minuti nelle gambe, è come se stesse ancora a fine luglio, massimo inizi di agosto. Non ha avuto troppo tempo per lavorare e raggiungere la forma migliore”. 

Su Allan: “Sembrava affaticato la settimana scorsa, era spento dal punto di vista fisico ed è per questo che l’ho tenuto fuori. In settimana ha dato segnali di miglioramento, in fondo ha fatto mezza preparazione ad Udine, mezza con noi. Vediamo se posso buttarlo dentro domani o alla prossima”. 

Spazio poi al rincorrersi di voci sul trequartista cercato in sede di calciomercato e sul ruolo di Insigne: “Saponara, il primo anno che lo conoscevo faceva l’esterno. Prima di avere un’idea definitiva su Insigne in questo ruolo vorrei vedere un calciatore al 100% fisicamente. Si sta parlando di un ragazzo che viene da una stagione in cui ha giocato pochissimo. Che può fare il trequartista ne sono certo, non so se può essere devastante in quella posizione”. 

Una velatissima richiesta di un calciatore a centrocampo sembra poi emergere quando gli si chiede dell’inserimento di Valdifiori nel Napoli: “Valdifiori ha fatto fatica in quell’occasione perchè la linea difensiva era troppo distante dal centrocampo. Valdifiori in questi tre anni non è mai stato sostenuto da un incontrista, l’anno scorso giocava con Vecino e Croce ai fianchi. Per caratteristiche soffre sempre nei primi mesi. Il primo anno che lo allenavo, alla prima partita stagionale, dovetti sostituirlo al 18′ perchè non ce la faceva. E’ il primo anno che in organico ho molti più centrocampisti difensivi che offensivi. Se andiamo su tutti i campi con una predisposizione a voler fare la partita, possiamo subire le ripartenze. Poi il discorso riguarda l’equilibrio complessivo, se uno solo non partecipa alla fase difensiva c’è un problema. È il primo anno in cui ho centrocampisti con tanta predisposizione difensiva come David Lopez o Allan, è chiaro che se andiamo ovunque con la voglia di fare la partita rischiamo di prendere ripartenze se sbagliamo qualcosa”.

Bocciatura, almeno per il momento, arriva invece per il 4-3-3: “L’abbiamo provato per una settimana, ma perdevamo venti metri di baricentro. Il vertice basso degli avversari giocava con troppa facilità, poi abbiamo deciso di seguire un’altra strada, non è detto che sia definitiva, ma dopo una partita non posso cambiare subito e dare l’impressione di aver scherzato. Penso che bisogna avere fiducia e continuare a lavorare così”.

Una domanda è giunta a Sarri sulla preparazione fisica, in questo marca sempre più la differenza da Benitez e ci tiene a farlo: “E’ come passare dall’i-Phone al Samsung, c’è chi capisce subito e chi ci mette più tempo. Dal punto di vista fisico ha cambiato modo di lavorare e questo può dare difficoltà a scaricare il lavoro. Questo succede sempre quando si cambiano le modalità di allenamento. Quanto ci vorrà dipenderà dalle reazioni del gruppo, la preparazione fisica non è matematica, è una domanda a cui è difficile rispondere. Spero il meno possibile, contro il Sassuolo mi è sembrato strano che si sia giocati a ritmi più bassi rispetto agli allenamenti”.

Sulla Sampdoria: “Eder e Muriel sono rapidissimi, molto forti. Hanno iniziato la preparazione prima, sono in ottime condizioni fisiche. Ho visto il primo tempo contro il Carpi, impressionante. Poi hanno concesso qualcosa nella seconda metà di gara”. 

Spazio poi alle considerazioni sull’Europa League e sull’ampiezza della rosa per affrontare la competizione europea: “In certe zone di campo credo che il nostro organico sia a posto, abbiamo una rosa adeguata per fare due competizioni. A centrocampo non siamo tantissimi, aspettiamo l’evoluzione di Dezi, vediamo se resta. Ho sempre tirato fuori qualcosa dalle giovanili negli anni. Aspettiamo la chiusura del mercato”. 

Sul sorteggio“Incontreremo squadre poco blasonate, ma comunque di sostanza. I danesi sono primi in campionato, hanno messo fuori il Southamphton. Il Legia è secondo in campionato e il Bruges lo conosciamo tutti”. 

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Prima di Napoli - Sampdoria

volantino

Ogni forma di protesta, tanto più se civile, ha sempre diritto ad esistere. Eppure facciamo davvero fatica a comprendere il motivo per cui in città – come testimonia un tifoso del gruppo Facebook, Gli Ultramici – qualcuno sta distribuendo dei volantini (cliccare sulla foto in alto a sinistra) che invitano i tifosi a disertare lo stadio.

Potremmo meglio comprendere questo genere di protesta, ma nemmeno tanto, se il Napoli si trovasse a campionato inoltrato dopo una serie di brutte prestazioni e risultati. Ci troviamo invece alla prima partita del nuovo Napoli di Sarri in casa. Gli azzurri, dopo la sconfitta di Sassuolo, avranno invece bisogno del maggior incoraggiamento possibile da parte del San Paolo. E’ come se le diatribe personali sull’operato del presidente, del direttore sportivo, del vecchio o del nuovo allenatore prevalessero sul tifo che noi tutti tifosi dovremmo apportare alla nostra maglia. Perché, a prescindere da chi la indossi, quella maglia rappresenta pur sempre tutti noi. Certo, su questo genere di personalismi molta stampa e alcuni siti web non hanno aiutato: dai ferventi difensori di De Laurentiis ai “papponisti”, dai “rafaeliti” ai “sarristi”, dalle vedove di Mazzarri e di Marino agli osteggiatori di Bigon o di Giuntoli. E’ come se noi napoletani si fosse specialisti nel farci del male da soli.

tagliando Napoli Samp
tagliando Napoli Samp

Anche noi, qui su soldatoinnamorato, abbiamo mosso qualche critica: talvolta al presidente, talvolta alla società, altre all’allenatore (oddio… su Sarri per fortuna non c’è stato ancora il tempo perché giudicare un tecnico da una sola partita ci sarebbe sembrato quantomeno assurdo). Però poi le polemiche vanno spente, tanto più quando il Napoli va in campo. Quando si gioca il tifoso può fare solo una cosa: tifare per i propri colori e sostenere con tutta la voce che ha i propri calciatori. Semmai qualche fischio o qualche malcontento lo si può esternare a partita finita e se la squadra non ha dato l’impressione di lasciare tutta la propria anima sul campo di gioco. Ci sono state partite dove il San Paolo sapeva applaudire persino dopo le sconfitte, al pubblico bastava vedere impegno e determinazione. Sembrano tempi lontanissimi.

Altro che protesta! Si può criticare l’operato della società e di De Laurentiis, ma domani bisogna andare al San Paolo a tifare. Anzi, semmai, come abbiamo fatto in passato, l’invito che ci viene di fare da qui è che magari si possa fare un tifo più compatto e incisivo. Come lo si faceva un tempo.

Io domani sarò in curva A. Ho voglia di tifare per i “miei” calciatori e per la “mia” maglia. Vanno bene le critiche, soprattutto quelle non fini a sé stesse, ma quando il Napoli scende in campo bisogna tifare. Tanto più alla prima giornata in casa!

Twitter: @valdigiacomo

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Stadio San Paolo

Vorrei andare al San Paolo e cantare un coro a Marek Hamsik, un ragazzo che ha sposato l’azzurro del Napoli e di Napoli portando la nostra città nel mondo con orgoglio. Un ragazzo che persino quando ha subito dei furti non ha sentito la necessità di dire che la nostra fosse “Una città di merda“. Uno che quando può va a giocare con i bambini al Villaggio Coppola.

Vorrei andare allo stadio e sentire il rumore dei tamburi, il loro suono intrecciarsi con il battito delle mani.

Vorrei andare al San Paolo con mio nipote senza vedere nei suoi occhi un poco di paura.

Vorrei andare al San Paolo con i mezzi pubblici senza che mi faccia sentire di andare in trasferta. E magari partendo da casa poco prima che inizi la partita.

Vorrei andare al San Paolo con la macchina o con il motorino senza essere minacciato da nessuno per il pagamento di un parcheggio non dovuto. Sennò legalizzateli davvero e almeno paghiamo tutti la stessa cifra.

Vorrei andare allo stadio e vedere le coreografie.

Vorrei andare allo stadio senza sentire fischi alla prima giocata sbagliata.

Vorrei andare allo stadio e, a fine partita, se la squadra non ha sudato la maglia, fischiare con tutto il fiato che ho in gola.

Vorrei andare allo stadio e cantare cori sulle melodie delle più belle canzoni napoletane. Perché se Napoli è la città mondiale della musica, insieme a poche altre, perché dobbiamo scimmiottare melodie di altre culture e altre tifoserie? “Oi Marek mio segnaci un gol, Oi Marek mio si tropp fort, Oi Marek oi Marek mio segnaci un gol, segnaci un gol“. (L’ho buttata così a volo sulle note di ‘O sole mio).

Vorrei andare allo stadio e non vedere loghi di incappucciati e coltelli fra i denti.

Vorrei andare allo stadio per cantare “Il lunedì che delusione…“.

Vorrei andare allo stadio che quando giocano palla gli avversari si deve scatenare l’inferno di fischi e di boati.

Vorrei andare allo stadio e quando prendiamo un gol cantare “Forza ragazzi“, “Dai ragazzi non mollate, dai ragazzi non mollate”.

Vorrei andare allo stadio e quando gli avversari giocano duro gridare “Napoli picchia“.

Vorrei andare allo stadio e cantare al portiere che perde tempo “Merda“. E se continua gli ricorderei quale mestiere ipotizziamo che faccia la madre.

Vorrei andare allo stadio e sentirmi ad una festa.

Vorrei andare allo stadio e dire al guardalinee dove dovrebbe mettersi la bandierina dopo che mi ha fischiato un fuorigioco dubbio.

Vorrei andare allo stadio senza sentirmi in guerra.

Vorrei andare al San Paolo e tornare a casa senza voce.

Vorrei andare al San Paolo ascoltando un sol coro dalla Curva A alla Curva B.

Vorrei andare al San Paolo e sentire i commenti solo alla fine del primo tempo o della partita. Senza che ci siano 50.000 allenatori, manager e presidenti in pectore. Quando il Napoli è in campo si tifa.

Vorrei andare allo stadio e chi vuole cantare sa già in quale parte della curva deve piazzarsi, chi liberamente vuole vedersi la partita vada in altri settori o in punti periferici delle curve.

Vorrei andare al San Paolo in Napoli – Roma senza leggere di minacce che aggiungerebbero sangue ad altro sangue del nostro povero Ciro.

Vorrei andare allo stadio e cantare dopo una vittoria, spontaneamente, “O surdato nnammurato“. Senza che nessun tifoso mi minacci di non farlo.

In un San Paolo dove si fa davvero il tifo me ne fregherei persino dei cessi sporchi o dei sediolini lerci.

Vorrei andare al San Paolo e sentire sempre, non solo qualche volta come mi accade da anni, le stesse emozioni di quando ero bambino. Di quando mia madre e mio padre mi tenevano la mano ed io ero la mascotte della Curva B.

Twitter: @valdigiacomo

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Noi non ci stiamo!

Stadio San Paolo

Il nuovo stadio San Paolo, secondo il progetto che la SSC Napoli ha fornito al Comune sarà di 41.000 posti. Sono posti a sedere, ma nonostante ciò in città abbiamo assistito quasi a una standing-ovation. “Bravo il Napoli che riduce i posti, tanto erano inutili quei seggiolini in più“. E all’improvviso mi accorgo da questo genere di commenti che questo non sia più il mio calcio, la mia Napoli, i miei napoletani.

Senza accorgersene i napoletani hanno ormai abdicato alla loro passione, ai loro costumi, alle loro tradizioni. Si sono venduti ad un imborghesimento che non gli appartiene e per di più l’hanno data vinta agli ultras. A quelli che non cantano un coro ad un giocatore, anche se ne ha bisogno o lo merita, perché “esiste solo la maglia“. Quei gruppi ultrà che sanno raffigurarsi solo con loghi violenti: maschere sul volto e coltelli fra i denti. Quegli ultras che se ne fottono altamente di cosa faccia il Napoli in campo purché loro possano cantare i loro truci e vergognosi cori contro la polizia, contro lo Stato e in nome di un Vesuvio di cui non riescono nemmeno a comprendere la potenziale forza distruttrice. È passato tanto tempo, Non ci lasceremo mai, Siamo figli del Vesuvio, Forse un giorno esploderà, Una vita insieme a te Di domenica alle 3, Non riesco a stare solo senza te, Quando un giorno morirò Da lassù ti guarderò, Quanti cori al funerale chiederò! Uno dei cori più imbecilli e cretini che ci fa comprendere quanto un pezzo di Napoli sia ormai totalmente degradato. Dov’è la fantasia, il folklore, la bellezza appassionata dei napoletani che ancora riconosciamo camminando in strada?

Perché hanno vinto loro? Perché con 41.000 posti gli effetti saranno due: o il San Paolo diventerà terra solo per loro e questi cori idioti che nulla hanno a che vedere con l’amore verso il calcio, oppure i prezzi dei biglietti saliranno così tanto alle stelle che il nuovo San Paolo sarà terra solo per ultra-borghesi facoltosi e figli di papà. C’è poi una terza strada: curve agli ultras, tribune ai riccastri. E chi, la stragrande maggioranza figlia di questa terra, non si ritrova né tra gli uni né tra gli altri andrà allo stadio sempre più contro voglia. Andare in tribuna senza nemmeno poter fumare una sigaretta perché gli altri ti guardano male e si lamentano? (Mi è successo). Oppure andare in curva e subirsi tutte quelle stronzate che ti fanno rimpiangere i “belli tiempe ‘e na vota” (chiaramente mi è capitato anche questo).

De Laurentiis vuole il suo stadio come quello della Juventus. E’ bello lo stadio della Juve, fa anche un certo effetto acustico, ma Napoli non può prendere a modello altre città e altri costumi. Napoli è Napoli e ogni volta che ha tentato di scimmiottare esperienze forestiere è finita per pagarne le spese a caro prezzo. Per restare all’architettura ne sono un esempio quello scempio di Vulcano Buono, il Centro Direzionale e le Vele di Scampia. Qui su soldatoinnamorato.it cerchiamo di raccontare ogni giorno qualche nostra tradizione. Non perché Napoli non debba cambiare, ma perché non deve neppure diventare Rovigo – tanto per mutuare una battuta di Troisi. Va bene cambiare, ma senza abbandonare i nostri tratti distintivi che rendono Napoli ancora una città davvero unica al mondo.

E un tratto distintivo della nostra città è lo stadio, gli 80.000 spettatori, la bolgia, le urla, le grida sguaiate e veraci. Che fine hanno fatto i tamburi? Che fine hanno fatto quelle melodie che si ascoltavano solo e soltanto al San Paolo? Perché i tifosi di oggi scimmiottano melodie da altre tifoserie in una indegna imitazione?

E poi ci chiediamo ancora un’altra cosa: ma se il Napoli tornerà in Champions cosa accadrà per accaparrarsi un biglietto? E quanto costerà un abbonamento per avere il vantaggio di prendere un tagliando in prevendita?

Mi spiace, ma io non esulto alla riduzione di posti. E’ una decisione figlia di un calcio che sanziona persino la gioia di quei calciatori che si tolgono la maglia dopo un gol. E’ il risultato di anni e anni di disinteresse della società verso la qualità del proprio pubblico. Perché non è solo una questione di numeri, ma di qualità del pubblico che la SSC Napoli vuole portare allo stadio. Allora cari De Magistriis e De Laurentiis, voi che siete uomini a cui spetta di mettere i puntini sulle “i” persino nel cognome, ce la date una risposta? Vogliamo lasciare fuori dal nuovo San Paolo la stragrande maggioranza dei napoletani che non si riconosce né tra i tribunisti un po’ attempati, né tra gli ultras violenti e (nel migliore dei casi) incapaci di creare un coro coinvolgente?

E’ vero, il San Paolo non è più popolato come un tempo. I 60.000 spettatori (l’attuale capienza) vengono raggiunti solo in sparute apparizioni. Ma non c’entra davvero nulla la tv o lo schifo dei cessi dello stadio e ancora i sediolini scomodi e spesso zozzi. Se lo stadio ritornasse ad essere un luogo di gioia, di bel tifo, di passione dovrebbero costruire un secondo San Paolo per farci entrare i napoletani. Il problema non è la capienza, ma il saper coinvolgere i tifosi, la stragrande maggioranza di coloro che non si riconoscono in quei gruppi ultrà inutili e auto-referenziali. E di certo il problema non si risolve con quella stronzata delle cheerleaders o con qualche canzone da discoteca pompata a palla prima della partita.

Sapete perché il nostro sito lo abbiamo chiamato SoldatoInnamorato? Perché è il coro SPONTANEO dei Napoletani (quelli con la N maiuscola) dopo una vittoria. E’ quel coro che ci fa piangere tutti insieme e che ci fa abbracciare sugli spalti persone che neppure conosciamo. Gli ultrà non vogliono che si canti ‘o surdat nnammurat, dicono sia folklore, rappresentazione di una vecchia Napoli. Certo, se sono loro a rappresentare il nuovo con quei loro cori offensivi e insopportabili allora togliamolo proprio da mezzo il San Paolo. Le partite giochiamole alla play-station, così ci facciamo da soli pure la campagna acquisti e stiamo comodi comodi sul divano di casa.

Lo stadio da 41.000 posti non è solo una brutta notizia per il Napoli e i suoi tifosi. Lo stadio da 41.000 posti è uno schifo di notizia per Napoli e per quei Napoletani che si sono schifati di dover subire certe angherie. Fino a ieri abbiamo subito con sofferente indifferenza i soprusi degli ultras, da domani quei soprusi saranno ancor più istituzionalizzati. La delibera la firmeranno il Comune e la SSC Napoli, non in nome dei nostri interessi. Non in nome dei veri Napoletani. Non in nome della maggioranza silente dei Napoletani che non urla e scassa vetrine, che fa la fila o accompagna il nipote a prendere il biglietto al botteghino. I Napoletani resteranno per sempre fuori da casa propria. Fuori dal San Paolo. E se pensate che Ciro Esposito sia stato ucciso solo per una fottuta casualità del destino o perché i tifosi della Roma sono gli unici ad essere violenti allora non avete capito nulla. O si risolve alla radice il problema di come far tornare il pallone e lo stadio a una forma di aggregazione sociale oppure perderemo tutti. E queste decisioni non fanno che proseguire un trend che vuole le famiglie fuori dallo stadio. Game over Napoli.

P.S. Se vogliamo fare qualcosa tutti insieme per risolvere il degrado del tifo del San Paolo noi siamo qui. Se si può aprire una discussione che possa dare a tutti i Napoletani diritto di cittadinanza all’interno della propria casa noi ci siamo. Fateci sapere come possiamo essere utili. 

Twitter: @valdigiacomo

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