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Marco Raffaini, autore di Italiani veri

In Russia un certo tipo di canzone italiana continua a farla da padrona, ed è proprio quel genere che ascoltiamo, più o meno contenti, a Sanremo. Negli anni Ottanta veniva organizzato, nella cornice del teatro del Cremlino, una sorta di Sanremo sovietico, Fiori e Canzoni dall’Italia – Sanremo a Mosca, dove si sono esibiti Mango, Eros Ramazzotti (ancora oggi popolarissimo), Milva e tanti altri. Oggi, per il concerto annuale di Diskoteka 80, le stelle principali sono i Ricchi e Poveri e persino Sabrina Salerno.

Abbiamo deciso di parlarne con Marco Raffaini, autore del docufilm Italiani Veri, docente di lingua e traduzione russa presso l’Università di Parma.

Ciao Marco, grazie della tua disponibilità. Da cosa nasce Italiani veri?

Italiani veri inizia a nascere nella mia testa negli anni Novanta, quando iniziai ad andare in Russia, e la cosa che più mi stupiva era il loro attaccamento all’Italia, in tutti i campi, dall’arte al calcio (ricordo un’amichevole del Parma a Mosca in agosto con i miei vicini allo stadio che mi spiegavano chi era quel giocatore del Parma e da che squadra l’aveva appena comprato), dal cinema alla musica. C’era molta voglia di conoscere chi veniva da fuori, soprattutto se italiano. E quindi tutti a chiedermi se conoscessi questo è quest’altro, in particolare Robertino Loretti, che io non sapevo chi fosse. Così poi a un certo punto ho deciso di farci qualcosa, inizialmente pensavo di scriverci qualcosa, poi ho creduto che fosse meglio lasciar parlare loro, e costruire un racconto montando le loro voci, prendendo la passione della musica italiana come pretesto per raccontare storie, per fare un ritratto di un paese che a me ha preso il cuore.

Come si può spiegare la popolarità del pop italiano in Russia? E Sanremo?

La popolarità del pop italiano secondo me si spiega, oltre che con il mito dell’Italia presente in Russia da ben prima dell’Unione sovietica, con il fatto che a partire dai primi anni Ottanta la TV russa ha iniziato a trasmettere la serata finale del festival di Sanremo, e improvvisamente i russi hanno avuto la possibilità di ascoltare qualcosa che venisse dall’estero (a maggior ragione dall’Italia) senza paura di essere spiati, come poteva accadere quando ascoltavano di nascosto le canzoni dei gruppi rock più famosi, vedi i Beatles o gli Stones. La famosa finestra sull’Europa quindi. E che finestra! Poi secondo me ci sono anche motivazioni politiche dietro questo lasciapassare verso la musica italiana, come per esempio la visione dell’Italia comunque come un paese amico tra i nemici, la Fiat aveva costruito la fabbrica di auto a Togliattigrad, il partito comunista forte in Italia, ecc. ecc.

Si tratta di un fenomeno ormai di decenni, vedi differenze tra la ricezione dell’epoca sovietica e quella delle giovani generazioni?

Secondo me oggi è più che altro un fenomeno legato alla nostalgia, un po’ come i miei amici che continuano ad ascoltare la musica degli anni Ottanta, come se gli anni Ottanta fossero stati quella gran bazza musicale e culturale, mentre invece sono stati a mio avviso in Occidente abbastanza mediocri. Infatti i giovani in Russia non è che se li filano più di tanto i cantanti pop italiani. Questo è stato anche il più grosso problema nel proporre il film in Russia, perché al cinema vanno poiché altro le giovani generazioni e se proponi loro un film sulla musica leggera italiana c’è il rischio che non lo prendano nemmeno in considerazione.

Come reagiscono gli artisti italiani a questo successo che sembra eterno? A me, ad esempio, colpisce come i Ricchi e Poveri, per non parlare d’altri, riescano a riempire palazzetti qui, mentre in Italia non sarei così sicuro di vedere le stesse scene…

I cantanti italiani cavalcano l’onda, legittimamente. Sono ben coscienti del fatto che oggi campano praticamente grazie ai paesi dell’ex Unione Sovietica. Hai giustamente citato i Ricchi e Poveri, che se non sbaglio l’ultimo album l’hanno fatto uscire solo in Russia. In fondo, nel loro squallore trash, non fanno nulla di male, e l’affetto che dimostrano verso la Russia, pur se legato al fatto che vivono grazie alla Russia, credo sia sincero.

Dopo Italiani veri, che progetti hai?

Dopo Italiani veri sto iniziando a lavorare a un altro film, sempre in qualche modo legato alla percezione dell’Italia in Russia e viceversa, su un tema completamente diverso, ma che preferirei per ora non venisse reso pubblico. È anche per questo che a marzo sarò in Russia, per iniziare a fare qualche ripresa per poi cercare qualche finanziamento.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Al Bano e Romina durante il concerto della propria reunion a Mosca, ottobre 2013 (immagine tratta da youtube)

Chiunque abbia avuto modo di visitare i paesi dell’Europa orientale o di conoscerne usi, costumi e cittadini, è a conoscenza dello sconfinato amore di molti verso un certo tipo di musica italiana degli anni Ottanta. Parliamo di quell’estate di San Martino ormai pluridecennale che vivono in Russia voci come Al Bano, Pupo (no, Pupo noooo, Pupo noooo, come cantava Tony Tammaro, eppure qua sì), Toto Cutugno, Ricchi e Poveri, persino una Sabrina Salerno ormai scomparsa dai radar italiani ma ben presente sui palcoscenici moscoviti. Questa passione è irrazionale, come spesso lo sono le vere attrazioni, ma alle volte inquieta il vedere sui manifesti della metropoli russa facce che ti fanno pensare alla Notte dei morti viventi, più che a un concerto. Poi ci sono stati gli auguri di Toto Cutugno, Pupo (in un russo improbabile) e di un Al Bano versione Marilyn Monroe a Putin, ennesima dimostrazione di riconoscenza verso il successo regalato dai russi a questi cantanti (ca po’, scusate, nun era meglio Marilyn? Cioè secondo me ‘e mericane ‘ncopp ‘a stu fatto vincono loro).

Dunque, qui c’è una sorta di cimitero degli elefanti per le dimenticate stelle della musica italica? Non esattamente, anche perché i biglietti costano, e i concerti vengono organizzati in strutture e stadi coperti, come l’Olimpijskij, dove hanno suonato, tra gli altri, i Metallica e i Black Sabbath, ma le star dei ruggenti e arrugginiti anni Ottanta italiani non hanno problemi a riempire anche la più grande platea, con veri e propri fedelissimi. D’altronde, non a caso, Al Bano ha scelto Mosca (complice un assegno di svariate centinaia di migliaia di euro) per sancire la reunion con Romina ormai due anni fa…

Il più amato e desiderato però resta solo uno: Adriano Celentano. Il molleggiato qui è considerato anche un attore di rilievo (cosa alquanto discutibile, ma vabbuò) e alcune sue canzoni, come Confessa, sono hit ancora oggi di grande successo (tipo ieri in un sottopassaggio nel centro, c’era una ragazza che la cantava). Nel 1987 la visita di Celentano (che per l’occasione volò a Mosca, caso più unico che raro, avendo la fobia degli aerei) nell’allora Unione Sovietica fu un successo senza precedenti, riuscendo a piazzare anche uno dei suoi flop cinematografici più clamorosi, il giustamente dimenticato Joan Lui. Invece un piccolo grande capolavoro è il documentario Italiani veri, girato da Marco Raffaini e Giuni Ligabue da queste parti, che racconta il perché del successo (immeritato, forse; esagerato, di certo) del pop nostrano.

Tutto questo per dirvi che un’altra voce italiana, anzi “la migliore voce d’Italia”, come è pubblicizzata qui sui manifesti, si esibirà a Mosca il 6 novembre: Gigi D’Alessio. E però non andrò, perché Gigi ormai è lontano da quel pubblico, tamarro quanto si vorrà, ma genuino e alla base del suo successo negli anni Novanta: chi di voi non ha mai sentito nei vicoli e nei palazzi “Annarè”, “Fotomodelle un po’ povere”, “30 canzoni”? Il Gigi di mo’, con le sue canzuncelle un po’ sgrammaticate e molto mielose, è nu poco ‘nu pezzotto. Pecché nuje, a dummeneca, magnamme semp’ ‘e tre, e la neve ad agosto s’a po’ pure tenè.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Il ridimensionamento è psicologico

Che delusione, sarà perché ti amo“. Forse i Ricchi&Poveri più di tutti sanno raccontare i sentimenti dei tifosi del Napoli dopo il pessimo esordio in campionato contro il Sassuolo. Con la forza della razionalità ce lo si poteva aspettare questo inizio traballante degli azzurri, con la forza dell’amore ci si attendeva legittimamente qualcosina in più. E così ecco la delusione, oltre alla confusione. La razionalità impone di ricordare che se nel volgere di una sola stagione passi dal potere acquistare Gonalons o Mascherano e poi ti ritrovi Valdifiori, se tratti Fellaini o Kramer e poi prendi Allan, se punti a Darmian e poi prendi Hysaj, se tratti Skrtel e poi arriva Koulibaly… Che forse il Napoli non è poi così grande come si pensava. Si sono presi giocatori discreti, non si è ceduto nessun big per il momento, ma fenomeni non ne sono arrivati. Anche se il cuore ci spera.

Al di là del risultato, come abbiamo scritto a caldo sulla nostra pagina Facebook, lascia tante perplessità la prestazione balbettante degli uomini di Sarri. Il Napoli era andato in vantaggio con Hamsik e poi il buio totale. Pochissime le occasioni per impensierire il portiere del Sassuolo, mentre la squadra di Di Francesco ci ha graziato molte volte non concretizzando le tante palle-gol collezionate. Si ricorda persino una parata di tacco di Reina (finalmente un portiere!) su un tiro a colpo sicuro di Defrel.

Era solo la prima partita ufficiale, ma si sono visti errori vecchi e nuovi. La respinta centrale di Albiol sul primo gol è una specialità della casa: persino i ragazzini delle scuole calcio sanno che mai si rinvia un pallone centralmente, ma sempre sul lato. Vedere questo stesso errore riproposto per l’ennesima volta da un campione del mondo e d’Europa come Raul fa spavento. A questo c’è da aggiungere la solita imprecisione in fase di impostazione dei laterali: di Maggio ben sapevamo che su 10 cross ne indovina (forse) uno, su Hysaj possiamo dire al momento che ne è un degno erede.

Non ha funzionato il centrocampo: David Lopez non ha il passo e la personalità per reggere il confronto con Allan. A una settimana dalla chiusura del mercato sarebbe bene pensarci per tempo. Valdifiori ha offerto una prestazione di luci ed ombre, Hamsik ha fatto gol e poi ha balbettato (pur con tanto impegno) per l’intero match. In avanti Higuain non ha praticamente avuto un pallone giocabile, Mertens era invece troppo defilato sulla fascia per poter incidere nel fulcro del gioco. Insigne ha fatto tanta tanta confusione.

Tutte queste insufficienze sono aggravate dal fatto che il Napoli era andato in vantaggio e avrebbe potuto gestire meglio il match, invece si è fatto raggiungere e poi rimontare. Una squadra che vuole essere davvero grande queste partite le porta a casa. Resta la sensazione che i ragazzi di Sarri siano ancora un po’ impallati nella gambe dopo la sbandierata operazione “fatica&sudore” tanto a cuore a De Laurentiis in ritiro. Eppure questa squadra, per il modulo del tecnico toscano-partenopeo, presenta ancora qualche incongruenza. Qualcosina in fase di calciomercato bisognerà farla. Così come bisognerà comprendere come Sarri intenderà gestire l’abbondanza in attacco: ieri sono stati lasciati fuori Gabbiadini e Callejon. Il primo ha una media realizzativa importante, il secondo riesce a garantire spinta offensiva e tanto tanto sacrificio. Né Insigne nè Mertens sanno fare altrettanto, per adesso. E forse uno di questi è pure di troppo per gli attuali impegni del Napoli, come già scritto qualche giorno fa a proposito del belga.

Guardando altrove possiamo dire che se Sparta piange, Atene non ride. Alla prima ci sono state le prime importanti battute d’arresto. Oltre al Napoli è caduta in casa la Juventus, per i bianconeri l’attenuante è la mole di infortuni a centrocampo. Ieri tra i titolari, dopo le cessioni di Pirlo e Vidal e senza Marchisio e Kedhira, dei big c’era solo Pogba nella zona centrale. Il Milan ha imbarcato una brutta, anche se preventivabile sconfitta, a Firenze. La Roma ha pareggiato a Verona mostrando tanti tanti limiti, al pari del Napoli. L’Inter ha invece acciuffato la vittoria grazie ad un gol al novantesimo di Jovetic: un segnale, ma i segnali nel calcio contano tantissimo, chissà che… E poi la Lazio. I biancocelesti sono riusciti ad aver la meglio sul Bologna nonostante le assenze in attacco sia di Klose che di Djordjevic. Impresa non da poco. E si è confermato un ottimo acquisto Kishna, mi prendo l’antipatica licenza de l’avevo detto.

E’ un campionato che resta tutto da scrivere. I tre punti contano alla prima giornata come alle ultime, perdere altro terreno non è possibile se si vuole lottare per le prime posizioni. Non ci è piaciuto il Napoli, ma imbastire processi è prematuro. Il sottoscritto è convinto che il Napoli quest’anno faticherà davvero tanto, ma ribadiamo che è davvero presto per emettere giudizi. Il cuore vuole volare, la mente mi dice che questa squadra si è ridimensionata tantissimo a livello psicologico, più che tecnico, e che per calciatori di non eccelsa personalità si è messo alla guida un tecnico bravo, ma inesperto per le grandi piazze. Poi le alchimie giuste nel calcio possono sempre trovarsi, al momento un po’ di scetticismo da parte mia resta. Dalla prossima vorremmo cantare un altro evergreen dei Ricchi&Poveri… E vola vola si sa sempre più in alto si va… Speriamo. Anche perché col Sassuolo si è volati davvero bassi. Pure troppo.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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