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Antonio Conte (foto da Flickr)

5 difensori in linea, 3 centrocampisti di cui due pronti a scendere sulla linea dei difensori, qualche portatore di palla che deve far arrivare il pallone a due attaccanti di cui uno più bravo a fare a sportellate che altro, lo odiavo quando lo faceva Reja con un Napoli senya pretese figuriamoci ora che lo fa Conte per vincere un torneo internazionale.

Il CT dell’Italia, aveva a disposizione una difesa di altissimo livello, uno dei portieri migliori della storia del calcio e non ha saputo fare nulla di meglio che portare il calcio italiano indietro di almeno 30 anni, certo una scelta che spesso si rivela vincente e per questo io stesso ero abbastanza sicuro della vittoria dell’Europeo, ma che sicuramente non ha fatto il bene del nostro calcio: poca meritocrazia, nessuna innovazione tattica e un calcio tutto cuore e polmoni tanto anacronistico quando poco fruttuoso in ambito internazionale

L’italia fa così schifo che poteva vincere, non ho mai tifato per la nazionale e non avrei esultato, ma questa squadra ha meritato di arrivare ai quarti cosi come ha meritato di uscire contro i tedeschi, Conte è stato bravissimo a spremere i giocatori e farli arrivare ai quarti ma proprio nella partita con la Germania ha dimostrato la sua totale incapacità di gestire gli scontri secchi: far entrare Zaza al 120° ne è la provafinale,

Vuoi portarla ai rigori contro giocatori di maggiore esperienza?
Vuoi far tirare un rigore a un giocatore totalmente freddo che avrebbe potuto sostituire un giocatore sfinito come Pellè?

Non ti sorprendere se poi sbagliano entrambi.

Ora conclusasi l’esperienza di Conte a noi Napoletani non resta che sperare che Insigne torni felice e galvanizzato dai pochi minuti giocati e dal rigore trasformato e che il nuovo ct possa dare lo giusto spazio ai (pochi) italiani che giocano nel Napoli.

Paolo Sindaco Russo

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“Difesa a 3?? Cazzo dici, Sarri gioca col 4-3-3, mica è Mazzarri!!”. Vero, la disposizione standard della difesa di Sarri è a 4, nè si ricordano suoi esperimenti recenti con tre centrali nelle sue esperienze precedenti. Tuttavia, come abbiamo visto nello scorso episodio per il centrocampo, Sarri crede fortemente in un’interpretazione “liquida” del modulo di gioco che cambia a seconda della situazione: nello specifico, se in fase difensiva la linea del Napoli è costantemente a 4 sia per accorciare sui compagni in pressing che quando si abbassa a ridosso dell’area (impossibile vedere situazioni di difesa a 5 se non in modo episodico, a differenza di quello che accadeva all’ultima Roma di Garcia, che pure usava lo stesso modulo di gioco), in fase d’attacco e in particolare in costruzione il Napoli si ridispone con una vera e propria difesa a tre. Osserviamo le lavagne:

Il Napoli è disposto come su calcio d'inizio, con le tre linee del 4-3-3 ben visibili.
Il Napoli è disposto come su calcio d’inizio, con le tre linee del 4-3-3 ben visibili.
Un terzino (di solito Hysaj) stringe e i centrali scalano, disponendosi a tre. Ghoulam è libero di avanzare a supporto dei compagni.
Un terzino (di solito Hysaj) stringe e i centrali scalano, disponendosi a tre. Ghoulam è libero di avanzare a supporto dei compagni.

Il Napoli costruisce il gioco partendo dalla difesa. Il triangolo principale di uscita del pallone è formato da Koulibaly-Jorginho-Ghoulam, ma se ne possono disegnare molti altri: in questo modo è quasi impossibile per gli avversari studiare una tattica per isolare il portatore di palla, perchè nessuno rimane mai da solo col pallone senza almeno un’opzione facile. Quando l’uscita riesce, il Napoli attacca sfruttando le catene laterali; è necessario quindi lo sganciamento di un terzino (nelle lavagne Ghoulam), che va a supporto della mezzala (Hamsik) e dell’esterno alto (Insigne).

Hysaj ha coperto l'uscita di Ghoulam e la difesa è coperta. Il Napoli concentra l'attacco sulla catena sinistra, dove chi porta palla ha dagli altri due un appoggio semplice e una linea di passaggio in avanti.
Hysaj ha coperto l’uscita di Ghoulam e la difesa è coperta. Il Napoli concentra l’attacco sulla catena sinistra, dove chi porta palla ha dagli altri due un appoggio semplice e una linea di passaggio in avanti.

A differenza di quello che succedeva con Benitez, che chiedeva a entrambi i terzini di accompagnare la manovra per attaccare l’ampiezza mentre le ali tagliavano dentro al campo, Sarri concentra l’attacco su un solo lato alla volta, lasciando un terzino in difesa, che diventa così a tre. Sulla lavagna è evidenziato il triangolo formato dai giocatori della catena, oltre a due movimenti tipici: la sovrapposizione di Ghoulam e il taglio di Insigne. In altre parole il Napoli attacca sì da un lato solo, ma lo fa sia in ampiezza che in profondità con tre giocatori di altissimo livello. La difesa avversaria è costretta a scalare tutta sul lato sinistro, ma…

Ghoulam si è sovrapposto e Insigne può decidere se servirlo o cambiare lato. Higuaìn porta a spasso i difensori e Callejòn taglia sul lato debole.
Ghoulam si è sovrapposto e Insigne può decidere se servirlo o cambiare lato. Higuaìn porta a spasso i difensori e Callejòn taglia sul lato debole.

…così facendo innesca la trappola del Napoli, che ha in Insigne il suo playmaker offensivo. L’esterno di Frattamaggiore è autorizzato a “prendersi la pausa” e ragionare un secondo in più dei compagni; ha infatti dimostrato di non essere un giocatore limitato al solo tiro a giro come molti pensavano, ma un vero regista esterno, che può scegliere diverse opzioni con uguale efficacia. L’intera idea dell’attacco laterale, infatti, è finalizzata a scoprire il lato destro della difesa avversaria, di conseguenza al congestionamento di quello sinistro, lasciando Callejòn libero ricevere come preferisce (sul taglio dentro). Higuaìn, invece, può scegliere il movimento che preferisce: in ogni caso verrà seguito da entrambi i centrali, dei quali può provare a liberarsi con o senza palla o semplicemente portarli via per fare spazio ai compagni.

Questo sistema offensivo è letteralmente cucito sulle caratteristiche dei giocatori, sfruttandone al massimo le caratteristiche: Ghoulam è libero di spingere, Hamsik e Insigne hanno libertà creative, Higuaìn può scegliersi la posizione di ricezione e rimanere vicino alla porta, Hysaj non è costretto ad attaccare più del necessario, Callejòn riesce a proporre spesso i suoi movimenti preferiti. Uno schieramento così sbilanciato è reso possibile dalla strategia della difesa alta, dalle grandi capacità difensive dei giocatori del lato destro e, appunto, dal passaggio momentaneo alla difesa a tre. Il risultato lo avete avuto sotto gli occhi ieri: il gol di Higuaìn e i due di Callejòn sono arrivati tutti e tre dal rientro sul piede forte+cambio di gioco in profondità di Insigne e di Mertens. 

Se vi piace la nuova rubrica di tattica, commentate e condividete!

Le lavagne sono realizzate con l’app Football Coach 

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La partita di Brugge di domani sera si giocherà nel clima surreale dello stadio a porte chiuse a causa dei noti eventi che hanno sostanzialmente portato a militarizzare il territorio belga. Il Napoli ha perfino rischiato di non scendere in campo, e forse Maurizio Sarri avrebbe preferito così: con la fondamentale partita con l’Inter alle porte e gli infortuni di Mertens e Gabbiadini una partita del genere era oggettivamente l’ultima cosa di cui i suoi avevano bisogno. Con la qualificazione acquisita e il primo posto in cassaforte (anche facendo zero punti nelle prossime due partite e supponendo che il Midtjylland le vinca entrambe ci sono comunque differenza reti e scontri diretti a favore) il Mister ha dunque preferito lasciare a casa Reina, Albiol, Jorginho e Higuaìn, convocando i giovani Gionta e Negro dalla primavera.

Tatticamente è probabile che il mister farà realpolitik e, senza nemmeno i tifosi a spronare la squadra ad attaccare, cercherà semplicemente di difendere il pallone con il consueto palleggio e andare in porta con lo stretto necessario di verticalizzazioni: la superiorità dimostrata finora nei confronti delle avversarie nel girone permette anche una strategia sparagnina come questa senza correre troppi rischi, e anche in caso di svantaggio potrebbe non essere comunque il caso di forzare.

Insigne e Callejon in particolare, sicuri titolari con l’Inter, hanno in vantaggio di aver riposato durante la sosta delle Nazionali ma la loro prima preoccupazione dovrà essere non forzare al punto di arrivare spenti al prossimo impegno; una soluzione probabile è quella che vede Lorenzo a sinistra ed El Kaddouri a destra con Callejon centravanti (ruolo che giocava già all’Español e anche a volte con Benitez), sostituendo magari in corsa il frattese con il giovane Negro o anche con un centrocampista come Chalobah.

Completeranno la formazione Gabriel in porta, Koulibaly e Chiriches in difesa affiancati da Maggio e Strinic, Valdifiori in cabina di regia con ai lati Lopez e Hamsik (che difficilmente giocherà novanta minuti).

Roberto Palmieri

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Ha la sindrome di Pippo Baudo

Fonte: sscnapoli.it

Ma come? Non hai scritto nulla sulle recenti dichiarazioni di De Laurentiis?“. Mi è giunto più di qualche messaggio di questo tipo e allora provvedo. In pratica, per chi se lo fosse perso, Aurelio – colto come al solito dalla sindrome di Pippo Baudo de “L’ho inventato io!” – ha detto in un’intervista e ad un convegno che il Napoli è nato con lui nel 2004 e non nel 1926, le solite storie su Verratti, Mazzarri e Benitez. Poi il presidente, sempre da par suo, ha riferito che è stato lui in prima persona ad aver portato Higuain a Napoli e (udite udite!) che Sarri è passato dal 4-3-1-2 al 4-3-3 su un suo consiglio affidato al Ds Giuntoli.

Su queste dichiarazioni – chiaramente – si è fiondata gran parte della stampa e dei siti web, per non parlare degli strali che sono seguiti sui social network. Tutto legittimo, per carità! Ma, mi chiedo, dove sta la novità?? Ma quante volte De Laurentiis ha fatto sparate del genere? Credo che dopo undici anni convenga farci il callo. Allora cosa dovrebbero dire i tifosi della Sampdoria quando Ferrero fa quelle scenette – divertenti fino a un certo punto – ogni volta che è inquadrato da una telecamera?

Passi la storia di Verratti, ma se Aurelio sostiene di essere stato egli stesso l’artefice del cambio di modulo di Sarri, non si può prendere sul serio certe dichiarazioni. Tanto più se queste parole vengono proferite alla vigilia di una partita importante come lo è stata quella contro il Genoa. Cosa dovevamo commentare? Il fastidio semmai proviene nel continuo rinnegare la storia del Napoli prima dell’arrivo del presidente romano.

Che fare allora? Meglio far finta di non sentire. Questo passa il convento. Quando c’era da criticare il presidente lo abbiamo già fatto. Ma appigliarsi in maniera ossessiva a qualsiasi dichiarazione serve solo a qualche personaggio per avere il pretesto di attaccare il Napoli. Più che consigliare al presidente maggiore prudenza non possiamo fare. E’ troppo poco, dite? Ma allora voi veramente lo prendete sul serio???

vDG

Twitter: @valdigiacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Mò non voglio sentire mai più nessuno dire mezza parola su Maurizio Sarri. Un Napoli mai così bello dai bei tempi andati dello squadrone del secondo scudetto oblitera un Milan senza idee, che perde anche la poca grinta dopo il gol di Allan, con un gioco convincente, diversi giocatori rinati dopo la gestione Benitez e un Higuaìn che anche se non fa gol sposta gli equilibri con la sua sola presenza. Grazie ragazzi, grazie Sarri, è più bello essere tifosi del Napoli stasera.

LA PARTITA – Per la verità il Milan non è neanche partito così male. Il Napoli ha iniziato pressando stranamente poco, leggermente abbassato rispetto al solito dall’azione di Luiz Adriano e Bacca nell’attacco alla profondità; senonchè, dal nulla, Insigne ha passato un cioccolatino ad Allan che si è scrollato di dosso il doppio errore dalla stessa posizione di Varsavia e ha fulminato Lopez. Da quel momento, Milan disperso; Insigne (ancora lui) combina in velocità con Higuaìn e tira a giro sul secondo palo. Il resto è amministrazione, contro una squadra distrutta mentalmente, con il Napoli che amministra il pallone e colpisce di nuovo con un Insigne mostruoso che pennella su punizione. L’autorete di Ely su un tentativo di anticipo su Higuaìn completa il passivo di quattro a zero; i tifosi del Milan lasciano lo stadio, quelli del Napoli sono in delirio. 

GIOCATORI RITROVATIKoulibaly che annulla gli avversari, Jorginho che quando riceve la palla è come averla messa in cassaforte, Higuaìn che esce con un sorriso che va da un orecchio all’altro in una partita in cui non ha segnato, Insigne in formato Bale che semina il panico con e senza palla: i giocatori sono trasfigurati rispetto all’era Benitez, e quando un avversario non ha certezze lo sbranano in un sol boccone. Il Napoli è in un gran momento di condizione fisica, senz’altro, questo periodo non durerà in eterno; ma godiamoci il nostro allenatore e i nostri campioni, godiamoci il miglior Napoli dai tempi del secondo scudetto; non so dove arriveremo quest’anno, chi partirà e chi rimarrà, ma so che questo Napoli mi fa morire. Che goduria, che libidine.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Siamo alla prova del fuoco. Dopo due grandissime prestazioni e due vittorie rotonde al San Paolo, il Napoli si trova a dover dare la prima prova di maturità della stagione, affrontando l’incubo di tutti noi: giocare fuori casa contro una provinciale, una di quelle squadre che ci hanno fatto perdere una montagna di punti nella scorsa stagione. Come tutti ormai sanno, per vincere un campionato o comunque piazzarsi in una buona posizione conta molto di più la regolarità che qualche prestazione clamorosa, e nei due anni dell’era Benitez il ricordo di queste ultime è stato appannato dalla mancanza di costanza che ha portato a raccogliere relativamente poco. Il Napoli ha appena demolito due squadre che l’hanno affrontato a viso aperto, riuscirà a confermarsi contro un avversario molto più scarso ma pronto a parcheggiare il bus nell’area piccola e arrivare all’attesissimo confronto con la Juventus col morale alle stelle?

Per quanto riguarda il gioco del Carpi, c’è poco da dire. La squadra di Castori è una neopromossa dai valori tecnici molto scarsi che difficilmente riuscirà a mantenere la categoria a fine stagione, ha conquistato un punto in quattro partite e subito la bellezza di dieci gol. La differenza tecnica è enorme e di conseguenza gli emiliani saranno costretti a giocare con un 5-3-1-1 molto coperto, con Zaccardo a guidare la linea difensiva, Gabriel Silva adattato ad esterno a tutto campo e Matos alle spalle di Borriello. Se questo implica una scarsa pericolosità offensiva, con il centravanti che rimarrà molto isolato davanti e contropiedi lunghissimi come unica possibilità di attaccare in azione manovrata, dall’altra parte significa che il Napoli sarà privato della possibilità di attaccare lo spazio dietro la linea difensiva con tagli e inserimenti, situazione che ha portato quasi tutti i gol di questo inizio di stagione. In altre parole, il classico gol assolutamente casuale per gli avversari sullo 0-0 potrebbe complicare ENORMEMENTE la partita.

Detto questo non bisogna essere pessimisti, perchè il Napoli le armi le ha. Palleggio, schemi su palla inattiva e colpi individuali non mancano; bisognerà tenere un ritmo altissimo e strappare immediatamente il pallone al Carpi ogni volta che lo riconquista per costringerlo a rimanere schiacciato nella sua metà campo, giocando “in apnea” fino a commettere errori, e lasciargli solo il lancio lungo come giocata possibile in modo che commettano errori e non abbiano quasi nessuna occasione da gol. Inoltre sarà fondamentale difendere bene su calcio da fermo, perchè le squadre che sanno di avere poche occasioni da gol a partita lavorano tutta la settimana per capitalizzare al massimo queste situazioni, come Sarri sa perfettamente.

Venendo alla formazione del Napoli, gli azzurri si schiereranno con il 4-3-3 e potrebbero fare un pò di turnover in vista della sfida fondamentale contro la Juventus sabato prossimo. Gonzalo Higuaìn è uscito all’ora di gioco contro la Lazio e dovrebbe quindi essere ragionevolmente fresco per essere in campo; chi potrebbe non esserci è Marek Hamsik, che ha preso una botta e non dovrebbe essere rischiato e sarà sostituito da David Lopez. In difesa è possibile che Koulibaly, diffidato, lasci spazio a Chiriches per non rischiare un’ammonizione. Davanti Mertens è sicuro di giocare, probabilmente al posto di Callejon.

PROBABILI FORMAZIONI

CARPI (5-3-1-1): Benussi, Letizia, Zaccardo, Romagnoli, Bubnjic, Gabriel Silva, Lollo, Cofie, Fedele, Matos, Borriello.

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Chiriches, Ghoulam, Allan, Jorginho, Lopez, Mertens, Higuaìn, Insigne.

Roberto Palmieri 

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foto da sscnapoli.it

La linea editoriale della sezione Calcio di Soldatoinnamorato.it è essere equilibrati: non si inizia a sputare giudizi dopo due sconfitte, non si parla di triplete dopo due vittorie. Fatto sta che ieri sera il Napoli ha umiliato la Lazio esprimendo un gioco eccezionale, di un altro livello rispetto alle altre concorrenti a ciò che non si può nominare: chi ha una rosa fortissima ma non è né carne né pesce, chi subisce pochissimo ma segna solo grazie a dei singoli di qualità, chi sta tornando in carreggiata a suon di rigori ed espulsioni (chi sarà mai?). Proviamo ad analizzare i punti di forza del nuovo assetto tattico di Sarri, che va al di là di un semplice cambio di modulo e ha dotato il Napoli di un’identità di gioco precisa ed idee, tantissime idee.

PRESSING. Questa è una delle vere novità. L’anno scorso il Napoli di Benitez si disponeva in fase passiva in un 4-4-2 abbastanza attendista, con Hamsik nello scomodo ruolo di seconda punta e un incazzatissimo Higuaìn a inseguire da solo i difensori che facevano girare palla, ovviamente senza nessun risultato. Il nuovo Napoli invece quando perde palla attacca subito per riconquistarla con un grandissimo lavoro di attacco e centrocampo, rimanendo cortissimo grazie alla difesa molto alta (i mezzi fisici di Koulibaly gli permettono di coprire la profondità abbastanza bene e la velocità dei terzini fa il resto, salvo dormite). Se questa strategia di recupero palla nelle prime giornate era sembrata abbastanza inefficace, con l’attuale brillantezza fisica è diventata efficacissima: l’organizzazione è ottima e il risultato ieri sera è stato recuperare nella metà campo avversaria per innescare gli inserimenti di attaccanti e centrocampisti.

PALLEGGIO. Questo in effetti c’era anche con Benitez, peccato che il sistema dello spagnolo prevedesse una squadra spesso molto lunga e due soli centrocampisti, tralaltro non di grande qualità tecnica e velocità di pensiero, costantemente presi in superiorità numerica dai pari ruolo avversari con il risultato che il pallone non usciva mai pulito dalla difesa e bisognava ricorrere spesso al lancio per gli esterni o per Higuaìn, che però non ha eccezionali tempi di inserimento né la potenza fisica per difendere il pallone spalle alla porta e far salire i compagni. Oggi, pur avendo quasi gli stessi interpreti, il palleggio del Napoli sembra tutta un’altra cosa: Hamsik in posizione arretrata è il faro della manovra, cercatissimo dai compagni ai quali offre sempre una linea di passaggio pulita, praticamente immune al pressing avversario e dotato di un’intelligenza tale da giocare sempre la palla nel modo migliore; Jorginho sta mostrando le sue vere qualità, che non stanno nella verticalizzazione, ma nel garantire velocità ed efficacia al giropalla con appoggi puliti sempre di prima o di seconda; Allan, da parte sua, dimostra di non essere soltanto un lottatore (e che lottatore) ma di avere anche una certa dose di tecnica sudamericana. I centrocampisti, se messi alle strette, possono sempre scaricare sui difensori (in particolare su Koulibaly) o su Higuaìn, che quando viene incontro si porta sempre via mezza difesa creando spazi. Grazie al palleggio la squadra sale con ordine rimanendo corta e qualora la palla venisse persa si può puntare a rinconquistarla immediatamente.

TAGLI E INSERIMENTI. In questo caso il passaggio al 4-3-3 ha fatto la differenza. I movimenti incontro di Higuaìn svuotano sempre l’area e Callejòn va a nozze con la possibilità di poter tagliare da destra e ricevere il pallone sulla corsa; quando non è lui sono Allan o Hamsik a inserirsi da dietro dal lato opposto a quello in cui viene giocato il pallone. Lo stesso Higuaìn, che ha velocità e non dà punti di riferimento, riesce spesso ad attaccare senza palla la difesa schierata, non necessariamente per vie centrali. Può sorgere spontanea la domanda: e se gli avversari giocano bassi e non danno profondità? È un problema, ma non manchiamo comunque di armi: la tecnica individuale di Insigne, Mertens e lo stesso Higuaìn permette loro di saltare l’uomo e rompere gli equilibri, gli associativi Hamsik e Gabbiadini sono abilissimi a combinare nello stretto, il palleggio veloce può far saltare le marcature e se niente funzionasse ci sono sempre i tiri da fuori. Non dico che non ci sarà da faticare contro le piccole, ma i mezzi non mancano.

A tutto questo aggiungiamo una ritrovata attenzione alla fase difensiva (e dei singoli ritrovati, in specie Koulibaly e Hysaj autori di una prestazione strepitosa), un attaccante fenomenale destinato a fare gol a grappoli ora che non è lui a dover far funzionare il sistema ma il sistema stesso a metterlo in condizione di dare il massimo, i margini di miglioramento dei singoli e del collettivo, ed ecco che siamo di fronte a una squadra potenzialmente fortissima destinata a finire in crescendo. Forza Sarri, Forza Napoli.

Roberto Palmieri

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Insigne in azione con la maglia del Napoli

Stasera il Napoli chiude la quarta giornata di campionato affrontando in casa la Lazio di Pioli. Il tema principale della partita, naturalmente sarà la vendetta per l’ultima giornata dello scorso campionato, quando Higuaìn fallì il rigore decisivo che estromise il Napoli dai preliminari di Champions League proprio in favore dei biancocelesti(che comunque non hanno saputo sfruttare l’occasione, venendo eliminati dal Leverkusen). È facile immaginare un Pipita assetato di vendetta, assistito da un Napoli galvanizzato per la grande vittoria di giovedì contro il Brugge, contro una Lazio priva di alcuni dei suoi migliori giocatori.

Venendo alla partita, il Napoli probabilmente accantonerà il 4-3-3 visto contro i belgi per affidarsi almeno dall’inizio al 4-3-1-2, pronto a cambiare magari a partita in corso. Con il doppio modulo Sarri ha trovato un sistema eccellente per gestire i tanti attaccanti in rosa: con Higuaìn inamovibile, può contare su Callejon e Mertens come coppia di esterni più affidabile, mentre Gabbiadini e Insigne saranno i “titolari del rombo”, senza per questo avere troppa rigidità visto che il folletto di Frattamaggiore può giocare tranquillamente da ala sinistra, che Callejon si adatta da seconda punta e Gabbiadini alla Sampdoria e con Benitez giocava da esterno destro. Lasciando da parte l’attacco, la partita contro il Brugge ha offerto anche altri spunti per quanto riguarda la formazione: Koulibaly con una partita sontuosa si candida seriamente per un posto da titolare, e Jorginho insidia a sua volta Valdifiori, negativo nelle prime giornate. Si tratta di due registi diversi, uno sempre propenso a verticalizzare, l’altro più orizzontale ma molto abile a velocizzare il palleggio: la sensazione è che Sarri sceglierà in base al tipo di partita che vuole impostare, tenendo presente la prestazione del brasiliano e lo stile di gioco degli avversari. Sulle fasce dovrebbero giocare Maggio e Hysaj, visto che Ghoulam (parole di Sarri) non offre grandi certezze difensive e ci sarà da affrontare i forti esterni della Lazio. Sicuro Hamsik, probabile Allan.

La Lazio da parte sua è praticamente la squadra dell’anno scorso, con i nuovi acquisti che riempiono i buchi in organico più che alzare il livello della squadra, e ha alcune assenze fondamentali: manca De Vrij, il miglior centrale della squadra, Biglia che detta i tempi e garantisce grande equilibrio, la sicurezza Candreva ed entrambi i centravanti titolari, Klose e Djordjevic. Per supplire alle assenze Pioli dovrebbe schierare un 4-3-3 con Mauricio e uno tra Gentiletti e Hoedt centrali, Parolo davanti alla difesa e Kishna e Matri nel tridente con Felipe Anderson.

È evidente che la Lazio è priva di quasi tutti i suoi giocatori chiave, ma non per questo il Napoli non ha niente da temere. La squadra di Pioli è molto organizzata, Maggio dovrà essere perfetto su Felipe Anderson, ancora non ai livelli dell’anno scorso ma comunque da limitare in quello che si preannuncia come un confronto ad altissima velocità, e il centrocampo (in particolare Allan e chiunque giocherà mediano) dovranno stare molto attenti agli inserimenti da dietro di Parolo, senza dimenticarsi di un Matri in ottime condizioni. La formazione biancoceleste ha comunque vari punti deboli: Cataldi è un centrocampista di talento ma non ha la qualità di Biglia nel dettare i tempi ai compagni, Lulic non sta benissimo e senza De Vrij la linea difensiva è abbastanza vulnerabile, anche se tecnicamente ben assortita con un centrale veloce come Mauricio a coprire la profondità. Il Napoli dovrà stare come sempre molto attento ai cambi di gioco perchè gli avversari cercheranno sempre l’ampiezza, rispondendo con compattezza e grandissima attenzione in area per disarmare allo stesso tempo il dribbling di Anderson e Kishna, ai quali non bisogna mai concedere l’uno contro uno coi terzini, e l’abilità dentro l’area di Matri nella marcatura del quale i due centrali dovranno coordinarsi alla perfezione. Con le caratteristiche offensive di Parolo e Lulic è probabile che in un contropiede lanciato coi tempi giusti, magari da Valdifiori o Hamsik, la linea avversaria sarebbe protetta dal solo Cataldi, situazione non certo vantaggiosa quando c’è Higuaìn in campo. In fase di possesso palla invece bisognerà eludere il primo pressing degli avversari così come si è fatto col Brugge, senza perdere palloni pericolosi a centrocampo, per poi attaccare lo spazio per via centrale vista la grande attenzione difensiva degli esterni bassi avversari.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-1-2): Reina, Maggio, Albiol, Koulibaly, Hysaj, Allan, Valdifiori, Hamsik, Insigne, Gabbiadini, Higuaìn.

LAZIO (4-3-3): Berisha, Basta, Hoedt, Mauricio, Radu, Parolo, Cataldi, Lulic, Kishna, Matri, Anderson.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Foto dal profilo Facebook della SSC Napoli

Ci sono tanti motivi per cui mi piace Sarri. Perchè è un uomo schietto, perchè dietro quell’aria un po’ provinciale si nasconde uno studioso del Gioco di prim’ordine, perchè credo che il suo Empoli abbia espresso il gioco migliore degli ultimi anni nel calcio italiano, perchè unisce il meglio di tanti allenatori che stimo -il gusto per il gioco offensivo di Benìtez, la verticalità di Conte, il pragmatismo di Mazzarri- senza averne gran parte dei difetti, ma soprattutto perchè lo ritengo un uomo intelligente. E come tutti gli uomini intelligenti sa quando difendere le sue scelte e quando cambiare idea, come farlo, scegliere le tempistiche, il dosaggio.

Quando ho letto la formazione ufficiale della partita di ieri contro il Brugge e ho notato che aveva cambiato modulo, non mi è neanche passato per la testa che l’avesse fatto per placare le polemiche assecondando i dibattiti degli ultimi giorni, spesso stupidi e condotti da gente impreparata. Sarri ha sfruttato una partita “facile” per provare un modulo già testato a inizio ritiro e sulle prime scartato, ma più adatto alle caratteristiche dei giocatori offensivi. Un rischio calcolato, che in un colpo solo accontenta la piazza, offre alla squadra un’utilissima alternativa tattica e spiazza la strategia difensiva avversaria portando tre punti preziosi e la prima vittoria stagionale al San Paolo. Un colpo al cerchio e uno alla botte.

Sulle prestazioni dei singoli c’è poco da dire. Callejon, depotenziato nell’attacco a due, tornato nel suo ruolo ha offerto il meglio del suo repertorio: tagli continui esterno-interno alle spalle del terzino sinistro, tiri a incrociare, assist, intensità difensiva, perfino un blocco prezioso nello schema che ha portato ad uno dei gol di Mertens. Il belga di fronte a una squadra del suo paese ha espresso a sua volta tutte le sue qualità, risultando semplicemente immarcabile per i difensori avversari. Koulibaly, che come ha detto lo stesso Sarri ha dei limiti nella lettura ma fisicamente è bestiale, ha giocato una partita da muro invalicabile, facilitata certo dal livello tecnico non eccelso degli attaccanti e dal buon filtro dei centrocampisti ma assolutamente incoraggiante. Hamsik, faro della manovra, è sempre più cercato dai compagni che sanno di potergli affidare il pallone in qualunque situazione, qualcosa ne farà. E poi finalmente un buon Hysaj, un buon Albiol, un buon Jorginho, con Reina investito dei gradi di capitano, Lopez a fare filtro a centrocampo e un Higuaìn non molto ispirato ma fondamentale per il solo fatto di essere in campo e portarsi via due uomini pure quando va in bagno.

Capiamoci, l’avversario era modesto e il 4-3-3 non è la soluzione ai problemi del Napoli. Non esiste un modulo che garantisca una difesa più solida possibile mantenendo tutta la pericolosità offensiva; peraltro con le ottime prove di Insigne e la partita devastante di Higuaìn contro la Samp e di Gabbiadini contro l’Empoli, è molto difficile che Sarri voglia già abortire il 4-3-1-2: più probabile che sceglierà il modulo in base a chi schiera in campo, alternandoli in modo ragionato anche a partita in corso. Ma il mister ha già dato una dimostrazione di flessibilità, umiltà e intelligenza che i dogmatici Mazzarri e Benìtez non hanno mai dato in tanti anni.

Per questo, voglio rinnovare ancora una volta l’appello: lasciamolo lavorare. Abbiamo un allenatore che conosce il calcio e non ha paura di cambiare idea per vincere, e una squadra forse incompleta, forse ancora squilibrata, ma forte come poche in Italia. Se il calcio e il tifo del Napoli sono davvero fatti di sette e confessioni, allora io sono Sarrista fino alla fine.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Navigazione a vista

Di come ho visto il Napoli ad Empoli ne ho scritto ieri sera. Ho aspettato qualche ora per smaltire la delusione e ho buttato giù i miei pensieri. Perché, comunque la si guardi, è certamente deludente vedere il Napoli con soli due punti in classifica dopo tre giornate. Certo, c’è chi sta peggio. Ma abbiamo fatto tanto per sprovincializzarci e non guardare alle altre che adesso guardare i guai che sta passando la Juve può far piacere, ma non consola.

In queste ore ognuno ha detto la sua. Chi se l’è presa con De Laurentiis (ca va sans dire), chi con Sarri, chi con il modulo, chi con la preparazione atletica. Ogni valutazione è rispettabile. Quello che però non si è compreso (e la società non lo ha comunicato) è quali sono gli obiettivi del Napoli quest’anno.

Insomma lo scorso anno Benitez era perentorio: “il Napoli deve fare sempre il massimo per vincere“. Questo avrà creato aspettative, delusioni, discussioni ma almeno sapevamo quale doveva essere la dimensione e le aspirazioni del nostro club. E lo stesso avveniva prima con Mazzarri quando fissava gli obiettivi “una partita per volta“. C’era una chiarezza sui traguardi e, a seconda se questi si raggiungevano, la critica e i tifosi formavano il proprio giudizio.

Quest’anno sia Sarri che De Laurentiis ci hanno solo detto che dobbiamo aspettare. Il problema è che non ci hanno detto COSA dobbiamo aspettare. Per cosa dovrà lottare il Napoli per capire se alla fine della stagione gli obiettivi saranno stati raggiunti oppure no? Puntiamo allo scudetto, alla Champions, alla Uefa? E cosa ne faremo dell’Europa League che ci vedrà protagonisti a partire da giovedì? Sarà una competizione che snobberemo o punteremo a fare il massimo per superare i turni?

Non c’è nessun problema nell’aspettare che il lavoro del nuovo tecnico e degli innesti comincino a dare i loro frutti. Lo abbiamo scritto più volte, bisogna aspettare, ci è chiaro il concetto. Ma poi dopo bisogna capire dove vuole arrivare questo Napoli. De Laurentiis del resto è un uomo di impresa e, persino in una città passionale come la nostra, ha imposto determinate regole. Il fair play finanziario, il rispetto dei parametri di bilancio sono mantra che abbiamo compreso fin troppo bene. Ma poi bisogna darsi delle coordinate anche per i risultati sportivi. Il Napoli da due anni non gioca la Champions League, anche questo ha un chiaro impatto sul bilancio. De Laurentiis vuole tornare a calcare certi palcoscenici oppure ormai, dopo la scommessa Benitez, ha deciso di abdicare? E’ il progetto aziendale che non ci è chiaro. Passavamo la scorsa estate ad inseguire calciatori come Mascherano e Fellaini ed oggi ci ritroviamo con Hysaj e Valdifiori. Non è l’aspetto tecnico dei calciatori che preoccupa, ma la dimensione che vuole darsi il club.

Lo avevo scritto quest’estate, ancor prima che chiudesse il calciomercato, che senso ha trattenere un top-player come Higuain se poi la società non è in grado di supportarlo con calciatori all’altezza del suo talento e della sua fama? Qualcuno aveva storto il naso, ma forse con la cessione di Higuain si sarebbe potuto attuare un altro tipo di ridimensionamento più ragionato. Perché alla fine se passi da Mascherano a Valdifiori il ridimensionamento è nei fatti. A Napoli sarebbero arrivati gli Immobile, gli Astori, i Saponara, forse i Darmian. Sarri avrebbe avuto la squadra che voleva adatta anche a quella che è la sua di dimensione. Invece così sembra una “via di mezzo” che non accontenta nessuno. Non accontenta persino i tifosi che forse, con una migliore comunicazione da parte della società, avrebbero metabolizzato persino una cessione del Pipita.

E’ vero, a Napoli si respira una brutta aria, ogni pretesto è utile per aprire una contestazione. Ma i napoletani non sono degli sprovveduti. Se le cose vengono ben spiegate, si fissano degli obiettivi e si ha un rapporto chiaro e genuino con la piazza, poi il napoletano capisce. Tanto per le polemiche e i cori offensivi c’è sempre spazio. A prescindere.

Noi aspettiamo. Aspettiamo Sarri, il suo gioco e i suoi acquisti. Ma più di tutto aspettiamo che De Laurentiis e Sarri ci dicano cosa vogliono fare, dove vogliono andare e come intendono raggiungere i loro obiettivi. Tutto il resto è polemica, dibattito insulso, materiale per riempire siti e giornali.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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