Tags Posts tagged with "pogba"

pogba

0 287
Screenshot Gazzetta

Carissimi colleghi della Gazzetta dello Sport,

il vostro è il quotidiano sportivo più celebre d’Italia ed è veramente triste osservare che, per pur importanti ragioni commerciali, vi prestate molto spesso a trattare il Napoli e i suoi tifosi alla stregua di una squadretta provinciale. Ben conosciamo che di copie in città ne vendete pochine, così come siamo consapevoli che i rapporti tra la Rosea e il club partenopeo sono tutt’altro che idilliaci. Comprendiamo, inoltre, che può essere mortificante per una squadra milanese (Inter o Milan non fa differenza), vale a dire il vostro principale pubblico di riferimento, che una “squadretta” del sud possa far recapitare nella capitale finanziaria del Paese un’offerta per il capitano (e calciatore più rappresentativo) dell’F.C. Internazionale.

Sopportate questa intraprendenza meridionale da parte di un presidente di calcio che ha raccolto le ceneri di un club, glorioso e tormentato, come la Ssc Napoli e ha portato questa squadra stabilmente al di sopra delle compagini milanesi e finanche tra le prime quindici europee.

Per questi motivi vi comunichiamo che guardiamo con molto divertimento il vostro articolo odierno comparso sulla vostra testata online che titola “Higuain-Juve con lo sconto: il prezzo cala a 90 milioni. L’ultima beffa ai napoletani”. Ci sembra strano che proprio il giornale che, ripetiamo, è parte integrante della capitale finanziaria del Paese, possa considerare una BEFFA il recepimento da parte della Ssc Napoli di 90 milioni per un calciatore che, seppur forte, ha pur sempre 29 anni.

Siamo ancora più divertiti dell’evidenza che gli stessi scrupoli e uguale intento nel voler “fare le pulci” di una trattativa non li avete avuti per la cessione di Pogba al Manchester United. Vi informiamo, semmai non lo sapeste, che neppure la Juventus recepirà per intero i  120 milioni che pare offrire lo United. No, perché il 20% della cifra lo intascherà direttamente Pogba e il suo abilissimo procuratore Mino Raiola, guarda caso anch’egli campano. Eppure questa notizia non è stata rappresentata come una BEFFA per i tifosi juventini, anzi, tutt’altro.

Ci divertite tantissimo con i vostri titoli e in questa ostinata descrizione dei napoletani che si stracciano le vesti per la cessione di Higuain. Per carità, qualcuno ci sarà pure. Ma i napoletani ben ricorderanno anche i precedenti delle cessioni di Lavezzi e Cavani e ben sanno che, dopo una cessione illustre, il Napoli è abituato a rinforzare in egual misura la squadra. E forse questa volta toccherà rinforzarsi con il capitano dell’Inter e con la sua gentile signora che potrebbero trasferirsi alle pendici di un Vesuvio che ancora non ha “lavato” la città con il suo fuoco.

E su, non ci vuole mica molto per comprendere che vendere un calciatore di 29 anni alla cifra più alta mai realizzata nella storia del calcio italiano sia un gran colpo per la Juve, ma anche e soprattutto per il Napoli?

Ci perdonerete di questa intromissione nelle vostre liberissime iniziative editoriali. Anzi, da vostro lettore vi auguro di cuore di ritornare all’autorevolezza e ai fasti di un tempo ormai passato. Grazie per questo titolo così divertente. Qui da Napoli ringraziamo per questo minuto di gaudente ilarità.

E perdonateci nel caso dovessimo portar via da Milano anche Wanda Nara, vero core-business della nuova comunicazione sportiva nazionale.

Con divertita stima, cordiali saluti

Valentino Di Giacomo 

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

0 2830
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ci risiamo, sempre la stessa storia. E’ successo con Lavezzi, è accaduto con Cavani, si ripeterà probabilmente con Higuain. Il Napoli non riesce a trattenere i propri campioni e la piazza riprende il suo sport preferito contro il “Pappone”. Quel “Pappone” che da quando è a Napoli ha portato gli azzurri a vincere due coppe Italia e una Supercoppa, quel “Pappone” che da 7 anni consecutivamente riesce a piazzare il Napoli in Europa, quel “Pappone” che quest’anno vedrà nell’urna di Nyon sorteggiare la propria squadra in Champions in seconda fascia.

Eh già, ma noi, palati fini, meritiamo di più, proprio come dice il fratello di Higuain. “Noi vogliamo vincere” canta l’accaloratissima piazza sul divano della propria casa. Perché ormai neppure più allo stadio ci si scomoda ad andare. Del resto il San Paolo non è all’altezza della dignità e del lignaggio di chi per anni e anni i sediolini del San Paolo li ha incendiati, lanciati, divelti.

Dei difetti di De Laurentiis abbiamo scritto più volte, delle palesi inadeguatezze della comunicazione societaria ne scriviamo praticamente ogni settimana. Ad oggi, ad esempio, ancora non abbiamo capito quali siano le strategie del mercato azzurro. In un rincorrersi di nomi e di voci che si ripete ogni anno in maniera sempre più confusionaria.

Eh si, De Laurentiis ha mille difetti. Eppure non me la sento di attaccarlo per la vicenda Higuain. Non è lealismo, ma realismo. Il presidente azzurro ha offerto al Pipita – secondo quanto viene riportato dai giornali – un contratto da 7,5 milioni all’anno. Si, la stessa cifra che la Juventus garantirebbe a Gonzalo. Eppure Higuain pare non voler accettare la proposta di una società a cui lui ha dato tanto, ma da cui ha pure ricevuto moltissimo. Siamo sicuri che mister 36 gol avrebbe segnato così tanto senza essere il centro, il Sole attorno a cui Sarri ha costruito la squadra e il gioco? Siamo così certi che Gonzalo avrebbe fatto così bene se il mister non gli avesse consentito di decidere praticamente sempre quando giocare e quando no? A tutto svantaggio di un signor giocatore come Manolo Gabbiadini?

Che cosa avrebbe dovuto fare De Laurentiis più di offrire al Pipita un contratto superiore di tre volte a quanto guadagnava Maradona a Napoli all’apice della propria carriera? Ah già, doveva “fare la squadra”. Che poi per i tifosi più sprovveduti significa cambiare tanto per cambiare. Dimenticando che questa squadra con Insigne e Callejon, con Hamsik e con Jorginnho, con Hysaj e il sottovalutatissimo Allan ha sfiorato lo scudetto per un tiro sbilenco di Zaza a 3 minuti dalla fine allo Juventus Stadium. Memoria corta.

Io la memoria corta non ce l’ho, non posso permettermi di avercela. Alla mia età io ho vissuto da bambino Maradona e poi il buio. I pomeriggi bui con la pioggia a guardare il mio Napoli giocare con squadre improbabili. Le Serie A con i titoli agostani roboanti degli acquisti di Protti e Rossitto. Di Vlaovic che firmava per tre squadre contemporaneamente. Di Crasson, di Fabio Cannavaro sacrificato, di Zola al Parma perché il Napoli rischiava il fallimento. Io tutto questo non lo posso dimenticare, non lo so dimenticare.

Oggi non mi può far schifo giocare in Champions in seconda fascia, vedere al San Paolo il Manchester City o il Bayern Monaco, il Borussia Dortmund o il Chelsea. Appena 10 anni fa vedevo El Pampa Sosa sfidare il Martina Franca e il Lanciano.

Questo clima di sfiducia non lo sopporto, non aiuta la “mia” squadra che al momento è gestita da un signore che si chiama Aurelio De Laurentiis. Se verrà uno sceicco ne riparliamo. Si guarda alla Juve e non si guarda al Milan, alla Roma, all’Inter. Si, quelle squadre che 15 anni fa batterle significava salvare una stagione. Io non dimentico.

Higuain vuole andare alla Juve? E ci andasse. La Fiat pagasse uno dopo l’altro i 94 e passa milioni della clausola. Dov’è il problema? Vinceranno ancora? E vincessero. Non è il Napoli a poterlo impedire. Non per volontà di De Laurentiis, ma perché la storia racconta questo. Eh già, ma “Noi vogliamo vincere”. E lo si chiede come fosse un obbligo, puntando il coltello alla gola. Non, come pure dovrebbe essere, come una bellissima eventualità. Una eventualità concreta perché il Napoli, mai come adesso, è vicino per compiere il miracolo. Higuain o non Higuain. Ci disperavamo per gli addi di Lavezzi e Cavani e poi abbiamo visto tutti come è andata a finire.

De Laurentiis, lo ripetiamo, ha mille difetti. Ma fino ad oggi i suoi interessi sono coincisi con i nostri. Se Higuain andrà via ci saranno milioni a sufficienza per ricreare le condizioni di creare una grande squadra agli ordini di un allenatore preparato, capace, che ha fatto vedere il miglior calcio in 90 anni di storia di questo club appena un anno fa.

Poi vabbè, è facile rincorrere i social, le insoddisfazioni, le lamentazioni. Ma a che serve? Io sto con De Laurentiis perché è il presidente della “mia” squadra. E poi perché gli sono grato di avermi riportato dove merita questa piazza. Perché questa è la nostra REALTA’.  Anzi, ci siamo pure superati in questi anni.

Tutti a dare addosso al Napoli, al presidente. Mentre la Juve probabilmente non riuscirà a trattenere Pogba o Bonucci ed ha già venduto, in una delle peggiori operazioni della storia del calcio, Morata al Real Madrid. Hanno valorizzato un calciatore come se fossero il Verona con il Parma guadagnandoci appena 15 milioni. Anzi, come faceva il Napoli, appena 15 anni fa, con Milan, Parma e Inter. Ma noi abbiamo già dimenticato tutto, vero? Perché noi siamo quelli del “Vogliamo vincere”. Il primo agosto il Napoli festeggia i suoi primi 90 anni di storia. Il palmares racconta di due scudetti. Vissuti in maniera così entusiastica che forse a qualcuno sono parsi venti. Io sto con De Laurentiis, io sto con il Napoli, il mio Napoli. Nella buona e nella cattiva sorte, nella ricchezza o nella povertà. Il divorzio, almeno nel calcio, non esiste. Tanto vale salvare i buoni rapporti, invece di farsi, in maniera così sciocca, il sangue amaro.

Valentino Di Giacomo

P.S. Non conosco Aurelio De Laurentiis, non ho mire di avere incarichi societari, questo sito non ha neppure pubblicità, non prendiamo soldi dal Napoli. Così, lo diciamo per anticipare qualche imbecille frustrato.

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1190

La condanna del capitano

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ogni volta che Marek gioca una brutta partita, il mio amico Paco mi scrive. Ogni volta che Marek gioca una grande partita, scrivo io a lui. Lui ed io siamo due soggetti che rovinano il calcio: lui fa il preparatore atletico, io il giornalista. La sua categoria, almeno secondo il sottoscritto, ha tolto poesia al football e involuto la tecnica, la bellezza delle giocate. La mia categoria, vox populi, a furia di montar polemiche ha fatto più o meno lo stesso. Forse, la differenza tra Paco e me, è che io lo ammetto. Pur non ritenendo di avere colpe personali, mi accollo quelle dell’intera categoria.

Ma eravamo ad Hamsik, per me un fenomeno, per lui, più o meno, un “senza palle”. Due credenze, la sua e la mia, che vanno di pari passo tra i tifosi del Napoli. Marek divide, come De Laurentiis, come Benitez.

Il messaggio di Paco di ieri in risposta al mio è stato “Si vabbè, ha fatto il fenomeno contro il Verona”. Assunto smontabile, facilmente. Quei lanci al millimetro continui e formidabili verso Callejon e Gabbiadini o ce li hai nel repertorio, oppure non ce li hai. Sia che giochi contro il Real Madrid, che se giochi contro il Verona. Magari, contro questi ultimi, puoi avere più tempo per ragionarci, ma non sempre è così.

In settimana, dopo il match di Udine, i soliti avventori da social hanno persino proposto di togliergli la fascia da capitano. Uno che abita al Villaggio Coppola, che ha sposato una ragazza del luogo, uno che in mezzo alla strada si ferma a giocare con i ragazzini, uno che è praticamente diventato un napoletano acquisito. Come Pesaola, come Vinicio, come Cané.

C’è una vena autodistruttrice a Napoli che è deflagrante. Un’insoddisfazione atavica che non trova ragione, almeno per quanto riguarda il calcio. Viviamo in questa stagione uno dei campionati più belli nella storia del Napoli, esprimiamo un gioco godibilissimo, forse il migliore di sempre, abbiamo un capocannoniere meraviglioso che è in lizza per la scarpa d’oro. Eppure, qui in città, si trova il tempo di discutere se Hamsik sia un campione oppure no.

Che Marek ogni tanto abbia qualche battuta d’arresto, così come capitato quest’anno, non ci piove. Ma, probabilmente, siamo sempre troppo concentrati a guardare con la lente d’ingrandimento ogni giocata che compie il nostro capitano. Se, ad esempio, ci si soffermasse a guardare quello che ha combinato in stagione Pogba con la Juve, forse saremmo meno severi. Quanti giri a vuoto ha fatto Pogba quest’anno, quante partite ha sbagliato, prima di imbroccarne qualcuna giusta? Eppure Pogba, anche nelle giornate storte, è ritenuto lo stesso un fenomeno. Non accade così con Hamsik che, alle prime partite sbagliate, viene bersagliato di critiche tanto da mettere in dubbio se sia all’altezza di essere il capitano di questa squadra.

Hamsik è un giocatore di un’intelligenza rara, non sempre chi lo osserva in tv può comprenderne al meglio la straordinarietà. Marek va giudicato allo stadio, guardando i movimenti che fa senza palla, gli inserimenti, i tempi di gioco. E’ un giocatore non solo bello da vedere, ma utile anche quando non ha il pallone tra i piedi.

Criticare Hamsik resta per me uno dei più grandi atti di autolesionismo che commettono i tifosi del Napoli. Così come accade per De Laurentiis. Ma questa è un’altra storia. Tanto ieri il Napoli ha vinto e i “papponisti” sono ritornati a riposo almeno fino alla prossima.

E negli occhi, intanto, mi restano, le giocate di Marek che mi inebriano e mi fanno ritornare ad un calcio che forse non esiste più. Grazie di tutto capitano!

Valentino Di Giacomo 

 

0 319
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Grande Dibattito della Serie A 2015/2016 ruota intorno a una semplice domanda: è più forte la Juve o il Napoli? O meglio: al di là del gioco, quale squadra ha i titolari migliori, le alternative più affidabili, i reparti meglio assortiti? La questione della profondità delle rose, in particolare, è in effetti un discorso abbastanza vago andato molto di moda nel mercato di Gennaio. Proviamo a vedere perchè e a confrontare con oggettività le rose di Juve e Napoli.

LA BUFALA DELLA ROSA PROFONDA – Una discriminante che si è usata spesso è in effetti la questione della profondità della rosa, ovvero della quantità di alternative affidabili a disposizione di ciascuna squadra. Molti tifosi spingevano per fino per una massiccia campagna acquisti invernale per colmare il gap con la Juve, dimenticando che i bianconeri:

1) hanno costruito la rosa attuale, che ha degli equilibri precisi, nel corso di diversi anni, non certo in una sola sessione;

2) hanno fatto giocare molti più giocatori del Napoli nel complesso a causa delle difficoltà di inizio stagione, quando non trovavano un assetto tattico;

3) hanno avuto diversi infortuni in stagione che hanno costretto Allegri a fare affidamento su giocatori che non sarebbero stati titolari in diverse circostanze.

In effetti, la quantità di giocatori di cui Allegri e Sarri si “fidano” non è così dissimile. Andiamo a vedere nel dettaglio, reparto per reparto, tralasciando i portieri.

DIFESA – Allegri naturalmente può contare su un trio di centrali affidabilissimi come Barzagli (miglior difensore del campionato con margine), il regista basso Bonucci e Chiellini. Insieme compongono il trio più affiatato del campionato; nessuno dei tre copre molto bene la profondità anche se Barzagli è discretamente veloce, per cui la Juve compensa tenendo un blocco basso. La prima alternativa ai tre (o meglio ai due marcatori perchè Bonucci è inamovibile) sarebbe Martin Caceres; le sue condizioni fisiche però sono precarie, e Allegri ha dimostrato di non fidarsi affatto di Rugani. Sarri da parte sua ha in Albiol e Koulibaly la coppia più migliorata dall’anno scorso, con il franco-senegalese in particolare assolutamente irriconoscibile, e un’alternativa di discreta affidabilità come Chiriches, in attesa di vedere come si integrerà Regini. Il giovane Luperto non fa parte delle rotazioni. In sostanza il trio della Juve è innegabilmente più forte, ma Sarri può contare su difensori di sistema più che competitivi; non dimentichiamo che Albiol è pur sempre un campione del mondo.

ESTERNI – In questo reparto la Juventus ha a disposizione quattro potenziali titolari assolutamente alla pari e con caratteristiche complementari come Lichtsteiner, Evra, Alex Sandro e Cuadrado: un destro a tutta fascia che può fare il terzino, un mancino difensivo, un altro mancino tecnico e abile nelle due fasi e un destro offensivo dal grande dribbling. Nel complesso, una delle batterie di esterni meglio assortite d’Europa. Il Napoli dalla sua può contare sulla vera rivelazione della squadra, l’albanese Hysaj, che si sta dimostrando un interprete fenomenale del ruolo, e su un Ghoulam indispensabile in fase offensiva sulla catena di sinistra. Strinic e Maggio più che alternative tattiche sono dei veri e propri rimpiazzi, ma rimangono dei giocatori di grande professionalità e buon livello; la Juve vince in questo reparto per la profondità, ma coi titolari in campo il Napoli regge tranquillamente il confronto.

CENTROCAMPO – Qualità contro quantità. Il Napoli ha davvero i giocatori contati nel reparto nevralgico: il trio Allan-Jorginho-Hamsik è perfettamente assortito e di altissimo livello tecnico con un box-to-box di rottura, tecnica e inserimento, un infallibile acceleratore di palleggio e un incursore di primo livello europeo riscopertosi straordinaria mezzala di possesso. Purtroppo cambi all’altezza non esistono, in quanto Lopez è davvero troppo poco tecnico (anche se è utilissimo sulla difesa dei calci piazzati), Valdifiori non è adatto al gioco del Napoli (che non è quello dell’Empoli), Chalobah non gode di grande fiducia per i suoi limiti in fase difensiva e Grassi è appena arrivato. La Juve ha un trio titolare assolutamente all’altezza con Khedira-Marchisio-Pogba, di enorme fisicità e tecnica, peccato che raramente possa contare sul tedesco soggetto a frequenti infortuni. Le alternative sono sulla carta numerosissime ma di livello non assoluto: Hernanes, Pereyra, Padoin, Sturaro, Lemina, Asamoah. Al netto degli infortuni, Sturaro sembra il principale candidato a prendere il posto di Khedira, dove dovrà affrontare Hamsik. Vinca il migliore…

ATTACCO – Se c’è un reparto in cui il Napoli è nettamente migliore, questo è l’attacco, e a spostare l’ago della bilancia basta e avanza la presenza del miglior Gonzalo Higuaìn di sempre. L’argentino sotto la guida di Sarri ha raggiunto il livello dei migliori attaccanti del mondo e regge ormai il confronto con Suarez, Ibrahimovic e Lewandowski; Dybala, per quanto promettente, deve ancora mangiarne di pane per poter pensare di competere con Gonzalo. Semmai i numeri del ragazzino ex Palermo si avvicinano di più a quelli di Lorenzo Insigne, che ha caratteristiche completamente diverse ma un’incisività simile nel gioco della squadra col suo ruolo di regista offensivo. Completano la batteria del Napoli l’inesauribile Callejon, Mertens e Gabbiadini; più che abbastanza per reggere il confronto con Mandzukic, Morata e Zaza, che compongono comunque un reparto ben assortito e con tante alternative.

In definitiva la Juventus può sicuramente contare su una rosa più collaudata, costruita negli anni e con tante alternative, ma in un ipotetico undici titolare nessuna delle due squadre prevale nettamente sull’altra. Anche sul lungo periodo, la differenza la faranno soltanto la solidità, il gioco, la tenuta mentale e le capacità tecniche, piuttosto che avere in panchina più calciatori in attesa di una chance.

Roberto Palmieri

0 956

I ricordi di due grandi e la partita

Pino Daniele e Antonio Ghirelli

I miei Napoli – Juventus sono legati non solo alla punizione in area di Diego, alle magie negli anni degli scudetti, alle imprese di Torino siglate da Ferrario o Giordano, da Datolo o Hamsik. In tempi recenti, da cronista, ne ho dovuto scrivere contro voglia di questi match perché legati a due lutti dolorosi. Due personaggi che hanno segnato la mia vita, le mie emozioni, la mia formazione sentimentale e professionale. Due anime belle volate in cielo proprio a ridosso della sentitissima partita contro i bianconeri: Antonio Ghirelli e Pino Daniele. Due simboli per me delle passioni di sempre: il giornalismo e la scrittura, la musica e la poesia.

Antonio Ghirelli se ne andò il primo Aprile del 2012 mentre la città fremeva per l’esordio del Napoli allo Juventus Stadium. Guardai la partita dei nostri in maglia azzurra e con il lutto al braccio senza partecipazione. E quasi senza partecipazione giocarono pure i nostri ragazzi: finì 3-0 per i bianconeri che archiviarono così in maniera perentoria qualsiasi fantasia di scudetto partenopea.  Di Antonio Ghirelli fu il mio primissimo libro letto, “Gianni Mezz’ala“:  il primo amore con lettura, con il “mio” calcio. L’empatia con le storie della Napoli dei quartieri poveri. Gianni Mezz’ala era un ragazzino del Pallonetto di Santa Lucia che, assistendo alle magie di “Pepe” Schiaffino in maglia rossonera, amava ogni giorno di più il calcio. Finirà a giocare, dopo un’emozionante descrizione delle sue avventure, alla Juventus. Quella stessa Juve che il Napoli affrontò quella sera della dipartita di Ghirelli. Come se tutto fosse stato scritto in un romanzo del destino.

Di Antonio Ghirelli era la prefazione del libro per l’esame da giornalista. Quanto orgoglio nel tenerlo così vicino in una tappa così fondamentale della mia vita. Lui, napoletano colto, arguto, profondo, elegante. Tutte qualità che riversava nei suoi articoli che riempiono i miei cassetti come appunti di lezioni magistrali.

E poi Pino, volato via pochi giorni prima dell’ultimo Napoli – Juve giocato a Fuorigrotta. Ero lì al San Paolo, con la pioggerellina leggera che mi bagnava il viso e si mischiava al pianto. Oltre 50.000 cuori e voci a sussurrare per un’ora le sue canzoni fino ai due minuti più emozionanti vissuti da sempre in uno stadio, quel Napul’è che resta e resterà un ritratto immortale dell’intimo sentire del nostro popolo.

Inutile aggiungere quante canzoni siano legate con un filo sottilissimo e inestirpabile ai giorni miei. La musica di Pino è stata la colonna sonora nella vita di milioni di persone. Perdemmo pure quella sera e non me ne fregò davvero nulla di Vidal e Pogba. Le loro reti non tolsero nulla alle emozioni vissute quella sera di pioggia leggera. Nessuna vittoria avrebbe potuto compensare le perdite di due pezzi di Napoli che hanno raccontato questa nostra città e la nostra identità come pochi hanno saputo fare.

Oggi Napoli piange invece Genny della Sanità, è in collera per l’ennesima sparatoria che l’altro giorno ha visto gravemente ferire un poliziotto a pochi passi dal San Paolo. Non si può mischiare tutto questo al calcio. Ma in fondo le partite fanno da attaccapanni per i paletot dei nostri ricordi. I match del Napoli sono un sottofondo temporale ai quali sono legati i momenti più intimi delle nostre vite. Per me, nella mia vita, Napoli – Juve evoca anche questi due Maestri che hanno raccontato e vissuto la nostra città. Le nostre esistenze seguono per certi versi lo scorrere dei calendari dei campionati di calcio. In mezzo a queste giornate gli occhi di Ghirelli e Pino Daniele che stavolta ci guarderanno dagli spalti del cielo. E io, per questo Napoli – Juve non posso che cogliere l’occasione di abbracciarli. Al di là del risultato. Perché c’è una Napoli, quella di questi due Maestri indimenticabili, che in fondo ha vinto già.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

0 807

Sull’importanza di questa partita per la classifica, per l’entusiasmo della piazza, per la squadra, le ambizioni e il morale non c’è bisogno di dilungarsi. Napoli-Juventus è la madre di tutte le partite, quella che può capovolgere una stagione iniziata in modo un pò altalenante e riaccendere quella fiamma che si è un pò affievolita dopo il pareggio a casa del Carpi, per lanciare il Napoli alla rincorsa delle prime posizioni. Se del contorno si parlerà abbondantemente tra oggi e domani, adesso concentriamoci sul campo e su quello che potrà dire.

Partendo dagli avversari, non c’è bisogno di essere fini analisti per capire che la Juventus non somiglia neanche lontanamente al tritacarne che ha ucciso il campionato negli ultimi quattro anni. Allegri ha confermato di essere un ottimo tattico ma tutt’altro che un insegnante di calcio, abilissimo ad adattare il sistema che ha ereditato agli avversari ma in difficoltà quando si è trovato a dover costruire quasi da zero, anche a causa (va detto) di parecchi infortuni; i bianconeri non hanno praticamente nessuna certezza di formazione, modulo e gioco e stanno cercando di costruirle in corsa, mentre il Napoli da questo punto di vista è più avanti. Per quanto riguarda il modulo che useranno, la mia opinione vale quanto la vostra perchè Allegri ne ha già sperimentati parecchi; volendo ipotizzare, dubito che si affiderà al 3-5-2 con cui ha regalato la partita alla Roma e che in generale funziona meglio contro un attacco a due, e darei quasi per certa una difesa a quattro con Hernanes davanti ai centrali, Pogba e Sturaro interni e Pereyra alle spalle di Dybala e Cuadrado. Se invece optasse per la difesa a tre, il colombiano potrebbe giocare da tornante destro con Alex Sandro dall’altro lato; in ogni caso mi sento di escludere il 3-4-1-2 ipotizzato da alcuni con Lemina e Pogba centrali perchè notoriamente Allegri non ama il centrocampo a due.

Per quanto riguarda il Napoli il 4-3-3 è praticamente sicuro. I due centrali saranno Albiol e il rigenerato Koulibaly mentre i terzini sono da verificare: se Hysaj e Ghoulam sono sembrati la coppia più convincente, lo spauracchio Cuadrado potrebbe spingere Sarri a rinunciare all’algerino per schierare una coppia più difensiva come Maggio-Hysaj. A centrocampo difficilmente si rischierà di privarsi di Hamsik, anche se lo slovacco non è al meglio, e Valdifiori dovrebbe essere accantonato in favore di un Jorginho ben più convincente. Ai lati di Higuaìn ci saranno Callejon e Insigne.

Tatticamente è una partita difficile da decifrare e molto dipende da come Allegri sceglierà di giocarla (fermo restando che Sarri insisterà sul suo sistema che ormai abbiamo imparato a conoscere). Il tecnico toscano infatti non ha nessuna paura di parcheggiare il bus e lasciare il pallone agli avversari, come al ritorno di Champions col Monaco (in cui passò il turno) o contro la Roma (dove invece rimediò una batosta). Giocando col rombo avrebbe un uomo per limitare Jorginho, che però non è così facile da contrastare perchè non è un regista classico ma un acceleratore del palleggio abilissimo a offrire una linea di passaggio facile e rigiocare il pallone di prima; senza trequartista invece probabilmente la Juventus si abbasserà di più rinunciando al pressing alto. Tra i centrocampisti Pogba è sicuramente l’uomo più pericoloso, ma dal suo lato troverà Allan, che sicuramente non può competere dal punto di vista fisico e tecnico ma che a differenza del francese è concreto ed efficace (oltre ad avere sicuramente l’aiuto di Callejòn, uno che non si risparmia in fase passiva). Cuadrado sarà una grossa minaccia con le sue accelerazioni e il modo di affrontarlo cambierà in base al modulo scelto da Allegri: in ogni caso è importante, quando si affronta un giocatore così veloce, non lasciarlo partire in campo aperto e intervenire con prontezza ogni volta che accelera.

Se il Napoli riuscisse a ripetere l’impresa di Doha, quando strappò la Supercoppa alla Juventus al termine di una partita da attacco di cuore, il resto della stagione potrebbe esserne condizionato in positivo. Siamo l’unica squadra che è riuscita a strappare loro dei trofei in Italia in questi anni e noi ci siamo rinforzati, mentre loro sono parecchio indeboliti. Come sempre, servirà una grandissima partita, ma il Napoli ha un Higuaìn e un San Paolo in più. Forza ragazzi.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuaìn, Insigne.

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Caceres, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Sturaro, Hernanes, Pogba, Pereyra, Cuadrado, Dybala.

Roberto Palmieri 

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1510

La parola all'esperto

Marco Bellinazzo

Nato a Napoli e cresciuto in quel rione Sanità assurto anche in queste ore alle cronache nazionali per l’omicidio del giovanissimo Genny. Marco Bellinazzo, giornalista del Sole24Ore e autore di un seguitissimo blog, può definirsi senza rischio di smentite il massimo esperto di calcio&finanza. Si è laureato alla Federico II in Giurisprudenza studiando proprio il fallimento del Napoli con la curiosità di capire come fosse stato possibile che la squadra in cui ha giocato Maradona potesse scomparire. “Sarebbe bastato chiedere a Ferlaino – dice oggi Bellinazzo – il quale ha spiegato anche di recente che quella società incassava 25 miliardi di lire e ne spendeva 35 in ingaggi. Se solo ci fossero stati i diritti tv“… Marco è infatti tifosissimo del Napoli di cui ha parlato anche in diversi libri. L’ultima sua fatica editoriale è “Goal economy“, un libro interessantissimo non solo per gli appassionati di calcio, ma per chi vuole comprendere meglio le relazioni tra i grossi gruppi finanziari dell’economia mondiale e di questo sport che muove e fa muovere capitali sempre più ingenti. Più che un libro, questo di Bellinazzo, è diventata ormai una sorta di “bibbia” anche in diversi corsi universitari.

Goal Economy, l'ultimo libro di Marco Bellinazzo
Goal Economy, l’ultimo libro di Marco Bellinazzo

Negli ultimi anni assistiamo ad una mutazione antropologica del tifoso: da semplice sostenitore ad “azionista figurato” di un’impresa a scopo di lucro che è la propria squadra del cuore. Ormai il tifoso, durante il calciomercato, non ragiona più soltanto su quale calciatore preferirebbe vedere nella propria squadra, ma valuta anche i costi di cartellino e ingaggio. Ad esempio su Soriano, Maksimovic e Romagnoli era frequente leggere sui social che questi calciatori costassero troppo rispetto al loro reale valore tecnico. Secondo te il tifoso ha gli strumenti adeguati da parte dell’informazione sportiva per giudicare tali parametri?

Il salto culturale è positivo. Vincere è quello che conta di più. Per tutti i tifosi. È quello che ci fa appassionare a uno sport, naturalmente. Ma oggi ci si sente partecipi di una comunità che è consapevole di essere la vera “proprietaria” di una squadra. E la sostenibilità economica dei progetti sportivi è diventata perciò un valore importante. Tuttavia, questo percorso è appena agli inizi in Italia e non sempre l’informazione sportiva tiene il passo.

In questi anni, anche grazie al tuo blog e i tuoi libri, c’è molta più chiarezza su tanti aspetti economici che riguardano il “retrobottega” di una società professionistica. È il giornalismo sportivo del futuro quello che tu hai iniziato a fare? Ti senti un apripista?

Mi si riconosce un po’ questo ruolo e lo accetto con tutte le responsabilità che comporta. Non sono il depositario di nessuna verità e gli errori sono dietro l’angolo. Ma lavoro sempre per dare il massimo e con la massima buona fede. Non so se questo è il futuro del giornalismo sportivo. Ma certo conoscere e capire gli ingranaggi economici oggi è indispensabile anche per i giornalisti sportivi. Fino a pochi anni fa non era certo così.

E-Book di Marco Bellinazzo
E-Book di Marco Bellinazzo

Sei stato colui che ha scritto uno splendido ebook: “Da Maradona a Messi: benedetti diritti d’immagine”. Ecco, quella dei diritti è una questione che ha tenuto banco anche quest’anno con la telenovela Soriano e in precedenza per il caso Astori. Fa bene De Laurentiis a tenere così tanto ai diritti d’immagine?

Dipende ovviamente dalle situazioni. Se vuoi per te i diritti d’immagine devi pagare stipendi più alti. Diciamo che occorre farli fruttare. Altrimenti è un’inutile forzatura.

Lo chiedo al tifoso, oltre che all’esperto: in città serpeggia un evidente malumore nei confronti del presidente. Eppure il Napoli nei suoi ormai 90 anni di storia non è mai stato per così tanto tempo ai vertici del campionato e da sei anni consecutivi si qualifica in Europa. C’è irriconoscenza oppure, anche in base a dati economici, il Napoli può realmente puntare al tricolore come chiedono molti tifosi?

I tifosi hanno negli occhi le vittorie dell’era Maradona e vorrebbero tornare a vincere. Purtroppo ho l’impressione che siano state sprecate occasioni irripetibili in queste stagioni, subito dopo Calciopoli. Le gerarchie del calcio italiano legate alla forza economica dei club si stanno lentamente ristabilendo. E potrebbe esserci sempre meno spazio per il Napoli. Detto ciò, De Laurentiis ha avuto grandi meriti nel far rinascere il Napoli e nel gestirlo con un’attenzione particolare ai conti. Ma la storia del Napoli prescinde dai presidenti.

Tra le critiche più frequenti nei confronti di De Laurentiis  vi è la sua “gestione familiare”. È davvero una gestione familiare quella del Napoli? E, in tal caso, tale gestione a tuo giudizio  ha ottenuto più benefici o danni per il futuro del calcio a Napoli.

Basta guadare la composizione del cda del Napoli ultra-familiare. In una prima fase era forse necessario amministrare il club con assoluto centralismo. Ma un club da oltre 100 milioni di fatturato annuo non può continuare a essere guidato con la formula dell’”uomo solo al comando”. L’era Maradona è stata anche contrassegnata da una società con figure professionali di grande spessore.

Perché il Napoli difficilmente acquista calciatori svincolati o a parametro zero? Qualche tempo fa De Laurentiis rimproverò a Bigon di non aver “pensato” a Tevez o Pogba. C’è forse dietro queste scelte di acquistare solo giocatori sotto contratto un’esigenza di bilancio?

Non credo. È solo una questione di opportunità. E poi se non crei situazioni ambientali di livello europeo e prospettive degne di un club europeo è difficile che certi giocatori accettino di venire.

Il Napoli non ha una sede, non ha un centro di allenamento né uno stadio di proprietà. Se De Laurentiis decidesse di vendere il Napoli, cosa venderebbe?

Un parco giocatori ancora di buon livello e un brand con un fascino rilevante. Nel mondo resta la squadra di Maradona anche se questo legame è stato reciso dall’attuale proprietà. 

Sulla questione stadio come si sta muovendo il Napoli

Non bene, direi. O almeno non con l’ambizione che mi aspetterei da un uomo come De Laurentiis. Ma penso che le colpe vadano suddivise con il Comune.

A quale giocatore del Napoli sei legato di più sia del passato che del presente. Dire Maradona non vale…

Allora dico Careca e Lavezzi.

Cosa pensi farà il Napoli di Sarri? Sei fiducioso su questa squadra?

Come tutti sono in attesa di capire come evolverà. Qualcosa si è visto nelle prime due partite, ma ho paura che manchino pedine fondamentali. Tutto dipenderà dalla forza mentale di resistere con lucidità alla pressione della piazza.

Un tuo giudizio sulla gestione Benitez.

Ho visto partite memorabili e sprazzi di gioco europeo. Quindi positivo. Resta l’amarezza per un progetto incompiuto e l’immenso danno economico delle due mancate qualificazioni in Champions in un solo anno. Ma le responsabilità vanno divise con società e squadra. Se c’è una cosa che mi ha profondamente deluso, per un uomo della sua preparazione e intelligenza, è stata l’incapacità di adattarsi alla realtà italiana e la scarsa flessibilità nell’impiego di schemi e rosa.

 

Una tradizione napoletana alla quale proprio non puoi rinunciare. La tua canzone preferita, il tuo cibo preferito, un posto di Napoli che ti fa sempre e comunque innamorare.  

Più che altro non posso rinunciare all’intera gamma della gastronomia napoletana. Così come alla musica di Pino Daniele. Ogni volta che posso torno a Napoli per passeggiare sul lungomare e tra i miei vicoli…

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it