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Le parole del presidente

Non si può non parlare di Real Madrid solo per il campo, lo abbiamo già fatto, ma ci sembrava impossibile non dedicare anche uno spazio alle parole che ieri De Laurentiis ha detto nel post-gara (Qui il video). Anche qui, come per la gara, c’è chi la vedrà in un modo e chi in un altro. Io ci ho visto tutto il meglio e tutto il peggio che sa regalare questo imprenditore che non abbiamo ancora capito se quando dice certe cose lo fa perché “ci è” o “ci fa”. Nel dubbio, dobbiamo prendere con le molle tutto quanto.

1)Il peggio è sicuramente quel provincialismo ostentato che non fa onore al presidente, al suo club e alla nostra città. Ma si può andare in tv dopo Napoli-Real Madrid (NAPOLI-REAL MADRID) e parlare degli spagnoli che hanno goduto del catering messo a disposizione dal Calcio Napoli? Immagino la scena e mi torna alla mente il film di Totò quando parla “dei famosi antipastini di mia moglie“, immagino gli spagnoli che mangiano con le posate legate con una catena al tavolo. Frase certamente detta per mettersi all’altezza del Comune che FINALMENTE ha ristrutturato i cessi nella tribuna stampa. Ma ha senso dirlo in tv? E’ stata la cosa peggiore dell’intera intervista.

2) C’è invece del bene e del male nelle parole contro i “giornali del nord”. De Laurentiis non ha fatto altro che raccontare un’evidenza: ci sono grandi poteri in Italia che non vedono di buon occhio l’ascesa del Napoli. Il presidente ha denunciato solo un’ovvietà. Un’ovvietà che però a questo punto nasconde una debolezza: certifica che il Napoli non conta nulla nei palazzi del potere e l’unico modo che ha per contare è portare dalla propria parte i propri “consumatori”, i “clienti”. Una specie di ritorsione (vedere il discorso sulle vendite in Campania della Gazzetta) nei confronti di questi poteri. Se da un lato piacciono le parole alla “Masaniello” di De Laurentiis, dall’altro certificano l’impotenza all’interno del sistema del presidente. Un dirigente di un’altra squadra quelle uscite in pubblico non le fa, resta in silenzio e poi, con accurate tecniche di moral suasion, prova a portare dalla propria parte i personaggi che contano all’interno dei “Palazzi”. Ma assistiamo, ancora una volta, ad una totale assenza di diplomazia.

3) De Laurentiis ha fatto bene nel continuare a recitare “la parte” del Napoli vittima di tutto e tutti. Lo aveva fatto contro la Rai per il caso telecronaca, lo aveva fatto contro gli arbitri dopo l’assurda direzione di Valeri in Coppa Italia contro la Juve e ha fatto bene ormai a tenere questa posizione. Se deve essere guerra, che guerra sia. L’importante ora è che si continui. Non sappiamo se sarà una buona strategia, ma sarebbe ancor peggio se (come purtroppo spesso è accaduto) mollasse la presa. In comunicazione anche difendere ostinatamente una posizione (giusta o sbagliata che sia) è sempre fruttuoso nel lungo periodo. Magari fidelizzi al tuo pensiero solo un piccolo gruppo di persone, ma la tua posizione da “probabile” diventa una “verità”. Quindi ora il presidente non ci deluda e continui tutte le volte che può nel recitare la parte di Masaniello. Qualora non lo facesse sarebbe un autogol gravissimo dal punto di vista comunicativo ancor peggio di alcune delle sue uscite infelici.

4)Proprio ieri non c’entrava una mazza il discorso del “Lavali col fuoco”. Se il presidente aveva qualcosa da dire doveva farlo sabato scorso contro la Roma quando quel coro schifoso è stato cantato più volte. De Laurentiis era allo stadio, dopo la gara avrebbe dovuto scendere negli spogliatoi e aprire il caso. Perché nella comunicazione i tempi sono più importanti dei contenuti. E l’autogol delle parole dopo la gara di Madrid sono frutto proprio dell’errato tempismo.

5)Capitolo Malfitano. Non so se il giornalista della Gazzetta sia juventino o meno. Ad ogni modo un giornalista fa il giornalista e non si è più bravi o più credibili se si tifa per una squadra o per un’altra. Se De Laurentiis vuole attaccare la Gazzetta e Malfitano non usi questi trucchetti, tanto più che l’auto del collega è stata bersagliata nei giorni scorsi da ignoti teppisti (la solidarietà umana e personale non viene meno neppure da noi). Detto questo, si può fare di Malfitano un martire, ma non certamente un santo (come pure qualche collega ha cercato di fare). Se De Laurentiis vuole criticare Malfitano lo faccia per come il giornalista svolge il proprio lavoro, non perché questi tifa per la Juve o per il Napoli. Del resto non ci vuole tanto per fare le pulci a Malfitano. Uno che lo scorso anno dopo 3 giornate criticava gli acquisti di Hysaj, Allan e Valdifiori e, SOPRATTUTTO, diceva che con Sarri il Napoli non sarebbe andato da nessuna parte. Beh, i fatti lo hanno sonoramente smentito. Malfitano è colui che dopo Juve-Napoli di Coppa Italia, tanto per muovere una critica come fa la gente che parla per far prendere aria alla bocca, scrisse che Sarri avrebbe dovuto impiegare Allan. E Allan era infortunato. Commenti che uno si aspetterebbe di ascoltare al Bar dello Sport il lunedì mattina sorseggiando un cappucciono. Altro che Gazzetta dello Sport. Insomma, di episodi particolari per criticare Malfitano ce ne sarebbero a volontà. Ma usare l’arma del tifo non è un comportamento da grande società. Anzi, è un comportamento che non ha senso se non quello di fomentare odio verso un personaggio attraverso trucchetti indegni.

6)Ecco, la sensazione finale è che il presidente di una grande società non vada in tv a fare certe dichiarazioni. C’è un provincialismo, una pressapochezza che non depongono a favore del presidente. Eppure il club ha i conti in ordine e la squadra è formata da grandissimi giocatori che da 7 anni giocano stabilmente in Europa. Sono i ragazzi che hanno messo paura al Real Madrid. Ma tutto questo non fa una grande società. Soprattutto nell’era della comunicazione. In sintesi: bene Aurelio, ma male Aurelio. Forse sarebbe il caso di assumere uno speaker in questi casi come funziona per le alte cariche politiche. Ieri il presidente ci ha ricordato che di margini per crescere ne abbiamo ancora. Assai più che in campo perché becchiamo due gol su calcio d’angolo.

Valentino Di Giacomo

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Per il centrocampista brasiliano è esordio assoluto nell'Europa dei grandi

Fonte: twitter.com/sscnapoli

La prima volta non si scorda mai. Lo sa bene Allan, che ai microfoni di Mediaset Premium, in un’intervista rilasciata dal ritiro di Dimaro, ha rivelato di non vedere l’ora di esordire nell’Europa che conta:

Giocare la Champions League è il massimo per noi e anche per me che la gioco per la prima volta: vogliamo andare più avanti possibile anche in Europa e fare felici i tifosiSpero anche quest’anno di fare qualche gol e aiutare sempre di più la squadra. Qui con Sarri siamo tutti cresciuti”.

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I diritti dei consumatori

Perdere l’amore quando si fa sera“. L’avrebbe cantata così Massimo Ranieri, ma non parliamo di donne. Stavolta c’entra il Napoli. Ed è sempre amore, anche se corrisposto male.

Dieci euro dovranno sborsare i tifosi azzurri per vedere in pay per view il nuovo Napoli di Sarri contro il Porto, così come già accaduto per vedere la partita contro il Nizza. Ogni anno per i sostenitori azzurri si ripete sempre lo stesso dilemma: spendere o non spendere. C’è chi a cuor leggero afferma “sono solo dieci euro” e chi invece, anche per questioni di principio, non si lascia cogliere dalla mancanza del Napoli dopo due mesi di stop dei campionati.

Questa pratica delle partite a pagamento, pur se legittima, la troviamo poco rispettosa della passione dei tifosi da parte del presidente. Assai meno consona da parte delle pay tv verso i propri clienti. Le tv, anche in estate, richiedono ai propri abbonati la stessa cifra mensile prevista dal contratto per il resto dell’anno, quando almeno si gioca il campionato e l’esborso di 20, 25 o 40 euro mensili sarebbero pur giustificati. Richiedere ulteriori dieci euro per consentire ai propri clienti di vedere una partita in un periodo in cui i match trasmessi si contano sulle dita di una mano è quantomeno esagerato.

Allora da qui, anziché fare la stessa solita critica fine a se stessa, vi proponiamo una soluzione per non restare scottati anche in futuro. Non sappiamo se avrà successo questo metodo, ma proviamoci.

Di questi periodi la maggior parte dei tifosi sono in fase di rinnovo del proprio abbonamento a Sky o a Mediaset. Ecco, quando gli operatori dei due broadcaster vi telefonano per proporvi le solite “vantaggiosissime” offerte in cui vi regalano pacchetti per alcuni mesi o la visione gratuita di qualche canale, provate voi a fare una controproposta. Richiedete che per rinnovare l’abbonamento volete la garanzia che eventuali partite del Napoli a pagamento in pay per view ve le lascino gratuitamente. Sky e Mediaset avranno tutto l’interesse di non perdervi come clienti e in sede di rinnovo dell’abbonamento è più semplice riuscire a strappare qualche sconto. Dopo aver fatto il rinnovo non ci sarà più nulla da fare: resterete numeri, non persone.

Qui da soldatoinnamorato.it vi proponiamo poi un’altra soluzione. Apparentemente può sembrare una sciocchezza, ma non lo è. Le pay tv, per consentirvi di disdire il vostro abbonamento, vi obbligano a risolvere il contratto tramite una raccomandata a/r. Ciò include per l’abbonato il costo della raccomandata che varia dai 4 ai 5 euro, oltre al doversi recare alle Poste per spedire la busta con relative perdite di tempo e fatica. Ecco, un’altra cosa da richiedere, ai tempi della digitalizzazione dove basta una mail per effettuare una comunicazione certa, chiedete almeno che vi sia data la possibilità di disdire il contratto anche a mezzo mail, telefono o quantomeno via fax. E’ assurdo che nel 2015 questi pretendano ancora una costosissima raccomandata. Certo, capiamo benissimo che da parte loro è un modo per darvi un motivo in più di rinnovare il contratto con lo spauracchio che in caso contrario siate costretti ad andare alle Poste a spendere soldi e tempo.

Non sappiamo se avranno successo questi due espedienti, ma vale la pena provarci. Più saremo a fare queste controproposte, più qualcosa comincerà a muoversi a nostro favore. Non possiamo farci prendere per la gola a causa della nostra passione illimitata. Va bene la passione, ma tutto ha un limite. Questi accordi “leonini”, dove i broadcaster fanno la parte del leone verso i propri clienti non hanno più senso.

Un altro messaggio poi lo inviamo a coloro che dicono: “Eh, volete che De Laurentiis spenda i soldi, ma poi non siete disposti a cacciarne per guardare la partita“. Polemica fine a se stessa, vi spieghiamo anche il perché. Nell’agosto del 2011 il Napoli giocò una delle sue prime amichevoli a pagamento a Siviglia. In Italia la partita era trasmessa in pay per view, sempre a dieci euro. In Spagna, il club iberico trasmetteva la partita gratuitamente sul proprio sito web ufficiale in streaming. Ecco, il Siviglia non si è rovinato economicamente concedendo gratuitamente la visione del match ai propri tifosi. Anzi, ci sembra che gli iberici siano diventati uno dei club più importanti europei e sono i detentori dell’ultima Europa League.

Allora chiediamo rispetto al nostro club e alle pay tv. Volete considerarci clienti e non tifosi? E allora impariamo a considerarci anche noi dei clienti, con doveri e anche diritti. Più saremo a non farci prendere per la gola dalla nostra passione e più le cose cambieranno. Fateci sapere se proverete ad imbastire queste trattative che vi abbiamo consigliato. Non perdiamoci di vista, gratuitamente eh!

Twitter: @valdigiacomo

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