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Striscione del battaglione Azov, composto di volontari d'estrema destra, durante Dnipro-Napoli

Dal nostro inviato a Mosca:

Lunedì mattina, momento già critico per chi scrive (la combo lunedì e mattina poi è micidiale), e tra le pagine Facebook di alcuni amici russi una notizia assurda ma non troppo, per chi ha un po’ di dimestichezza con le tifoserie dell’Europa orientale: dopo l’aggressione a quattro tifosi inglesi (colpevoli di essere neri) del Chelsea all’Olimpico di Kiev durante il match con la Dinamo, il direttore dello stadio ha proposto di istituire un settore riservato ai tifosi di colore. Sì, avete capito bene: a 21 anni dalla fine definitiva dell’apartheid in Sudafrica, e a 60 dal boicottaggio dei bus a Montgomery negli USA, la divisione per colore della pelle sembra tornare in Ucraina. Ma gli ultras della Dinamo Kiev non sono soli in questa odiosa caccia al nero: a Pietroburgo le frange più radicali della tifoseria dello Zenit non vuole giocatori “africani” in squadra, e nel 2011 dagli spalti dello stadio Petrov volarono banane all’indirizzo di Roberto Carlos, allora giocatore dell’Andzhi. Un anno dopo, un gruppo di ultras della città russa uscì con un comunicato dove si affermava come non sarebbero mai stati accettati giocatori gay o di colore tra le fila dello Zenit. In Russia, paese dove si celebra ogni 9 maggio la vittoria sovietica sul regime nazista, gruppi con svastiche e celtiche sono presenti praticamente in ogni tifoseria, e le aggressioni razziste contro immigrati dell’Asia Centrale e “diversi” di ogni tipo sono spesso e volentieri commesse dai cosiddetti futbolnye fanaty.

In Polonia, altro paese che ha subito distruzioni immani durante la Seconda guerra mondiale, nel centro di Varsavia non è raro trovare celtiche, sigle del Ku Klux Klan e altri graffiti razzisti a firma dei supporter del Legia Varsavia, che si sono introdotti anche recentemente nel nostro amato San Paolo. Altri fenomeni di xenofobia sono presenti in quasi tutte le curve dell’Est europa, e l’odio verso i “neri” spesso si intreccia alle storiche ostilità interetniche di tutti contro tutti: russi contro polacchi, ucraini contro russi e polacchi, ceceni contro slavi, ungheresi contro romeni e slovacchi, bulgari contro turchi, albanesi contro serbi…

Il razzismo odierno è sempre la paura dell’altro, il terrore di perdere qualcosa. E il gioco più bello del mondo si trasforma in un’occasione per regolare conti irrazionali e ingiustificati. Le tribune per i tifosi di colore, però, potrebbero essere anche rivendicate da alcuni gruppi italiani, sempre pronti a invocare il Vesuvio e a bollare noi napoletani in ogni modo. Pensateci, e abbiatene paura.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Foto di Peppe Iovino

Facendo il camionista ho la fortuna di conoscere sempre persone nuove, in questi anni ho girato mezza Europa, oggi anche se non vado più all’estero, grazie al mio mestiere continuo a collaborare con tanta gente proveniente da continenti diversi.
Giovedì fui mandato dalla mia azienda in provincia di Verona a fare un insolito viaggio, dovevo andare a caricare circa 200 pecore, nel macello in questione lavorano tanti stranieri, per la maggior parte nord africani di fede mussulmana.
Nei loro confronti e della loro religione, gli altri colleghi del macello, fanno sempre battutine poco felici, certe volte risultano anche offensive.

Giovedì però il clima sembrava diverso, un ricco signore mussulmano aveva comprato migliaia di capi di bestiame da macellare per la Festa del sacrificio (Id al-adha)
Nel macello c’era aria di festa, insolitamente mi hanno offerto da mangiare e da bere, i lavoratori Veneti e Mussulmani sembravano un unica famiglia, mi chiesi da cosa era dovuta tutta questa giovialità, lo scopri subito: Il ricco signore mussulmano con la sua commessa aveva assicurato un grosso introito economico.

Nel luogo di scarico c’erano centinaia di persone in attesa di ricevere il proprio agnello, dalle macchine si capiva che erano tutte persone benestanti, e nonostante fossero stranieri i Veneti li trattavano con rispetto.
Il giorno dopo lessi la notizia delle 700 vittime del pellegrinaggio alla mecca, e delle frasi razziste che provenivano da più parti, ero incredulo: come si può gioire e sparlare di un fatto così grave, da cosa nasce un astio del genere?
Pensando alla giornata di lavoro spensierata, mi sono fatto delle domande e mi sono dato delle risposte: “ Alla Marzullo maniera”

La questione della religione non è altro che il solito problema tra ricchi e poveri: Le persone si scandalizzano dei barconi, poi sognano che la propria squadra del cuore venga comprata dagli sceicchi arabi.
Leggendo le cronache ho scoperto che la disgrazia del santuario era dovuto al non rispetto delle norme di sicurezza, tutto questo perché delle persone ricche per poter accedere senza fare le code, riesce a far bloccare dei percorsi creando il caos, al quale abbiamo assistito tramite i telegiornali.

Sono arrivato alla conclusione che forse tra la nostra cultura cristiana e quella mussulmana, non c’è un problema di religione ma, piuttosto è la solita guerra tra ricchi e poveri, molti vedendo i barconi hanno paura di queste persone, perché pensano che possono rubargli il lavoro i diritti e tutto il resto.
Però nessuno alza il dito se delle società straniere grazie a delle Joint venture, affossano il commercio Italiano, nessuno si ribella se il mercato globale ci toglie diritti.
Forse dovremmo cominciare ad essere più solidali con i nostri simili e non farci ingannare da chi davvero in questi anni è riuscito a farci regredire.

Marco Manna