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Le incognite

Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Facciamo un po’ di training autogeno e ripetiamolo a mente dieci volte, dopo i pasti, al dì e alla sera. Abbiamo preso 5 palloni dal Liverpool, ci può stare al 4 agosto, con gli inglesi che cominciano il campionato tra una settimana. Detto questo le incognite su questa squadra restano e il Napoli avrebbe fatto bene a intervenire, è ancora in tempo. Delle incognite strutturali della squadra ne abbiamo scritto qui, già prima di Liverpool, sono 4: il tempo fisiologico per Ancelotti di mettere in pratica i suoi dettami, la scommessa portiere (rileggete cosa scrivevamo in proposito di Karnezis, purtroppo non ci ha smentito), il regista che passa da Jorginho ad Hamsik, i dubbi su Milik e l’inadeguatezza di Inglese a certi palcoscenici. 

Le prime tre incognite le risolverà il tempo, più tempo passerà e più certi meccanismi saranno rodati. Sulla punta è invece un deficit strutturale della squadra. Il Napoli rischia. Sarà una stagione che tendenzialmente non ci consentirà di puntare allo scudetto come lo scorso anno. Noi, se ci siamo rinforzati, lo abbiamo fatto di poco, la Juve non fa impressione per aver preso Ronaldo (con Higuain via per lidi milanesi), ma per aver aggiunto al suo dream team giocatori di altissimo livello come Cancelo e Emre Can. 

Se l’obiettivo azzurro è almeno il quarto posto, quello deve essere l’obiettivo minimo, il Napoli lo rischia. Il calendario non consente esperimenti, si partirà subito con 10 giornate di fuoco, a cominciare dalla Lazio all’Olimpico e il Milan in casa chissà dove per gli scassi di un’amministrazione comunale inadeguata. Il tempo a disposizione non sarà molto per assemblare le idee di Ancelotti. Ci sarà fretta e la fretta genera confusione. Se a questa confusione, fisiologica (lo ripetiamo), si aggiunge il rebus della prima punta, i problemi saranno moltiplicati. Considerando pure che se il Napoli partisse così avrà Milik che non ha svolto l’intera preparazione e Mertens che si aggregherà solo negli ultimi giorni di ritiro per provare soluzioni con il belga prima punta. 

Quello che preoccupa di questo calciomercato non è solo l’assenza della punta, preoccupano forse ancor di più i movimenti di basso cabotaggio anche nelle uscite. Se l’obiettivo è vendere per ricomprare per sostenersi a certi livelli economici, quest’ anno l’obiettivo è già fallito. L’unica operazione degna di nota è la cessione di Jorginho per l’ingresso del promettente Fabian Ruiz. Tutto qui. Non c’è stata neppure intraprendenza nel vendere giocatori ormai in là con l’età come Mertens o Callejon che vanno per le 31 primavere. Se fossero state cessioni per acquistare anche giovani talenti la piazza lo avrebbe compreso. Anche perché se si parte da una nuova guida tecnica sarebbe stato forse necessario dare un reset più deciso con la rosa dello scorso anno. 

Il Napoli attualmente rischia la posizione in Champions, l’obiettivo minimo, perché Inter e Milan si sono rafforzate e la Roma, loro si, hanno fatto un mercato di scommesse, ma di giocatori futuribili, su tutti Kluivert junior. Ai nastri di partenza Juve e Inter sembrano essere più avanti. Roma, Napoli, Milan giocheranno per le altre due posizioni, facendo attenzione ad exploit di Lazio, Fiorentina, Atalanta o Torino. 

Non andare in Champions sarebbe una mazzata per le casse del Napoli, uno choc difficilmente riassorbibile. Nulla di inedito. Ricordiamoci sempre la nostra carta d’identità: è normale che Juve, Inter e Milan ci siano naturalmente davanti. Non è uno scandalo. Il Napoli però non deve fare l’errore di dilapidare il vantaggio acquisito negli ultimi anni rispetto alle milanesi. Ecco perché serve una punta, per rassicurare tutti, anche per dare un segnale alle altre che il Napoli c’è. Le voci su Belotti raccontano di un profilo che può piacere a De Laurentiis per i parametri anagrafici e di ingaggio, la pazzia Cavani rappresenterebbe invece voler puntare fortemente a contendere nuovamente lo scudetto alla Juve. Non fare nulla asseconderebbe la delusione (INGIUSTIFICATA) della piazza che deve imparare ad attendere i verdetti del campo nelle partite che contano veramente.

Prepariamoci per un campionato di ambientamento. Senza frenesie di vittorie. Gli anni buoni per lo scudetto erano quelli precedenti e non quello che verrà se il calciomercato ha un senso di prevedibilità. Il Napoli ha fatto quasi tutto il possibile per arrivarci a prendere il tricolore lo scorso anno, è andata come è andata e probabilmente più per colpe terze (ricordiamo gli arbitraggi che non devono essere un alibi, ma le evidenze vanno rimarcate sempre) che per colpe dell’entourage azzurro. 

Oltre a ripeterci di avere comunque una squadra forte, ripetiamoci comunque anche due volte al dì: Non siamo la Juve, Non siamo la Juve, Non siamo la Juve. Perché leggere, ancora oggi, frasi sui social del tipo “Anche quest’anno vinciamo l’anno prossimo” vuol dire non aver neppure lontanamente compreso per quale squadra si tifa e quali sono le sue potenzialità rispetto ad altre società. Certo, una mossa da De Laurentiis la aspettiamo, non per “papponismo”, qui non lo siamo mai stati, ma perché ci sono troppe incognite che non ci convincono. Rischia lui, rischiamo noi. 

Valentino Di Giacomo

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Giusto per farvi salire un po’ l’ansia iniziamo a metà a novembre a parlare di capodanno. A proposito, cosa fate?

Io faccio parte di quelli che lo ha sempre odiato, o meglio, ha sempre odiato il veglione. Fino a quando si tratta di mangiare va benissimo, quando si tratta dei botti va ancora bene… ma il veglione proprio no! Credo sia una forma di tortura che andrebbe vietata dalla convenzione di Ginevra, quel fatto di dover per forza arrivare alle 6 del mattino autocostringendosi al divertimento proprio non lo riesco a capire. Inizio serata va bene, brindisi, battute o burdell e ci si diverte sul serio, è una serata spensierata, normale fra amici… ma con una piccola variante: quando ti sei cacato il cazzo il cazzo non te ne puoi andare a casa, devi rimanere fino all’alba per mangiare un cornetto sereticcio con l’imitizione della nutella di sottomarca, e per cercare di rimanere sveglio fai cose che altrimenti non faresti. Fin quando reggi il veglione è effettivamente bello ma a un certo punto, all’improvviso si passa alla noia rotta solo da poche emozione, un amico che si infrasca, un bacio sotto al vischio, uno che vomita o dover accompagnare al pronto soccorso un amico in coma etilico, tutto il resto è noia e quel cornetto che farebbe vomitare un topo cresciuto nella discarica dei Pisani sembra la cosa più bella del mondo, perchè significa che finalmente vai a dormire.

Ieri il Napoli ha fatto il veglione, si è divertito come un pazzo fino a un certo punto, poi ha aspettato semplicemente l’alba regalando un paio di sussulti, il goal divorato da Mertens e quello realizzato da Zielinski e il fischio finale è sembrato una liberazione, non tanto per il risultato che nonostante il calo del secondo tempo non è mai sembrato in discussione, quanto per l’andazzo della partita ben lontano da quello che noi Napoletani siamo abituati a vedere.

CattiviReina parte leggermente in ritardo sul tiro di Romagnoli, per il resto preciso sui cross e sicuro in uscita, Hamsik ha sbagliato qualche passaggio di troppo ma ha regalato un paio di verticalizzazioni preziose, le critiche che qualcuno ancora gli rivolge sono pretestuose e figlie dell’arroganza di chi pretende di avere sempre ragione. La cosa peggiore della serata? La maglia Carbon, parlando di veglione il Napoli ha giocato in pigiama e infatti a un certo punto ci siamo quasi addormentati, oramai il vero incubo del tifoso del Napoli è la quarta maglia.

 

BuoniZielinski entra è la risolve, avere tanta qualità in panchina è un vero lusso, vero fuoriclasse. Hysaj probabilmente non è fra i migliori in campo ma considerando che viene chiamato al doppio e al cambio di fascia e a non sfigurare nonostante le palesi difficoltà dell’adattarsi a sinistra merita una menzione, il sacrificio e l’impegno vanno premiati. Migliore in campo? Un goal, un palo, vari recuperi sulla fascia in costante supporto al terzino, un paio di assist degna di nota… ma che altro deve fare Insigne? Vi deve pure venire a fare i servizi a casa? Fuoriclasse assoluto!

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Questo episodio di Calciomercatino sarà un po’ anomalo. Non perchè manchino le trattative inesistenti (Inter – Di Maria, Milan – Aubameyang, Juve – Mbappè) o quelle in dirittura d’arrivo (Milan – Biglia, Napoli – Mario Rui, Juve – Douglas, a quanto pare Roma – Nastasic anche se se ne parla da poco), ma per la spiacevole tendenza del tifo Napoletano di fasciarsi la testa prima di rompersela. Mentre i calciatori da Dimaro fanno proclami ambiziosi, infatti, i tifosi si leggono la Gazzetta e vedono il Milan che ricostruisce daccapo la rosa e l’Inter che punta a 1-2 top player “per infiammare la piazza”, e dicono “e dove cazzo andiamo noi con Mario Rui e Ounas?”.

Ci sono varie ragioni per cui il tifoso tende a pensarla così. In parte è il semplice fatto che l’erba del vicino è sempre più verde, in parte i cifroni di cui si sente parlare, con una spruzzatina di complesso d’inferiorità verso Milano e quell’atteggiamento tutto italiano per cui l’ultima sessione di mercato è quella che determina le ambizioni di una squadra. La verità è che se il Napoli si sta limitando a confermare la squadra dell’anno scorso con un paio di migliorie sulle seconde linee, uno-due giovani per rimpolpare il progetto ed eventualmente, al limite, un portiere è perchè può permetterselo grazie al lavoro fatto in questi anni, a differenza delle milanesi. Rossoneri e nerazzurri vengono rispettivamente da sesto e settimo posto, gli uni qualificati di striscio all’Europa League e gli altri fuori dalle coppe; l’Inter sta continuando la sua politica di acquisti altisonanti all’interno di un progetto tecnico che definire raffazzonato è fin troppo generoso, mentre il Milan sta rifondando la squadra semplicemente perchè non aveva nessuno su cui ricostruire, se non Donnarumma – e abbiamo visto com’è andata a finire – e Romagnoli.

A fare sicuramente impressione del mercato rossonero è il volume degli acquisti, soprattutto se si considera che siamo solo a metà sessione, ma il valore assoluto di questi giocatori non deve essere sopravvalutato. Musacchio non più tardi di un anno fa ha aggredito il suo stesso allenatore che gli aveva tolto la fascia, portandolo alle dimissioni; Calhanoglu e Rodriguez vengono da Leverkusen e Wolfsburg, rispettivamente dodicesima e sedicesima classificata dell’ultima Bundesliga; Biglia, se arrivasse, è a fine carriera; Andrè Silva è un giovane di grande prospettiva, ma con una sola stagione di alto livello alle spalle, e lo stesso vale per Kessiè che in più ha davvero convinto soltanto nella prima parte dello scorso campionato. In altre parole si tratta per la maggior parte di scommesse che di giocatori di sicuro successo, in un contesto tattico tutto da definire e a prezzo di investimenti ingentissimi che vengono al 100% dalle casse di una società che non ha nessun asset che possa fruttare una buona plusvalenza.  E anche considerato tutto ciò, sotto quale aspetto Musacchio – Calhanoglu – Silva sono preferibili a, diciamo, Koulibaly – Hamsik – Mertens? Esatto, nessuno.

Per quanto riguarda l’Inter invece non sembra essere cambiato alcunchè dall’estate scorsa. Vi ricordate? I nerazzurri spendevano 113 milioni complessivi in un mercato definito “degno dell’epoca Moratti”, acquistando Joao Mario, Candreva, Banega e “il nuovo Ronaldo” Gabigol, con annessi proclami di scudetto, anti-Juve e tutto il resto appresso. Oggi per Mario, soffocato dall’assenza di gioco, si parla già di cessione, Candreva si è dimostrato poco più di una catapulta di cross velleitari, Banega è già tornato da dov’è venuto mentre del brasiliano tacciamo per misericordia. La squadra ha subito varie sconfitte assolutamente umilianti in campionato (Crotone) e il Europa (Hapoel Beer-Sheva), De Boer è stato silurato, Pioli pure e si riparte dal settimo posto, di nuovo con un nuovo allenatore, zero progettualità e un sacco di soldi da spendere. Magari l’Inter vincerà il campionato, sarebbe sicuramente preferibile rispetto a un’altra vittoria della Juventus, ma probabilmente no.

Roberto Palmieri

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Il primo mese di marciomercato se n’è andato, e con esso il 33,3% delle balle estive di Tuttosport. Oggi oltre ad aggiornarvi sulle ultime sparate dei nostri eroi delle testate sportive tireremo anche un primo bilancio del mercato delle squadre più importanti, dalla Roma-supermercato (ma lo è davvero?) alla Fiorentina che non ce la può fare ad avere un rapporto sano con i suoi tesserati.

NAPOLI – Gli azzurri come al solito sono abbastanza immobili nel primo mese di mercato; l’ufficialità di Ounas certifica un colpo interessante in prospettiva per l’attacco e un’alternativa tattica utile, ma il Napoli punta sul gruppo degli ultimi due anni, che ha già dimostrato il suo valore e ha dato prova della sua determinazione con la decisione dei nazionali di rinunciare ad alcuni giorni di vacanza per ricominciare subito ad allenarsi. Ci sarebbe anche Mario Rui dato in dirittura d’arrivo, la trattativa per Berenguer è data per avanzata, ma si tratta di acquisti marginali che completano la rosa più che cambiarla.

ROMA – I giallorossi questo mese hanno perso – tra cessioni, fine prestiti e scadenze contrattuali – il portiere titolare, la prima riserva a centrocampo e giocatore di maggiore prospettiva della rosa, una delle ali più forti del campionato (che con i suoi strappi era anche l’unica alternativa al “palla lunga per Dzeko” nello sviluppo della manovra offensiva), il capitano degli ultimi vent’anni e il difensore centrale titolare della Germania. Mica cazzi, eppure è sbagliato parlare di smobilitazione: con gli acquisti di Karsdorp e Pellegrini, il rientro di Florenzi e un grosso budget per il mercato la Roma non dovrebbe soffrire troppo la transizione, almeno a livello di valori tecnici. Dimentico qualcuno? Ah, già, Gonalons: il giocatore feticcio di Benitez che Aulas non volle darci in nessun modo è partito per quattro miserabili milioni. Non dico che dovevamo prenderlo noi, ma un po’ rosico.

MILAN – Posto che non parleremo di Donnarumma perché ci ha rotto i coglioni, il Milan ha messo su una buonissima squadra, ma attenzione a non esagerare nelle valutazioni: nessuno dei giocatori arrivati a Milano è un campione, il livello della rosa si alza decisamente ma almeno sulla carta non è sufficiente a raggiungere i primi posti. Sarà interessante però vedere come tutti questi debuttanti nel campionato italiano (Musacchio, Rodriguez, Andrè Silva, Calhanoglu) si inseriranno in Serie A e nel gioco di Montella. Per Conti si continua a rimandare; probabilmente era di nuovo dal parrucchiere…

JUVENTUS – Tanto per cambiare Tuttosport regala grandi emozioni, con gli acquisti dati per certi di Bernardeschi, Danilo, Matuidi e De Sciglio, più Keita che sta spingendo con Lotito, mentre di Douglas Costa (dato per fatto una settimana fa) non si parla più da quando il Bayern ha preteso di vedere moneta prima di mostrare cammello. Ah, e non dimentichiamoci di N’Zonzi ovviamente. In pratica secondo i giornali i bianconeri comprano un nuovo undici titolare ogni settimana, fatto sta che finora hanno preso solo un giocatore di prospettiva come Schick, perdendo Dani Alves e forse Sandro. Naturalmente i bianconeri hanno ancora due mesi per fare un ottimo mercato, ma almeno risparmiateci il bombardamento mediatico.

INTER – E i nerazzurri? Che fanno, stanno a guardare mentre il Milan chiude cinque acquisti in un mese? Ovviamente no: nel troiaio generale che è la dirigenza nerazzurra l’acquisto marginale di Padelli e quello più interessante di Skriniar (si vede che Sainsbury non andava bene…) si parla già di rivendere Joao Mario -giocatore eccellente, penalizzato in modo enorme dalla confusione tecnica, dall’assenza di gioco e dal fatto che ci si aspettasse che vincesse le partite da solo, quando invece si tratta di un giocatore associativo e di grande palleggio – per prendere Rabiot e Di Maria in blocco dal PSG e anche Nainggolan per non farsi mancare niente. Già sento tutti dire “l’Inter sta tornando”, “Inter anti-Juve” e poi finire al settimo posto e prendere quattro babbà dall’Hapoel Beersheva.

FIORENTINA – Dulcis in fundo, la Viola: i Della Valle – vittime di un ritorno di papponismo da far impallidire certi tifosi del Napoli, che pure hanno inventato questo genere letterario – minacciano di vendere senza avere acquirenti, ma soprattutto portano in tribunale Borja allungando una storia di dipendenti che scappano via da Firenze sbattendo la porta che parte da Baggio e arriva fino a Salah passando per Jovetic, Montella, Gonzalo Rodriguez e Ljajic. Questo purtroppo è quello che succede quando una società non riesce a vivere nella sua dimensione, ma nemmeno a crescere.

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Bentornati a Calciomercatino, la rubrica più amata da chi pensa che il calciomercato sia un apostrofo rosa tra le parole mannacc o’diavolo. Questa settimana poca attenzione per gli amici bianconeri a cui non è accostato nessun top player improponibile (ma figuriamoci se si è parlato di Agricola), perchè tiene banco la trattativa per il rinnovo di Donnarumma contro il quale il massacro mediatico palesemente voluto da Fassone e Mirabelli ha sortito gli effetti desiderati. La Roma smantella, il Napoli inizia ad acquistare.

Napoli – Primi colpi in entrata con l’arrivo già annunciato di Ounas, quello molto probabile di Mario Rui (parleremo di entrambi in settimana con una scheda) e soprattutto la quasi certezza che non ci sarà alcuna cessione che non fosse già ampiamente annunciata a fine campionato. Qualcuno si lamentava del Napoli fermo sul mercato, ma intanto è forse l’unica squadra che sa già chi avrà in rosa la prossima stagione…

Juventus – Per i bianconeri si parla solo di Douglas, dato per certo la settimana scorsa ma divenuto problematico quando è venuto il momento di cacciare i soldi, e di Bernardeschi per la trattativa farlocca del momento essendo il ragazzo in Polonia per gli Europei. Si è parlato abbastanza anche dello smantellamento della difesa con l’offertona del Chelsea per Sandro + Bonucci, ma per il momento parliamo di fantamercato.

Milan – La rassegna di Eurosport apre per quattro giorni su sette con la trattativa per il rinnovo di Donnarumma. Preferiamo non parlarne visto il comportamento vergognoso dei media sulla questione. Ilare anche il titolo che annovera i rossoneri tra le BIG D’EUROPA dall’alto del loro brillante piazzamento a metà classifica. In entrata si parla di Calhanoglu per completare una batteria notevole di acquisti rischiosissimi.

Roma – Settimana  di ‘ntuosseco per i giallorossi che cedono Salah, Manolas, Paredes, Mario Rui, otto magazzinieri e la sorella di Monchi per far quadrare i conti in ottica FFP, dopo aver perso Totti per scadenza di contratto, Sczcesny per fine prestito e Emerson per infortunio – e mi sto sicuramente dimenticando qualcuno. Nel frattempo è arrivato Karsdorp. Che culo.

Altre: Sirigu è pronto a rimpatriare dopo essersi svincolato dal PSG, la Fiorentina vuole Berardi per sostituire Bernardeschi, l’agente di Keita fa casino per non fare la fine di Zarate.

 

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Buongiorno e bentornati su Calciomercatino, la rassegna settimanale di Soldato Innamorato sulle trattative inventate di Tuttosport e compagnia. Questa settimana tiene banco, anche giustamente, il caso Donnarumma: per tutto il mondo destinato al Real, allo United o a rimanere al Milan, per il quotidiano torinese già a Torino per le visite mediche.

La supercazzola della settimana infatti, direttamente dal nostro giornale preferito per arravogliare il pesce al mercato, teorizza un allineamento dei pianeti da far vergognare Neil Degrasse Tyson con Cristiano Ronaldo che va a Manchester, De Gea che fa il percorso inverso come contropartita tecnica e Donnarumma che, non potendo più andare a Madrid, va ovviamente alla Juventus dove sono destinati tutti i calciatori forti del pianeta. Non sfiora nessuno l’idea che in caso di scenario simile lo United potrebbe voler comprare un portiere migliore di Romero. E vabbè.

Ovviamente non è finita qui, con il ritorno di Douglas Costa (trattativa in effetti possibile ma ricordiamo che la settimana scorsa era data per chiusa) e l’ennesimo tentativo per De Sciglio in cambio di un Dani Alves che sta facendo di tutto per portare via i coglioni dal capoluogo piemontese. Forse lo spogliatoio più solido d’Italia non è poi un ambiente così sano…

Per il resto, milanesi a manetta: l’Inter su Rudiger (blindato da Monchi) e sul brasiliano Tete, nonché su Borja Valero in vista dell’ennesima rivoluzione a centrocampo. Aspettiamo i proclami di scudetto per poi finire fuori dalle coppe europee come al solito. Il Milan invece ha comprato Musacchio e Kessiè e si sente di nuovo regina d’Europa, quindi via a contendersi Belotti col PSG; in realtà il centravanti del Toro potrebbe non essere così entusiasta di fare la riserva di Cavani nell’anno del mondiale, ma per trattare con Cairo ci vogliono almeno 70 milioni.

Per finire, grandi notizie sul Napoli:

Non è vero, manco o’ cazz. Il mercato degli azzurri non promette botti e i colpi principali sono stati i rinnovi dei migliori, ma se le trattative delle altre squadre sono inventate allora vogliamo almeno un titolone su Ibra al San Paolo…

Roberto Palmieri

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Il calciomercato è sempre un periodo magico in cui i giornalisti sportivi possono sfogare la loro fantasia. In assenza di calcio giocato – non potendo quindi passare le giornate a esaltare Dybala e i suoi 11 gol in campionato, ignorando i clamorosi 18 gol di Insigne, o a discutere delle divisioni nello spogliatoio dell’Inter mentre il Napoli rifila goleade a chiunque passi per la sua strada – si passa le giornate a inventare trattative prive di fondamento per compiacere i tifosi delle cosiddette big e vendere più copie; cosiddette perchè oltre alla Juventus si parla di Inter e soprattutto Milan, fino a prova contraria due squadrette di centroclassifica che hanno lottato per un posto in Europa League. Di Napoli, Roma e Lazio neanche l’ombra, se non per parlare di cessioni illustri. Così abbiamo deciso di farvi fare due risate con una bella rassegna settimanale di trattative farlocche inventate da Tuttosport e affini.

(La fonte di riferimento è la rassegna stampa quotidiana di Eurosport perchè preferiamo spendere i nostri 0 euro di proventi pubblicitari al birrificio piuttosto che comprare ogni giorno una copia di tutti i giornali. Sia chiaro che non intendiamo criticare il lavoro di Eurosport, che riporta semplicemente le notizie della stampa tradizionale.)

Juventus: perchè limitarsi a Schick? Se il ceco infatti è arrivato effettivamente a Torino, che dire di Keita, Douglas Costa, Bernardeschi, N’zonzi e Paredes? Praticamente un nuovo giocatore viene accostato alla Juve ogni giorno. Ho una mezza idea che in redazione Tuttosport abbia un secchiello con dentro i nomi di tutti i giocatori forti al mondo, e ne facciano estrarre uno alla volta da una segretaria per fare il titolo di giornata.

Milan: l’argomento principale è la trattativa Donnarumma che sta tenendo banco già da alcune settimane e non sembra voler finire tanto presto. Nel frattempo i rossoneri hanno preso Kessiè, Musacchio e Andrè Silva, già un mercato di buon livello se confrontato agli standard degli ultimi anni. Ma che dire di Biglia, Keita (che pare sia vicino contemporaneamente a due squadre quindi, forse è il gemello), Conti, Reina (buona fortuna), Kalinic e NIANG E KUCKA PER ARRIVARE A BELOTTI?

Inter: I nerazzurri pare stiano puntando forte su Rudiger, ovviamente apprezzato da Spalletti. Nient’altro da segnalare.

Napoli: Ah, esiste anche il Napoli?

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Tanti auguri presidente Berlusconi! Se il giudizio sull’uomo politico resta a metà tra quanti lo hanno dileggiato e quanti lo hanno amato, il giudizio sul presidente di calcio non può che essere positivo. Non vogliamo fare prematuri “coccodrilli” a chi ha “soltanto” 80 anni, nulla rispetto all’aspettativa di vita, stimata dallo stesso Berlusconi a 120 anni. Per quanto lui si definisca “tecnicamente immortale”.

Di Silvio Berlusconi, presidente del Milan, resterà per sempre il “bel giuoco”, squadre fortissime e meravigliose che negli anni d’oro soltanto il Napoli di Maradona è riuscito miracolosamente a contrastare. Le innovazioni di Sacchi in panchina con la sua difesa altissima e la zona mista composta su tutti da due totem come Baresi e Maldini. Un centrocampo che vedeva in Riijkaard un mix di bellezza estetica e potenza, una pantera dai piedi fatati (personalmente uno dei miei calciatori preferiti di sempre). Senza contare la classe e la corsa di Ancelotti, i dribbling di Donadoni. E poi gli olandesi: Gullit e quel fenomeno di Marco Van Basten. E’ stata probabilmente, quella degli anni ’80, una delle squadre più forti di tutti i tempi, sicuramente tra le prime 5 della storia. Quando il Milan dominava in Italia e in Europa e, soprattutto, il campionato italiano era l’élite assoluta del calcio mondiale. Tutti i calciatori più forti del mondo militavano nel nostro campionato.

Poi vennero gli anni ’90, al Milan giunse Fabio Capello, uno dei più grandi tecnici italiani di sempre. Per non parlare di quando era calciatore. I rossoneri si rinnovarono acquistando Desailly, Massaro, Simone, Papin. Era un Milan assai più spendaccione e il calcio stava improvvisamente cambiando. Un cambiamento che qui a Napoli non riuscì ad essere ammortizzato da Corrado Ferlaino che in pochi anni venne spazzato via dal grande calcio. L’acquisto “monster” fu quello di Gianluigi Lentini, comprato dal Torino per la cifra record di oltre 18 miliardi di lire, al calciatore andarono 4 miliardi all’anno di ingaggio. Ma, tra infortuni, incidenti e problemi tecnico-tattici, l’ala collezionerà in rossonero appena 60 presenze in 4 anni incidendo pochissimo.

Ma da lì in poi il calcio cambierà per sempre e diverrà sempre più importante l’impiego di forti capitali finanziari per sostenere un club ad alto livello. Nel calcio italiano arrivano i Sensi, i Cragnotti, i Tanzi, i Moratti. Eppure Berlusconi riuscirà sempre a tenere botta con il suo Milan. Un calcio in cui prendono peso e importanza le tv, vero pallino di Silvio Berlusconi. Nasce Telepiù, poi Mediaset Premium. In quell’intreccio di attitudini e interessi che ha sempre coinvolto il presidente rossonero.

La differenza tra i Berlusconi e gli Agnelli è forse in due differenti predisposizioni, oltre che di stili. Entrambi fanno di tutto per occupare il potere, ma i secondi sanno sfruttarlo meglio e più surrettiziamente. Con la quantità di potere acquisita nel tempo da Berlusconi, il Milan avrebbe potuto giovarsene moltissimo. Invece, forse anche per non confliggere troppo con gli interessi politici, il Cavaliere non si occupò moltissimo di far vincere la sua squadra. In un Paese, come quello italiano, dove c’è una politica anche nel calcio che governa ampiamente umori e risultati…

Oggi l’ormai ex presidente del Milan compie 80 anni. Per lui a Napoli, ai tempi in cui gli azzurri e il Milan erano in guerra continua per gli scudetti, fu dedicata una lettera, anonima. Il senso cambia se la si legge per intero oppure saltando un rigo. Ed è un po’ la storia di quest’uomo: odiato o amato. Ma a cui non si può rinunciare di fare gli auguri. Perché, in fondo in fondo, Silvio è simpatico pure a chi è antipatico. E, al massimo, c’è chi ama e si crogiola nella propria antipatia verso Silvio Berlusconi. Lui, che sta sempre lì. Spesso sopra le righe, ma anche un rigo si e un rigo no. Auguri Presidente!

L’ Onorevole Berlusconi può definirsi un por-

tento di abilità , oltre che un uomo politi-

co di prim’ordine. Meriterebbe di essere de-

cantato con rime sacre, come ad altri è già

capitato. Meriterebbe un monumento di ster-

minata mole, che delle sue gesta desse l’ e-

co indistruttibile nei secoli, si che il fe-

lice amato nome di questo celebre impre-

nditore giungesse ai nostri lontani nipoti.

Valentino Di Giacomo

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In attesa di O surdat nnammurat

Quando il San Paolo è una bolgia

La curva B. Per me la notizia di ieri non è la vittoria contro il Milan, la doppietta di Milik, l’ottima prova di Zielinski. La curva B, piano piano, sta ritornando una signora curva. Dopo molti anni ho finalmente rivisto il vero tifo al San Paolo e sono ritornato a casa con una gioia nel cuore immensa, assai di più che per la vittoria. Tutt’altra storia rispetto allo scorso anno quando alla prima di campionato in casa il tifo partenopeo offrì una delle peggiori pagine della nostra storia. Anche lo scorso anno il Napoli vinceva 2-0 contro la Sampdoria e poi si fece raggiungere sul 2-2. Ma in quell’occasione il pubblico napoletano non trovò di meglio da fare che inveire contro De Laurentiis e ricoprire di fischi la squadra. Ieri no, ieri quando il Milan ha pareggiato il tifo in curva B è stato più forte che mai. Ieri la curva B è ritornata ad essere il 12esimo uomo in campo. Sarò un romantico di questo sport, ma io sono fermamente convinto che il pubblico incida tantissimo sui risultati. E anche ieri mi è sembrato così.

Non è la curva B degli anni d’oro, il tifo è spesso disorganizzato, alcuni cori sono nenie che probabilmente annoierebbero persino i viaggiatori nei pullman per i pellegrinaggi a Lourdes, ma i segnali sono incoraggianti. Resiste ancora qualche coro per i diffidati, contro  le tessere e tutte quelle cagate che a chi va allo stadio solo per tifare per la squadra non interessano minimamente, figurarsi ai calciatori che sono in campo. Resiste pure “Un giorno all’improvviso”, noi chiaramente preferiremmo ‘O surdat ‘nnammurat e non è un caso che il nostro sito si chiami proprio così. Però i segnali sono molto molto incoraggianti. Finalmente ho rivisto soffrire il pubblico insieme alla squadra, quella sinergia di intenti che crea alchimie inspiegabili. Il Milan ha segnato il secondo gol e i tifosi hanno cantato ancora più forte. Finalmente.

I cori contro De Laurentiis? A fine partita, dopo il 90esimo, scelta saggia. Pure dei bomboni sono stati lanciati a fine partita (queste magari andrebbero evitate). Per i 90 minuti si pensa al Napoli, dopo si può fare ciò che si vuole. Sarebbe bello se i curvaioli facessero i cori contro la tessera o in favore dei diffidati al di fuori del tempo di gioco. Ma, ripeto, sono piccolezze rispetto ai segnali incoraggianti che finalmente mostra quella che è stata per anni la curva più bella d’Italia.

In curva A, invece, non si è praticamente tifato. La parte centrale del settore è stata lasciata transennata e deserta, al centro uno striscione più che eloquente diretto a De Laurentiis “40 Euro“, il costo del biglietto di curva per la partita di ieri. Anche questo ci sta, 40 euro per una curva del San Paolo è uno sproposito per qualsiasi partita. Ora però, da tifosi, dobbiamo augurarci che anche la curva A, dopo le “dimissioni” dei gruppi organizzati, possa di nuovo ritornare ai fasti di un tempo.

Sono stato spesso critico con i tifosi del Napoli, sono anni che il tifo al San Paolo mi piaceva sempre meno. Un tifo esigente, a volte muto, altre contestatario inutilmente. Ieri finalmente ho rivisto che anche Napoli può avere un bel clima allo stadio. C’erano anche tanti tanti bambini. E’ stato bello, bellissimo. Ragazzi, continuate così. Il vero tifoso si vede quando la squadra è in difficoltà, quando segna e vince sono bravi tutti. L’antico adagio partenopeo, in fondo, recita proprio così: “Quann’ ‘o mare è calmo ogni strunz è marenaro”. Forza Napoli!

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Vi ricordate i robot degli anni ’80?
Erano quasi sempre in 5 i piloti: il bello (di solito con la tuta rossa), il bello e dannato, di solito con la tuta blu o verde, la femmina con la tuta rosa, il chiattone e il bambino con le tute variabili. Non solo nei robot anche così, per esempio anche la Famosa squadra G, i Gatchaman, erano 5 uomini/uccello, che volavano grazie alle loro tute alari che usavano vent’anni prima di quelli che adesso si fanno i video con le GoPro in testa, in Vultus 5 i piloti erano appunto 5 come in Voltron, tutti fedeli al rigoroso schema bello, dannato, femmina, bambino e chiattone.

L’eroe era sempre il bello in tuta rossa, era lui che lanciava il colpo finale, lui guidava il pezzo che diventava la testa del robot, lui urlava i nomi dei colpi e lui sentiva dolore quando il robot veniva colpito (non ho mai capito perchè). C’erano poi le puntate in cui, a turno, gli altri per un motivo o per un altro diventavano gli eroi della situazione, un giorno il chiattone con la sua superforza salvava tutti (che poi perchè i chiattoni sono superforti?), un giorno mentre il bello e il dannato mentre litigavano per la femmina era lei a diventare l’eroina e poi friendzonava entrambi, una volta toccava al bambino e qualche altra volta era il turno del dannato geloso del bello in tuta rossa.
Ora, senza perdere tempo a chiederci in base a cosa dovevi avere 14 anni per guidare il Si Piaggio ma ne bastavano 12 per guidare Voltron, possiamo tranquillamente affermare una cosa: gli anni 80 sono finiti, non abbiamo più un eroe unico e tanti personaggi secondari  che trovano il momento di gloria, ma siamo passati ai cartoni contemporanei, come la Paw Patrol in ogni occasione avremo l’eroe adatto al momento, ogni domenica cedremo chi sarà scelto per risolvere i problemi... 3 doppiette di 3 giocatori diversi in 2 giornate al posto di un giocatore da 1 goal a partita. Meglio o peggio? Bho, io mi divertivo con Voltron e oggi mi diverto con mio figlio con la Paw Patrol, quello che conta e diveertirsi e … che le puntate finiscano bene!

Cattivi: Hysaj riesce a far segnare Niang lasciandolo spesso solo e facendosi saltare sul goal con una serie di finte da oratorio. Reina è il libero più forte del mondo, ma tra i pali sta perdendo qualcosa, sul goal di Niang ha qualche colpa, non su quello di Suso. Peggiore di stasera, purtroppo mi tocca dirlo, è Hamsik, sbaglia molto, soprattutto l’ultimo passaggio, anche su Suso avrebbe potuto coprire meglio e non andargli all’esterno, sappiamo che non è questo il vero Hamsik e lo aspettiamo!

Buoni: Mertens vuole smentire tutti e gioca un partitone, lo si vede spesso anche nelle ritrovie dove ancora non è pulitissimo ma, come abbiamo scritto, se impara a essere più disciplinato sicuramente può giocarsi il ruolo da titolare, tanto più che c’è un Zielinski che può entrare a partita in corso e dare la scossaanche se non nello stesso ruolo. Milik fa quello che deve fare: goal, anche se per sbaglio e tirando male, ma ne fa due, e il secondo è veramente bello, da centravanti puro,  ottimo esordio al San Paolo. Il migliore di stasera però è Callejon, certo anche il belga è stato straordinario, ma lo spagnolo è un giocatore di un’umiltà straordinaria, padrone assoluto della fascia e ancora al 94° trova la forza e la lucidità di essere al posto giusto nel momento giusto, se avesse più tatuaggi, un look più scostumato e utilizzasse i social come qualche suo collega più tamarro sarebbe l’idolo dei ragazzini di mezza europa, ma noi lo preferiamo così: nu brav’ uaglion che sa giocare a pallone come pochi.

Paolo Sindaco Russo