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maurizio sarri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli batte la Juventus per 2-1 nel catino del San Paolo. Umiliata la “Vecchia Signora”, soprattutto nella prima frazione di gioco quando il Napoli di Sarri ha manovrato un calcio sontuoso. Un calcio di ritmi altissimi, pressing oppressivo, meccanismi difensivi pressoché perfetti. Il risultato è bugiardo, Higuain e compagni non avrebbero meritato il lento scorrere del cronometro dei minuti finali con il punteggio ancora in bilico. Ma il calcio va così. Gli azzurri smuovono fortemente la classifica andando a 9 punti, la triste Juve resta lontanissima dalle zone alte della graduatoria con soli 5 punti in altrettante giornate.

Nel primo tempo il Napoli iniziava da subito a tambur battente e occupava stabilmente la trequarti avversaria. La Juve proprio non riusciva a venir fuori dalla propria metà campo grazie al forcing azzurro che ne limitava la capacità di passaggi. Al 26′ toccava all’Oro di Napoli spedire in porta il pallone, con uno di quei tocchi che – lo scrivo con le lacrime – mi ha ricordato il gol di Lui quando bocciò il pallone in porta in un Napoli – Inter 1990 alle spalle di Astutillo Malgioglio. L’Oro di Napoli è Lorenzo Insigne che la metteva alle spalle di Buffon con la freddezza e l’eleganza di un campione ormai sbocciato e che potrà fiorire nei grandi palcoscenici del calcio.

Peccato che L-orO-enzo (come lo chiamerò da questa sera) dopo pochi minuti era costretto ad uscire dal campo per un risentimento al ginocchio operato appena un anno fa. In bocca al lupo campione!

Di occasioni per il raddoppio ce n’erano ancora e forse l’unico demerito del Napoli di questa sera è stato quello di non chiuderla prima. La Juve aveva fatto da spettatrice non pagante. La mossa di Allegri di schierare Hernanes in regia per azionare la velocità di Dybala e Zaza non ha funzionato. La linea difensiva degli azzurri si è mossa questa sera legata da un filo sottilissimo ed invisibile che metteva sempre in fuorigioco i pochi lanci che spiovevano verso l’area partenopea.

Nel secondo tempo il Napoli ha avuto poi difficoltà nel ripetere gli stessi ritmi nel pressing che aveva tenuto nella prima frazione. Nonostante ciò la Juve non riusciva ad impensierire mai gli azzurri. E così al 60′ Gonzalone metteva ancora un pallone alle spalle di un ebetito Buffon dopo aver recuperato un passaggio sbagliato della difesa bianconera. Un Higuain assai più coinvolto e assai meno hombre triste y loco rispetto alla gestione Benitez. Era questa la sera per stabilire un feeling con mister Sarri ed in questa sera l’amore è probabilmente sbocciato. Primo gol alla Juve in carriera per il Pipita nostro.

La partita sembrava ormai aver preso il verso in discesa, ma appena pochi secondi dopo la rete di Gonzalo, la Juve trovava la rete su un cross di Dybala che pescava in mezzo Lemina che depositava alle spalle di Reina.

Tornavano gli incubi di partite storte, ma il Napoli non mollava la presa. L’unica vera occasione per la Juve di acciuffare il pareggio capitava sul destro di Morata che dal limite dell’area però spediva fuori alla sinistra di Sua Maestà Reina.

Nel finale la Juve tentava un forcing poco convinto collezionando calci da fermo che ottenevano meri risultati. Le geometrie perfette di un Jorginho che così mai si era visto a Napoli, la garra e la qualità di Allan, le sgroppate di Hysaj e Ghoulam, il sacrificio difensivo di Callejon erano tutti fattori per portare a casa questi benedetti tre punti.

Si segnalano della serata solo due negatività: gli errori in disimpegno di Koulibaly- per il resto perfetto – che potevano costar caro e la poca incisività di Mertens subentrato ad Insigne. Per il resto da stasera Napoli ha i suoi nuovi idoli, su tutti il Maestro Maurizio Sarri. La Juve torna mesta a casa in una notte che riserverà solo incubi con le sembianze di maglie azzurre indiavolate. Umiliata la “Vecchia Signora” ora i napoletani facciano pace pure con il proprio presidente. Pappone o non pappone la “scommessa” Sarri è frutto di una sua intuizione. Sogni d’oro Napoli. Dimmane penso ‘e diebbete e oggi so nu rre!

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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A radio Kiss Kiss

“Contro il Carpi e’ difficilissimo giocare, conoscendo le nostre caratteristiche potremmo anche soffrire: dobbiamo essere pronti a portare il match sui nostri binari. Mi aspetto pochissimi spazi ed una squadra che riparte, contro la Fiorentina meritavano un altro risultato: troveremo una squadra incattivita“, l’ha affermato Maurizio Sarri alla radio ufficiale alla vigilia del match Carpi-Napoli. “Secondo me il modulo ci sta aiutando più nella fase difensiva, è difficile pensare che un modulo possa stravolgere completamente una squadra. Penso sia cambiata la condizione fisica e mentale, gli episodi non ci sono stati contro e c’e’ venuto tutto piu’ facile“, ha aggiunto il tecnico dei partenopei che sulla possibilità di fare turnover, spiega: “Siamo in un momento delicato, apparentemente abbiamo trovato degli equilibri ma due partite sono poche per avere certezze. Siamo in un momento dove dal punto di vista fisico sarebbe possibile far riposare qualcuno ma materialmente abbiamo bisogno di certezze”. Sugli avversari Sarri aggiunge: “Il Carpi ha cambiato almeno cinque, sei giocatori: quando le squadre vincono la B con facilita’, in Serie A possono fare bene“. Sulla possibilità che in campo ci sia anche Hamsik, il tecnico riferisce: “stamattina si e’ allenato con il gruppo, e’ a disposizione ma decideremo domattina: l’infortunio era lieve”.

Sacchi? E’ sempre generoso nei miei confronti, l’ho sentito ieri. Di persona mi ha detto le stesse cose che dice pubblicamente, mi rende orgoglioso perche’ si parla di uno che ha inciso tantissimo nel mondo del calcio: e’ stato uno spartiacque nel modo di pensare il calcio. Come tutti gli allenatori sono nato studiando Sacchi, non so cosa gli ho rubato. Superare Sacchi? La vedo dura, ha vinto tanto. Sarei presuntuoso se pensassi di arrivare a certi livelli” ha continuato Maurizio Sarri alla vigilia di Carpi-Napoli a Kiss Kiss Napoli. “I meriti che si deve prendere un allenatore – ha proseguito il tecnico azzurro – sono abbastanza limitati, sulla fase offensiva della squadra ho messo dei movimenti ma i ragazzi sono talmente forti che farebbero bene con qualsiasi modulo. In difesa contano attenzione e movimenti, stiamo lavorando molto di piu’. Bisogna trovare solidita’ ed equilibrio“.

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Da questa stagione Maurizio Sarri sarà il nostro allenatore. Noi abbiamo formulato i 10 motivi per cui già lo adoriamo. Eccoli.

1) Perché un self-made-man. Dalla prima categoria con la Faellese alla serie A. Una carriera costruita con le proprie mani senza mai scendere a compromessi e senza rinnegare il proprio credo di gioco.

2)Perché è nato a Napoli, i genitori lavoravano all’Italsider di Bagnoli. E speriamo che questo sia un bel segnale per far rifiorire l’eterno progetto di quella zona che è potenzialmente straordinario.

3)Perché non si dà arie. Rappresenta quel napoletano che ogni giorno lotta con la vita per ottenere risultati, vivendo da eroe, ma senza sentirsi tale.

4)Perché il suo è un gioco bello, arioso, ragionato. Se ripeterà a Napoli il gioco visto ad Empoli resteremo incantati dalla bellezza dell’organizzazione della squadra.

5)Perché è un po’ napoletano e un po’ toscano. E ci ricorda insieme Troisi e Benigni.

6)«Ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis. Ho giocato, alleno da una vita, non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l’ex impiegato. Come fosse una colpa aver fatto altro». E’ una frase da appendere ai muri che ci ricorda un calcio che ormai non esiste più. Con lui riscopriamo il romanticismo di questo sport.

7)Perché è bello vincere con alla guida del Napoli un allenatore che nel palmares aveva persino una Champions League. Ma se Sarri vincesse a Napoli darebbe speranza a tutti quei napoletani che non mollano mai e che faticano un giorno per volta ad arrivare dove sono.

8)Perché è un uomo di cultura, divora libri e cerca di capire come va il mondo al di fuori dal campo di gioco. Ma senza sentirsi un professore, senza la spocchia di sentirsi migliore di altri. La laurea della strada viene assai prima di quelle prese nelle scuole e nelle università.

9)Perché sarebbe una lezione spettacolare mostrare al mondo intero e a noi stessi che i risultati possono ottenersi attraverso il lavoro costante di auto-miglioramento. Perché ci emoziona quando parla e ci rende orgogliosi.

10)No, il 10 non ce ne voglia. Il 10 è solo Maradona…

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La squadra (per ora) è più forte

Curva B - Magnammancill- (Napoli - Dnipro)

Dopo l’8-0 rifilato ai dilettanti dell’Anaune i tifosi azzurri sono indecisi se lasciarsi andare ai soliti sogni di gloria oppure restare scettici in attesa di qualche novità. Non era certo la prova contro una squadra di Promozione a dovere esaltare la piazza, ma dopo le delusioni dello scorso anno il “sentiment” più diffuso tra i sostenitori partenopei è di non sbilanciarsi.

E’ come se in città (e sui social network) serpeggiasse un certo scetticismo verso le possibilità degli azzurri. Eppure, a guardare oggi la rosa del Napoli, questa è una squadra che si è rinforzata. No, non sono arrivati fenomeni, ma buoni calciatori e soprattutto senza vendere i nostri migliori giocatori. Reina, Valdifiori e Allan sono già al lavoro con i compagni nel ritiro di Dimaro, presto potrebbe arrivare anche Astori che sta risolvendo i soliti intoppi burocratici sui diritti d’immagine ai quali De Laurentiis non rinuncia mai. Un portiere (Dio, quanto ci è mancato lo scorso anno!) di livello, un centrocampista (Valdifiori) che conosce a memoria tutti i codici degli schemi di Sarri, un interdittore di valore come Allan. Sono andati via Britos e Zapata.

Insomma ai nastri di partenza il Napoli è sulla carta (SULLA CARTA) migliorato. Ma un’incognita c’è: Maurizio Sarri. Ecco, se questo scetticismo diffuso nei confronti del Napoli avesse un nome e cognome sarebbe quello del tecnico. “Sarà capace di adattarsi ad una grande piazza come Napoli?“, “sarà capace di ripetere il bellissimo gioco di Empoli con calciatori assai più affermati?“. Sono queste le domande più gettonate fra i tifosi azzurri. E a queste domande potrà rispondere soltanto il campo.

Eppure, a mio avviso, è proprio questo leggero scetticismo a poter rappresentare un vantaggio in più per la squadra. Quest’anno i giornali parlano tanto della Juve, del ritorno in grande stile (?) di Inter e Milan. Si parla assai meno del Napoli, se non, per l’appunto, con un po’ di scetticismo per l’inesperienza del proprio allenatore.

Anche la piazza non sarà scatenata verso i calciatori così come accadde lo scorso anno. Dopo Bilbao e l’uscita dalla Champions in città si respirava un clima da funerale, un sentimento che poi è continuato a serpeggiare per il resto dell’anno e che di certo non ha aiutato. Poi, per carità, le colpe sono di chi scende in campo e di chi allena i calciatori. Solo degli scriteriati possono addossare degli errori ai tifosi, anziché ai principali responsabili tra i quali annoveriamo il celeberrimo Benitez.

Ecco, ben venga lo scetticismo se servirà a far partire gli azzurri con un pizzico di pressione sulle spalle in meno. Ah, se poi finisse anche questa smania del “devi vincere” o le assurde rivendicazioni da parte di alcuni gruppi ultras, come quelli della Curva A, tanto meglio.

Ad oggi la rosa del Napoli è più completa ed omogenea rispetto allo scorso anno. Ora tocca a Sarri, lui ha la sua occasione e noi tifiamo per lui. Forza mister!

Twitter: @valdigiacomo

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I proclami presidenziali...

Mi piacciono i film d’autore, riesco ad apprezzare Fellini, De Sica, Rossellini. Così come ho un’adorazione totale, anzi una venerazione, per le commedie di Eduardo, i film di Totò (visti e rivisti centinaia di volte) e quelli di Troisi. Eppure, quando sto di umore buono, se mi si chiede quale sia il mio film preferito non posso far altro che rispondere “L’allenatore nel pallone”, film cult del 1984 di Sergio Martino e con quel fenomeno (sottovalutatissimo) di Lino Banfi.

L'allenatore_nel_pallone_-_Vai_Aristoteles!L’allenatore nel pallone rappresenta sentimentalmente il “mio” calcio. E quello che veniva considerato inizialmente un B-movie è diventato indiscutibilmente un capolavoro che si tramanda di generazione in generazione. Tutti oggi ricordano a memoria le battute eccezionali di quel film. Un film che ha rappresentato non soltanto il nostro calcio, ma che ha saputo raccontare anche il nostro Paese in maniera leggerissima e disimpegnata.

AURELIO BORLOTTI E MAURIZIO CANA’

Quando sento parlare Aurelio De Laurentiis, a volte, mi sembra che quell’epoca del presidente Borlotti (Camillo Milli) un po’ mecenate un po’ intrallazzatore non sia mai tramontata. Ne ho avuto la conferma ieri. De Laurentiis prende il microfono e parla della nuova maglietta firmata Kappa: “Per due volte sulla maglia abbiamo cucito il simbolo della Coppa Italia, ora ne aggiungeremo altri…” – alludendo alla vittoria del tricolore. E poi, ha continuato DeLa: “Sarri è qui per vincere“. A quel punto il microfono passa nelle mani di un imbarazzatissimo Sarri che dice: “Faremo di tutto per migliorarci“.

E lì a me è tornata alla mente quella fantastica scena finale del film di Banfi: Lei è un disoccupato, lo sa?“, “E lei è un cornuto, lo sa?“. Perché, se Sarri avesse potuto, ne sono certo, due o tre paroline a De Laurentiis le avrebbe dette col cuore…

Aurelio in fondo non cambia mai, è nella sua indole dire alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire. Lo ha fatto lo scorso anno quando sempre sul palco di Dimaro promise solennemente che “la squadra avrebbe lottato per lo scudetto“. Lo ha fatto di nuovo quest anno davanti al povero mister Sarri che non sapeva come poter replicare ai desiderata del presidente e della folla azzurra accorsa a Dimaro.

Forse Aurelio dimostra ancora una volta di essere assai più un grande imprenditore cinematografico (si, ammetto pure che i film di Natale mi fanno impazzire) che un abile comunicatore per guidare una squadra di calcio. Perché in questo momento di tutto c’è bisogno tranne che fomentare ancor di più gli animi dei tifosi con sogni di gloria. Il Napoli ha un nuovo allenatore, un mister capace, ma che per la prima volta in carriera è chiamato a confrontarsi con una grande piazza. E’ già difficilissimo per qualsiasi nuovo allenatore fare bene da subito, figurarsi per Sarri che dovrà fare un lavoro eccezionale per riuscire ad inculcare le sue idee ai ragazzi che scenderanno in campo.

Aurelio non riscaldi ancor di più la piazza con certi proclami inutili che durano il tempo di una “Notte di mezz’estate”. Altrimenti spedisca Giginho e Andrea in Brasile alla ricerca di un grande talento, purché ritornino con un Aristoteles…

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