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Mazzarri

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Come con il Real Madrid

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Uscii dallo stadio con il sorriso negli occhi, sulla pelle, nel cuore. Eppure avevamo perso. E non mi era mai successo prima. 

Se c’è una partita che più di tutte mi ha fatto innamorare di Maurizio Sarri è stata la gara di ritorno di Champions contro il Real Madrid. Perdemmo 3-1, ma io Sergio Ramos, Carvajal e Marcelo buttare la palla in fallo laterale per paura di perderla non li avevo visti mai. Quella notte il Napoli giocò probabilmente il più grande primo tempo della sua storia, almeno a mia memoria. Un ritmo indiavolato che per questioni di congiunzioni astrali non consentì la grande impresa della remuntada. 

Uscii dallo stadio con le lacrime felici agli occhi. Certo, avevo visto anche un grande Real Madrid. Kroos, Modric, Ramos, Marcelo, Ronaldo che quando calciavano il pallone faceva un suono che al San Paolo non si sentiva da tempo. Avevo visto il Grande Calcio, ma pure l’idea matta e irripetibile di battere quei fenomeni grazie alla Grande Bellezza. Una gara che mi resterà dentro più del tiki-taka vertical a cui abbiamo assistito per tre anni. Un calcio irripetibile di cui dobbiamo rendere grazie a Maurizio Sarri. Io un Napoli così bello non l’ho visto mai nemmeno quando c’era Lui. 

Eppure, nonostante l’immensa gratitudine che porto a Sarri, io sono felicissimo non solo che sia stato sollevato dall’incarico, ma soprattutto per il modo con cui l’ha fatto Aurelio De Laurentiis. Lo ha spiazzato, gli ha sbattuto una porta in faccia e lo ha fatto pure con eleganza rilanciando quel tweet in cui il presidente ringraziava l’allenatore per il lavoro svolto. Perché Sarri, tra tanti pregi, ha avuto il difetto enorme di non saper essere professionale e di non aver avuto rispetto per la società che pure gli ha consentito un’ascesa verticale dal calcio di provincia a quello internazionale. 

Cosa è successo tra Aurelio e Maurizio lo chiarirà il tempo. Non mi sorprenderei se a breve cominciassero gli scambi di battute, i veleni incrociati, le accuse reciproche. Ma Maurizio Sarri ha scelto il modo peggiore per farsi mandare via dal Napoli non mostrando rispetto per la propria società.

“Aurelio ha detto che il tempo è scaduto? Vabbè mi darà qualche altro giorno”, oppure “Molti giocatori del Napoli hanno clausole rescissorie abbordabili e noi non andremo a prendere giocatori dal Barcellona”. Dichiarazioni che sono state la delegittimazione continua di una società che da 14 anni ha invece dimostrato di saper programmare e di restare ad altissimi livelli pur non avendo un fatturato strutturale paragonabile a diverse squadre italiane e inavvicinabile a quelli internazionali. Non ha avuto rispetto Sarri per una squadra che già diversi anni fa fu in grado di acquistare in una sola sessione tre giocatori dal Real Madrid. 

Così come Sarri non ha avuto rispetto del Napoli e soprattutto di sé stesso quando perse la gara d’andata al San Paolo contro la Juve e dichiarò che i bianconeri avevano vinto perché avevano Higuain. Dopo 2 anni in cui aveva trovato Mertens segnare gli stessi gol dell’argentino, Sarri ancora rimpiangeva la miglior cessione della storia del Napoli. Un controcanto continuo verso la società, alimentando quel “papponismo” che oggi, con l’arrivo di Carlo Ancelotti, viene completamente annichilito. 

C’è un’altra dichiarazione di Sarri che non mi è andata giù. Se n’è parlato poco perché poi il Napoli riuscì a vincere quella che poteva essere la partita più importante della stagione. Prima di Juve-Napoli al mister fu chiesto se credeva nello scudetto. La sua risposta fu imbarazzante: “La società ha già raggiunto l’obiettivo della Champions, Aurelio non ha messo il premio scudetto quindi vuol dire che non era un obiettivo”. Ora trovate voi nella storia del calcio un allenatore che parla così della propria società, tanto più alla vigilia di una partita fondamentale. Ancora una volta parole per delegittimare il proprio presidente. Probabilmente una persona più istintiva lo avrebbe già esonerato dopo quelle parole inconcepibili.

Parole per far passare l’immagine del Sarri fenomeno che “friggeva il pesce con l’acqua” e del presidente avido sfruttatore, Pappone. Una narrazione che va assai in voga in città, peccato sia sistematicamente smentita dai fatti. Sarri è un grandissimo allenatore, ma il suo calcio ha potuto nutrirsi della classe di Insigne, delle geometrie di Hamsik, della forza rude di Koulibaly, del quoziente intellettivo fuori dalla media di Albiol, dei cambi di passo di Zielinski, dell’applicazione di Callejon… Eccetera eccetera. Perché il Napoli è una signora squadra a cui Sarri ha dato un gioco meraviglioso, ma gli interpreti sono e restano di altissimo livello. Sarri non è Mazzarri che ha portato il Napoli in Champions con Grava, Aronica, Cannavaro, Pazienza e Gargano. 

Con il suo attendismo nel dare una risposta al presidente, Sarri ha fatto capire di non credere al progetto Napoli. Chissà se si è montato la testa o se ci sono altre ragioni alla base di quelle sue non risposte. Eppure, in maniera paradossale, quel progetto Napoli è diventato stretto per Sarri, ma appetibile per un allenatore che ha vinto TUTTO come Carlo Ancelotti. 

A Maurizio Sarri dobbiamo tanto, un grazie enorme per tutta la bellezza che ci ha donato. Ma l’impressione è che abbia fatto come quella sera con il Real. Ha giocato un primo tempo fantastico, poi ha fatto due cazzate e ha preso gol da calcio d’angolo. L’ultima cazzata quella di aver tenuto fuori il capitano Christian Maggio in quella che doveva essere la sua partita d’addio contro il Crotone. Una piccolezza che però ha reso odiose le manie di questo allenatore anche ai suoi più strenui ammiratori. A me personalmente è un gesto che ha fatto, senza giri di parole, schifo. Uno schifo umano. 

A 60 anni Maurizio Sarri è fuori tempo per apprendere lezioni. Forse non cambierà. A me dispiace molto perché il rapporto con questa squadra e questa città poteva continuare fino all’eternità. Ma è stato Sarri a mettersi fuori dal Napoli con i suoi atteggiamenti dimenticando di essere dipendente di una società, non dei tifosi. Poi è molto facile lavorare a Napoli dove se si va bene il merito è dell’allenatore, se si va male la colpa è del presidente. 

Ringrazio Sarri per il più bel calcio mai visto. Mi spiace moltissimo per i suoi limiti caratteriali. Ecco perché non lo rimpiangerò. Io sono tifoso del Napoli, gli uomini passano, la maglia resta. Chissà però che quello con il Comandante, invece che un addio, possa essere un arrivederci.

Valentino Di Giacomo   

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A Marassi al Napoli sono mancati due rigori non concessi. Non erano dubbi, non erano discrezionali. Erano due rigori grandi quanto una casa. Sul fallo di mano di Ocampos l’arbitro era a pochi metri dal calciatore rossoblu, in posizione perfetta. Perché non l’abbia concesso alimenta molte molte molte preoccupazioni. Nella seconda circostanza, per la trattenuta continuata su Milik, l’arbitro poteva non vederla. Era invece in posizione ottimale il cosiddetto giudice di linea. Era una decisione semplicissima. Ma gli arbitri di linea intervengono solo per annullarli i rigori al Napoli, non certo per assegnarli. Non ha giocato le sue migliori partite la squadra azzurra sia a Pescara che a Genova. Eppure, numeri alla mano, gli azzurri ora sarebbero a punteggio pieno in classifica se gli arbitri avessero fatto semplicemente il proprio dovere: dare i rigori in favore del Napoli quando c’era da darli. Ed erano falli evidenti sia a Pescara che a Marassi. Scriviamo questo perché LA NOTIZIA è questa: gli enormi torti arbitrali subiti dal Napoli. Punto.

La “fuffa” che poi fuffa non è, sta nella querelle a distanza tra Sarri e De Laurentiis. Il mister ha detto una cosa condivisibile e un’altra esecrabile. Di opportuno c’è la richiesta alla società di intervenire nelle sedi opportune. Perché queste robe le deve fare la società, l’allenatore deve allenare. Sarri vuole fare l’allenatore, non lo show-man. Insomma, il mister non è e non si sente Mourinho ed avrà pure il diritto di agire secondo le sue naturali predisposizioni. E’ censurabile Sarri, invece, quando parla di fatturati. In questo ci ricorda il peggior Mazzarri e l’insopportabile Benitez che ci facevano venir voglia di prenderli a cazzotti quando si presentavano in tv a piangere. Se si parla di fatturati e monte-ingaggi allora qualcuno avrebbe dovuto replicare a mister Sarri che il Napoli avrebbe dovuto strapazzare di gol sia il Pescara che il Genoa. E’ un ragionamento che ha la sua validità, ma tirarlo fuori dopo appena 4 giornate ci sembra abbastanza deleterio. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a Sarri che il Napoli è una grande squadra e che ha investito oltre 100 milioni sul mercato. Che poi siano investimenti frutto anche della cessione di Higuain conta poco. Insomma il Napoli, in difesa e a centrocampo (sulla carta) è seconda solo alla Juve. In attacco c’è quella che dobbiamo per cautela definire una scommessa, Milik, che comunque sta dimostrando pure oltre le sue potenzialità.

Da censurare pure quell’uscita su Giuntoli: “Non so se sia autorizzato a parlare”. Sono panni sporchi e si lavano in famiglia. Eppure Sarri mostra un nervo scoperto della società calcio Napoli che nei fatti è una ditta a conduzione familiare. Lo abbiamo scritto pure in passato che al Napoli serve un uomo-immagine capace di fare da raccordo tra squadra, società e stampa. Pure se siamo spesso accusati di difendere spesso il “Pappone”, qui le critiche al presidente non le abbiamo mai fatte mancare. Ma devono essere, a nostro avviso, critiche figlie di un’analisi oggettiva, non preconcette o strumentali come l’imbecille storia del presidente-pappone buona per far fare la voce grossa a qualche tifoso un po’ frustrato e un po’ geneticamente juventino.

Al Napoli manca un direttore generale che va davanti alle telecamere e mette a tacere le polemiche, un uomo forte. Ma purtroppo il presidente è abile nel circondarsi solo di professionisti, seppur capacissimi, che però devono sottostare ai suoi diktat comunicativi. Parliamo spesso del salto qualitativo che deve fare il tifo partenopeo, il cosiddetto ambiente, ma poi il salto in avanti deve saperlo fare pure la società. Non esiste al mondo che davanti alle telecamere si esibisca Sarri in quel modo. Non esiste al mondo che il presidente replichi in pubblico al proprio allenatore con quelle frasi.

Intanto la polemica dai rigori non concessi si è spostata alla “fuffa”, quella che piace tanto alle tv e ai giornali. Tutto questo accade perché nel Napoli manca una personalità di spicco che sappia gestire momenti del genere. E la colpa è del presidente. Già era successo con l’espulsione assurda di Higuain a Udine lo scorso anno. La squadra era nella bufera e il presidente era beatamente, quanto meritatamente, alle Maldive a fare le sue vacanze. Mentre qui in Italia infuriava la polemica e il club era esposto al pubblico ludibrio di opinionisti e tv senza potersi difendere perché la linea la può dare solo Mast’Aurelio da Castelvolturno. Roba da squadretta di eccellenza o promozione. Altro che Champions League.

Ecco perché ha ragione Sarri. Ottimo allenatore, ma che forse un piccolo corso di comunicazione dovrebbe pur farlo se vuole allenare a certi livelli. Oggi il ruolo dell’allenatore è cambiato. Mourinho fa benissimo il suo mestiere. Sennò poi si fa la fine di Mazzarri che incautamente adduce i motivi di una sconfitta con una frase che ha fatto storia “A un certo punto si è messo pure a piovere”. Del resto, da secondo di Ulivieri a Napoli, il buon Walter aveva iniziato la sua carriera davanti alle telecamere dicendo di aver perso perché aveva “un giocatore con la diarrea” (cliccare per credere). Ecco, la diarrea non fatecela venire a noi. Perché queste polemiche – detto brutalmente – ci fanno un po’ cagare.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La partita del San Paolo di stasera, anche se sempre molto sentita dalle due tifoserie, è sulla carta senza storia. La formula della Coppa Italia così com’è favorisce le squadre più importanti con scontri diretti sempre in casa e meno incontri da giocare; inoltre molte squadre attuano un pesante turnover in questa competizione, sbilanciando ancora di più le probabilità a favore di chi ha la panchina più profonda.

Tuttavia Sarri sa bene che non è il caso di rilassarsi. Negli ultimi anni la Coppa Italia ha sorriso al Napoli, con una vittoria per Mazzarri e una per Benitez, e la vittoria nella finale di Roma sarebbe un buon risultato per il primo anno del nuovo corso (anche se non ci sarebbe paragone, per dire, con un’Europa League); inoltre dopo il Bologna e la Roma gli azzurri hanno mostrato di dover migliorare contro le squadre chiuse, pertanto una partita contro un maestro del gioco all’italiana come Delneri non può che giovare. Infine, la vittoria di ieri dell’Alessandria sul Genoa e il Milan messo alle corde dal Crotone hanno dimostrato che negli scontri secchi non ci si può rilassare neanche contro squadre sulla carta molto inferiori.

Veniamo alle formazioni. Nel Napoli Reina giocherà tra i pali ma in difesa rientreranno Maggio, Chiriches e Strinic, col reparto completato probabilmente da Koulibaly. In regia Valdifiori affiancato sicuramente da Lopez e probabilmente da Hamsik (più che da Chalobah). In attacco è dato per probabile il tridente El Kaddouri-Higuaìn-Mertens; all’argentino potrebbe essere concesso un turno di riposo, in quel caso in attacco giocherebbe Insigne. Il Verona si schiererà col classico 4-4-2 con i giovani Winck e Fares in difesa e a centrocampo e Siligardi-Jankovic in attacco.

DA SEGUIRE: Jacopo Sala, polivalente di 24 anni, già seguito dal Napoli; farebbe comodissimo al Napoli con la sua capacità di giocare su tutta la catena laterale.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Maggio, Chiriches, Koulibaly, Strinic, Lopez, Valdifiori, Hamsik, El Kaddouri, Higuaìn, Mertens.

VERONA (4-4-2): Gollini, Winck, Helander, Bianchetti, Pisano, Sala, Checchin, Hallfredsson, Fares, SIligardi, Jankovic.

Roberto Palmieri

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E in serata arriva una frecciatina a Roberto Mancini persino dall’Ansa che, in un pezzo di Daniela Simonetti, da MILANO, dice al tecnico nerazzurro di non fare “il piangina” come Mazzarri.

Gli allenatori cambiano, i vizi restano: l’Inter esce sconfitta dal San Paolo nonostante una
delle migliori partite del campionato. L’orgoglio come le ambizioni dunque sono salve, eppure, alla fine, prevale un’antica sindrome da vittimismo. Roberto Mancini se la prende con Daniele Orsato in seguito all’espulsione per somma di gialli di Nagatomo, uno scandalo secondo lui. Le immagini e il regolamento – in realta’ – sembrano non confermare la granitica tesi del tecnico nerazzurro. Non siamo ai tempi di Mazzarri detto il ‘piangina’ ma forse per diventare una squadra da vertice bisogna anche incassare le sconfitte, perfino accettare le critiche con un filo in più di compostezza, a tutto vantaggio dell’ambiente e della squadra. Intanto il campo ieri ha detto che il Napoli ha vinto guidando la partita per 70 minuti, trascinata da un fuoriclasse assoluto come Higuain, lasciandosi andare solo sul finale cullandosi colpevolmente sul vantaggio di due reti a zero. Paradossalmente, l’Inter ha ‘giocato’ – specie in 10 – come spesso le è stato rimproverato di non fare, eppure non e’ bastato. Meglio il ‘gioco antico’, come l’ha etichettato Sacchi, e i tanti 1-0 fin qui collezionati. In ogni caso, in avvio Mancini aveva schierato una formazione azzardata con Guarin, apparso più peso che risorsa, Icardi ancora corpo estraneo, Nagatomo, decisamente un giocatore non da grande squadra. Poi quando tutto sembrava perduto, ha prevalso l’orgoglio e i nerazzurri hanno cercato coraggiosamente il pari, colpendo ben due pali. Una prova che, alla fine, sa di beffa per i punti lasciati sul campo tanto che Mancini perde le staffe: come avviene ormai da un po’ prova a sentire il rumore dei nemici, per dirla con un altro tecnico nerazzurro: prima i giornalisti accusati di criticare, ora gli arbitri. Sull’altro fronte c’e’ Maurizio Sarri, maturato attraverso lunghi e difficili anni di gavetta: profilo basso e tanto lavoro. Ha saputo motivare e accendere Higuain, ha migliorato l’assetto difensivo del Napoli, ha rivoluzionato il centrocampo, ha saggiamente ignorato le critiche, come quelle – le piu’ dolorose – che gli sono arrivate da Maradona. La costanza e la passione hanno fatto il resto. Dietro il Napoli capolista dopo 25 anni, c’e’ il lavoro di un uomo di molta sostanza, a volte ruvido e poco diplomatico, pronto ad assumersi le proprie responsabilità. L’Inter dal canto suo può essere contenta e fiera di quanto ha fatto vedere ieri a Napoli, una squadra viva che può lottare per lo scudetto e il cui unico nemico può essere solo se stessa. I nerazzurri giocano meglio in dieci e questa non e’ una novita’: resta inspiegabile l’ostinazione di Mancini a voler schierare titolare un giocatore misterioso come Guarin, un handicap nella mediana. Ha segnato nel derby ma non basta. Bene Liajic che surclassa Icardi, perdente nel duello con Higuain sia sul piano tecnico che su quello umano. L’argentino di Milano dà l’impressione di un ragazzino capriccioso, lamentoso e poco generoso verso i compagni. Le qualita’ di un campione e di un capitano sono altre; Mancini lo sa, a lui il compito di farlo crescere.

Daniela Simonetti (ANSA MILANO)

 

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Ha la sindrome di Pippo Baudo

Fonte: sscnapoli.it

Ma come? Non hai scritto nulla sulle recenti dichiarazioni di De Laurentiis?“. Mi è giunto più di qualche messaggio di questo tipo e allora provvedo. In pratica, per chi se lo fosse perso, Aurelio – colto come al solito dalla sindrome di Pippo Baudo de “L’ho inventato io!” – ha detto in un’intervista e ad un convegno che il Napoli è nato con lui nel 2004 e non nel 1926, le solite storie su Verratti, Mazzarri e Benitez. Poi il presidente, sempre da par suo, ha riferito che è stato lui in prima persona ad aver portato Higuain a Napoli e (udite udite!) che Sarri è passato dal 4-3-1-2 al 4-3-3 su un suo consiglio affidato al Ds Giuntoli.

Su queste dichiarazioni – chiaramente – si è fiondata gran parte della stampa e dei siti web, per non parlare degli strali che sono seguiti sui social network. Tutto legittimo, per carità! Ma, mi chiedo, dove sta la novità?? Ma quante volte De Laurentiis ha fatto sparate del genere? Credo che dopo undici anni convenga farci il callo. Allora cosa dovrebbero dire i tifosi della Sampdoria quando Ferrero fa quelle scenette – divertenti fino a un certo punto – ogni volta che è inquadrato da una telecamera?

Passi la storia di Verratti, ma se Aurelio sostiene di essere stato egli stesso l’artefice del cambio di modulo di Sarri, non si può prendere sul serio certe dichiarazioni. Tanto più se queste parole vengono proferite alla vigilia di una partita importante come lo è stata quella contro il Genoa. Cosa dovevamo commentare? Il fastidio semmai proviene nel continuo rinnegare la storia del Napoli prima dell’arrivo del presidente romano.

Che fare allora? Meglio far finta di non sentire. Questo passa il convento. Quando c’era da criticare il presidente lo abbiamo già fatto. Ma appigliarsi in maniera ossessiva a qualsiasi dichiarazione serve solo a qualche personaggio per avere il pretesto di attaccare il Napoli. Più che consigliare al presidente maggiore prudenza non possiamo fare. E’ troppo poco, dite? Ma allora voi veramente lo prendete sul serio???

vDG

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Sarri e Rafa

Chi scrive non è un osteggiatore di Rafa Benitez, ma nemmeno un suo fan. Insomma, non sono rafaelita, come qualche capa fresca si è definito negli ultimi due anni. Se è per questo non sono nemmeno sarrista, anche se come divertissement sia Paolo Sindaco che io ci siamo definiti tali già prima dell’inizio del campionato. Diciamo che, in generale, mi piacciono poco gli “ismi“. A meno che non si tratti di Maradona perchè sono – come in un film di Verdone con la Roma – “frocio di Diego” e poi delle bellezze legate alla cultura napoletana.

Chi scrive crede in Sarri perché è convinto che a Napoli si faccia meglio – in tutti gli aspetti legati alla nostra città – con chi ha l’umiltà di sapersi calare nella nostra terra, dando insegnamenti, ma senza presunzione. Che poi Sarri di lezioni ne dia a tutti, in campo come nelle conferenze stampa, ciò avviene per effetto dei fatti. Ma non c’è prosopopea nel suo parlare. Uno dei motivi per cui Mazzarri, nonostante abbia fatto realmente i miraholi nel suo periodo azzurro, non sia mai stato amato dalla piazza è proprio a causa della sua smisurata presunzione del “so tutto io”. E lo stesso succede con De Laurentiis: troppo pieno di sé, borioso, sempre con quel fare di chi ti guarda dall’alto in basso. Oltre al fatto che il presidente del Napoli debba irrimediabilmente scontare quella insopportabile e maledettissima parlata romana.

E’ stato amato e odiato, invece, Rafa Benitez. C’è chi si è definito persino “rafaelita”, come dicevamo, ma c’è pure chi mal lo ha sopportato. Ho sempre sostenuto che sia stato grazie a Benitez se a Napoli sia arrivato un fenomeno come Gonzalo Higuain e gli altri due madrileni Albiol e Callejon. E’ stato grazie a Rafa se Napoli ha potuto affacciarsi al palcoscenico europeo con una mentalità differente: personalmente ho ancora negli occhi quel stramaledettissimo girone di Champions nel quale gli azzurri, unica volta nella storia, sono stati estromessi con ben 12 punti. Non è soltanto una questione di qualità di calcio o di risultati, ma trovarsi di fronte corazzate quali Arsenal e Borussia Dortmund senza sentirsi cenerentole come, inevitabilmente, accadeva a Mazzarri con Bayern Monaco o Manchester City. E’ quel cambio di mentalità che Rafa ha portato a Napoli che lo ha reso un allenatore importante per la crescita azzurra. Così come, va ricordato, il club partenopeo mai ha potuto annoverare sulla propria panchina un tecnico con un palmares internazionale così ricco.

Fino a qui i meriti di Rafa. Eppure non si può non ricordare quella puzza sotto il naso di Benitez, quel mostrarsi “saputo” al punto che chiunque lo contraddiceva diventava un nemico. Basta ricordare una delle più grandi figure di merda fatte da un allenatore del Napoli nella storia del nostro club: quando a Torino, contro la Juve, Rafa prese tre palloni e si mise ottusamente a fare una gara con Conte su chi per primo doveva andare a rilasciare le interviste alle tv. Quell’episodio per me resta indimenticabile perché fa comprendere la piccolezza umana e l’assenza di umiltà di un tecnico che subisce una sconfitta e che, nonostante tutto, ha ancora l’ardire di sfidare l’allenatore avversario su cose stupide. Come se la sconfitta fosse solo sua, non del club che in quel momento stava allenando. Perché certa prostrazione che è avvenuta a Napoli nei confronti dello spagnolo ha permesso anche questo genere di comportamenti: come se Benitez fosse divenuto più importante del Napoli stesso. Una follia.

Venendo al campo, il Napoli di Sarri sta esprimendo il calcio più bello dell’era De Laurentiis nonostante giochi con la stessa squadra di Benitez. Fatta eccezione per Reina e Allan (due ottimi acquisti) e di un terzino onesto come Hysaj: non poco, ma non sono certo fenomeni. Sorprende che i centrali difensivi mostrino una solidità incredibile perché sono aiutati da tutta la squadra. La bellezza di questo Napoli, più di tutte, forse è proprio quella che gli azzurri difendono e attaccano da squadra.

Premessa: è ancora presto per giudicare il lavoro di Sarri, però qualcuno probabilmente dovrà ricredersi su quell’idiota “rafaelitismo”. Appare evidente che il calcio a Napoli esiste ed esisterà a prescindere dall’allenatore spagnolo per il cui addio alcuni si sono letteralmente stracciati le vesti.  C’è in questa accondiscendenza verso “lo straniero” tutto quel sentimento, tipicamente italiano, per cui tutto ciò che è forestiero sia meglio. E’ il classico esempio dell’italiano che quando va all’estero parla male dell’Italia. Del napoletano che quando va a Londra, magari prendendo la metropolitana, dice con meraviglia e ammirazione: “Eh chest ‘a Napule nun ce sta“… E’ una sindrome tutta italiana, uno dei mali culturali più enormi che viviamo nel nostro Paese.

Mi piace Sarri perché non si dà arie. Verranno le battute di arresto, arriveranno partite storte. Eppure in quel suo modo di fare ci sono tutte le potenzialità per poter creare un’empatia straordinaria tra l’allenatore e il pubblico. E quando, spero il più tardi possibile, Sarri andrà via da Napoli, il calcio qui continuerà. Perché gli uomini passano, la maglia e la città restano. Pure se per qualcuno qui il calcio era finito con Benitez. Non si sentono più i “rafaeliti” così come De Laurentiis da qualche tempo non è più “pappone“. Eppure, ne sono certo, torneranno a parlare alle prime difficoltà. Però oggi, se li sentite parlare al bar, sono tutti convintamente sarristi. Un tempo c’erano pure i socialisti…

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Un punto in 4 partite, 5 goal fatti e 10 subiti e un campionato che in questo momento non promette nulla di più di una salvezza all’ultima giornata nella più rosea delle previsioni.
Ecco il profilo di una squadra perfetta per fermare il Napoli.
Sono uno scaramantico ai confini con l’animismo e sono bene il rischio di scrivere un articolo simile ma purtroppo è una fredda e dura realtà cui non possiamo sottrarci, i corsi e i ricorsi storici riportano alla nostra memoria momenti in cui i sogni di gloria si sono infranti contro il muro di una difesa a 6 protetta da 3 interditori spaccacaviglie di una provinciale che difendeva l’1 a 0 ottenuto per puro caso.

Troisi è stato il primo grande artista a sottolineare questa storica caratteristica del Napoli. La storica battuta “C’è che il Napoli sta perdendo col Cesena” fa infatti riferimento a una Napoli Cesena 2 a 2 in cui i romagnoli avevano bisogno di punti salvezza e il Napoli puntava alla zona UEFA.

La storia è piena di esempi simili, ricordate lo scorso campionato? Il Napoli lottava per la Champions e il Parma era retrocesso, fallito, con giocatori senza stipendio e totalmente privo di qualsivoglia motivazione… Quale fu il risultato? 2 a 2 ovviamente.

Stesso risultato contro l’Atalanta nell’86 ’87 quando il Napoli lottava per  il primo scudetto (che poi vinse) e l’Atalanta venne retrocessa.

Non siete ancora convinti?

Pensiamo al Napoli di Boskov che a dicembre puntava alla zona UEFA contro un Brescia saldamente ultimo in classifica, uno fisso su tutte le schedine d’Italia e ovviamente l’ex di turno porta in vantaggio il Brescia, poi l’incredibile palo di Cadete (un goal in 13 partite) salva il Napoli dal 2 a 0 e solo Cruz riesce a raggiungere un pareggio che stava strettissimo agli azzurri.

Vogliamo poi parlare del Sassuolo? il suo primo punto in serie a fu proprio contro il Napoli di Benitez che aveva sempre vinto fino a quel momento.

L’elenco è veramente lungo e il Chievo ci compare spesso, è veramente difficile trovare un campionato in cui il Napoli non abbia fatto beneficienza a una squadra che aveva bisogno di punti, a un goleador fermo da mesi o a un difensore giù di morale che per puro caso si trovare a saltare su un calcio d’angolo nell’area avversaria trovando così il primo goal in carriera.

Non so se sia sfortuna, non so se sia mancanza di concentrazione o troppa sufficienza nell’affrontare certe partite, ma fatto sta che troppo spesso certe sfide non riusciamo a vincerle e anche se il Napoli viene da due prestazioni superlative e il Carpi è quello che è… io mi caco letteralmente sotto.

Paolo Sindaco Russo

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La parola all'esperto

L'iperattivo Auriemma

Per Raffaele Auriemma, giornalista e opinionista di TuttoSport, di Radio Crc, telecronista tifoso di Mediaset e anche conduttore di un programma su Julie, i calciatori del Napoli sono dei “metrosessuali”.

Ieri era una sera come tante in cui cercavo qualcosa da vedere alla tv, non stravedo per Auriemma, ma vivendo a Roma per parte della settimana, decido di fermarmi qualche minuto su Julie. In realtà ho scoperto solo ieri che Auriemma, nella sua iperattività, conducesse un programma anche su un canale regionale. Poi, BOOM, sento quella frase. Per Auriemma i calciatori del Napoli di Mazzarri erano veri uomini, lottavano su ogni pallone, erano gagliardi. Oggi invece sono diventati dei “metrosessuali”.

Questa illuminante frase arriva dopo un bel monologo dell’iperattivissimo giornalista. Per Auriemma infatti il Napoli di Sarri dovrebbe giocare con la difesa a tre, come faceva Mazzarri. Solo così per Auriemma è possibile risolvere i problemi difensivi del Napoli, cambiando modulo.

Non conosco perfettamente il curriculum del noto opinionista, ma evidentemente Auriemma nel suo iperattivismo deve aver certamente ottenuto anche lui, come Sarri, una laurea a Coverciano e avrà un bel patentino da allenatore per poter parlare con tale sicumera delle sue proposte tattiche. E certamente, senza fallo, l’iperattivissimo, tra le mille cose fatte, avrà ottenuto anche un master in etologia umana per capirne così a fondo anche di atteggiamenti sessuali. Per di più guardando alcune partite di calcio. Un fenomeno.

E’ la stessa dichiarazione che fece il noto conduttore tv, Alessandro Cecchi Paone, sui calciatori italiani che si apprestavano a giocare i campionati europei del 2012. Disse che in squadra Prandelli aveva convocato qualche omosessuale e dei metrosessuali. Alla fine di quel campionato europeo l’Italia arrivò seconda alle spalle della Spagna. Ecco, magari le tesi (certamente scientifiche) dell’iperattivissimo, almeno porteranno bene.

Valentino Di Giacomo

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Navigazione a vista

Di come ho visto il Napoli ad Empoli ne ho scritto ieri sera. Ho aspettato qualche ora per smaltire la delusione e ho buttato giù i miei pensieri. Perché, comunque la si guardi, è certamente deludente vedere il Napoli con soli due punti in classifica dopo tre giornate. Certo, c’è chi sta peggio. Ma abbiamo fatto tanto per sprovincializzarci e non guardare alle altre che adesso guardare i guai che sta passando la Juve può far piacere, ma non consola.

In queste ore ognuno ha detto la sua. Chi se l’è presa con De Laurentiis (ca va sans dire), chi con Sarri, chi con il modulo, chi con la preparazione atletica. Ogni valutazione è rispettabile. Quello che però non si è compreso (e la società non lo ha comunicato) è quali sono gli obiettivi del Napoli quest’anno.

Insomma lo scorso anno Benitez era perentorio: “il Napoli deve fare sempre il massimo per vincere“. Questo avrà creato aspettative, delusioni, discussioni ma almeno sapevamo quale doveva essere la dimensione e le aspirazioni del nostro club. E lo stesso avveniva prima con Mazzarri quando fissava gli obiettivi “una partita per volta“. C’era una chiarezza sui traguardi e, a seconda se questi si raggiungevano, la critica e i tifosi formavano il proprio giudizio.

Quest’anno sia Sarri che De Laurentiis ci hanno solo detto che dobbiamo aspettare. Il problema è che non ci hanno detto COSA dobbiamo aspettare. Per cosa dovrà lottare il Napoli per capire se alla fine della stagione gli obiettivi saranno stati raggiunti oppure no? Puntiamo allo scudetto, alla Champions, alla Uefa? E cosa ne faremo dell’Europa League che ci vedrà protagonisti a partire da giovedì? Sarà una competizione che snobberemo o punteremo a fare il massimo per superare i turni?

Non c’è nessun problema nell’aspettare che il lavoro del nuovo tecnico e degli innesti comincino a dare i loro frutti. Lo abbiamo scritto più volte, bisogna aspettare, ci è chiaro il concetto. Ma poi dopo bisogna capire dove vuole arrivare questo Napoli. De Laurentiis del resto è un uomo di impresa e, persino in una città passionale come la nostra, ha imposto determinate regole. Il fair play finanziario, il rispetto dei parametri di bilancio sono mantra che abbiamo compreso fin troppo bene. Ma poi bisogna darsi delle coordinate anche per i risultati sportivi. Il Napoli da due anni non gioca la Champions League, anche questo ha un chiaro impatto sul bilancio. De Laurentiis vuole tornare a calcare certi palcoscenici oppure ormai, dopo la scommessa Benitez, ha deciso di abdicare? E’ il progetto aziendale che non ci è chiaro. Passavamo la scorsa estate ad inseguire calciatori come Mascherano e Fellaini ed oggi ci ritroviamo con Hysaj e Valdifiori. Non è l’aspetto tecnico dei calciatori che preoccupa, ma la dimensione che vuole darsi il club.

Lo avevo scritto quest’estate, ancor prima che chiudesse il calciomercato, che senso ha trattenere un top-player come Higuain se poi la società non è in grado di supportarlo con calciatori all’altezza del suo talento e della sua fama? Qualcuno aveva storto il naso, ma forse con la cessione di Higuain si sarebbe potuto attuare un altro tipo di ridimensionamento più ragionato. Perché alla fine se passi da Mascherano a Valdifiori il ridimensionamento è nei fatti. A Napoli sarebbero arrivati gli Immobile, gli Astori, i Saponara, forse i Darmian. Sarri avrebbe avuto la squadra che voleva adatta anche a quella che è la sua di dimensione. Invece così sembra una “via di mezzo” che non accontenta nessuno. Non accontenta persino i tifosi che forse, con una migliore comunicazione da parte della società, avrebbero metabolizzato persino una cessione del Pipita.

E’ vero, a Napoli si respira una brutta aria, ogni pretesto è utile per aprire una contestazione. Ma i napoletani non sono degli sprovveduti. Se le cose vengono ben spiegate, si fissano degli obiettivi e si ha un rapporto chiaro e genuino con la piazza, poi il napoletano capisce. Tanto per le polemiche e i cori offensivi c’è sempre spazio. A prescindere.

Noi aspettiamo. Aspettiamo Sarri, il suo gioco e i suoi acquisti. Ma più di tutto aspettiamo che De Laurentiis e Sarri ci dicano cosa vogliono fare, dove vogliono andare e come intendono raggiungere i loro obiettivi. Tutto il resto è polemica, dibattito insulso, materiale per riempire siti e giornali.

Valentino Di Giacomo

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Aspettiamo per giudicare

Stadio San Paolo

Quando c’era Mazzarri i tifosi applaudivano ai risultati ottenuti (qualificazioni in Champions e vittoria della Coppa Italia), ma si lamentavano del fatto che con la mentalità provinciale dell’allenatore toscano non si sarebbe vinto mai.

Quando c’era Benitez i tifosi applaudivano per la vittoria della Coppa Italia e della Supercoppa, ma consideravano il tecnico spagnolo troppo “europeo” per il calcio italiano.

Ora che c’è Sarri i tifosi non se la prendono più con l’allenatore (almeno non ancora), ma direttamente con il presidente. Anche se i cambi del tecnico azzurro nella partita contro la Sampdoria sono stati aspramente e diffusamente criticati.

Quando il Napoli comprava giovani promesse sudamericane i tifosi del Napoli contestavano perché servivano calciatori affermati.

Quando il Napoli comprava giocatori affermati come Albiol (campione d’Europa e del Mondo con la Spagna) il tifoso azzurro si è esaltato. Salvo poi ricredersi nel giro di pochi mesi. Lo stesso dicasi per Callejon. E qualche mal di pancia lo si è avuto persino contro Higuain per i suoi rigori sbagliati.

Quando il Napoli quest’anno ha comprato calciatori che già conoscono il campionato italiano e graditi all’allenatore come Allan, Hysaj, Valdifiori, i tifosi del Napoli hanno criticato queste scelte asserendo di “meritare di più”, che servono giocatori già affermati.

Da questi fattori è evidente una certa “schizofrenia” societaria che fa e disfa progetti nell’arco non solo di pochi mesi, ma anche di poche ore. Basti pensare che la prima scelta di De Laurentiis, dopo l’addio di Benitez, fu l’allenatore del Siviglia Unai Emery che però non accettò la panchina azzurra. Poi Aurelio virò su Montella, forse Spalletti e chissà se anche altri tecnici. Fino ad arrivare a Maurizio Sarri che si discosta tantissimo dal profilo di allenatore che la società aveva inizialmente vagliato come Unai Emery, per il quale De Laurentiis volò fino in Spagna per cercare di convincere lo spagnolo.

Ad una “schizofrenia” del club però si aggiunge quella dei tifosi. C’è sempre qualcosa o qualcuno da criticare. Il caso di Albiol è esemplare: è il giocatore “affermato” che voleva la piazza o che reclama la piazza oggi, che poi però non convince con le sue prestazioni. E’ il caso di Koulibaly che da “nuovo Thuram” – come si leggeva diffusamente su tante bacheche di Facebook lo scorso anno – è diventato un brocco pauroso.

Questa società e questa tifoseria non hanno equilibrio. Vale tutto e il contrario di tutto. Certo, va detta una cosa: se alla seconda giornata già si parla di annata fallimentare e si critica in maniera così aspra questo equilibrio non si troverà mai. Lasciamo lavorare Sarri e la squadra. Perché bisogna giudicare sempre prima, invece di aspettare il momento giusto?

Aspettiamo. Siamo soltanto alla seconda giornata. Per di più gli azzurri hanno giocato una signora partita contro la Sampdoria fino alla sciocchezza di Albiol. Il Napoli ha concesso poco o niente ai blucerchiati e fino a quel momento aveva fatto azioni offensive strabilianti. I segnali incoraggianti ci sono. Aspettiamo. Perché mettere questa assurda pressione alla squadra quando anche altre big, vedere la Juve, hanno palesato difficoltà alle prime due giornate? Con questi strali pessimistici non arriveremo da nessuna parte, ma soprattutto viviamo male la nostra condizione di tifosi. Se la squadra è in difficoltà va incitata. Per criticare c’è sempre tempo.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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