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Una storia triste

Chi lo sa se la maggioranza dei tifosi del Napoli sono più favorevoli all’operato della Ssc Napoli oppure sono di più i “papponisti”. E’ impossibile stabilirlo, servirebbe un referendum. Di sicuro quelli che hanno una vera e propria ossessione contro De Laurentiis sono la parte più rumorosa del tifo azzurro. Sui social è così, ma anche in strada. Me ne accorsi quando qualche settimana fa prima del concerto all’Arena Flegrea di Enzo Avitabile e James Senese furono chiamati ad intrattenere il pubblico Lino D’Angiò e Alan De Luca. D’Angiò iniziò prima a fare l’imitazione di Sarri tra le ovazioni del pubblico, quando poi passò ad imitare De Laurentiis partirono da una parte della platea sonori fischi. Persino chi imita il presidente deve sottostare agli umori della piazza, senza contare ciò che avviene allo stadio dove il coro “Aurelio caccia i milioni” e le altre cantilene anti-De Laurentiis partono a ripetizione. 

Ognuno è libero di avere un’opinione. Magari si tratta di antipatia o assenza di empatia tra il pubblico e il presidente. Sentimento legittimo. E’ grave però che per dimostrare delle tesi si manipolino i fatti, la realtà, le cose vere insomma. Ed è lunga la sequela di episodi simili. Fermo restando che – a giudizio di chi scrive – è nei fatti una sproporzione abnorme tra il reale operato della Ssc Napoli, i risultati conseguiti, la crescita esponenziale degli ultimi anni, e questo sentimento di avversità della piazza. Non regge. Il trattamento riservato a De Laurentiis è sproporzionato rispetto ai risultati. Gli improperi che riceve sarebbero giustificati, forse, se il Napoli retrocedesse in B o in C. E questo resta l’assunto generale,  proprio questa sproporzione, che da anni mi guida nel giudicare il buono e il male della gestione De Laurentiis.

La scomparsa dei fatti è, ad esempio, nella querelle Sarri-Presidente. I tifosi, che poi sono gli stessi che gridano “Caccia i milioni” e “Noi vogliamo vincere”, sono gli stessi che rimproverano a De Laurentiis di tenere Sarri “prigioniero”. Un “Pappone” perché esige di essere pagato per liberare un allenatore che quando ha firmato il contratto ha potuto farlo senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia. Anche la clausola. Si pretende quindi che Aurelio “cacci i milioni” quando deve spendere, ma si vuole pure che i “milioni” non li prenda quando ne ha diritto in virtù di un contratto firmato. Un contratto, tra l’altro, che consentirà a Sarri, in assenza di accordi per liberarlo, di percepire per intero lo stipendio dalla tanto vituperata Ssc Napoli. 

Restando su Sarri, ricordiamo tutti le dichiarazioni che tanto scaldarono i cuori dei “papponisti” nella sua ultima conferenza stampa. Al di là dell’atteggiamento, quando si è ormai a fine maggio e la società ha il diritto e dovere di programmare il futuro, di non rispondere sul proprio intendimento per il futuro. Lasciamo stare. Veniamo a quanto disse sulle “clausole troppo basse” di alcuni calciatori: Mertens è ancora a Napoli, la sua clausola scaduta, proprio come quella di Hysaj. Albiol ha rinnovato il suo contratto e la sua clausola eliminata. Con Sarri e senza Sarri, il Napoli ha dimostrato di poter presentare ai propri tesserati un progetto valido. “Il pappone” nel frattempo, in assenza di risposte dal guru del calcio moderno, ha tesserato un certo Carlo Ancelotti. Buona o pessima scelta? Siamo laici, lo stabilirà il campo. 

Facciamo un altro esempio? Caso Reina. Lo scorso anno ad una cena con la squadra De Laurentiis avrebbe suggerito alla signora Reina di fare attenzione alle frequentazioni del marito. Si scatenò una guerra, prima i tweet di Pepe e Yolanda, poi la piazza, a colpi di post sui social, nel dare addosso al “Pappone”. Un anno dopo si scopre che il signor “Amo Napoli”, frequentava non proprio delle ottime persone, organizzando persino la sua festa d’addio nel locale di queste persone non proprio immacolate dal punto di vista delle inchieste giudiziarie. Chissà se quell’invito di De Laurentiis a Lady Reina non si riferisse a questo. Chi lo sa… Sul piano sportivo Reina sembra esserne uscito senza macchia, eppure proprio quelle sue frequentazioni avrebbero potuto inguaiare la Società Calcio Napoli anche a causa del coinvolgimento di un dipendente del Napoli area marketing. 

Ora potremmo rivangare cosa dicevano i “Papponisti” quando andò via Higuain, cosa dicevano quando accadde con Lavezzi o Cavani. Persino quando fu venduto Paolo Cannavaro. I risultati sportivi – a quanto pare – sono migliorati se non rimasti stabili. Ci teniamo bassi. Del resto avete tutti gli occhi per giudicare sui reali motivi per cui il Napoli non ha vinto lo scudetto nell’ultima stagione. E diciamo che le questioni di campo c’entrano veramente poco. Potremmo parlare del mancato acquisto di Verdi che chissà perché decide poi di venire a Napoli sotto la gestione di un altro allenatore mentre aveva rifiutato di venire in gennaio. E chissà se c’entra quel modo di gestire la rosa tra “titolarissimi” e panchinari perenni. 

Il problema è che c’è una totale assenza di equilibrio nel giudicare i risultati del Napoli sia in rapporto al proprio palmares storico, sia in relazione ai mezzi reali che ha a disposizione per contrastare una società che dentro e fuori dal campo è enormemente e strutturalmente meglio attrezzata. Magari l’acquisto di Cristiano Ronaldo consentirà meglio a tutti di capire quel concetto assai caro alla strada del “Chi song io e chi si tu”. 

Qui nessuno vuole fare difese d’ufficio. Ma teniamoci ai fatti. Oggi in Italia si discute di “Emergenza migranti” quando gli sbarchi da un anno sono calati di oltre l’80%. Mentre calavano si sono tenute elezioni che hanno determinato un certo risultato. Come vedete il rapporto tra realtà e percezione della stessa è molto spesso sbilanciato. Si ragiona su trend e tendenze, omettendo dati, fatti e circostanze scientemente.

Criticatelo pure, siete liberi di farlo, ma la sproporzione tra l’ossessione di alcuni tifosi e i reali risultati conseguiti da De Laurentiis sono sotto gli occhi di tutti. Si può fare di più, si può dare di più? Chiedetelo a Tozzi-Ruggeri-Morandi. Magari si. Ma quanto si può fare di più e quanto sono distanti i risultati del Napoli dall’ambiente che si è creato contro di esso? Chiediamocelo, chiedetevelo e diamoci, datevi una risposta.

Valentino Di Giacomo

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Solo uniti si vince

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chi ci legge da tempo sa che, soprattutto il sottoscritto, non approva moltissimo i malumori della piazza verso la società e verso De Laurentiis. Non perché il presidente sia esente da critiche, ma perché come abbiamo spiegato più volte c’è una sproporzione incredibile tra il reale valore del Napoli e delle scelte societarie rispetto all’odio che si legge sui social e si sente nei bar nei confronti del “Pappone”.  Lo abbiamo ribadito proprio prima della partita contro il Pescara, basta leggere qui cosa pensiamo.

Eppure De Laurentiis non è esente da critiche, ma unirci pure noi al coro contro il presidente in un contesto simile ci sembrerebbe fare gli sciacalli e comunque non gioverebbe a quella che è la nostra ragione di vita: il Napoli. Di critiche Aurelio ne meriterebbe moltissime. A partire dalla partenza di Higuain. E’ vero, De Laurentiis mai lo avrebbe venduto, tanto meno alla Juve. Eppure l’impressione che se ne è avuta è che il club sia rimasto spiazzato dalla scelta del nuovo Core ‘ngrato. Una società realmente preparata discute per tempo con il calciatore, gli rinnova il contratto oppure decide di venderlo. Ma per tempo. Quel tempo necessario per ricercare un calciatore di pari livello senza farsi prendere per la gola da calciatori che probabilmente non potrebbero mai fare ciò che ha fatto Higuain. Vedi su tutti Mauro Icardi e la fantasmagorica consorte. Non doveva il Napoli chiudere in una prigione dorata Higuain, forte dei 5 milioni che il club versava sul conto in banco del pavido argentino.

Così come sono andate le cose, il Napoli ha perso il suo miglior calciatore e rinforzato la sua diretta concorrente. Sulla carta il campionato italiano non esiste. La Juve ha quattro difensori centrali su cinque che giocherebbero tranquillamente nel Napoli da titolari: Bonucci, Chiellini, Barzagli, Benatia e poi Rugani. Sulle fasce Lichtesteiner, Dani Alves, Alex Sandro ed Evra. A centrocampo hanno venduto Pogba, è vero, ma per il campionato italiano quelli che hanno bastano e avanzano. In attacco c’è il core ‘ngrato. Sulla carta la Juve è più forte. Sulla carta pure il Napoli era più forte del Pescara. Qui non ci arrendiamo perché poi è sempre il campo a decidere.

Il Napoli ha pensato di sopperire all’assenza di Higuain dando a Sarri maggiore profondità di rosa. Il centrocampo è verosimilmente stellare, tanto più nel lungo periodo. Avere Allan, Hamsik e Jorginho insieme a prospetti internazionali come Zielinski, Rog e Diawara è tantissima roba. Siamo certi che il Napoli farà anche altro fino alla fine del mercato. Manca soprattutto un terzino perché Ghoulam (come Koulibaly) sarà impegnato per un mese per giocare la Coppa d’Africa.

L’errore di De Laurentiis è nell’essersi fatto prendere alla sprovvista. Ma siamo certi, almeno qui, delle buone intenzioni del presidente. Higuain mai lo avrebbe venduto, tanto meno alla Juve. Poi vabbè a Napoli c’è un provincialismo che è qualcosa di squallido. De Laurentiis con il Napoli ci guadagna: questo è il suo peccato. E invece in questa città il “fare impresa” è sterco del diavolo. Il napoletano medio pensa ai guadagni suoi e guarda di cattivo occhio i guadagni degli altri. Provincialismo appunto. Roba da paesino di montagna, altro che status di grande città europea e tra le capitali della cultura. Basta ricordare il ridicolo episodio di quando tanti napoletani si sono messi in fila per prendersi il biglietto gratis per l’amichevole dei 90 anni. Lì i soldi nelle tasche (proprie) pesavano eccome.

De Laurentiis, come dicevamo, ha mille difetti. In primis caratteriali. Non ha giovato al suo rapporto con la piazza la festa dei 90 anni organizzata in maniera così approssimativa, non hanno giovato i silenzi stampa o le conferenze a invito, non ha giovato fissare a 40 euro il prezzo per le curve per la prossima partita contro il Milan. Aurelio tira la corda e dovrà essere fortunato che arriveranno presto i risultati, perché quella corda prima o poi si spezzerà. Ecco, noi quella corda vogliamo tenerla unita. Non per amore di De Laurentiis, ma per amore del Napoli. Se potessimo organizzeremmo una tavola rotonda tra il presidente e una rappresentanza di tifosi per avviare un chiarimento. Non si può continuare divisi, separati in casa. Siamo tutti sulla stessa barca. De Laurentiis tifa Napoli, fosse anche soltanto per il vile danaro, ma tifa Napoli. E noi siamo pazzi del Napoli per cui sacrifichiamo mogli, fidanzate, figli, tempo libero, soldi, sonni, speranze, emozioni, battiti acceleratissimi.

Facciamo tutti un passo indietro per farne uno, ma tutti insieme, in avanti. Non si può continuare con lo stillicidio del papponismo. Così come il presidente non può trattare i suoi tifosi come cameriere. Anche in ritiro la mancata presentazione della squadra è stata una scelta indecente. Abbiamo scritto anche questo.

Come vedete, qui su Soldatoinnamorato, non ragioniamo per partito preso. Se c’è da criticare si critica. Ma senza astio, senza questo catastrofismo ingiustificato. Il Napoli è forte. Magari non vinceremo lo scudetto, magari si. Ma questo non dipenderà da noi. Dipende da noi invece creare un clima costruttivo, anche con le critiche. Non questo clima da caccia alle streghe che respiriamo. Un’aria pesante. Noi facciamo il nostro, facciamo il nostro mestiere di tifosi. Poi toccherà a società, allenatore e squadra fare il resto. Però noi dobbiamo viaggiare tutti nella stessa direzione.

Basta polemiche. E finalmente che tra pochi giorni questo maledetto calciomercato chiude così non dovremo più perderci in ricostruzioni e fantasiose trattative che ci allontanano dal nostro core business: il campo, la squadra.

Forza Napoli. Tutti insieme, tutti uniti. Come quando allo stadio cantavamo tutti insieme, con le lacrime agli occhi, Oi vita mia. Perché questa squadra, alla fine, di qualunque “partito” siamo, è la vita nostra. Forza azzurri.

Valentino Di Giacomo

 

 

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Una società che non sa comunicare

Come sa chi ci legge da tempo, anzi da un anno, perché soldatoinnamorato più o meno è nato un anno fa, qui non troverete notizie di trattative di calciomercato. Se Gennaro D’Auria dice #soloverità, noi qui diamo #soloufficialità. Perché crediamo che il calciomercato, nell’era di internet, sia un grande mezzo per il clickbaiting facile facile. Quante ne avrete lette, DA ALTRE PARTI, di link presentati sui social con “Ecco chi è vicino al Napoli”, “Siamo ai dettagli”, “Ecco chi sta per arrivare” e tutta la terminologia che non serve a nulla del calciomercato. Qui evitiamo, un po’ per rispetto della vostra intelligenza e un poco pure per la nostra, ove mai ce ne fosse.

C’è però una ricorrente del mercato del Napoli e, essendo ricorrente, ricorre pure oggi (perdonate il gioco di parole). La notizia del giorno è che De Laurentiis abbia offerto per i due croati Pjaca e Rog 35 milioni di euro. Così senza battere ciglio, il “Pappone” avrebbe deciso di cacciare i soldi. La notizia del giorno non è tanto nell’offerta, ma è che i dirigenti della Dinamo Zagabria avrebbero confermato la cifra che Aurelio verserebbe nelle loro casse per i due calciatori. Sempre che sia vero perché nel calciomercato va tutto preso con le molle.

Poco più di una settimana fa il “simpatico” presidente del Lione confermò di aver rifiutato dal Napoli ben 26 milioni per il centrocampista Tolissò. Anche qui la notizia non è nella trattativa, ma nell’esborso che Aurelio sarebbe disposto a sostenere.

Mi viene in mente quando due anni fa il Napoli era su Fellaini, Gonalons e Kramer. Poi arrivò David Lopez per poco più di 5 milioni. Al di là del valore tecnico, è questo che non si capisce della società di De Laurentiis: c’è un piano per comprare, un budget? Oppure si intavolano trattative giusto per “sport”?

E, qualora queste trattative e queste cifre offerte fossero false, perché il Napoli non le smentisce? Anzi, spesso le alimenta lo stesso presidente facendo interviste e annunciando acquisti roboanti. Non è forse questo uno dei motivi che genera il “papponismo”? Perché in questo modo si creano aspettative, sogni, fantasie che poi vengono quasi sempre smentite dai fatti.

Qui su soldatoinnamorato non abbiamo mai sposato la linea del “Papponismo”. Ecco, però se De Laurentiis ci fa fare la bocca con giocatori come Witsel, Milik, Herrera, Zielinski, Fabinho, Tolissò  e poi arriva un altro David Lopez, potremmo diventare papponisti pure noi. Soprattutto io, che in genere ho sempre cercato di difendere l’operato del Napoli perché ritengo ingiustificata, in una piazza come Napoli, questa sindrome del “Devi vincere”.

Se arrivasse un David Lopez non sarei scontento per il mercato deludente, De Laurentiis è il presidente e deciderà lui, purtroppo in Italia non esiste l’azionariato popolare. Sarei invece scontento, come già sono, della pessima gestione della comunicazione della Ssc Napoli. Eh già perché si può essere in Champions da un punto di vista sportivo, ma da serie D per tanto tanto altro. Finché De Laurentiis e la sua società non riusciranno a gestire questo genere di situazioni, ci sarà sempre aggressività nei confronti del presidente in città, sui social e allo stadio. E’ questo il vero male del Napoli, ma chissà se Aurelio lo capirà mai.

P.S. E manco ho accennato alle iacovelle su Koulibaly, Hamsik e Higuain… Sennò faremmo notte.. 

Valentino Di Giacomo

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La telenovela Higuain

Ieri sera ho avuto la possibilità di conoscere Giancarlo “Picchio” De Sisti. Abbiamo parlato un po’ di calcio, dell’Italia, di Conte, del numero 10 a Thiago Motta, di Higuain e di tanto altro. Picchio oggi ha 73 anni, alto la metà di me e, se guardate la foto, veste con camicie improbabili. Eppure quando l’ho visto e quando ci ho parlato mi sembrava alto quanto la statua di Garibaldi, vestito in maniera impeccabile ed ero d’accordo con lui pure quando in realtà non lo ero. Questo è avvenuto perché per me De Sisti è un mito. Sia perché ha partecipato ad una scena di uno dei film che ho visto più volte nella mia vita, ma soprattutto perché è uno che ha giocato la “Partita del Secolo” a Messico ’70, ha giocato contro Pelè, è stato uno dei centrocampisti più epici italiani. Insomma un pezzo di storia.

de sistiPerché vi racconto questo? Perché in città si è scatenato nuovamente il “papponismo” dopo le dichiarazioni del fratello di Higuain. Ora già è risibile chiamare “Pappone” uno che ha offerto a Gonzalo  – stando a quanto riportano i giornali – un ingaggio di 7,5 milioni. Per non parlare che è sempre il presidente che ha riportato il Napoli in Champions e che qualifica la sua “azienda” da 7 anni in Europa. Certo, sempre troppo poco per il popolo del “Devi vincere”, ma tant’è.

Non vi stupisco quando vi dico che per me Aurelio non è un pappone, chi mi legge da un po’ lo sa. Penso, del resto, a quando in città ci si stracciavano le vesti per le cessioni di Lavezzi e Cavani. Per non parlare del mancato arrivo di Soriano o ancora di quando importanti giornalisti sorrisero quando Aurelio ingaggiò Sarri, Hysaj o Allan. Ma lasciamo stare. Solo per dire che Gonzalo andrà via sarà rimpiazzato secondo i canoni della società. Che non è la Juventus o il Barcellona. Ma questo discorso fa poco breccia tra i tifosi. Del resto “Nuje simme Napule, e simm’ ‘o Napule”. Il centro del mondo.

Parlavo di De Sisti perché trovo assai più grave della possibile cessione di Higuain, l’assoluta incompetenza societaria in casi del genere. Mi spaventa questo, non le bizze di un milionario che a Napoli guadagna già ora il doppio esatto di quanto prendeva Maradona. Il Napoli queste situazioni non le sa gestire perché l’azienda Ssc Napoli è una società a conduzione familiare. Anzi, a conduzione personale. Quando Higuain venne espulso a Udine il signor De Laurentiis era beatamente alle Maldive. I contraccolpi mediatici finirono per costarci lo scudetto e, per pochissimo, pure il secondo posto valido per la Champions. Quante altre volte sono accaduti episodi simili in questi 10 anni di gestione “Aureliana”? Non si contano.

Questo accade perché nel Napoli non è prevista la figura di un “tranquillizatore”, un ex campione, un team manager, un comunicatore. Uno capace di avere una credibilità e una moral suasion sugli altri quando parla. Al Napoli manca questo. Non un presidente che un giorno dice una cosa e il giorno dopo l’esatto contrario. I balletti sullo stadio, sulla scugnizzeria, sugli acquisti roboanti. Due anni fa passammo dal possibile acquisto di un Kramer o un Fellaini all’acquisizione di David Lopez nel giro di un mese. E’ normale che i tifosi non stiano tranquilli quando ogni giorno viene annunciato Herrera, Tolisso, Fabinho e tutta la compagnia cantante.

L’assenza di un uomo che sappia fare da filtro tra le parole di De Laurentiis e l’ambiente è la cosa che mi preoccupa di più. Fa di De Laurentiis un presuntuoso, non un “Pappone”. Uno che offre 15 miliardi delle vecchie lire di ingaggio ad un giocatore di 29 anni non può essere un “pappone”. Al Napoli serve un “Picchio” De Sisti. Uno magari alto un metro e sessanta, ma che quando parla sembra la statua di Garibaldi. A cavallo.

Valentino Di Giacomo

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“Guagliu’, vuie site uommene! Stateme a sentí. Ccà sta ’a ggente: ’o munno. ’O munno cu’ tutt’ ’e llegge e cu tutt’ ’e diritte… ’O munno ca se difende c’ ’a carta e c’ ’a penna. Domenico Soriano e l’avvocato… E ccà ce sto io: Filumena Marturano, chella ca ’a leggia soia e ca nun sape chiàgnere”. Parla Filumena Marturano, ma queste parole avrebbe potuto proferirle anche Aurelio De Laurentiis. La clamorosa trattativa di Soriano, sfumata per motivi burocratici, mi ha ricordato infatti un altro Soriano, Don Domenico: il protagonista di una delle più celebri commedie di Eduardo.
Il colpo di mercato per il Napoli è sfumato all’ultimo minuto perché il club partenopeo non ha fatto in tempo a depositare in Lega i contratti. Un club, quello azzurro, che – per dirla con Filumena – “conosce solo la legge sua, non quella del mondo”. Quel cognome, Soriano – per citare invece Don Domenico – “non si poteva smentire”. Era forse destino che dovesse finire così. Nonostante poi, almeno nella commedia eduardiana, il lieto fine dopo tanti travagli si realizza con il matrimonio tra Dummì e Filumena. Questa volta il matrimonio non c’è stato. Il Napoli conosce solo la legge sua, quella che non fa depositare i contratti. Ma, al di là della legge e della burocrazia, mentre tutte le emittenti e i siti web parlavano soltanto della figuraccia del Napoli, l’errore forse più grande è stato quello di non far intervenire nessuno per spiegare le cose come erano andate. Non un tweet, non un comunicato, nessuna dichiarazione ufficiale. Mentre il club azzurro incassava, come un pugile nell’angolo, le critiche e le risatine dell’Italia mediatico-pallonara.
Tutto questo si aggiunge a tanti altri casi in cui il club azzurro ha manifestato palesi difficoltà nella propria comunicazione d’impresa. Oggi, nell’epoca dei social media, è un aspetto assai più grave della sconfitta contro il Sassuolo o il pareggio contro la Samp. Persino salumerie, parrucchieri, macellai, fruttivendoli oggi sono costretti dalla concorrenza non solo a vendere prodotti di qualità, ma a saper comunicare. Perché sempre più spesso l’immagine conta quasi più della sostanza. Un club che negli ultimi anni è stabilmente tra i primi venti di Europa non può permettersi queste figuracce. Lo diciamo muovendo una critica, senza accodarci a quel pericoloso accanimento che pure registriamo nei confronti di De Laurentiis.
Va bene conoscere la legge propria, ma a tutto c’è un limite. La legge del mondo, la legge della comunicazione soprattutto, non ammette certe approssimazioni. Mi si farà notare che proprio ieri anche il Real Madrid di Benitez non ha concluso al fotofinish la trattativa per De Gea a causa di intoppi burocratici. A Madrid però se ne faranno una ragione, probabilmente. “Dummì, sto chiagnenno”. Ma, a differenza della strepitosa Filumena, nunn è bello chiàgnere.

Valentino Di Giacomo

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Prima di Napoli - Sampdoria

volantino

Ogni forma di protesta, tanto più se civile, ha sempre diritto ad esistere. Eppure facciamo davvero fatica a comprendere il motivo per cui in città – come testimonia un tifoso del gruppo Facebook, Gli Ultramici – qualcuno sta distribuendo dei volantini (cliccare sulla foto in alto a sinistra) che invitano i tifosi a disertare lo stadio.

Potremmo meglio comprendere questo genere di protesta, ma nemmeno tanto, se il Napoli si trovasse a campionato inoltrato dopo una serie di brutte prestazioni e risultati. Ci troviamo invece alla prima partita del nuovo Napoli di Sarri in casa. Gli azzurri, dopo la sconfitta di Sassuolo, avranno invece bisogno del maggior incoraggiamento possibile da parte del San Paolo. E’ come se le diatribe personali sull’operato del presidente, del direttore sportivo, del vecchio o del nuovo allenatore prevalessero sul tifo che noi tutti tifosi dovremmo apportare alla nostra maglia. Perché, a prescindere da chi la indossi, quella maglia rappresenta pur sempre tutti noi. Certo, su questo genere di personalismi molta stampa e alcuni siti web non hanno aiutato: dai ferventi difensori di De Laurentiis ai “papponisti”, dai “rafaeliti” ai “sarristi”, dalle vedove di Mazzarri e di Marino agli osteggiatori di Bigon o di Giuntoli. E’ come se noi napoletani si fosse specialisti nel farci del male da soli.

tagliando Napoli Samp
tagliando Napoli Samp

Anche noi, qui su soldatoinnamorato, abbiamo mosso qualche critica: talvolta al presidente, talvolta alla società, altre all’allenatore (oddio… su Sarri per fortuna non c’è stato ancora il tempo perché giudicare un tecnico da una sola partita ci sarebbe sembrato quantomeno assurdo). Però poi le polemiche vanno spente, tanto più quando il Napoli va in campo. Quando si gioca il tifoso può fare solo una cosa: tifare per i propri colori e sostenere con tutta la voce che ha i propri calciatori. Semmai qualche fischio o qualche malcontento lo si può esternare a partita finita e se la squadra non ha dato l’impressione di lasciare tutta la propria anima sul campo di gioco. Ci sono state partite dove il San Paolo sapeva applaudire persino dopo le sconfitte, al pubblico bastava vedere impegno e determinazione. Sembrano tempi lontanissimi.

Altro che protesta! Si può criticare l’operato della società e di De Laurentiis, ma domani bisogna andare al San Paolo a tifare. Anzi, semmai, come abbiamo fatto in passato, l’invito che ci viene di fare da qui è che magari si possa fare un tifo più compatto e incisivo. Come lo si faceva un tempo.

Io domani sarò in curva A. Ho voglia di tifare per i “miei” calciatori e per la “mia” maglia. Vanno bene le critiche, soprattutto quelle non fini a sé stesse, ma quando il Napoli scende in campo bisogna tifare. Tanto più alla prima giornata in casa!

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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Rivendichiamo di essere semplici tifosi

Curva A. Coreografia "autostrada" in Napoli - Dnipro

La Curva A si dissocia dalle contestazioni a De Laurentiis avvenute da parte di alcuni tifosi a Dimaro. Alcuni media avevano attribuito ai gruppi ultras della Curva A queste proteste nei confronti del presidente. Qui a Soldatoinnamorato.it avevamo deciso, così come facciamo per gran parte delle fanta-storie sul calciomercato, di ometterne la notizia. Non perché non fosse una notizia quella contestazione, ma per non dare ulteriore visibilità a certi professionisti della protesta che magari hanno pure rovinato il soggiorno di quei napoletani che con sacrificio erano giunti ad assistere al ritiro del Napoli a Dimaro con incondizionato amore.

Questo è il controverso comunicato emesso dagli ultras della Curva A: “La Curva A non era a Dimaro! Per l’ennesima volta, siamo stati tirati in ballo da media incompetenti e approssimativi, però, a differenza delle altre occasioni, ci sentiamo in dovere di chiarire, di nostro pugno, la questione. Ci teniamo a farlo, poiché vediamo intaccata la nostra Mentalità, ciò che abbiamo di più caro. La Curva “A” non va in ritiro a recapitare messaggi alla squadra o alla Società, non ha bisogno di farlo in maniera plateale e rumorosa, lo fa sobriamente e direttamente. I nostri palcoscenici sono ben altri, sono le gradinate, quelle dove solo i “veri” tifosi sono pronti ad esserci ad ogni costo. Trebisonda, Mosca, Kiev tanto per citare le ultime e più ostiche dove eravamo la quasi totalità delle presenze, dove abbiamo difeso ed elevato l’Onore della Napoli Ultras che è l’unica cosa che conta veramente per Noi. Concludiamo ricordando, qualora qualcuno l’avesse dimenticato, che gli Ultras vivono in Curva, negli altri settori ci sono solo semplici tifosi…tanto più al San Paolo. CURVA A, la differenza”.

Prendiamo atto della smentita di questi tifosi, eppure ci sono alcuni passaggi di questo comunicato che ci lasciano, se non stupiti perché ci siamo abituati, ma almeno scettici e disorientati. In questa nota i tifosi rivendicano di essere andati in trasferta ovunque, non per sostenere il Napoli, ma a detta loro per difendere ed elevare “l’Onore della Napoli Ultras che è l’unica cosa che conta veramente“. L’unica cosa, anche più del Napoli stesso? Ci chiediamo.

E poi alla fine quella distinzione: “negli altri settori ci sono solo semplici tifosi“. E, non ce ne vogliano questi ultras, ma il sottoscritto anche quando ha frequentato la Curva A, si è sempre sentito un “semplice tifoso”. Questa “MENTALITA'” di cui questi ultras tanto parlano non è che un modo per dividere ancor di più la tifoseria. Un perfetto racconto di quella Napoli che non sa unire forze ed energie, che si divide, che si separa a colpi di un inutile protagonismo senza saper fare sistema. Siamo già reduci da anni di “papponisti” contro “aurelisti”, “rafaeliti” contro “mazzarriani”. E da tempo accade anche allo stadio. Curva A contro Curva B, Curve contro Distinti, Distinti contro Tribune. Come se l’unica cosa che contasse fosse dividersi, rivendicare solo le proprie ragioni ottusamente. Come se non fossimo tutti tifosi del Napoli. Come se il Napoli fosse in secondo piano.

Così come, va riconosciuto, da anni ormai allo stadio questi stessi che rivendicano per sé onore e dignità non sono più capaci di trascinare il San Paolo in un sol coro per incitare i nostri ragazzi in campo. Si, in curva A si canta ancora fino a perdere la voce, peccato che i loro cori siano solo una sequela di ritornelli autoreferenziali che non sanno coinvolgere il resto dello stadio e NEMMENO DELLA STESSA CURVA. In fondo l’unica cosa che conta, per loro, non è il Napoli, ma è rendersi protagonisti attraverso il Napoli con quella mentalità ultras fatta per guardarsi allo specchio e credersi puri, crudi e duri. Che poi questo non serva a nulla e non porti benefici né alla squadra né alla città non è affar loro. Per questi conta solo la loro Napoli, quella che vive ogni 15 giorni al San Paolo e che il resto della città ormai trova insopportabile ed inutile. I napoletani, la maggioranza, vanno ancora allo stadio per divertirsi e fare il tifo per la loro irrinunciabile passione azzurra.

Cari ultras, potete fare tutti i comunicati che volete, sarete sempre la minoranza. Non sempre chi fa più rumore ha ragione, magari è solo più visibile. Lo stadio non è vostro, il Napoli non è vostro. La vostra mentalità tenetevela stretta, per il resto della città il vostro è solo un inutile protagonismo. Perché invece non ci fermiamo tutti: “semplici tifosi” e “ultras”, “curvaioli” e “tribunisti” e cominciamo a parlarne tra di noi su come migliorare l’intensità del nostro tifo, su come aiutare la squadra? Qui a Soldatoinnamorato faremo tutto il possibile per creare un tavolo di confronto fra le varie anime del tifo. Perchè, pensateci bene cari ultras, il resto del San Paolo ha bisogno di voi e voi avete bisogno del resto del San Paolo. Dovete riconoscerlo se ancora vi sta un po’ a cuore il nostro Napoli. C’era un tempo in cui il San Paolo era unito e trascinava i nostri ragazzi a dare oltre il massimo. Oggi invece sappiamo solo dividerci. E non conviene a nessuno. Rifletteteci amici ultras, riflettete.

Twitter: @valdigiacomo

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