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L'accusa assurda

Nel calcio internazionale c’è solo Maradona così, un personaggio di cui a volte ci si vergogna. Abbiamo visto Ronaldo il fenomeno nella cerimonia d’inaugurazione e tanti altri campioni come quelli italiani, nessuno diventa uno zimbello in questo modo”.  Enrico Mentana, ospite di Mediaset nel post-partita tra Argentina e Nigeria, commenta così il doppio dito medio di Diego dopo il gol di Rojo.

Oggi Diego ha quasi 60 anni, da oltre 40 anni vive così, agisce così. Uno che ha pagato le sue colpe solo sulla propria pelle e, spesso, più di quanto gli spettava. Eppure, dopo 40 anni di Maradonite, c’è ancora chi, invece del dito medio, usa ancora l’indice per mettere alla berlina Maradona. Tra l’altro lo fa Enrico Mentana, collega che stimo e che qui, su SoldatoInnamorato, abbiamo anche intervistato

Tra l’altro Mentana fa riferimento a campioni italiani. Quali sarebbero quelli che ci fanno fare bella figura e che ancora razzolano sugli schermi televisivi? Il capitano della nazionale Gigi Buffon che di delitti contro lo Sport ne ha commessi a profusione, dal “meglio due feriti che un morto” al “non avrei aiutato l’arbitro”, fino alla serata delle “sprite, fruttini e bidoni della spazzatura?”. Chi sarebbero i personaggi impeccabili nel panorama calcistico? I Platini che per educazione e portamento porteresti a cena dalla Regina Elisabetta e che poi è stato estromesso dalla Uefa per manovre quantomeno sospette? Diego almeno non vuole essere di buon esempio per nessuno, lo ha ripetuto sempre. Diego si è sottratto tutto da solo, mai rubato agli altri. 

Mentana se ne vergogna. In nome di che, in nome di chi? Diego era sugli spalti, ha fatto ciò che ha fatto.  A chi deve dare conto, a 60 anni, dopo una vita vissuta come l’ha vissuta lui. Non ha incarichi pubblici, non è ambasciatore di nessuna organizzazione, in nome e per conto di chi dovrebbe contenersi? Per rispettare i canoni di un perbenismo finto e inservibile che non ha mai rispettato in vita sua? E dovrebbe farlo ora che ancor meno avrebbe il compito di farlo?

Nessuno è mai riuscito a fermare Diego in campo, nessuno lo farà fuori. Stupisce che proprio una persona intelligente e professionista esemplare come Mentana si perda dietro queste polemiche senza senso. Se proprio vogliamo fare esercizio di vergogna proviamola per chi definisce i viaggi dei disperati “una pacchia” o per chi nel 2018 parla di schedature. Facciamolo per chi ruba, per chi senza dignità promette e non mantiene, per quelli che all’apparenza sembrano angeli e sono diavoli in terra. Ce ne sono troppi di fatti e persone per cui “provare vergogna”. Prendersela con Lui, sempre con Lui, è esercizio sin troppo facile. E si rischia, talvolta, di fare la figura dello zimbello. Meglio usare il dito medio che l’indice tanto più quando si vuole applicare su altri dei canoni tarati su sé stessi. Il dito medio è tanto liberatorio! Alla MaraDona Mentana preferisco di gran lunga la MaraTona.  

Valentino Di Giacomo

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Dal capitano a DeLa

115. Record. Ma non serviva raggiungere Diego per dire che Hamsik è un grandissimo calciatore e che questo ennesimo passaggio dimostra, una volta di più, l’ottimo operato della società di De Laurentiis in questi 10 anni e un po’ di più. E’ che il tifoso del Napoli, almeno quello “visibile”, “rumoroso”, non sa aspettare, ha la critica a prescindere. Oggi, come ieri, sarebbe bello andare a beccare quelle 4 cape gloriose che il giorno della presentazione di Lavezzi e Hamsik andarono a Castelvolturno a protestare contro la società. Volevano i campioni. Il Pocho è diventato un idolo assoluto del popolo, forse nessuno come lui nel corso della gestione De Laurentiis, più di Cavani e più di mister 90 milioni. L’altro, Marek, è diventato uno dei calciatori più rappresentativi nei 90 anni di storia di questo club: come Bruscolotti, Sallustro, Maradona. La certificazione assoluta che una parte “rumorosa” del tifo, quella che finisce sui giornali, quella delle interviste di Studio Sport abbascio ‘o Cavone, non capisce un emerito cazzo. Però continuano a protestare. In quello che qualche tempo fa definii “grillismo” del tifo. Basta dire un vaffanculo e la coscienza è salva. 

Il mio vaffanculo va invece a loro. Col cuore e anche con l’anima. Il record di Marek mette nero su bianco anche un altro dato: il Napoli di De Laurentiis in poco più di 10 anni di gestione è un esempio unico nella storia del club. “Eh ma non c’è lo scudetto”, “Eh, ma manca sempre il soldo per apparare la lira”, “Eh ma a Gennaio comprò Maresca”, “Eh, ma le strutture giovanili”. E’ puro grillismo. Usando una metafora, vogliono uscire dall’Europa, convinti che in terra natia possono fare di meglio e di più. 

Un calciatore, nella gestione de Laurentiis, raggiunge il record di gol di Maradona. Fosse rimasto Cavani un altro mese  a Napoli lo avrebbe già fatto lui in appena 3 campionati. Coi soldi di Cavani, però, il Napoli ha comprato Higuain e l’ossatura della squadra che gioca ancora adesso:  Reina, Albiol, Callejon, Koulibaly, Mertens. Coi soldi di Higuain, Aurelio ha comprato altri calciatori che garantiranno il futuro di questo club: Milik, Zielinski, Rog, Diawara. In una crescita costante della rosa che man mano, dal solo Lavezzi come fiore all’occhiello, ha ora una rosa con molti top player. Con gli acquisti più riusciti in termini di qualità prezzo che probabilmente sono Ghoulam (“ma chi cazz è” – leggevamo sui social), Jorginho (“Eh, ma a Gennaio doveva rinforzare con un top player”), lo stesso Hamsik comprato per 5,5 milioni dal Brescia. Senza parlare di Koulibaly comprato per poco più di 7 milioni e che ora potrebbe valere una cifra non di molto inferiore ai 100. 

De Laurentiis non è un magnate e – per assonanza – non è neppure un “pappone”. E’ uno che mattone su mattone ha reso il Napoli una squadra molto competitiva. Azzeccando il più delle volte gli allenatori. Gli unici veri flop sono stati Ventura e Donadoni. Poi Reja, Mazzarri, Benitez, ora Sarri. Ognuno ha messo una pietra per costruire il palazzo. Poi magari il Napoli questo benedetto/maledetto scudetto magari non lo vincerà mai. Ma è l’unico modo quello del presidente per riuscire a tenere in equilibrio le casse societarie e le prestazioni sportive. 

Tutti gli altri, quelli che si ostinano a non capire,  se vogliono, possono ritornare a Castelvolturno a protestare. Oppure possono piazzare i soliti striscioni a inizio stagione per la città contro “il pappone”. Di certo fanno rumore, finiscono sui giornali e sulle tv nazionali. Un momento di gloria che li condanna per sempre ad una enorme figura di merda. Il record di Marek, quello “che viene meno nelle partite importanti”, non ve lo meritate. Fate solo figure di merda. Sappiatelo. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo ammetto, mettere Sasha Grey nel titolo è un modo subdolo per ottenere l’attenzione ma vi devo dire la verità? Per la prima volta dopo almeno 6 anni di buoni e cattivi non so che dire.

Di solito racconto di storie e storiacce sentimentali, sesso, rattusaggini, cibo, viaggi in cumana e altre cose che con il calcio non c’entrano nulla, ma per questa partita non serve. A cosa si può paragonare una partita in cui il Napoli costruisce la prima azione pericolosa su calcio di inizio, in cui il portiere non viene mai chiamato in causa se non per i retropassaggi, una partita dominata in quantità e qualità per tutti i novanta minuti, una partita che sarebbe potuta finire 15 a 0? A cosa la possiamo paragonare? L’unica cosa che mi viene in mente è tornare a casa, aprire la porta e trovarsi Sasha Gray a letto che dice “C’amma fa?” e poi non ti dà neanche il tempo di rispondere.

Cattivi: Mertens fa un goal e un assist e gioca una partita sontuosa ma quando cade a terra tenendosi la gamba nel primo tempo ci ha fatto letteralmente cacare sotto. NON SI FA! Mertens quando cadi devi subito far capire che non ti sei fatto nulla, non scherzare più! Scherzi a parte, nessun cattivo oggi per cui indichiamo come Cattivi del giorno i Vecchi Lions, grandissimo ritorno in curva A ed è stato bellissimo sentire di nuovo “Quando ero in Mozambico“, ma se è una bella cosa perchè vanno fra i cattivi? Perchè parliamo di ultras, saebbe un’offesa metterli fra i buoni.

Buoni: “ALLAN CHE CE TIEN’!” un urlo di uno sconosciuto in curva  spiega benissimo chi è Allan e cosa ha fatto oggi, onnipresente e sempre utile mai troppo lezioso anche quando il Napoli decide di divertirsi dopo aver mettere più che al sicuro il risultato. Hamsik è tornato e non solo per il goal, gran bella prova la sua ma il migliore del giorno è Koulibaly, il cagliari difficilmente supera il centrocampo e quando lo fa si scontra contro il muro umano del senegalese, il goal è una soddisfazione meritata ma anche senza contarlo la sua prova era assolutamente di altissimo livello.

 

Paolo Sindaco Russo 

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Festeggiare oggi uno scudetto di trenta anni fa è da provinciali? Forse

Dobbiamo pensare al futuro e non vivere del passato? Può darsi

 Ma il 10 maggio 1987 fu un semplice scudetto solo per gli almanacchi del calcio, per chi lo ha vissuto quel giorno fu l’inizio di una festa, lo scoppio di una rivoluzione, la presa della Bastiglia senza spargimento di sangue ma con mille colori, fu un momento per Napoli e per i Napoli di guardarsi in modo diverso, nuovo, di rendersi conto che potevamo fare grandi cose.

Non voglio bluffare, ero piccolo e non l’ho vissuto come ho vissuto la UEFA e il secondo scudetto, eppure lo ricordo e ricordo che per la prima volta in vita mia il mio eroe non era un disegno animato, non era Bud Spencer che con i suoi cazzotti faceva giustizia, per la prima volta il mio eroe era un uomo e tutti erano felici grazie a lui, non ero felice solo io come alla fine di un cartone, quando Commander (oggi lo chiamereste Optimus Prime) sconfiggeva  i malvagi Decepticon e io guardavo gli adulti un po’ risentito dal fatto che loro non capissero la mia gioia… questa volta c’era una città, un popolo a celebrare un eroe, erano gli adulti in festa e non perchè era Natale o Pasqua.

Io amavo Maradona come Commander, come i Mask, il suo arrivo a Napoli fu segnante per me come un po’ per tutta Napoli, a natale, credo ’84, io, mio fratello e i miei cugini volevamo la sua maglietta, la maglia del Napoli, un po’ come si vuole il costume da supereroe… Babbo Natale ci accontentò, e ci portò delle magliette bianco azzurre della Gimer Sport, bellissime! Non erano proprio uguali uguali uguali a quelle che vedevano a novantesimo minuto ma non faceva nulla, le abbiamo indossate e siamo subito diventati tutti Maradona. Perchè Maradona era così, un Batman con il pallone, l’eroe di cui tutti parlavano… Venne quel 10 maggio e capì che Batman esisteva davvero e quella non era una maschera, così notai che sulla mia maglia azzurra mancava qualcosa: il numero 10.18426119_10154561002095963_1061490576_o

Lo aggiunsi con l’uniposca bianco, o qualcosa di simile, con la grafia instabile e precaria di un bambino di sei anni, qualche dopo  ci avrei voluto aggiungere il 9 di Careca, ma il numero era già occupato e quindi ci aggiunsi lo sponsor Mars e la fascia di Capitano.

Quella è la mia maglia del Napoli, quella maglia è il mio 10 maggio, quando gli adulti sembravano bambini, quando gli eroi esistevano davvero e avevano scelto di vivere nella mia città.

Paolo Sindaco Russo

P.s. comunque a parte tutto io non ho mai capito chi critica chi festeggia… fosse per me festeggerei pure la ricorrenza dell’unico goal di Lerda in maglia azzurra

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Non è il Centro Paradiso, ma Castelvolturno. Non c’è Ottavio Bianchi, ma Maurizio Sarri. Eppure Diego Armando Maradona è ormai praticamente un membro del Napoli. A poterci far sperare, più della visita a sorpresa che Diego ha fatto al centro di allenamento azzurro, è la notizia che El Pibe sarà a Madrid, in una delle gare più importanti nella storia del club, a seguire la squadra. Insomma è ormai più di una certezza il sogno e il desiderio di tanti tifosi del Napoli: Diego è tornato dalla porta principale proprio come aveva promesso tante e tante volte.

Chi un po’ ci segue da qualche tempo sa che noi abbiamo sempre sperato in un riavvicinamento di Diego. Lo scrivemmo già un bel po’ di tempo fa: Napoli non è mai stata così matura come adesso per vedere tornare il suo unico Dio. E più Maradona sarà dalle parti di Napoli, più svanirà quella patina religiosa e di mistero con cui i napoletani vivono il proprio Dio. Chi scrive è un Maradonista convinto, uno che probabilmente darebbe la propria vita a Diego e persino quella di sua madre. Eppure, lo abbiamo visto con l’apparizione maradoniana al San Carlo, in città c’è stata frenesia per Diego, ma niente da fermare la città. Altre scene e altri caroselli si videro quando Diego tornò per la prima volta a Napoli per celebrare l’addio di Ciro Ferrara, e un’altra euforia c’è stata altre volte dopo quando Maradona è riapparso in città. Oggi Napoli non vede più un evento impossibile riabbracciare il proprio idolo perché Diego, di tanto in tanto, sta tornando in città con sempre maggior frequenza. Persino io, da malato assoluto, questa volta non mi sono strappato i capelli per andare a vederlo al San Carlo. Non perché non volevo esserci, ma perché sono certo che ci saranno ancora molte occasioni per incontrare il mio Dio.

Certo, ora arriverà il momento più difficile. De Laurentiis, fino ad oggi accentratore e spesso affetto da un antipaticissimo protagonismo (vedere scena a Doha quando voleva strappare la SuperCoppa dalle mani di capitan Marek) dovrà essere capace di saper fare un passo indietro. Nella mia vita ho conosciuto moltissime persone “famose”, ma non ho mai visto una rockstar (in tutti i sensi) come solo Diego sa essere. Con Diego si può avere a che fare solo in un modo: standogli dietro. E nessuno come Lui è capace di stare davanti perché, da leader innato, ha la capacità di far sentire importante tutti gli altri solo attraverso la propria presenza. Se tutti i calciatori che hanno avuto a che fare con Lui ne parlano bene non è perché Diego è stato una categoria a parte nella storia di questo sport, ma perché Maradona, prima di essere un campione, è ancor prima un GRANDISSIMO UOMO.

Come dicevamo, ora viene il difficile: la convivenza tra Diego e Aurelio. Non sarà semplice, ma non è un’impresa impossibile se ognuno avrà la capacità di restare al posto proprio. Da un punto di vista commerciale solo Maradona può aprire strade, fino ad ora impossibili, per il marketing del club. Ora però Diego dovrà essere intelligente nel non sprecare quella che, anche per Lui, è comunque una chance per restare nel calcio che conta. Sono belle le parole di Maradona quando dice che il suo Napoli deve essere alla pari con Juve, Roma, Milan e Inter. Ma Diego deve pure avere la consapevolezza che economicamente, tra il Napoli e queste squadre, non c’è assolutamente gara. Solo il più grande calciatore di tutti i tempi è riuscito a sottrarre scudetti ai club del nord. Il Napoli è il Napoli da 90 anni, questo Diego non deve dimenticarlo. Così come non devono dimenticarlo i tifosi troppo spesso malati di quella sindrome del “Devi vincere” che a queste latitudini non ha diritto di esistere.

Il Napoli potrà tornare a vincere e le sue possibilità aumenteranno se Diego sarà ancora al fianco di questo club. Per il Napoli, con Diego da ambasciatore, possono aprirsi porte che fino ad ora è stato impossibile aprire. Ma tutto questo potrebbe palesarsi come un effetto boomerang qualora Diego ricominciasse a dare giudizi su squadra e calciatori. Ricordate le parole su “zio Sarri”? Appena ieri Maradona è stato praticamente costretto a scusarsi.

Se lo metta in testa Lui e se lo mettano in testa i tifosi: gli anni ’80 sono passati ormai da oltre 30 anni. Non è più il calcio dei mecenati, dei Viola, dei Berlusconi, dei Cecchi Gori. E non è più nemmeno il calcio degli anni ’90 con i Cragnotti, i Moratti e i Tanzi. Oggi ci sono società di calcio che hanno alle spalle sceicchi e petrolieri e, nonostante questo, neppure riescono a vincere. Il calcio di oggi, per chi non ha determinate risorse, è fatto di paziente programmazione. Questo dovrà capirlo in fretta Diego e, speriamo, prima o poi, lo comprendano pure i tifosi. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a tutti che il Napoli è da 7 anni in Europa, impresa che persino alla Juve non è riuscita in questo periodo. Per i palati fini sembrerà poco, ma per chi osserva la storia del nostro club non è un evento che si è verificato così spesso.

Oggi Napoli è matura per abbracciare Diego e lo sarà ancora di più in futuro. Andare a Madrid supportati dal più grande interprete del calcio nella storia di questo sport sarà già come segnare un gol. A livello mediatico Maradona potrà dare tanto, tantissimo. Lui potrà colmare tutte le pecche e le manchevolezze di un club che a livello sportivo è eccezionale, ma che spesso a livello di organizzazione (vedere la vendita dei biglietti per Napoli-Real) sembra essere rimasto alla preistoria.

Ora tutti insieme bisognerà remare nella stessa direzione. Mai come ora Napoli e il Napoli hanno una chance più unica che rara. Diego potrà toglierci ancora parecchi paccheri da faccia. Oggi è un grande giorno e dobbiamo celebrarlo. Diego è sempre più vicino al Napoli, da Napoli invece non se ne è andato mai. Mai. Oggi è anche una giornata per tanti commentatori napoletani di chiedere scusa a Diego. C’è persino chi in passato ha scritto che Diego non doveva neppure venire al San Paolo perché toglieva “luce” alla squadra. Gente inutile. Lasciamo stare.

Valentino Di Giacomo

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Diego Armando Maradona entra nella Piazza Rossa, 6 novembre 1990 (foto da sports.ru)

E’ attesa. Mancano poche ore alla gara semi-pomeridiana e semi-serale tra Besiktas e Napoli. Girano i minuti e lo sguardo cade sempre sull’orologio. In un giorno festivo come questo le ore però non passano. Si prova ad ingannare il tempo, ma il pensiero è fisso. E’ una partita importante quella di stasera: con un’impresa gli azzurri farebbero un passo fondamentale per raggiungere l’agognata qualificazione messa a repentaglio dalla sciagurata gara di 15 giorni fa al San Paolo.

C’è fermento, ma forse per suggestione di un match così importante, in questo tempo vuoto di cose da fare se non abbrustolirsi al sole di questa magnifica giornata autunnale, mi tornano alla mente altre attese. Quando il Napoli giocava in Europa e c’era Lui. Quante storie a quei tempi! Diego che non parte per la Russia, Diego acciaccato, Diego incazzato, Diego fenomeno con quel gol in mezza rovesciata allo Ujpest Dozsa.

Ero bambino. Per me Diego e tutti gli altri azzurri non erano solo calciatori, ma eroi. Supereroi. Il Napoli di oggi non ha eroi, ma giocatori. O forse sono io che non sono più bambino e non riesco a colorare di magico gli attuali calciatori azzurri. Voglio bene ad Hamsik, ma non è Diego e non è neppure Alemao o Careca. Non è Bagni. Non è Crippa. Non è De Napoli. Non è Francini. Non è Renica. I miei eroi con i super-poteri.

Poco meno di 30 anni fa oggi sarei stato per strada a giocare. Con questo sole e senza scuola avremmo fatto partite dalla mattina fino all’ora del match del Napoli. Se avesse piovuto avrei preso della carta e del nastro adesivo per fabbricarmi la mia pallina con cui giocare in salotto con la porta d’ingresso a fare la porta di calcio. E io con la mia telecronaca mormorata in cui diventavo tutti i giocatori del Napoli che si passavano la palla. Fino al gol. Esultavo pure per la gioia di mamma e papà…

E allora penso ai bimbi di oggi. Chissà se per loro queste partite di coppa sono sentite così come le sentivo freneticamente io. Che poi, risultato a parte, qualche anno fa era comunque un giorno di festa lo stesso perché finalmente potevamo vedere il Napoli in tv in diretta. Mentre per le gare di campionato era solo radio e poi attesa di 90esimo minuto. C’era mistero. Come allora era il sesso, la bellezza era nascosta e più desiderata. Oggi, anche il calcio, è pornografia per abuso di immagini. Senza immaginazione non c’è letteratura.

Ai bimbi di oggi auguro di vivere questo giorno con le emozioni di come le vivevo io anni fa. Sarebbe bello se anche per loro Hamsik assumesse le sembianze del mio Maradona o almeno di Alemao.

Vabbè ho ingannato un altro po’ di tempo scrivendo, spero sia stato utile per voi passare qualche minuto con questo scritto per addomesticare l’attesa. Mò scusatemi, ma sento urla giù al palazzo di bimbi che giocano. Intanto mi affaccio. Non si sa mai ne mancasse uno per apparare le squadre… Forza Napoli!

Valentino Di Giacomo 

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La conferenza stampa del presidente

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Bella e vivace conferenza stampa di Aurelio De Laurentiis a Castelvolturno nel pre-match di Napoli-Roma. Il passaggio più interessante è stato quello in cui il presidente ha chiesto ai giornalisti di parlare bene del calcio per far rinnovare l’amore vesto questo bellissimo gioco. Un aspetto condivisibile, anche per questo è nato con passione Soldatoinnamorato, proprio per riappropriarci dell’amore verso questo sport bellissimo che troppo spesso si perde tra polemiche e polveroni.

DeLa ha poi dato un’altra stoccata a Benitez. Chi scrive vuole sottolineare questo aspetto perché lo spagnolo lo ha sempre mal digerito: il numero 1 azzurro ha detto che Rafa voleva portare Damiao a Napoli invece di Higuain. Se non arrivassero smentite dall’Inghilterra sarebbe l’ennesima dimostrazione di quanto il signor “prendetemi Michu” abbia superato ampiamente il picco della propria carriera per scivolare sempre più in basso. In fondo non è un caso se un tecnico che ha vinto la Champions League ed ha avuto l’opportunità di allenare il Real Madrid sia finito relegato nella Premiership inglese. In serie B. Dove attualmente merita di militare.

Ma, oltre questo, De Laurentiis ha attaccato Sky e Mediaset dicendo l’ovvietà che i due broadcaster che detengono i diritti del nostro campionato invitino in veste di opinionisti solo ex stelle di Juve, Milan ed Inter. Un’ovvietà come dicevamo che dovrebbe far riflettere di quanto il nostro club sia sempre sotto pressione anche perché il più delle volte chi commenta le partite non lo fa sempre con obiettività. Salvando la pace di Adani per Sky e di Sacchi per Mediaset il resto della pletora di commentatori sono spesso inadeguati al ruolo che sono chiamati a ricoprire, al di là delle faziosità sempre più ricorrenti che di certo non giovano il Napoli.

Bella denuncia quella di Aurelio, ma c’è un PERO’ grande quanto una casa. Ma se per primo lui, nel suo club, non ritiene indispensabile inserire in organico delle vecchie glorie azzurre, perché dovrebbero farlo delle aziende private che tra l’altro pagano fior di milioni alla sua società? Qui abbiamo sempre sostenuto che il Napoli avrebbe bisogno come il pane di un dirigente “parafulmine” per affrontare i periodi più turbolenti. Sia per creare un dialogo responsabile tra squadra, società e allenatore che per ammansire i media che molto spesso ci massacrano. Senza dover per forza rispolverare la polemica di Sarri sugli arbitri che dovrebbe essere un esempio principe di come all’interno del club ci sia comunque un malessere da questo punto di vista.

Chi scrive ritiene che Maradona possa essere ampiamente all’altezza del compito, anche solo come ambasciatore dei nostri colori farebbe grandi cose. Oggi De Laurentiis ha detto pure che vuole aprirsi al mercato cinese e chi più di Diego potrebbe, con la sua immagine, portare il club Napoli in giro per il mondo? Ma anche se non fosse Maradona, De Laurentiis dovrebbe comunque provvedere nell’inserire in organico un dirigente che sappia fare filtro e che sia stimato dai media. Decida lui un nome, ma lo faccia. Altrimenti poi non può lamentarsi se anche le pay tv fanno altrettanto. E’ un controsenso. Un controsenso come tanti del vulcanico De Laurentiis che, lo ribadiamo, resta per distacco il miglior presidente di questa società dal 90 anni a questa parte. Noi siamo per la critica, non per la delegittimazione. E speriamo ogni giorno di fare una critica costruttiva. Che sia condivisibile o no ci importa meno. Ma se scriviamo ciò è perché questo club ha tante tante tante potenzialità ancora inespresse che è obbligatorio sfruttare.

Valentino Di Giacomo

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Il totem che manca

Fonte: sscnapoli.it

Dopo la querelle a distanza tra Sarri e De Laurentiis è ritornata in voga la questione dell’assetto societario del club partenopeo. Per molti, e tra questi ci siamo noi da tempo non sospetto, il presidente dovrebbe portare in società un uomo autorevole, un general manager che sappia far coniugare squadra, tecnico, società, stampa e tifosi. Tutti i grandi club hanno personaggi di questo genere: la Juve ha Nedved, l’Inter ha Zanetti, probabilmente il Milan affiderà questo incarico al magnifico Maldini. Al Napoli manca da sempre un uomo così. Forse lo è stato solo Pier Paolo Marino nei primi anni di (ri)nascita del club ai tempi dell’arrivo di De Laurentiis.

Allora da qui vorremmo lanciare una proposta al presidente. Il Napoli ha una squadra molto forte, è stabilmente tra i primi club europei dove si è cimentato spesso bene sia in Champions League che in Europa League, l’ambiente è cresciuto tanto. Sono arrivati ottimi risultati e il gioco azzurro è sempre eccellente, così come lo scorso anno, al punto che la telenovela su Higuain sembra definitivamente tramontata. Ma manca qualcosa a questo club. E quel vuoto potrebbe riempirlo Diego Armando Maradona.

Da qualche tempo il presidente ha affidato ad un’esperta la diffusione del marchio di Napoli e del Napoli a livello internazionale. Anche per questo De Laurentiis è stato in Cina dove ha coniugato i suoi due “lavori” e le sue due passioni: il cinema e il calcio. Ma il Napoli non è ancora un brand internazionale così riconosciuto, come lo sono ad esempio Milan e Inter nonostante negli ultimi anni entrambe le milanesi siano finite sempre dietro al Napoli. All’estero il Napoli è conosciuto, per rendere un’idea, quanto il Wolfsburg in Germania o il Psv in Olanda. Due squadre che hanno pure vinto recentemente, ma se vai in Cina tutti conosceranno di più il Bayern Monaco o l’Ajax. Maradona, invece, non ha confini. E’ conosciuto da chiunque, anche da chi non segue il calcio, come un non appassionato di basket conosce Micheal Jordan o un non esperto di boxe sa chi sia Mohammed Alì.

Forse Napoli e il Napoli non sono mai stati così pronti per supportare e “sopportare” la presenza di Diego all’interno dell’organigramma societario. E’ chiaro, viste le frequenti bizze del pibe, qualsivoglia contratto dovrà essere confezionato in maniera certosina, ma Diego e il Napoli sono reciprocamente pronti per riprendere insieme il proprio cammino.

La presenza di Diego galvanizzerebbe la piazza, toglierebbe pressione alla squadra e rivitalizzerebbe probabilmente il rapporto tra De Laurentiis e la città. Certo, sarebbe difficile per il presidente “ingabbiare” Diego come può fare ad esempio con Bigon o Giuntoli, ma non bisogna mai sottovalutare il realismo di Diego. Per molti Maradona è un “loco”, ma questo può dirlo solo chi esclude dal conto tantissimi dati di fatto. Per quanto la Natura lo abbia dotato, nessuno diventa un calciatore così forte senza impegno, costanza, sacrifici. Maradona è stato un professionista. A modo suo. Ma è stato un professionista che è riuscito a vincere, anche in virtù del suo carattere e delle sue caratteristiche, un mondiale da solo e due scudetti dove prima mai si era vinto. Si può pensare che tutto questo sia accaduto per motivi “divini”, ma relegare Diego solo al funambolo calcistico è riduttivo. Maradona per molti anni è stato anche un grande atleta. Il che significa che è una persona abituata a ragionare per obiettivi.

Fissando gli obiettivi in maniera chiara Maradona nel Napoli ci potrebbe stare a meraviglia. Non è solo sentimentalismo, ma sostanza. Pensate a quanto si parlerebbe del Napoli in ogni parte del mondo. E pensate se dopo un torto arbitrale invece di presentarsi Sarri davanti alle telecamere si presentasse Diego. La Bibbia.

Mai come in questo periodo storico Napoli e il Napoli possono permettersi questo rischio. Un rischio calcolato. Non un azzardo. Un modo per far crescere il fantomatico “fatturato”, ma pure per dare al club un’autorevolezza che resta ancora lontana da conquistarsi. In altri periodi riportare Diego a Napoli sarebbe stato rischiosissimo perché avrebbe alimentato paragoni tra il fortissimo Napoli che fu e una squadra di centro-classifica quale siamo stati (nel migliore dei casi) per tutto il periodo post-maradoniano fino a qualche anno fa. Oggi il Napoli è forte. Diego darebbe solo la carica. Sarebbe un “di più”, non una copertina per nascondere le magagne di una società mal strutturata come lo è stata per molti anni.

Il prossimo 12 ottobre Diego sarà a Roma per giocare la partita della pace. Da qui ci auguriamo che il presidente una visita al pibe possa fargliela. Basta fare patti chiari. Nulla di più. Oggi De Laurentiis è abbastanza forte per potersi permettere Diego. Non farlo, a nostro avviso, è invece un segnale di debolezza. Suo e della società. Se fosse un film sceglieremmo la pellicola di Almodovar: “Volver”.  Vuelve esta casa espera a ti!

Valentino Di Giacomo 

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La partita cantata

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il miglior complesso comparso sulla scena musicale partenopea negli ultimi anni sono probabilmente The Collettivo. Ragazzi di Bagnoli, ma dallo spirito internazionale, al punto che tutte le loro splendide canzoni sono in inglese e quando suonano ad un concerto, ovunque siano, danno sempre la sensazione di vivere un momento storico: sembra sempre di stare a Wembley ad ascoltare uno dei grandissimi gruppi internazionali. Voi, volendo, potete farlo cliccando sui link in azzurro.

Il Napoli fa lo stesso. Si, si sente che manca quello lì, quello forte là davanti, epperò The Collettivo Napoli gioca di squadra e aspetta pazientemente quando colpire. A livello assoluto sembra un Napoli meno dipendente dal “singolo” quello di quest’anno, ma è una squadra che ha nei propri convincimenti di gioco la propria superiorità. Ed è stato così anche a Palermo.

Un primo tempo bloccato dove gli azzurri non trovano il gol. Però aspettano il momento giusto per far male, fanno girare veloce la palla, stancando gli avversari. Alla lunga il Palermo viene meno di intensità e il Napoli può matare la compagine rosanero. Un primo tempo dove Milik ha avuto un paio di occasioni, ma non è riuscito a trasformarle. Poi su azione da calcio d’angolo un gol lo ha divorato Albiol, abbastanza facile.

Nella ripresa il Napoli mette a frutto il logorio della prima frazione ai danni degli avversari. Bastano due minuti: azione da sinistra di Ghoulam, perfetto cross arretrato al centro area e capitan Hamsik insacca la rete che gli consente di superare i gol di Maradona in Serie A. Ora Marek ha 99 reti in assoluto con la maglia azzurra.

Dopo tocca a Callejon salire in cattedra. Un giocatore che forse ruba poco l’occhio, ma il cui spirito da “Collettivo” lo rende l’uomo copertina di questa squadra. Callejon è il Manifesto di questa squadra per credo e rendimento. Ne fa due lo spagnolo da perfetto Dancer, due gol che chiudono il match e portano tre punti agli azzurri che ottengono così la prima vittoria in trasferta.

Prima del match Sarri ha adottato un “moderato” turn-over in vista della gara di Champions di martedì. Maggio è stato preferito ad Hysaj, Zielinski ad Allan e Insigne a a Mertens. Ma ormai dei singoli non importa perché il Napoli è ormai The Collettivo. Grazie a Sarri, grazie ai ragazzi che giocano l’uno per l’altro. E chi è andato via, e che ci manca “so & so” – sempre per usare le parole del The Collettivo – si prendesse il Chupa Chupa

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Era il primo novembre del 2015, si giocava Napoli – Roma. Il Napoli di Benitez aveva balbettato ad inizio campionato, ecco arrivare i giallorossi per recuperare il cammino. Gli azzurri giocano un primo tempo da accademia, passano in vantaggio con un gol di Higuain in mezza rovesciata al volo. Saranno le prove generali per quel suo ultimo gol in maglia azzurra contro il Frosinone. Ma noi allora non lo sapevamo.

Il Napoli soffre, ma il Pipita gioca una partita di sacrificio per aiutare i compagni a rintuzzare gli attacchi romanisti. A guardare c’è il solito San Paolo degli ultimi anni: un pubblico diventato nel tempo, per varie ragioni, più silente ed esigente rispetto a tutta la sua storia. Con le curve che cantano cori un po’ autorefenziali, un po’ “incantabili” che non riescono a trascinare l’intero stadio alla “guerra sportiva”. Io quel primo novembre sono in tribuna con il mio amico Luigi. Le curve negli ultimi anni le evito sempre di più perché mi fa un po’ rabbia e un po’ tristezza assistere a quello che sono diventate: un gruppetto di 100/200 persone che canta i propri motivetti un po’ sciocchi e tutto il resto che guarda la partita tra urla, imprecazioni, i soliti “esperti” di tattica che suggeriscono sostituzioni, disposizioni tattiche ecc.

Sotto la nostra tribuna ci sono i soliti ragazzini delle scuole che il Napoli invita tutte le domeniche ad assistere alla partita. Higuain prende la palla e i bambini iniziano ad incitarlo: “HIGUAIN – HIGUAIN – HIGUAIN”. Non so se quella sia stata la prima volta di quel coro, ma dovrebbe essere proprio quel Napoli – Roma ad aver dato inizio a quella cantilena che sarebbe durata ancora per quasi 2 anni. Il Napoli tiene l’1-0, soffre, il pubblico lo capisce. HIGUAIN – HIGUAIN – HIGUAIN. Riprendono a cantare i bambini e poi comincia la tribuna, prima il lato inferiore, poi la Nisida e la Posillipo, poi i Distinti. A poco più di 10 minuti dalla fine della partita, Gonzalo prende la palla e serve con il contagiri un pallone per l’inserimento di Callejon che segna il 2-0. HIGUAIN – HIGUAIN – HIGUAIN, stavolta è quasi tutto lo stadio a cantare per lui. Credo sia la prima volta che un coro nasca dalla tribuna e poi si propaga allo stadio intero. Un coro di bambini, un coro bambinesco, ma efficace. E soprattutto un coro utile perché Gonzalo sente finalmente di essere un idolo di questa città. Basti pensare che se Lavezzi ha avuto quel “BLASFEMO” coro “Olè olè olè olè Pocho Pocho” sul motivetto che cantavamo per Diego, Edinson Cavani l’extraterrestre al San Paolo non ha mai avuto un proprio coro.

E’ la nuova politica del tifo “organizzato” (sarebbe meglio definirlo disorganizzato) di non cantare più cori per i calciatori, perché esiste “Solo la maglia”. Una convinzione che ora, dopo la partenza del vigliacco, si rafforzerà ancora di più. E invece no! Non deve essere così!

Lo sappiamo tutti che la maggior parte dei calciatori sono “mercenari”. Eppure resto convinto che questi vadano incitati anche singolarmente. Loro sfruttano la nostra maglia per accrescere il proprio prestigio? Ecco, noi sfruttiamo loro per farli rendere al massimo con la nostra maglia. E’ un discorso di convenienze, come quei vecchi matrimoni di un tempo. Un calciatore che riceve un coro è stimolato mille volte di più e rende assai di più. Basta tornare indietro a quando “l’odiato” Palummella faceva cantare sul motivo di Ricky Martin “Gol gol gol, alè alè alè, Scwoch Scwoch Scwoch alè alè alè”. E ricordiamo tutti cosa abbia fatto Stefan in maglia azzurra, oppure Roberto Stellone alè ooo, Roberto Stellone alè ooo.

E poi c’è anche un altro motivo per cui bisogna incitare i singoli calciatori. Per i bambini che trasformano i ragazzi in maglia azzurra in propri eroi e hanno una voglia matta di manifestare quel loro amore. Proprio come accadde quel primo novembre del 2015.

E così mi torna alla mente il bimbo che ero, quando in un cortile da solo con il pallone creavo azioni e nella mia mente inscenavo una telecronaca con i miei eroi: “Alemao imposta, la gira a destra per Crippa, di nuovo al centro per Maradona. Maradona, Maradona, dribbling, la mette al centro, Carecaaaaaaaaaa gooooooool”. Erano i miei Batman, i miei Superman, i miei Spiderman. Ecco, non credo che tutti debbano avere un coro. Ma un ragazzo che da 10 anni veste la nostra maglia, il nostro capitano ormai mezzo napoletano e mezzo slovacco, un coro lo meriterebbe. Un po’ per lui, un po’ per noi e tantissimo per quei bimbi che vedono Marek come un idolo assoluto. E soprattutto un po’ per quel bimbo che ci vive dentro e che ci fa ancora impazzire il cuore quando vediamo un pallone rotolare su un campo verde e una maglia azzurra come il cielo che corre insieme a tutte le nostre emozioni.

Valentino Di Giacomo

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