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maurizio sarri

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Dall'estetica al resultadismo

Dall’estetica al resultadismo. Il passaggio di consegne da Sarri ad Ancelotti altro non è che questo. Con l’arrivo di Sarri il Napoli puntava una piccola posta, come in una scommessa, sul proprio futuro. Con Ancelotti no, scompare il mesotes, la mezza misura. La pressione del risultato sarà la protagonista assoluta della scena come a Napoli è avvenuto forse solo 30 anni fa. Nessuna romanzata letteraria sul Comandante che guida le truppe per la presa del Palazzo, niente cliché del figlio di operai dell’Italisder di Bagnoli, dell’allenatore in tuta ex agente di cambio, la parolaccia, l’insulto, il lamento, l’inchino. Napoli passa dall’oleografia del Vesuvio e della pizza alla realtà, quella di tutti i giorni. Quella del parcheggiatore abusivo, della fila alle poste, dei conti a fine mese. E i conti saranno fatti e non ci sarà margine di errore. O tutto o niente.
Assumendo Ancelotti, De Laurentiis compie il più alto rischio d’impresa mai fatto. Stavolta ha deciso di far saltare il banco, prendere Carletto è come sbattere tutte le fiches sul tavolo da poker chiamando “la resta”. Anche al Texas Hold’em quando si va in all-in o si è abili bluffatori oppure devi avere un punto congruo per andarti a giocare tutto. Ora il Napoli si gioca tutto perché si gioca a vincere. Il progetto non c’è più, è nudo, l’unico che può coprirlo adesso è il risultato. Non più giochi di parole, di prospettive, tattiche verbali. Si gioca a vincere. E in una città come Napoli nulla è peggio dello sberleffo di chi alla domenica va in giro con l’abito della festa esibendo però le scarpe sporche. Non si guarda alla cravatta ben abbinata con la pochette o la camicia ben stirata. Tutti guarderanno la polvere sulle scarpe. O sei lazzaro o sei nobile di sangue purissimo e vai in carrozza. La mezza misura non esiste. Se ne sarà accorto De Laurentiis che dopo 14 anni di conduzione STREPITOSA del club viene ancora additato come “Pappone” per i suoi modi da parvenu.
Quel “Pappone”, stanco di essere preso per il culo dai tifosi, ma pure dallo stesso Sarri sul “Non prenderemo calciatori dal Barcellona”, vuole sbattere in faccia alla piazza la sua sete di vittoria. E ora saranno in tanti a salire sul carro, gli stessi saranno pronti a rinfacciargli l’azzardo al primo passo falso. Napoli è così e Sarri lo aveva capito più e meglio di Aurelio: il popolo ti vuole come loro, vuole sentirsi dire quello che pensa e vuole essere tenuto in considerazione. De Laurentiis invece – Vivaddio! – se ne fotte. Un Ferlaino, ad esempio, avrebbe tenuto Lavezzi a Napoli fino a 44 anni esibendolo a “erede di Maradona”, “scugnizzo figlio della Patria”. Aurelio no. Il Pocho lo ha venduto per tempo incassando i soldi che gli sono poi serviti per mettere mattoni al suo progetto.
Ora il progetto non esiste più. A Carletto non verrà perdonato nulla. Meno che a Benitez che, pur se un allenatore di degno pedigree, non aveva i mezzi per “dovere vincere”. Ecco perché, ora più che mai, il Napoli dovrebbe cominciare a sapersi strutturare meglio per proteggere il suo investimento. Un team manager, uno staff comunicazione capace di orientare l’agenda setting soprattutto.
De Laurentiis ha mandato via un allenatore che per tre anni consecutivi ha fatto il record di punti, lo ha sostituito con uno dei coach più vincenti in Europa. Non si va tanto lontano dalla realtà se si dice che il Napoli ha preso se non il Messi o il Ronaldo degli allenatori, qualcosa che gli si avvicina molto.
Non è più il Napoli adolescente di Sarri, stavolta sarà il Napoli ormai fattosi “uomo” di Ancelotti. E quando si diventa uomini cominciano insieme pure le responsabilità con affitti e bollette da pagare.
Non sono stato mazzarriano, non rafaelita, non sarrista. Non sarò Ancelottiano. Sono tifoso del Napoli. Mazzarri ha ottenuto risultati enormemente più alti dei mezzi a sua disposizione. Benitez ha portato calciatori di altissimo livello ed una mentalità europea. Sarri un gioco meraviglioso, unico, forse irripetibile. I tre predecessori di Ancelotti erano però ancorati ad un progetto di crescita. Ora il margine di quella crescita è arrivato al suo spazio minimo. Resta solo il passo successivo: vincere. Ecco perché sono enormemente felice dell’arrivo di Ancelotti, ma sono al contempo molto molto curioso di vedere le reazioni della piazza alle prime avvisaglie di crisi. Il rischio è tutto qui. Tutti dimenticano, purtroppo, che il Napoli non è finito con Lavezzi, Cavani, Higuain o Sarri e non finirà neppure dopo Ancelotti.
Poi, per parlare di Sarri – che personalmente mi è piaciuto molto molto poco per come ha immaturamente deciso di chiudere la sua avventura – ci sarà tempo. Ora, forza Carletto! Ma soprattutto forza Napoli. Vincere da oggi diventa un po’ più importante rispetto a ieri. Ce ne accorgeremo presto. 

Valentino Di Giacomo

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L'anno che verrà

«Sono sicuro che se il Napoli venderà alcuni calciatori, poi non li rimpiazzerà con altri del Barcellona». Maurizio Sarri, lucidissimo, ha motivato così la sua difficoltà a confermare la propria permanenza a Napoli. Ha ragione Sarri. La squadra che ha allenato fino ad oggi non può consentirsi l’acquisto di top-player già affermati. Anche se tra i rumors più frequenti di mercato si registrano sondaggi per il classe ’93 Andrè Gomes che milita proprio nella squadra catalana, ma il senso generale della frase di Sarri resta valido. 

Questo è il Napoli: prendere o lasciare. Un club che fattura un terzo della Juve e assai meno di Milan e Inter. E’ un’evidenza strutturale, di bacino d’utenza, di storia, tradizione, un dato di fatto incontrovertibile.  Immodificabile anche se “Il pappone caccia i soldi” quel gap strutturale è incolmabile economicamente. Gap colmato però tecnicamente, sul campo. Il Napoli è una società che riesce a tenersi ad alti livelli grazie al player-trading. Vende Lavezzi, coltiva Insigne; vende Cavani, compra Higuain alla metà della cifra incassata per il Matador; vende Higuain, compra Milik, Diawara, Rog e Zielinski. Ed è questo -fatalmente – l’unico modo per il club di De Laurentiis di riuscire a formare una squadra competitiva ogni anno consentendo ai giocatori “scontenti” di andar via. Dovrebbero assunti scontati, ma a Napoli paradossalmente tocca sempre ripeterlo.

L’unica eccezione nella breve storia di De Laurentiis al Napoli è stata rappresentata da questa stagione appena conclusa: il club ha deciso di riconfermare in blocco la squadra senza vendite eccellenti. Un piano che ha funzionato e che ha portato il Napoli al record storico di punti e, se vogliamo, ad un quasi-scudetto. E su quel “quasi” “forse” sono incisi altri fattori… Vedere Orsato e company. 

L’anno che verrà è probabile andranno via Jorginho, Mertens, sicuramente Reina, forse Callejon. Si cercherà di trattenere Koulibaly, ma è ovvio che se arrivassero offerte vicine ai 100 milioni di euro sarebbe complesso riuscire a tenere il colosso a Napoli. In questo però non dobbiamo sentirci “cenerentole”. Il Barcellona ha venduto Neymar, il Liverpool Coutinho, il Borussia Dortmund vende stabilmente i propri gioielli e così via. E’ la normalità. Così come è la normalità per un club serio essere capace di rimpiazzare i calciatori che vende. Sarebbe così una sciagura se andasse via Jorginho avendo già in rosa un Diawara rodato e 60 milioni in cassa da reinvestire? E sarebbe così una sciagura incassare 30 milioni per vendere Mertens che ha ormai superato i 30 anni avendo già in rosa un bomber come Milik? Eventualmente, cari tifosi, questa si definirebbe PROGRAMMAZIONE. Programmazione di altissimo livello.

E’ su questi punti che non si comprende il “papponismo” di Sarri. Insopportabile nei suoi lamenti, come quando perse la gara d’andata contro la Juve e dopo ben 3 (TRE) anni si presentò davanti alle telecamere piangendo la cessione di Higuain. Questo controcanto insopportabile verso la società che pure gli ha garantito uno stipendio fino ad oggi. Se non è convinto dell’operato di una società che è sempre riuscita a crescere è libero di andare via. Questa squadra ha sopportato gli addii di Lavezzi, Cavani, Higuain, Mazzarri, Benitez riuscendo sempre a restare a livelli più alti delle annate precedenti. Ci dispiacerà enormemente se andasse via Sarri, il mister ha prodotto probabilmente il più bel calcio della storia di questa squadra, ma non solo. Però ce ne faremo una ragione anche se con molto dispiacere. Poi è normale che il tifoso preferisce la rotta sicura, al mare aperto dell’incertezza. Ma la nave fino ad oggi ha dimostrato di saper valicare mari piuttosto tumultuosi.

Ci sta pure che Sarri voglia lasciare da “idolo”, pur non avendo vinto nulla. Nulla, manco una Coppa Italia. Ha potuto alimentare la sua immagine di idolo perché ha allenato il Napoli dove vincere non è l’unica cosa che conta. Altrove sarebbe stato trattato assai diversamente. 

Qui abbiamo sostenuto Sarri sin dal suo arrivo, lo faremo ancora con l’affetto enorme che quest’uomo suscita istintivamente e alla riconoscenza per il suo gioco meraviglioso. Ma ora tocca a lui scegliere. Il Napoli è questa dimensione qui. Non ne ha un’altra. Ed è questo il motivo per cui De Laurentiis ha spesso sollecitato Sarri ad utilizzare più uomini della rosa che, come si è visto, così scarsa non è se ha trovato Mario Rui dopo Ghoulam e Milik dopo Mertens o Zielinski dopo Hamsik. 

Ora ci auguriamo che De Laurentiis non giochi al ribasso sul futuro di questa squadra. Qualche cessione ce la aspettiamo e sarebbe fisiologica, ma attendiamo pure che a guidare la squadra possa essere un allenatore di livello internazionale. Non è più tempo dei Giampaolo e degli Inzaghi per dirlo con grande franchezza. E’ semmai il tempo degli Ancelotti e di top-trainer. Quello si. E il Napoli può attrarre grandi allenatori visto che giocherà ancora una volta la Champions ed ha una rosa di tutto rispetto.  

Ultima considerazione: ma Sarri ha un bidone al posto del cuore che non ha fatto entrare neppure per un minuto Christian Maggio, capitano e bandiera per 10 anni della nostra squadra? Questa davvero non l’abbiamo capita, come l’inutilizzo di Rog e Diawara per l’intera stagione. Poi non ci si può lamentare se un calciatore come Verdi, che non è proprio Cristiano Ronaldo, ha timore nel venire a Napoli perché ha paura di non giocare quanto vorrebbe e, peggio ancora, di “potersi giocare il posto” come avviene in qualsiasi squadra del mondo dalle terza categoria alla Serie A. Zielinski risolve la partita d’andata contro l’Atalanta e le successive è sempre in panchina, Diawara e Milik ti portano la vittoria con il Chievo e le partite dopo finiscono seduti in panca, Mario Rui utilizzato appena 6 minuti prima dell’infortunio di Ghoulam. A Napoli il posto in squadra non è quasi mai stato in discussione. Almeno lo scorso anno vedevamo un’alternanza Diawara/Jorginho o Zielinski/Allan/Hamsik. Quest’anno i numeri di maglia potevano essere assegnati dall’1 all’11 come 40 anni fa. Non sputiamo nel piatto in cui abbiamo mangiato deliziosamente, anzi. Ma come è facilmente comprensibile in questa “guerra di nervi” tra Aurelio e Maurizio le ragioni e i torti non sono da una sola parte. Ed è stupido quell’#IoStoConSarri o #IoStoConAurelio. L’importante ora è che il Napoli vada avanti. Con il vecchio Comandante o con uno nuovo per varcare le colonne d’Ercole. Il sogno non è finito ieri. Ne siamo certi.

Valentino Di Giacomo  

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Il punto

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo sapete, qui sin dal giorno del suo arrivo (e anche prima) ci siamo sempre detti “Sarristi”. Eppure personalmente ho sempre rifuggito ogni “ismo”, a meno che non sia il maradon-ismo, unica religione di cui resto e resterò fedele fino alla fine dei miei giorni. Sarri è un grandissimo allenatore, il Napoli nei suoi novanta anni di storia probabilmente non ha mai giocato così bene e quindi dobbiamo volere bene al mister.

Fatte le premesse d’obbligo, ieri, ancora una volta, sono rimasto deluso da come è stata gestita la partita da Sarri. Al netto dei pali, delle traverse, del rigore solare (l’ennesimo) non dato a Mertens, rigore che poi non avrebbe spostato l’equilibrio della gara perché il Napoli in vantaggio ci era passato lo stesso. E’ che non ha saputo gestirlo.

Io ora mi vergogno un poco a scrivere quanto sto per scrivere perché resto convinto che chi lavora tutti i giorni sul campo conosce meglio degli osservatori esterni cosa fare, quando farlo e perché farlo. Eppure, a mio avviso, il pur eccellente Sarri qualche step in più dovrebbe farlo nella lettura delle partite. E’ un’opinione la mia, però confortata da alcuni dati di fatto. Mi sta bene che il Napoli non sappia gestire un vantaggio contro la Juve (a Torino in Coppa) o a Madrid. Mi sta molto meno bene che una squadra forte – perché il Napoli al di là delle narrazioni che vanno per la maggiore in città è dotato di una signora squadra – non sappia gestire il risultato contro il Sassuolo o, peggio ancora, contro l’Empoli dove poche settimane fa abbiamo persino rischiato di riaprire un match stra-chiuso e stra-dominato beccando due gol fessi.

Non è vero – a mio umilissimo parere – che il Napoli non possa gestire i risultati, i tempi della partita. Il Napoli, mi ripeto, ha dei signori calciatori che tante altre squadre non hanno. Per cui il problema o è di impostazione tattica o mentale. Non so se propendere per la prima o la seconda ipotesi, so però che entrambe le componenti sono opera dell’allenatore. Un allenatore che dopo mesi di gestione non può presentarsi ogni volta alle telecamere ripetendo che facciamo sempre gli stessi errori. Se il problema è nella testa oppure tattico bisogna intervenire. Punto. Perché Albiol e Koulibaly sono due centrali di difesa che possono tranquillamente sopportare e supportare un determinato tipo di atteggiamento. Senza dover per forza giocare a mille all’ora ogni volta per aver ragione anche di squadre nettamente inferiori al Napoli.

A proposito: ma il Sassuolo che fatturato ha? E il Palermo? E il Pescara? E l’Atalanta? Quando la smetterà Sarri di parlare ad ogni intervista di fatturato? E quando la finirà di parlare, come una vedova inconsolabile, della cessione di Higuain? Ragionamenti che non esistono perché, proprio grazie alla bravura del mister, il Napoli quest’anno ha sopperito ampiamente all’assenza di Higuain e persino di Milik che si è infortunato dopo pochissime giornate e che ieri è ritornato finalmente al gol.

Se il Napoli ha necessità ancora di crescere, deve farlo in primis il suo allenatore. Sarri dovrebbe essere più coerente con le sue stesse dichiarazioni, ad esempio. In precampionato tutti ad applaudirlo perché disse: “Mi fanno girare i coglioni gli allenatori che parlano di calciomercato”. Dopo poche settimane, alla seconda giornata, elemosinava davanti alle telecamere l’acquisto di un centrale difensivo: “Koulibaly partirà per la Coppa d’Africa – disse Sarri – e Tonelli non so quando sarà recuperabile, numericamente ci manca un difensore”. Aveva ragione. Arrivò Maksimovic per 23 milioni, giocatore che – ne sono certo – ci tornerà utile la prossima stagione, ma che quest’ anno ha visto il campo col binocolo nonostante l’investimento molto consistente.

Ieri – e ripeto mi vergogno un po’ a scrivere di questo – il cambio Milik-Jorginho mi è parso molto tardivo. Il Napoli era sull’1-1, un pareggio che serve quasi a nulla a questo punto della stagione. Perché non farlo prima quel cambio? Cosa c’era da difendere ormai dopo la cappellata di Hamsik?

E, a proposito del capitano, oggi sono tornati alla carica quelli del “Viene meno nelle partite importanti, non ha carattere”. Dimenticandosi che se abbiamo passato il turno in Champions lo dobbiamo a lui con quel gol di sinistro in Turchia, che i gol più importanti li ha segnati lui. Dimenticando che dobbiamo ritenerci solo fortunati se un FENOMENO  del calcio moderno abbia deciso di scegliere Napoli e il Napoli a vita.

Un altro che ha scelto Napoli a vita è stato Lorenzo Insigne. Ma il mister anziché accompagnare l’entusiasmo in una conferenza successiva di poche ore dalla firma del contratto ha raggelato tutti dicendo che potrebbe prendersi a “testate sul naso” con De Laurentiis e che non sa quanto resterà sulla nostra panchina. E fare dichiarazioni del genere in questo momento della stagione vi sembra una cosa intelligente? Gli sembra una cosa intelligente? A cosa serve? Se ha qualcosa da dire al presidente lo facesse nel chiuso degli uffici societari. Non destabilizzi un ambiente che è assai incline a ragionare con la pancia. Ecco, ha ragione De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di più cazzimma. E questa cazzimma ce la deve dare pure Sarri. Altrimenti resterà sempre un’eterna bella ed incompiuta, lui e la sua squadra. Il mister può diventare un allenatore ai livelli di Ancelotti, Conte, Guardiola o Capello. Ma ci vuole umiltà per migliorare e tanta capacità di auto-analisi per superare dei limiti che ci sono, evidenti. Recriminare ancora una volta su arbitri, fatturati e l’eterno lutto di Higuain è da provinciali. Sarri tenga bene a mente che ora si trova a Napoli, in un grande club. Anche se l’eterno malcontento verso De Laurentiis vuole sminuire la portata di un lavoro che è stato costruito da oltre 10 anni a questa parte. Un patrimonio da salvaguardare: con Sarri o senza. Caro Maurizio siamo con te, ma migliorare si può e lo possiamo fare insieme. Perché quando parli così – per usare il tuo linguaggio – ci fai girare i coglioni. Con stima.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Maurizio Sarri da Figline Valdarno è un uomo di 57 anni, ma è solo per l’anagrafe. Dentro, Maurizio, è un bambino. Perché solo un bambino può, alla sua età, conservare intatta la sua passione per il calcio, una dedizione assoluta che lo porta ad essere uno degli allenatori più preparati del calcio mondiale.

Maurizio vive tra i suoi principi tattici, l’applicazione maniacale e uno studio matto e disperatissimo. Un approccio che non hanno molti allenatori o, più spesso, che la maggior parte degli allenatori non riesce a conservare per molto tempo. C’è differenza tra il Mourinho appassionato degli inizi e quello attuale, ma lo stesso discorso è possibile farlo per Ancelotti, Sacchi e tanti altri. Sarri invece è sempre uguale a se stesso. Come un bambino che pensa solo al pallone, che rivolge i pensieri di tutta la sua giornata solo e soltanto al calcio.

Ieri Sarri ha sbagliato per svariati motivi nel sostituire Insigne. Al di là del giudizio sulla prestazione di Lorenzo, il nostro numero 24 era l’unico tra gli attaccanti ad aver giocato meno minuti nelle ultime partite. Insigne era il più fresco atleticamente, a differenza ad esempio di Callejon che ha giocato praticamente sempre negli ultimi match.

L’altro motivo di errore è il minuto in cui è avvenuta la sostituzione, il quindicesimo della ripresa. Mancava ancora mezz’ora e, proprio in virtù del tour de force a cui sono stati sottoposti nei match recenti Callejon e Mertens, si poteva aspettare un po’ di più. Soprattutto non avendo in panchina soluzioni all’altezza a causa dell’infortunio di Milik e la squalifica di Gabbiadini.

Sbagliatissimo poi sostituire Insigne proprio appena dopo che Lorenzino aveva servito un assist al bacio per il gol di Callejon. E quelle palle le sa mettere solo Lorenzino da Frattamaggiore e pochi altri in Italia. Quell’assist poteva essere il grimaldello per far scatenare Insigne e farlo motivare per ritornare al gol dopo il digiuno che dura dall’inizio di questa stagione.

Insomma, un cambio sbagliatissimo per moltissime ragioni. Ma proprio qui entra in gioco il bambino che vive dentro Sarri. Chissà che cosa ha visto Maurizio che non gli è piaciuto di Insigne ed è scoppiato in una proverbiale incazzatura. Non ci ha pensato due volte e l’ha sostituito, di istinto. Non è stata una scelta ragionata, ma puro istinto fanciullesco.

A tutto questo c’è da aggiungere che colui che doveva subentrare era l’ex, Giaccherini. E allora chissà cosa è balenato nella testa del “piccolo” Maurizio: forse il pensiero che la fortuna doveva girare e allora il Giak, da ex, doveva punire per volere divino (di cui abbiamo già parlato diffusamente) gli odiati bianconeri.

Adesso buttare la croce su Sarri che resta il vero artefice della bellezza di questa squadra ci sembra ingiusto. Tutti sbagliano, pure Sarri può sbagliare. Era evidente che, se proprio dovesse uscire qualcuno dal campo, quello era Mertens che ieri ha giocato con una sufficienza e una pretenziosità ai limiti dell’irritante. Tanto più che prima della sosta ci sono ancora due partite e Gabbiadini sarà arruolabile solo martedì in Champions League. Le forze a disposizione sono scarse.

Ad ogni modo, uscendo dal campo, Lorenzo la deve smettere di fare sceneggiate. Ma proprio Sarri non può lamentarsi dell’istintività dello scugnizzo azzurro. Sono due bambini, Maurizio e Lorenzo, che vivono il calcio in modo fanciullesco. Con l’istinto che spesso prevale sulla ragione. Quel cambio è frutto solo di “freva”, rabbia, un “piccio” momentaneo. Si cresce anche da questi errori. Forza Sarri, forza Lorenzo. Vi vogliamo bene lo stesso, sempre e comunque.

Valentino Di Giacomo

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Il mister da "Pulp Fiction"

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Viviamo in un mondo dove tutti parlano di “psicologia”, “autoanalisi”, “conscio” e “inconscio”. Insieme al web, la più grande rivoluzione nella vita quotidiana dell’umanità negli ultimi tre secoli è certamente la psicologia. Il problema è che spesso si abusa di questa scienza. Come gli ipocondriaci sono afflitti dall’idea di avere un qualsiasi genere di malattia, così oggi la stragrande maggioranza delle persone giustifica propri malesseri imputandole a determinate (e indeterminate) condizioni psicologiche. Spesso diventa una sorta di cane che si morde la coda.

La psicologia è una branca importante della scienza e dello sviluppo dell’essere umano. Chi nella propria vita ha subito traumi, dolori o particolari condizioni fa benissimo a rivolgersi allo psicologo. Ma oggi, spesso, vediamo persone che di problemi se ne creano più di quanti ne abbiano. Star sempre a pensare ad un determinato problema, come in un’ossessione, diventa esso stesso un problema.

E’ quanto sta accadendo a Sarri e al suo Napoli. Dopo la sconfitta di Bergamo i giornali si sono concentrati sull’assurda polemica del turn-over e i mancati inserimenti di Rog e Diawara, mentre Sarri ha parlato di “tenuta mentale” “stress psicologico” “abitudine a giocare certe partite ad un determinato livello”. Oltre alla solita tiritera del mister che ogni volta, per togliere “pressione psicologica” alla propria squadra, elogia la Juventus e la sua super-potenza.

A volte però la superficialità, unita ad un pizzico di ignoranza, aiuta tanto nella vita. Chiamiamola “leggerezza”. Star sempre a pensare a ciò che manca, invece di concentrarsi su quello che si ha, può generare sconforto. O, per usare l’abusatissimo termine, può causare un clima di”depressione”. Sarri, appigliandosi ad un deficit mentale dei propri calciatori – come ha fatto a Bergamo – finisce per offrire ai suoi calciatori un alibi (tanto per trattare l’argomento da un punto di vista “psicologico”). Sono ragazzi che dovrebbero scendere in campo e “scatenare l’inferno” invece di stare a pensare ai limiti, alle pressioni o allo strapotere bianconero. Insomma, lo stesso stare a parlarne, non contribuisce a stemperare tensione nei calciatori, ma nel far prendere consapevolezza di limiti che magari non hanno.

Il Napoli ha perso a Bergamo perché ha giocato male. Punto. Non mettiamoci a fare discussioni inutili su turn-over, su Rog e Diawara o su improbabili cali psicologici. La squadra non era motivata abbastanza? Di certo non la si aiuta insistendo sul problema. Ha fatto notizia quanto proprio questo weekend ha dichiarato il tecnico del Torino, Mihajilovic, sul proprio giocatore Benassi. A volte un po’ di rudezza e brutalità non guasta. Il Napoli è secondo in classifica e sarebbe primo se non avesse subito gli assurdi torti arbitrali di Pescara e Genova, conduce saldamente il girone di Champions. Insomma, il Napoli è forte, è una grande squadra e tanti altri tifosi di altri club vorrebbero stare al nostro posto. Smettiamola di arrovellarci su problemi che non esistono. Volevo chiudere con una frase di Freud, ma forse, in questo momento, è meglio citare Tarantino e il suo “Pulp Fiction”: caro Sarri, “Non è giunto ancora il momento di farci i pompini a vicenda“. Parola del signor Wolf, quello che “risolve i problemi”. Quello che fino ad oggi ha fatto proprio il tecnico del Napoli, almeno in campo. Fuori dal terreno di gioco non è il caso di parlare a sproposito di “problemi psicologici” che affliggono chi soffre davvero, non certo un ragazzo di 20 anni che deve giocare a pallone.

Valentino Di Giacomo

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Le dichiarazioni post-partita

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Se ad inizio campionato ci avessero detto che il Napoli dopo 7 giornate fosse arrivato secondo in campionato e a punteggio pieno in Champions League, di sicuro molti di noi ci avrebbero messo la firma, giustamente. Dopo 7 giornate il Napoli ha quattro lunghezze di ritardo dalla Juve. In realtà, senza le assurde decisioni arbitrali di Pescara e Genova, gli azzurri sarebbero a pari punti con i bianconeri. Questo va sottolineato e noi, come abbiamo scritto e motivato, siamo stati con Sarri quando il nostro tecnico ha chiesto un intervento deciso dalla società. Sono decisioni che poi nell’arco di un campionato hanno un peso. Un peso che per adesso è pesantissimo perché essere scippati di ben 4 punti in appena 7 giornate per una squadra che lotta al vertice è un dato quantomeno imbarazzante.

La sconfitta di Bergamo, pur se arrivata da un gol fortunoso, è sicuramente il primo passo falso meritato del Napoli. Ed è la prima sconfitta stagionale, gli azzurri sono stati l’ultima squadra a cadere. I numeri sono numeri e nel calcio hanno la propria importanza. Sono importanti anche i dati emersi fino ad ora: il Napoli per 2 volte non è riuscito a segnare fuori casa, nel bilancio in trasferta ha vinto solo a Palermo, perso a Bergamo e pareggiato contro Pescara e Genoa nei modi che abbiamo detto.

Per ora quello del digiuno di gol fuori casa è soltanto un piccolissimo sintomo. Un sintomo che però Sarri dovrà fare in fretta a curare. Forse è un problema più mentale che tattico. Anche al San Paolo gli avversari vengono a chiudersi, ma tra le mura amiche gli azzurri riescono ad amministrare le difficoltà con più libertà mentale fino a trovare il gol. A Bergamo il Napoli era animato da una fretta che troppo spesso è stata cattiva consigliera: non si contano i passaggi sbagliati, errori tecnici e di misura. Qualche volta si è trattato di errori indotti dalla bravura degli avversari nel chiudersi, tante altre si è trattato invece di errori di tranquillità di cui i ragazzi in campo difettavano. Una tranquillità che ad esempio mostra sempre la Juve, una squadra che gioca assai assai assai peggio del Napoli, ma che difensivamente riesce sempre a concedere poco o nulla agli avversari, fino a quando poi, prima o poi, trova il gol.

La Juve riesce a difendersi bassa. Il Napoli no, ha bisogno di andare sempre a 2000 all’ora per pressare alto in fase di non possesso e far circolare velocemente il pallone in fase di possesso. Ieri, in realtà, la manovra azzurra è stata quasi sempre lentissima. Bravi gli avversari, ma anche poco scaltri noi nel liberarci dal gioco/giogo dell’Atalanta.

Ad ogni modo il Napoli sta messo assai meglio di altre squadre. Chi ieri ha assistito a Roma-Inter avrà potuto godere di una partita molto emozionante, ma assai distante dal calcio che serve in Italia per ottenere risultati. Entrambe le squadre erano lunghissime con le difese in balia delle folate offensive degli avversari. Una gara giocata “a chi segna di più”. Raro da vedere in Italia perché spesso è un modo infruttuoso nel lungo periodo. Insomma non è per nulla un caso che il Napoli abbia la seconda miglior difesa del torneo. Alla pari del Chievo con sei gol subiti, quello stesso Chievo a cui il Napoli le ha date con facilità. Con 5 gol subiti c’è quel Genoa che ci ha imbrigliato a Marassi, ma con una partita in meno da recuperare contro la Fiorentina.

Il digiuno esterno è un piccolo sintomo. Vedremo se Sarri saprà curarlo. Questa settimana senza campionato probabilmente servirà al mister per integrare un po’ meglio Diawara e Rog, fino ad ora gli unici neo-acquisti che non hanno giocato. Diawara potrebbe offrire già una soluzione all’altro piccolo sintomo che sta accusando la squadra azzurra: l’inefficacia altalenante di Jorginho. Quanto a Rog, il ragazzo è un campione da fare, ma che ha già una discreta esperienza internazionale. Quindi ci aspettiamo che presto anche il croato scenda in campo.

Alimentare polemiche oggi, al primo passo falso, è fuori luogo. Registriamo dei piccoli sintomi che sono ben lungi dal diventare una malattia. Forse, come ha detto Sarri, è solo un problema di stress mentale. Lo scopriremo solo vivendo. Per ora, criticare una squadra che dovrebbe essere prima in campionato e che in Champions ha fatto gioco e risultati ci sembrerebbe assurdo. Però, perché un però c’è sempre, oggi sono arrivate critiche a Sarri dal Corriere dello Sport. Il tecnico dice spesso, e anche ieri, che la Juve ha già vinto il campionato e che farà un torneo a parte. Questo è probabile, ma non sicuro. Comprendiamo anche che queste frasi servono proprio per scaricare tensione e pressione sulla squadra. Anche se poi, se si sta sempre a pensare ai traguardi come dei mostri da superare nei videogiochi, spesso poi si ottiene un effetto “paura”. Vincere è difficile, ma il Napoli non deve vedere questa eventualità come un “mostro”. Nessuno ritiene che il Napoli DEVE VINCERE – come ancora urla qualche stolto allo stadio. Il Napoli però PUO’ VINCERE. Ora non possiamo stare tutte le settimane a dire quanto è forte la Juve. Sarri è il tecnico di una grande squadra ed ha grandi giocatori che lui stesso rende “grandi” grazie alla bravura del suo gioco. Qui i meriti glieli diamo tutti. Però ogni tanto cacciare le palle e ammettere questa evidenza non fa male. La vittoria non è un “mostro” dei videogiochi. E’ un’eventualità che solo qualche stolto può pretendere.

Valentino Di Giacomo

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Alla salute vostra

Non esulto per il fallimento di Rafa Benitez, prima a Madrid e adesso con il Newcastle sprofondato nella Serie B inglese con la sua guida. Però per tutti quei sociologi da strapazzo che in maniera così provinciale lo avevano eretto a mito assoluto, tanto da inaugurare una corrente politica tristemente nota come “Rafelitismo”, godo di certo. Si, godo ad ogni arrampicata sugli specchi che fanno per giustificarlo, godo ripensando a quanto scrivevano meno di un anno fa. Dopo Rafa, Napoli sarebbe dovuta ritornare più o meno al periodo mesozoico, un po’ come quando il Crozza-De Luca parla di Salerno prima del suo avvento.

Voglio tranquillizzarvi, rafaeliti belli, a Napoli l’invasione delle cavallette non c’è ancora stata e non si aggirano rane e serpenti per via Toledo. Anzi, è arrivato alla guida dei nostri ragazzi un personaggio magnifico come Maurizio Sarri, italiano, italianissimo, per giunta con natali a Bagnoli.

E’ arrivato Sarri e ci ha fatto vedere il più bel gioco in 90 anni di storia di questa squadra. Siamo arrivati secondi? Forse, vi rispondo. Con le vostre gufate, perché probabilmente domenica guferete contro il Napoli pur di andare contro a Sarri, il risultato non è ancora acquisito.

Non ho mai avuto preconcetti su Benitez. Ho adorato anche il suo gioco, soprattutto al suo primo anno a Napoli. E’ stato, non dimentichiamolo, l’allenatore più titolato che si è seduto sulla nostra panchina. Ho goduto come un matto nel vincere Coppa Italia e quella bellissima Supercoppa schiattata in faccia ai bianconeri nel caldo invernale di Doha. Ho sognato insieme a lui dopo che ho rivisto la mia squadra tornare a giocare dopo 25 anni una semifinale di Europa League. Sono stato dalla parte di Benitez, perché significava stare dalla parte del “mio” Napoli.

E invece no, ad alcuni questo non è bastato. Si è creata una corrente di pensiero, laterale al papponismo, questo rafelitismo che tanto piace alla Napoli provinciale e che guarda ai modelli esteri e stranieri perché fa molto “cool”. “Finalmente una Napoli europea” – dicevano. Dimenticando che Napoli non è una città europea, ma cosmopolita. Prende tutto da tutti e poi lo rielabora, a modo suo, trasformandolo in patrimonio della propria identità. Basti pensare al caffè nato in Arabia, coltivato oggi in Sud America, che diventa qui, a Napoli, l’eccellenza assoluta (almeno per i nostri gusti eh).

Il rafelitismo ha avuto vita facile soprattutto perché poggiava su questo ingiustificato odio verso De Laurentiis. Stare con Rafa equivaleva implicitamente stare contro il “pappone” che non gli comprava i giocatori e non costruiva le famose “strutture” evocate dallo stesso Benitez.

Ebbene, dopo solo un anno, con le stesse strutture, quasi con la stessa rosa, il Napoli è ancora ai vertici. Non ce l’ho con Benitez, a cui auguro le migliori fortune umane e professionali. Ma con chi l’ha idolatrato in maniera così stucchevole si. Non sarà un caso se un giocatore solitamente mite come Hamsik ce l’abbia con lui, non sarà un caso se si contano sulle dita di una mano i calciatori che parlano di lui con nostalgia o ammirazione. Non sarà un caso se Sarri sia voluto così bene da tutti.

L’uomo, prima ancora dell’allenatore. E nessun uomo, da solo, neppure Sarri, può cambiare la storia di una squadra. A parte Lui, Diego, chiaramente. Ma pure Maradona doveva adeguarsi, secondo una certa corrente di pensiero, al volere di Rafa. Volevano sostituire persino il mito maradoniano con quello di Benitez. E, tra l’altro, probabilmente Rafa, uno come Diego, lo avrebbe messo pure in panca. Dal 60′ minuto, chiaramente, in uno dei suoi cambi monotematici, schematici e senza fantasia.

Stappo una bottiglia, brindo alla salute vostra, rafaeliti belli. Nella mente i versi irripetibili e geniali di Ferdinando Russo: ‘o brinnese!

Valentino Di Giacomo 

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La conferenza stampa

Murales per Diego

Sarri nella conferenza stampa alla vigilia del match con il Palermo non ha nessuna intenzione di tornare sulle critiche ricevute da Maradona a inizio stagione, quando la squadra stentava a decollare. “Quello che avevo da dire su Maradona l’ho gia’ detto. E’ stato un idolo e lo rimarra’ per sempre. Puo’ dire cio’ che vuole, io lo adoro sempre“.

Domani ci aspetta una partita difficile contro un avversario organizzato, quadrato e più riposato di noi“. Il tecnico del Napoli tiene alta l’attenzione e non nasconde la sua apprensione per le insidie sia della gara che del turno infrasettimanale. “Il Palermo arriva da due ottimi risultati e sta trovando la giusta strada in campionato dopo un avvio non facile. Hanno un allenatore di ottimo livello – aggiunge il tecnico toscano come riporta il sito azzurro – hanno qualità e forza in rosa e non vengono dal doppio impegno che abbiamo avuto noi in Europa. Anzi, hanno goduto di un giorno in più di riposo ed ho già avuto modo di sottolineare che bisognerebbe fare più attenzione ai calnedari per le squadre italiane che giocano in campo internazionale“.

Dopo 8 vittorie su 9 incontri tra coppa e campionato Sarri si aspetta dal suo Napoli “una grande gara domani. Ad altro non penso. Anzi sono molto preoccupato perchè i turni infrasettimanali nascondono sempre insidie superiori. Noi dobbiamo giocare con la setssa applicazione mentale e lo stesso ritmo imposto a Verona col Chievo. E’ stato un successo importante quello di domenica soprattutto perchè frutto di 90 minuti di costante pressione. Non possiamo adesso avere cali nè mentali, nè fisici. L’obiettivo è dare continuità alle prestazioni. E molto spesso l’aspetto psicologico può essere più importante di quello atletico o tecnico“.

Ci sarà turnover? “Stiamo giocando tanto e credo che prima o poi qualche giocatoe dovrà ruotare, ma per come la vedo io cercherò di non cambiare più di due uomini per volta perchè la squadra ha trovato un suo equilibrio. In Europa molti ragazzi mi stanno dimostrando di essere pronti o di star acquisendo la forma giusta anche per il campionato e quindi ognuno avrà il suo spazio. Per domani dovrò vedere gli ultimi due allenamenti e poi deciderò secondo le mie sensazioni. Higuain è in un momento straordinario, è certamente l’unico titolare sicuro: in attacco abbiamo tanti campioni, ma Gonzalo è un fuoriclasse. Per me ha ancora un 10-20 per cento di margine di miglioramento e se dovesse colmarlo sarebbe un attaccante di assoluto livello mondiale“.

Anche Gabbiadini ha dato risposte importanti ed ha dimostrato il suo valore in Europa: “Gabbiadini a me non doveva dimostrare nulla perchè per me è un giocatore fantastico che io da 2-3 anni reputo un attaccante straordinario. Sono certo che sarà fondamentale per il futuro e che alla fine sarà contentissimo della sua stagione“.

Dove può arrivare il Napoli, per molti è candidata al titolo: “Per me la favorita per lo scudetto è la Juventus. Detto ciò chi parla di questi obiettivi per noi continua ad essere blasfemo. Non dimentichiamoci che poco più di un mese fa io ero un allenatore inadeguato per questa squadra che secondo molti si era indebolita. Quindi così come non ascoltavo nulla prima adesso penso solo alla partita di domani che ripeto sarà molto insidiosa. Voglio una prestazione di intensità soprattutto mentale ed un approccio importante al match“.

Per Sarri il suo Napoli non è ancora al cento per cento della condizione. “Nell’arco di una stagione è già tanto se si riesce a toccare un paio di volte quello che io chiamo il 101 per 100. Per il resto io spero che a noi manchi ancora tanto perchè vorrebbe dire migliorare molto. Il nostro obiettivo è quello di stabilizzarci nell’arco della stagione tra l’80 il 90 e il 100 per cento così da avere sempre una forma vicino al top“, spiega.

Questo momento brillante ha comunque alimentato la consapevolezza della squadra. “Credo che questo gruppo rispetto all’anno scorso sia cresciuto come consapevolezza della propria potenzialità, ha anche scoperto di essere una squadra forte, ma allo stesso tempo è anche a conoscenza dei limiti e dei difetti da limare. Se riusciremo a far crescere le qualità e annullare i difetti allora le potenzialità potranno esprimersi. Però questo, oggi, non lo posso sapere nè io e nè altri. Dobbiamo solo lavorare e pensare alla partita col Palermo“, conclude Sarri.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Napoli e Fiorentina sono probabilmente le due sorprese più liete del campionato. Non per i buoni risultati che stanno ottenendo, trattandosi comunque di due squadre di alta classifica, ma per le proposte di gioco portate da Maurizio Sarri e Paulo Sousa che stanno raccogliendo grandissimi consensi. Domenica alle 15 il Napoli affronta la sorprendente capolista al San Paolo per un match che si preannuncia una vera partita a scacchi tra i due allenatori.

COME GIOCA LA FIORENTINASperando che gli dèi del calcio mi perdonino per quello che sto per dire, la Fiorentina, fatte le debite proporzioni, è una sorta di “piccolo Bayern Monaco”. Chiaro, non dovremo affrontare niente di simile per pericolosità all’armata di Guardiola, ma è palese che Sousa ha studiato a lungo le tattiche del genio catalano rendendosi conto di avere una squadra costruita per giocare in modo simile. I concetti di base sono infatti gli stessi: una difesa fluida che passa da 3 a 4 uomini cambiando fase, due esterni di grande spinta offensiva per creare ampiezza e un centrocampo che modifica la sua disposizione in base a quello avversario mantenendo comunque il principio di avere più fonti di gioco possibile, una prima punta molto intelligente nei movimenti. Il trio difensivo sarà composto da Roncaglia, Gonzalo Rodriguez e Astori con gli ultimi due responsabili della costruzione: la difesa a 3 è particolarmente difficile da pressare e la presenza di due giocatori tecnicamente superiori alla media rende l’impresa particolarmente complicata. Badelj dà equilibrio al sistema col suo dinamismo ma si riserva anche di lanciare lungo, fondamentale nel quale si è scoperto più dotato di quanto sembrava; la transizione sarà comunque basata fondamentalmente sul palleggio suo e di Vecino, con Ilicic pronto a ricevere tra le linee e Borja come sempre responsabile dell’accelerazione della manovra col suo moto perpetuo e la sua intelligenza, mentre Blaszczykowski (se vi sembra facile vi sfido a scriverlo giusto senza guardare) e soprattutto Marcos Alonso si butteranno in avanti per proporsi con dei tagli e dare ampiezza. A Kalinic il compito di aprire spazi per gli inserimenti dei compagni.

COME GIOCHERA’ IL NAPOLI La cosa più difficile contro i viola è iniziare l’azione, perchè il loro pressing altissimo è organizzato in modo da costringere gli avversari sulle fasce e accerchiarli per spingerli all’errore o al limite a buttare via il pallone. Vitale contro di loro sarà non commettere leggerezze perdendo palloni in uscita vista la loro abilità in transizione. Quando sono costretti ad abbassarsi sono comunque capaci di difendere con due linee compatte, ma ci vorrà tutta la qualità del centrocampo del Napoli per fargli abbassare il baricentro: nonostante le scarse abilità dei difensori a difendere con molto campo alle spalle, infatti, il loro primo principio difensivo è sempre accorciare il campo. La chiave per creare pericoli alla porta di Tatarusanu sarà quindi nei movimenti studiati per lanciare in profondità un attaccante: Higuaìn dovrà giocare molto spalle alla porta per ricevere tra le linee e aprire di prima, e anche Insigne ha questo tipo di abilità da “play esterno” (come dimostrano alcuni dei suoi assist sul lato debole per Allan in questo inizio di stagione). In particolare sarà necessaria una grandissima partita di Josè Maria Callejon, che contro una squadra senza esterni alti di ruolo dovrà preoccuparsi meno del terzino avversario e che fa dei tagli esterno-interno senza palla il suo pezzo forte.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuaìn, Insigne.

FIORENTINA (3-4-2-1): Tatarusanu, Roncaglia, Rodriguez, Astori, Blaszczykowski, Badelj, Vecino, Alonso, Ilicic, Borja Valero, Kalinic.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Maurizio "Sarx" alla conquista della Polonia

Come consuetudine eccoci alle pagelle del frizzantissimo gruppo Facebook “Didì, Vavà, Pelé site ‘a uallera ‘e Canè”. Questa settimana è toccato di stilare le graduatorie di Legia Varsavia – Napoli a Giovanni Abbatecola. Una rivisitazione del match in chiave storica che merita davvero gli elogi di Soldato Innamorato!

Alla notizia dell’arrivo del Napoli a Varsavia, vedendo chi li allenava, i polacchi hanno esclamato:” Cazzo! Sono tornati i comunisti!”. La paura è aumentata quando i giocatori di lingua spagnola, Pipita, Pepe, Callejon, Albiol e Lopez, intervistati sulla partita hanno auspicato la vittoria gridando: “Hasta la Victoria siempre!”. A quel punto hanno riposto le immagini di Papa Wojtyla e hanno rispolverato quelle di Lenin e Stalin. Entrato in campo l’allenatore Sarx ha chiesto, chiudendo le dita della mano, alla difesa di stare chiusi, gesto male interpretato dal pubblico che ha risposto con il pugno chiuso. E noi fedeli a questo richiamo rispondiamo: ”Cazzeggiatori di tutto il mondo, UNITEVI!”.
All’ingresso vedendo striscioni e sciarpe tricolori i giocatori napoletani capiscono di giocare fuori casa.
Uno spettro si aggira per il campo… la sfiga di Gentili e Marchegiani!
Un primo tempo accademico e francamente più noioso di Delitto e Castigo di Dostoievskij. Un secondo tempo decisamente più brioso soprattutto dopo il primo goal quando la difesa a “pugno chiuso” polacca si apre di più.
GABRIEL Il compagno portiere praticamente inoperoso per tutto il primo tempo (un’uscita al 32° e qualche parata facile sui tiri dei troppo scarsi attaccanti polacchi) ne approfitta appoggiandosi al palo per rivedersi comodamente “Il Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels. Nel secondo tempo un po’ di lavoro in più in quei 10 minuti di sfuriata dei polacchi dopo il goal del Napoli. Esce e da sicurezza. VOTO: 6.5
KOULIBALY Impone il suo fisico sugli attaccanti avversari. La sua fisiologica cazzata quotidiana la fa al 15° passando indietro un corto pallone al portiere. Ma è un vero e proprio muro contro cui vanno a sbattere i pur atletici e fisici attaccanti polacchi. VOTO: 6.5
CHIRICHES Gioca con personalità e pressa alto sugli attaccanti. Al 57° interviene da dietro su un attaccante avversario impedendogli una facile conclusione. Più sveglio e reattivo dell’ebetino Albiol. VOTO: 7
GHOULAM Buone le sovrapposizioni con Maertens sulla sinistra e sempre ben posizionato in difesa. Salta l’avversario più spesso di Maertens e si propone più del collega dell’altra fascia. VOTO: 7
MAGGIO Azzecca un cross rasoterra al 14° che diventa una pericolosa palla vagante in area che Maertens non riesce a trasformare. Gioco accademico e davvero al minimo del salario. I suoi cross sono in realtà degli eventi-cross. La cosa più riuscita è un autopalo al 58°. VOTO: 6 (per la fascia di capitano).
DAVID LOPEZ Non solo svolge un ottimo ruolo di incontrista, spesso bloccando le azioni già nella metà campo avversaria, ma tira almeno tre volte da fuori (27° dopo fraseggio Callejon /Maertens, 50°e 65°). Sempre presente sul centro sinistra, merita un bel VOTO 7
ALLAN Quei due goal mangiati in contropiede meritano una punizione: assistere ad un film polacco con sottotitoli in Cecoslovacco! Ma è stato davvero forte: disponibile al cross a sinistra (ne ha fatti più di Maggio), propone gioco e secondo me è fra quelli che tocca più palle (e non facciamo i soliti sarcastici commenti!). VOTO 6.5
VALDIFIORI Meglio, decisamente meglio delle altre volte. Nel primo tempo troppo accademico e timido, anche se inventa un bel lancio al 22° per Callejon che non controlla in area. Nel secondo tempo cresce specie dopo il primo goal chiamando gli schemi con personalità e facendo più lanci lunghi. Promette bene, forse ha solo bisogno di un po’ più di fiducia. VOTO 6.5
CALLEJON Il migliore in campo per lucidità, agilità e determinazione. Suo il cross per il goal di Maertens al 52°. Innesta un contropiede al 70° e lancia Allan verso la porta tutto solo al 74°. Tutt’altra cosa rispetto al fantasma dello scorso anno. VOTO: 7.5
MERTENS Non mi è piaciuto. Ha saltato poco l’uomo, ha avuto due ottime occasioni nel primo tempo non trasformate (al 14° su evento-cross di Maggio e al 17° su lancio da punizione di Valdifiori). Ma il goal è suo e merita un VOTO 6 (anche per un aggancio da acrobata del calcio al 60°)
GABBIADINI ha fatto un lavoro sporco, spesso di spalle alla porta, difendendo con i denti il pallone facendo salire la squadra e procurandosi una quantità industriale (da vero operaio) di punizioni. Poche conclusioni in porta e tutte nel secondo tempo. VOTO 6.5
EL KADDOURI Entra al 71° per Maertens e dimostra quanto è cresciuto sia come personalità che come qualità. Un paio di passaggi infiltranti in area e un bello scambio con Higuain. Gioca nella posizione di Maertens e non come tre quartista. VOTO 6.5
CHALOBAT non trovate che assomigli a Little Richard? SV
HIGUAIN Il mio “dulcis in fundo”. In una serata proletaria l’unico lampo di Capitalismo! Un goal di lusso per la globalizzazione del calcio. Forse non sarete d’accordo ma il VOTO 8 mi viene spontaneo.
SARRI Se fai giocare bene una squadra con un turn-over così vuol dire che gli schemi li ha spiegati bene. Bene Compagno Sarri, ora possiamo avanzare compatti per la rivoluzione proletaria… ehm, scusate forse sto esagerando! Tornando a noi, il dubbio non è mai stato se il Napoli avesse vinto la partita, ma con quanti goal l’avrebbe fatto. VOTO 7,5
E lasciatemi alla fine dare al pubblico polacco un VOTO DUE… PALLE COSI’!!! N’ hannn stat zitt nu moment! M’ann fatt na capa accussì!!! E che cazzoski!
Beh statev buon.

Giovanni Abbatecola

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