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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nel giorno contro la violenza sulle donne, l’insensibile Koulibaly abusa con la sua enorme capoccia nera della vecchia signora. Kalidou sventra la Juventus come una scatoletta mettendo a nudo tutti i difetti della squadra di Allegri. Il Fato stavolta ha sorriso agli azzurri, la notizia, assai più di altre, è questa. Come nel giochino delle sliding-doors poteva andare molto diversamente, sarebbe bastata un’altra deviazione di testa, quella di Callejon sulla punizione di Pjanic che ha portato il pallone a lambire l’esterno del palo, con Reina immobile e praticamente battuto. Resterà l’unico tiro verso la porta dei bianconeri in una partita giocata meravigliosamente dai due centrali napoletani che hanno tenuto la linea altissima per l’intera gara. Un successo alla fine meritato, ma chissà quali sarebbero stati i commenti se il Napoli non fosse riuscito a passare in vantaggio grazie alla capocciata del suo colosso d’ebano. Forse, come nella gara contro il Chievo, quando i ragazzi azzurri erano sotto di un gol, sarebbero ripartite le solite litanie: chi contro il “pappone”, chi nei riguardi di Sarri e magari contro Insigne che, ricordiamolo, al San Paolo fu persino fischiato appena due settimane fa. Sembra trascorsa un’era geologica e invece sono passati appena 15 giorni. 

Le critiche sono belle quando sono costruttive, oggi, anche grazie all’effluvio dei social, siamo invece costretti a subire racconti distorti. Persino adesso, dopo una vittoria così importante, c’è chi ancora si ostina a dare addosso al presidente De Laurentiis: non potendo altro, basta andare a leggere i commenti al suo tweet di ieri sera, stavolta qualche testa gloriosa lo accusa di non essere andato a Torino al seguito della squadra. Ovviamente sarebbero stati gli stessi che se il presidente fosse andato allo Stadium, magari osando finanche di rilasciare dichiarazioni in tv, avrebbero spianato i fucili. 

Il Napoli ha riaperto un campionato che sembrava chiuso per volere Divino quando Dybala a pochi secondi dal fischio finale segnò la rete decisiva a Roma contro la Lazio. Poi noi perdemmo in casa con i giallorossi prendendo il primo gol su una deviazione oltremodo beffarda di Mario Rui. Ora il trend sembra essersi invertito, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato questo folle, matto, avvincente campionato è che tutto può cambiare sulla scia di pochi episodi. Restano quattro partite e gli azzurri sono chiamati a fare 12 punti. Basteranno o meno non ci saranno rimpianti. La pressione ora è tutta sui bianconeri che dopo l’eliminazione dalla Champions e l’indecente post-partita fatto di “stupri” e “insensibilità”, rischia di capitolare anche in campionato. Non aspettiamocelo come se fosse logico, se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato è che la Juve nei momenti di difficoltà ha le forze e determinate complicità invisibili per riprendersi e restare a galla. Non celebriamo funerali prima di vedere il cadavere. Il leone è sicuramente ferito, ma non è morto ed è quindi capace ancora di sferrare zampate dentro e fuori dal campo. 

Al netto dei difetti, dei peccati veniali della società e di Sarri, ora è solo il momento di ringraziare tutti. Anche i tifosi che hanno fatto comprendere al mondo intero l’importanza che avrebbe un titolo in questa città. I caroselli prima e dopo la gara sono stati il segno tangibile di una passione popolare che non esiste in Europa. Per vedere scene simili forse bisogna scavalcare l’oceano e fare capolino in qualche città argentina o brasiliana. Un entusiasmo, stavolta, che sembra però imperniato – paradossalmente – anche da tanta razionalità e consapevolezza. 

Napoli e il Napoli – nonostante il racconto prevalente sui media italiani – non sono più una Cenerentola e non si vive più giocandosi i numeri al Lotto interpretando Smorfie e sogni. C’è una città che, ad esempio, batte tutti i record di presenze turistiche grazie finalmente ad un approccio progettuale alla valorizzazione delle proprie bellezze. E c’è una società che ormai da quasi un decennio è una realtà italiana ed europea grazie alla forza della programmazione. Oggi i napoletani hanno capito che si possono pure vendere Lavezzi, Cavani o Higuain se si ha una struttura in grado di supportare un progetto. Prima Benitez e poi Sarri hanno incarnato un modello di calcio e di gioco invidiato ed apprezzato in tutta Europa. Eppure c’è chi si ostina ancora a parlare di “fortuna”. Fortuna, casomai, è quell’incornata di Kalidou al momento giusto. Dieci anni ad alti livelli non si inventano invece per volere della Dea Bendata. Questo tutti dovrebbero ricordarlo. Sempre. Anche se quel Sogno, così tremendamente bello, non si avverasse. Soprattutto se non si avverasse. I Masanielli lasciamoli alla storia antica. La città dimostri di essere all’altezza della sua squadra, le sceneggiate lasciamole alla gloriosa tradizione delle tavole da palcoscenico. Non si può tornare più indietro: fuori e dentro il campo. Napoli Capitale, questa è la sua vocazione che grazie al calcio sta ritornando restituendo consapevolezza di sè. Masanniello è crisciuto.  

Valentino Di Giacomo  

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Le parole del presidente

Non si può non parlare di Real Madrid solo per il campo, lo abbiamo già fatto, ma ci sembrava impossibile non dedicare anche uno spazio alle parole che ieri De Laurentiis ha detto nel post-gara (Qui il video). Anche qui, come per la gara, c’è chi la vedrà in un modo e chi in un altro. Io ci ho visto tutto il meglio e tutto il peggio che sa regalare questo imprenditore che non abbiamo ancora capito se quando dice certe cose lo fa perché “ci è” o “ci fa”. Nel dubbio, dobbiamo prendere con le molle tutto quanto.

1)Il peggio è sicuramente quel provincialismo ostentato che non fa onore al presidente, al suo club e alla nostra città. Ma si può andare in tv dopo Napoli-Real Madrid (NAPOLI-REAL MADRID) e parlare degli spagnoli che hanno goduto del catering messo a disposizione dal Calcio Napoli? Immagino la scena e mi torna alla mente il film di Totò quando parla “dei famosi antipastini di mia moglie“, immagino gli spagnoli che mangiano con le posate legate con una catena al tavolo. Frase certamente detta per mettersi all’altezza del Comune che FINALMENTE ha ristrutturato i cessi nella tribuna stampa. Ma ha senso dirlo in tv? E’ stata la cosa peggiore dell’intera intervista.

2) C’è invece del bene e del male nelle parole contro i “giornali del nord”. De Laurentiis non ha fatto altro che raccontare un’evidenza: ci sono grandi poteri in Italia che non vedono di buon occhio l’ascesa del Napoli. Il presidente ha denunciato solo un’ovvietà. Un’ovvietà che però a questo punto nasconde una debolezza: certifica che il Napoli non conta nulla nei palazzi del potere e l’unico modo che ha per contare è portare dalla propria parte i propri “consumatori”, i “clienti”. Una specie di ritorsione (vedere il discorso sulle vendite in Campania della Gazzetta) nei confronti di questi poteri. Se da un lato piacciono le parole alla “Masaniello” di De Laurentiis, dall’altro certificano l’impotenza all’interno del sistema del presidente. Un dirigente di un’altra squadra quelle uscite in pubblico non le fa, resta in silenzio e poi, con accurate tecniche di moral suasion, prova a portare dalla propria parte i personaggi che contano all’interno dei “Palazzi”. Ma assistiamo, ancora una volta, ad una totale assenza di diplomazia.

3) De Laurentiis ha fatto bene nel continuare a recitare “la parte” del Napoli vittima di tutto e tutti. Lo aveva fatto contro la Rai per il caso telecronaca, lo aveva fatto contro gli arbitri dopo l’assurda direzione di Valeri in Coppa Italia contro la Juve e ha fatto bene ormai a tenere questa posizione. Se deve essere guerra, che guerra sia. L’importante ora è che si continui. Non sappiamo se sarà una buona strategia, ma sarebbe ancor peggio se (come purtroppo spesso è accaduto) mollasse la presa. In comunicazione anche difendere ostinatamente una posizione (giusta o sbagliata che sia) è sempre fruttuoso nel lungo periodo. Magari fidelizzi al tuo pensiero solo un piccolo gruppo di persone, ma la tua posizione da “probabile” diventa una “verità”. Quindi ora il presidente non ci deluda e continui tutte le volte che può nel recitare la parte di Masaniello. Qualora non lo facesse sarebbe un autogol gravissimo dal punto di vista comunicativo ancor peggio di alcune delle sue uscite infelici.

4)Proprio ieri non c’entrava una mazza il discorso del “Lavali col fuoco”. Se il presidente aveva qualcosa da dire doveva farlo sabato scorso contro la Roma quando quel coro schifoso è stato cantato più volte. De Laurentiis era allo stadio, dopo la gara avrebbe dovuto scendere negli spogliatoi e aprire il caso. Perché nella comunicazione i tempi sono più importanti dei contenuti. E l’autogol delle parole dopo la gara di Madrid sono frutto proprio dell’errato tempismo.

5)Capitolo Malfitano. Non so se il giornalista della Gazzetta sia juventino o meno. Ad ogni modo un giornalista fa il giornalista e non si è più bravi o più credibili se si tifa per una squadra o per un’altra. Se De Laurentiis vuole attaccare la Gazzetta e Malfitano non usi questi trucchetti, tanto più che l’auto del collega è stata bersagliata nei giorni scorsi da ignoti teppisti (la solidarietà umana e personale non viene meno neppure da noi). Detto questo, si può fare di Malfitano un martire, ma non certamente un santo (come pure qualche collega ha cercato di fare). Se De Laurentiis vuole criticare Malfitano lo faccia per come il giornalista svolge il proprio lavoro, non perché questi tifa per la Juve o per il Napoli. Del resto non ci vuole tanto per fare le pulci a Malfitano. Uno che lo scorso anno dopo 3 giornate criticava gli acquisti di Hysaj, Allan e Valdifiori e, SOPRATTUTTO, diceva che con Sarri il Napoli non sarebbe andato da nessuna parte. Beh, i fatti lo hanno sonoramente smentito. Malfitano è colui che dopo Juve-Napoli di Coppa Italia, tanto per muovere una critica come fa la gente che parla per far prendere aria alla bocca, scrisse che Sarri avrebbe dovuto impiegare Allan. E Allan era infortunato. Commenti che uno si aspetterebbe di ascoltare al Bar dello Sport il lunedì mattina sorseggiando un cappucciono. Altro che Gazzetta dello Sport. Insomma, di episodi particolari per criticare Malfitano ce ne sarebbero a volontà. Ma usare l’arma del tifo non è un comportamento da grande società. Anzi, è un comportamento che non ha senso se non quello di fomentare odio verso un personaggio attraverso trucchetti indegni.

6)Ecco, la sensazione finale è che il presidente di una grande società non vada in tv a fare certe dichiarazioni. C’è un provincialismo, una pressapochezza che non depongono a favore del presidente. Eppure il club ha i conti in ordine e la squadra è formata da grandissimi giocatori che da 7 anni giocano stabilmente in Europa. Sono i ragazzi che hanno messo paura al Real Madrid. Ma tutto questo non fa una grande società. Soprattutto nell’era della comunicazione. In sintesi: bene Aurelio, ma male Aurelio. Forse sarebbe il caso di assumere uno speaker in questi casi come funziona per le alte cariche politiche. Ieri il presidente ci ha ricordato che di margini per crescere ne abbiamo ancora. Assai più che in campo perché becchiamo due gol su calcio d’angolo.

Valentino Di Giacomo

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