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La vera storia

Pensavano tutti fosse stato ucciso dai servizi segreti cinesi, invece è ancora vivo e vegeto. Ora ha 49 anni quel ragazzo che il 5 giugno del 1989 si piazzò con una busta di plastica tenuta in una mano davanti ai carri armati che sfilavano su piazza Tienanmen a Pechino.  Nessuno era mai riuscito a capire chi fosse il protagonista di una delle immagini più iconiche della storia del 1900. 

Lo abbiamo trovato e siamo riusciti a parlarci esattamente 30 anni dopo i noti eventi di quella storica giornata. Non si trattava di un ragazzo cinese, abbiamo scoperto che è italiano quel ragazzo per tutti passato alla storia come il simbolo del popolo che si oppone ad ogni regime totalitario. Una storia che dopo questo racconto non sarà più la stessa.

Sono passati 30 anni, come mai non si è mai fatto vivo?

Ho le mie ragioni.  In tutto questo tempo sono state scritte le cose più disparate sul mio conto, ho voluto far credere di essere un eroe, ma adesso è giunto il momento di parlare perché non riesco più a tenermi tutto dentro…

Ma si può sapere come le è venuto in mente di piazzarsi davanti a quella linea di carri armati?

È una lunga storia. Io vengo da Napoli, era il periodo di Maradona. Non c’era internet, l’e-commerce, con la mia famiglia pensammo di mettere in piedi un nuovo commercio: volevamo produrre le magliette false del Napoli. Un amico di famiglia ci disse che se volevamo sbaragliare la concorrenza dovevamo abbassare i costi di produzione perché erano già tanti in città che facevano questo business. E così ci consigliò di andare in Cina dove la manodopera costava nulla rispetto all’Italia: dovevamo produrre lì le magliette e poi portarle a Napoli per venderle. Invece di 10/15mila lire saremmo riuscite a venderle a 5mila lire. L’affare era buono tanto più che poi l’anno successivo il Napoli avrebbe pure vinto il secondo scudetto e le vendite sarebbero schizzate.

Va bene, ma perché aveva quella busta e passava da piazza Tienanmen?

Io avevo conosciuto una bella ragazza a Pechino, si chiamava Lian. Lei, un po’ come Natasha, a differenza di altre sue connazionali stava ben messa. Siamo stati insieme a partire dal mese di maggio, pochi giorni dopo che ero arrivato in Cina. Mò diciamo che Lian e io avevamo fatto di tutto, ma tutto tutto. Ci mancava di fare solo una cosa che potrete immaginare, lei non voleva perché era abituata… diciamo… a standard di misure orientali…  Insomma diciamo che noi a Pechino abbiamo una buona nomea… facciamo bella figura… 

Cioé?

E vabbé non si è capito? Volevo… per così dire… provare nuove frontiere dell’amore con Lian. Però lei ogni volta diceva che pure se le avrebbe fatto piacere, aveva paura, che avrebbe provato dolore.

Insomma, ci scusi, ma cosa c’entra questa torbida storia di sesso con la foto più importante del ‘900? 

Lian abitava in uno dei palazzi vicini alla grande avenue di Chang’an, proprio dove passavano i carri armati in quel momento. Io ero sceso un attimo per comprare dei prodotti che avrebbero facilitato quel desiderio mio e di Lian. Quando ero sceso di casa non ci stava nessuno, poi sono uscito dal negozio e mi so trovato davanti tutt chillu burdell. Scusate se parlo napoletano, ma sto ancora pigliato dal nervosismo pure se sono passati 30 anni. 

E quindi?

E quindi so uscito dal negozio e dovevo attraversare la strada per andare a casa di Lian. Bell e bbuon so arrivat tutti chilli cazz e carrarmat. Io però non mi sono perso d’animo… era troppo il desiderio e ho cercato di raggiungere comunque l’obiettivo.

Va bene, ma lei invece di attraversare si è fermato all’improvviso al centro della strada.

Eh, perché io sono sfortunato. In pratica quella mezza zoccola non mi aveva detto che era fidanzata. Non solo, ma il suo ragazzo era un pezzo grosso dell’esercito cinese, ma un pezzo proprio grosso che io non potevo immaginarlo. Non è vero niente che i carri armati erano stati utilizzati per calmare le rivolte. Sono tutte sciocchezze, fake news direbbero oggi, inventate dai giornali. Quello aveva scoperto tutto e aveva mobilitato il suo battaglione per venirmi a fare la pelle. L’uomo dentro al carro armato era ‘o guaglione ‘e Lian.

Ah. E poi cosa è successo?

E che è successo… Le foto non riescono a raccontare tutto. Tutti hanno voluto credere alla storia dell’eroe. Chill, questo comandante dell’esercito scese da sopra al carro armato. Mi fecero una perquisizione e videro che tenevo nella busta.

E cosa hanno trovato?

E che hanno trovato… na buttigliella di olio, un barattolo di vaselina e qualche crema. A quel punto stu comandante non ci ha visto più e mi voleva portare davanti al plotone di esecuzione. Poi non so se per fortuna o per sfortuna e ha cambiato idea. Essendo un cornuto, ci ha ripensato.

E che ha fatto?

Mi vergogno un poco, ma mò lo devo dire. Ha fatto a me quello che volevo fare io a Lian e poi mi hanno lasciato tornare a Napoli. Fu lì che scoprii che questo nell’esercito era un pezzo veramente grosso sfatando tutti cliché sui cinesi. Io ce l’avevo pure detto e piglià ‘a rrobba che steve dint’ a busta… Ma quello è stato un infame. 

Ma quindi la rivoluzione, l’eroe, la favola dell’uomo solo che sfida un esercito… tutte bugie?

Eh. Comunque mò finiamola qua che sta Armando il parrucchiere che mi sta aspettando per andare al cinema. Però ditelo alla gente: io vulevo solo attraversare la strada. 

Grazie della sua testimonianza signor Amedeo.

Grazie a voi, mi avete tolto un grande peso che ho tenuto dentro per tutto questo tempo sullo stomaco. E non solo. 

vdg

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Francobollo celebrativo

Il comunicato stampa è stato diramato poche ore fa e la notizia è una di quelle che inorgoglisce il nostro popolo e riconosce l’importanza internaziornaziole della storia: Donna Eleonora sarà la nuova principessa Disney.

Da tempo ormai le principesse Disney hanno svestito i panni delle tenere e deboli innamorate in attesa di un principe che le venga a salvare per vestire quello di orgogliose e soraggiose eroine protagoniste del proprio destino e di quello del proprio popolo.

I miei bisnonni erano di Acerra e conosco bene la gloriosa storia di Napoli – racconta Anthony Quagliarulo, art director del progetto – da tempo la Disney mi chiedeva di fare qualcosa su Pulcinella perchè volevano fare qualcosa sulla nostra città, ma ho preferito dare lustro a una figura femminile che un po’ ha anticipato tutte le battaglie delle donne nei secoli successivi”

Non si sa ancora molto sul film, ma le poche notizie trapelate parlano di una colonna sonora di Eugenio Bennato e del doppiaggio Italiano affidato ai comici di Made in Sud con la partecipazione di Alessandro Siani.

Non resta che aspettare un anno, quando il prossimo primo aprile Napoli sarà protagonista nei cinema di tutto il mondo.

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Da Benitez a Sarri

Ha fascino la rivoluzione. È una parola che riporta agli anni più belli della gioventù, quando si credeva davvero che il mondo intero fosse un prolungamento del corpo, che tutto poteva essere cambiato e tutto sarebbe stato migliore. Per tanti la rivoluzione è stato un poster del Che nella cameretta, per altri è stato più semplicemente vestirsi in maniera stravagante a scuola, per altri ancora è stato andare in piazza a cantare slogan tra colori e fischietti.

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Affascina in queste ore anche la rivoluzione greca. La patria natìa della democrazia e della filosofia che si ribella all’eurocrazia e con un referendum si sbatterebbe, da sola, fuori dalla moneta unica. Il ritorno alla dracma in luogo dell’euro. Anche le retromarce verso il passato possono essere atti rivoluzionari, anzi, forse il passato e le sue insopprimibili nostalgie hanno una patina rassicurante che il futuro non sa riservare.

Volonté-Indagine

Intrigano le rivoluzioni pure nel calcio. A Napoli, ad esempio, si è affascinati dal cambio alla guida tecnica. L’eurocrate Benitez, tutto schemi, ortodossia e cosmopolitismo che lascia la panchina a mister “favola” Sarri. Un allenatore che si vuole per forza descrivere come un napoletano verace, un operaio del calcio, un Gian Maria Volontè di pallonelandia. Una classe operaia che va in paradiso, ammesso che Napoli calcisticamente riesca a rappresentare l’Eden. C’è chi si fa ammaliare dal racconto “sarrista” e chi storce un po’ il naso, come se l’ex mister dell’Empoli non fosse all’altezza di una piazza che sente, chissà per quali astrusi motivi, di meritare di più. Come se fossero trascorsi anni luce, ere geologiche da quando sulla panchina azzurra sedevano i più classici “mister provincia”: da Guerini a Mutti, da Ulivieri a Colomba. Passando ai più recenti Ventura, Reja, Mazzarri. Unica eccezione Sir Rafa Benitez.

 

R1_RealRevolutionForse Sarri farà bene più alla città di Napoli che  alla sua squadra di calcio. Il presunto ridimensionamento, di cui pure tanto si è dibattuto sui quotidiani e in tv, serve più alle smanie di alcuni napoletani che al progetto tecnico di De Laurentiis. È una Napoli che con Benitez e Higuain ha sentito il diritto di vincere. Un diritto. E quando si pensa di essere stati privati di un diritto allora si dà luogo alle proteste, alle piazze, ai sommovimenti popolari. Ne sono esempio i cartelli esposti in città, i manifesti itineranti 6×3 che giravano su camion, le invettive dipinte con lo spray sui muri. I napoletani pretendono (PRETENDONO) dalla squadra di calcio quello che spesso neppure sanno chiedere a chi amministra la loro città. Ne è un esempio la sequela di comunicati, di stucchevoli botte e risposte tra il club e il Comune sulla faccenda dei concerti allo stadio. Un’amministrazione comunale che ha persino irriso il club di calcio facendo riferimento alla mancanza di vittorie di scudetti. Un’amministrazione comunale (non solo questa in carica, ma anche quelle del passato) che di “scudetti” forse non ne ha mai vinti. In una città, terza per importanza in Italia, dove diventa irrealizzabile persino avere due luoghi distinti: uno dove fare calcio e un altro dove fare musica. Eppure le punzecchiature del Comune contro De Laurentiis fanno persino breccia tra gli ultrà più agguerriti. Perché a Napoli c’è anche chi pensa che DeLa sia l’origine di tutti i mali. “Pappone romano“, “Aureuro” e via così. Anche le cacciate dei presidenti di calcio, come quelle del passato verso re, occupanti e masanielli hanno il loro fascino rivoluzionario. Le rivoluzioni ammaliano, salvo poi trovarsi spaesati il minuto successivo della rivoluzione ottenuta. Il silenzio fa più spesso paura del rumore indistinto.

È spaesata adesso la Napoli del tifo, si interroga sul nuovo allenatore e se questi sarà capace di tenere la barra dritta per continuare a tenere la squadra ad alti livelli.

Impossibile dire oggi cosa sarà del nuovo Napoli di Sarri. Il calciomercato porterà via alcuni calciatori che saranno rimpiazzati da altri. Ci sarà un nuovo modulo, nuovi metodi, forse anche nuovi metri di giudizio. Non sarà un male se la piazza comincerà a comprendere nuovamente quali siano le proprie radici e il proprio pedigree calcistico. Se al “Devi vincere” si sostituirà un “Proviamo a vincere, insieme, uniti“. Questa si che sarebbe una rivoluzione. Questa si, affascinerebbe assai più dei bancomat greci fuori servizio e delle frasi sui muri di Napoli puerili e irrazionali. Se a Sarri sarà chiesto un ritorno alla lira e ai 12 miliardi per Maradona allora abbiamo perso ancor prima che la rivoluzione possa cominciare. “Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione” – scrisse Gramsci. E allora consideratemi l’ultimo dei romantici. Voglio credere che con la rivoluzione nel Napoli, possa rivoluzionarsi anche l’atteggiamento dei tifosi verso la squadra.

 

Valentino Di Giacomo

#IlCaffèMiRendeTifoso

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