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Tra radio, figurine e La Domenica sportiva

Milan con corna: Il mio album

Mi sveglio per primo, in casa dormono ancora tutti. C’è silenzio intorno rispetto al resto della settimana, solo qualche imperterrito rumore di tapparelle sollevate. Nei palazzi non c’è frenesia come tutti gli altri giorni, discese di scale accelerate, urla di mamme e bambini. In strada non si sentono clacson. E’ una delle domeniche di quasi trent’anni fa.

Napoli. Il mio album
Napoli. Il mio album

Prendo l’album delle figurine, leggo le statistiche di alcuni calciatori, dove sono nati, in che anno. Poi sfoglio i doppioni, saranno più di duecento figurine, alcune vinte a “mignolino”, gioco in cui sono davvero bravo. Poi seleziono due squadre, ventidue faccioni in scala ridotta. Le dispongo a terra secondo i ruoli: un portiere, quattro difensori, quattro centrocampisti e due attaccanti per squadra. Due figurine capovolte da un lato e altre due dall’altro formano le porte. Con un pezzetto di carta e un po’ di saliva fabbrico una pallina e creo una partita immaginaria in cui i faccioni, se messi in piedi verticalmente, diventano veri e propri calciatori che possono passarsi la palla e tirare. Mormoro una telecronaca, immagino giocate che delle figurine non potrebbero mai creare: falli, rovesciate, tiri al volo. Quando segnano non posso urlare “goool” come faccio di solito, dormono ancora tutti in casa.

Il mio quaderno...
Il mio quaderno…

Piove e fuori non si può andare a giocare. Intanto a poco a poco la famiglia inizia a svegliarsi. Prendo dei fogli di giornale del giorno prima, li arrotolo e con del nastro adesivo fabbrico una palla. Nel salone, quella d’ingresso, diventa una porta di calcio e una cassettiera la porta opposta. Alle 14.30 inizia Milan – Napoli e io inizio a giocarla in un salotto nella convinzione che le azioni che compierò nel salotto si ripeteranno poche ore dopo a San Siro. “Maradona passa a Careca, all’indietro per Alemao; Riijkaard imposta, mette sulla fascia per Donadoni e cross per Van Basten“. E via così per più di un’ora.

Mangiamo. Tra un boccone e l’altro mi alzo e calcio ancora la pallina verso una porta. Più si avvicina il tempo della partita e il Maradona nella mia testa ha già segnato almeno cinquanta gol verso la porta d’ingresso. Papà e io ci mettiamo su un divano, sintonizziamo la radiolina. Lui predispone il cruciverba, la schedina giocata e un mucchio di altre non giocate dove con la penna segna l’evoluzione dei risultati. Ammiro la perfezione e la precisione della grafia dei suoi numeri: quello che scrive lui è davvero un 8, non come me che faccio due palloni messi uno sopra l’altro.

Radio anni 80
Radio anni 80

Qui Olimpico; scusa intervengo da Cremona; Pisa in vantaggio; intanto diamo conto dei risultati del girone 2 della serie C1; attimi concitati a San Siro, il fluente calcio della squadra di Sacchi“. E’ “Tutto il calcio minuto per minuto“. La partita finisce, io sono con la mia delusione che abbiamo perso. Alle 18.10 rivedo tutto quello che ho immaginato ascoltando la radio a “90° Minuto“. Senza alcun commento superfluo Paolo Valenti legge i risultati delle partite in schedina, il montepremi del Totocalcio, poi la classifica. Non c’è clamore eccessivo nei commenti delle partite, non ci sono iperboli continue. E’ Domenica, tutto deve restare dentro una patina di tranquillità e di moderazione. Alla tv si sta come si dovrebbe stare in famiglia nel giorno di festa.

paolo valentiAlla sera c’è “La Domenica sportiva“. I servizi sulle partite sono più ricchi, ci sono le interviste dei calciatori prima, durante e dopo il match. Il cronista alla fine del primo tempo ferma i calciatori prima di rientrare negli spogliatoi. I giocatori che hanno segnato raccontano, assai banalmente, come sono riusciti a fare gol. “Ho ricevuto un cross dalla destra, mi sono smarcato e ho calciato sul palo opposto“.  Residui di un vecchio giornalismo radiofonico che cercava di raccontare tutto quello che la gente a casa non aveva potuto vedere. E allora io penso che se proprio non riuscissi a fare il calciatore allora vorrei fare il giornalista sportivo.Tra un servizio e l’altro ci sono gli altri sport: cannottaggio, pugilato, motori, tennis, basket, pallanuoto. Li conosco meno, faccio domande a papà che mi spiega le gesta di grandi campioni, storie di vita sua mischiate ad uno di questi sport “minori”.

Anche oggi è Domenica, la partita però si gioca alle 20.45. La Gazzetta titola in prima: “Milan – Napoli. Duello crudele“, sui quotidiani e in tv tutto viene raccontato come se non fosse una partita di calcio, ma una guerra campale dove chi perde resta senza dignità. “Crisi; sfida sull’orlo del baratro; partita della vita“. Tutto viene predisposto alla tensione, ad un pathos distribuito a pagamento come fanno i pusher con i pallini di coca, c’è un’atmosfera elettrica come il giorno precedente alla fine del mondo. Non è più Domenica, non c’è relax. Tutti indaffarati a procurarsi emozioni artificiali ad ogni costo. Di sicuro c’è solo che domani è lunedì. E qualche bimbo, forse, proprio come me di allora, stasera dopo la partita preparerà la cartella per andare a scuola. Ma per l’album delle figurine non ci sarà posto.

Valentino Di Giacomo

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Tra figurine e radiolina

Walter Zenga (Italia 90)

Domani sera il Napoli è chiamato alla sua prima partita casalinga dopo la sconfitta di Sassuolo, affronterà la Sampdoria di Walter Zenga. Il tecnico blucerchiato non ha avuto grandi fortune da quando ha smesso di indossare i guanti da portiere e ha intrapreso la carriera da allenatore iniziata a New York, nei Revolutions, ultima squadra in cui ha militato da calciatore. Dopo essere passato ad allenare in Romania, Serbia, Turchia, Emirati Arabi, nel 2008 arriva finalmente una chiamata dall’Italia: esordisce nel Catania di Pulvirenti proprio contro il Napoli, battendo gli azzurri per 3-0. L’anno dopo è a Palermo dove si contraddistingue per una conferenza stampa di presentazione stile Mourinho, dicendo che i rosanero dovevano “puntare allo scudetto“. Ma, nonostante le sue dichiarazioni ad effetto, la sua avventura con Zamparini dura appena cinque mesi.

Ma Walter Zenga non è soltanto un allenatore: è l’icona dei portieri per i ragazzi che oggi hanno dai 30 ai 40 anni. Per chi giocava in strada da bambino era usuale dire, se il portiere ti parava un tiro difficile: “Uààà ma chi sì? Walter Zenga“. Un po’ come quando si faceva una giocata incredibile e si diceva “Uààà ma chi sì Maradona?“o dopo una bellissima azione “Uààà ma che è ‘o Brasile?“. Insomma, “Uàààà” a parte, Walter Zenga è nell’immaginario collettivo di una generazione il portiere per eccellenza. Assai più di Buffon e come lo sono stati forse solo Lev Yashin e Dino Zoff.

Astutillo
Astutillo

Quando il Napoli affrontava l’Inter noi ragazzini non temevamo la forza di Brehme, la classe di Mattehus o i colpi di testa di Klinsmann. Quando il Napoli affrontava l’Inter avevamo paura di lui, di Zenga, nonostante Diego e i nostri azzurri a quei tempi gliene avevano rifilati di gol in tante partite. Ma la gara che più resterà impressa nella mia memoria è un Napoli – Inter del 1989, l’anno del secondo scudetto azzurro. Allora le pay-tv non c’erano, le partite le ascoltavamo alla radio con l’immancabile “Tutto il calcio minuto per minuto“. Era una giornata di sole quasi estiva nonostante fosse il 22 Ottobre, giocavo in strada a “mignolino” (il gioco più gettonato che si faceva con le figurine Panini) con un mio vicino di casa, Gianluca. Avevamo piazzato la radio a terra e intanto ci sfidavamo a colpi di mignolo, ma il match del Napoli proprio non si sbloccava, a un certo punto Gianluca emette una sentenza che mi fa rabbrividire: “Con Zenga in campo non c’è nulla da fare, finirà 0-0“. E il primo tempo finì proprio a reti inviolate. Alla ripresa però il radiocronista annuncia che il numero uno nerazzurro non era rientrato in campo, al suo posto il mitologico Astutillo Malgioglio. A quel punto Gianluca ed io siamo sicuri: “E’ fatta!“. Arrivarono così i gol di Careca e Maradona, 2-0 e l’Inter se ne tornò a casa con la coda tra le gambe.

Ma se ci fosse stato Zenga chissà come sarebbe andata a finire” – mi disse Gianluca. Era il nostro calcio da bambini dove i calciatori non erano solo tali, ma figure mitologiche. Tra Benji Price e Walter Zenga c’erano poche differenze e spesso anche questi scendeva in campo con il cappellino. Domani sera Zenga ci sarà, per fortuna in panchina. Allo stadio porterò qualche vecchia figurina e una radiolina. Non si sa mai… Non è vero ma ci credo.

Valentino Di Giacomo

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