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Una storia triste

Chi lo sa se la maggioranza dei tifosi del Napoli sono più favorevoli all’operato della Ssc Napoli oppure sono di più i “papponisti”. E’ impossibile stabilirlo, servirebbe un referendum. Di sicuro quelli che hanno una vera e propria ossessione contro De Laurentiis sono la parte più rumorosa del tifo azzurro. Sui social è così, ma anche in strada. Me ne accorsi quando qualche settimana fa prima del concerto all’Arena Flegrea di Enzo Avitabile e James Senese furono chiamati ad intrattenere il pubblico Lino D’Angiò e Alan De Luca. D’Angiò iniziò prima a fare l’imitazione di Sarri tra le ovazioni del pubblico, quando poi passò ad imitare De Laurentiis partirono da una parte della platea sonori fischi. Persino chi imita il presidente deve sottostare agli umori della piazza, senza contare ciò che avviene allo stadio dove il coro “Aurelio caccia i milioni” e le altre cantilene anti-De Laurentiis partono a ripetizione. 

Ognuno è libero di avere un’opinione. Magari si tratta di antipatia o assenza di empatia tra il pubblico e il presidente. Sentimento legittimo. E’ grave però che per dimostrare delle tesi si manipolino i fatti, la realtà, le cose vere insomma. Ed è lunga la sequela di episodi simili. Fermo restando che – a giudizio di chi scrive – è nei fatti una sproporzione abnorme tra il reale operato della Ssc Napoli, i risultati conseguiti, la crescita esponenziale degli ultimi anni, e questo sentimento di avversità della piazza. Non regge. Il trattamento riservato a De Laurentiis è sproporzionato rispetto ai risultati. Gli improperi che riceve sarebbero giustificati, forse, se il Napoli retrocedesse in B o in C. E questo resta l’assunto generale,  proprio questa sproporzione, che da anni mi guida nel giudicare il buono e il male della gestione De Laurentiis.

La scomparsa dei fatti è, ad esempio, nella querelle Sarri-Presidente. I tifosi, che poi sono gli stessi che gridano “Caccia i milioni” e “Noi vogliamo vincere”, sono gli stessi che rimproverano a De Laurentiis di tenere Sarri “prigioniero”. Un “Pappone” perché esige di essere pagato per liberare un allenatore che quando ha firmato il contratto ha potuto farlo senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia. Anche la clausola. Si pretende quindi che Aurelio “cacci i milioni” quando deve spendere, ma si vuole pure che i “milioni” non li prenda quando ne ha diritto in virtù di un contratto firmato. Un contratto, tra l’altro, che consentirà a Sarri, in assenza di accordi per liberarlo, di percepire per intero lo stipendio dalla tanto vituperata Ssc Napoli. 

Restando su Sarri, ricordiamo tutti le dichiarazioni che tanto scaldarono i cuori dei “papponisti” nella sua ultima conferenza stampa. Al di là dell’atteggiamento, quando si è ormai a fine maggio e la società ha il diritto e dovere di programmare il futuro, di non rispondere sul proprio intendimento per il futuro. Lasciamo stare. Veniamo a quanto disse sulle “clausole troppo basse” di alcuni calciatori: Mertens è ancora a Napoli, la sua clausola scaduta, proprio come quella di Hysaj. Albiol ha rinnovato il suo contratto e la sua clausola eliminata. Con Sarri e senza Sarri, il Napoli ha dimostrato di poter presentare ai propri tesserati un progetto valido. “Il pappone” nel frattempo, in assenza di risposte dal guru del calcio moderno, ha tesserato un certo Carlo Ancelotti. Buona o pessima scelta? Siamo laici, lo stabilirà il campo. 

Facciamo un altro esempio? Caso Reina. Lo scorso anno ad una cena con la squadra De Laurentiis avrebbe suggerito alla signora Reina di fare attenzione alle frequentazioni del marito. Si scatenò una guerra, prima i tweet di Pepe e Yolanda, poi la piazza, a colpi di post sui social, nel dare addosso al “Pappone”. Un anno dopo si scopre che il signor “Amo Napoli”, frequentava non proprio delle ottime persone, organizzando persino la sua festa d’addio nel locale di queste persone non proprio immacolate dal punto di vista delle inchieste giudiziarie. Chissà se quell’invito di De Laurentiis a Lady Reina non si riferisse a questo. Chi lo sa… Sul piano sportivo Reina sembra esserne uscito senza macchia, eppure proprio quelle sue frequentazioni avrebbero potuto inguaiare la Società Calcio Napoli anche a causa del coinvolgimento di un dipendente del Napoli area marketing. 

Ora potremmo rivangare cosa dicevano i “Papponisti” quando andò via Higuain, cosa dicevano quando accadde con Lavezzi o Cavani. Persino quando fu venduto Paolo Cannavaro. I risultati sportivi – a quanto pare – sono migliorati se non rimasti stabili. Ci teniamo bassi. Del resto avete tutti gli occhi per giudicare sui reali motivi per cui il Napoli non ha vinto lo scudetto nell’ultima stagione. E diciamo che le questioni di campo c’entrano veramente poco. Potremmo parlare del mancato acquisto di Verdi che chissà perché decide poi di venire a Napoli sotto la gestione di un altro allenatore mentre aveva rifiutato di venire in gennaio. E chissà se c’entra quel modo di gestire la rosa tra “titolarissimi” e panchinari perenni. 

Il problema è che c’è una totale assenza di equilibrio nel giudicare i risultati del Napoli sia in rapporto al proprio palmares storico, sia in relazione ai mezzi reali che ha a disposizione per contrastare una società che dentro e fuori dal campo è enormemente e strutturalmente meglio attrezzata. Magari l’acquisto di Cristiano Ronaldo consentirà meglio a tutti di capire quel concetto assai caro alla strada del “Chi song io e chi si tu”. 

Qui nessuno vuole fare difese d’ufficio. Ma teniamoci ai fatti. Oggi in Italia si discute di “Emergenza migranti” quando gli sbarchi da un anno sono calati di oltre l’80%. Mentre calavano si sono tenute elezioni che hanno determinato un certo risultato. Come vedete il rapporto tra realtà e percezione della stessa è molto spesso sbilanciato. Si ragiona su trend e tendenze, omettendo dati, fatti e circostanze scientemente.

Criticatelo pure, siete liberi di farlo, ma la sproporzione tra l’ossessione di alcuni tifosi e i reali risultati conseguiti da De Laurentiis sono sotto gli occhi di tutti. Si può fare di più, si può dare di più? Chiedetelo a Tozzi-Ruggeri-Morandi. Magari si. Ma quanto si può fare di più e quanto sono distanti i risultati del Napoli dall’ambiente che si è creato contro di esso? Chiediamocelo, chiedetevelo e diamoci, datevi una risposta.

Valentino Di Giacomo

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L'anno che verrà

«Sono sicuro che se il Napoli venderà alcuni calciatori, poi non li rimpiazzerà con altri del Barcellona». Maurizio Sarri, lucidissimo, ha motivato così la sua difficoltà a confermare la propria permanenza a Napoli. Ha ragione Sarri. La squadra che ha allenato fino ad oggi non può consentirsi l’acquisto di top-player già affermati. Anche se tra i rumors più frequenti di mercato si registrano sondaggi per il classe ’93 Andrè Gomes che milita proprio nella squadra catalana, ma il senso generale della frase di Sarri resta valido. 

Questo è il Napoli: prendere o lasciare. Un club che fattura un terzo della Juve e assai meno di Milan e Inter. E’ un’evidenza strutturale, di bacino d’utenza, di storia, tradizione, un dato di fatto incontrovertibile.  Immodificabile anche se “Il pappone caccia i soldi” quel gap strutturale è incolmabile economicamente. Gap colmato però tecnicamente, sul campo. Il Napoli è una società che riesce a tenersi ad alti livelli grazie al player-trading. Vende Lavezzi, coltiva Insigne; vende Cavani, compra Higuain alla metà della cifra incassata per il Matador; vende Higuain, compra Milik, Diawara, Rog e Zielinski. Ed è questo -fatalmente – l’unico modo per il club di De Laurentiis di riuscire a formare una squadra competitiva ogni anno consentendo ai giocatori “scontenti” di andar via. Dovrebbero assunti scontati, ma a Napoli paradossalmente tocca sempre ripeterlo.

L’unica eccezione nella breve storia di De Laurentiis al Napoli è stata rappresentata da questa stagione appena conclusa: il club ha deciso di riconfermare in blocco la squadra senza vendite eccellenti. Un piano che ha funzionato e che ha portato il Napoli al record storico di punti e, se vogliamo, ad un quasi-scudetto. E su quel “quasi” “forse” sono incisi altri fattori… Vedere Orsato e company. 

L’anno che verrà è probabile andranno via Jorginho, Mertens, sicuramente Reina, forse Callejon. Si cercherà di trattenere Koulibaly, ma è ovvio che se arrivassero offerte vicine ai 100 milioni di euro sarebbe complesso riuscire a tenere il colosso a Napoli. In questo però non dobbiamo sentirci “cenerentole”. Il Barcellona ha venduto Neymar, il Liverpool Coutinho, il Borussia Dortmund vende stabilmente i propri gioielli e così via. E’ la normalità. Così come è la normalità per un club serio essere capace di rimpiazzare i calciatori che vende. Sarebbe così una sciagura se andasse via Jorginho avendo già in rosa un Diawara rodato e 60 milioni in cassa da reinvestire? E sarebbe così una sciagura incassare 30 milioni per vendere Mertens che ha ormai superato i 30 anni avendo già in rosa un bomber come Milik? Eventualmente, cari tifosi, questa si definirebbe PROGRAMMAZIONE. Programmazione di altissimo livello.

E’ su questi punti che non si comprende il “papponismo” di Sarri. Insopportabile nei suoi lamenti, come quando perse la gara d’andata contro la Juve e dopo ben 3 (TRE) anni si presentò davanti alle telecamere piangendo la cessione di Higuain. Questo controcanto insopportabile verso la società che pure gli ha garantito uno stipendio fino ad oggi. Se non è convinto dell’operato di una società che è sempre riuscita a crescere è libero di andare via. Questa squadra ha sopportato gli addii di Lavezzi, Cavani, Higuain, Mazzarri, Benitez riuscendo sempre a restare a livelli più alti delle annate precedenti. Ci dispiacerà enormemente se andasse via Sarri, il mister ha prodotto probabilmente il più bel calcio della storia di questa squadra, ma non solo. Però ce ne faremo una ragione anche se con molto dispiacere. Poi è normale che il tifoso preferisce la rotta sicura, al mare aperto dell’incertezza. Ma la nave fino ad oggi ha dimostrato di saper valicare mari piuttosto tumultuosi.

Ci sta pure che Sarri voglia lasciare da “idolo”, pur non avendo vinto nulla. Nulla, manco una Coppa Italia. Ha potuto alimentare la sua immagine di idolo perché ha allenato il Napoli dove vincere non è l’unica cosa che conta. Altrove sarebbe stato trattato assai diversamente. 

Qui abbiamo sostenuto Sarri sin dal suo arrivo, lo faremo ancora con l’affetto enorme che quest’uomo suscita istintivamente e alla riconoscenza per il suo gioco meraviglioso. Ma ora tocca a lui scegliere. Il Napoli è questa dimensione qui. Non ne ha un’altra. Ed è questo il motivo per cui De Laurentiis ha spesso sollecitato Sarri ad utilizzare più uomini della rosa che, come si è visto, così scarsa non è se ha trovato Mario Rui dopo Ghoulam e Milik dopo Mertens o Zielinski dopo Hamsik. 

Ora ci auguriamo che De Laurentiis non giochi al ribasso sul futuro di questa squadra. Qualche cessione ce la aspettiamo e sarebbe fisiologica, ma attendiamo pure che a guidare la squadra possa essere un allenatore di livello internazionale. Non è più tempo dei Giampaolo e degli Inzaghi per dirlo con grande franchezza. E’ semmai il tempo degli Ancelotti e di top-trainer. Quello si. E il Napoli può attrarre grandi allenatori visto che giocherà ancora una volta la Champions ed ha una rosa di tutto rispetto.  

Ultima considerazione: ma Sarri ha un bidone al posto del cuore che non ha fatto entrare neppure per un minuto Christian Maggio, capitano e bandiera per 10 anni della nostra squadra? Questa davvero non l’abbiamo capita, come l’inutilizzo di Rog e Diawara per l’intera stagione. Poi non ci si può lamentare se un calciatore come Verdi, che non è proprio Cristiano Ronaldo, ha timore nel venire a Napoli perché ha paura di non giocare quanto vorrebbe e, peggio ancora, di “potersi giocare il posto” come avviene in qualsiasi squadra del mondo dalle terza categoria alla Serie A. Zielinski risolve la partita d’andata contro l’Atalanta e le successive è sempre in panchina, Diawara e Milik ti portano la vittoria con il Chievo e le partite dopo finiscono seduti in panca, Mario Rui utilizzato appena 6 minuti prima dell’infortunio di Ghoulam. A Napoli il posto in squadra non è quasi mai stato in discussione. Almeno lo scorso anno vedevamo un’alternanza Diawara/Jorginho o Zielinski/Allan/Hamsik. Quest’anno i numeri di maglia potevano essere assegnati dall’1 all’11 come 40 anni fa. Non sputiamo nel piatto in cui abbiamo mangiato deliziosamente, anzi. Ma come è facilmente comprensibile in questa “guerra di nervi” tra Aurelio e Maurizio le ragioni e i torti non sono da una sola parte. Ed è stupido quell’#IoStoConSarri o #IoStoConAurelio. L’importante ora è che il Napoli vada avanti. Con il vecchio Comandante o con uno nuovo per varcare le colonne d’Ercole. Il sogno non è finito ieri. Ne siamo certi.

Valentino Di Giacomo  

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Il calciomercato e la partita doppia

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E ci risiamo! Come ad ogni sacrosanto calciomercato ecco rispuntare il papponismo. Ancor più facile dopo il misero pareggio conto il derelitto Palermo. Il tifoso prende la sua bella calcolatrice e comincia a fare la partita doppia. Né più e nè meno si fanno i conti nella tasca del presidente. Perché NON CI DEVE GUADAGNARE, sennò è pappone, anzi PAPPONE. Perché ai tempi dei social pure le maiuscole hanno la loro importanza, ricordiamolo.

Il Napoli ha venduto Gabbiadini per circa 20 milioni ed El Kaddouri per circa 2. Ha comprato per circa 18 Pavoletti e suppergiù ha pagato un milione per Leandrinho. Ergo, il signor De Laurentiis ha messo altri dobloni d’oro, da novello Zio Paperone, nel suo forziere. Ora per il tifoso da social non è importante che il Napoli sia terzo in classifica ad uno sputo dalla Roma, in semifinale di Coppa Italia e ai quarti di finale contro il Real Madrid. Ah scusate, mi adeguo: REAL MADRID. Si, abbiamo beccato i blancos nonostante questa squadretta di nome Napoli abbia vinto il girone di Champions League. Che schifo vincere un girone di Champions però se il signor Aurelio De Paperoni si mette i soldi in tasca. E’ volgare. Come ebbe a dire Moniseur De Laurentiis della Juve quando l’armata bianconera sganciò 90 milioncini per prendere il signor Gonzalo Higuain, all’anagrafe anni 30.

Stavolta pure il tifoso più critico nei confronti di Aurielon de Aurieloni non ha potuto dire molto. La critica, tecnica, quella passabile è che alla rosa manca un buon terzino destro e che a gennaio si poteva intervenire. E’ vero. Maggio ha fatto il suo tempo, se fosse stato possibile il presidente avrebbe dovuto comprare un terzino all’altezza. E fin qui siamo alla critica costruttiva. Critica che, tra l’altro, mi trova concorde.

Epperò non si sopporta più il tifoso da partita doppia con la calcolatrice alla mano. Almeno io comincio a mal sopportarlo. Ma si può gioire, godere, essere felici almeno per una sessione di mercato? O a Napoli è come chiedere la luna?

Ad Agosto i soliti tifosi “esperti” si stracciavano le vesti per la cessione di Higuain. Fioccavano sui social le classiche invettive: “Ma chi è stu Rog?”, “Ma chi è Zielinski?”, “Ma ca amma fa cu stu Diawara!”. Del resto la caldissima piazza si contraddistinse per quel caloroso benvenuto a due signorini in maglia azzurra che qualcosina nel Napoli hanno fatto: ci siamo dimenticati di come vennero accolti Hamsik e Lavezzi a Castelvolturno il giorno della loro presentazione? E i mal di pancia per la cessione di Sua Maestà Quagliarella e l’acquisto di quel signor Carneade dalle fattezze di Gesù Cristo che all’anagrafe era contemplato al nome di Edinson Cavani? E vogliamo ricordarci di cosa si scriveva in proposito di Hysaj e Sarri? “Ma nuje simme ‘o Napule! Mica l’Empoli”.

La critica è una bella cosa. Ma c’è bisogno di moderazione nell’esercitarla. Ormai contro De Laurentiis siamo all’accanimento. Un presidente certamente criticabile, ma tra la critica e l’odio a prescindere c’è di mezzo il mare. E’ che ormai ci siamo fatti la bocca troppo buona. Ma, quel che è peggio, è che non sappiamo godere. Chissà quanti tifosi vorrebbero stare al posto di quelli del Napoli. Ci invidiano la squadra, il gioco, l’allenatore, la solidità del club, la continuità di risultati. Noi però di tutto questo non sappiamo goderne perché ormai “Conta solo vincere” come si scrive sugli striscioni allo stadio. E’ inutile che ora mi metta a ripetere la storiella sui 90 anni del club e sui suoi risultati che, eccetto il 4-5 anni maradoniani ad alti livelli, raccontano di una squadra che sicuramente non si può annoverare nell’élite del calcio italiano. Ora siamo nell’élite del calcio europeo, però quasi ci fa schifo. E perché? Perché il presidente è pappone, PAPPONE, pardon.

Oggi, solo per fare un esempio, tutti i centrocampisti della Juve verrebbero a Napoli a giocarsi il posto. I nostri difensori e attaccanti sarebbero titolari in quasi tutti i top team europei. Però a noi questo ci fa schifo. Dobbiamo per forza essere arrabbiati. Del resto questa consuetudine si porta proprio assai sul web. Ci si incazza contro chiunque: non fa differenza che si tratti di calcio, politica o star system. Basta odiare, criticare. Basta avere sempre un’opinione su qualsiasi fatto, su qualsiasi persona. Perché stare sui social network dà diritto a dire tutto. Del resto ci sta sempre qualcuno che legge e uno può stare ore a perdere tempo solo a parlare delle ultime scarpe indossate da Belen, della finanziaria di Padoan, della politica di Trump, della crisi in Libia e del perché la pizza con la ricotta non è più come quella di una volta. Ah e non esistono più le mezze stagioni. Va detto.

Io non lo so se non esistono più le mezze stagioni, ma di sicuro le mezze misure sono scomparse. O 1 o 90, o tutto o niente. Va bene la critica al presidente, ma non l’astio, l’odio a prescindere. Ma, soprattutto, siamo ancora capaci di godere della nostra squadra? Ma vi fa piacere o no vedere questo Napoli? C’è bisogno per forza di fare ogni volta commenti al vetriolo? A che serve?

Ma poi, aggiungerei, siete così ben disposti a fare i conti nella tasca di De Laurentiis. Del resto avevo dimenticato che questa città è così ben disposta nello spendere soldi che lo stadio è sempre pieno. Per non parlare della ressa ai botteghini quando per un’amichevole il presidente decise di dare una parte dei biglietti gratis… Ah però con il Real Madrid ci si può mettere l’abito buono e “buttare” 100 euro per un biglietto. Una fede, quella dei tifosi, così incrollabile che si manifesta con la Juve e il Real Madrid, ma con Pescara o Torino sparisce all’improvviso. Un giorno all’improvviso, del resto, è lo stupido motivetto che si canta ancora. Tutti a difendere la città. Dallo scranno dei social network è più facile ancora. Complimenti!

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

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La politica presidenziale

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Sui media si sta iniziando molto a parlare della scarna presenza dei tifosi del Napoli al San Paolo. Ieri, contro il Chievo, gli spettatori erano appena 20mila. Un dato che, personalmente, non mi dispiace tantissimo perché pone fine a tutti quei servizi televisivi folkloristici che mandano in onda non appena gli azzurri vincono un po’ di partite di fila o sono alla testa della classifica. Li conosciamo a memoria quei “reportage”, ne hanno fatti a migliaia ma in fondo è sempre lo stesso: la statuina del calciatore sul presepe di San Gregorio Armeno, il tifoso “esperto” con la pizza tra le mani, le immagini dal lungomare dove si cerca di raccontare una città immobile perché il Napoli ha vinto e quindi a nessuno interessa di lavorare, fare la spesa, portare a scuola i bambini. Perché a Napoli le vittorie DEVONO per forza essere celebrate così. Con i 20mila di ieri scompare finalmente la leggenda del pubblico che campa di pane e Napoli, ma più spesso “solo di Napoli”, come con il veleno di Miseria e Nobiltà.

In realtà il tifo partenopeo non si è disamorato, segue semplicemente le evoluzioni del “calcio moderno” che non sono sconosciute in altre città d’Italia. E poi si aggiunge la scelta scellerata della società sul prezzo dei biglietti. Ieri un tagliando in curva costava la bellezza di 25 euro. Era Napoli-Chievo, tutt’altro che una partita di cartello. Se un genitore avesse voluto portare moglie e due bimbi nell’inospitalissima curva del San Paolo avrebbe dovuto spendere, per Napoli-Chievo (lo ricordiamo), ben 100 euro. Evidentemente quell’ipotetico papà non campa di “solo Napoli”, ma con quei 100 euro ci fa la spesa per una settimana.

Ieri anche un mio amico ed io eravamo invogliati ad andare allo stadio. Noi, malati del Napoli e dello stadio. Eppure due conti ce li siamo fatti: siamo entrambi appassionati di Brasile e cucina brasiliana e, riflettendoci un po’, abbiamo deciso di andare a vedere Napoli-Chievo in una churrascheria carioca. Il menù (tutto a volontà) costa 35 euro. Si mangia fajolada, riso e poi una serie interminabile di portate di squisita carne finché il tuo stomaco non scoppia. Insomma, con 10 euro in più abbiamo visto la partita e abbiamo mangiato come due maiali il cibo che ci appassiona. Il costo aggiuntivo delle birre? Le avremmo comprate anche allo stadio nel pre-partita al Gazebo. Certo, alla fine abbiamo pagato qualcosina in più perché proprio non potevamo esimerci dal festeggiare e digerire con cachaca e caipirinha.

Insomma anche i tifosi più malati due conti in tasca se li fanno. Siamo due che abbiamo già comprato il biglietto per Lisbona per andare a vedere la partita con il Benfica e che per ammirare l’esordio del Napoli in campionato contro il Milan abbiamo speso la poco modica cifra di 40 euro per la curva B.

Ora si può raccontare di un pubblico disamorato. O, più semplicemente, dare ragione a quei tifosi che chiamano “bagarino” il presidente. Perché 25 euro per una partita contro il Chievo, in uno stadio dove per primo lui dice di non volerci mettere più piede tanto che l’impianto è fatiscente, è una cifra enorme. 15 euro sarebbe stato un prezzo corretto, 20 euro sarebbe stato un po’ caro, ma almeno nell’immaginazione sarebbe andata via solo una banconota azzurra, quella da 20 appunto. 25 euro no. 25 euro sono troppi troppi troppi.

Qui abbiamo sempre difeso il presidente dalle accuse di “papponismo” che ci sembrano oltremodo lunari. Non è neppure questo il caso, il costo dei biglietti allo stadio, per la scarsa incidenza sui bilanci, non è certamente una scelta economica. E’ una scelta politica: un po’ per dare il segnale a De Magistris che il club può fare persino a meno dello stadio, un po’ per dare uno schiaffetto ai tifosi che in questi anni hanno contestato la società il più delle volte immeritatamente e stupidamente. E’ una scelta politica che non sappiamo quali frutti porterà a De Laurentiis. Intanto, da qui, gli diciamo che è davvero un prezzo da bagarini quello fissato contro il Chievo. Non vogliamo fare il pubblico che balla la tarantella e suona il mandolino, ma una partita allo stadio vorremmo godercela senza dover spendere un occhio della fronte.

Ieri il pappone l’ho fatto io. Che mangiata! Alla faccia dei 25 euro!

Valentino Di Giacomo

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Mettiamo fine al "Mandolinismo"

La Juve ha perso, il Napoli ha vinto ed è primo in classifica e in città si respira un fortissimo entusiasmo. A leggere i social, ormai affidabili del sentiment della piazza almeno quanto fino a qualche anno fa lo erano baristi e barbieri, il campionato sembra finito dopo appena quattro giornate. E’ bello vedere questo entusiasmo ed è anche giustissimo godere dei momenti positivi quando arrivano, è anzi doveroso celebrare i momenti buoni. Qui, oggi, non vorrei mettere il cilicio a chi gode,  ma solo mettere in guardia la torcida azzurra: il campionato è lunghissimo e le sfide che ci aspettano sono ancora tante. Va bene l’entusiasmo purché non diventi un boomerang al primo passo falso. Anche i siti web e i giornali napoletani si cimentano in trionfalismi fuori luogo. Il Napoli sarà davvero una grande squadra quando si smetterà di celebrare un primo posto dopo appena quattro giornate. E’ una cazzata, oltre che sintomo di un provincialismo lontano dall’abbandonarci. Certo, fa piacere vedere che almeno la stampa si diletta sempre meno nel descrivere una città che per un primo posto temporaneo mette pastori sul presepe e suona il mandolino. Ringraziando il Padreterno, fatte salve alcune fisiologiche descrizioni di Napoli da parte di alcuni media, il mandolinismo iniza a scemare. Un mandolinismo di cui spesso si rendono artefici i napoletani per primi che rivendicano una sorta di “superiorità delle razza”. Ma questo squallido giochetto, pare, che sia in netta decadenza.

Personalmente sono d’accordissimo con Sarri, la Juve è già campione d’Italia. “Dovrebbero fare loro tantissime cazzate, ma loro non ne fanno spessissimo, la Juve si appresta a fare un campionato come il Bayern Monaco in Bundesliga o il Paris Saint Germain in Francia“. Così parò Sarri appena dopo la vittoria contro il Bologna. Ed ha ragione. Guai a pensare che la Juve sia quella vista contro l’Inter. Sono loro che DEVONO vincere e noi commetteremmo, come ambiente, un errore madornale se ci ponessimo al loro stesso livello. Noi dobbiamo solo giocare una partita per volta. Noi siamo forti, loro, almeno sulla carta, lo sono di più.

Verranno i momenti in cui Milik non la butterà dentro per tre partite di fila, verranno le batoste, le partite giochicchiate male ed è fisiologico nell’arco di un campionato. Ho solo paura che alle prime difficoltà questa euforia possa trasformarsi in depressione. Magari comparirà qualche altro post sui social su quanto Milik sia stato pagato oltre il suo reale valore.

Oggi sono scomparse tutte le critiche. Il “Pappone” non è più “Pappone”. Milik è degno di Higuain, Zielinski è il nuovo Maradona. Il “Pappone”, per chi lo ritiene tale, ritornerà di nuovo così non appena arriveranno le prime battute d’arresto. Ma Milik non è Higuain e non lo sarà. Zielinski è un grandissimo acquisto, portentoso, ma guai a investire un ragazzo poco più che ventenne di eccessive responsabilità.

In questo periodo d’oro, segnaliamo altre due notizie. Assolutamente da non trascurare. Koulibaly, quello che già era a Londra con i blues del Chelsea, ha rinnovato per altri 5 anni. Inoltre, sabato al San Paolo, quando uno sparuto gruppetto in curva ha intonato cori contro De Laurentiis, il resto dello stadio li ha fischiati. Un segnale, solo un segnale, che porta l’ambiente azzurro finalmente a remare tutti insieme. Quando si vince è sempre più semplice, ora bisognerà imparare a farlo anche quando le cose andranno storte. Oggi Cavani non esiste più, GH neppure.

Qui ho sempre difeso l’operato di De Laurentiis, pur mantenendo una posizione critica nella sua gestione del settore giovanile e dello stadio, questione su cui divide colpe proprie insieme a quelle del sindaco De Magistris. Non l’ho difeso perché mi è simpatico, nè lui aveva bisogno di “avvocati del diavolo”. Per De Laurentiis parlano i fatti. Il Napoli è progressivamente cresciuto nel corso degli anni. Quest’anno è forse la rosa più forte della sua gestione (lo abbiamo scritto prima dell’inizio del campionato), nonostante la partenza di quello lì che è andato da quelli là. Poi i conti si faranno a fine anno. L’importante è comprendere che il Napoli non DEVE vincere, la vittoria resta una magnifica possibilità. Non è un fallimento se non dovesse succedere. Lo sarebbe per quegli altri là. Prima lo comprenderemo, meglio aiuteremo l’ambiente che ruota attorno alla squadra.

Valentino Di Giacomo 

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Il calciomercato

Il calciomercato è finalmente terminato, delle operazioni del Napoli e di cosa ne pensiamo ne abbiamo scritto oggi. E sembra che la fantomatica “piazza”, sia quella reale che quella virtuale, abbia visto di buon occhio il mercato azzurro ed è una buona notizia. Certo, manca la ciliegina che poteva essere Cavani e in molti sono rimasti delusi del mancato ritorno del Matador. A leggere oggi i commenti dei tifosi c’è più ottimismo. Forse, ma forse, la cessione di GH è stata quasi sbollita. Certo, aiuterebbe tanto se ad ogni partita del Napoli, ad ogni conferenza, i giornalisti non ripetessero ogni volta la solita nenia facendo sempre riferimento a GH. Napoli oggi deve guardare avanti e se lo faranno pure i commentatori sportivi sarà ancora meglio.

Il “Pappone” – come piace a molti definirlo – ha cacciato i soldi. Il club ha reinvestito tutti i soldi incassati dalla cessione dell’innominabile e inoltre ha investito una cospicua parte dei previsti incassi delle partite di Champions. Qualcuno, anche sulla nostra pagina Facebook, si è lamentato del fatto che DeLa non ci abbia messo soldi di tasca propria. Dopo 12 anni di era De Laurentiis ci sembra assurdo che ancora si debba parlare di questo. Il Napoli è un’impresa, non è di proprietà di uno sceicco. Criticabile o meno è questa la politica aziendale e fino ad ora ha portato tantissimi frutti. E’ vero che nello sport si gioca per vincere, ma questo vale nelle partite dei ragazzini in strada. A livello professionistico contano i soldi, i fatturati. E il Napoli, prendiamone atto, fattura assai meno di altre 4 o 5 squadre italiane. Prima ci entrano nella testa questi concetti e meno delusi resteremo. E poi delusi da cosa? Da 7 anni di qualificazioni consecutive in Europa? Di campionati magnifici come quello dello scorso anno dove, forse, con un po’ più di fortuna si poteva realizzare il sogno? O delusi delle Coppe Italia o della Supercoppa? Chi segue il Napoli da tanti tanti anni dovrebbe ben sapere che questo è il momento migliore del calcio in città, escluso il settennato del Dio. Il Napoli è un’impresa eccellente. Poi il presidente può essere antipatico, dovrebbe migliorare in tante cose, ma il Napoli è un’ottima impresa. In attesa che De Laurentiis riesca ad attrezzare pure uno stadio all’altezza con la complicità di un Comune di Napoli che ha pure esso le proprie colpe.

Ora dobbiamo augurarci, finite le chiacchiere del mercato, che la città riesca a compattarsi alla squadra senza più sciocche divisioni. In questi anni ci siamo assuefatti a dividerci in fazioni: quelli pro De Laurentiis e quelli contro, quelli pro Benitez e quelli pro Sarri (per fortuna la maggioranza). Ora non è più il tempo di queste discussioni che non sono utili a nessuno. E’ stato bello, ad esempio – come abbiamo notato sabato scorso – rivedere nuovamente la Curva B  cantare anche quando la squadra era in difficoltà contro il Milan. Questo è lo spirito da seguire. Ora speriamo che anche la Curva A riesca ad organizzarsi per far ritornare tutto il San Paolo una bolgia.

L’amore per il Napoli è una specie di matrimonio, ma senza divorzio. Abbiamo tifato nella cattiva sorte di annate balorde, dobbiamo farlo oggi ancor di più che la sorte ci consegna una delle squadre azzurre più forti di sempre.

Chi ci segue da più tempo sa che sul nostro portale non seguiamo tutte le trattative del calciomercato un po’ perché la maggior parte delle “voci” si rivelano spesso sciocchezze e anche perché l’estate serve pure a far pace un poco con i pensieri e un’osservazione un po’ distratta delle presunte notizie non fa male. Del resto se si fa una cernita dei calciatori che erano in procinto di passare al Napoli e che poi sono realmente arrivati questi saranno forse l’1%. Speriamo che questa sia una scelta apprezzata da voi lettori, da voi soldati innamorati proprio come lo siamo noi.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E’ inutile addolcire la pillola. La scelta bianconera di GH ci dice due cose che non possono essere sottaciute se si vuole affrontare la vicenda con un minimo di onestà intellettuale. GH alla giuve ridimensiona, di molto, il Napoli e forse può finalmente far poggiare un po’ i piedi per terra ai tanti tifosi del “Devi vincere” ed “Aurelio Pappone” a cui tanto piace volare con la fantasia. La Juve in questa sessione di mercato ha acquistato i due calciatori più forti dalle sue dirette concorrenti, prima Pjanic e poi GH. Li ha ingaggiati con la clausola, li ha voluti e li ha presi senza fare troppe storie. Il Napoli è il Napoli, la Juve è la Juve. Il Napoli può coltivare i propri progetti vincenti nel lungo periodo, la Juve no. Perché chi “Deve vincere”, subito, sono i bianconeri, non noi.  La differenza sta tutta qui: loro comprano il campione di 29 anni pagandolo la cifra più alta mai vista nella storia del calcio italiano e noi questo tipi di acquisti non possiamo farne. Addossare ora colpe a De Laurentiis è da incapaci autentici. Il presidente ha fatto di tutto per trattenerlo, ma GH ha preso la propria decisione. Ad Aurelio va dato il merito di aver tenuto duro fino all’ultimo e di aver realizzato un affare sensazionale che assicurerà un futuro altrettanto importante al club.

L’altra verità che non è possibile sottacere è la scelta di GH. Ha scelto il club dove ha più possibilità di vincere, è un suo diritto. Ha scelto la strada più semplice, la vittoria sicura, a quella più difficile e che, se fosse accaduta, lo avrebbe consacrato nella storia del calcio e di questa città. GH nella storia del campionato italiano ci è già entrato lo scorso anno segnando 36 reti, nessuno meglio di lui. Lo ha fatto con la nostra maglia e di questo possiamo solo ringraziarlo, così come lui dovrà ringraziare noi. Dovrà essere grato a De Laurentiis che gli ha dato la possibilità di guadagnare TANTO e di averlo portato a Napoli quando a Madrid era un giocatore importante, ma non fondamentale. Deve ringraziare Sarri che lo ha messo al centro del progetto di gioco e che gli ha consentito di segnare una caterva di gol. Deve ringraziare Hamisk, Insigne, Callejon che tanto lo hanno agevolato. Dopo i ringraziamenti, però, si volta pagina.

Il Napoli, pur senza la sua stella, è una squadra già molto forte. Probabilmente a fare le veci di GH arriverà Bacca, ma questo lo vedremo e giudicheremo a tempo debito. Eppure, se proprio Bacca arrivasse, sarebbe la conferma ulteriore della poca chiarezza di De Laurentiis. Bacca costa 30 milioni ed ha 29 anni. I 30 milioni che spenderebbe il Napoli per Bacca equivarrebbero in proporzione ai 94 che spenderà la Juve per acquistare un giocatore che ha 29 anni come GH. Se De Laurentiis ha le idee chiare e non ha accusato troppo il colpo della cessione, dovrà necessariamente comprare un calciatore giovane e affermato. Icardi o Lukaku solo per fare due nomi. Oppure, se arrivasse Bacca, allora qui ci aspettiamo pure un Belotti o un Berardi: due dei giocatori più validi del nostro campionato.

Ad ogni modo la cessione di GH consente al Napoli di rinforzare per bene tutti i reparti. Ma il club azzurro dovrà essere intelligente nel non buttare soldi a casaccio. Servono giocatori già fatti, ma giovani e di prospettiva se si vuole salvaguardare sia l’aspetto sportivo che economico della società. Certo, ora da De Laurentiis ci aspettiamo veri investimenti. Vale a dire: spenda i soldi della clausola e pure quelli della Champions.  Fino ad ora ha acquistato Tonelli per 7,5 milioni e Giaccherini per 1,5. Qualche altro soldino oltre a quelli di GH, insomma, avanza. Altrimenti darà credito alle lagnanze “papponiste”. Almeno io, fino ad ora, ho sempre difeso il presidente. Oggi è lui che deve mettersi nelle condizioni di farsi difendere.

L’altra soluzione, che però certamente i coristi del “Devi vincere” non contemplano, è che il Napoli investa anche delle risorse per strutturarsi in maniera seria come club. E’ possibile investire nello stadio, in un centro sportivo all’avanguardia per far crescere i giovani. Certo, ne risentirebbero gli investimenti per la prima squadra, ma il club farebbe un passo ulteriore per guardare al futuro con ancor maggiore stabilità.

Mi fareste sicuramente notare che ho omesso di scrivere che la Juve per comprare il 29enne GH deve necessariamente vendere il 22enne Pogba. E’ vero. Ma un centrocampista, pur se bravo, non farà mai la differenza quanto un attaccante. La Juve fa un affare a vendere alle cifre che si leggono, così come lo fa il Napoli a vendere GH. Il sacrificio bianconero è intelligente nell’ottica di chi deve vincere SUBITO. Ai ripianamenti societari poi ci penseranno tra qualche anno. La loro squadra può permettersi di essere più vecchia della nostra. Noi, al momento, non possiamo.

Ad ogni modo, tanto più in questo momento, stringiamoci forte intorno alla squadra. Non serve a nessuno cominciare un’altra stagione tra strali di polemiche inutili e, come accaduto lo scorso anno, totalmente infondate. Qui giudicheremo con attenzione l’operato di De Laurentiis e non faremo sconti. Proprio come lui ha avuto il merito di non farne alla Juve.

Un argentino può giocare a Torino tanto più se si è come GH. Il bomber 29enne ha dimostrato benissimo la differenza che c’è tra l’essere corazon della Boca o del River. Lui è un Riverista squallido. Lui è lontano anni luce da Diego Armando Maradona. E ditemela adesso la storiella del drogato. Diego Armando Maradona è stato uno dei più grandi UOMINI sulla faccia della Terra, prima ancora di essere il più grande calciatore. Diego è l’essere umano migliore dell’Universo. E ora spero l’abbiano capito tutti. Altro che quel tipo che non merita neppure di essere nominato. Il calcio è cambiato, il cuore degli uomini piccoli non ha bandiere.

Valentino Di Giacomo

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La polemica

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

De Laurentiis ha detto merda, MERDA. Ha detto “12 anni fa stavate nella merda”. L’ha detto a Palummella, l’ha detto ai napoletani. Si, proprio ai napoletani, loro che sono abituati a vivere in una città modello, una città vincente perché è stata scelta persino da Dolce & Gabbana come scenario ideale per sfoggiare quegli abiti di indiscussa classe ed eleganza del “Made in Italy”…

I napoletani non sono mai contenti della loro squadra, sono invece felicissimi, con un orgoglio che a tratti raggiunge lo squallore più alto del provincialismo, delle sorti della propria città. E’ storia. A De Laurentiis è toccata la stessa sorte di Ferlaino e di quasi tutti i presidenti che hanno guidato il club in 90 anni di storia. Forse solo Achille Lauro si è salvato dalle lamentazioni ricorrenti dei tifosi. I napoletani del resto, popolo che amo e a cui sento di appartenere cromosomicamente, sono un popolo fesso e furbo, ottuso, incoerente, dove la fantasia e l’ingegno sono considerate acquisite per diritto di nascita e quasi mai per conoscenze apprese. Napoli è l’unica città borbonica dove il referendum del ’46 tra Repubblica e Monarchia vide la stracciante vittoria della casata dei Savoia. Si, quelli piemontesi. E’ muorto ‘o Re, evviva ‘o rre!

Eh già, a De Laurentiis è toccata la stessa sorte non solo di Ferlaino, ma persino di Maradona. Ma vogliamo dimenticarci cosa dicevano i napoletani di Diego? Non solo quando andò via e finì per essere, praticamente per tutti, un drogato. Ma anche quando giocava e si rendeva protagonista delle solite bizze. Perché non c’è riconoscenza. Maradona è bello oggi, con il ricordo, con il senno di poi. E per fortuna che non esistevano i social network alla fine degli anni ’80 altrimenti chissà quanto odio sarebbe riscontrabile oggi persino contro il Dio del calcio che ha dato TUTTO al Napoli e a Napoli, finanche inventando lui per primo la dignità calcistica.

Ecco, oggi in molti sui social sono scandalizzati da quelle parole di De Laurentiis. Che ha detto un’ovvietà: il Napoli 12 anni fa stava nella merda. Ne abbiamo scritto ieri, dichiarazioni sbagliate nella forma e giustissime nei contenuti.  In molti hanno rivendicato ancora una volta la parola “dignità”. Una dignità che non si riscontra per il pessimo servizio dei mezzi pubblici in città, che non esiste quando siamo costretti in auto a passare SEMPRE sulle stesse buche da trent’anni (un esempio per tutti: lo stradone di Agnano che dall’ippodromo porta a Bagnoli), una dignità che non viene invocata quando vediamo il pessimo stato in cui versano i nostri monumenti o le nostre opere d’arte.

Eh già, è più importante il calcio, la squadra, ‘o Napule! Un Napoli che, nonostante il “Pappone”, è tra i primi 15 club d’Europa e che qualche emozione pure ce l’ha regalata negli ultimi anni. Ma per molti ormai le emozioni, che dovrebbero essere il sale del calcio, non sono importanti. Serve solo vincere. Anzi si è obbligati a vincere in virtù di chissà quale ragionamento.

E’ antipatico De Laurentiis? Si, è antipatico. E’ antipatico pure a me. Ma in questi anni ha gestito i SUOI interessi in maniera impeccabile. E i SUOI interessi sono coincisi perfettamente con i nostri. Oggi abbiamo un Napoli che è tra le prime società d’Europa, guardiamo dall’alto in basso Milan, Inter, Roma e tante altre. La dimensione naturale del Napoli, per quanto oggi i napoletani vogliano fare voli di fantasia, è inferiore a quella dove De Laurentiis ha portato il club. Sono FATTI, EVIDENZE. Non opinioni.

Ora, cari napoletani, decidete: volete stare a farvi le cosiddette seghe mentali soffermandovi sulle cagate che dice il presidente, oppure godervi i risultati che tanti altri tifosi ci invidiano? E perché no? Magari imparando a fare sistema riusciremmo davvero a vincere. Magari dando forza al presidente, invece di attaccarlo. Tanto più nel momento in cui sta tentando in tutti i modi di far permanere in azzurro il più forte calciatore del campionato.

Fate come volete. Fatemi solo una cortesia: la parola dignità, rivendicatela per cose più importanti del calcio. Questa passione riversatela anche per la città. Visto che se forse noi napoletani avessimo comportamenti più DIGNITOSI, forse ne guadagneremmo tutti. Perché il problema è sempre lì: o per la squadra o per la città non siamo MAI capaci di fare sistema, ma soltanto di dividerci. E io mi vergogno per questo, non per le parole di un presidente di calcio che neppure scalfiscono il mio ESSERE NAPOLETANO.

Valentino Di Giacomo

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Un caso da studiare

Fonte: sscnapoli.it

Il tifoso medio del Napoli è affetto da una stupidità che si riscontra in poche altre tifoserie. Questo è il periodo dell’anno in cui il mio rapporto con i miei fratelli tifosi si fa più difficile. Il fatto poi che i social network consentano a tutti di esprimere un’opinione in pubblico è una cosa bella, ma come diceva Totò “qualche volta si esagera”.

L’identikit tipo del tifoso napoletano sui social credo che sia un qualcosa da far studiare in sociologia, ma anche come casi clinici da psicoterapia. Basta girare un po’ sulla propria home di Facebook per leggere le opinioni più assurde tra critiche alle possibili operazioni di calciomercato fino ad arrivare alla maglia che, come ogni anno, non va mai bene.

CALCIOMERCATO Caso 1:  Il Napoli è vicino all’acquisto di Candreva – scrivono i giornali – per lui sarebbe pronta un’offerta di De Laurentiis superiore ai 20 milioni. Il commento più in voga: Candreva ha 29 anni, è assurdo spendere una cifra del genere per un giocatore di quell’età.

Caso 2: Il Napoli è vicino all’acquisto di Pereyra per 18 milioni. Il commento più letto: Ci prendiamo gli scarti della Juventus, un giocatore che non ha mai giocato e diamo pure i soldi ai bianconeri. 

Caso 3: Il Napoli potrebbe prendere il croato Rog. In questo caso i commenti possibili sono due. Dando per assodato che il 99,99% dei tifosi del Napoli non sapeva neppure dell’esistenza di questo giocatore la faccenda si fa complicata a seconda del soggetto. La prima opzione di commento è: Ma chi è questo? Un altro giovane? Noi vogliamo vincere! Invece di prendere giocatori affermati, De Laurentiis (Pappone, ca va sans dire) compra ancora giovani. Da notare che il commentatore appena citato potrebbe facilmente coincidere con quello che dice che Candreva è vecchio e che De Laurentiis (Pappone, è opportuno ricordarlo) spende troppi soldi per uno di 29 anni. E potrebbe essere pure lo stesso che critica l’acquisto di Tonelli.

La seconda opzione di commento viene sempre dal tifoso che non ha mai visto giocare Rog, non sa nemmeno dove gioca e che ruolo ha, il seguente tifoso è il pessimista per antonomasia, tendente al finto conoscitore di calcio: Uà Rog è buono, ma sono sicuro che il Napoli non riuscirà mai a prenderlo così come Herrera, Witsel e Fabinho. 

LA MAGLIETTA Ieri il Napoli ha presentato la maglia ufficiale per la prossima stagione. Come ogni anno la maglia fa sempre schifo per il tifoso medio del Napoli. Perché, ricordiamolo, il tifoso medio del Napoli vuole che De Laurentiis cacci i soldi epperò, al contempo, è anche un romantico. Quindi la maglietta del Napoli dovrebbe essere di un azzurro immacolato senza sponsor tecnici, né di marchio. E quindi, sempre spulciando tra i social troveremo:

Caso 1 Il logo rosso Lete sulla maglia fa schifo.

Caso 2 Il simbolo Kimbo sul culo è un obbrobrio, sembra la maglia di un pilota di Formula 1.

Casi 3,4,5  La tonalità di azzurro non è quella originale. Il simbolo del Napoli è troppo piccolo. La maglia a maniche lunghe con tutti quei simboli della Kappa è indecente, tanto vale chiamare la squadra SSC Kappa Napoli.  

Tutto questo senza contare che ancora non sono state presentate la seconda e la terza maglia che sicuramente genereranno polemiche. Alla stregua della maglia Macron “Vomitage” o della “Mimetica” che, chissà perché, sono state le magliette più vendute tra i tifosi.

Vorrei tranquillizzare gli amici tifosi. Oggi è il 9 Luglio, il mercato durerà circa altri due mesi. E’ vero, la Juve intanto ha comprato Pjanic e Dani Alves. Eppure ha venduto Morata e non sa se riuscirà a trattenere Pogba e Bonucci. La Roma ha solo venduto, l’Inter ha preso Banega, il Milan Diego Armando Lapadula…

Insomma, il mercato è fermo. Dura altri 2 mesi. Ma è così difficile aspettare prima di dare giudizi? Ma ve lo ricordate il clima dello scorso anno? Quando abboffavate di “Pappone” De Laurentiis a inizio campionato, fischiavate i giocatori ed esultavate per l’incendio della sua barca?

Ora De Laurentiis non sarà il miglior presidente della storia, ma penso che qualche gioia ve l’abbia data in questi anni. Ma siete capaci solo di salire sui carri del vincitore a tempo debito? Dovete parlare per forza adesso? Aspettate, vi costa tanto? Siete improvvisamente diventati tutti direttori sportivi ed esperti di marketing? Ma non vi sentite un pochino ridicoli ad essere così esagerati nei giudizi, così spietati, senza avere un minimo di titolo per parlare di cose che molto probabilmente non conoscete?

Va bene la democrazia, vanno bene i social, va bene tutto. Ma, a volte, ricordando ancora Totò… Si esagera! E si finisce nel ridicolo.

Valentino Di Giacomo 

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