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L'ottovolante azzurro

Le belle giornate vanno vissute. Un giorno come questo, pieno di sole come se fosse ancora estate, va goduto. Così come bisogna godere di questo ottovolante azzurro che infila otto vittorie consecutive riuscendo ad imporsi per l’ennesima volta in due circostanze all’Olimpico: prima contro la Lazio e poi con la Roma. La Juve ha invece perduto in casa contro i biancocelesti nonostante ormai il Var sembra essere stato creato per dare ai bianconeri un rigore al 90esimo. Se quello di Bergamo era inesistente, quello di ieri era quantomeno dubbio perché lo scellerato Patric (che fossi in Inzaghi non farei più giocare da qui fino alla fine del mondo) era comunque sul pallone. Un intervento sconsiderato, ma non un fallo chiarissimo. E ricordiamo che il Var dovrebbe intervenire solo per le situazioni molto chiare, non per azioni dubbie. Ma Mazzoleni, che tra l’altro ha arbitrato l’intero match privilegiando sempre i bianconeri sui “mezzi falli” (come si dice in gergo), era lì apposta per dare quel rigore. Noi ce lo ricordiamo bene dai tempi di Pechino quando diede sfoggio persino di comprendere perfettamente il macedone di Pandev…  Poi quel Dybala, del quale quasi l’intera pletora di giornalisti italiani hanno scritto che Messi aveva sin da bambino il suo poster nella cameretta, ha sbagliato l’ennesimo tiro dagli 11 metri. Quello che ci piace è che sembra quasi che il Padreterno abbia voltato le spalle sul più bello ai bianconeri. Gli altri anni i non colorati sembravano 11 Ned Flanders (gli appassionati dei Simpson capiranno): bastava che invocassero l’aiuto divino e quell’aiuto arrivava puntuale. E’ forse la cosa più interessante di queste prime otto giornate.

Otto giornate sono però appena un quarto del campionato. Il Napoli non sta facendo né più né meno di quanto aveva fatto per tutta la seconda parte della scorsa stagione. Resta da capire se riusciranno a mantenere questa lucidità per l’intero arco del campionato. E non sarà semplice. Anche perché ieri ogni volta che Mertens era a terra dolorante eravamo in apprensione come quando si ha un figlio in sala operatoria ad operarsi di appendicite. Pensi sia una sciocchezza, ma poi vengono in mente mille brutti pensieri. 

L’infortunio di Milik può pesare. Così come potrà pesare non aver preso un esterno offensivo più incisivo di Giaccherini. Sul discorso del vice-Hysaj, che pure secondo noi era un ruolo da migliorare, faremo il tifo per Maggio che da quasi 10 anni veste la nostra maglia e ce ne faremo una ragione. Si tratta di particolari, ma con i particolari si vincono i campionati. Da un lato notiamo questi peccatucci veniali da parte della società, dall’altro non possiamo non notare che ieri, appena il Napoli è calato un po’ dopo il 70esimo, sono entrati giocatori come Diawara, Zielinski e Rog. Non proprio robetta. Ieri Allegri ha tolto Lichtesteiner per mettere Sturaro… Ah l’alternativa naturale sarebbe De Sciglio.. che però è infortunato. 

Otto vittorie in otto partite non significano molto. Sono un segnale. Come rappresenta un segnale il vantaggio di 5 punti sui bianconeri. Ma due anni fa i non colorati finirono persino a meno 11 da noi e poi sappiamo tutti come sia andata a finire. Dobbiamo godere di tutta questa bellezza, ma dobbiamo essere pure consapevoli che questo sole di ottobre presto potrà essere spazzato via dal freddo invernale. 

Resta, della partita di ieri, l’impressione di un Napoli che sa gestire i momenti. Di Francesco è stato quasi ridicolo davanti alle telecamere quando ha detto che la Roma ha fatto meglio del Napoli nel secondo tempo. Ricorderemmo al tecnico romanista che questo grande dominio giallorosso del secondo tempo contemplava un rigore per il Napoli nettissimo su Mertens (ma noi siamo fessi e non protestiamo, non fermiamo il gioco e quindi con noi il Var non si usa), un’occasione a tu per tu di Mertens con Allison scelleratamente sbagliata e un tiro di Hamsik dai 16 metri che per troppa fretta è stato calciato tra le mani del portiere. Noi non ricordiamo abbia fatto altrettanto la Roma nel primo tempo… Parlare di una partita a due volti non ha senso. Il Napoli ha dominato nel primo e nel secondo tempo. Soffrendo il giusto nella ripresa e concedendo occasioni alla Roma solo su calci piazzati. 

L’errore adesso sarebbe pensare però che di qui in avanti la pratica sia in discesa, non lo sarà. Come sarebbe un errore pensare che il Napoli debba vincere tutte le partite demolendo puntualmente gli avversari. Serviranno pure le vittorie sofferte, come quella con la Spal ad esempio. 

Vedendola da un altro punto di vista, non dobbiamo neppure troppo soffermarci a guardarci l’ombelico e pensare troppo ai nostri punti deboli. Guardiamola pure dalla prospettiva dei nostri avversari. Siamo una squadra che, per giocarci contro, le altre devono fare una partita PERFETTA, non buona, PERFETTA. Ieri il Napoli ha punito l’unico grande errore dei giallorossi, quel tocco di De Rossi (che per decreto del Presidente della Repubblica, al pari di Montolivo, deve essere convocato in nazionale). 

Il resto dei miei pensieri li affido a Jorginho. Tre anni fa tremava ogni volta che gli passavano il pallone, ricordo la semifinale d’andata con il Dnipro quando era letteralmente terrorizzato ogni volta che doveva giocare la palla. Oggi è diventato leader dentro e fuori dal campo. Il miglior centrocampista, per distacco, del nostro campionato. Ha pure un nome straniero, i giornalisti di casa nostra dovrebbero celebrarlo. Tipo quelle robe di Caressa quando parla di “Juve illegale”… per quanto è forte… mica per altro… che vi aspettavate? Oggi il Napoli è cresciuto come Jorginho, grazie a Jorginho. Un giocatore specchio di questa squadra. E l’ultimo pensiero va al capitano che pure quando non si vede c’è. Bene fa Sarri a preservarcelo. Lui si che è un patrimonio Unesco. 

Ora però non esaltiamoci troppo. Una partita per volta. Cuoncio cuoncio. Però godiamo. 

Valentino Di Giacomo

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Le strane contestazioni alla moviola

Dal Corriere della Sera del 18 maggio 2006. Ad essere «truccato» non sarebbe stato soltanto il Moviolone, ma anche il Televoto dei telespettatori. «Una discussione tra Baldas e Corti (giornalista della redazione addetto ai sondaggi telefonici) del 13 dicembre 2004 – si legge nell’informativa – fa emergere che i sondaggi telefonici sono manipolati secondo delle esigenze e non secondo l’effettivo parere espresso dal pubblico attraverso le telefonate. Infatti i due commentano l’assoluzione dell’arbitro Pieri (dopo la partita Bologna-Juve, ndr) e Moggi nel commentare il risultato di pareggio raggiunto dal televoto con una breve ma eloquente frase pone l’accento sulla circostanza che lo stesso viene manipolato ” ma che 47 a 47 ” , e nonostante Baldas gli dica che il voto era regolare, Moggi per ben due volte quasi lo deride, sconfessandolo “ma vattene!! ma vattene!!… ma non dir cazzate!…” ». Quel giorno «l’opera di Moggi per garantire l’impunità dell’arbitro Pieri non si limita solo alle disposizioni impartite prima dell’inizio della trasmissione per organizzare il palinsesto, ma anche ad interventi con lo staff redazionale nel corso della stessa quando ritiene che lo svilupparsi del dibattito intorno agli argomenti stia prendendo una piega poco piacevole». Tanto che Piero Franza, il patron del Messina, lo chiama poi per congratularsi. «…Se ti assume Berlu… cazzo hai fatto assolvere Pieri (ride)… se ti assume Berlusconi per i suoi processi pure Previti, cazzo li fai passare tutti!”».

Ai tempi di Calciopoli si faceva così. Moggi chiamava Baldas e gli diceva come regolarsi con il moviolone e a quali arbitri togliere la “patente a punti”. Se i direttori di gara andavano a favore della Juve e delle squadre del “sistema” bisognava elogiarli, se invece andavano contro bisognava bastonarli. Celebri le intercettazioni sul ritiro della “patente a punti” ad un arbitro che ebbe l’ardire di fischiare contro la Juve. 

Forse da quel periodo il calcio italiano si è emancipato. O forse no. Eppure assistere ad alcune trasmissioni si viene sommersi dai dubbi. Ieri la Juve è stata favorita dal Var, l’unico vero strumento per consentire a noi appassionati di calcio di credere ancora in questo sport. E’ stato giustamente annullato il gol di Mandzukic per una manata di Lichtensteiner sul volto del Papu Gomez in avvio dell’azione. In realtà una condotta così violenta (con tanto di solite proteste successive come aggravante) avrebbe forse dovuto indurre l’arbitro Damato ad espellere il terzino bianconero. Ma lasciamo stare.

Ma poi, a 5 minuti dalla fine, arriva la chicca. Calcio di punizione per la Juve, Petagna respinge di spalla (e non potrebbe essere altrimenti perché il pallone schizza almeno a 20 metri, parabola impossibile se la palla fosse stata respinta di braccio). Damato assegna il rigore, poi corre al monitor e, nonostante le immagini fossero piuttosto eloquenti, convalida la propria decisione. Senza neppure considerare che, anche se il movimento del giocatore nerazzurro fosse “sospetto”, Petagna aveva il braccio attaccato al corpo. Insomma, pure se l’avesse toccata con la parte estrema del braccio, sarebbe stato comunque un rigore eccessivo. Poi il nuovo Messi (che ieri è stato surclassato persino dal Papu Gomez) ha sbagliato perché ogni tanto pure i Dei del calcio si incazzano con la Juve. E questa forse è la novità più importante.

Nonostante tutto nei salotti tv abbiamo dovuto sorbirci la lagna di Allegri. Con quasi totale assenza di contraddittorio. Ricorderemmo al tecnico livornese che se la Var ci fosse stata ai tempi in cui lui era allenatore del Milan, sarebbe bastato il sensore sulle porte per assegnargli probabilmente uno scudetto in più nel suo palmares. Erano i tempi del celebre gol di Muntari la cui mancata convalida fu decisiva per dare uno scudetto in più alla Juve.

La chicca poi sono state le parole di quella faccia di bronzo di Massimo Mauro. Per lui in Inghilterra scoppierebbero a ridere se fosse stato annullato un gol come quello annullato ieri a Mandzukic con la Var. Lo stesso, nel pensare agli albionici sentimenti, chissà se si sarà mai chiesto invece quali emozioni e reazioni avesse suscitato uno scandalo delle proporzioni di Calciopoli in Premier League. E chissà cosa sarebbe successo se un presidente di un top club britannico fosse sceso a patti con la malavita per mantenere la pace nelle proprie curve. O ancora se si fosse scoperto che le prestazioni di alcuni top player erano incrementate da sostanze chimiche sospette. 

Ecco, noi in Italia veniamo da tutto questo. La Var, pur nella sua imperfezione, qualcosina sta cominciando a migliorare. Quest’anno la Juve avrebbe avuto due rigori contro in meno e due a favore in più. Oltre a un gol decisivo, quello di ieri, che avrebbe consentito ai bianconeri di avere immeritatamente due punti in più. 

A noi tifosi ce ne frega poco se l’azione si blocca per qualche minuto, ci interessa sapere se la decisione presa dagli arbitri è giusta oppure no. Allegri e i bianconeri si preoccupano così tanto di queste “perdite di tempo”, eppure appena un anno fa non sembrava importargli così tanto quando Cuadrado al San Paolo restava a terra minuti per far scorrere il cronometro o quando Buffon ci metteva un’eternità per battere un calcio di fondo e gli altri bianconeri una rimessa laterale. In quei casi, evidentemente, il tempo lo si può perdere. 

Guarda caso le proteste contro il Var arrivano solo e soltanto da una squadra. Agli altri la moviola in campo va bene. Che poi se si vogliono falsare le partite ormai gli arbitri sono solo uno strumento succedaneo. Ci sono tanti altri sistemi: come ad esempio quello di infarcire le squadre concorrenti con i prestiti di propri giocatori. La Juve è la squadra europea che ha più giocatori prestati in altri club. Un elemento che ha suscitato l’interesse della Uefa. Ma chissà se si interverrà mai per porre un freno a questa pratica. In Spagna, ad esempio, per formare i calciatori della propria cantera si utilizza la Segunda Division con club affiliati che non possono mai trovarsi nella stessa serie del club principale. Forse per gli spagnoli, ma di questo Mauro non si preoccupa, qualche cattivo pensiero lo hanno fatto sulle storture di certe pratiche.

Ai tempi di Calciopoli funzionava così. Oggi magari Calciopoli è un ricordo sbiadito. Eppure non ci riusciamo a capacitare di come dei broadcaster, che dovrebbero campare sul danaro versato con gli abbonamenti dei tifosi, possano andare persino contro i loro interessi pur di difendere l’indifendibile. Ai tifosi il Var piace, in Italia tutto ciò che crea legalità piace. Soprattutto se nel 99% dei casi il sistema funziona. Anzi, invitiamo gli arbitri a prendersi tutto il tempo necessario per prendere le loro decisioni alla moviola, senza fretta. L’importante è prendere la decisione giusta. 

Noi qui difenderemo sempre il Var anche se un giorno il Napoli dovesse perdere una partita decisiva al 95′. Purché la decisione sia corretta. Risparmiateci solo questo teatrino perché, ve lo assicuriamo, ci riportate alla mente le peggiori stagioni del nostro calcio. Noi siamo disposti a perdere come abbiamo quasi sempre perso. Stavolta però sarà avvenuto davvero sul campo e non con i soliti gol in fuorigioco, i rigori regalati e le sviste a comando. Si parla tanto di Torino – Verona. Cari granata, il Var vi è andato ingiustamente contro più di una volta. Ma ricordatevi di due anni fa quando in un derby Rizzoli negò un’espulsione netta ad Alex Sandro, si fece mettere in ridicolo dagli affronti “testa a testa” di Bonucci e negò un gol sacrosanto a Maxi Lopez. Alla lunga questo sistema tutelerà tutti. E se alla fine vinceranno ancora loro saremo i primi ad alzarci in piedi per applaudire. Lo abbiamo già fatto. A Napoli sappiamo riconoscere la superiorità degli avversari. Purché sia reale. 

Valentino Di Giacomo

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A Marassi al Napoli sono mancati due rigori non concessi. Non erano dubbi, non erano discrezionali. Erano due rigori grandi quanto una casa. Sul fallo di mano di Ocampos l’arbitro era a pochi metri dal calciatore rossoblu, in posizione perfetta. Perché non l’abbia concesso alimenta molte molte molte preoccupazioni. Nella seconda circostanza, per la trattenuta continuata su Milik, l’arbitro poteva non vederla. Era invece in posizione ottimale il cosiddetto giudice di linea. Era una decisione semplicissima. Ma gli arbitri di linea intervengono solo per annullarli i rigori al Napoli, non certo per assegnarli. Non ha giocato le sue migliori partite la squadra azzurra sia a Pescara che a Genova. Eppure, numeri alla mano, gli azzurri ora sarebbero a punteggio pieno in classifica se gli arbitri avessero fatto semplicemente il proprio dovere: dare i rigori in favore del Napoli quando c’era da darli. Ed erano falli evidenti sia a Pescara che a Marassi. Scriviamo questo perché LA NOTIZIA è questa: gli enormi torti arbitrali subiti dal Napoli. Punto.

La “fuffa” che poi fuffa non è, sta nella querelle a distanza tra Sarri e De Laurentiis. Il mister ha detto una cosa condivisibile e un’altra esecrabile. Di opportuno c’è la richiesta alla società di intervenire nelle sedi opportune. Perché queste robe le deve fare la società, l’allenatore deve allenare. Sarri vuole fare l’allenatore, non lo show-man. Insomma, il mister non è e non si sente Mourinho ed avrà pure il diritto di agire secondo le sue naturali predisposizioni. E’ censurabile Sarri, invece, quando parla di fatturati. In questo ci ricorda il peggior Mazzarri e l’insopportabile Benitez che ci facevano venir voglia di prenderli a cazzotti quando si presentavano in tv a piangere. Se si parla di fatturati e monte-ingaggi allora qualcuno avrebbe dovuto replicare a mister Sarri che il Napoli avrebbe dovuto strapazzare di gol sia il Pescara che il Genoa. E’ un ragionamento che ha la sua validità, ma tirarlo fuori dopo appena 4 giornate ci sembra abbastanza deleterio. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a Sarri che il Napoli è una grande squadra e che ha investito oltre 100 milioni sul mercato. Che poi siano investimenti frutto anche della cessione di Higuain conta poco. Insomma il Napoli, in difesa e a centrocampo (sulla carta) è seconda solo alla Juve. In attacco c’è quella che dobbiamo per cautela definire una scommessa, Milik, che comunque sta dimostrando pure oltre le sue potenzialità.

Da censurare pure quell’uscita su Giuntoli: “Non so se sia autorizzato a parlare”. Sono panni sporchi e si lavano in famiglia. Eppure Sarri mostra un nervo scoperto della società calcio Napoli che nei fatti è una ditta a conduzione familiare. Lo abbiamo scritto pure in passato che al Napoli serve un uomo-immagine capace di fare da raccordo tra squadra, società e stampa. Pure se siamo spesso accusati di difendere spesso il “Pappone”, qui le critiche al presidente non le abbiamo mai fatte mancare. Ma devono essere, a nostro avviso, critiche figlie di un’analisi oggettiva, non preconcette o strumentali come l’imbecille storia del presidente-pappone buona per far fare la voce grossa a qualche tifoso un po’ frustrato e un po’ geneticamente juventino.

Al Napoli manca un direttore generale che va davanti alle telecamere e mette a tacere le polemiche, un uomo forte. Ma purtroppo il presidente è abile nel circondarsi solo di professionisti, seppur capacissimi, che però devono sottostare ai suoi diktat comunicativi. Parliamo spesso del salto qualitativo che deve fare il tifo partenopeo, il cosiddetto ambiente, ma poi il salto in avanti deve saperlo fare pure la società. Non esiste al mondo che davanti alle telecamere si esibisca Sarri in quel modo. Non esiste al mondo che il presidente replichi in pubblico al proprio allenatore con quelle frasi.

Intanto la polemica dai rigori non concessi si è spostata alla “fuffa”, quella che piace tanto alle tv e ai giornali. Tutto questo accade perché nel Napoli manca una personalità di spicco che sappia gestire momenti del genere. E la colpa è del presidente. Già era successo con l’espulsione assurda di Higuain a Udine lo scorso anno. La squadra era nella bufera e il presidente era beatamente, quanto meritatamente, alle Maldive a fare le sue vacanze. Mentre qui in Italia infuriava la polemica e il club era esposto al pubblico ludibrio di opinionisti e tv senza potersi difendere perché la linea la può dare solo Mast’Aurelio da Castelvolturno. Roba da squadretta di eccellenza o promozione. Altro che Champions League.

Ecco perché ha ragione Sarri. Ottimo allenatore, ma che forse un piccolo corso di comunicazione dovrebbe pur farlo se vuole allenare a certi livelli. Oggi il ruolo dell’allenatore è cambiato. Mourinho fa benissimo il suo mestiere. Sennò poi si fa la fine di Mazzarri che incautamente adduce i motivi di una sconfitta con una frase che ha fatto storia “A un certo punto si è messo pure a piovere”. Del resto, da secondo di Ulivieri a Napoli, il buon Walter aveva iniziato la sua carriera davanti alle telecamere dicendo di aver perso perché aveva “un giocatore con la diarrea” (cliccare per credere). Ecco, la diarrea non fatecela venire a noi. Perché queste polemiche – detto brutalmente – ci fanno un po’ cagare.

Valentino Di Giacomo

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L'abbandono della Nazionale

Sbaglia un rigore, l’Argentina perde e lui decide di abbandonare la nazionale. Il peso di essere un campione dei campioni non lo sopporta, non lo supporta. Il punto centrale è che si può essere calciatori straordinari, ma non per questo essere un leader, un condottiero. Chiaramente si parla di Messi.

Maradona e Messi sono simili dalla cintola in giù, ma dalla cintola in su non c’è paragone perché Diego aveva il potere di guidare e migliorare i compagni che aveva intorno“. La differenza tra i due sta per gran parte qui per Victor Hugo Morales, autore della radiocronaca più bella di sempre per il gol più bello della storia di Diego a Mexico ’86.

Mi ci ritrovo in questa definizione dei due. Messi è un calciatore straordinario, ha giocato una Coppa America superba, suggellata da quella punizione contro gli Usa che ritengo tra le più belle della storia del calcio. Eppure la grande Argentina, quella dei Mascherano, dei Banega, dei Di Maria, di Aguero, Lavezzi, Biglia, Higuain (e potremmo continuare con tanti altri) sembra essere lo specchio del proprio campione: fragile psicologicamente nei momenti decisivi quando si gioca in nazionale.

Messi nel Barcellona ha vinto ed è stato decisivo per le maggiori competizioni europee. Ha segnato gol meravigliosi anche in finale di Champions. Poi arriva a giocare con la maglia albiceleste e si sgonfia sul più bello.

Stanotte Leo ha sbagliato il primo tiro dal dischetto. Di rigori ne ha sbagliati pure Maradona, anche ad un mondiale. Ma Diego non avrebbe mai lasciato la nazionale così come ha annunciato Messi. La differenza sta lì. Nella testa, nel carattere, nell’essere leader.  Che poi io resto convinto – come scrissi qualche tempo fa – che per tirare un rigore non ci voglia coraggio, ma bisogna avere una voglia matta di emozionarsi. Che è un’altra cosa. E credo Diego aveva anche questo più di tutti.

“Jo fue siempre ganador” – dice Maradona di sé nella sua biografia. In realtà Messi con il proprio club ha vinto assai più di Lui, anche se in condizioni più favorevoli. Diego però ha vinto un mondiale e un altro, a Italia ’90, glielo hanno letteralmente rubato. E chissà come sarebbe finita a Usa ’94 se non lo avessero incastrato con la storia dell’efedrina. Diego ha vinto a Napoli dove non aveva mai vinto nessuno, lo ha fatto migliorando i propri compagni di squadra – proprio come dice Morales. Ha vinto grazie alla sua mentalidad ganadora, la mentalità vincente che Messi probabilmente e paradossalmente non riesce ad avere.

Messi è sicuramente un campionissimo, giocatore delizioso. Ma Diego è Dio. Stanotte, a malincuore, ne abbiamo soltanto avuto l’ennesima conferma. Spero però che Leo, smaltita l’ennesima delusione, ci ripensi. Mi ci ritrovo nella definizione di Morales, purché dalla cintola in giù siano esclusi gli attributi. Tanta parte della differenza sta tutta lì.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E’ storia. Il Napoli si laurea campione d’inverno battendo per 5-1 il Frosinone in una gara che non è mai stata minimamente in discussione. E’ storia perché agli azzurri è capitato soltanto altre tre volte nella storia di chiudere in testa il girone d’andata: è successo soltanto negli anni di Maradona, 86/87 – 87/88 e 89/90.

Sarri decide di lasciare in panchina per un turno sia Ghoulam che Insigne, lanciando nella mischia Strinic (alla prima stagionale in campionato) e Mertens. Il Frosinone prova a chiudersi, ma gli azzurri trovano il gol su azione di calcio d’angolo grazie ad Albiol. E’ la prima volta in campionato che il Napoli riesce a segnare con un difensore.

Ci vuole ancora un calcio piazzato per trovare il raddoppio, stavolta un calcio di rigore ineccepibile che Higuain si procura in maniera diabolica. Ed è lo stesso Pipita a realizzare allontanando la maledizione del dischetto. E’ un Napoli tonico, deciso, determinato che così chiude in doppio vantaggio la prima frazione senza mai rischiare.

Nel secondo tempo la storia è la stessa: Napoli in pieno controllo e Frosinone a cercare di tamponare. Ma al 59′ c’è poco da fare per i ciociari quando Hamsik con un tiro da fuori a giro sul primo palo beffa Zappino con una precisione che non si fa peccato definire chirurgica. E’ la terza rete consecutiva per il nostro capitano.

Dopo solo un minuto però Gonzalo Higuain decide di regalare uno dei suoi soliti show: con un azione formidabile e una serie di dribbling spettacolari infila per la quarta volta il Frosinone. Un gol che ricorda il miglior Ronaldo, non quello del Real, ma il Fenomeno.

Dopo due reti segnate, Sarri decide che Gonzalo può tornare in panca e dare spazio a Manolo Gabbiadini. L’attaccante bergamasco non se lo fa ripetere due volte e dopo un recupero palla prezioso di Callejon – anche oggi tra i migliori – trova il gol con uno dei suoi soliti tiri a giro con cui devasta la ragnatela nel sette della porta del Frosinone. E’ l’ennesima manella della stagione napoletana.

Gli ultimi minuti servono solo al Frosinone per trovare il gol della bandiera con Sammarco. E poi per riascoltare il poroppopero dei tifosi napoletani. Proprio come ventisei anni fa… Lasciateci festeggiare, Boban non se la prenda a male… Auguri Mister Sarri, crediamo questo sia il regalo più bello.

vDG

Twitter: @valdigiacomo

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Tutto liscio per il Napoli contro l’ultima in classifica della serie A, battuta per tre a zero coi gol di El Kaddouri, Mertens (devastante, migliore in campo per distacco) e Callejon, nella giornata in cui due “grandi” boriose e arroganti si sono fatte sfanculare dalle onestissime ma non imbattibili Spezia e Carpi, dopo l’impresa dell’Alessandria con Genoa.

Sulla partita c’è poco da dire: il Napoli ha subito poco e gestito molto, forse a volte con troppa supponenza ma questo è un difetto che andrà limato, cercando in tutti i modi di mandare in gol il Pipita Higuaìn e sbagliando anche il primo rigore stagionale con Hamsik. Migliore in campo Dries Mertens, che ha fatto a pezzi Bianchetti con le sue accelerazioni; molto positivo anche Koulibaly, solito muro invalicabile che dopo aver distrutto Dzeko ha gioco facile contro Jankovic e Siligardi. Gli ospiti hanno concesso molto nel primo quarto d’ora, con un atteggiamento aggressivo (opera di Delneri) che potrebbe aprire uno spiraglio verso la salvezza ma deve ancora essere interiorizzato.

La Roma, dopo aver giocato da provinciale per tutto l’ultimo mese, si è trovata a dover fare la partita ed è sbattuta contro l’organizzazione dello Spezia, undicesimo in classifica in Serie B. Evidentemente anche per Garcia sarebbe stato troppo vergognoso parcheggiare il bus contro una squadra di categoria inferiore… Con la miseria di sei tiri in porta in 120 minuti i giallorossi hanno confermato tutti i loro problemi di gioco, dall’assenza di pressing organizzato ai movimenti senza palla non pervenuti. La loro dimensione è, a quanto pare, quella di squadra incapace di imporre un gioco contro chiunque, nonostante le grandi qualità tecniche; e non solo non è capace di fare la partita, ma nemmeno di colpire in contropiede. Che con una rosa così piena di giocatori veloci e di qualità è semplicemente vergognoso.

Chi avrebbe molto da insegnare a Garcia su come si gioca da provinciali è Castori, che col suo Carpi ha eliminato una Fiorentina troppo rimaneggiata e troppo poco cinica. A causa della formula della Coppa Italia, questo turno ha offerto parecchi scontri tra squadre di livello diverso, favorendo situazioni di difensivismo costante da parte di una delle due in ogni partita; il fatto che in questi giorni soltanto Napoli e Inter (in attesa del risultato della Juventus) siano riuscite ad avere la meglio su squadre di livello inferiore la dice lunga su quali siano le reali prospettive e il reale livello di gioco e di personalità di certe presunte “grandi”. Che si raffigurano come lupi e invece, ancora una volta, sono solo conigli. 

Roberto Palmieri

0 1535
Certo, l’antico adagio recita che alla fine tutti gli errori si compensano. Intanto il Napoli, che fino ad oggi non ha ancora beneficiato di un rigore a favore, secondo la contro-classifica stilata settimanalmente da Paddy Power sarebbe primo in classifica. Fino a questa giornata gli azzurri non hanno goduto di alcun vantaggio arbitrale, ma di due contrari. Anche nel lunch match di domenica il Napoli ha subito un torto. Gli azzurri sono stati battuti per 3-2 dal Bologna al Dall’Ara, ma il primo gol dei rossoblu scaturisce da un fuorigioco (di centimetri eh) di Mattia Destro su lancio di Diawara. Mazzoleni (si, quello di Pechino)  convalida il gol commettendo quindi un grave errore di valutazione, male assistito dal suo guardalinee. La controprova non esiste, probabilmente il Napoli avrebbe perduto lo stesso. Eppure, ai fini della virtuale classifica, gli azzurri si ritrovano con un altro punto in meno rispetto a quanto meritavano senza sviste della terna arbitrale.
CLASSIFICA SENZA ERRORI ARBITRALI 2015-16
Errori Arbitrali Punti virtuali Punti reali Saldo Episodi a favore Episodi contro Errori arbitrali 2013-14 Errori arbitrali 2013-14
Napoli
Inter
Fiorentina
Roma
Juventus
Milan
Atalanta
Sassuolo
Lazio
Empoli
Torino
Chievo
Udinese
Genoa
Sampdoria
Frosinone
Palermo
Bologna
Carpi
Verona
34
31
31
29
25
23
24
22
21
21
19
20
18
18
16
16
15
14
10
6
31
33
31
28
27
23
24
25
19
21
22
17
18
16
16
14
15
13
9
6
-3
+2
0
-1
+2
0
0
+3
-2
0
-3
-1
0
-2
0
-2
0
0
0
0
0
2
2
5
4
0
1
4
1
1
2
1
1
0
0
0
0
2
3
3
2
1
1
4
0
1
0
3
2
3
3
3
1
1
0
2
0
1
2
1
Juve 86/87
Lazio 66/69
Roma 69/70
Fiorentina 64/64
Napoli 66/63
Genoa 65/59
Samp 53/55
Inter 59/55
Torino 48/54
Milan 46/52
Palermo 48/49
Sassuolo 55/49
Verona 45/46
Chievo 40/43
Empoli 46/42
Udinese 44/41
Atalanta 35/37
Cagliari 34/34
Cesena 24/24
Parma 33/19
Juve 94/102
Roma 87/85
Napoli 74/78
Fiorentina 69/65
Milan 64/57
Inter 63/57
Torino 60/57
Parma 54/58
Lazio 53/56
Verona 51/54
Atalanta 51/50
Samp 45/44
Udinese 44/43
Genoa 44/44
Cagliari 41/38
Chievo 36/36
Sassuolo 33/33
Catania 29/32
Livorno 26/25
Bologna 26/29

Favori arbitrali Roma, tra rigori e fuorigioco: ecco gli aiutini ai giallorossi

Come si evince dalla classifica senza errori arbitrali la Roma è la squadra che ha ottenuto più aiutini. Ne abbiamo già contati 5, anche se 3 veramente pesanti, tali da condizionare il punteggio delle partite in cui sono avvenuti. Il più clamoroso e anche chiacchierato è stato l’errore arbitrale nel derby, con il rigore concesso alla Roma per un fallo di Gentiletti ai danni di Dzeko avvenuto chiaramente fuori area di rigore. Qualche giornata prima da segnalare invece tra gli aiutini Roma il gol in netto fuorigioco di Francesco Totti (per la cronaca il suo 300esimo in Serie A) contro il Sassuolo. Rete che in quel caso è valso l’1 a 1 per i giallorossi. L’ultimo errore arbitrale pro Roma in ordine di tempo si è invece verificato come scritto sopra nell’ultima giornata di campionato. Anche contro il Bologna la truppa di Garcia ha approfittato di una disattenzione arbitrale: per la precisione un gol di Mounier è stato annullato ingiustamente per fuorigioco con le 2 squadre ancorate ancora sullo 0 a 0. Questo rigore concesso da Damato al Torino al 94′ comincia a rimettere un po’ in dubbio tutto quanto.

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Sabato sera alle ore 19.30 si è giocata allo stadio Simpatia Lokomotiv Flegrea- Real Puteoli valevole per la seconda giornata di campionato Terza categoria Girone B. Molti ex tra le fila ospiti tra i quali Piemonte, Pellone, Correale, Pone. La Lokomotiv si è schierata con 4-3-3. Canta les- Franco- Guida- Moretti- Dellonco- Fortunato- Palombo- Caruso- Varricchia- Laviano- Minopoli. Dopo 15 minuti primo tiro Della Lokomotiv verso la porta ospite, cinque minuti dopo occasione per I Granata.

Al 25 minuto del primo tempo grande parata del portiere ospite su tiro di Varricchia Al limite dell’area di rigore. Al 30 minuto bravo Cantales nel respingere un tiro dalla distanza degli ospiti .Verso la fine del primo tempo Minopoli spreca una punizone e la prima frazione di gioco termina sullo 0-0. Nel secondo tempo pronti via subito pericolosi I Granata. A metà secondo tempo primo cambio per I Verde Nero dentro Carnevale fuori Palombo. Al 20 minuto ancora pericolosi gli ospiti che da buona posizione mettevano a lato.

Verso la fine del secondo tempo due occasioni per I padroni di casa con un colpo di testa Ben parato dal portiere del Real Puteoli e Subito dopo Minopoli sbagliava un rigore tirando abbastanza centrale consentendo Al portiere di mettere la palla in Corner. Da registrare verso la fine del Match solo il cambio Cierro per Caruso. La squadra di Mister La Nave in questo weekend sembra aver risentito gli infortuni di Cioce, Ambra e Gentile. Inoltre si dovrà fronteggiare la squalifica di tre turni per Scarpitti. Il prossimo turno la Lokomotiv Flegrea riposerà.

Questi i risultati del Girone B:

Volare 3-Pianura 3,

Virtus Marano 1- Atletico Naples 1904 0,

Lokomotiv Flegrea 0-Real Puteoli 0,

Virtus Social Quarto 3-Cus Napoli 0,

Interpianurese 1- Montecalcio 0,

rinviata Esperia Rione Alto-Villaricca.

Claudio Gervasio

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Rivendicazioni senza animosità

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Si lamenta il Napoli per il rigore non concesso su Higuain, ma lo fa con la pacatezza e il sorriso. Senza esagitare troppo gli animi.

A Sky Sarri è perentorio: “Su Higuain c’era rigore ed espulsione, lo dico molto chiaramente. Per parlare del campo ho deciso di inserire Mertens dall’inizio perché l’ho visto più pronto in allenamento, oltre che Insigne (col quale ero incazzato dopo la partita con il Palermo) risente dei soliti problemi al ginocchio. Penso che Perotti lo soffrono tutte le squadre, è un grande giocatore che riesce sempre a puntare in uno contro uno e saltare l’avversario. In due o tre situazioni ci ha messo in difficoltà, ma difensivamente abbiamo concesso pochissimo.  Allenare questi ragazzi è fantastico perché mi danno una disponibilità assoluta, anche in allenamento si divertono tanto tra di loro e anche in partitella non si risparmiano mai perché tutti vogliono vincere“.

Dallo studio chiedono un paragone con la prima Juve di Lippi, essendoci Del Piero nel parterre, ma Sarri si schernisce: “Mi sembra che noi abbiamo fatto molto meno“.

E’ intervenuto a Sky anche Pepe Reina è categorico: “Su Higuain c’era rigore, io ero lontano dall’azione, ma vedendo le immagini in tv appare evidente che sia rigore. Comunque continueremo a lavorare. La nostra difesa sta lavorando talmente bene che non devo nemmeno più gridare. Stiamo facendo un ottimo campionato“.

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Mancanza di uniformità

TURIN, ITALY - JANUARY 15: Referee Marco Guida looks on during the Serie A match between Juventus FC and Cagliari Calcio at Juventus Arena on January 15, 2012 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Marotta: “Per un arbitro come Guida di Torre Annunziata ci sono difficoltà a venire ad arbitrare la Juventus; non parlo di malafede ma di difficoltà … così come è consigliabile che un arbitro di Novara non arbitri la Juventus, così una arbitro napoletano non deve venire ad arbitrare la Juventus“. Juve-Genoa 26/11/2013. A ricordarmi questo episodio è Mimmo Taglialatela, gestore dell’istrionico gruppo Facebook, “Didì Vavà Pelè site ‘a uallera ‘e Canè”.

Ad arbitrare Juve-Chievo c’era infatti l’arbitro Guida di Torre Annunziata ieri sera. E gli episodi dubbi non sono mancati. I soliti cattivi pensieri su come un arbitro possa andare ad arbitrare una squadra dopo che il massimo dirigente di quel club lo ha vilipeso non solo nell’operato, ma anche nell’onore e nella dignità che ogni giudice dovrebbe preservare. Di episodi ce ne sono stati sia nella vittoria della Roma che nel pareggio casalingo della Juve. Analizzandoli vedremo come manca anche quest’anno uniformità di giudizio, sempre a svantaggio delle cosiddette “piccole”.

FROSINONE – ROMA 

La Roma è in vantaggio per 1 a 0 grazie ad un gol rocambolesco di Iago Falque. Al 61′, con il risultato ancora in bilico, Rosi crossa in area, il terzino giallorosso Digne compie praticamente una parata a mani unite, ma l’arbitro giudica “protezione del corpo” nonostante le mani fossero ben al di sopra del viso.

Al 76′ sempre Rosi chiede un calcio di rigore: il terzino del Frosinone entra in area e cerca lui il contatto con il piede del difensore giallorosso. Giusto non dare rigore e ammonizione per simulazione. Peccato che la sera…

JUVENTUS – CHIEVO

Peccato che in Juventus – Chievo il rigore concesso a Cuadrado è assai simile nella dinamica a quello non concesso al Frosinone. Meno netta la sensazione di simulazione rispetto all’azione di Rosi, ma anche Cuadrado cerca lui il piede di Cesar per farsi assegnare un rigore che regalerà alla Juve un pareggio insperato.

Prima del rigore assegnato alla Juve, viene però annullato un gol al Chievo. E’ ancora Cesar protagonista. Il difensore clivense segna nel mentre viene trattenuto e trattiene Bonucci, ma dalle immagini sembra un gol che plausibilmente si possa concedere. Invece l’arbitro Guida annulla.

Anche alla Juventus manca probabilmente un rigore per una trattenuta in area su Pogba. Dainelli trattiene a lungo il centrocampista bianconero, anche in questo caso emerge poca uniformità di giudizio.

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