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Il conflitto interiore

Vorrei tifare per la Nazionale italiana. Vorrei emozionarmi, vorrei avvertire quella sensazione di “vita o di morte” che avviene nelle manifestazioni internazionali. Vorrei rivivere qualche sensazione di quando di fianco a mio padre sul divano guardavamo le gesta di Baggio, di Totti o di Maldini. Non ci riesco più. Certo, il mio rapporto con la Nazionale italiana è stato scombussolato sin da bambino: il mio primo mondiale fu Italia ’90. Eh no, proprio non mi si poteva chiedere di tifare contro Diego e quindi fui subito albiceleste, tutta la vita. Epperò poi, già da Usa ’94, mi appassionai alla maglia azzurra. C’erano molti miti in quella squadra: Baggio su tutti, ma pure Baresi e Maldini. Mi venne ancor più semplice tifare per loro dopo l’agguato a Diego e la sua squalifica all’antidoping costruita a tavolino. E poi è bello vivere intensamente queste manifestazioni, lasciarsi trasportare da quelle sensazioni di euforia collettiva.

Ma perché oggi dovrei tifare per l’Italia? C’è un allenatore, Conte, che non mi piace. Oltre ad essere, è bene ricordarlo, un condannato. Sarà pure stato assolto dai tribunali ordinari, ma per i tribunali sportivi è un condannato in terzo grado di giudizio. E a me questa cosa è rimasta. Poi c’è la solita Ital-Juventus, gente che avrà vinto pure 5 campionati, ma vorrei sfidare qualcuno nel dire che abbia fatto un gioco divertente sia con la gestione Allegri che con quella di Conte. Non c’è epica in quella Juve, non c’è epica in questa nazionale. Non c’è un calciatore che faccia sognare, non c’è un talento che alimenti il mio bambino interiore. Neppure Insigne, che poi staremo a vedere per quanti minuti sarà impiegato.

Eppure come mi piacerebbe rivivere certe sensazioni. Ma ormai è tardi. E’ tardi ormai da qualche anno per uno come me che persino l’Italia del 2006 la visse con un certo distacco e senza sentirsi addosso la vittoria. Negli anni mio padre, anche ora, un po’ come il De Filippo di Casa Cupiello, mi chiede “Te piace ‘a Nazionale?”. E io gli rispondo sempre di no. “Nun me piace”. Non riesco a tifare per questa gente.

E c’entra persino poco tutto il revanscismo “neoborbonico”, nato con i migliori fini, poi trasformatosi surrettiziamente in manifesto demagistriisiano, anti-nazionale e spesso stucchevole. Tutto quello che c’era prima era meglio, tutto quello che è venuto dopo è usurpazione di una specie di stato totalitario. A volte si esagera. Eppure che ci posso fare? A prescindere da tutto, a mme ‘a nazionale nun me piace!

vDG

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Lo avevamo proposto qualche settimana fa, Quando il famoso Chef aveva posato per la fotografa Alessia Leporati in una serie di foto nei panni di un pastore e Marco Ferrigno, uno dei più apprezzati maestri di arte presepiale non ha perso tempo, realizzando una statuina ispirata proprio a quello scatto.

La statuina in pieno stile del ‘700 Napoletano non trascura nessun dettaglio, dai lineamenti del viso ai tatuaggi più che un pastore è un Rubio in miniatura, i tanti Fan della star di Unti e Bisunti che l’hanno ampiamente richiesta su web potranno finalmente trovarla sui banchi di San Gregorio Armeno.

Marco Ferrigno, sempre attento all’attualità, e tra i più produttivi nel trasformare in pastori i personaggi della politica, dello spettacolo, calciatori e showgirl ha subito intercettato la richiesta del pubblico ed ecco che ha accontentato il pubblico di Chef Rubio: “Con una posa così naturalmente presepiale – commenta il maestro Ferrigno – mi è sembrato inevitabile un riconoscimento a Rubio che con il suo programma ha saputo dare la giusta evidenza alla tradizione culinaria che vive proprio qui, nei vicoli del nostro centro storico di Napoli, a San Gregorio Armeno”.