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reina

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

So che sto per farmi odiare da tutte le donne che mi leggono (che sono almeno 6 o 7) ma quello che sto per dire è una verità assoluta, e come tutte le verità può fare male.

Le donne non sanno dare giudizi obiettivi, soprattutto quando parlano di altre donne.

Sarà capitato a tutti voi di passeggiare con la vostra ragazza/amica/fidanzata/moglie/qualsiasi altra cosa per strada e senza nessuna malizia alcuna incrociare una bella ragazza e, per quanto cerchiate di essere quanto più discreti possibile, farle una TAC totale con lo sguardo.
Nel preciso istante in cui il vostro sguardo torna sulla vostra accompagnatrice le vi chiederà “MA VERAMENTE TI PIACE QUELLA?” Con un tono disgustato come si avesse sorpreso a bere da una saettella con il coppino da brodo.
Magari la sconosciuta che avete appena incrociato non sarà una Top Model, ma è una bellissima ragazza, e alla vostra difesa d’ufficio “Bhe è una bellissima ragazza” vi sentirete rispondere frasi surrealiste tipo “Ma come fa a piacerti una con degli occhiali simili?” o assurdità al livello di “Ma hai visto l’attaccatura dei capelli?“, “No vabè, ti piacciono quelle con i gomiti a punta? Come fanno a piacerti?” o il capolavoro assoluto “Si vabè se le togli le tette grosse, un bel culo, gli occhi azzurri e le labbra carnose è un cesso!“.
Al contrario si lanciano in eroiche difese di loro amiche inequivocabilmente orrende e se per caso vi scappa una battuta atroce sui loro difetti fisici quando cercano di convincervi a presentarle un vostro amico è la fine “Ma che dici? è troppo carina! Ha un sorriso dolcissimo!

Il tifoso in generale è donna, il tifoso del Napoli in particolare è una donna mestruata… dopo una partita come quella con il Feyenoord stiamo guardando il goal subito come la nostra ragazza guarda i gomiti di Belen… poi magari siamo pronti a difendere partite pessime ed errori individuali. Ma in fondo è anche per questo che amo le donne, ed è anche per questo che amo essere tifoso del Napoli.

Cattivi: Per me la prova di Maksimovic non è stata particolarmente negativo, credo abbia bisogno di continuità ma stasera forse qualcosa in più poteva farla. Ghoulam un po’ ingenuo sul rigore e in un’altra occasione in cui è intervenuto fallosamente, ma a parte questo è in un momento di forma straordinario e anche oggi ha brillato. Peggiore della serata? Bella domanda, vorrei poter rispondere nessuno ma mi sa che bisogna rispondere tutti… ovviamente solo dopo il novantaduesimo.

Buoni: Callejon non è più un giocatore, è un ruolo: il Callejon è un terzino veloce, un esterno estremamente tecnico con straordinaria visione di gioco, un’ala con tempi di inserimento perfetti e freddezza sottoporta e forse anche un centravanti… è solo un caso che tutte queste caratteristiche le abbia solo il nostro José, oggi le ha mostrate tutte, sontuoso. Reina adora le critiche, si diverte così probabilmente sono la sua benzina “Non so parare una punizione sul mio palo? Allora paro i rigori, tiè!” ma a parte questo oggi ha regalato anche un intervento decisivo su un tiro deviato. Migliori di oggi? Zielinski! Lo scherzo a Insigne, credo sia stato uno scherzo, credo sia stato apprezzato da Milik più della stessa dedica, chi ha il coraggio e la forza di fare cazzate anche nei momenti di tensione ha vinto, sempre!

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Quando l’età (ma non certo la maturità) e un minimo di indipendenza economica ti permettono di fare i primi viaggi la scelta della meta non è mai semplice, non ci sono i soliti dubbi che accompagneranno le tu future vacanze, mare o montagna? Città d’arte o luogo tranquillo? No, la priorità è una, sola, unica e irrinunciabile: ‘amma chiavà!

Mi si perdoni il francesismo ma è così, c’è poco da fare, e chi lo nega è solo un bugiardo. Per la mia generazione l’aereo era un lusso per pochi e spostarsi non era mai economico, se a questo aggiungiamo che la maggior parte delle informazioni, senza internet, si basavano sulla mitologia del passaparola la scelta era una roulette che girava intorno a un solido perno: là so’ zoccol’!

Che fosse vero o meno era tutto da scoprire ma il nostro immaginario era pieno di luoghi come l’Emilia Romagna, la Spagna, la Svezia, alcune isole della Grecia (non tutte perchè in alcune ci andavano solo i ricchioni) dove tutte le donne erano zoccole. Questa convinzione di solito aveva basi scientifiche più infondate di quelle di una qualsiasi religione ma spesso noi ci credevamo e arrivati lì ci trovavamo davanti a un’amara costatazione: se non sei buono qua non sei buono neanche là, se anche le ragazze in certi posti sono più disponibili che a casa tua non è che ti fermano in mezza alla strada e ti portano a casa loro all’improvviso, devi ovviamente approcciarle, dire qualcosa, cercare di colpirle e di piacerle… insomma un baccalà che cambia città rimane sempre un baccalà.
Anche quelli che andavano in Polonia nei primi anni ’80 si portavano le calze di nylon, per cui per degli sbarbatelli alle prime esperienze un approccio collaudato, una battuta di sicura riuscita, era fondamentale, anche se a casa tua l’avevi usata con chiunque ed era più prevedibile del finale di una puntata di Dytarn 3, un modo per rompere il ghiaccio serve sempre, dopo ti puoi sparare il pezzo.

Bologna è uno di quei luoghi mitologici dove le ragazze sarebbero più facili del normale, l’anno scorso il Napoli si è divertito parecchio ma quest’anno arrivato lì sembrava che tutto gli fosse dovuto e per un’ora è rimasto come il baccalà di cui sopra senza sapere bene cosa fare… per rompere il ghiaccio è bastato il più banale degli approcci, lo “Scusa ma tuo padre era un ladro…” degli schemi di Sarri: lancio di Insigne per il taglio di Callejon. La prima botta è data, poi tutta discesa e ci siamo divertiti parecchio con la giocata da campione di Mertens e l’azione alla Guardiola che ha portato il Napoli al terzo goal.

 

Cattivi: Jorginho in certe partite non riesce a dare il meglio di sé, a volte come oggi soffre un po’ la densità ma comunque è riuscito spesso a dare il suo contributo. Chiriches non benissimo fino all’infortunio ma comunque resta un giocatore abbastanza affidabile quando viene chiamata in causa. Hamsik ha giocato meglio che con l’Atalanta ma rimane il dato che quando esce la partita decisamente cambia.

Buoni: Reina non solo ha salvato due volte la porta ma nel primo tempo è forse quello che ha giocato più palloni nel Napoli, quando ogni via era chiusa il pallone tornava sempre a lui per ripartire, oggi il suo essere un centrocampista con i guanti è stato più che mai fondamentale. Allan oggi è stato praticamente ovunque, è fisicamente il più in forma degli azzurri e si vede, se il Napoli ha retto buona parte del merito è suo. Migliore di stasera è Callejon, si rialza da tentato omicidio di Palacio e decide la partita con un goal carico di cazzimma (schiacciarla sotto le cosce del portiere a un metro di distanza è una finezza per pochi) e con l’assist che chiuderà la partita… sempre più prezioso.

 

Paolo Sindaco Russo

 

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Favole metropolitane

“La vicenda Reina dimostra ancora una volta tutta l’assenza di programmazione e i problemi di gestione di De Laurentiis”. Su SoldatoInnamorato in questi giorni abbiamo provato a spiegare la vicenda Reina. Certo, non ci riteniamo depositari della verità assoluta, ma abbiamo voluto dimostrare un impegno nell’offrire degli spunti di riflessione. Alcuni commenti sul caso del portiere del Napoli mi hanno però fatto trasecolare. “Assenza di programmazione” hanno scritto alcuni. Molti hanno giudicato così la Ssc Napoli e a me non sembrava vero, tanto più se si parla dell’aspetto sportivo del club.

Commenti che fanno il pari con la convinzione tutta napoletana che De Laurentiis abbia culo. I risultati conseguiti fino ad ora non sarebbero quindi frutto di capacità, di programmazione, di talento. È tutto culo. Mazzo, se vogliamo dirla alla maniera nostra. Le scelte degli ultimi anni di allenatori validi, l’individuazione di calciatori potenzialmente forti, l’abilità di saper vendere e comprare bene sarebbe quindi solo il frutto di fortuna. L’esplosione di Lavezzi? L’investimento su Cavani? La scoperta di Hamsik? E Mertens, Insigne, Callejon, Higuain, Koulibaly? Tutto culo, mazzo. Oppure, nella migliore delle ipotesi, è merito del direttore sportivo o dell’allenatore. Come se il Ds e il mister non fossero stati scelti dalla società. Ma le scelte di De Laurentiis sono frutto del mazzo, quelle degli altri sono abili strategie di mercato e conoscenza calcistica. Come se gli altri non avessero mai sbagliato un colpo. Vogliamo ricordarci i Fideleff, i Chavez, i Navarro o i Datolo di Pierpaolo Marino? Vogliamo ricordarci del Britos espressamente richiesto da Mazzarri o del Michu di Rafa Benitez? Ma no, in quel caso gli errori sono da ascrivere al “Pappone”.

È mazzo portare un club di calcio, in soli 10 anni, dal 150esimo posto del ranking uefa al 14esimo. Culo nel disputare consecutivamente 8 volte coppe europee, culo fare 4 volte la Champions e essere eliminati due volte dai campioni finali e una con 12 punti ai gironi. Aspettiamo la Champions in corso come finirà, ma sarà sempre questione di culo comunque vada. Come se a Napoli negli ultimi dieci anni ne avessimo viste a migliaia di imprese che hanno fatto exploit del genere. Ma evidentemente gli imprenditori napoletani non hanno il culo di De Laurentiis perché questi risultati sono innegabilmente il frutto di “Assenza di programmazione”.

E poiché ormai è uno sport quasi piacevole andare contro al presidente, ci si beve pure la favoletta di Reina che ha rifiutato il Paris Saint Germain e un pacco di milioni di euro perché si è commosso dell’amore dei napoletani. La squadra che in un solo mercato ha fatto gli acquisti più costosi della storia con Neymar e Mbappé e vuole rinforzarsi ulteriormente comprando un portiere, fatalmente, si arrende all’AMORE di Pepe. Perché l’amore vince sempre. Che bella favola. Perfettamente in linea con tutta la narrazione oleografica del napoletano che tiene ‘o core bbuono. Nonostante tra la cricca di nati sotto il Vesuvio si annidino le persone più schifose del pianeta. Sono talmente di core bbuono alcuni napoletani che infatti sono persino capaci di avvelenare con i rifiuti industriali i terreni agricoli. Ma questo sfugge alla narrazione, si preferisce omettere.

Così come si preferisce omettere che le uniche offerte (chissà a questo punto quanto reali) sono giunte una volta dal compagniello di Reina, Pep Guardiola. Poi è stato il turno di due allenatori che hanno lo stesso procuratore del capopopolo azzurro… Sia Emery che Benitez hanno Quillon per agente. Ma anche qui sarà un caso, un caso fortuito. Forse si tratta di fortuna, di mazzo. Come il mazzo scassato di De Laurentiis che, in assenza di una programmazione, ha potuto inchiodare il signor Reina a rispettare un contratto firmato senza che nessuno gli avesse puntato una pistola alla tempia. È tutto mazzo, fortuna. E sarà sempre culo se questo portiere che il prossimo anno compirà anni 36 potrà essere rimpiazzato da un portiere più giovane e magari più capace. Chissà se pure quello avrà tutto questo AMORE per la maglia azzurra e il popolo “napolitano”. Chissà se pure lui avrà la moglie che posta su Instagram queste foto “eleganti” e piene d’amore…

Per inciso: a noi fa piacere che Reina sia rimasto. A pochi giorni dalla fine del mercato è la soluzione tecnica più idonea. Se però un po’ tutti cominciassero ad emanciparsi da questo tifo infantile ed entrassero in una fase più adulta forse ne gioveremmo tutti. Una domanda: ma tre anni fa quando il signore andò al Bayern pure era amore? Io pensavo fosse amore, invece era un calesse.

Valentino Di Giacomo

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Il caso del mercato

Amore e odio, come tutte le storie di passione. Ma pure i soldi, tanti soldi, come nella migliore tradizione dei matrimoni di convenienza. In mezzo a tutto questo c’è Pepe Reina che dovrebbe spiegarci – per dirla con Bellavista – se è uomo d’amore oppure di libertà. Tre anni fa dimostrò chiaramente di essere un uomo di libertà andando a prendersi – LEGITTIMAMENTE – una paccata di soldi per fare il secondo di Neuer al Bayern di Guardiola. Il problema è che tutte e due le cose insieme non ci stanno. Non si può essere un po’ uomini d’amore e un po’ di libertà: o l’una o l’altra.

Chi è Reina? Quello che “A Napoli si piange due volte”, quello che elogia la ragazza veneta per la lettera di commiato alla città condividendone i contenuti, quello del “Difendo la città” sotto la curva? Oppure è il freddo professionista che legittimamente fa un mestiere e ambisce a guadagnare di più? Ripetiamo, sono due atteggiamenti entrambi giusti, condivisibili, legittimi. Ma tutte e due le cose insieme non ci possono stare, tanto più se il primo personaggio del “Paladino della città” vuole invece essere sfruttato – come si ha l’impressione – per asservire il secondo personaggio, quello che cerca un contratto migliore.

Personalmente ho un pessimo giudizio dell’uomo-Reina e mi dispiace molto. E il mio giudizio è basato su un dato di fatto che nessuno può consentirsi di smentire. Mi riferisco alla ormai famosa cena di fine anno in cui De Laurentiis avrebbe “offeso” il numero 25 del Napoli. E’ successo davvero? Mettiamo di si. Diamo per scontato che il presidente lo abbia offeso pesantemente, come si dice a Napoli mettiamoci pure (giusto per far capire il senso) che De Laurentiis abbia messo “le mamme in mezzo”. Insomma diamo per scontate le peggiori offese, qualsiasi cosa, non poniamoci limiti di fantasia. A quel punto cosa fa un uomo e cosa fa un professionista? Pubblica post su Twitter e Instagram come un adolescente lasciato dalla ragazza, oppure affronta la situazione di petto? Qualsiasi cosa sia accaduta un vero uomo ed un professionista serio reagisce in due modi. La prima è affrontare a tu per tu la persona protagonista dell’offesa e lo si fa nel chiuso di una stanza come si conviene al mondo del calcio, non si viola sui social la sacralità dello spogliatoio. E’ una regola elementare non in Serie A, ma persino nella squadre di prima categoria. La seconda opzione è denunciare quelle offese in pubblico, magari convocando una conferenza stampa o rilasciando un’intervista. Ma lo si fa in maniera chiara, netta, indiscutibile. Non con mezze frasi sui social network che hanno generato una canea di reazioni.

Quella volta mi balenò in testa l’idea – ma io sono probabilmente uno sporco malpensante – che l’obiettivo fosse cavalcare quell’assurdo e ingiustificato livore nei confronti di De Laurentiis che serpeggia in città. Una tattica per mettere spalle al muro il presidente e, con l’aiuto delle voci di piazza, garantirsi il rinnovo.

I FATTI. Fino a qui le mie supposizioni. Poi ci sono i fatti. Proprio in quel periodo Reina discuteva con la società il suo rinnovo. Non è vero che De Laurentiis non volesse rinnovargli il contratto, non fosse altro che per accontentare Sarri e per proseguire la politica della conferma dei big culminata con la permanenza di Insigne e Mertens. Ma cosa fa una società seria? Reina oggi guadagna oltre 2 milioni di euro, può mai offrire le stesse cifre ad un calciatore che il prossimo giovedì (ironia della sorte proprio l’ultimo giorno di calciomercato) compirà 35 anni? Tanto più in ragione di una valutazione tecnica: se Reina è fortissimo con i piedi, non lo è altrettanto con le mani. Vogliamo ricordarci della partita di Firenze nell’ultimo anno, della partita casalinga con la Lazio? Per non parlare della sua ultima presenza da titolare, lo scorso giugno, con la nazionale spagnola dove confezionò due errori da portiere di Serie D. Insomma, De Laurentiis sarà pur legittimato a valutare l’entità di un rinnovo che non può essere superiore ai 2 milioni di euro. Tanto più se la richiesta del suo procuratore era di altri 3 anni di contratto. Ripetiamo, per un giocatore di 35 anni che tra tre anni ne avrà 38. 

LE OFFERTE. Le trattative dopo le sparate social di Reina si interrompono.  De Laurentiis si è trovato tra due fuochi. Da un lato Reina che quindi ha chiesto di andar via, dall’altro Sarri che ne ha chiesto la sua permanenza perché ritiene il portiere spagnolo una garanzia per far partire il proprio gioco dalla difesa. Intanto sui quotidiani si è parlato di offerte per Reina. La prima, che risale a qualche settimana fa, sarebbe stata avanzata dal City. Chi allena il Manchester City? Quel Pep Guardiola che già lo aveva portato con sé al Bayern. Trattativa mai confermata, ma che per qualche giorno ha animato qualche pagina di quotidiano. Poi, ora, si parla di un’offerta del Paris Saint Germain. Anche qui c’è un particolare succoso: il manager dell’allenatore del PSG, Emery, è lo stesso di Reina. Quel Quillon che meravigliosamente ha dichiarato ad un portale spagnolo che: “Reina ama Napoli, ma vuole più soldi”. Anche qui non possiamo notare un po’ di confusione: o si ama la squadra o si amano i soldi. Bisogna scegliere. E sicuramente non si può utilizzare l’amore, purché sia puro, per i soldi. Un sentimento non si monetizza. 

GLI ESITI. Non sappiamo come finirà questa storia. A sensazione io non sono neppure sicuro che queste offerte faraoniche ci siano state realmente, ma non voglio mettere in dubbio il lavoro di colleghi stimati. Si parla di 4 milioni di euro d’ingaggio per 3 anni. Saranno pure sceicchi i proprietari del Psg, ma non credo siano fessi. E se fosse un’operazione organizzata per procurarsi una posizione di vantaggio e chiedere un rinnovo a cifre ottime al Napoli? Per tutto quanto ho scritto sulla vicenda della cena e dei social, non mi sento di escluderlo. Resta una certezza però: quando Reina ha firmato il suo contratto con il Napoli nessuno gli ha puntato una pistola alla testa. Reina ha un altro anno di contratto con il Napoli che legittimamente può decidere di non volergli rinnovare o, se proprio deve, non alle cifre che richiede il portiere. Per questo mi sento di dire che quella scritta da Reina è una pagina di scarso professionismo. Onori un contratto che ha liberamente firmato. E smettiamola di parlare – come pure ho letto – “della serenità con cui resterebbe Reina”. Se è un professionista resta e fa il suo dovere come ha fatto nelle prime tre partite ufficiali giocate per gli azzurri. Altrimenti non è un professionista. E, soprattutto, dimostrerebbe di non amare Napoli e il Napoli. Infrangendo anche il patto di ferro che tutti i suoi compagni hanno onorato restando qui e rinunciando anche essi ad offerte faraoniche. Credete davvero che Insigne non possa andare in un club estero a guadagnare il doppio di quanto percepisce a Napoli? Ci sarebbe la fila. E credete che se De Laurentiis fosse davvero il “Pappone” di cui tanto vi piace parlare, non accetterebbe offerte dai 120 milioni in su per lui? Eppure non lo ha fatto. 

Reina ci dica se ama i soldi. Ci dica se vuole fare il professionista e quindi ambire ad un ingaggio superiore. Se invece ama Napoli come tanto gli piace dichiarare sui social e nelle interviste lasci perdere. Esca allo scoperto, rompa ogni ipocrisia e dica che per amore di Napoli e del Napoli resterà un altro anno e non c’è Paris Saint Germain che tenga. Altrimenti è solo un ipocrita. Un ipocrita che utilizza l’amore dei napoletani per averne un tornaconto economico. E non sapete quanto mi costa scrivere male di un calciatore del Napoli per me che ritengo che troppi giornali insinuino dubbi nella tifoseria per insidiare il nostro ambiente. Ma è così. O l’una o l’altra. La via di mezzo non esiste. O si fa i romantici, o si fa i professionisti. Tutte e due insieme, in questa situazione, le opzioni non ci possono stare.

Valentino Di Giacomo

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La polemica social

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nelle ultime ore tengono banco le polemiche sui social network sollevate da Reina e dalla sua strepitosa consorte Yolanda. Frasi al vetriolo probabilmente indirizzate contro Aurelio De Laurentiis, reo di averlo bacchettato per alcune prestazioni non proprio lusinghiere nell’arco della stagione.

Qui a Napoli tutti vogliamo bene a Reina. Paraculo – in senso positivo – come pochi nel sapersi ingraziare la piazza con le interviste in cui cita Benvenuti al Sud (A Napoli piangi due volte ecc. ecc. e tutta quella serie di cazzate che sappiamo auto-costruirci su misura), le esultanze sotto la curva, i tweet core a core con i tifosi.

Reina però fa il portiere di calcio, per fare questo è lautamente pagato da quell’orco, pappone, spilorcio (aggiungete voi aggettivi che vi piacciono tanto) di Aurelio De Laurentiis. Insomma non voglio rispolverare le massime alla cummenda milanese “Lavoro, Pago, Pretendo”, epperò io vorrei sapere quanti di voi tifosi non hanno quantomeno bestemmiato le parentele più lontane del numero 25 partenopeo in una delle sue defaillance (purtroppo frequenti) nell’arco della stagione. Cosa avete detto allo stadio o alla tv quando “Pallummella” Reina si è fatto passare la palla sotto il braccio dal tiro di Keita al San Paolo? Giusto per citare una delle paperelle del nuovo capo-ultrà ispanico-partenopeo.

Non voglio farla lunga. A me Pepe sta simpatico e (a dirla tutta) la moglie ancora di più. Calcisticamente credo sia un fenomeno nel giocare con i piedi e nelle uscite basse. Però è un portiere limitato su tanti altri aspetti e non possiamo non ricordare che in Inghilterra per lui coniarono l’appellativo di “Calamity Reina”. No, Reina non sarà una calamità, ma di sicuro qualche puntarello per strada in questo campionato lo abbiamo perso pure per causa sua. Poi è normale, dei portieri ci si ricorda sempre quando sbagliano e non, come pure accaduto, quando ti fanno vincere le partite: all’Olimpico la parata al 90esimo fu un capolavoro decisivo.

Detto questo, credo che un presidente possa avere tutto il diritto di criticare un proprio giocatore. Poi di cosa abbia detto precisamente Aurelio l’altra sera nessuno lo sa oltre ai diretti interessati, ma conoscendo il personaggio non ci sarà andato per il sottile, né avrà avuto “eleganza” nei modi. Ma non posso che stare (si, ancora una volta) dalla parte del presidente. Soprattutto per quanto riguarda Reina.

Chi è Reina? Quello che 3 anni fa, nonostante il suo grande AMORE per Napoli, decise (LEGITTIMAMENTE) di andare a fare il secondo di Neuer al Bayern per 4 milioni all’anno. Perché Reina è un calciatore professionista e, GIUSTAMENTE, fa le sue scelte in base alle proprie convenienze di carriera. Dall’altro lato c’è un presidente che ha sotto contratto un calciatore e che, valutandone il rendimento, può altrettanto LEGITTIMAMENTE e GIUSTAMENTE fare le proprie scelte ricercando un altro portiere. Si parla di Sczesny o Skorupsky per la prossima stagione.

Questo è il calcio. Le bandiere sono poche. Persino Totti probabilmente continuerà a giocare lontano da Roma (forse all’estero) dopo l’ultima gara con i giallorossi di domenica prossima. Nel Napoli c’è Hamsik che ne incarna questo concetto, forse Insigne. Punto. Se Reina tre anni fa non fosse andato al Bayern avrei compreso il suo sfogo. Oggi non posso sintonizzarmi sulle sue stesse frequenze. Se vuole andare vada via. Lo ringrazieremo per tutto quanto ha fatto e ci ha dato in questi anni. Ma la vita va avanti e la maglia nostra resta a prescindere dai nomi. Certo, non se ne sentiva proprio il bisogno di questa polemica. In prima battuta da parte del presidente che prima o poi dovrà pure imparare l’arte della continenza verbale. Ma pure Reina, se ci avesse tenuto così tanto alla maglia, questa polemicuccia avrebbe pure potuto esternarla tra qualche giorno, a stagione conclusa. Statt bbuon Pepe, che la Madonna t’accumpagn.

Valentino Di Giacomo

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L'impossibile può essere possibile

Tiro di Perotti, deviazione di Koulibaly, sembra finita, abbiamo buttato un’altra partita pur avendo dominato per l’intero match. E’ gol. Ci hanno fottuto un’altra volta. 

Sono i pensieri di sabato scorso. Li abbiamo fatti tutti noi. Eravamo già tutti pronti a scagliare il telecomando contro il televisore. E invece no. Invece Pepe Reina fa l’impossibile: mette tutta la forza, l’istinto e la voglia sulle proprie gambe, si lancia e la prende, poi come un felino allontana la palla con il piede.

Non vedevo una cosa del genere fatta da un mio giocatore da anni. Quello di Reina è un gesto che può comprendere solo chi ha fatto sport. Qualsiasi sport. Perché ci sono momenti, accadono di rado, ma accadono, che l’impossibile diventa possibile. Anzi, quasi facilmente possibile. Ti si accende una luce dentro e riesci a fare una giocata che è frutto di un’energia che non hai, ma che si palesa senza che tu neppure te ne accorga. Sono frazioni di secondo, eterne, interminabili.

Ho una mia teoria quando accadono queste cose: quella giocata Pepe l’ha sognata chissà quante volte, forse senza neppure ricordarlo. Provi una mossa in sogno e poi all’improvviso, nella realtà, il fisico deve solo seguire l’impronta che nella mente esiste già.

Perché scrivo questo? Perché il Napoli sarà chiamato a giocare un’intera partita da sogno contro il Real Madrid. La missione è impossibile. Loro sono i galacticos, sono abituati a giocare questi match, noi no. Ci manca l’esperienza, i nervi saldi, la capacità di fare praticamente sempre la scelta giusta. Sono sicuro che i ragazzi in maglia azzurra questa partita l’avranno giocata migliaia di volte nei loro sogni, non solo ora, ma anche quando erano bambini. E’ la classica partita dei sogni. E’ – per fare un esempio – quando vai a giocare la finale del torneo di calcetto o di calciotto per noi comuni mortali. Non ci guadagni nulla, ma la coppa la vuoi vincere e allora lotti sul pallone ancora più del solito, cerchi di essere lucido per portare a casa il risultato. Loro sono forti? E’ vero. Ma le partite bisogna sempre giocarle. E’ il bello dello sport.

Razionalmente partiamo battuti. Non c’è storia. Però è da tanto che il San Paolo non riesce a creare quella strana alchimia tra squadra e pubblico che prima era quasi la regola. Chissà che non sia la serata giusta. Sperare non costa nulla.

A me stasera torna alla mente quell’esordio in Champions League a Manchester contro quei fenomeni che sembravano usciti dall’album delle figurine, più che una squadra di calcio. Poi però noi, con Aronica e Cannavaro, con Inler e Gargano, abbiamo superato l’esame. Maggio si invola e serve Cavani: gol. Esistiamo pure noi nel calcio che conta! Soltanto una punizione di Kolarov alla fine ci tolse una vittoria meritata. Ma quel girone lo passammo. E come se lo passammo!

Ecco, è da molto che il Napoli non riesce a rendere possibile l’impossibile. Proprio quello che ha fatto sabato Reina. Crederci non ci costa nulla. Mal che vada abbiamo assistito ad un’altra pagina di storia del nostro Napoli. Perché tanto, nella buona e nella cattiva sorte, noi siamo sempre al suo fianco. Pure nei sogni. Sognare, sognare sempre, guardare sempre in alto e avanti. La bellezza dei sogni è che sono sogni. Non illusioni.

Valentino Di Giacomo

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Dopo tre sconfitte di fila il Napoli è riuscito a tornare alla vittoria, particolarmente importante perchè fuori casa ma pur sempre contro la squadra meno forte del campionato, e comunque torna a casa con l’amaro in bocca. Le buone notizie vengono tutte messe in secondo piano dalla scellerata reazione di Manolo Gabbiadini, che spreca l’ennesima occasione lasciando il Napoli in dieci per un’ora e senza nessun centravanti per le prossime partite. Per quanto fosse stato provocato, non esiste reagire in quel modo: un ragazzo può sbagliare, ma un calciatore professionista non può permettersi di dare uno spettacolo del genere e lasciare il suo club in una situazione simile. A questo punto non resta che richiamare Duvan (due rigori conquistati e un gol oggi) e sperare che Milik vada a Lourdes.

LA PARTITA – Nel primo tempo il Napoli è partito con una disposizione inedita, un 4-4-2 in linea con Hamsik “falso esterno” a sinistra, Callejon ala classica e una coppia molto solida composta da Allan e Diawara a centrocampo. Gabbiadini e Mertens componevano la coppia d’attacco, confermando la volontà dell’allenatore di tenere gli uomini offensivi comunque vicini per combinare. La strategia ha dato buoni frutti: complice la pochezza tecnica del Crotone, il Napoli è andato presto al tiro con Hamsik e poi con Callejon, lanciato in controtempo da Allan (piacevole novità i lanci del brasiliano, più di uno di buona fattura). Al minuto 17 è proprio lo spagnolo che sblocca la partita con uno dei suoi destri in diagonale. Il Napoli controlla bene, continua a creare, va vicinissimo al gol con Gabbiadini (miracolo di Cordaz) e subisce poco finchè al 31esimo non avviene l’episodio più assurdo della giornata: Ferrari a metà campo colpisce Gabbiadini, il bergamasco reagisce con un pestone al fianco. Mazzoleni espelle solo lui: l’attaccante rischia 3 giornate di squalifica, e quasi sicuramente sarà assente contro la Juventus, condannando il Napoli a giocare contro la capolista con i soli Insigne, Mertens, Callejon e Giaccherini in attacco. Non ce n’era bisogno.

Ad ogni modo due minuti dopo Nikola Maksimovic segna il raddoppio sugli sviluppi di un calcio d’angolo e il Napoli chiude il primo tempo senza ulteriori affanni. Nel secondo tempo il Crotone fa pesare la superiorità numerica; il Napoli paga anche la mancanza di fisicità in attacco, con il solo Mertens a sfidare i centrali avversari, e subisce anche una grossa occasione da gol con Simy che da pochi metri spara alto. Da lì il Napoli va vicinissimo al gol con Callejon su punizione e soprattutto Mertens a porta vuota; Reina risponde a Falcinelli e Rohden al 75′ con due parate straordinarie, la prima in particolare davvero fenomenale.

Il Crotone continua a spingere e alla fine passa con Rosi sugli sviluppi di un calcio da fermo, tenuto in gioco da Koulibaly: a voler essere severi è l’ennesima incomprensione difensiva che causa un gol inutile, ma c’è da dire che il Napoli era in dieci uomini dal 30′ e a ben vedere una distrazione è comprensibile. Sul finale i rossoblù spingono ma non riescono a trovare il pareggio.

COSA LASCIA QUESTA PARTITA – Da cosa può ripartire allora oggi il Napoli? Ovviamente dai tre punti, conquistati con una prestazione generosissima in cui i giocatori hanno dimostrato di essere sempre disposti a correre un metro in più per aiutare il compagno, benchè contro l’ultima in classifica i rapporti di forza non fossero in discussione; dalle ottime prestazioni di Reina, Callejon, Mertens, Maksimovic e Koulibaly; dall’ottimo debutto dal primo minuto di Diawara, che ha mostrato una regia semplice ma pulita, buone capacità difensive e alcuni colpi da far girare la testa. Ma forse ciò che più di ogni altra cosa ci rimane in questa giornata sono i risultati delle altre, con Juve e Inter sconfitte (#freeDeBoer) e il pareggio della Lazio, che accorciano la classifica e limitano i danni delle ultime disastrose giornate.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli ha praticamente dominato nel primo tempo contro la Roma. Prima di farci prendere dallo sconforto enorme delle due sconfitte consecutive e di aver perduto lo scontro diretto, si farebbe bene a ricordarsi quei primi 40 minuti di gioco. Gli azzurri non hanno fatto nulla di trascendentale, ma dominavano il campo, erano veloci nei fraseggi e hanno rischiato praticamente nulla fino alla strepitosa cazzata di Koulibaly.

Non vogliamo buttare la croce addosso a quello che dovrebbe essere potenzialmente il miglior difensore partenopeo. Se fosse stato un errore tecnico, come ad esempio un passaggio sbagliato, neppure ne avremmo parlato. Ma l’errore di Kalidou non è stato tecnico, ma di atteggiamento. Una spavalderia che ormai molto spesso gli fa commettere strepitose cazzate come quella che ci è probabilmente costata la sconfitta in un match decisivo. Non è la prima volta che KK ci delizia con queste indegne sbruffonerie. In una gara casalinga conto il Cagliari, nell’era Benitez, commise una sufficienza simile tentando di dribblare Farias: il Napoli vinceva 3-1,  pareggiò 3-3. E di errori di presunzione ne commette spesso, qualche volta siamo stati solo fortunati o bravi: in altre partite, dopo errori simili, l’attaccante avversario sbagliava il gol o Reina compiva un prodigio. Poi magari il Napoli vinceva e quindi noi ci dimenticavamo dell’errore. Anche perché KK nella stessa partita è capace di fare cazzate gigantesche come quella di ieri, insieme a giocate che fanno sobbalzare il pubblico dal sediolino. Come quando sradica con forza e precisione chirurgica il pallone dai piedi dell’avversario, quando rimonta sull’attaccante in fuga o quando si avventura nei coast to coast fino all’area avversaria.

Quello di ieri è stato un errore pesantissimo. E, lo ripetiamo, se si fosse trattato solo di un errore tecnico non ne avremmo neppure parlato. Invece è un errore di presunzione, di testa e che rende quindi impossibile ogni giustificazione. KK ha avuto almeno 10 secondi per scaricare il pallone su Reina, non lo ha fatto. Voleva saltare Salah, uno degli attaccanti più veloci del nostro campionato. Voleva fare il “bellillo” come dicevamo noi quando giocavamo in strada. Solo che quando noi giocavamo in strada se beccavamo il fenomeno gli entravamo sulle caviglie così lui “imparava a campare”. Nel calcio professionistico questo non è possibile.

E allora Sarri la smetta con questa sua fissità di formazione. I suoi schemi saranno evoluti, ma non li ha scritti la Nasa al punto da essere incomprensibili per i nuovi giocatori o per chi fino ad ora la partita l’ha vista dalla panchina. La rosa è ampia, dalla prossima ci aspettiamo un po’ di pugno di ferro: KK in panchina e che giochino titolari Maksimovic e Albiol. Dare a Koulibaly tre o quattro turni di riposo forse gli farà abbassare un po’ la cresta.

Il Napoli delle ultime settimane sembra bloccato mentalmente. Siamo al punto che ormai serve una scossa: o ci riprendiamo o ci affondiamo completamente. Basta con le rendite di posizione. Jorginho gioca una schifezza? Sarri metta Diawara. Hysaj è fuori condizione? E allora giochi Maggio. A tutto questo si aggiunge che Hamsik per l’ennesima volta ha finito la partita con i crampi. Cosa sta succedendo?

Sarri vuole fare solo l’allenatore? E lo faccia. La smetta di parlare di fatturati, di Juventus e altre stronzate. Faccia l’allenatore. Sia per primo lui all’altezza di una grande squadra. Oggi, ancor di più dopo l’infortunio di Milik, gli azzurri hanno un enorme problema realizzativo. Le avversarie ci hanno studiato e sanno come fermarci. Ieri la Roma è venuta a Napoli con due linee strette in fase di non possesso: quattro difensori, tre mediani e gli esterni a rintuzzare. C’è un serio problema nello sfondare difese così schierate. Poi, dopo l’errore di KK, la Roma ha avuto gioco facile perché ha potuto fare il gioco che le è più congeniale.

Siamo ancora in tempo per raddrizzare la baracca, ma deve essere Sarri a capirlo per primo facendo delle scelte. E a volte servono pure scelte brusche. Il posto da “titolarissimo”, in una rosa così assortita, non dovrebbe avercelo nessuno. Chi gioca meglio, chi sta meglio, chi si mostra più concentrato va in campo. Punto. Intanto si cominci già da Koulibaly: tre partite in panca e poi vediamo se ha imparato la lezione.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Pepe Reina, sulla falsariga del connazionale Callejon, a margine della conferenza di presentazione della nuova maglia ha tenuto a rassicurare tutti i tifosi azzurri, raccontando la voglia e l’entusiasmo dei suoi compagni di squadra in vista della prossima stagione:

Siamo al terzo giorno di lavoro e già vedo una grande voglia nei ragazzi, ho ritrovato un gruppo carico che vuole subito cominciare benissimo la stagione”.

Diamo appuntamento ai tifosi a Dimaro per trascorrere 20 giorni insieme all’insegna dell’azzurro. Ci prepareremo al meglio per affrontare con lo spirito giusto la stagione importantissima che ci aspetta”.

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Fonte: twitter.com/sscnapoli

Giornata di presentazione in casa Napoli: è stata presentata oggi la nuova maglia azzurra per la prossima stagione: la Kombat Skin.

Ad illustrarla, nella sala conferenze di Castelvolturno, è stato l’Head of Operations del Napoli Alessandro Formisano, al fianco del vice-presidente Edoardo De Laurentiis, del dirigente Kappa Paolo Fulgenzi e di Reina, Allan e Callejon che si sono prestati come modelli.

“Siamo lieti di presentare la nuova maglia Kombat Skin che, come esprime già il nome, rappresenterà una seconda pelle per i calciatori azzurri. La peculiarità principale è quella della massima estensibilità del tessuto che rende i giocatori quasi imprendibili”.

“L’accordo con Kappa ci ha permesso di adoperare una tecnologia avanzatissima tutta made in Italy. Lo sviluppo della maglia è stato elaborato di pari passo tra la nostra Società e la Kappa. Abbiamo lavorato molto sui dettagli ed anche i calciatori sono stati partecipi, dando il loro contributo ed il loro responso sulla creazione delle maglie”.

“Si tratta di una maglia tubolare senza cuciture che, ribadiamo, rappresenterà una seconda pelle per i calciatori oltre ad essere elegante e comoda. Siamo orgogliosi di essere la prima squadra che adotta la nuova Kombat Skin in Italia. Napoli è il top team italiano di Kappa e questa maglia è una nostra esclusiva al momento”.

“Abbiamo in questi giorni annunciato anche il rinnovo di sponsorizzazione di Lete, Garofalo e Kimboproseguendo in una strategia oculata ed in una importante sinergia imprenditoriale che possa dare alle eccellenze campane visibilità internazionale”.

Fonte: twitter.com/sscnapoli
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Fonte: sscnapoli.it
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