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mario merola

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Quando si parla del re della sceneggiata a Napoli il pensiero di (quasi) tutti si rivolge immediatamente a Mario Merola. Lui, ma soprattutto i suoi film, hanno senz’altro il merito di aver portato la sceneggiata oltre i confini della cultura Napoletana. Eppure il re non è stato sempre lui e forse, almeno secondo tanti, non lo è ancora oggi.

Parte proprio da qui La Sfida di Riccardo Rosa, da un sottotitolo che affronta l’antonomasia e cerca di ristabilire una situazione universalmente riconosciuta, almeno fino a qualche decennio fa: Pino Mauro è il re della sceneggiata.

Il libro è un romanzo biografico che ricostruisce la vita del cantante napoletano attraverso frammenti, tasselli all’apparenza disordinati, che vanno a comporre la storia affascinante e coinvolgente della voce di Villaricca.

La Sfida racconta la storia del re della sceneggiata viaggiando su tre binari paralleli: le donne (parlare di amori sarebbe troppo limitante), la vicenda giudiziaria e la carriera artistica. Dall’intreccio di questi tre percorsi narrativi viene fuori un libro che racconta non solo Pino Mauro, ma almeno mezzo secolo di Napoli. Difficile anche solo accennare ai tanti aneddoti e alle storie riportate nel libro senza anticipare nulla ai lettori (o spoilerare per dirla in modo webfriendly), ma basti citare gli incontri che vanno da Sergio Bruni a Gambino, da Carmelo Bene a Frank Sinatra per capire che quella di Pino Mauro non è una storia qualunque.

La Sfida non è solo una canzone, non è solo il titolo del libro, la sfida è forse l’intera esistenza di Pino Mauro che con una determinazione che a volte sfiorava la sfacciataggine ha sempre affrontato la vita a viso aperto. La sfida inoltre è anche quella di Riccardo Rosa, l’autore, che romanza, ma non inventa, offrendo una narrazione appassionata, senza mai scadere nell’esaltazione o peggio ancora nell’adulazione. Tutto ciò rende il libro avvincente e godibile anche per chi, come me, conosce pochissimo il protagonista, se non per un paio di modi di dire*.

Riccardo ricorda un po’ Furniculì Furniculà sul finale di No, Grazie! Il caffè mi rende nervoso, quando si rialza dopo gli spari a salve dei poliziotti ed esclama “Coccos’ a dicer’ contro ‘a sceneggiata?“anche se l’autore non ha nulla in comune né con Lello Arena (Riccardo per fisico e colori è palesemente figlio della Napoli normanna), né con Giuffrida, la sua difesa non è infatti oltranzista e ideologica, ma documentata e coinvolgente.

Paolo Sindaco Russo

*Anche dopo aver letto il libro l’origine dell’espressione “Stamm’ io e Pino Mauro” Rimane un mistero

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Spesso i critici musicali, con accostamenti anche forzati, hanno il vizio di avvicinare i protagonisti della musica italiana ai grandi della musica internazionale.
Quante volte abbiamo sentito dire che De Gregori è il Dylan italiano ( anche se a mio avviso l’unico italiano capace di emulare il grande Bob è Edoardo Bennato )? Altre volte ci hanno raccontato che i vari Morgan, Gazzè e Canzian sono la risposta italiana a Sting ( con cui hanno in comune il solo fatto di essere cantanti bassisti). Ed in questi casi a Sir Gordon è andata sicuramente meglio di quando, per doti vocali, gli hanno avvicinato Nek e Antonacci. Per non parlare dei parallelismi tra Ligabue e Springsteen, Baglioni e Gabriel, Zucchero e Joe Cocker, De Andrè e Cohen.
Diciamolo subito i parallelismi musicali sono una grande fesseria. Un modo semplicistico per definire universi spesso complessi e controversi, un tentativo di dribblare l’ascolto attento dell’attività di un artista, limitandosi ad appiccicare un’etichetta, un avatar. Lo sport preferito della peggiore casta giornalistica italiana, quella dei critici musicali, in assoluto i più presuntuosi, ignoranti ed incompetenti del mondo occidentale.
Detto questo, per una volta voglio vestire i panni del Luzzato Fegiz o della Venegoni della situazione e, per gioco, trovare anch’io 10 parallelismi improbabili ( o forse no ) tra grandi protagonisti della musica italiana e alcuni dei maggiori esponenti della musica napoletana contemporanea.

1) “Il Baglioni napoletano”. Sicuramente Gigi D’alessio farebbe carte false per questo appellativo, che spesso si è autoattribuito. Ma se c’è un grande napoletano che merita il paragone con il “Divo Claudio” è invece Nino D’Angelo. In comune hanno l’essere partiti da “‘nu jeans e ‘na maglietta/Questo piccolo Grande Amore”, “Pop Corn e Patatine/ Passerotto”, aver trovato giovanissimi il successo e non essersi fermati. Si sono messi in gioco, hanno vinto e puntato di nuovo quello che avevano guadagnato, rischiando di perdere tutto. Hanno scommesso e investito su stessi, alzando sempre l’asticella, raggiungendo con il lavoro e le capacità traguardi impensabili. Eterni ragazzi la cui musica non ha tempo.

2) “Il Sergio Endrigo partenopeo”. A fregiarsi di questo titolo è sicuramente il maestro Enzo Di Domenico. Temi, atmosfere, poesia sono simili. Il più introspettivo e crepuscolare dei cantautori italiani ed il più malinconico e profondo autore della canzone napoletana degli ultimi 30 anni.

3) Gigione è sicuramente il Raoul Casadei della Canzone napoletana. Allegria, balli, famiglia, amore, amicizia, doppi sensi. Filo diretto con il pubblico. Al pari dell’illustre collega romagnolo, il menestrello di Boscoreale vive in tournee. Si dice che spesso siano stati visti esibirsi lo stesso giorni in tre posti diversi.

4) Ecco stavolta voglio appropriarmi di un paragone già fatto e con cui mi trovo decisamente d’accordo. Per questo non ho remore a violare anche un’altra delle regole che mi ero imposto, omaggiando la grande Giulietta Sacco, l’Amalia Rodrigues italiana. Spesso dimenticata e sottovalutata è sicuramente la più importante esponente femminile della canzone napoletana dal dopoguerra ad oggi.

5) Tommy Riccio è l’irregolare dei cantautori napoletani, il “Califano” dei Neomelodici. Scomodo, senza filtri, a tratti geniale.

6) Rocco Hunt è ovviamente il Jovanotti partenopeo. I motivi di questo accostamento sono meno ovvi di quanto possiate pensare. Non è il rap ad accomunarli (nessuno dei due è un vero rapper), ma l’aver raggiunto un successo al di là dei propri effettivi meriti. Duettano con i grandi, godono di buona stampa, con grandi appoggi discografici. Per carità ragazzi simpatici, allegri, carismatici, ma musicalmente…

7) Gigi D’alessio rappresenta per la musica napoletana quello che Zucchero è per la musica italiana. E non chiedetemi il perché…

8) Franco Ricciardi è l’Eros Ramazzotti di Secondigliano. Il più international Pop dei neomelodici napoletani. Entrambi sempre sulla cresta dell’onda, forti di un pop in apparente evoluzione, ma sostanzialmente immutabile.

9) Nessuna affinità vocale, ma ad accomunarle è il ruolo di regine incontrastate delle rispettive scene musicali negli ultimi anni. Da una parte Laura Pausini dall’altro Maria Nazionale. Negli ultimi anni l’artista torrese si è tolta parecchie soddisfazioni, dalla nomination al David di Donatello alla partecipazione a Sanremo, dal tributo a Cesaria Evora alla collaborazione con De Gregori.

10) ‘O rre è semp ‘o rre. Mario Merola sta alla musica napoletana del dopoguerra come Claudio Villa alla musica italiana. Monarchi incontrastati, per atteggiamenti, carriera, repertorio. In un modo o nell’altro hanno condizionato ciò che è venuto dopo. Termini di paragone imprescindibili, idoli da adorare o totem da abbattere. Come spesso accade ai grandi, capaci di scatenare sentimenti contrastanti, ma mai indifferenza.

Giuseppe Ruggiero

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Concetta Mobili

Prima o poi ci passano tutti: non c’è età, religione, ceto sociale, titolo di studio, etnia o fede sportiva che tenga… Se devi arredare casa, ma anche se non devi, almeno una volta nella vita ti troverai a scoprire come si vive in 22 metri quadri, a rubare matitine e a chiederti se lo sgabello Krǘtto stia bene vicino alla consolle di fine 700 ereditata dalla bisnonna.
Un tempo era diverso, un tempo c’era lei, la regina del mobile, a presentarti i suoi mobili in televisione, e non su un freddo catalogo o su un sito internet senza sentimenti, lei Concetta Mobili, la mamma di tutte le spose della Campania e dintorni ti mostrava tutti gli arredi disponibili e invitava grandi cantanti durante la trasmissione.
Io, vittima di una moglie Ikea dipendente, ho voluto elencare i 10 motivi per cui era meglio quando c’era Concetta Mobili e non gli svedesi fanatici della brucola.

1) Il Vigile Luminoso uscita Caserta Nord C’è stato un tempo in cui se se sentivi TomTom cercavi di ricordarti il personaggio di quale cartone animato fosse e con “Navigatore” si intendeva il tipo  seduto nei rally vicino al pilota e che non si è mai capito a che serve, la gente guidava seguendo i segnali stradali e chiedendo informazioni. Concetta si inventò una cosa geniale: un enorme Vigile Luminoso all’uscita  Caserta Nord ti indicava la retta via. Ikea ha degli orrendi cartelli giallo su nero. Non ha un vigile luminoso, andava bene anche se svedese.

2) Teatrino di Concetta – Oltre ad avere ospiti di tutto rispetto come Pino Mauro e Mario Merola, negli ultimi anni la compianta regina del mobile aveva organizzato un vero e proprio teatro all’interno del Negozio dove poter vedere i grandi maestri della sceneggiata. Da Ikea avete mai visto uno spettacolo di Pino Mauro? Io non ho mai visto neanche gli Abba o gli Ace of Base.

3) Occasioni vere – Siete mai stati nell’angolo delle occasioni di Ikea? Mobili con pezzi mancanti, sedie scassate, materassi macchiati, lumi scassati… In poche parole fetenzie a prezzi elevati. Sarà che la roba buona viene venduta subito ma alle volte si trova qualcosa in condizioni migliori più facilmente scavando nella monnezza che in quell’angolo. Da concetta mobili l’occasione c’era sempre perchè “Care mamme e care spose il prezzo lo fate voi

4) Arabola vs Betulla L’odore del truciolato di betulla ha sostituito anche “l’odore delle case dei vecchi”. Fino all’era del pre-Ikea la betulla era come il Sushi o il Ginseng, adesso probabilmente è più presente di pioppo, pino o abete nelle nostre case. Ovviamente in truciolato impastato con non si sa bene cosa. Invece i mobili di Concetta, oltre ad essere costruiti con il legno delle migliori scelte, potevano essere in Arabola (o Arabla, o arab’la). Nessuno sa bene cosa sia l’arabola ma nelle trasmissioni di Concetta veniva nominata spesso, e visto che nessuno sa cosa sia sicuramente stiamo parlando di un materiale esclusivo e raro.

5) Trasporto – quando vai da Ikea nonostante ti venga offerto il servizio di trasporto e montaggio tu, uomo del sud tutto orgoglio e testosterone, non puoi fare figure di merda con tutta la famiglia: anche se hai una smart devi infilarci dentro i due letti matrimoniali a baldacchino, le marmellate di frutta rossa non ben precisata, il pacco da 50 candele che non servono manco al campo santo, due bustoni di cazzate inutili, una sedia a dondolo che “costa solo 50 euro è carina”, tutta le famiglia e le patatine alla cipolla da mangiare mentre guidi. “Tiro avanti il sediolini, e tolgo il ripiano del portabagagli, po’ e criatur se metton’ ngopp e scatoleNel parcheggio di Ikea è sempre bello vedere padri di famiglia che guardano la macchina con cofano e sportelli aperti cercando di capire come fare… E non parliamo del montaggio. Da Concetta il problema non si poneva, trasporto e montaggio a carico suo e passava la paura.

6) Regali di matrimonio – Prova ad andare da Ikea e dire “Ciao, se mi sposo mi date la limousine e la macchina scappottabile che mi porta in chiesa, Mario Merola che canta l’Ave Maria al matrimonio e il servizio fotografico di Fotocine Belvedere in omaggio?” Credo che nella migliore delle ipotesi la risposta sia una telefonata alla Neuro. Da Concetta Mobili la risposta era “SI” e magari ci aggiungeva anche qualche altra cosa.

7) Ti offriva un cafè – Da Ikea puoi comprare di tutto, dal salmone alle marmellate, dalla colazione inglese alla cena macrobiotica, passando per la merenda bio e il pranzo mediterraneo. Puoi comprare Salmone o salame di alce, marmellate esotiche e biscotti allo zenzero… ma non puoi comprare la socialità di 4 chiacchiere sorseggiando un buon caffè. Concetta invece in televisione non cercava di vendere i mobili, ma ti invitava da lei a prendere un caffè, perchè un caffè non è (solo) un energy drink, ma una scusa per stare insieme.

8) Rate senza busta paga –Con la busta paga o senza busta paga, il prezzo lo fate voi, ce mettim’ d’accordo perchè le mie spose anna ascì cuntent’ Invece il freddo cuore degli svedesi non si piega neanche davanti a una giovane sposa che vuole coronare il suo sogno d’amore, busta paga, controlli e documenti per la finanziaria sono necessari e il prezzo è solo quello indicato.

9) Dritto alla meta – Se devi comprare che ne so, un divano, da Ikea devi comunque fare tutto il persorco espositivo del primo piano: divani, poltrone, divani letto, salotto, ufficio, camera da letto, cucina e infine camarette. Il risultato è che tua moglie che aveva giurato di non perdere tempo riempie il bustone giallo di cose inutili e tuo figlio si sente autorizzato a fare altrettanto. Il piano terra poi è ancora peggio. Quando va bene spendi il doppio del previsto, hai buttato mezza giornata e hai raddoppiato la quantità di cianfrusaglie inutili in casa. Da Concetta no, guardavi quello che volevi e prendevi quello che serviva, al massimo Concetta bella ti regalava qualcosa.

10) Maradona – per noi soldati innamorati il 10 è e sarà sempre Lui. Diego una volta ha indossato la maglietta della Svezia, ma siamo sicuri chre fra i due mobilifici sceglierebbe Concetta, e se un giorno avrò l’onore di intervistarlo, probabilmente glielo chiederò, e sono certo che mi risponderà mostrandomi il suo splendido soggiorno in Arabola.

Paolo Sindaco Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Chiamateli dramma musicali, sceneggiate cinematografiche, musicarelli napoletani, in ogni caso i tanti film che, tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, videro protagonisti cantanti e stelle della scena melodica partenopea, hanno finito col dare vita ad un genere autonomo, con le sue regole, i suoi topos e la sua dignità. Per questo è inutile che fate gli snob, fingendo di cadere dalle nuvole, siamo sicuri che, almeno una volta, anche voi vi siete lasciati catturare dalla magia di questi lungometraggi, apparentemente di poche pretese. Gli ingredienti erano semplici: isso (il cantante melodico o in seguito neomelodico), essa ( una bella ragazza con cui il protagonista ha un amore contrastato), o malamento/malamenta (spesso un attore importante anche bello ma che soccombeva di fronte al fascino dei vari Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla, Pino Mauro oppure un’appariscente attrice che cercava di traviarli ).

Aggiungiamo una splendida Napoli sullo sfondo, una coppia comica e un pugno di grandi caratteristi, di cui era ricco il nostro cinema di quegli anni, ed il gioco è fatto. Dite che vi ricorda qualcosa? Infatti, come con la sceneggiata, con loro abbiamo sognato, pianto, riso, ci siamo emozionati, abbiamo palpitato e sospirato soddisfatti, quando la giusta punizione raggiungeva finalmente “o fetente” oppure quando i protagonisti si riappacificavano e ritrovavano.
Abbiamo perciò provato a fare un elenco dei 10 indimenticabili musicarelli napoletani

1) “Pover’ ammore”. Questo film del 1983 descrive mirabilmente l’emozionante e pedagogica parabola umana del protagonista, un convincente Carmelo Zappulla, il quale incontra Lisa, bella e affascinante, per la quale abbandona casa, moglie e figli, macchiandosi di azioni delle quali non si sarebbe mai creduto capace. Per fortuna ad un passo dalla rovina definitiva, la sua bambina riesce a ricondurlo alla ragione.
TAG: rovinafamiglie

2) “I figli non si toccano”-1979. Una banda di marsigliesi arriva a Napoli per sfidare Don Raffaele Sapienza (Pino Mauro), un contrabbandiere capo della “guaglioneria” napoletana. Gli infami uccidono uno dei suoi uomini in mare durante un conflitto a fuoco e per di più, rapiscono un bambino, figlio della sua ex donna. ‘O masto, con l’aiuto di una sorta di corte dei Miracoli raccattata tra chi vive ai limiti della legalità, si scatenerà e sgominerà gli avversari francesi.
TAG: ‘nfamità

3) “Celebrità” del 1981 è il primo e sicuramente il più significativo episodio della premiata ditta D’Angelo/Grassia. In questo film ci sono tutti gli ingredienti del genere: il giovane cantante che viene dalla gavetta, la malafemmena che lo allontana dagli affetti veri e semplici (la prima fidanzata e la mamma), portandoselo in quel luogo di perdizione chiamato Posillipo, grandi caratteristi (Crispo e la Sollazzo), la coppia comica ( i Fatebenefratelli), la tragedia finale ( la madre in fin di vita) prologo alla redenzione.
TAG: la sbandata

4) “La pagella” del 1981 è sicuramente il più polizziottesco dei musicarelli drammatici Napoletani. Infatti a Mario Trevi, il meccanico Salvatore, che perde tragicamente il figlio Gennarino durante una rapina, si affianca uno dei grandi interpreti del genere, il bravo attore francese Marc Porel, nei panni del commissario di polizia. I due sono amici nemici: il primo cerca vendetta, l’altro giustizia. E pensare che tutto era partito da un momento di gioia: Gennarino che porta una pagella di tutti 10, regalando soddisfazione ai suoi umili genitori. Il padre come premio lo porta in gioielleria a comprare un orologio d’oro e qui vanno incontro al loro triste destino. Momento topico del film: Salvatore che porta alla moglie la notizia del proprio figlio. ” Assù ( pausa)…Assù( altra lunga pausa)…Assù…Gennarino ( pausa lunghissima)…Assù Gennarino è muort'”.
TAG: traditor’

5) “O motorino”– 1984 Un meccanico che vive di espedienti e trucca i motorini, vorrebbe cercare fortuna come cantante. Purtroppo, entra in un brutto giro e va in carcere. La moglie, che aveva abbandonato il figlio da piccolo, per riconquistarne l’amore, gli regala un motorino. Il ragazzo avrà un terribile incidente e lotterà contro la morte. Ma, come spesso accade in questo genere di film, la circostanza dolorosa farà riavvicinare la famiglia, Film che contiene tutti gli ingredienti tipici del genere, le voci di Mario e Sal Da Vinci ( padre e figlio anche nella realtà ), l’avvenenza della malafammena Eleonora Vallone, la comicità di Crispo Sollazzo e dei Fatebenefratelli ed un cameo di Nunzio Gallo.
TAG: redenzione

6) Gli stessi ingredienti, grazie al comun denominatore di Ninì Grassia, imperatore del genere, si ritrovano anche in un film molto più recente “Annaré” del 1998, interpretato da Gigi D’Alessio. La trama ricalca quella degli illustri predecessori, ma il cast, oltre all’innesto di Biagio Izzo per i momenti comici, risalta soprattutto per le “straordinarie” interpretazioni di Fabio Testi, Maria Monsè, ma soprattutto di Amedeo Goria
TAG: bucie

7) “Pe’ sempe”, film del 1982 con protagonista il “maestro” Mauro Caputo, segue il grande successo del 33 giri omonimo, che nei primi 4 mesi del 1979 riuscì a vendere circa 200.000 copie , arrivando addirittura al primo posto in classifica in Italia. Questo scialbo melodramma si guadagna una menzione solo per questo e per i meriti musicali di Caputo. Per il resto imbarazzanti gli attori, la storia e le inquadrature. La stessa presenza dei grandi Mario Brega e Franco Citti viene sprecata con un improbabile e terribile doppiaggio in napoletano.
TAG: Perdono

8) “Lo scugnizzo” del 1979 è un po’ diverso dagli altri, se non altro per la mancanza di un cantante di grido come protagonista. Significativa è la presenza in produzione e regia degli altri due Triumviri del Genere ( il terzo è Ninì Grassia ), Ciro Ippolito e Alfonso Brescia. Protagonista e il piccolo Gennarino, artista di strada, orfano dei genitori, che va incontro ad una serie di peripezie per aiutare la sua benefattrice malata. A fare da angeli custodi al piccolo Marco Girondino ci sono Angela Luce e Nunzio Gallo.
TAG: Gennarino pane e vino

9) “‘O surdato ‘nnammurato” del 1983, sempre di Ninì Grassia, ricalca molto le storie dei musicarelli alla Morandi. Franco Cipriani, militare a Telese, tradisce la fidanzata con la figlia del Generale. La riconciliazione finale si chiude con una fuitina. Da ricordare la presenza degli immancabili Crispo e Sollazzo e di un giovanissimo Gino Rivieccio.
Tag: Servizio Militare

10) “O Zappatore”, 1980. Chiudiamo in bellezza con il più emblematico esempio di questi film, la sceneggiata che diventa cinema. Non mi dilungo su trama e interpreti ma segnalo l’indimenticabile: “Sangria?” “Eh.. sang’ e chi t’è muort’”. Sua Maestà Mario Merola non perdona nessuno, nemmeno gli spagnoli.
TAG: Sangria

Giuseppe Ruggiero

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