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La vera storia

Pensavano tutti fosse stato ucciso dai servizi segreti cinesi, invece è ancora vivo e vegeto. Ora ha 49 anni quel ragazzo che il 5 giugno del 1989 si piazzò con una busta di plastica tenuta in una mano davanti ai carri armati che sfilavano su piazza Tienanmen a Pechino.  Nessuno era mai riuscito a capire chi fosse il protagonista di una delle immagini più iconiche della storia del 1900. 

Lo abbiamo trovato e siamo riusciti a parlarci esattamente 30 anni dopo i noti eventi di quella storica giornata. Non si trattava di un ragazzo cinese, abbiamo scoperto che è italiano quel ragazzo per tutti passato alla storia come il simbolo del popolo che si oppone ad ogni regime totalitario. Una storia che dopo questo racconto non sarà più la stessa.

Sono passati 30 anni, come mai non si è mai fatto vivo?

Ho le mie ragioni.  In tutto questo tempo sono state scritte le cose più disparate sul mio conto, ho voluto far credere di essere un eroe, ma adesso è giunto il momento di parlare perché non riesco più a tenermi tutto dentro…

Ma si può sapere come le è venuto in mente di piazzarsi davanti a quella linea di carri armati?

È una lunga storia. Io vengo da Napoli, era il periodo di Maradona. Non c’era internet, l’e-commerce, con la mia famiglia pensammo di mettere in piedi un nuovo commercio: volevamo produrre le magliette false del Napoli. Un amico di famiglia ci disse che se volevamo sbaragliare la concorrenza dovevamo abbassare i costi di produzione perché erano già tanti in città che facevano questo business. E così ci consigliò di andare in Cina dove la manodopera costava nulla rispetto all’Italia: dovevamo produrre lì le magliette e poi portarle a Napoli per venderle. Invece di 10/15mila lire saremmo riuscite a venderle a 5mila lire. L’affare era buono tanto più che poi l’anno successivo il Napoli avrebbe pure vinto il secondo scudetto e le vendite sarebbero schizzate.

Va bene, ma perché aveva quella busta e passava da piazza Tienanmen?

Io avevo conosciuto una bella ragazza a Pechino, si chiamava Lian. Lei, un po’ come Natasha, a differenza di altre sue connazionali stava ben messa. Siamo stati insieme a partire dal mese di maggio, pochi giorni dopo che ero arrivato in Cina. Mò diciamo che Lian e io avevamo fatto di tutto, ma tutto tutto. Ci mancava di fare solo una cosa che potrete immaginare, lei non voleva perché era abituata… diciamo… a standard di misure orientali…  Insomma diciamo che noi a Pechino abbiamo una buona nomea… facciamo bella figura… 

Cioé?

E vabbé non si è capito? Volevo… per così dire… provare nuove frontiere dell’amore con Lian. Però lei ogni volta diceva che pure se le avrebbe fatto piacere, aveva paura, che avrebbe provato dolore.

Insomma, ci scusi, ma cosa c’entra questa torbida storia di sesso con la foto più importante del ‘900? 

Lian abitava in uno dei palazzi vicini alla grande avenue di Chang’an, proprio dove passavano i carri armati in quel momento. Io ero sceso un attimo per comprare dei prodotti che avrebbero facilitato quel desiderio mio e di Lian. Quando ero sceso di casa non ci stava nessuno, poi sono uscito dal negozio e mi so trovato davanti tutt chillu burdell. Scusate se parlo napoletano, ma sto ancora pigliato dal nervosismo pure se sono passati 30 anni. 

E quindi?

E quindi so uscito dal negozio e dovevo attraversare la strada per andare a casa di Lian. Bell e bbuon so arrivat tutti chilli cazz e carrarmat. Io però non mi sono perso d’animo… era troppo il desiderio e ho cercato di raggiungere comunque l’obiettivo.

Va bene, ma lei invece di attraversare si è fermato all’improvviso al centro della strada.

Eh, perché io sono sfortunato. In pratica quella mezza zoccola non mi aveva detto che era fidanzata. Non solo, ma il suo ragazzo era un pezzo grosso dell’esercito cinese, ma un pezzo proprio grosso che io non potevo immaginarlo. Non è vero niente che i carri armati erano stati utilizzati per calmare le rivolte. Sono tutte sciocchezze, fake news direbbero oggi, inventate dai giornali. Quello aveva scoperto tutto e aveva mobilitato il suo battaglione per venirmi a fare la pelle. L’uomo dentro al carro armato era ‘o guaglione ‘e Lian.

Ah. E poi cosa è successo?

E che è successo… Le foto non riescono a raccontare tutto. Tutti hanno voluto credere alla storia dell’eroe. Chill, questo comandante dell’esercito scese da sopra al carro armato. Mi fecero una perquisizione e videro che tenevo nella busta.

E cosa hanno trovato?

E che hanno trovato… na buttigliella di olio, un barattolo di vaselina e qualche crema. A quel punto stu comandante non ci ha visto più e mi voleva portare davanti al plotone di esecuzione. Poi non so se per fortuna o per sfortuna e ha cambiato idea. Essendo un cornuto, ci ha ripensato.

E che ha fatto?

Mi vergogno un poco, ma mò lo devo dire. Ha fatto a me quello che volevo fare io a Lian e poi mi hanno lasciato tornare a Napoli. Fu lì che scoprii che questo nell’esercito era un pezzo veramente grosso sfatando tutti cliché sui cinesi. Io ce l’avevo pure detto e piglià ‘a rrobba che steve dint’ a busta… Ma quello è stato un infame. 

Ma quindi la rivoluzione, l’eroe, la favola dell’uomo solo che sfida un esercito… tutte bugie?

Eh. Comunque mò finiamola qua che sta Armando il parrucchiere che mi sta aspettando per andare al cinema. Però ditelo alla gente: io vulevo solo attraversare la strada. 

Grazie della sua testimonianza signor Amedeo.

Grazie a voi, mi avete tolto un grande peso che ho tenuto dentro per tutto questo tempo sullo stomaco. E non solo. 

vdg

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Lo schifo che non passa

Sono ormai passati diversi giorni, ma la rabbia non passa e difficilmente passerà. Siamo alle solite: la Juve vince la sua partita decisiva con i soliti “aiutini”, i napoletani (e tutti gli altri) si incazzano, ma opinionisti, giornalisti e tutta la “fauna” calcistica che ammorba l’etere ci accusa di essere i “soliti vittimisti”. E’ sempre la stessa storia. Il copione si ripete sempre uguale, come se il tempo non scorresse mai, se non per ripetere ogni volta in maniera identica lo stesso spartito. Esce fuori il solito avvocato fenomeno che ha bisogno di pubblicità dicendo che intenterà una causa, le fantomatiche class-action, il video dell’imbroglio che imbroglio non è, fake-news come se piovessero. Audio, filmati, ricostruzioni. Tutto inutile. Basterebbe solo mostrare e rimostrare quell’intervento di Pjanic. Solo quello. Qualcosa di solare, non interpretabile diversamente. Solo che l’unica persona che doveva automaticamente agire ha “interpretato”, ancora una volta, in favore di quelli là.

Questa volta c’è stato di mezzo un episodio spartiacque: appena poche settimane fa erano i juventini a gridare al complotto. Buffon si è esibito nei suoi bidoni, fruttini, sprite, patatine e sensibilità. Al punto che se fossi un dirigente della Amica Chips o della Pringles lancerei sul mercato le patatine “gusto sensibilità” o “bidone free”, come per gli zuccheri. Poi Benatia che parla di stupri, Agnelli che se la prende col “Sistema-Collina”. E tutta la fauna dell’etere ad applaudire quel “grande uomo e professionista di Buffon”, fino ad Agnelli che reclamava il Var in Europa. Piccolissimo dettaglio: il rigore per il Real Madrid contro la Juve era netto, solare. Proprio come l’entrata di Pjanic che quasi gli somiglia. 

Ancora una volta si è capovolto il mondo. Se altre tifoserie gridano al “furto” sono vittimiste, se lo fanno quelli là hanno ragione. Senza dubbi, senza mediazioni. Hanno ragione come Mussolini. Sempre. 

E noi ce ne stiamo qua, senza trovare pace. Chissà quanti di voi, come me, vi state andando a rivedere su Youtube i video dei processi per Calciopoli o per il Doping. Non serve a nulla, se non a dire “Ah, ma non sono pazzo! E’ già successo, chissà che non stia succedendo ancora”. Inutile esercizio per riappropriarci di una sanità mentale, mentre il mondo fuori sembra folle con i suoi “Eh ma alla fine vince il più forte” o “Torti e favori alla fine si compensano”. Non è mai stato vero, non è vero, non sarà vero. C’è persino chi si permette di di dire che Calciopoli non sia mai esistita, chissà perché Moggi aveva bisogno di fornire Bergamo e Pairetto di schede telefoniche svizzere… Rivedi i video e recuperi con la mente di quando il tramite di Moggi con gli arbitri era un dirigente del Messina, società che subito fu catapultata in A. Vedi le relazioni di amicizie e inimicizie create dall’ex mammasantissima della Juve. Ti viene in mente quel 7-0 dei bianconeri col Sassuolo di quest’anno, le dichiarazioni di Marotta su Politano, l’esito della trattativa tra il calciatore biancoverde e il Napoli. Chissà se funziona ancora così, ti chiedi. 

Poi vedi Orsato che due giorni dopo il fattaccio di San Siro viene chiamato per arbitrare ai mondiali in Russia. Tipico esempio di meritocrazia italiana. Come 20 anni fa succedeva con gli arbitri De Sanctis e Racalbuto. 

Ci siamo già passati a rivedere i video di Calciopoli. Era dopo la finale di Supercoppa di Pechino, quando Mazzoleni fece di tutto di più. Quel Mazzoleni che con così poca sensibilità ha espulso domenica Koulibaly, quello che domenica prossima è stato designato per arbitrare la partita dell’Inter. Sta ancora là, come Casini in Parlamento. 

E se dopo il furto di Pechino, almeno De Laurentiis ebbe la decenza di non far presentare la squadra alla premiazione non riconoscendo la vittoria a quelli là, stavolta è stato in silenzio. Certo, per amore della verità anche il Napoli ci ha messo del proprio. Me lo faceva notare stamattina l’amico e collega Luigi Liberti: “15 punti su 27 nelle ultime 9 partite – scrive Luigi – e voi state ancora parlando di ringraziamenti e miracoli !? Negli ultimi 2 mesi il Napoli ha avuto una media punti da settimo posto (neanche zona coppe) e mancano ancora 3 partite. Il Napoli ha rinunciato alla Champions prima, alla E.L. dopo e alla Coppa Italia, pur di lottare per lo Scudetto. E cosa fa ? Arriva a riserva negli ultimi 3 mesi !?!? È vero, numericamente la rosa è carente, soprattutto nel centravanti…ma non è possibile che Giaccherini, Ounas, Rog e Diawara non possano giocare neanche contro Cagliari, Benevento o Crotone. Se hanno giocato sempre gli stessi, e le riserve non sono mai state prese in considerazione (ricordiamoci che Mario Rui quando il Napoli è stato costretto a farlo giocare, era praticamente un corpo estraneo dopo diversi mesi di allenamento) vuol dire che c’è qualcuno che ha sbagliato”. Tutto vero, ma denunciare i nostri limiti non può e non deve mascherare i danni che abbiamo subito da un sistema che si comporta sempre allo stesso modo. Il Napoli ha avuto un calo? Pure la Juve che proprio con il Napoli ha perso e che, nella partita successiva, ha mostrato parecchie crepe contro l’Inter. Diciamola così per non infierire. 

Fiorentina-Napoli forse non si è mai giocata per i noti fatti della sera precedente, eppure si doveva giocare. Ha sbagliato il Napoli a dare altri alibi a quelli là. Cosa possiamo fare per cambiare il corso delle cose? Non lo so. Mi piacerebbe tanto che tutti i tifosi che non sono della Juve si unissero per chiedere ai propri presidenti di staccarsi dalla Serie A. Un modo per lasciare quelli là a giocarsi il campionato che vogliono, magari se li lasciassimo a competere con Alessandria, Cuneo o Novara forse non sarebbero nemmeno costretti a far ricorso ai “soliti aiutini”. Ma lo diciamo stancamente. Come dopo Calciopoli, come dopo quel Juve Inter di 20 anni fa con il rigore di Iuliano su Ronaldo, come dopo lo schifo della Coppa Italia dello scorso anno, non succederà nulla. Noi tifosi del Napoli già ci stiamo interrogando sulla permanenza di Sarri, se verrà Conte, Ancelotti o Benitez, se De Laurentiis comprerà altri calciatori. E’ partita pure la solita battaglia di quei quattro fessi che danno addosso al presidente. Non si fermano mai. Sono gli stessi che oggi osannano Sarri e quando il mister fu preso scrivevano “Eh, ma ca amma fa l’Empoli?”. Non ritrattano mai, non chiedono mai scusa, sono tipo quelli là, ma pensano di essere vergini. Al primo passo falso escono dalle saittelle. Non sappiamo fare quadrato attorno alla squadra, figuriamoci se possiamo pensarci capaci di organizzare qualche forma di protesta o di sciopero. 

E’ sempre la stessa storia. Si ripete uguale. Non ci sono soluzioni. Quelli continueranno a fare i loro porci comodi. E noi ad assistere, a sbraitare, a gridare. Inutilmente. Rendiamo solo grazie ai nostri ragazzi che ci hanno fatto sognare. Poi ci siamo svegliati e ci siamo ritrovati davanti alla solita realtà. Quella che tutti vedono e fanno finta di non vedere. Eventualmente le chiamano “coincidenze”. 

Valentino Di Giacomo

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Usain Bolt trionfa nei 200 metri, dominando su tutti fonte www.iaaf.org

Resoconto della sesta giornata dei Campionati Mondiali di Pechino, a cura di Vittorio Savino.

Iniziamo dalla Conferenza stampa tenuta da Julius Yego.
Julius Yego, il neo campione del mondo di giavellotto, che arriva dal Kenia, con le dichiarazioni rilasciate nella classica conferenza stampa di fine gara, fa sorridere, ma anche meditare.
Julius, visto che dalle sue parti di tecnici di lancio del giavellotto non ve ne erano tanti, si è arrangiato studiando i filmati su YouTube, dei grandi lanciatori europei come Jan Zelezny e dei tanti finlandesi di vertice. Solo dopo tanto studiare la sua Federazione ha deciso di mandarlo in stage proprio in Finlandia, dove ha incontrato la cultura nordica della specialità.
Ci sarebbe da tirare su una cattedrale, ma meglio meditare e basta.

MARTELLO Donne
Primo oro della serata cinese e del pomeriggio italiano è quella della biondona polacca Anita Wlodarczyk, che fa 80,85. Qualche mese fa aveva fatto cose egregie in una gara poi non omologata, durante la quale aveva mandato l’attrezzo fuori dal campo e quindi stabilendo il mondiale che oggi ha solo di poco sfiorato.
Alle sue spalle la cinesotta Wenxiu Zhang che lancia a 86,33, mentre al bronzo ci arriva la francese Alexandra Tavernier con 74,02.
Nel frattempo nelle semifinali dei 200 donne, bene si comporta Gloria Hooper che è quinta nella sua serie e corre con il nuovo personale di 22.92, è fuori dalla finale, ma va bene così.

TRIPLO Maschile
Ancora una gara stellare ed era tutto preventivato, nonostante qualche esclusione importante. Christian Taylor (USA) fa un gran saltone a 18.21 e chiude alla grande la pratica mondiale. Al secondo posto c’è il cubano Pedro P.Pichardo con 17,73, terzo posto per il portoghese Nelson Evora che balza a 17,52. Bella gara complessivamente.

400 donne
Si attendeva Allyson Felix, così è stato anche se Allyson ha fatto le cose alla follia, con un primo 200 tirato alla morte, un momento di riflessione in curva, quindi un finale di buona lena, per correre con un grande 49.28. Dietro di lei la bahamense Showkae Miller (49.67), terza Sericka Jackson (Jam) 49.99.
Un avviso a tutti, non cercate giovani giamaicani sulla loro isoletta nei Caraibi, sono tutti qui a Pechino tra pista, pedane e spalti, un piccolo paese di atleti e che atleti.

200 maschili
E stavolta Usain non lascia “trippa per gatti”. Decide di vincere dal primo metro di questa finale, parte bene, va come un treno e a nulla serve la buona tenuta dell’americano Justin Gatlin. Usain non vuole ombre e tira, tira fino a tre metri dall’arrivo, allorquando trova il tempo per frenare e con le braccia dire “sono io, sono io”, 19.55, un tempo incredibile, questo atleta ha veramente scritto la storia di questi ultimi anni di atletica. Di certo non è facile vincere un mondiale già da allievo e continuare così per anni ed anni.
Gatlin corre in 19.74 , al terzo posto il sudafricano Anaso Jabodwane con 19.87, ben quattro sotto i 20 e il composto pubblico cinese scende in campo per i selfie con il “tuono di Giamaica”.

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Julius Yego, primo africano a vincere una medaglia nel giavellotto. Da www.iaaf.org

Resoconto della quarta e della quinta giornata dei Campionati Mondiali di Pechino, a cura di Vittorio Savino.

LA GRANDE SORPRESA: I 400 OSTACOLI MASCHILI
Incredibile ma vero, vince il keniano Nicholas Bett, non solo ma corre in 47.79, trascinando con lui il russo Denis Kudryatov al personale di 48.05 e il bahamense Jeffers Gibson con 48.17. Non è la prima volta di un africano in questa specialità ricordiamo l’oro di Monaco 1972, John Akij Bua, ugandese ormai personaggio storico, più volte presente a Caserta, al mitico Meeting di Elio Papponetti.

800 MASCHILI
In gara c’è David Lakuta Rudisha e quando c’è questo pezzo di Kenia, c’è poco da fare. Con un ultimo giro da 51.60 detta legge e chiude in 1.45.84. Al secondo posto Adam Kszezot (Pol) con 1.46.08, bronzo per Amel Tuka (Bih) con 1.46.30.

LUNGO MASCHILE
Alla vigilia si pensava ad una gara stratosferica, poi la finale fa sempre la sua parte . A vincere, comunque con un buon 8,41 l’inglese Greg Rutherford, per il “rosso” una bella serie di salti, che mettono in fila l’australiano Fabrice Lapierre con 8,24 e Janan Wang il cinese che salta 8,18.

1500 FEMMINILI e MISCELLANEA
La classifica dei 1500 donne era praticamente scritta da giorni e Genzebe Dibaba, etiope minuta , ventiquattrenne, non deve fare altro che confermare le aspettative e vincere con 4.08.09. Argento per la keniota Faith Kipyegan con 4.09.96, bronzo per Sifan Hassan che nonostante i connotati arriva dall’Olanda e corre in 4.09.34.
Nel frattempo da segnalare come l’azzurra Libana Grenot è terza nella sua semifinale dei 400 metri con 51.14, tempo che non le permette l’accesso alle finali.
Si corrono anche le sette batterie dei 200 e tutto sommato si vede molto, questi i vincitori delle varie batterie : Ranil Giulyev (Tui) 20.01 , Alonso Edwards (Pan) 20.11, Usain Bolt (Jam) 20.28, Justin Gatlin (Usa) 20.19, Zharne Hughes (Gbr) 20.13, Likovirgus Tsakonas (UGre) 20.14 e Anaso Jobodware (Rsa) 20.22.

DISCO FEMMINILE
Denia Caballero, venticinquenne cubana sa che deve fare presto e mette subito dentro un lancione da 69,28, il titolo mondiale è subito in tasca, la strategia del “fast and go” riesce, se ne accorge anche la croata Sandra Pekovic, favorita di turno, che deve accontentarsi dell’argento con 67,39. La scuola di Germania mette comunque dentro un bronzo con Nadine Muller con 65,53, quarta ancora una cubana, la Perez, che conferma la grande scuola dell’isola caraibica.

Quinta giornata

400 METRI MASCHILI
Splendida prova quella dei 400 metri, che già nei prodromi aveva detto tanto. La finale la vince con una gara super il sudafricano Wayde Van Niererk, che corre con un probante 43.48. Alle sue spalle l’inossidabile LaShawm Merrit (USA), che chiude in 43.65, mentre il bronzo va a Janek Kirami (43.78). Alla fine Va Niererk esce in barella, ma crediamo sia più che normale.

3000 SIEPI DONNE
Non ci sono siepi che tengano , Hyuin Kiyeng Jepkemboi, nome noto a chi mastica di mezzofondo in atletica, sigla 9.19.11, che bastano per vincere la finale mondiale dei 3000 siepi e regalare l’ennesima medaglia al Kenya. Alle sue spalle la tunisina Habita Ghaibi con 9.19.24, mentre al bronzo arriva la tedesca Gesa Felicitas Krause con 9.19.25. Gara per buona parte tattica, quindi finale al fulmicotone.

GIAVELLOTTO MASCHILE – RIVOLUZIONE TECNICA
Era nell’aria e ieri già si commentava con lungimiranza questa possibilità: il giavellotto maschile cambia continente e dai freddi dell’estremo nord passa al caldo africano, sono due, infatti, gli africani sul podio.
Vince l’oro l’incredibile Julius Yego,che arriva dal Kenia, che trova un superlancio da 92,72, alle sue spalle direttamente dalla valle dei templi, l’egiziano Ihab Abdelrahmen El Saiad, che lancia pure lui lontano come il suo nome, 88,99.
Sta a guardare a bocca aperta e va sul podio di bronzo Tero Pitkamaki, per il finlandese “solo”, si fa per dire, 87,24.
Ragazzi il mondo cambia, ma poi a pensarci bene le antiche lance le usavano tutti, o no?

PECHINO 2015 – 400 OSTACOLI DONNE
Primo titolo Mondiale della quinta giornata, ci pensa Zuzana Hejnova, che arriva dalla Repubblica Ceca e copre la distanza dei 400 ostacoli in 53.50.
Alle sue spalle la doppietta statunitense composta da Shamer Little (53.94) e Cassandra Tate (54.02).

PECHINO 2015 – Semifinali 200 metri maschili
Tre semifinali per disegnare la composizione della finale dei 200 metri di questi mondiali.
1. semifinale – 1. Hughes (GBR) 20.14, 22. Ashmeade (JAM) 20.19, 3. Martin (Ned) 20.20
2. semifinale – 1. Gatlin (USA) 19.87, 2: Edward (20.02), 3. Ogunode (20.05)
3. semifinale – 1. Bolt (JAM) 19.95, 2: Jobodwana (RSA) . 20.01, 3. Rami Guliyev (Tur) (20.10).
Scusate se è poco.

ASTA DONNE
La seconda medaglia cubana arriva da Yarisley Silva, che nel salto con l’asta salta 4,90 e lascia tutto il resto del mondo alle sue spalle. Argento per la brasiliana Fabiana Mures ferma a 4,85, mentre la greca Nikoleta Kyrakopoulou porta a casa una bella medaglia con 4,80, piccola soddisfazione per una nazione in balia della crisi.
La quinta giornata si chiude qui .

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La vincitrice dei 100 metri donne, Shelly Ann Fraser-Pryce (Giamaica)

Continuano le corrispondenze da casa sui Mondiali d’atletica leggera in corso a Pechino. Per noi ne scrive Vittorio Savino, già presidente regionale e poi consigliere della federazione nazionale e mondiale d’atletica, dal 1969 anima l’Atletica Aversa, realtà ben radicata nel territorio. Ancora oggi Vittorio continua a girovagare per le piste campane e italiane con la stessa passione di sempre.

ASTA MASCHILE
Stavolta a vincere e sorprendere tutti + il “rosso” canadese Barber Shwknacy, che trova forza e coraggio per arrivare fino alle vette alte, salta 5,90 ed è oro. Stessa misura ma con un errore in meno all’altezza di Raphael Marel Holzdeppe (Cer). A 5.80 ci arriva pure, Pavel Wojciechowsky (Pol), in quella che sembra il podio più scioglilingue dei Mondiali. Solo quarto il super franece Lavillinie a 5.80.

TRIPLO FEMMINILE
l’hop-hop-step hop, al femminile arriva dalla Colombia, con la bella Caterine Ibarguen che atterra a 14,90, batte Hanna Kayazyeva Minenko (Israele) con 14,78 e la kazaka Olga Rypakova 14,77.

10.000 Femminili
Quasi tutta Africa, vince la keniota Vivian Jepkemoi Cheruyot con un probante, ma non eccelso, 31.41.31, alle sue spalle l’etiope Gelare Buka con 31.41.77, al bronzo la statunitense Emily Infeld con 31.43.49, che conferma la crescita del mezzofondo d’oltre Oceano.

3000 siepi maschili
Non possiamo dire tutta Africa, perchè quì il podio ed il resto del podio è tuttol keniano. Quattro atleti ai primi quattro posti, quasi a voler confermare che non c’è “trippa per gatti”. Una miniere inesauribile di talenti virtuosi, l’oro va a Ezekie Kemboi 8.12.28, alle sue spalle tutti attaccati Conselus Kipruto con 8.12.38, quindi Brimin Kipropo Kiproto 8.12.54, medaglia di cartone per Birzoch con 8.12.62, in 34 centesimi tutto il mondo del Kenia.

100 metri donne
Ci resta un solo dubbio, come riesca Shelly Ann Fraser Pryce, giamaicana che corre in un modo tutto particolare, a portare fino al traguardo, con la velocità che riesce ad esprimere, l’infiorata che porta sul capo. Cepelli verdi, quasi un lungo manto d’erba, quindi margheritoni gialli belli evidenti e treccine con nastrini. Così infiocchettata riesce a vincere il titolo mondiale dei 100 metri donne e corre in 10.76, cosa che dalle nostre parti i maschietti fanno fatica a realizzare. Alle sue spalle il futuro, l’olandese Dafne Schippers , “femminona” capace di 10.81 suo personale, terza la statunitense Tori Bowie con 10.86.
La terza giornata dei Mondiali si chiude con lo Stadio, il “nido d’uccello”, che si illumina proprio come i giochini cinesi, luci e flash ovunque, quasi a voler identificare la gioia di questo sport che continua a prop
orci grandi campioni, mentre noi italianucci, purtroppo stiamo in silenzio.

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Yadisleidy Pedroso, salernitana d'origine cubana

Pubblichiamo le corrispondenze da casa sui Mondiali d’atletica leggera in corso a Pechino, di un’autore d’eccezione: Vittorio Savino, già presidente regionale e poi consigliere della federazione nazionale e mondiale d’atletica, dal 1969 anima l’Atletica Aversa, realtà ben radicata nel territorio. Ancora oggi Vittorio continua a girovagare per le piste campane e italiane con la stessa passione di sempre.

La pattuglia italiana di oriundi ed ex stranieri si arricchisce di anno in anno e questo non può che farci piacere. Un’occhiata particolare la vogliamo dare a due ragazze che arrivano da Cuba e che già da tempo sono in Italia, entrambe presenti a Pechino.Yadisleidy Pedroso è la salerno-cubana, ha corso le batterie dei 400 ostacoli, rovinando sull’ultimo ostacolo e trovandosi subito fuori da qualsiasi discorso futuro, peccato.
Libania Grenot, anche se all’ultimo istante è riuscita nell’impresa di accedere alle semifinali dei 400 metri piani con un 51.64, primo tempo ripescato . Speriamo continui a salire.

Oggi cinque finali, ma nessun italiano sarà in queste cinque gare. Alle 13.05 si parte con la prova di salto con l’asta che potrebbe essere molto lunga. Alle 13.30 in pedana il triplo donne. Dopo un’ora, alle 14.35 i 10.000 metri donne, quindi alle 15.15 i 3000 siepi uomini e alle 15.35 la finalissima dei 100 metri donne.
Siamo assenti, i nostri portacolori stanno sparendo ancor prima di cominciare, ma siamo presenti in cucina. Stamani la RAI ci ha proposto un Vissani in gran forma, mentre da Casa Italia Atletica ci parla di spaghetti e cucina cinese.
Visto che di atletica, almeno per il momento abbiamo veramente poco da dire, famoci du spaghi, anche se l’ora è un tantino anticipata. Strana l’Atletica di adesso (quella italiana naturalmente).