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Le parole del presidente

Non si può non parlare di Real Madrid solo per il campo, lo abbiamo già fatto, ma ci sembrava impossibile non dedicare anche uno spazio alle parole che ieri De Laurentiis ha detto nel post-gara (Qui il video). Anche qui, come per la gara, c’è chi la vedrà in un modo e chi in un altro. Io ci ho visto tutto il meglio e tutto il peggio che sa regalare questo imprenditore che non abbiamo ancora capito se quando dice certe cose lo fa perché “ci è” o “ci fa”. Nel dubbio, dobbiamo prendere con le molle tutto quanto.

1)Il peggio è sicuramente quel provincialismo ostentato che non fa onore al presidente, al suo club e alla nostra città. Ma si può andare in tv dopo Napoli-Real Madrid (NAPOLI-REAL MADRID) e parlare degli spagnoli che hanno goduto del catering messo a disposizione dal Calcio Napoli? Immagino la scena e mi torna alla mente il film di Totò quando parla “dei famosi antipastini di mia moglie“, immagino gli spagnoli che mangiano con le posate legate con una catena al tavolo. Frase certamente detta per mettersi all’altezza del Comune che FINALMENTE ha ristrutturato i cessi nella tribuna stampa. Ma ha senso dirlo in tv? E’ stata la cosa peggiore dell’intera intervista.

2) C’è invece del bene e del male nelle parole contro i “giornali del nord”. De Laurentiis non ha fatto altro che raccontare un’evidenza: ci sono grandi poteri in Italia che non vedono di buon occhio l’ascesa del Napoli. Il presidente ha denunciato solo un’ovvietà. Un’ovvietà che però a questo punto nasconde una debolezza: certifica che il Napoli non conta nulla nei palazzi del potere e l’unico modo che ha per contare è portare dalla propria parte i propri “consumatori”, i “clienti”. Una specie di ritorsione (vedere il discorso sulle vendite in Campania della Gazzetta) nei confronti di questi poteri. Se da un lato piacciono le parole alla “Masaniello” di De Laurentiis, dall’altro certificano l’impotenza all’interno del sistema del presidente. Un dirigente di un’altra squadra quelle uscite in pubblico non le fa, resta in silenzio e poi, con accurate tecniche di moral suasion, prova a portare dalla propria parte i personaggi che contano all’interno dei “Palazzi”. Ma assistiamo, ancora una volta, ad una totale assenza di diplomazia.

3) De Laurentiis ha fatto bene nel continuare a recitare “la parte” del Napoli vittima di tutto e tutti. Lo aveva fatto contro la Rai per il caso telecronaca, lo aveva fatto contro gli arbitri dopo l’assurda direzione di Valeri in Coppa Italia contro la Juve e ha fatto bene ormai a tenere questa posizione. Se deve essere guerra, che guerra sia. L’importante ora è che si continui. Non sappiamo se sarà una buona strategia, ma sarebbe ancor peggio se (come purtroppo spesso è accaduto) mollasse la presa. In comunicazione anche difendere ostinatamente una posizione (giusta o sbagliata che sia) è sempre fruttuoso nel lungo periodo. Magari fidelizzi al tuo pensiero solo un piccolo gruppo di persone, ma la tua posizione da “probabile” diventa una “verità”. Quindi ora il presidente non ci deluda e continui tutte le volte che può nel recitare la parte di Masaniello. Qualora non lo facesse sarebbe un autogol gravissimo dal punto di vista comunicativo ancor peggio di alcune delle sue uscite infelici.

4)Proprio ieri non c’entrava una mazza il discorso del “Lavali col fuoco”. Se il presidente aveva qualcosa da dire doveva farlo sabato scorso contro la Roma quando quel coro schifoso è stato cantato più volte. De Laurentiis era allo stadio, dopo la gara avrebbe dovuto scendere negli spogliatoi e aprire il caso. Perché nella comunicazione i tempi sono più importanti dei contenuti. E l’autogol delle parole dopo la gara di Madrid sono frutto proprio dell’errato tempismo.

5)Capitolo Malfitano. Non so se il giornalista della Gazzetta sia juventino o meno. Ad ogni modo un giornalista fa il giornalista e non si è più bravi o più credibili se si tifa per una squadra o per un’altra. Se De Laurentiis vuole attaccare la Gazzetta e Malfitano non usi questi trucchetti, tanto più che l’auto del collega è stata bersagliata nei giorni scorsi da ignoti teppisti (la solidarietà umana e personale non viene meno neppure da noi). Detto questo, si può fare di Malfitano un martire, ma non certamente un santo (come pure qualche collega ha cercato di fare). Se De Laurentiis vuole criticare Malfitano lo faccia per come il giornalista svolge il proprio lavoro, non perché questi tifa per la Juve o per il Napoli. Del resto non ci vuole tanto per fare le pulci a Malfitano. Uno che lo scorso anno dopo 3 giornate criticava gli acquisti di Hysaj, Allan e Valdifiori e, SOPRATTUTTO, diceva che con Sarri il Napoli non sarebbe andato da nessuna parte. Beh, i fatti lo hanno sonoramente smentito. Malfitano è colui che dopo Juve-Napoli di Coppa Italia, tanto per muovere una critica come fa la gente che parla per far prendere aria alla bocca, scrisse che Sarri avrebbe dovuto impiegare Allan. E Allan era infortunato. Commenti che uno si aspetterebbe di ascoltare al Bar dello Sport il lunedì mattina sorseggiando un cappucciono. Altro che Gazzetta dello Sport. Insomma, di episodi particolari per criticare Malfitano ce ne sarebbero a volontà. Ma usare l’arma del tifo non è un comportamento da grande società. Anzi, è un comportamento che non ha senso se non quello di fomentare odio verso un personaggio attraverso trucchetti indegni.

6)Ecco, la sensazione finale è che il presidente di una grande società non vada in tv a fare certe dichiarazioni. C’è un provincialismo, una pressapochezza che non depongono a favore del presidente. Eppure il club ha i conti in ordine e la squadra è formata da grandissimi giocatori che da 7 anni giocano stabilmente in Europa. Sono i ragazzi che hanno messo paura al Real Madrid. Ma tutto questo non fa una grande società. Soprattutto nell’era della comunicazione. In sintesi: bene Aurelio, ma male Aurelio. Forse sarebbe il caso di assumere uno speaker in questi casi come funziona per le alte cariche politiche. Ieri il presidente ci ha ricordato che di margini per crescere ne abbiamo ancora. Assai più che in campo perché becchiamo due gol su calcio d’angolo.

Valentino Di Giacomo

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Un punto di partenza, non di arrivo

Fatemi un piacere: se volete fare i “pezzenti sagliuti” che volete criticare il Napoli perché non ha battuto ‘o Real Madrid non leggete questo articolo, chiudete e passate appresso. Troverete certamente altri commentatori che saranno maggiormente inclini a coltivare la vostra eterna insoddisfazione per qualsiasi cosa. Detto questo, passiamo appresso con chi ci sta. Con quelli che ancora sognano un mondo d’amore per dirla con Bellavista.

Abbiamo visto per oltre un tempo il Real Madrid buttare la palla sugli spalti come se fosse una squadra di B che viene a chiudersi a difendere il risultato. A un certo punto abbiamo assistito persino al cambio di Cristiano Ronaldo, messo da Zidane al centro dell’attacco al posto di Benzema per cercare di sfruttare in velocità qualche contropiede, come fanno i mister dei ragazzini categoria Esordienti quando mettono davanti il bimbo più grande per mettere in difficoltà gli avversari più piccoli fisicamente. Ho visto Modric, MODRIC, balbettare in mezzo al campo. Ho visto Hamsik dare lezioni applicate di tecnica calcistica.

Ora dobbiamo metterci d’accordo se considerare tutto questo un’effimera soddisfazione oppure esaltare quanto abbiamo visto fare dal Napoli per più di 50 minuti. Sono prospettive. E, devo ammetterlo, in me oggi prevale ancora il lato emozionale. Io il Napoli non l’ho mai visto giocare così come ieri sera, in realtà sono 30 anni che non vedevo una squadra italiana giocare a quei ritmi in Europa. Uomo su uomo a tutto campo, difesa sulla linea mediana, raddoppi sistematici e pressing asfissiante. Il tutto condito da un fraseggio in fase di possesso più efficace di quello delle “Football legend” del Real. Ho visto un gol da PlayStation. Ho visto un palo di Mertens. Ho capito sin da subito che se sbagliavamo un passaggio quelli andavano subito in porta perché abbiamo giocato un calcio che non esiste. Che non abbiamo MAI visto. Il tutto amplificato dalle sensazioni dello stadio, dove la partita puoi vederla davvero per i suoi aspetti tattici e vivere pure tutte le emozioni che ieri sera ha regalato il San Paolo.

Siamo stati bravissimi o dei polli? Oggi se lo chiedono tutti. Dico solo che quella di ieri potrà davvero essere considerata una grandissima serata se sarà vissuta da tutti come un punto di partenza e non di arrivo. De Laurentiis parla tanto di “cazzimma” e forse ieri proprio quella è mancata. Non per l’ardore che tutti hanno messo in campo (ieri i ragazzi andavano a 1000 all’ora), ma per il modo con cui sono stati presi i gol. Ora però non facciamoci tutti “maestri” che sparano sentenze su come ci si difende sui calci d’angolo. Chi segue un po’ di calcio dovrebbe sapere che il signor Sergio Ramos ha segnato così qualche altro gol “abbastanza importante”, tanto per usare un eufemismo. Non facciamo gli spocchiosi, come se noi fossimo gli inventori del calcio, attribuendo al Napoli dei poteri che in 90 anni di storia non ha mai avuto.

Ieri mi sono preso persino la briga di “discutere” allo stadio quando un signore davanti a me, dopo aver visto TUTTO QUESTO ( che mi pare tanta roba), diceva la solita frase “Non vinceremo mai”. Poi, tipico anche in questo di un certo sentimento che vive in città, aggiungeva: “Eh perché se ci fosse stato Higuain”. A quel punto non ce l’ho fatta più e gli ho fatto notare che senza i 90 milioni del trentenne argentino oggi non assisteremmo alle prodezze di Rog, Zielinski, Milik, Diawara. E lui, ostinato: “Non me ne fotte di questi qua, voglio Higuain e vincere le partite”. E qui dovremmo ricordare di quando il Napoli con il signor Gonzalo perse una semifinale con il Dnipro, non proprio il Real Madrid. Al di là di ogni merito, a me fa impazzire l’evidenza che in una città in cui non funziona quasi nulla, ci si metta a criticare l’unica che funziona veramente ed è proprio il Calcio Napoli. Su questo ha ragione De Laurentiis.

Godiamoci ciò che abbiamo visto. Il Napoli ha onorato la Champions vincendo il proprio girone, ma ha preso la squadra più forte. Non per questo ci siamo arresi, anzi, per usare la felice espressione di Sarri nella conferenza pre-partita “gli abbiamo fatto girare i coglioni”. Sarà stata davvero una grande serata se l’utilizzeremo per crescere ancora. Ha ragione Sarri quando parla di crescita da 9 a 10.

Un ultima considerazione va per i tifosi. Erano quasi tutti “occasionali” eppure hanno trasformato il San Paolo nell’inferno in terra. Per me è stata una delle più belle serate mai vissute a Fuorigrotta. La metto alla pari con quei 2 minuti in cui risuonò Napul’è contro la Juve dopo la morte di Pino Daniele. Sembrava essere in un film. Sono quei momenti in cui il popolo napoletano, e accade rarissimamente, realmente riesce ad unirsi nella sua anarchica maniera. Anche lì perdemmo 3-1. Ma se si è uomini d’amore il risultato non conta. Se si è uomini d’amore è meglio stare con una bellissima donna almeno per un’ora che non aver vissuto quel piacere. Una delle più belle serate mai vissute. Una delle più belle serate mai vissute. Me lo ripeto a mente come un mantra e sorrido felice. Ma deve essere un punto di partenza, non di arrivo. Forza Napoli, siamo bellissimi.

P.S. Un appunto “simpatico” alla Curva B (ieri eccezionale): contro il Dnipro la coreografia diceva “Magnammancill” e finì come finì, ieri con il Real la coreografia era “Affondiamoli”. Vi invito a riflettere per le prossime volte sull’opportunità di usare queste espressioni in futuro. Diciamo che non portano proprio bene… 

Valentino Di Giacomo

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L'impossibile può essere possibile

Tiro di Perotti, deviazione di Koulibaly, sembra finita, abbiamo buttato un’altra partita pur avendo dominato per l’intero match. E’ gol. Ci hanno fottuto un’altra volta. 

Sono i pensieri di sabato scorso. Li abbiamo fatti tutti noi. Eravamo già tutti pronti a scagliare il telecomando contro il televisore. E invece no. Invece Pepe Reina fa l’impossibile: mette tutta la forza, l’istinto e la voglia sulle proprie gambe, si lancia e la prende, poi come un felino allontana la palla con il piede.

Non vedevo una cosa del genere fatta da un mio giocatore da anni. Quello di Reina è un gesto che può comprendere solo chi ha fatto sport. Qualsiasi sport. Perché ci sono momenti, accadono di rado, ma accadono, che l’impossibile diventa possibile. Anzi, quasi facilmente possibile. Ti si accende una luce dentro e riesci a fare una giocata che è frutto di un’energia che non hai, ma che si palesa senza che tu neppure te ne accorga. Sono frazioni di secondo, eterne, interminabili.

Ho una mia teoria quando accadono queste cose: quella giocata Pepe l’ha sognata chissà quante volte, forse senza neppure ricordarlo. Provi una mossa in sogno e poi all’improvviso, nella realtà, il fisico deve solo seguire l’impronta che nella mente esiste già.

Perché scrivo questo? Perché il Napoli sarà chiamato a giocare un’intera partita da sogno contro il Real Madrid. La missione è impossibile. Loro sono i galacticos, sono abituati a giocare questi match, noi no. Ci manca l’esperienza, i nervi saldi, la capacità di fare praticamente sempre la scelta giusta. Sono sicuro che i ragazzi in maglia azzurra questa partita l’avranno giocata migliaia di volte nei loro sogni, non solo ora, ma anche quando erano bambini. E’ la classica partita dei sogni. E’ – per fare un esempio – quando vai a giocare la finale del torneo di calcetto o di calciotto per noi comuni mortali. Non ci guadagni nulla, ma la coppa la vuoi vincere e allora lotti sul pallone ancora più del solito, cerchi di essere lucido per portare a casa il risultato. Loro sono forti? E’ vero. Ma le partite bisogna sempre giocarle. E’ il bello dello sport.

Razionalmente partiamo battuti. Non c’è storia. Però è da tanto che il San Paolo non riesce a creare quella strana alchimia tra squadra e pubblico che prima era quasi la regola. Chissà che non sia la serata giusta. Sperare non costa nulla.

A me stasera torna alla mente quell’esordio in Champions League a Manchester contro quei fenomeni che sembravano usciti dall’album delle figurine, più che una squadra di calcio. Poi però noi, con Aronica e Cannavaro, con Inler e Gargano, abbiamo superato l’esame. Maggio si invola e serve Cavani: gol. Esistiamo pure noi nel calcio che conta! Soltanto una punizione di Kolarov alla fine ci tolse una vittoria meritata. Ma quel girone lo passammo. E come se lo passammo!

Ecco, è da molto che il Napoli non riesce a rendere possibile l’impossibile. Proprio quello che ha fatto sabato Reina. Crederci non ci costa nulla. Mal che vada abbiamo assistito ad un’altra pagina di storia del nostro Napoli. Perché tanto, nella buona e nella cattiva sorte, noi siamo sempre al suo fianco. Pure nei sogni. Sognare, sognare sempre, guardare sempre in alto e avanti. La bellezza dei sogni è che sono sogni. Non illusioni.

Valentino Di Giacomo

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L’adolescenza è un periodo infame, cattivo come solo i ragazzi di quell’età sanno esserlo ma contemporaneamente divertente e spensierato.

Tutto diventa più complicato poi con la scoperta del sesso, o meglio dell’altro sesso. Il mondo non è più diviso fra i maschi che giocano a pallone e le femmine che leggono cioè… ma finalmente i maschi e le femmine possono interagire. O almeno vorrebbero, perché non è così facile.

Quando le ragazzine fanno lo sviluppo e il corpo cambia i giovani uomini rimangono disorientati e le difficoltà di comunicazione aumentano con l’aumentare delle dimensioni della ragazza… in poche parole rimani comm’a nu turzo annanz’ a na uagliona con 2 zizze tante!

Sei disorientato, spiazzato, è un mondo che non conosci e lo guardi un po’ ammirato e un po’ allibito, solo crescendo ci fai l’abitudine e certe cose non ti sconvolgono più, riesci a guardare oltre le zizze e ad avere una conversazione normale, certo sono elemento di distrazione ma non sono un freno totale. Alcuni però non crescono e davanti a un paio di zizze proprio non riescono a guardare oltre, non è più questione di età, ma semplicemente di maturità

Stasera il Napoli ha dimostrato di essere una squadra adolescente. Molti sono rimasti lí imbambolati a guardare le zizze che, per carità, erano meravigliose, galattiche, ma forse guardando oltre e dimostrandoci più maturi avremmo potuto portare a casa un altro risultato.

Cattivi: Koulibaly ha le sue colpe, se avessimo preso 5 goal come quello di Casemiro forse ci saremmo rassegnati, ma prenderne due a difesa schierata fa andare il freva, e lui ha le sue colpe. Mertens è stato il più spaventato in campo, si vede poco e finisce con divorarsi un goal pesante, sappiamo che si rifarà ma stasera è no, è evidente che le zizze grosse gli piacciono assai. Peggiore di tutti però è il presidente, perde un’altra occasione per stare zitto, rendendo la sconfitta molto peggiore di quella che è.

 

Buoni: Hamsik si vede poco, ma partecipa al goal e sfiora il secondo, così come Callejon che inizia male ma cresce nel corso dei novanta minuti, trovando anche un goal che gli viene annullato. Il migliore in campo è senza dubbio il tanto vituperato Insigne che si leva i paccheri da faccia con una prestazione ottima, senza paura coronata da un goal pregevole per tecnica e cazzimma.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo hanno scritto le maggiori testate ed è un paragone che molti in questi giorni amano fare, Juve Napoli come Barça Real?
Per l’importanza in chiave classifica questa Juve Napoli è una partita di rilievo, ma non decisiva, e quindi in questo senso si può paragonare al Clàsico ma le due squadre di Serie A sono lontanissime per sotira e situazione attuale dalle due corazzate spagnole.

55 scudetti e 15 Champions, parliamo di questo quando parliamo di Barcellona Real Madrid, parliamo di infrastrutture d’avanguarida, parliamo di una squadra che compra tutti i giocatori più forti del mondo e di un’altra che ha un settore giovanile e una serie di osservatori che fanno crescere talenti pronti ad esordire giovanissimi anche nella massima competizione europea, parliamo dei giocatori più forti oggi in attività e soprattutto parliamo di due squadre che ogni anno si contendono qualche trofeo.

Napoli Juve è tutt’altro, i bianconeri hanno, per organizzazione e infrastrutture, la società migliore d’Italia, forse quella che ha vinto di più, anche se in ambito internazionale vanta “solo” 2 Champions, il Napoli poco e quando lo ha vinto lo ha fatto sempre in modo sofferto, combattuto… epico.

Dal punto di vista societario non si può di certo paragonare il Napoli con la Juventus, il Napoli è una cenerentola, un outsider che a inizio campionato molti vedevano lottare per l’Europa League o poco più e che oggi si trova lassù in cima.

La partita è ugualmente importante e forse anche più sentita, ma per ben altri motivi. Nord contro Sud, padrone contro operaio, identità contro complesso di inferiorità di chi sceglie di tifare per i vincenti perchè si vergogna delle proprie origini. Napoli Juve ha quasi il sapore di Napoli – Italia.

Si, perchè il Napoli per molti non è una squadra di club, è la nazionale. Maradona lo spiega benissimo nel film/intervista di Kusturiça – C’era la sensazione che il Sud non potesse battere il nord – sensazione che c’è ancora oggi, troppo perfetta, troppo organizzata questa juve che, in Italia, non si riesce a fermare da 4 anni, ed è per questo che la sfida in termini di passione e orgoglio assume un valore ben superiore a Real Barça. Ed per questo che allo Stadium come al San Paolo all’andata è una vergogna che non si permetta agli ospiti di soffrire con la propria squadra.

Come non aveva senso chiudere il settore ospiti all’andata, qui si lascia che il calcio diventi merce televisiva e non si permette ai tifosi di vivere e soffrire la partita, anche per questo limite del  calcio italiano il paragone non regge.

Non serve quindi cercare motivazioni, fascino e interesse altrove, quando la partita già di per sé ne offre in abbondanza.

Paolo Sindaco Russo

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Foto di Ronnie Macdonald https://www.flickr.com/photos/ronmacphotos/

Come sempre, per ogni questione, anche la più stupida Napoli si divide.

Alle volte penso che per quanto sia vera la frase di Pino Daniele Napul’è mille culure tanto sia valido l’esatto opposto per noi Napoletani: è tutto o bianco o azzurro (no, nero non lo dico), o giusto o sbagliato, o sei un eroe o sei una fetecchia, non esistono mezze misure.

Benitez non ha fatto eccezione: al suo arrivo c’è chi era scettico e aspettava ogni domenica un passo falso  per poter provare il morboso piacere di dire “Ve l’avevo detto e chi si è subito proclamato Rafaelita e ha mantenuto questa posizione anche quando il tecnico spagnolo è andato via.

Ieri è arrivata la notizia dell’esonero di Rafa e sui social network sono arrivati, immancabili, gli sfottò, cui anche noi abbiamo preso parte perchè fa parte del nostro modo di affrontare la vita, ma c’è chi è andato oltre lanciandosi in vere e proprie esultanze e sproloqui contro il tecnico spagnolo.

Abbiamo già ricordato l’importanza di Benitez per questo Napoli e i risultati ottenuti che, anche se al di sotto delle aspettative, lo hanno portato sul podio dei tecnici più premiati della storia del Napoli, così come abbiamo più volte ricordato le sue mancanze e il suo integralismo tattico che ci è costato punti ma forse troppo raramente  ricordiamo il suo legame con la città, di come abbia amato scoprirne i luoghi e la storia.

Chi ama non dimentica – lo diciamo spesso, talmente spesso che forse alle volte ne dimentichiamo il significato, che non abbiamo amato Benitez, o meglio che solo alcuni lo abbiamo realmente amato, è normale ma se tutti noi tifosi siamo per definizione amanti del Napoli e di Napoli perchè dimentichiamo, o peggio deridiamo, un professionista che ha speso due anni con noi?

Rimanendo in tema musicale alle volte sarebbe il caso di abbracciare la filosofia del Chi ha avuto, ha avuto, ha avutochi ha dato, ha dato, ha datoscurdámmoceoppassato, simmo ‘e Napule paisá! e augurare buona Fortuna a Rafa e sperare che la sua Fortuna non si incroci mai con la nostra.

Paolo Sindaco Russo

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Foto di Ronnie Macdonald https://www.flickr.com/photos/ronmacphotos/

Il consueto valzer estivo degli allenatori solleva sempre questioni tattiche che a volte generano cambiamenti traumatici. Il passaggio da un allenatore ad un altro con un’idea di gioco diversa se non radicalmente opposta può stravolgere l’aspetto di una squadra, penalizzare alcuni giocatori chiave del ciclo precedente e valorizzarne altri che non avevano avuto spazio. In attesa di vedere come cambierà il Napoli in seguito all’addio di Benitez e all’arrivo di Maurizio Sarri, proviamo ad ipotizzare come cambieranno il gioco e la formazione tipo della nuova squadra di Don Rafè, alla luce dei suoi noti dogmi di gioco e dei rumors relativi alla campagna acquisti estiva.

Il Real di Carlo Ancelotti giocava un calcio arioso e a volte abbastanza orizzontale, basato sul palleggio dei giocatori più talentuosi: l’abbassamento di James Rodriguez prima e di Isco poi sulla linea dei centrocampisti testimonia la preferenza dell’allenatore italiano per i giocatori tecnici e creativi su quelli fisici. La squadra, dopo i primi esperimenti con il 4-2-3-1 ereditato da Mourinho, aveva trovato un maggiore equilibrio adottando il 4-3-3: relegato in panchina da subito il neo-juventino Sami Khedira, il ruolo di centrale davanti alla difesa era affidato (dopo la partenza di Xabi Alonso) al tedesco Toni Kroos, ma il vero equilibratore del reparto nevralgico era Luka Modric. Il croato, palleggiatore meraviglioso e mezzala di rara intelligenza, era infatti con Ancelotti fondamentale nelle transizioni offensive, e i suoi infortuni sono pesati moltissimo nella relativamente negativa stagione appena conclusa, non essendoci un sostituto con le stesse caratteristiche (Illarramendi e Lucas Silva hanno deluso molto, mentre schierare contemporaneamente Isco e James rendeva la mediana davvero troppo “leggera” e con una trazione anteriore eccessiva). In difesa la rocciosa coppia centrale Ramos-Pepe garantiva quantità ed esperienza, mentre Carvajal e soprattutto il brasiliano Marcelo offrivano spinta e supporto alla manovra. Il tridente offensivo vedeva lo strapotere fisico di Gareth Bale e l’intelligenza da moderno centravanti tattico di Karim Benzema al servizio del panzer Cristiano Ronaldo, schierato a sinistra con licenza di accentrarsi palla al piede.

Come possiamo immaginare, conoscendo ormai il calcio di Don Rafè, il Real Madrid 2015/2016? Di una cosa siamo sicuri: il modulo. Come sempre, Rafa si affiderà al suo fidato 4-2-3-1 che diventa 4-4-2 in fase di non possesso. Il portiere non sarà certamente più il capitano Casillas, ormai sul piede di partenza; l’obiettivo di mercato per rimpiazzarlo sembra essere David De Gea del Manchester United. La trattativa non è semplice per le richieste economiche del club inglese, ma essendo abituati ad aspettarci da Florentino Perez spese folli pur di acquistare i migliori giocatori sulla piazza, possiamo inserirlo in questa ipotetica formazione.

In difesa, l’unico elemento che cambierà dovrebbe essere un difensore centrale, vista la rottura di Sergio Ramos col club. Lo spagnolo è tentato dalla Premier League e il suo sostituto il Real ce l’ha già in casa: si tratta di Raphael Varane, il giovane centrale francese che ha ben figurato quando è stato chiamato in causa nelle passate stagioni. L’alternativa alla coppia Pepe-Varane sarà Nacho Fernandez, canterano blanco aggregato alla prima squadra sul quale il club punta molto. Rimane scoperto il ruolo di quarto centrale: se dovesse davvero arrivare Otamendi, probabilmente gli sarebbe affidata una maglia da titolare grazie alle sue capacità di impostazione.

Il centrocampo è probabilmente il reparto più problematico. Già a Napoli Benitez si è ostinato ad applicare la sua idea di calcio con giocatori inadeguati, e il gap tra i suoi concetti di gioco e il materiale umano a disposizione è stato probabilmente il motivo principale del parziale fallimento del progetto. Giocare col doble pivote è difficile perchè i centrocampisti con le caratteristiche adatte si contano sulle dita di una mano: deve trattarsi di giocatori abili nell’impostazione, ma anche muscolari e capaci di proteggere la difesa, tatticamente molto disciplinati ed estremamente dinamici per coprire gli spazi lasciati liberi dagli esterni in transizione difensiva. Se arrivasse qualcuno Modric potrebbe non trovare molto spazio, così come accadeva con Mourinho che giocava con lo stesso modulo (seppure con idee di gioco totalmente diverse); probabilmente Kroos si adatterà meglio del croato, mentre potrebbe entrare almeno nella rotazione Lucas Silva, considerato l’ampio turnover che l’allenatore applica sistematicamente. Asier Illarramendi invece potrebbe essere messo definitivamente da parte se non venisse valutato positivamente. In questo momento tuttavia nessuno dei centrocampisti in rosa sembra essere un compagno di reparto ideale per Kroos; del resto, probabilmente l’unico giocatore al mondo che soddisferebbe davvero Rafa sarebbe quel Javier Mascherano che già a Napoli aveva chiesto fortemente, ma che è legato agli storici rivali blaugrana. L’unica voce di mercato nel ruolo è quella relativa a Lucas Biglia della Lazio, ma difficilmente Lotito lo lascerà partire se non di fronte a un’offerta oscena.

In attacco, infine, il nuovo modulo consentirà sì di schierare contemporaneamente molti dei giocatori di maggior talento della rosa, ma solleverà anche alcune problematiche relative al loro posizionamento. Posto che nel ruolo di trequartista dietro le punte si alterneranno quasi certamente Isco e James (sicuramente più adatti di Marek Hamsik, il giocatore probabilmente più penalizzato dal gioco di Rafa a Napoli), tutto il resto dipenderà da Cristiano Ronaldo. Il portoghese è certamente il giocatore più forte della squadra e un grande finalizzatore; tuttavia, a quanto pare Ronaldo non avrebbe gradito l’idea di Benitez di schierarlo da punta centrale, preferendo la sua solita collocazione da esterno sinistro. Se ciò fosse vero, viene da pensare che la causa, più che motivi tattici, possa essere il suo noto gusto per il dribbling, specialità nella quale è eccezionale e che non potrebbe esprimere appieno da centravanti; tuttavia, anche se forse ne risentirebbe “esteticamente”, il cambio di posizione potrebbe in realtà fargli molto bene. Ronaldo non ama certo giocare spalle alla porta, ma è un giocatore dalla notevole struttura fisica, con uno stacco aereo eccezionale. Inoltre, come sappiamo, Benitez non disdegna certo i movimenti ad allargarsi o a venire incontro degli attaccanti, anche se Ronaldo tra le sue molteplici e fenomenali doti non ha certo il lancio per il taglio delle ali. Così vicino alla porta potrebbe sfruttare al massimo il suo straordinario senso del gol. Inoltre il gioco di Benitez è molto faticoso per gli esterni alti; da punta centrale il mostro di Funchal potrebbe giocare ogni partita come pretende senza arrivare “bruciato” a fine stagione sacrificandosi in continui ripiegamenti.

Se Ronaldo dovesse giocare effettivamente da centravanti, il sacrificato sarebbe Karim Benzema, permettendo a Gareth Bale di tornare a giocare sulla sua fascia, quella mancina. Il gallese sarebbe l’esterno perfetto per il gioco di Benitez: esplosività e potenza fisica strabordante gli permetterebbero di sdoppiarsi nelle due fasi come tanto faticava a fare il pur volenteroso Insigne, sfruttando il suo sinistro micidiale e la sua progressione. In questo modo verrebbe limitato il fattore che probabilmente ha inciso di più sull’involuzione di Bale con Ancelotti: giocando sulla fascia opposta al piede forte, unica soluzione per farlo coesistere con Benzema e Ronaldo, tentava sempre l’azione personale, sembrando a volte avulso dal gioco non essendo perfettamente ambidestro. Tornando a sinistra potrebbe davvero fare la differenza. Per quanto riguarda la fascia destra c’è la possibilità James, ma potremmo anche assistere al lancio definitivo del talentuosissimo Jesè Rodriguez, meraviglioso prodotto della cantera che ha faticato tantissimo a trovare spazio la scorsa stagione.

Roberto Palmieri

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