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Miracolo di San Gennaro
Miracolo di San Gennaro

Da circa 5 secoli il Tesoro di San Gennaro è gestito da un organo laico: La Deputazione di San Gennaro. Esponenti delle famiglie nobiliari Napoletane, che un po’ anacronisticamente amano presentarsi con i propri titoli nobiliari, in modo totalmente indipendente dalla curia e dalla chiesa dal 1601 gestiscono il tesoro appartenente al popolo napoletano.

Sono ben due le bolle papali che sanciscono le funzioni della deputazione e la sua natura laica: la prima di Papa Paolo V emessa nel  1605 e la seconda del 1927, la Neapolitanae Civitatis Gloria, emessa da Papa Pio XI. Questi  documenti pontifici sanciscono e confermano che la città di Napoli di Napoli ha il patronato sulla Cappella e l’amministrazione dei beni. Qundi ci si aspetterebbe che se, dopo ben 5 secoli, debba cambiare qualcosa sulla gestione del tesoro spetti a Bergoglio prendere la decisione.

Invece no, lo stato Italiano per decisione di Alfano decide di modificare la natura della deputazione inserendo ben 4 esponenti della Curia, di fatto regalando la gestione alla Curia del Cardinale sepe. Che il prezioso tesoro faccia gola alla chiesa non è una novità.
Già durante la seconda guerra mondiale, quando fu portato in Vaticano per proteggerlo dai bombardamenti, il Vaticano non volle assolutamente restituirlo alla città di Napoli, fu Giuseppe Navarra ‘o rre ‘e Puceriale ad andare a riprenderlo fisicamente a San Pietro riportandolo all’ombra del Vesuvio.

L’atto di Alfano suona come l’ennessimo sopruso ai danni della nostra cultura e della nostra tradizione, ma soprattutto va a rompere un equilibrio fra chiesa e laicità oramai stabile da oltre 5 secoli. Possiamo capirne gli interessi politici e strategici ma non vogliamo che la nostra cultura sia la moneta di questi giochi di potere!

Per questo molti cittadini si sono dati appuntamento Sabato alle 15:00 davanti al duomo, per protestare contro questo ennesimo sopruso, per protestare contro chi vuole ancora oggi impossessarsi delle nostre ricchezze.

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Foto di Paolo Russo

28 Settembre 2015 e più precisamente dalle 2:11 del mattino si potrà ammirare lo spettacolo della Luna Rossa o di Sangue. Eccola qua la complottista della fine del mondo, starete pensando voi e, invece, no! Il 28 settembre ci sarà solo una banalissima eclissi totale di Luna ed io non sono una complottista ma sono solo quella che dopo aver distrutto la vostra idea romantica di stella cadente (in una qualche puntata precedente di questa rubrica), farà lo stesso con la super-romantica Luna Rossa. Cosa accade durante un’eclissi di Luna? Accade che la Terra, che si viene a trovare tra il Sole e la Luna piena, oscura quest’ultima con la sua ombra. I tre astri devono trovarsi allineati perché ciò accada. Quella del 28 settembre sarà un’eclissi totale perché la Luna transiterà completamente attraverso l’ombra proiettata della Terra. La Luna apparirà rossa, perché i raggi solari che la illumineranno, vengono rifratti dall’atmosfera terrestre che attraversano, assumendo per questo una colorazione rossastra. Lo spettacolo sarà visibile in tutta Italia anche se l’orario è effettivamente abbastanza scomodo ma, credetemi, vale davvero la pena di assistervi se riuscite a stare svegli. Quando accadono questi fenomeni “magici” penso sempre a cosa ne dovevano pensare gli uomini primitivi o le popolazioni antiche che ancora non avevano ancora conoscenza dei moti degli astri. Immagino l’impatto che doveva avere un evento del genere su di loro e come influenzasse tutte le loro credenze, soprattutto quelle legate alla divinità. Poi leggo un articolo su di un famoso quotidiano che recita: “Il fenomeno è definito “Luna di sangue” e si verificherà perchè intorno alle 2 di notte, tra la domenica e il lunedì, la Luna si avvicinerà particolarmente alla Terra. Verso le 3 del mattino la Luna sarà offuscata dalla Terra e in linea con il Sole e questo le darà il colore purpureo che alcuni vedono come presagio di sciagure. Intorno alle 4,30 la luna sarà di nuovo visibile del colore con cui l’abbiamo sempre vista, senza conseguenza alcuna, secondo gli scienziati.” e credo che forse qualcuno è rimasto ancora primitivo. E sono stata una signora.

19 Settembre 2015 Avviso. Astenersi lettori sensibili alle discussioni scientifiche in ambito religioso. Quanto contenuto in questo testo potrebbe urtare la vostra sensibilità. Come ogni S. Gennaro che si rispetti anche quest’anno il popolo napoletano attende con ansia il miracolo dello scioglimento del sangue. La reliquia, custodita gelosamente nella cassaforte dietro l’altare della Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli, si liquefa tre volte l’anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre). Io, purtroppo o per fortuna, nel bene o nel male, simpaticamente o antipaticamente, soffro di una grave forma di deformazione professionale e appena ho deciso di scrivere del miracolo, mi sono subito chiesta se si fosse mai cercata una spiegazione razionale al fatto o, comunque, se fossero stati eseguiti degli esami per capire almeno che tipo di sostanza ci sia all’interno delle ampolle. Ho cercato un po’ in rete ed effettivamente qualche studio, di cui il primo risalente nientepopodimenoche al 1902, pare confermi la presenza di sangue umano ma, per avere sicurezze, le ampolle dovrebbero essere aperte e il contenuto sottoposto ad esami specifici ma questo sembra sia impossibile. Un altro studio, pubblicato sulla rivista scientifica per eccellenza, Nature, spiega come sia possibile riprodurre con i soli elementi presenti all’epoca a cui sarebbero risalenti le ampolle, un materiale tissotropico, cioe’ un materiale che diventa più fluido se sottoposto a una piccole scossa o vibrazione e torna allo stato precedente se lasciato indisturbato. Anche in questo caso però ci sono degli aspetti non proprio chiari, come la durata di queste proprietà tissotropiche (sono più di 600 anni che si assiste al miracolo mentre pare queste sostanze cambierebbero stato solo per una decina d’anni). Rileggete ora la prima parte di questo post e… penso abbiate già capito dove voglio andare a parare. Dicevo che quando leggo di fenomeni scientifici penso a che impatto abbiano avuto sulle popolazioni primitive. Beh, quando leggo di miracoli penso a che impatto abbiano sulla popolazione odierna e immagino che magari sia solo questione di non-conoscenza che ce li fa chiamare così, essendo anche noi, in questo momento, solo degli ignari primitivi. Trovato il parallelismo eclissi di Luna-miracolo di San Gennaro diventa obbligatorio fare una previsione. Troppo facile: mi sembra ovvio che sia scritto nella Luna di Sangue che anche quest’anno si scioglierà il sangue. Per la prima volta ho fatto una previsione vera per il 19 Settembre, basata su un evento futuro, l’eclissi di Luna. Divento sempre più brava. Un miracolo!

Clementina Sasso

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Foto di Salvatore Vastano

Sto sinceramente rivalutando la Vespa, anche se non è stato proprio un colpo di fulmine, ci stiamo volendo bene. Si sta comportando più che bene, ad ogni mia richiesta cambia marce che è ‘na bellezza. Posso anche dire che mi sta rendendo il viaggio piacevole nonostante le strade dissestate. Ma ho capito, è fatto tutto apposta: una strada perfettamente asfaltata, senza difetti nè rappezzi è noiosa e soporifera! Guidare invece tra voragini, puzzle di asfalto e sanpietrini e dune manco quelle del Sahara, tiene sveglio il cervello, meglio della Settimana Enigmistica. E vado, si riprende il viaggio. Nella mia mente immagino di guidare per centinaia di chilometri, tipo una Route 66 napoletana; in realtà faccio appena appena un paio di chilometri, lascio il corso Umberto, mi intrufolo a Forcella e inizio a cercare parcheggio. Mi soffermo sul nome delle strade, quanta ignoranza scopro io me: a parte le principali, mi accorgo di non conoscere neanche uno dei nomi letti. Eppure sono così simpatici, le amministrazioni hanno sempre avuto molta fantasia nell’assegnazione, si va da Vico della Pace a Via delle Zite a Vico dei Zuroli. Fatti domande e imparerai! Mi chiedo quindi “zuroli” cosa potesse mai significare, pensavo fosse un antico mestiere (nel mio vecchio quartiere si so’ sbizzarriti: Via dei Reggiolari, Via dei Padulani, Via degli Ortolani) e invece scopro essere il nome di una famiglia aristocratica del ‘300, Zurlo o Zuroli, proprietaria di un palazzo nei pressi della chiesa del Monte della Misericordia. Diciamo che perderei giornate intere a cercare il significato dei nomi di ogni vicolo, ma mi allontanerei troppo dal traguardo. Magari potrebbe essere una buona idea per un futuro progetto, chissà!

Messa a parcheggio la mia nuova amica, entro in Via dei Tribunali ed incrocio le dita. Oggi è martedì ed è la prima volta che mi trovo qui senza “obblighi” né vincoli di tempo; ci provo! Scendo San Gregorio Armeno e mi sento come una bambina che aspetta dal padre il pacchetto di figurine per sperare di completare l’album dei calciatori (di calcio non ne capisce nulla ma a scuola è popolare tra i maschietti per questo motivo). Bingo! Album terminato!
Il miracolo del sangue di Santa Patrizia è lì di fronte a me. “Trasite, trasite! Jamm a ddà nu vas’ a Santa Patrizia! Pur ogg c’ha fatt ‘a ‘razzia” subito mi invita ad entrare un’espansiva signora che venendo da dietro mi prende per il braccio e mi porta all’interno della chiesa. Devo dire che mi fa un po’ strano, a metà tra scetticismo e fede ma comunque devo ammettere che la cosa mi emoziona non poco. Questo è il mio primo miracolo, non ho mai assistito neanche a quello di San Gennaro e di qualsiasi fenomeno si tratti è pur sempre un evento difficile da razionalizzare. Secondo una leggenda un cavaliere, guarito dai suoi mali dopo aver dormito una notte intera sulla tomba della Santa, raccolse il suo sangue che iniziò a fuoriuscire dopo che le strappò un dente. Le ampolle vengono gelosamente conservate e venerate dalle suore che ne mantengono vivo il culto; ed ogni martedì la Santa incontra la città in maniera quasi del tutto anonima e silenziosa, pochi ne conoscono l’esistenza e il quartiere, fuori le mura del monastero, continua le sue attività senza far caso al prodigio.
Ci rimango un po’, nella chiesa. Seduta, mi guardo intorno. Non ci sono molte persone e l’atmosfera sembra un po’ sovrannaturale: la luce è sempre poca e quella che dovrebbe entrare dalla porta cinquecentesca è ostacolata dalla pesante tenda posta subito dopo l’ingresso; il silenzio poi mette quasi ansia. Devo ammettere che, nei dettagli, è veramente grandiosa, penso sia la più sfarzosa della Napoli barocca, piccola ma carica e devozzion’. Alzo la testa e mi perdo a guardare il soffitto ligneo e mi viene da ridere ripensando alla battuta di Siani quando ironizzava su quelli che ai matrimoni sono completamente disinteressati alla funzione, si guardano in giro e discutono sull’architettura della struttura. Ok, mi ricompongo, riprendo a fare la seria e a concentrarmi su ciò che mi circonda. Sono tutti in fila, di fronte al prete che mostra le ampolle col sangue disciolto, per il bacio di rito. Io non mi sento pronta, forse è per questo motivo che non mi viene di alzarmi e mettermi in fila. Ma sono veramente contenta, sorrido di soddisfazione e commozione; anche io ho preso parte ad uno degli eventi che rendono realmente questa maledetta città unica al mondo. E mi sento fiera. Come se avessi soddisfatto uno di quegli obblighi innati di ogni cittadino, vivere in prima persona ogni caratteristica della città.
Chino il capo e cerco una silenziosa benedizione dalla Patrona. Sospiro, saluto con un rispettoso arrivederci e lascio la chiesa.

Riprendo il cammino, passando sotto quello che venne costruito come cavalcavia per unire il nuovo convento a quello, più antico, di San Pantaleone sul lato opposto della strada; cavalcavia che venne poi in seguito trasformato nell’odierno campanile. Del monastero di San Pantaleone oggi non ci sono tracce significative e purtroppo non esistono numerosi documenti che ne delineano le vicissitudini con chiarezza. Anche per quanto riguarda la data precisa dell’unificazione dei due ci sono delle discordanze, ma si tende a prendere come ufficiale il documento datato 17 marzo 1009, quando Maria, badessa di San Pantaleone, promise alla dirimpettaia Mara, badessa del monastero di San Gregorio, chiesa, celle e in definitiva tutti i locali del suo monastero. Un documento successivo, inoltre, ufficializza la possibilità di costruire un collegamento tra i due. In uno dei documenti ritrovati si parla chiaramente della ricchezza del monastero di San Pantaleone, oltre alla chiesa e agli edifici di residenza delle monache vi erano orti, corti e portici; patrimonio che fu anche tutelato fino alle forti trasformazioni imposte dal Concilio di Trento.
Le trasformazioni urbane avutesi nel corso dei secoli potrebbero sembrare impensabili, dove oggi abbiamo strade e vicoli un tempo erano sede di monasteri, bagni pubblici, giardini e abitazioni civili. Se si potesse vedere una foto dell’area di San Gregorio Armeno della prima metà del primo millennio, si scoprirebbe una città completamente diversa da come la viviamo oggi.
Mi accorgo di aver fatto veramente tardi, mi sono intalliata troppo e accelero per cercare di arrivare al mia prossima tappa in tempo. Direzione chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio. Voglio dare pure io nu poc’ e refrische a ll’anime d’o priatorio, soprattutto voglio incontrare Lucia, o meglio la sua capuzzella.

Ma non potevo essere fortunata in tutto, è tardi e la chiesa è chiusa.
Fa nulla! Mi sento culturalmente appagata e civicamente soddisfatta. E poi m’è venuto ggenio di riprendere la vesparella. Ci vengo un altro giorno con calma!

To be continued… O meglio, adda continuà…

Milly

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Incredibile in Patagonia!

Il volto santo sulla neve

Impossibile accertarne la veridicità. Ma bisogna fidarsi, anzi, è il caso di dire, di avere fede. L’immagine (per ingrandirla basta cliccare sulla foto qui in alto) di quello che con non molta fantasia può essere definito un miracolo divino compiuto da Diego Armando Maradona. No, stavolta non si tratta di uno dei tanti miracoli compiuti su un campo di calcio, ma di un’apparizione avvenuta sui monti argentini. La foto proviene da Twitter da un account molto più che attendibile e non ci sembra per nulla artefatta.

E’ il Volto (Santo) di Diego Armando Maradona sulla neve del monte Susanna in Patagonia, nella vera “Terra del Fuoco”, come è denominata la zona dello Ushuaia argentino. Che Diego sia ormai una divinità lo ha testimoniato non solo l’amore incondizionato dei napoletani, ma anche la fondazione di una Chiesa Maradoniana. I riti della “Iglesia di D10s” sono stati fantasticamente documentati in “Maradona by Kusturica” e il verbo dei seguaci del Diez si è propagato in tutto il pianeta.

Questa foto certamente testimonia che la fondazione di una Chiesa non sia stato un gesto così azzardato. Maradona da vivo e anche fuori dal campo fa davvero miracoli. Ora si attende un’altra apparizione quando in inverno si formerà il primo nevischio sul Vesuvio. Frutto del caso oppure si tratta di un vero miracolo? E qui si aprirebbe una discussione tra i più scettici e i più credenti, un po’ come la divertentissima scena di Ricomincio da Tre con Troisi e Arena. O’Miracolo e ‘o miracolo…

Twitter: @valdigiacomo

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