Tags Posts tagged with "repubblica"

repubblica

0 944

In queste ore in tv e sui quotidiani non si parla d’altro che della possibile scissione del Partito democratico. Il solito, eterno, ricorrente tafazzismo di una sinistra che negli anni è sempre stata incapace di trovare una sintesi tra la sua anima democristiana e quella vetero-comunista. Oltre a tutta la ridda di personalismi. Atteggiamenti e modi di essere che in politica abbondano in tutto l’arco parlamentare senza escludere nemmeno il nuovismo dei 5 Stelle che passa da Di Maio a Di Battista.

E a me le dichiarazioni di De Laurentiis dopo Madrid hanno dato eguale impressione. Così come il Pd si getta INUTILMENTE nello sfascio, altrettanto fa De Laurentiis con il suo Napoli. INUTILI prese di posizione. E’ il gioco, come si dice a Napoli, di “o chi perde”. Vale a dire che non si gioca per vincere, ma a perdere. Come in una partita di tressette. Non si focalizzano le energie per vincere tutti insieme ma, come succede a certi bimbi che giocano in strada, si gioca a vincere da soli. “O io o niente”. E spesso è niente. Si mette nel conto la sconfitta di tutti per far vincere sé stessi.

aurelio e sarriDi tanto in tanto l’Aurelione da Torre Annunziata non manca di lanciare invettive contro la politica. La politica lassista che non sa fare, la questione stadio, Renzi, Meloni, Lotti, Alfano e via dicendo. Ne ha attaccati parecchi di politici De Laurentiis nel corso di questi anni. Alle ultime elezioni regionali in Campania ha lanciato persino non troppo velatamente il suo endorsement per De Luca sfavorendo Caldoro. Eppure De Laurentiis ha dimostrato con quelle parole dal Bernabeu di essere tale e quale ai politicanti che di tanto in tanto gli piace attaccare.

E, quel che è peggio, è che De Laurentiis è incapace di gestire i risvolti mediatici delle sue dichiarazioni. Ha visto la mala parata e subito si è involato per gli Stati Uniti imponendo ai tesserati della sua società un silenzio stampa che eufemisticamente definirei stucchevole. Un dispetto infantile contro chi, GIUSTAMENTE, ha criticato le sue dichiarazioni.

scissione pdPerò non vorrei addentrarmi troppo sulla personalità di De Laurentiis, uomo che non conosco. L’altro giorno, ad esempio, un noto giornalista di Repubblica, Maurizio Crosetti, ha scantonato di brutto su Twitter. Ha scritto: “Non c’era bisogno del Real per conoscere lo spessore tecnico, INTELLETTUALE E UMANO di De Laurentiis”. Ecco ci può stare, così come abbiamo fatto noi anche a mò di sfottò, criticare il presidente per la sua scarsa conoscenza tecnica del gioco, ma di più no. Scantonare sul lato Intellettuale e Umano ci sembra esagerato. Ma, al tempo dei social, va così. E spesso non nascondo che io stesso finisco con il farla fuori dal vaso.

Ad ogni modo il presidente ha fatto come un D’Alema o un Bersani qualsiasi. Una sorta di minacciata scissione. Ha messo in difficoltà davanti a milioni di persone il proprio allenatore generando articoli e articoloni sulla clausola rescissoria di Sarri. Chissà se siano o meno articoli direttamente “suggeriti” dalla società per dare un ulteriore avvertimento al mister natio di Bagnoli, una roba del tipo: “stai calmino perché se vuoi andar via ci devi 7 milioni di euro”.

stazione troisiNon sappiamo come si evolverà questa vicenda. Ma è tutto nato INUTILMENTE. Per personalismi, per portare acqua al proprio mulino, per vincere da soli. Il Napoli, per carità, andrà avanti pure senza Sarri. A mettere i soldini è De Laurentiis (che siano pochi o tanti non ha importanza). Resta l’inutilità del gesto. Come quel folle che entrò a San Pietro per sfregiare la Pietà di Michelangelo. Perché chi agisce da solo, senza pensare agli altri, è un ladro di bellezza. E Sarri, con il suo gioco, di bellezza ce ne ha regalata tanta.

Ecco, Lello Arena (alias Tonino), come in Scusate il Ritardo, avrebbe detto sia alla combriccola del Pd che ad Aurelio… “Non litigate”. Ma Aurelio rompe e paga, tanto i cocci sono sempre i suoi.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 2189
Francobollo celebrativo

Il comunicato stampa è stato diramato poche ore fa e la notizia è una di quelle che inorgoglisce il nostro popolo e riconosce l’importanza internaziornaziole della storia: Donna Eleonora sarà la nuova principessa Disney.

Da tempo ormai le principesse Disney hanno svestito i panni delle tenere e deboli innamorate in attesa di un principe che le venga a salvare per vestire quello di orgogliose e soraggiose eroine protagoniste del proprio destino e di quello del proprio popolo.

I miei bisnonni erano di Acerra e conosco bene la gloriosa storia di Napoli – racconta Anthony Quagliarulo, art director del progetto – da tempo la Disney mi chiedeva di fare qualcosa su Pulcinella perchè volevano fare qualcosa sulla nostra città, ma ho preferito dare lustro a una figura femminile che un po’ ha anticipato tutte le battaglie delle donne nei secoli successivi”

Non si sa ancora molto sul film, ma le poche notizie trapelate parlano di una colonna sonora di Eugenio Bennato e del doppiaggio Italiano affidato ai comici di Made in Sud con la partecipazione di Alessandro Siani.

Non resta che aspettare un anno, quando il prossimo primo aprile Napoli sarà protagonista nei cinema di tutto il mondo.

0 587

L'esperienza a Repubblica

@lapresse Cronaca 20/03/2011 Blindato il comando operativo di Napoli - Capdodichino dove si coordinano le operazioni aero-marittime e sottomarine di attacco alla Libia.

Quando collaboravo con Repubblica riuscii a scovare una notizia facendo un giro alla base della US Navy di Gricignano d’Aversa. Era il 2008 e in piena crisi rifiuti indagavo su una segnalazione che mi era giunta di un rapporto del Dipartimento per la Salute statunitense in cui si consigliava ai militari americani di dismettere le basi Nato nella “terra dei fuochi”. Fu poi intimato ai militari di stanza a Napoli che abitavano sul litorale domitio di non usare l’acqua del rubinetto nemmeno per cucinare o lavarsi a causa dell’altissimo inquinamento delle falde acquifere in alcune zone. Infatti in quel periodo scrissi diversi articoli sull’argomento. Uno riportava di una ricerca americana in cui si confrontava il tasso di malformazioni dei neonati concepiti nelle basi campane con quelli concepiti nelle basi all’estero. Un altro dava notizia di una torre di controllo costruita sempre dagli americani per monitorare la qualità dell’acqua e dell’aria in Campania. (Non vi fa male se date uno sguardo ai link in azzurro per farvene un’idea).

Articoli che non mi diedero né fama, né particolare attenzione, tranne da parte di qualche movimento ambientalista. Allora avevo compiuto da poco 26 anni, fresco laureato. Per sostenermi in quegli anni prestai servizio civile proprio nell’epicentro della Terra dei Fuochi, al Villaggio Coppola, lavorando con i minori a rischio in situazioni familiari difficili: figli di immigrati, prostitute, carcerati. Riscosse invece attenzione un altro articolo che pubblicò sempre Repubblica. Mi chiamarono persino dal Tg1 per sapere se potevano utilizzare il mio articolo per confezionare un servizio e per avere da me maggiori informazioni. Diedi l’assenso. Per giunta senza chiedere nulla in cambio.

i survivedSapete di cosa parlava quell’articolo? Di alcune t-shirt in vendita nella base di Gricignano sulle quali erano raffigurati per mezzo di alcune vignette i problemi di Napoli. Su una c’era scritto persino “I survived in Naples”… Su un’altra il decalogo sullo stile di guida degli italiani: inversioni in autostrada, abbaglianti sempre accesi, mancato utilizzo delle frecce direzionali… Per la prima volta una mia notizia venne persino ripresa dal portale nazionale di Repubblica tra le news più virali nell’homepage del sito web italiano maggiormente visitato.

Fu per me un orgoglio. Oggi con qualche anno in più, con una carriera che bene o male ha preso la propria strada, alimenta invece in me più di qualche inquietudine questa storia.

maglietta drivingMi fa capire che il web genera spesso mostri. Notizie realmente importanti e cruciali per la cittadinanza vengono relegate in secondo piano. Mentre episodi di mero folklore, con un carattere di originalità e più “terra terra” hanno assai più risalto. E la colpa probabilmente non è dei quotidiani. Loro le notizie le pubblicano, magari senza darne il giusto risalto, come accadde a me per gli articoli sugli allarmi lanciati dai marines americani. La colpa, se di colpa si può parlare, è invece nostra che alimentiamo tutto un mercato indirizzando i nostri click e la nostra attenzione su cose di poco conto. Anche Roberto Saviano, ad esempio, ha avuto un ruolo meritorio nel portare all’attenzione determinati meccanismi. Eppure in Gomorra non c’era scritto quasi nulla di nuovo di ciò che si poteva leggere sfogliando con attenzione uno dei quotidiani della nostra città.

Questo episodio personale fa poi riflettere su come la nostra città riesca a far parlare di sé sempre e solo per episodi legati al folklore, alla ammuina. Come se Napoli fosse da sempre una città immobile, senza pretese di poter essere considerata, pur nelle sue specialità e unicità, un luogo normale dove le persone si svegliano la mattina e vanno a lavorare, prelevano i figli a scuola e magari a sera si concedono pure di cenare con una cotoletta milanese.

Anche per questo disdegno spesso certi racconti romanzati sulla nostra città. Come quella del pianoforte di Piazza Garibaldi che, come scrissi, sta diventando sui social una nenia insopportabile peggio delle foto dei gattini.

A Napoli c’è tanto altro, nel bene e nel male. E se di quel male non sapremo parlarne, non sapremo dedicargli la dovuta attenzione, allora si che questa resterà per sempre una città immobile, senza scatti, senza emancipazione dai propri peccati. E pensare che l’unico luogo di diritto deputato al folklore, lo stadio, è proprio il posto dove invece i colori e le ironie partenopee stanno scomparendo. Anche per questo il nostro sito web abbiamo deciso di chiamarlo soldatoinnamorato. Perché almeno allo stadio lasciateci cantare. Fuori dal San Paolo lasciateci invece campare. Oggi i social e il web rivestono un’importanza fondamentale nella nostra società. Non bisogna demonizzarli, basta saperli usare. Questa storia che vi ho raccontato non è un tentativo autocelebrativo, per fortuna non ne ho bisogno. Ma se ancora attraverso il giornalismo si può fare qualcosa per cambiare le cose nella città che amo, allora forse ne è valsa la pena a parlarne.

Valentino Di Giacomo

@valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore, della fonte e del LINK, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1141
L'esercito francese del generale Championnet entra a Napoli il 23 gennaio 1799

L’iniziativa del comune di Napoli e dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici di porre, in occasione dell’anniversario dell’esecuzione di Eleonora de Fonseca Pimentel, una lapide nella Basilica del Carmine in ricordo dei martiri repubblicani del ’99 ha messo in agitazione, come purtroppo prevedibile, il petit monde che vive di “revisioni” della storia partenopea in senso anti-risorgimentista.

Il variegato arcipelago di formazioni più o meno esplicitamente neoborboniche ha immediatamente chiesto un’altra lapide riparatrice o, meglio, “riequilibratrice”: se si ricordano i repubblicani massacrati dal Borbone, che lo si faccia anche per i popolani che, nelle tre giornate di gennaio, si erano opposti all’entrata delle truppe del generale Championnet.

Un’iniziativa del genere, che sembra fortunatamente destinata a non avere alcun seguito concreto, è tuttavia esemplare dell’atteggiamento dei revisionisti del Risorgimento: in analogia con i loro colleghi che si occupano di storia del ‘900, essi pretendono l’annullamento di qualsiasi giudizio sugli avvenimenti passati e, nel nome di un’indistinta pietà per i defunti, un’equiparazione delle vittime dei due opposti schieramenti nella memoria pubblica. L’iniziativa, dunque, serve essenzialmente alla galassia neoborbonica per mostrare in pubblico la propria volontà di influenza e per diffondere, in un uditorio non specialistico, la propria peculiare versione della Rivoluzione del 1799. La domanda revisionista, oltretutto, ha sicuramente funzionato come provocazione tanto che ha già registrato qualche reazione scomposta dal campo avverso. Qualcuno, forse lasciando che l’indignazione per la sparata prevalesse sulla razionalità della risposta, è addirittura arrivato a paragonare i lazzari alle SS naziste dimenticando, nella foga, che perfino il generale francese che si era trovato ad affrontarli in una spietata guerriglia urbana aveva riconosciuto il valore ed il sentimento di attaccamento alla patria dimostrato dai lazzari napoletani.

L’offensiva storiografica dei rivalutatori del cardinale Ruffo ha, comunque, raggiunto una tale ampiezza da consentirle di varcare i confini della polemica e della stampa locali se perfino il Corriere, ha ospitato ieri sulle proprie pagine la sintesi di un intervento su questo tema dello scrittore e giornalista Angelo Forgione.

Pur con toni certamente più pacati rispetto alla maggioranza dei neoborbonici, anche Forgione (che nel suo blog si presenta come “scrittore e giornalista, opinionista e storicista , meridionalista, culturalmente unitarista”) si scaglia contro la decisione del Comune accusandolo di aver avallato, con l’apposizione della lapide, una divisione tra “morti di serie A” (i repubblicani) e “morti di serie B” (i lazzari).

La storia del ’99 diventa, sotto la penna di Forgione, una “contesa che genera accesi estremismi” e che dunque merita una memoria più inclusiva e priva di “nostalgie, recriminazioni e strumentalizzazioni”.

Invocando maggior complessità nell’analisi storica (cosa in sé assolutamente condivisibile), tuttavia, lo scrittore “storicista e meridionalista” svela rapidamente la propria visione degli eventi al centro delle polemiche di questi giorni.

Il cuore della critica forgioniana al Comune di Napoli e all’Istituto guidato da Gerardo Marotta, infatti, verte sull’utilizzo, da parte dei promotori della lapide in ricordo dei martiri repubblicani, del sostantivo “illuministi” riferito a coloro che salirono al patibolo di Piazza del Mercato. In questo il pubblicista revisionista è perentorio: “Gli uomini della Repubblica Napoletana non erano illuministi ma più correttamente colti esponenti della borghesia filomassonica. Gli illuministi, i riformatori che fecero di Napoli il centro universale dei Lumi, erano stati Pietro Giannone, Giambattista Vico, Bartolomeo Intieri, Ferdinando Galiani, Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri”.

È vero – riconosce Forgione – che i primi si ispiravano ad i secondi ed in particolare all’autore della “Scienza della legislazione”, ma Genovesi e Filangieri avevano collaborato con Carlo III e Tanucci ed è solo il (nefasto) influsso della Rivoluzione francese che aveva fatto “deviare” il pensiero di Mario Pagano dal “grande Pensiero napoletano” per approdare ad un pensiero con una “piattaforma sociale diversa”.

Non solo, gli intellettuali che, come Cirillo e la Fonseca Pimentel, avevano collaborato con Maria Carolina per poi distaccarsene sarebbero (ed in questo Forgione riprende senza alcuna modifica la versione del revisionismo più becero) degli ingrati e dei traditori, distaccatisi dalla corona per meschini interessi personali e, dunque, giustamente puniti col capestro per il loro crimine.

Il Corriere termina qui la propria rassegna del pensiero di Forgione: col procedere dell’articolo i toni conciliatori e bipartisan dell’inizio sono rapidamente abbandonati e lo scrittore napoletano è addirittura scandalizzato: “Ripicche politiche da perdita di influenza, insomma, e ancora nel 2015 si confonde l’Illuminismo napoletano col giacobinismo, che fu invece il sottoprodotto dell’esterofilia della dotta borghesia filomassonica”.

La rivoluzione napoletana, infine, fu un prodotto interamente francese motivato dal deficit succeduto alla presa della Bastiglia da risanare con il furto delle opere d’arte napoletane.

La foga meridionalista di Forgione sarebbe tuttavia degna di miglior causa e, benché infarcita di nomi pubblicati in grassetto, la sua ricostruzione non regge minimamente a un’analisi storica vera e propria.

In primis, la distinzione tra Illuminismo (maiuscolo) e giacobinismo (minuscolo) su cui Forgione basa la sua denigrazione dei repubblicani del ’99 è assolutamente arbitraria. Il rapporto tra Lumi e Rivoluzione (che pure in passato è stato al centro di uno dei dibattiti più fecondi ed interessanti della storiografia italiana del dopoguerra) viene completamente ignorato dal Nostro che postula una “deviazione” degli intellettuali rivoluzionari rispetto ad una via di collaborazione col trono tracciata dai loro (più augusti) predecessori.

La realtà storica, tuttavia, è esattamente opposta: è Maria Carolina d’Asburgo Lorena, arrivata a Napoli nel 1768, a cercare il sostegno delle componenti colte della borghesia e della nobiltà napoletane per fornire una base locale ai propri progetti di riforma e per vincere la propria battaglia contro il “partito spagnolo” all’interno della corte. E’ sempre lei che, una volta consolidato il proprio potere e spaventata dagli avvenimenti francesi, cambia improvvisamente atteggiamento per passare dalla protezione alla persecuzione.

A “tradire” la fiducia dei riformatori napoletani è dunque la corona che, rendendo improvvisamente illegale perfino la lettura dell’Encyclopédie e delle gazzette estere, rende irrespirabile l’aria per i ceti intellettuali e spinge molti uomini e donne di cultura a trasformare in riunioni sediziose i loro salotti letterari.

Perfino la massoneria (vera e propria ossessione di Forgione e di gran parte dei revisionisti) era pressoché assente dal Regno di Napoli prima dell’arrivo della regina austriaca e fu da essa potenziata e protetta per una duplice ragione. Da un lato far entrare in contatto i borghesi favorevoli a una modernizzazione dello Stato con i nobili disposti ad appoggiarla, dall’altro creare una sorta di partito austriaco da contrapporre alla fazione che, fedele a Carlo III, lottava per far restare Napoli all’interno della sfera d’influenza spagnola.

E’ proprio la regina austriaca, nel 1775, a salvare i massoni dalla persecuzione tanucciana guadagnandosi così il rispetto e la gratitudine delle logge di tutta l’Europa.

E’ solo nel 1789 che, sconvolta dagli avvenimenti parigini e terrorizzata per la sorte di sua sorella, Maria Carolina cambia decisamente campo e si erge a paladina della reazione e persecutrice della massoneria e… dell’Illuminismo.

E’ quindi vero che molti di coloro che animarono la Repubblica Napoletana avevano, nei decenni precedenti, collaborato a vario titolo con la casa di Borbone ma non fu una volontà di tradimento a spingerli nel campo rivoluzionario bensì esattamente il contrario: il sentirsi traditi da una sovrana “illuminata” trasformatasi rapidamente in persecutrice di qualsiasi cultura.

L’idea di Forgione di una Rivoluzione napoletana completamente estranea a qualsiasi elemento autoctono e dettata solo dalla volontà francese fare man bassa del patrimonio artistico napoletano è dunque estranea a qualsiasi ricostruzione storica seria. Le spoliazioni, che certamente ci furono e che i repubblicani napoletani furono i primi a denunciare, non esauriscono certo un’esperienza politica la cui memoria, non a caso, ha segnato indelebilmente la cultura dell’Italia meridionale nei secoli successivi.

Come ogni monumento, infine, una lapide è prima di tutto un documento storico sull’epoca che l’ha prodotta e, con buona pace di Forgione e dei “patrioti meridionali” dai sentimenti simili ai suoi, l’Italia repubblicana e democratica non può equiparare coloro che si batterono (pur tra mille contraddizioni e senza alcuna fortuna) in nome della “triade rivoluzionaria” di Libertà, Eguaglianza e Fraternità e chi, pur eroicamente, difendeva una religione oscurantista e una monarchia dispotica.

La storia di Napoli e delle regioni meridionali, infine, è tanto ricca da non meritare di essere falsificata (per di più in forme così rozze) per sostenere identitarismi ultracontemporanei e micro-nazionalismi dal deciso sapore leghista.

Luca Di Mauro

Qui l’articolo completo di Forgione

 

Qui la sintesi apparsa sul Corriere

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 823

Quel gol assurdo non annullato al Dnipro

Napoli – Dnipro, sarà difficile dimenticare quei momenti per tutti i tifosi partenopei. Accade tutto quando manca ormai pochissimo alla conclusione della partita più importante della stagione del Napoli, è la semifinale di andata di Europa League, gli azzurri sono in vantaggio grazie ad un pregevole colpo di testa di David Lopez. Ormai la pratica Dnipro sembra archiviata, dopo 26 anni il Napoli può cominciare a sognare un’altra finale in una competizione europea. E invece no. Arriva il gol di Seleznyov, ma non è un gol regolare. Anzi. Le immagini appaiono subito chiarissime sia per chi è allo stadio che per chi è a casa. L’attaccante ucraino segna in netto fuorigioco.

Dopo la partita faranno storia le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis che si concludono con un chiaro avvertimento al presidente della Uefa: “Buonanotte Platini” – dice il patron azzurro.

Il Napoli, complice anche una delle tante prestazioni poco convincenti sotto la guida Benitez, non riesce a ribaltare il risultato nella gara di ritorno ed è fuori dall’Europa League.

Ma quel gol in fuorigioco non passa. Resta dentro l’anima di ogni tifoso azzurro come una palese ingiustizia. A maggior ragione se, come denunciato più volte da Marco Azzi sia su Repubblica che sul proprio profilo Twitter, dietro quel gol non annullato possa esserci del marcio. In questo caso un contratto in essere tra il supervisore degli arbitri della Uefa Pierluigi Collina e la federazione di calcio ucraina.

Un compito che l’ex arbitro italiano svolge da 5 anni e che non accenna a terminare poiché Collina ha rinnovato il contratto con gli ucraini scaduto appena ieri, il 30 giugno. Nella capitale ucraina, dall’inizio del suo mandato nel 2010, l’ex arbitro bolognese ha inviato in pianta stabile il suo fidato braccio destro: Luciano Luci, 66 anni, nominato commissario Uefa su proposta del potente numero uno della FFU, Gregory Surkis.

Nel calcio italiano impera la bufera dopo il caso Catania, calcioscommesse e inchieste. Meglio non sembra andare al calcio mondiale con lo scandalo Blatter. Strano che invece nessuno muova un dito per questo palese conflitto di interessi che coinvolge la Uefa e chi la presiede.

Non solo il giornalista Marco Azzi dall’alto della sua autorevolezza si chiede se ci sia del marcio dietro quel gol irregolare inspiegabilmente convalidato, ma se lo chiedono anche tanti tifosi napoletani e tutti coloro hanno a cuore questo sport.

Per adesso non possiamo che accodarci a quanto già affermò De Laurentiis: “Buonanotte Platini”. Anzi, buonanotte calcio!