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Dalla pagina ufficiale FB di SSC Napoli

Pensavo a un mio amico che si era fatto la fama di chiavettiere perchè effettivamente se si parla dal punto di vista numerico raggiungeva cifre da attore porno di serie B, il problema era la qualità: pur di sfogare aveva abbassato notevolmente la soglia sulla selezione estetica… ripensavo a un verso irripetibile di Gianfranco Marziano in “Appuntamento” (se non la conoscete cercatela su youtube e arrivate a quando si chiede se la ragazza con cui ha un appuntamento al buio sia un cesso).
Pensavo che forse pure se tenessi i soldi non andrei mai a escort, pensavo che se non posso permettermi l’astice non mi lamento dei vermicelli con il rancio fellone, anzi.. .forse mi piacciono pure di più, se quel rancio l’ho pescato io, ma di sicuro se mi offri il surimi o le croccole te le chiavo in faccia.

In realtà pensavo che non so neanche io bene dove voglio andare ad apparare, so che forse dovrei essere in qualche modo intossicato, ma proprio non ci riesco e aspetto con ansia domenica per tornare allo stadio.

Cattivi – questa pagliacciata di interrompere la partita per i cori onestamente mi pare quando i multimiliardari che si sono fatti i soldi sfruttando il lavoro minorile fanno una donazione all’UNICEF per passare perfilantropi. Le cose o si fanno o non si fanno, fatta alla penultima di campionato con tutto già deciso in una partita che conta quasi solo per le statistiche mi è sembrata una buffonata per sentirsi a posto con la coscienza.

Buoni – Hamsik che si incazza è bellissimo, quasi come quando esulta. Albiol oggi preciso e insuperabile più del solito e poi segna anche il suo terzo goal in campionato, sicuro merita di essere come qui.  Migliore? Che domande, chi ha risolto la partita partendo dalla panchina, il magico sinistro di Milik oggi è valso una partita.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Quando ti trovi a parlare con una persona che si sta per lasciare, che vive una di quelle storie che si portano stancamente avanti un po’ per abitudine un po’ per la paura di guardare in faccia la realtà, può capitare di sentirsi dire una frase tristissima: “è come se ci fossimo lasciati ma non ce lo siamo ancora detti“.

Probabilmente è la fase più brutta di una storia, più brutta ancora di quando ti lasci, rancori e brutti ricordi si alternano a momenti di gioia che sembrano voler prolungare l’agonia di quello che oramai è morto. Magari qualcuno ci crede ancora, ci prova ancora ma c’è sempre una parte di te che dice “tu vuò pruvà? eh pruov je me ne vaco! ‘O ssaje comme fa ‘o core quann s’è sbagliato” Così vai avanti quasi per inerzia aspettando che tutto finisca, ma soprattutto aspettando di ricominciare, anche se non sai bene come e con chi…

Oggi il Napoli probabilmente si sta lasciando, anche se non se l’è ancora detto, una parte ci credeva ancora, provava ad andare avanti, un’altra era altrove rassegnata e molle aspettando il fischio finale, altri tre fischi finali per ricominciare senza sapere neanche dove e con chi, forse c’era anche chi con la testa già stava a Milano, ma questa è un’altra storia.

Cattivi – C’è poco da dire sul campo ma in questa settimana ho visto delle cose orrende, il primo cattivo è Reina, fare una cena di addio a tre giornate dalla fine è quasi più squallido di fare le visite mediche qualche mese prima della fine del campionato, se non altro inopportuno. Inopportuno come le dichiarazioni di De Laurentiis, altro cattivo di oggi, mi è sembrata la conferenza stampa in cui Benitez si congedava il giorno prima della sfida decisiva con la Lazio, tempismo pessimo, come le scelte d’altronde tutte le scelte del presidente riguardanti la comunicazione. La cosa peggiore di oggi? Forse niente.. forse tutto… diciamo che la cosa peggiore non ce la siamo ancora detti.

Buoni – Mertens è tornato al goal, con una rapina delle sue e figlia del pressing alto tipicamente Sarrista, Zielinski ha fatto precchio, forse non abbastanza ma comunque è stato sempre presente. Ma il migliore è oggi l’uomo che festeggia il centesimo goal in serie A il Capitano Marek, la sua perla da fuori area dà un senso alla partita.

Paolo Sindaco Russo

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La mia educazione sentimentale

Ho 35 anni, ho fatto in tempo ad avere Lui come idolo, i caroselli con via Caracciolo tutta azzurra e 127 scoperchiate, le lacrime del San Paolo, io sul tetto di un’Alfa Sud con i miei fratelli e gli scudetti dipinti sulle guance. Poi? Poi dopo la DEPRESSIONE per Lui, è iniziato il Napoli dei Blanc, dei Thern, dei Careca a svernare, dei Dumbo Buso: non eravamo più l’armata invincibile. Senza che ce ne accorgessimo ci ritrovammo, in ordine sparso, con Freddy Rincon e ogni estate Ferlaino a cercare fidejussioni per iscrivere la squadra al campionato. Le tre firme con tre squadre diverse di Vlaovic, i prestiti-bidone da Parma e Inter. Poi Colonnese e Milanese ai nerazzurri, Crippa e Zola al Parma, Ciro Ferrara alla Juve. Il gruppo Setten, i Moxedano, l’orrenda maglia Record Cucine. Si finì con l’ultimo scugnizzo: Fabio Cannavaro al Parma e, pochi anni dopo, l’abbraccio tra Fabio e Pino Taglialatela mentre venivamo condannati alla B con i sediolini del San Paolo in fiamme. 

Lascerò stare gli anni di Ulivieri e di Colomba, di De Canio e Franco Scoglio, intervallati dall’illusione Novellino/Shwoch, le lacrime di Stellone dopo il gol alla Juve e Saber che sembrava Cafu. Corbelli e quel povero cristo di Totò Naldi, l’unico che abbia messo soldi di casca propria nella società. Inutilmente. Le illusioni finirono presto. Fallimento. Mentre quei quattro pecoroni tra ultras e giornalisti si appecoronavano al signor Gaucci sotto la sigla “Orgoglio Partenopeo”, la mossa definitiva per lo scacco matto di Luciano Moggi che voleva utilizzare il Napoli come succursale di qualche altro intrallazzo. Arrivò la procura di Napoli, Aurelio e – guarda caso – l’anno successivo, da quella storia napoletana, nacque Calciopoli. 

Io senza fatica ricordo le domeniche a guardare Montezine e Dionigi, Sogliano e Pasino, Perovic e Zanini. Quante ne sono state di domeniche così, con la poca voglia di andare allo stadio e guardare la tv con mortificazione. In serie A un anno si simpatizzava per il Parma, un altro per la Roma di Capello, un altro per la Lazio di Mancini. Non era roba nostra, guardavamo gli altri giocare a pallone, quello serio, noi alla finestra con l’impossibilità di essere presenti. Solo spettatori delle gioie degli altri.

Non sto qui a fare la retorica del “Non c’erano i palloni”, non mi è mai piaciuta. Ma è in forza di quelle domeniche di merda, anni e anni di umiliazioni, che io non posso non essere grato al presidente De Laurentiis. Magari posso capire che chi è stato tifoso prima di me e ha visto Sivori, Clerici, Savoldi o Krol possa avere altri pensieri. Io non ho visto a Zurlini e nemmeno a Panzanato. Ho visto solo Diego, Careca e Alemao. Poi il nulla, anzi, lo schifo. E io non mi posso permettere di schifare una stagione dove si è stati vicinissimi a realizzare il sogno, al di là delle motivazioni che ce lo hanno impedito. Non mi posso permettere di schifare l’Intertoto, l’approdo all’Europa League, la corsa di Christian Maggio a Manchester che la dà a Cavani e noi segniamo all’Etihad e ci portiamo pure a casa il punto all’esordio in Champions. Non mi posso permettere di schifare a Contini che la dà di testa a Giovinco a Torino e poi facciamo il miracolo con Marek e Jesus Datolo. 

Di De Laurentiis mi piace quasi nulla, è antipatico e sembra faccia di tutto per farsi schifare. Però perdonatemi se schifo di più a voi tifosi che pretendete dal calcio come se fosse il governo che non abbassa le tasse e non dà lavoro. Schifo a voi che vi arrogate il diritto a parlare per nome di una piazza variegata e ogni estate affiggete in città quei manifesti del caxxo. E non ne beccate una! Puntualmente smentiti dal Napoli che compie una grande stagione. Come quando arrivò Sarri e dicevate “Ma che amma fa cu chist ca se penz e sta all’Empoli?” o ancora quando vi stracciavate i capelli per il sonante pacco rifilato alla Juve per 90 milioni. Schifo più a voi, non me ne vogliate. Perché negate la realtà. Schifo a voi che allo stadio cantate “Noi vogliamo vincere” come se fosse dovuto, come se fosse “Vulimme ‘o posto”, “E criature hanna magnà”. Mi istigate a rispondergli come avrebbe fatto Eduardo in uno di quegli aneddoti tramandati a voce quando quell’attore gli dice: “Maestro, pure io aggia campà”. E gelido Eduardo con il suo: “E pecché?”.  

E se non potete comprendermi sulla forza dei fatti, comprendetemi per la mia situazione sentimentale con il Calcio Napoli: dopo tante sofferenze, io ho vissuto solo gioie. E le sofferenze di oggi sono emozioni, non mortificazioni. Mi sentivo mortificato quando dovevo cantare un coro al Pampa Sosa (Che Dio l’abbia in gloria), non adesso perché non ho vinto ‘o scudetto. 

Ecco perché difenderò sempre il Presidente, anche quando sbaglia come ora che, quasi alla Renzi, acclama un nuovo referendum su di sé buttando un poco di merda in faccia a Sarri. Peccati veniali rispetto a tutto lo schifo che ho subito. Me lo tengo stretto. E ora chiamatemi perdente. Preferisco essere un “perdente di successo” che un perdente con le pezze al culo ad elemosinare calciatori a Parma, Inter e Juve. E se mi rispondete che tra i due estremi c’è la via di mezzo, vi rispondo che la “via di mezzo” non è nella mia, nella nostra, nella vostra disponibilità. Quando arriva lo sceicco ne parliamo. Non lo decido io, non lo decidete voi, non lo decidiamo noi. Fino a prova contraria il Napoli è una società privata, non è un partito, non è un governo contro cui si possa protestare. 

Con tanto affetto, da queste mie emozioni, vi dedico il mio enorme Vaffanculo! Io amo questa maglia, ora più che mai! E ringrazio Aurelio di avermi dato nuovamente la carta d’identità e cittadinanza nel calcio che conta. Se a voi tutto questo vi fa schifo non avete sofferto “la fame”. Io si. E me la ricordo come fosse oggi. 

Valentino Di Giacomo  

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Lo schifo che non passa

Sono ormai passati diversi giorni, ma la rabbia non passa e difficilmente passerà. Siamo alle solite: la Juve vince la sua partita decisiva con i soliti “aiutini”, i napoletani (e tutti gli altri) si incazzano, ma opinionisti, giornalisti e tutta la “fauna” calcistica che ammorba l’etere ci accusa di essere i “soliti vittimisti”. E’ sempre la stessa storia. Il copione si ripete sempre uguale, come se il tempo non scorresse mai, se non per ripetere ogni volta in maniera identica lo stesso spartito. Esce fuori il solito avvocato fenomeno che ha bisogno di pubblicità dicendo che intenterà una causa, le fantomatiche class-action, il video dell’imbroglio che imbroglio non è, fake-news come se piovessero. Audio, filmati, ricostruzioni. Tutto inutile. Basterebbe solo mostrare e rimostrare quell’intervento di Pjanic. Solo quello. Qualcosa di solare, non interpretabile diversamente. Solo che l’unica persona che doveva automaticamente agire ha “interpretato”, ancora una volta, in favore di quelli là.

Questa volta c’è stato di mezzo un episodio spartiacque: appena poche settimane fa erano i juventini a gridare al complotto. Buffon si è esibito nei suoi bidoni, fruttini, sprite, patatine e sensibilità. Al punto che se fossi un dirigente della Amica Chips o della Pringles lancerei sul mercato le patatine “gusto sensibilità” o “bidone free”, come per gli zuccheri. Poi Benatia che parla di stupri, Agnelli che se la prende col “Sistema-Collina”. E tutta la fauna dell’etere ad applaudire quel “grande uomo e professionista di Buffon”, fino ad Agnelli che reclamava il Var in Europa. Piccolissimo dettaglio: il rigore per il Real Madrid contro la Juve era netto, solare. Proprio come l’entrata di Pjanic che quasi gli somiglia. 

Ancora una volta si è capovolto il mondo. Se altre tifoserie gridano al “furto” sono vittimiste, se lo fanno quelli là hanno ragione. Senza dubbi, senza mediazioni. Hanno ragione come Mussolini. Sempre. 

E noi ce ne stiamo qua, senza trovare pace. Chissà quanti di voi, come me, vi state andando a rivedere su Youtube i video dei processi per Calciopoli o per il Doping. Non serve a nulla, se non a dire “Ah, ma non sono pazzo! E’ già successo, chissà che non stia succedendo ancora”. Inutile esercizio per riappropriarci di una sanità mentale, mentre il mondo fuori sembra folle con i suoi “Eh ma alla fine vince il più forte” o “Torti e favori alla fine si compensano”. Non è mai stato vero, non è vero, non sarà vero. C’è persino chi si permette di di dire che Calciopoli non sia mai esistita, chissà perché Moggi aveva bisogno di fornire Bergamo e Pairetto di schede telefoniche svizzere… Rivedi i video e recuperi con la mente di quando il tramite di Moggi con gli arbitri era un dirigente del Messina, società che subito fu catapultata in A. Vedi le relazioni di amicizie e inimicizie create dall’ex mammasantissima della Juve. Ti viene in mente quel 7-0 dei bianconeri col Sassuolo di quest’anno, le dichiarazioni di Marotta su Politano, l’esito della trattativa tra il calciatore biancoverde e il Napoli. Chissà se funziona ancora così, ti chiedi. 

Poi vedi Orsato che due giorni dopo il fattaccio di San Siro viene chiamato per arbitrare ai mondiali in Russia. Tipico esempio di meritocrazia italiana. Come 20 anni fa succedeva con gli arbitri De Sanctis e Racalbuto. 

Ci siamo già passati a rivedere i video di Calciopoli. Era dopo la finale di Supercoppa di Pechino, quando Mazzoleni fece di tutto di più. Quel Mazzoleni che con così poca sensibilità ha espulso domenica Koulibaly, quello che domenica prossima è stato designato per arbitrare la partita dell’Inter. Sta ancora là, come Casini in Parlamento. 

E se dopo il furto di Pechino, almeno De Laurentiis ebbe la decenza di non far presentare la squadra alla premiazione non riconoscendo la vittoria a quelli là, stavolta è stato in silenzio. Certo, per amore della verità anche il Napoli ci ha messo del proprio. Me lo faceva notare stamattina l’amico e collega Luigi Liberti: “15 punti su 27 nelle ultime 9 partite – scrive Luigi – e voi state ancora parlando di ringraziamenti e miracoli !? Negli ultimi 2 mesi il Napoli ha avuto una media punti da settimo posto (neanche zona coppe) e mancano ancora 3 partite. Il Napoli ha rinunciato alla Champions prima, alla E.L. dopo e alla Coppa Italia, pur di lottare per lo Scudetto. E cosa fa ? Arriva a riserva negli ultimi 3 mesi !?!? È vero, numericamente la rosa è carente, soprattutto nel centravanti…ma non è possibile che Giaccherini, Ounas, Rog e Diawara non possano giocare neanche contro Cagliari, Benevento o Crotone. Se hanno giocato sempre gli stessi, e le riserve non sono mai state prese in considerazione (ricordiamoci che Mario Rui quando il Napoli è stato costretto a farlo giocare, era praticamente un corpo estraneo dopo diversi mesi di allenamento) vuol dire che c’è qualcuno che ha sbagliato”. Tutto vero, ma denunciare i nostri limiti non può e non deve mascherare i danni che abbiamo subito da un sistema che si comporta sempre allo stesso modo. Il Napoli ha avuto un calo? Pure la Juve che proprio con il Napoli ha perso e che, nella partita successiva, ha mostrato parecchie crepe contro l’Inter. Diciamola così per non infierire. 

Fiorentina-Napoli forse non si è mai giocata per i noti fatti della sera precedente, eppure si doveva giocare. Ha sbagliato il Napoli a dare altri alibi a quelli là. Cosa possiamo fare per cambiare il corso delle cose? Non lo so. Mi piacerebbe tanto che tutti i tifosi che non sono della Juve si unissero per chiedere ai propri presidenti di staccarsi dalla Serie A. Un modo per lasciare quelli là a giocarsi il campionato che vogliono, magari se li lasciassimo a competere con Alessandria, Cuneo o Novara forse non sarebbero nemmeno costretti a far ricorso ai “soliti aiutini”. Ma lo diciamo stancamente. Come dopo Calciopoli, come dopo quel Juve Inter di 20 anni fa con il rigore di Iuliano su Ronaldo, come dopo lo schifo della Coppa Italia dello scorso anno, non succederà nulla. Noi tifosi del Napoli già ci stiamo interrogando sulla permanenza di Sarri, se verrà Conte, Ancelotti o Benitez, se De Laurentiis comprerà altri calciatori. E’ partita pure la solita battaglia di quei quattro fessi che danno addosso al presidente. Non si fermano mai. Sono gli stessi che oggi osannano Sarri e quando il mister fu preso scrivevano “Eh, ma ca amma fa l’Empoli?”. Non ritrattano mai, non chiedono mai scusa, sono tipo quelli là, ma pensano di essere vergini. Al primo passo falso escono dalle saittelle. Non sappiamo fare quadrato attorno alla squadra, figuriamoci se possiamo pensarci capaci di organizzare qualche forma di protesta o di sciopero. 

E’ sempre la stessa storia. Si ripete uguale. Non ci sono soluzioni. Quelli continueranno a fare i loro porci comodi. E noi ad assistere, a sbraitare, a gridare. Inutilmente. Rendiamo solo grazie ai nostri ragazzi che ci hanno fatto sognare. Poi ci siamo svegliati e ci siamo ritrovati davanti alla solita realtà. Quella che tutti vedono e fanno finta di non vedere. Eventualmente le chiamano “coincidenze”. 

Valentino Di Giacomo

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Nessuna parola su Orsato

Sono trascorse 48 ore dalla farsa di San Siro, 24 dalla gara di Firenze. Ancora adesso la SSC Napoli non ha espresso una posizione sull’arbitraggio di Orsato a Milano che ha finito, inevitabilmente, per cucire ormai quasi certamente lo scudetto nuovamente sulle maglie juventine. 

Un atteggiamento, quello della società, che mostra ancora una volta la totale distonia del club con la città, un popolo giustamente indignato per quanto ha visto. Nel dopo-partita l’unico che ha parlato è stato Sarri, allenatore che ormai si è capito essere al capolinea con i colori azzurri (e chi glielo fa fare di bruciarsi una carriera per colori non più suoi – e non è una critica). Mentre tutti i tifosi ancora si chiedono dove sia l’acquisto di gennaio, lo stadio o l’inutile scugnizzeria, non ci si rende che i GUAI del Napoli gestione-De Laurentiis sono altri. Manca un team-manager capace di andare davanti alle telecamere ed esprimere in maniera terza le posizioni della società, manca un ufficio stampa autonomo, di alto livello. Al tempo del web sarebbe bastato pubblicare sui canali social ufficiali lo screen-shot del fallo di Pjanic. Anche senza commenti o analisi. Le immagini sono evidenti, parlano da sole. Invece ci si è chiusi in un incomprensibile silenzio, un silenzio assordante perché denota il totale disinteresse della società verso i sentimenti dei tifosi. Sentimenti di chi giustamente si sente defraudato. 

Mettiamo in fila le cose. Tanti sono i video che sono girati sulla rete: facciamo pulizia, così da non passare per vittimisti. Il video in cui Tagliavento viene accusato di dire “Nel recupero vinciamo” è evidente sia “Che recupero facciamo”, tra l’altro le immagini sono prese nel primo tempo. Il video post-partita di Allegri con Tagliavento ci può stare se è l’allenatore a dire all’arbitro di “essere stato bravo”. Anche se a noi queste cose – dopo tutte le contiguità tra arbitri e Juve visti in passato – non piacciono molto.

Veniamo alle cose serie invece: Vecino non poteva essere più espulso nel momento in cui Orsato aveva valutato da giallo l’intervento. Secondo il protocollo Var – basta leggerlo – non si può cambiare una decisione almeno che non sia “chiara”. E l’espulsione era quantomeno interpretabile. Magari legittima, ma non con l’intervento del Var. Sull’episodio abbiamo poi assistito dopo 30 anni ad una nuova “Monetina di Alemao” (che ricordiamo ai più fessi non fu decisiva per l’assegnazione dello scudetto al Napoli). Vecino prende con i tacchetti la tibia di Mandzukic, non la caviglia del giocatore juventino. Quando Mandzukic toglie il calzerotto si vede che sulla caviglia ha una ferita già medicata, con dei punti già suturati e un cerotto che era già presente. Lui toglie la medicazione per far sembrare quel taglio pregresso il segno dell’intervento di Vecino. La cosa più divertente è che la foto della caviglia, che MAI viene colpita da Vecino, è stata postata pure sui social dal giocatore. Una presa per il culo, non ci sono altre parole.

E poi c’è la mancata espulsione di Pjanic, l’episodio più grave di tutti. Tanto più che appena un anno fa lo stesso Orsato per un’entrata simile del torinese Baselli proprio su Pjanic, con molta insensibilità ed un bidone al posto del cuore, non si fece troppi problemi nel mostrare il secondo giallo al giocatore granata. Stavolta invece si è scelta la strada della sensibilità. 

Magari la Juve avrebbe vinto lo stesso contro l’Inter e il Napoli avrebbe comunque fornito la sua scialba prestazione contro la Fiorentina. Con i se e con i ma non si fa la storia, ma i dubbi restano. Forti. Ci sarebbe piaciuto, almeno per una volta, avere la soddisfazione di alzarci in piedi e dire ai juventini “Bravi, siete stati più forti, avete meritato voi”. Ma ancora una volta non sarà così. Non perché noi siamo anti-sportivi, il Milan 30 anni fa incassò applausi e lacrime dai napoletani quando venne a prendersi lo scudetto al San Paolo. Noi lo sport sappiamo cos’è. 

Del campionato del Napoli resta solo un episodio realmente dubbio a favore dal punto di vista arbitrale. Paradossalmente riguarda ancora Mazzoleni, il quale nella partita casalinga contro il Bologna assegnò un rigore “generoso” per una spintarella su Callejon. Una partita che il Napoli meritava di vincere e che avrebbe probabilmente comunque vinto. Il celebre “MertensACrotone” non è un chiaro errore, ma un’interpretazione legittima. Basta, il Napoli non ha avuto altri favoritismi.  

Del campionato della Juve resterà un rigore inventato all’ultimo minuto per un fallo di mano di Petagna, rigore poi sbagliato per volontà divina da Dybala. Resterà ancora il fallo di braccio apertissimo di Bernardeschi a Cagliari, resterà l’entrata di Benatia su Leiva contro una Lazio che di sicuro non meritava di perdere. Vado a memoria e ricordo questi fatti. Sono episodi che avrebbero cambiato un campionato. Magari me ne ricorderete altri. Ma questi mi sembrano i più netti. 

Lo scriviamo anche per smentire la famosa litania sugli “errori che si compensano”. Di tutti gli altri ce ne saremmo fatti e ce ne siamo fatti una ragione, ma della mancata espulsione di Pjanic non ce la faremo mai a comprenderla. E’ qualcosa di troppo evidente, da non passare per un caso di malafede. 

Il motto di quest’anno è stato FinoAlPalazzo. Non è vero, non ce l’abbiamo fatta, ha vinto il Palazzo. E – lo diciamo chiaramente – ha vinto il Palazzo e non la Juve. Quella è stata surclassata a Torino, al di là del risultato. Una squadra che gioca un calcio, perdonate il termine ma non esistono altri più azzeccati, di MERDA. Una Juve vomitevole per un campionato intero che riusciva a vincere partite solo grazie a spunti individuali. 

E ora, da Madrid in poi, non potete manco appellarvi a dire che siamo i soliti vittimisti. Avete fatto figure di merda in mondovisione tra “Bidoni” “Stupri” “Fruttini” e “Sprite”. Avete fatto un bordello per un rigore netto, come netto era il fallo di Koulibaly su Simeone. Era da ultimo uomo, andava espulso. Vedete, noi non ci appelliamo. Anche se quella gara di Firenze non si è mai giocata perché i ragazzi nostri straordinari non sono dei robot. Ecco, loro al posto del cuore, non tengono il bidone della munnezza. 

Un campionato di cui si può dire solo grazie a tutti. Al presidente, a Giuntoli, a Sarri e quei fantastici ragazzi. Certo, i complimenti sarebbero stati più calorosi se almeno per una volta De Laurentiis, non per fare il masaniello, ma per empatia nei confronti dei suoi tifosi, avesse detto una parola. Nel caso, caro Aurelio, sei sempre in tempo. Se non sei contro il sistema ne fai parte. E, se ci pensi bene, sto sistema sta prendendo per il culo non solo noi che mangiamo sprite e pop-corn sugli spalti, ma pure a te. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nel giorno contro la violenza sulle donne, l’insensibile Koulibaly abusa con la sua enorme capoccia nera della vecchia signora. Kalidou sventra la Juventus come una scatoletta mettendo a nudo tutti i difetti della squadra di Allegri. Il Fato stavolta ha sorriso agli azzurri, la notizia, assai più di altre, è questa. Come nel giochino delle sliding-doors poteva andare molto diversamente, sarebbe bastata un’altra deviazione di testa, quella di Callejon sulla punizione di Pjanic che ha portato il pallone a lambire l’esterno del palo, con Reina immobile e praticamente battuto. Resterà l’unico tiro verso la porta dei bianconeri in una partita giocata meravigliosamente dai due centrali napoletani che hanno tenuto la linea altissima per l’intera gara. Un successo alla fine meritato, ma chissà quali sarebbero stati i commenti se il Napoli non fosse riuscito a passare in vantaggio grazie alla capocciata del suo colosso d’ebano. Forse, come nella gara contro il Chievo, quando i ragazzi azzurri erano sotto di un gol, sarebbero ripartite le solite litanie: chi contro il “pappone”, chi nei riguardi di Sarri e magari contro Insigne che, ricordiamolo, al San Paolo fu persino fischiato appena due settimane fa. Sembra trascorsa un’era geologica e invece sono passati appena 15 giorni. 

Le critiche sono belle quando sono costruttive, oggi, anche grazie all’effluvio dei social, siamo invece costretti a subire racconti distorti. Persino adesso, dopo una vittoria così importante, c’è chi ancora si ostina a dare addosso al presidente De Laurentiis: non potendo altro, basta andare a leggere i commenti al suo tweet di ieri sera, stavolta qualche testa gloriosa lo accusa di non essere andato a Torino al seguito della squadra. Ovviamente sarebbero stati gli stessi che se il presidente fosse andato allo Stadium, magari osando finanche di rilasciare dichiarazioni in tv, avrebbero spianato i fucili. 

Il Napoli ha riaperto un campionato che sembrava chiuso per volere Divino quando Dybala a pochi secondi dal fischio finale segnò la rete decisiva a Roma contro la Lazio. Poi noi perdemmo in casa con i giallorossi prendendo il primo gol su una deviazione oltremodo beffarda di Mario Rui. Ora il trend sembra essersi invertito, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato questo folle, matto, avvincente campionato è che tutto può cambiare sulla scia di pochi episodi. Restano quattro partite e gli azzurri sono chiamati a fare 12 punti. Basteranno o meno non ci saranno rimpianti. La pressione ora è tutta sui bianconeri che dopo l’eliminazione dalla Champions e l’indecente post-partita fatto di “stupri” e “insensibilità”, rischia di capitolare anche in campionato. Non aspettiamocelo come se fosse logico, se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato è che la Juve nei momenti di difficoltà ha le forze e determinate complicità invisibili per riprendersi e restare a galla. Non celebriamo funerali prima di vedere il cadavere. Il leone è sicuramente ferito, ma non è morto ed è quindi capace ancora di sferrare zampate dentro e fuori dal campo. 

Al netto dei difetti, dei peccati veniali della società e di Sarri, ora è solo il momento di ringraziare tutti. Anche i tifosi che hanno fatto comprendere al mondo intero l’importanza che avrebbe un titolo in questa città. I caroselli prima e dopo la gara sono stati il segno tangibile di una passione popolare che non esiste in Europa. Per vedere scene simili forse bisogna scavalcare l’oceano e fare capolino in qualche città argentina o brasiliana. Un entusiasmo, stavolta, che sembra però imperniato – paradossalmente – anche da tanta razionalità e consapevolezza. 

Napoli e il Napoli – nonostante il racconto prevalente sui media italiani – non sono più una Cenerentola e non si vive più giocandosi i numeri al Lotto interpretando Smorfie e sogni. C’è una città che, ad esempio, batte tutti i record di presenze turistiche grazie finalmente ad un approccio progettuale alla valorizzazione delle proprie bellezze. E c’è una società che ormai da quasi un decennio è una realtà italiana ed europea grazie alla forza della programmazione. Oggi i napoletani hanno capito che si possono pure vendere Lavezzi, Cavani o Higuain se si ha una struttura in grado di supportare un progetto. Prima Benitez e poi Sarri hanno incarnato un modello di calcio e di gioco invidiato ed apprezzato in tutta Europa. Eppure c’è chi si ostina ancora a parlare di “fortuna”. Fortuna, casomai, è quell’incornata di Kalidou al momento giusto. Dieci anni ad alti livelli non si inventano invece per volere della Dea Bendata. Questo tutti dovrebbero ricordarlo. Sempre. Anche se quel Sogno, così tremendamente bello, non si avverasse. Soprattutto se non si avverasse. I Masanielli lasciamoli alla storia antica. La città dimostri di essere all’altezza della sua squadra, le sceneggiate lasciamole alla gloriosa tradizione delle tavole da palcoscenico. Non si può tornare più indietro: fuori e dentro il campo. Napoli Capitale, questa è la sua vocazione che grazie al calcio sta ritornando restituendo consapevolezza di sè. Masanniello è crisciuto.  

Valentino Di Giacomo  

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Sono almeno due estati che per un motivo o per un altro non vado in vacanza. Non è che non vado in ferie, perchè sono obbligatorie è che semplicemente non parto, sono a Napoli e vado un po’ in giro, organizzo al massimo qualche scampagnata.

Non è un problema per me non andare in vacanza a scalea, Sharm o non so bene dove, faccio parte di quel gruppo di persone sempre in aumento che appena legge sul meteo che non piove e che magari c’è un po’ di sole si fionda sulla spiaggia più vicina. Ma non per andare a fare l’aperitivo vicino al mare, vado, anzi andiamo visto che vado con tutta la famiglia, proprio a mare con gli asciugamani le frittate e i bambini si portano palette e secchiellini, facciamo il bagno, i castelli di sabbia, mangiamo le marenne e ci pigliamo un po’ di sole, anche se è il sole freddo di gennaio. Non importa che sia inverno, noi se c’è il sole andiamo a mare e quando arrivano le vacanze che le spiagge sono piene fino all’inverosimile, l’acqua un brodo di sudore e la sabbia si mischia ai mozziconi di chi non sa stare a mere, noi facciamo altro, e non fare le vacanze diventa un problema solo per chi non vive come noi.

Oggi stiamo festeggiando come i pazzi per una partita, una partita importante ma non una finale e neanche una sfida definitiva, ma noi festeggiamo ogni volta che c’è da festeggiare e godiamo come i pazzi, godiamo tanto… non abbiamo bisogno delle “vacanze” per festeggiare, se poi vengono viva a Dio… ma nel frattempo godiamo, alla faccia chiavica di chi non capisce perchè non vive come noi.

Cattivi – Nessuno, senza se e senza ma il Napoli ha fatto una partita perfetta contro una squadra incredibilmente pericolosa anche quando dorme. Cercare qualcosa di negativo nel Napoli di stasera si può fare solo in malafede.

BuoniCallejon secondo tutti e fuori forma, ma tre assist fondamentali in due partite di cui uno per una vittoria storica non sono da poco, Mario Rui è stato quadrato e caparpio e nonostante avesse di fronte avversari di tutto rispetto si è fatto vedere parecchio anche in avanti. Eroe della serata è ovviamente Koulibaly, parliamo di un gigante, sontuoso in ogni anticipo, non sbaglia nulla e segna un goal destinato a restare nei ricordi di molti tifosi.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Se vuoi augurare il male a qualcuno, senza tirare in ballo la salute, la cosa più adatta è augurargli una bella storia di merda.

Una di quelle storie che sembrano partire con entusiasmo e si interrompono senza un apparente motivo valido, una di quelle storie in cui vieni lasciato un paio di volte senza capire il motivo e nel mezzo torni insieme ma senza troppo entusiasmo, una di quelle storie che dopo neanche una settimana si trascina lenta come alla fine di un lungo matrimonio, una di quelle storie fatte di notti insonni, di “ti devo parlare” rimandati per giorni, fatta più di lacrime che di sorrisi, più di rimpianti che di ricordi, di amicizie trascurate o definitivamente perse… poche cose possono distruggere una persona più di una storia di merda.

Però augurandola a qualcuno si corre sempre un rischio: una storia di merda può svoltare all’improvviso, ci si può fare molto male per costruire il bene, mostrando il peggio si può conoscere il meglio e una storia di merda qualsiasi può diventare l’amore della vita.

Napoli – Udinese è stata una storia di merda: dopo l ‘entusiasmo iniziale ci siamo visti abbandonati senza motivo, quando abbiamo provato a ricominciare di nuovo sembrava tutto finito… poi una volta toccato il fondo il Napoli ha capito le sue debolezze per mostrare le sue forze e dal baratro più profonda è nata una storia che ha emozionato tutti.

Cattivi – Escludiamo i difensori centrali, che magari qualche colpa sui goal possono pure averla, ma si sono rivelati gli eroi di giornata con due goal bellissimi, forse spostandoci sulle fasce qualcosa di negativo c’è, così come potremmo lamentarci di chi non segna… ma sapete cosa vi dico? Io vivo di emozioni e quelle di ieri non si possono giudicare negativamente, in una partita come questa anche chi ha sbagliato ha contribuito a farmi vivere un grande.

BuoniReina che sull’1 a 2 va nel cerchio di centrocampo a urlare è stato uno spettacolo magnifico, al di là di questo in un paio di parate è stato decisivo. Milik segna un goal facile, anche se non esistono goal facili, ma è la prova di quanto ci sia mancato un centravanti che semplicemente stia al posto giusto nel momento giusto, alle volte nel calcio basta anche solo questo, ma lui fa molto di più. Migliore della serata è Insigne, corre tanto, è ovunque e finalmente trova il goal con  una giocata da vedere e rivedere.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Mi sono diplomato esattamente 20 anni, ultima generazione a fare l’esame con voto in sessantesimi, ultimi ad avere la commissione esterna, una vita fa. Chi è nato mentre io facevo la maturità oggi è già abbondantemente diplomato anche se ha perso uno o due anni, e senza neanche andare all’Istituto Iervolino. Non sono molto adatto a parlare di Scuola, parlo con gli occhi della memoria di chi ricorda la propria adolescenza, al massimo per esperienza diretta oggi potrei parlare di scuole materne… ma è quello che voglio raccontare.

Non so come sia oggi, ma so che quando mi sono diplomato ed ero in trepidazione più per Francia’98 che per l’esame di maturità gli ultimi mesi erano ansia alla stato brado, soprattutto per chi come me camminava in equilibrio fra una promozione miracolosa e una vergognosa bocciatura, chi come me sperava in un 36, o in un 35 e due figure come dicevamo da bravi tressettisti incalliti in classe, negli ultimi mesi ci trovavamo a dover recuperare dei 2 e dei 3 presi durante l’anno ci trovavamo a dover sperare di arrivare in consiglio con la media del 4 e mezzo perchè  4 e mezzo lo arrotondano a 5 e con cinque non ti bocciano, e allora in quei giorni in cui le forze erano finite, o meglio, non volevamo sprecarle per studiare, ci trovavamo a fare dei calcoli in cui centellinare i filoni e organizzarli bene per non rischiare i essere interrogati, farci passare i compiti di materie di cui a stento conoscevamo l’esistenza (tipo Matematica o Latino) convincere un amico bravo (uno scetato, non un secchione) a studiare con noi e a farci entrare in testa il programma di fisica in un pomeriggio*, o addirittura in una notte, nello sperare nella fortuna e magari nella clemenza della corte.

Quando finiva la scuola la concentrazione era tutto e le occasioni non potevano andare sprecate, con una serie di assenze ben organizzate e coordinate coni compagni non ancora interrogati potevi sostanzialmente essere interrogato quando volevi, anche senza interrogazioni programmate, ma in quel caso non potevi sbagliare l’unica occasione che ti si presentava avanti. Certo, è assurdo giudicare un intero anno scolastico solo da quell’interrogazione , ma il mondo della scuola purtroppo è fatto di numeri freddi e ha un bidone dell’immondizia al posto del cuore.

Ora, non credo che il Napoli abbia possibilità di fare le interrogazioni programmate, non so Milik quanto avesse in matematica, ma so che le occasioni vanno sfruttate… perchè l’anno scolastico sta per sfinire e purtroppo, per quanto io non ami giudicarlo dalle occasioni e dai singoli momenti anche una parte del mondo del calcio ha un bidone dell’immondizia al posto del cuore.

CattiviJorginho un po’ fuori fase in un centrocampo aggressivo e affollato merita di essere qui, così come Hysaj che praticamente ferma la catena di sinistra del Napoli, anche se con l’attuante dell’essere fuori ruolo. Il peggiore purtroppo è di nuovo Mertens, spero mi contraddica in settimana ma sembra essere oramai allo stremo.

BuoniInsigne dei tre dell’attacco è quello che regge di più, ma oggi sembra dover (e voler) fare tutto da solo, Albiol è il più lucido del NApoli, poche sbavature e sempre in anticipo sugli avversari… Migliore di oggi però non lo so, facciamo così, lo rimandiamo a settembre perchè oggi è impossibile giudicare.

Paolo Sindaco Russo

* ogni riferimento a Sergio Frangini è puramente casuale

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Dalla pagina ufficiale FB di SSC Napoli

Noi uomini, soprattutto da giovani e inesperti, siamo particolarmente stupidi. Noi uomini quando ci innamoriamo siamo due volte ancora più stupidi… Un giovane uomo inesperto e innamorato è, senza mezza termini uno scemo.

Diciamoci la verità, almeno una volta nella vita ci è capitato: lei ci piace, noi non le piaciamo, e cerchiamo in tutti i modi di farle cambiare idea. La frequentiamo, magari cambiamo anche per lei, mettiamo in macchina la musica che le piace anche se a noi non è mai piaciuta, smettiamo di frequentare gli amici di sempre e magari saltiamo anche la partita di calcetto per andare a vedere un film orrendo con lei… lavoriamo tanto per costruire il momento perfetto in cui provarci e quando troviamo il coraggio ci becchiamo un NO secco che risuona forte come una martellata sui denti!

Succede così molto spesso, sono quei no che fanno male e che ti fanno perdere tutte le illusioni, ma noi, che siamo del tutto scemi, insistiamo ci riproviamo e magari ci rimettiamo di nuovo nella stessa identica situazione per beccarci un’altra mazzata sui denti sapendo che non sarà l’ultima e, sempre più scemi ci rialziamo pronti a prenderne un’altra.

Però prima o poi succede che lei ti dica Si… ed è bellissimo! noi viviamo tutta la vita per quel SI! PEr quel cazzo di SI, per quello che sfaccimmo di SI che è gioia pura è quella voglia di urlare a pieni polmoni in modo disumano tutta la tua gioia…

Il Chievo è quella stronza che ci ha detto sempre NO! Oggi ha detto SI! CAZZO, ha detto un si che ci siamo strappati per i capelli e abbiamo perso la voce per la gioia, una gioia che ha dato un senso a tutti quei no vissuti nei 90 minuti precedenti.

CattiviKoulibaly ha fatto quella che Sarri un tempo definiva koulibalata, ma la sua prova non è stata negativa, Mertens oltre il rigore è stato praticamente irriconoscibile, probabilmente il peggiore in campo, fa un po’ meglio quando Milik entra in campo ma comunque la sua prova è al di sotto della sufficienza. Forse la cosa peggiore della partita è stato il battibecco fra Insigne e il pubblico, in una stagione così da entrambi ci dovremmo aspettare più maturità… Faccio parte di quella parte di stadio che non lo ha fischiato, ma forse, citando un vecchio proverbio, l’amore non è bello se non è litigarello.

Buoni – Io Tonelli lo metto fra i buoni, sul goal la situazione era estrema, per il resto si fa sempre trovare al suo posto, è uno di quelli che non si lamenta e quando viene chiamato in causa fa i suo. Milik è un’ira di Dio, è un leone del Colosseo tenuto troppo tempo al digiuno, ritrova il goal in un momento fondamentale e sostanzialmente si carica il Napoli sulle spalle fino alla vittoria. Migliore in campo è ovviamente Diawara, solo per il goal… Ma vi pare poco? Ha scelto il momento migliore per segnare il suo primo goal in serie A

Paolo Sindaco Russo