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Maggio

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L'anno che verrà

«Sono sicuro che se il Napoli venderà alcuni calciatori, poi non li rimpiazzerà con altri del Barcellona». Maurizio Sarri, lucidissimo, ha motivato così la sua difficoltà a confermare la propria permanenza a Napoli. Ha ragione Sarri. La squadra che ha allenato fino ad oggi non può consentirsi l’acquisto di top-player già affermati. Anche se tra i rumors più frequenti di mercato si registrano sondaggi per il classe ’93 Andrè Gomes che milita proprio nella squadra catalana, ma il senso generale della frase di Sarri resta valido. 

Questo è il Napoli: prendere o lasciare. Un club che fattura un terzo della Juve e assai meno di Milan e Inter. E’ un’evidenza strutturale, di bacino d’utenza, di storia, tradizione, un dato di fatto incontrovertibile.  Immodificabile anche se “Il pappone caccia i soldi” quel gap strutturale è incolmabile economicamente. Gap colmato però tecnicamente, sul campo. Il Napoli è una società che riesce a tenersi ad alti livelli grazie al player-trading. Vende Lavezzi, coltiva Insigne; vende Cavani, compra Higuain alla metà della cifra incassata per il Matador; vende Higuain, compra Milik, Diawara, Rog e Zielinski. Ed è questo -fatalmente – l’unico modo per il club di De Laurentiis di riuscire a formare una squadra competitiva ogni anno consentendo ai giocatori “scontenti” di andar via. Dovrebbero assunti scontati, ma a Napoli paradossalmente tocca sempre ripeterlo.

L’unica eccezione nella breve storia di De Laurentiis al Napoli è stata rappresentata da questa stagione appena conclusa: il club ha deciso di riconfermare in blocco la squadra senza vendite eccellenti. Un piano che ha funzionato e che ha portato il Napoli al record storico di punti e, se vogliamo, ad un quasi-scudetto. E su quel “quasi” “forse” sono incisi altri fattori… Vedere Orsato e company. 

L’anno che verrà è probabile andranno via Jorginho, Mertens, sicuramente Reina, forse Callejon. Si cercherà di trattenere Koulibaly, ma è ovvio che se arrivassero offerte vicine ai 100 milioni di euro sarebbe complesso riuscire a tenere il colosso a Napoli. In questo però non dobbiamo sentirci “cenerentole”. Il Barcellona ha venduto Neymar, il Liverpool Coutinho, il Borussia Dortmund vende stabilmente i propri gioielli e così via. E’ la normalità. Così come è la normalità per un club serio essere capace di rimpiazzare i calciatori che vende. Sarebbe così una sciagura se andasse via Jorginho avendo già in rosa un Diawara rodato e 60 milioni in cassa da reinvestire? E sarebbe così una sciagura incassare 30 milioni per vendere Mertens che ha ormai superato i 30 anni avendo già in rosa un bomber come Milik? Eventualmente, cari tifosi, questa si definirebbe PROGRAMMAZIONE. Programmazione di altissimo livello.

E’ su questi punti che non si comprende il “papponismo” di Sarri. Insopportabile nei suoi lamenti, come quando perse la gara d’andata contro la Juve e dopo ben 3 (TRE) anni si presentò davanti alle telecamere piangendo la cessione di Higuain. Questo controcanto insopportabile verso la società che pure gli ha garantito uno stipendio fino ad oggi. Se non è convinto dell’operato di una società che è sempre riuscita a crescere è libero di andare via. Questa squadra ha sopportato gli addii di Lavezzi, Cavani, Higuain, Mazzarri, Benitez riuscendo sempre a restare a livelli più alti delle annate precedenti. Ci dispiacerà enormemente se andasse via Sarri, il mister ha prodotto probabilmente il più bel calcio della storia di questa squadra, ma non solo. Però ce ne faremo una ragione anche se con molto dispiacere. Poi è normale che il tifoso preferisce la rotta sicura, al mare aperto dell’incertezza. Ma la nave fino ad oggi ha dimostrato di saper valicare mari piuttosto tumultuosi.

Ci sta pure che Sarri voglia lasciare da “idolo”, pur non avendo vinto nulla. Nulla, manco una Coppa Italia. Ha potuto alimentare la sua immagine di idolo perché ha allenato il Napoli dove vincere non è l’unica cosa che conta. Altrove sarebbe stato trattato assai diversamente. 

Qui abbiamo sostenuto Sarri sin dal suo arrivo, lo faremo ancora con l’affetto enorme che quest’uomo suscita istintivamente e alla riconoscenza per il suo gioco meraviglioso. Ma ora tocca a lui scegliere. Il Napoli è questa dimensione qui. Non ne ha un’altra. Ed è questo il motivo per cui De Laurentiis ha spesso sollecitato Sarri ad utilizzare più uomini della rosa che, come si è visto, così scarsa non è se ha trovato Mario Rui dopo Ghoulam e Milik dopo Mertens o Zielinski dopo Hamsik. 

Ora ci auguriamo che De Laurentiis non giochi al ribasso sul futuro di questa squadra. Qualche cessione ce la aspettiamo e sarebbe fisiologica, ma attendiamo pure che a guidare la squadra possa essere un allenatore di livello internazionale. Non è più tempo dei Giampaolo e degli Inzaghi per dirlo con grande franchezza. E’ semmai il tempo degli Ancelotti e di top-trainer. Quello si. E il Napoli può attrarre grandi allenatori visto che giocherà ancora una volta la Champions ed ha una rosa di tutto rispetto.  

Ultima considerazione: ma Sarri ha un bidone al posto del cuore che non ha fatto entrare neppure per un minuto Christian Maggio, capitano e bandiera per 10 anni della nostra squadra? Questa davvero non l’abbiamo capita, come l’inutilizzo di Rog e Diawara per l’intera stagione. Poi non ci si può lamentare se un calciatore come Verdi, che non è proprio Cristiano Ronaldo, ha timore nel venire a Napoli perché ha paura di non giocare quanto vorrebbe e, peggio ancora, di “potersi giocare il posto” come avviene in qualsiasi squadra del mondo dalle terza categoria alla Serie A. Zielinski risolve la partita d’andata contro l’Atalanta e le successive è sempre in panchina, Diawara e Milik ti portano la vittoria con il Chievo e le partite dopo finiscono seduti in panca, Mario Rui utilizzato appena 6 minuti prima dell’infortunio di Ghoulam. A Napoli il posto in squadra non è quasi mai stato in discussione. Almeno lo scorso anno vedevamo un’alternanza Diawara/Jorginho o Zielinski/Allan/Hamsik. Quest’anno i numeri di maglia potevano essere assegnati dall’1 all’11 come 40 anni fa. Non sputiamo nel piatto in cui abbiamo mangiato deliziosamente, anzi. Ma come è facilmente comprensibile in questa “guerra di nervi” tra Aurelio e Maurizio le ragioni e i torti non sono da una sola parte. Ed è stupido quell’#IoStoConSarri o #IoStoConAurelio. L’importante ora è che il Napoli vada avanti. Con il vecchio Comandante o con uno nuovo per varcare le colonne d’Ercole. Il sogno non è finito ieri. Ne siamo certi.

Valentino Di Giacomo  

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Comprendere le donne non è mai facile, già non è facile capire, quando parlano, se sottintendono qualcosa, ma quando si tratta di interpretare i gesti, i segnali e tutto quanto possa essere considerato comunicazione non verbale il rischio di fraintendere e di fare una figura di merda è enorme, e bisogna necessariamente correre il rischio di apparire o rattusi o freddi di chiamata.

Un caso troppo spesso sottovalutato è quello della donna (o ragazza) con cui hai quotidianamente a che fare per motivi professionali, scolastici o qualsiasi altra cosa ti poggia le tette addosso. Aspettate, non fraintendete, non parlo di sbattertele in faccia, ma di quando per una serie di casi ti trovi addosso una tetta (o anche entrambe) con la propriataria che imperterrita ti continua a parlare come se nulla fosse. Tu sei seduto al pc e lei, in piedi, vuole farti vedere una cosa sul monitor, e piegandosi le appoggia sulla spalla o sull’avambraccio, è un classico esempio da ufficio, ma anche mezzi pubblici, o quando dai un passaggio in motorino… insomma nella vostra esperienza di uomini vi sarà capitato di sentire una zizza poggiata senza malizia.. e che fai? La valuti, la sondi, ti fai un’opinione sulla qualità ma ovviamente la spalla o il gomito non ha la sensibilità della mano, ma soprattutto cerchi di stabilire cosa può voler dire e cerchi di comportarti di conseguenza… ma comunque rimane tutto in dubbio.

Il precampionato è così: puoi fare delle valutazioni, sondare, avere un’opinione ma ovviamente le amichevoli non possono darti le stesse informazioni di una partita di campionato, per cui puoi solo intuire qualcosa su come andrà il campionato e ti rimangono ovviamente dei dubbi.

I risultati in campionato lasciano il tempo che trovano, le partite servono a sperimentare, a provare, a cercare di capire i movimenti e a creare nuove possibilità. Sarri è un maniaco della tattica e queste partite ne sono spesso state la prova, provo quindi a trovare elementi negativi e positivi di questa estate calcistica: in poche parole Buoni & Cattivi summer edition.

Cattivi: Milik sta segnando e sta facendo bene, ha tanta voglia di fare e va benissimo, qualche problema si crea quando vuole strafare e perde lucidità, con un po’ di calma sarà il vero acquisto di questo napoli. Chiriches segna un goal da 70 metri ma non offre grosse sicurezze in difesa, Maksimovic non ha fatto neanche il goal da antologia e continua a rimanere un oggetto misterioso, sarà il suo anno? La cosa peggiore di questo Napoli estivo però è il terzino destro, sostanzialmente il Napoli ha solo Hysaj, che va benissimo, ma Tonelli adattato (ammesso che resti) e la buona volontà di Maggio non bastano, l’unica vera mancanza di questo Napoli è proprio questa.

Buoni: vado contro il mio amico Valentino ma Reina conferma in precampionato le sue qualità, mentre tutti dopo la partita con l’Atletico bestemmiavano contro il portiere spagnoli per i due goal sul web diventavano virale un disimpegno difensivo Tiki Taka che si concludeva con un tiro di Ghoulam. Senza Reina questo il Napoli non lo può fare, avere un portiere che somiglia a un libero degli anni ’80 è un vero lusso, significa avere 11 giocatori di movimento in campo, avere un uomo in più in fase di impostazione e di alleggerimento, come tutti i lussi anche Reina ha un prezzo: la poca reattività tra i pali. Pepe ha il merito di farci subire pochissimi tiri in porta, ma ha la colpa che molti di quei pochi tiri diventano goal, se aggiungiamo a questo quanto detto prima la bilancia per lui pende nettamente dalla parte dei pro.

Rog stravedo per questo ragazzo e, al netto della sua capacità di farsi ammonire ogni partita, credo che ci siano buone possibilità di vederlo spesso in campo, bei piedi, intelligenza tattica e umiltà conditi con una capacità di inserimento che ricordano il primo Hamsik, un anno di gavetta gli sarà bastato? Dal precampionato sembrerebbe di si.

Ghoulam non sa crossare? è un po’ come la nomità di zoccola al liceo, ti ammocchi con un paio di ragazzi e tutti ti chiamano zoccola per 5 anni… oramai i suoi cross sono spesso pericoloso e molte volte produttivi: un rigore e un goal contro l’atletico sono figli dei suoi cross.

Ounas: inutile girarci intorno, la star del precampionato è lui. Ha quella leziosità, o se vogliamo tamarraggine, che fa impazzire noi napoletani, il gusto per la giocata, lo scatto che lascia sul posto l’avversario sono quelle doti alla Lavezzi o alla Mertens che fanno impazzire il pubblico azzurro. Ho il sospetto che lo vedremo spesso da subentrante con il conseguente borbottio dei tifosi “Ma pecchè nun ‘o fa jucà titolar’?” PErchè un po’ come con Insigne e Mertens gli allenatori preferiscono il tattico e disciplinato all’estroso spericolato e un po’ perchè i giocatori così da subentranti fanno sfaceli contro difese già stanche ma soprattutto perchè… voi lo togliereste mai a Callejon??

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Grande Dibattito della Serie A 2015/2016 ruota intorno a una semplice domanda: è più forte la Juve o il Napoli? O meglio: al di là del gioco, quale squadra ha i titolari migliori, le alternative più affidabili, i reparti meglio assortiti? La questione della profondità delle rose, in particolare, è in effetti un discorso abbastanza vago andato molto di moda nel mercato di Gennaio. Proviamo a vedere perchè e a confrontare con oggettività le rose di Juve e Napoli.

LA BUFALA DELLA ROSA PROFONDA – Una discriminante che si è usata spesso è in effetti la questione della profondità della rosa, ovvero della quantità di alternative affidabili a disposizione di ciascuna squadra. Molti tifosi spingevano per fino per una massiccia campagna acquisti invernale per colmare il gap con la Juve, dimenticando che i bianconeri:

1) hanno costruito la rosa attuale, che ha degli equilibri precisi, nel corso di diversi anni, non certo in una sola sessione;

2) hanno fatto giocare molti più giocatori del Napoli nel complesso a causa delle difficoltà di inizio stagione, quando non trovavano un assetto tattico;

3) hanno avuto diversi infortuni in stagione che hanno costretto Allegri a fare affidamento su giocatori che non sarebbero stati titolari in diverse circostanze.

In effetti, la quantità di giocatori di cui Allegri e Sarri si “fidano” non è così dissimile. Andiamo a vedere nel dettaglio, reparto per reparto, tralasciando i portieri.

DIFESA – Allegri naturalmente può contare su un trio di centrali affidabilissimi come Barzagli (miglior difensore del campionato con margine), il regista basso Bonucci e Chiellini. Insieme compongono il trio più affiatato del campionato; nessuno dei tre copre molto bene la profondità anche se Barzagli è discretamente veloce, per cui la Juve compensa tenendo un blocco basso. La prima alternativa ai tre (o meglio ai due marcatori perchè Bonucci è inamovibile) sarebbe Martin Caceres; le sue condizioni fisiche però sono precarie, e Allegri ha dimostrato di non fidarsi affatto di Rugani. Sarri da parte sua ha in Albiol e Koulibaly la coppia più migliorata dall’anno scorso, con il franco-senegalese in particolare assolutamente irriconoscibile, e un’alternativa di discreta affidabilità come Chiriches, in attesa di vedere come si integrerà Regini. Il giovane Luperto non fa parte delle rotazioni. In sostanza il trio della Juve è innegabilmente più forte, ma Sarri può contare su difensori di sistema più che competitivi; non dimentichiamo che Albiol è pur sempre un campione del mondo.

ESTERNI – In questo reparto la Juventus ha a disposizione quattro potenziali titolari assolutamente alla pari e con caratteristiche complementari come Lichtsteiner, Evra, Alex Sandro e Cuadrado: un destro a tutta fascia che può fare il terzino, un mancino difensivo, un altro mancino tecnico e abile nelle due fasi e un destro offensivo dal grande dribbling. Nel complesso, una delle batterie di esterni meglio assortite d’Europa. Il Napoli dalla sua può contare sulla vera rivelazione della squadra, l’albanese Hysaj, che si sta dimostrando un interprete fenomenale del ruolo, e su un Ghoulam indispensabile in fase offensiva sulla catena di sinistra. Strinic e Maggio più che alternative tattiche sono dei veri e propri rimpiazzi, ma rimangono dei giocatori di grande professionalità e buon livello; la Juve vince in questo reparto per la profondità, ma coi titolari in campo il Napoli regge tranquillamente il confronto.

CENTROCAMPO – Qualità contro quantità. Il Napoli ha davvero i giocatori contati nel reparto nevralgico: il trio Allan-Jorginho-Hamsik è perfettamente assortito e di altissimo livello tecnico con un box-to-box di rottura, tecnica e inserimento, un infallibile acceleratore di palleggio e un incursore di primo livello europeo riscopertosi straordinaria mezzala di possesso. Purtroppo cambi all’altezza non esistono, in quanto Lopez è davvero troppo poco tecnico (anche se è utilissimo sulla difesa dei calci piazzati), Valdifiori non è adatto al gioco del Napoli (che non è quello dell’Empoli), Chalobah non gode di grande fiducia per i suoi limiti in fase difensiva e Grassi è appena arrivato. La Juve ha un trio titolare assolutamente all’altezza con Khedira-Marchisio-Pogba, di enorme fisicità e tecnica, peccato che raramente possa contare sul tedesco soggetto a frequenti infortuni. Le alternative sono sulla carta numerosissime ma di livello non assoluto: Hernanes, Pereyra, Padoin, Sturaro, Lemina, Asamoah. Al netto degli infortuni, Sturaro sembra il principale candidato a prendere il posto di Khedira, dove dovrà affrontare Hamsik. Vinca il migliore…

ATTACCO – Se c’è un reparto in cui il Napoli è nettamente migliore, questo è l’attacco, e a spostare l’ago della bilancia basta e avanza la presenza del miglior Gonzalo Higuaìn di sempre. L’argentino sotto la guida di Sarri ha raggiunto il livello dei migliori attaccanti del mondo e regge ormai il confronto con Suarez, Ibrahimovic e Lewandowski; Dybala, per quanto promettente, deve ancora mangiarne di pane per poter pensare di competere con Gonzalo. Semmai i numeri del ragazzino ex Palermo si avvicinano di più a quelli di Lorenzo Insigne, che ha caratteristiche completamente diverse ma un’incisività simile nel gioco della squadra col suo ruolo di regista offensivo. Completano la batteria del Napoli l’inesauribile Callejon, Mertens e Gabbiadini; più che abbastanza per reggere il confronto con Mandzukic, Morata e Zaza, che compongono comunque un reparto ben assortito e con tante alternative.

In definitiva la Juventus può sicuramente contare su una rosa più collaudata, costruita negli anni e con tante alternative, ma in un ipotetico undici titolare nessuna delle due squadre prevale nettamente sull’altra. Anche sul lungo periodo, la differenza la faranno soltanto la solidità, il gioco, la tenuta mentale e le capacità tecniche, piuttosto che avere in panchina più calciatori in attesa di una chance.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli torna in campo dopo appena tre giorni contro la Lazio di Pioli per una trasferta insidiosissima. I laziali sono all’ottavo posto in classifica e arrivano a metà campionato con l’attacco inceppato e la difesa in emergenza: l’assenza di De Vrij, gravemente infortunato da inizio stagione, e la stagione deludentissima di Candreva, Anderson e di tutti e tre i centravanti di fanno hanno impedito alla macchina di Pioli di tornare all’efficienza dell’anno scorso. Del resto, la squadra romana non si è praticamente rinforzata in estate e nel mercato invernale il suo acquisto principale è stato Bisevac; di fatto, a causa dei fattori di cui sopra, il livello si è notevolmente abbassato.

Gli azzurri dal canto loro arrivano sulle ali della grande vittoria in rimonta contro l’Empoli e di un primo posto da difendere con le unghie dalla Juventus che insegue a soli due punti con un calendario assolutamente favorevole. Il Napoli, dominatore degli scontri diretti nel girone d’andata, ha infatti lo svantaggio di doverli affrontare adesso quasi tutti, a partire da questo, in trasferta, lontano da quel San Paolo dove sono praticamente invincibili.

Dopo l’ultima gara in molti si sono preoccupati delle assenze per squalifica di Hysaj e Allan, ammoniti con diffida (oltre all’indisponbile Grassi); sul momento pochi hanno però considerato che le assenze tra le fila avversarie riequilibrano la situazione e, anzi, la sbilanciano leggermente a favore del Napoli. Nella Lazio sono squalificati Cataldi e Milinkovic, titolari di centrocampo, e Matri, uno dei tre centravanti che Pioli impiega indifferentemente. Oltre a loro, indisponibili Bisevac e Radu in difesa, Biglia a centrocampo e Djordjevic in attacco: un’ecatombe. La formazione dunque vedrà obbligatoriamente la coppia Mauricio-Hoedt centrali, Onazi e Lulic con Parolo a centrocampo e Klose punta centrale. Nel Napoli, Maggio e Lopez accanto al resto dei titolari. Ricordiamo che all’andata finì in goleada col giovane Hoedt umiliato da Higuaìn: il Pipita, 22 gol in 22 partite, scalpita…

PROBABILI FORMAZIONI

LAZIO (4-3-3): Berisha, Basta, Mauricio, Hoedt, Konko, Parolo, Onazi, Lulic, Candreva, Klose, Anderson.

NAPOLI (4-3-3): Reina, Maggio, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Lopez, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuain, Insigne.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La partita del San Paolo di stasera, anche se sempre molto sentita dalle due tifoserie, è sulla carta senza storia. La formula della Coppa Italia così com’è favorisce le squadre più importanti con scontri diretti sempre in casa e meno incontri da giocare; inoltre molte squadre attuano un pesante turnover in questa competizione, sbilanciando ancora di più le probabilità a favore di chi ha la panchina più profonda.

Tuttavia Sarri sa bene che non è il caso di rilassarsi. Negli ultimi anni la Coppa Italia ha sorriso al Napoli, con una vittoria per Mazzarri e una per Benitez, e la vittoria nella finale di Roma sarebbe un buon risultato per il primo anno del nuovo corso (anche se non ci sarebbe paragone, per dire, con un’Europa League); inoltre dopo il Bologna e la Roma gli azzurri hanno mostrato di dover migliorare contro le squadre chiuse, pertanto una partita contro un maestro del gioco all’italiana come Delneri non può che giovare. Infine, la vittoria di ieri dell’Alessandria sul Genoa e il Milan messo alle corde dal Crotone hanno dimostrato che negli scontri secchi non ci si può rilassare neanche contro squadre sulla carta molto inferiori.

Veniamo alle formazioni. Nel Napoli Reina giocherà tra i pali ma in difesa rientreranno Maggio, Chiriches e Strinic, col reparto completato probabilmente da Koulibaly. In regia Valdifiori affiancato sicuramente da Lopez e probabilmente da Hamsik (più che da Chalobah). In attacco è dato per probabile il tridente El Kaddouri-Higuaìn-Mertens; all’argentino potrebbe essere concesso un turno di riposo, in quel caso in attacco giocherebbe Insigne. Il Verona si schiererà col classico 4-4-2 con i giovani Winck e Fares in difesa e a centrocampo e Siligardi-Jankovic in attacco.

DA SEGUIRE: Jacopo Sala, polivalente di 24 anni, già seguito dal Napoli; farebbe comodissimo al Napoli con la sua capacità di giocare su tutta la catena laterale.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Maggio, Chiriches, Koulibaly, Strinic, Lopez, Valdifiori, Hamsik, El Kaddouri, Higuaìn, Mertens.

VERONA (4-4-2): Gollini, Winck, Helander, Bianchetti, Pisano, Sala, Checchin, Hallfredsson, Fares, SIligardi, Jankovic.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

In conferenza stampa Sarri è stato molto chiaro: tutti i venti giocatori che ha portato con sè ( Reina, Rafael, Gabriel, Maggio, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Strinic, Chiriches, Luperto, Allan, Valdifiori, Jorginho, David Lopez, Chalobah, Callejon, Gabbiadini, Mertens, El Kaddouri e Higuain) potrebbero partire titolari. Si tratta di un modo per motivare il gruppo oppure l’allenatore è seriamente intenzionato a fare delle rotazioni più ampie del solito? Già in precedenza il tecnico toscano aveva fatto notare che alcuni giocatori avevano in effetti bisogno di rifiatare, ma venivano schierati lo stesso perchè la squadra aveva bisogno di certezze tecniche (ti dice niente Rafè?); dunque, considerata la quantità di partite ravvicinate in questa parte della stagione e l’impegno incombente contro il Milan, questa potrebbe essere l’occasione per dare spazio a qualche seconda linea. Caso per caso, proviamo a immaginare chi potrebbero essere le sorprese dell’undici iniziale.

CHI CI DOVREBBE ESSERE – Le prime riserve dei non convocati Hysaj, Insigne e Hamsik sono, come ha evidenziato la prima parte di stagione, Maggio, Mertens e Lopez. Il terzino italiano è stato scalzato dal collega albanese dopo aver iniziato la stagione da titolare e non è più nemmeno subentrato; il belga fa parte delle rotazioni per un posto da titolare e ovviamente è tenuto in grande considerazione, mentre Lopez è un’opzione alla quale Sarri ricorre spesso a partita in corso grazie alle sue doti difensive e nel gioco aereo (utilissime considerato che gli unici saltatori tra i titolari sono Albiol e Koulibaly). Loro tre saranno quasi sicuramente della partita.

CHI E’ IN CERCA DI SPAZIOChiriches, Gabbiadini, El Kaddouri e Valdifiori sono tutti giocatori stimati dal tecnico, ma che sono chiusi da compagni più forti o in forma: il rumeno è stato messo da parte a causa dell’exploit di Koulibaly, l’italiano ex-Samp è considerato il vice-Higuaìn e dunque non gioca mai titolare anche se subentra spesso con ottimi risultati, il marocchino ha perso spazio col cambio di modulo (anche se a Torino giocava spesso mezzala…), Valdifiori ha deluso parecchio per questioni prevalentemente tattiche (che approfondiremo nei prossimi giorni). In ogni caso si tratta di quattro buoni giocatori che non aspettano altro che un’occasione per mettersi in mostra, e che nel caso venissero schierati titolari stasera darebbero certamente il massimo. I due italiani, in particolare, hanno discrete possibilità di giocare dal primo minuto.

CHI IL CAMPO NON L’HA ANCORA VISTOStrinic sembrava uscito completamente dai radar a causa di problemi fisici nella preparazione, Gabriel non ha ancora giocato un minuto (oggettivamente il carisma e le abilità di Reina sono abbastanza grandi da occupare gli slot di primo, secondo e terzo portiere), Luperto ha ben figurato nel precampionato ma non è ancora abbastanza maturo da prendere in mano una difesa che sembra aver trovato dei delicati equilibri, Chalobah è ancora un oggetto misterioso. Per la verità, nessuno dei quattro sembra avere grandissime chances di giocare stasera; l’unico davvero papabile è il terzino croato, che potrebbe far rifiatare Ghoulam (e che per la verità, se sta bene, garantisce un equilibrio maggiore dell’algerino e potrebbe tornare dannatamente utile nelle rotazioni nel corso della stagione). Gabriel probabilmente sperava di avere spazio almeno in coppa, ma Sarri come il sottoscritto sembra considerare un’assurdità il turnover dei portieri (se ho due giocatori per lo stesso ruolo, un ruolo in cui di fatto si corre pochissimo, perchè non dovrei far giocare sempre il più forte?). Per quanto riguarda i due giovani, Sarri non è Mazzarri e a Empoli ha valorizzato vari ragazzi, da Rugani a Saponara passando per Vecino, Verdi e lo stesso Hysaj, ma evidentemente in questa fase non ritiene che sia il caso di rischiare. Contro il Brugge, a risultato acquisito, sono usciti Higuaìn e Hamsik per preservarne le forze; con lo slovacco indisponibile, se l’argentino non dovesse giocare e tutto andasse bene, sarebbe possibile giocarsi un cambio per l’esordio stagionale di uno dei due. 

Roberto Palmieri

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Foto da Flickr

Hai mai la diarrea sciolta (a ventaglio)?

Chi ha fatto i tre giorni del militare , mi capirà, forse ricorderà questa domanda in quell’assurdo quiz dove ti chiedevano se ti piacciono i fiori e se volevi fare il fiorista. Fra un “senti voci che altri non sentono?” e una domanda sulle riviste di meccanica all’improvviso ti facevano una domanda sulla consistenza delle tue deiezioni.

Mi sono sempre chiesto il senso di questa domanda, non veniva fatta nella visita medica ma nei test psicoattitudinali, e considerando che avere la diarrea è una cosa normalissima non capisco che cosa potesse capire anche il più bravo degli psicologi da questa informazione.
Forse che bevo spesso e la mattina dopo mi libero così? Forse che no nho un regime alimentare regolare? Non lo so, però conosco bene tutti gli inconvenienti della diarrea, dover avere sempre un cesso sott’occhio anche durante un appuntamento galante, uscire dalla doccia e rovinare quella meravigliosa sensazione di pulito sedendosi con urgenza sulla tazza, dover interrompere la visione di un programma in tv… la lista è lunghissima.

Cosa c’entra questo con la partita di ieri? Semplice! È stata una partita di merda!

Due errori individuali ci hanno condannato a un risultato che ci sta stretto, e non poco, e il Napoli nonostante i parecchi segnali positivi stenta a decollare.

Cattivi: Callejon non tanto per il palo, ma per il resto, poco incisivo nel suo ingresso, ci si aspettava di più sicuramente. Albiol, oramai ci chiediamo ogni domenica come ha fatto a vincere praticamente tutto nella vita… la fotocopia sbiadita di se stesso. Maggio purtroppo di nuovo peggiore in campo, ma mettere Hysaj a destra, Zuniga se è recuperato non è il caso?

Buoni: i due assist di Gabbialdini sicuro  gli regalano un posto fra i buoni e fanno anche perdonare il goal mangiato a tu per tu con il portiere. Allan al di là del goal unisce qualità e quantità, per ora soddisfa le attese. Ma sono lieto di dire che il migliore in campo è stato Insigne, maturo, reattivo, elegante e caparbio ottima prova suggellata da un goal capolavoro, piccolo orgoglio napoletano!

Paolo Sindaco Russo

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Calci Piazzati

Cos’hanno in comune Maggio, Albiol, Koulibaly, David Lopez, Henrique? Il fatto che spesso sbaglino le diagonali  o che perdano la marcatura? Non solo.
Sono tutti dei grandi colpitori di testa e qualche goal in carriera lo hanno fatto.
Invece cos’hanno in comune Insigne, Gabbialdini, Mertens e Callejon? Tutti trequartisti, esatto! Ma non solo, hanno tutti un discreto piede sui calci da fermo, Gabbialdini una spanna sugli altri.

Maggio con la maglia azzurra ha segnato ben 20 goal, ma nessuno nell’era Benitez, certo il tecnico spagnolo lo ha sfruttato come terzino, mentre con Reja e Mazzarri giocava più alto, ma l’esterno azzurro è uno di quelli che va a saltare sui calci d’angolo e, nonostante qualche occasione l’abbia avuta, nelle ultime due stagioni non è mai riuscito a mettere il pallone alle spalle del portiere. Un po’ diverso il discorso per gli altri, che almeno un goal a testa lo hanno segnato ma restano un po’ pochini per un potenziale balistico/aereo del genere.

Sui calci da fermo invece nella prima stagione di Benitez, dopo le pochissime gioie dell’era Mazzarri, andarono in goal su punizione Insigne, Callejon e Mertens e, se non altro, lo specchio della porta veniva centrato più spesso della tribuna, cosa che con Gargano accadeva sistematicamente. Lo scorso anno invece la sfortuna ha più volte regalato legni a Gabbialdini ma il pallone da calcio piazzato non è mai entrato in porta.

Con Sarri abbiamo giocato 3 amichevoli e, al di là delle valutazioni sui valori delle avversarie, il Napoli ha già segnato 3 volte da calcio piazzato: Mertens su punizione con l’Anaune, Koulibaly con il Feralpi e Albiol con il cittadella.
Non è un caso, ed è quello in cui tutti speravamo, i calci piazzati sia diretti che indiretti sono studiati da Sarri in modo maniacale e il fatto che Rugani, Barba e Tonelli (i difensori dell’Empoli dello scorso campionato) abbiano segnato 10 goal in 3 è emblematico. Solo loro 3 hanno segnato più di tutti i difensori del Napoli messi insieme.
Anche sulle punizione dirette, dove il 99% è merito (o colpa) di chi calcia, avere dei movimenti degli uomini in area che liberano gli spazi e soprattutto aver studiato i comportamenti del portiere e come è abituata a saltare la barriera danno quell’1% in più che in qualche caso può fare la differenza, anche nella preparazione di queste Sarri è molto puntiglioso.

Certo al Napoli di Benitez se c’è una cosa che non è mai mancata sono i goal, ma se Zeman ci ha inegnato qualcosa sappiamo che fare tanti goal non equivale a vincere, e avere tante soluzioni da calcio piazzato è quell’arma in più che ti permette di risolvere una partita morta, una di quelle dove non ci sono spazi di manovra. Pensate a quelle partite in cui siamo andati in svantaggio e l’avvarsario si schierava con 6 difensori e 11 uomini dietro la linea della palla per conservare il risultato, una goal su punizione o su azione di calcio d’angolo l’avrebbe cambiata del tutto; pensate a tutte quelle partite in cui eravamo in vantaggio ma non riuscivamo a chiudere con il 2 a 0, una punizione poteva chiudere i giochi. Quei 10 goal dei centrali difensivi e quei 3 goal su calcio da fermo potevano significare 13 sconfitte evitate, e le 20 partite non vinte sarebbero diminuite drasticamente.

Io sono Sarrista certo, ma non credo nei miracoli, so che è dura e so che nonostante la buona volonta, la dedizione e la competenza anche Sarri (come ogni essere umano) ha dei limiti, ma con la sua capacità di creare schemi su calci piazzati e con le caratteristiche dei nostri specialisti da fermo e dei colpitori di testa, salvo nuovo record di legni colpiti, probabilmente vedremo qualche goal in più partendo dai calci da fermo.

Lo scorso campionato noi tifosi avevamo più speranza sulle rimesse laterali lunghe che sui calci piazzati per quest’anno speriamo che la tendenza cambi e che soprattutto non vedremo più lo scambio corto sui calci d’angolo, schema che è stato l’unica linea di continuità fra Mazzarri e Benitez e che qualche ci ha regalato qualche goal, ma in proporzione a quelli calciati i numeri sono abbastanza impietosi.

Paolo “Sindaco” Russo

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I giocatori del Napoli scendono in campo per l'allenamento

Analizziamo la rosa del Napoli con gli ultimi acquisti e le ultime cessioni, provando a identificare per ciascun giocatore i possibili ruoli e l’uso che ne farà Mister Sarri, nel giorno della prima amchevole contro l’Anaune Val di Non.

RAFAEL – Portiere. Non ha nessuna intenzione di fare il vice-Reina; il prestito di Gabriel è un chiaro segnale del fatto che il brasiliano, dopo la pessima scorsa annata, andrà via da Napoli.

PEPE REINA (definitivo, Bayern Monaco) – Portiere. Pepe è un graditissimo ritorno e sarà sicuramente titolare inamovibile fra i pali: il suo carattere, la sua leadership e le sue abilità tecniche saranno fondamentali per mettere a posto un reparto arretrato quantomeno barcollante. Tuttavia, ricordiamoci che nell’ultima stagione ha giocato pochissimo: potrebbe non ingranare subito. Bentornato Josè.

MARIANO ANDUJAR – Portiere. Vale lo stesso discorso di Rafael: non farà il secondo di Reina, e non è abbastanza bravo per togliergli il posto.

GABRIEL (prestito, AC Milan) – Portiere. Prelevato esplicitamente per fare la riserva. Avrà spazio in coppa Italia ma eventuali problemi fisici di Reina potrebbero regalargli minuti in più: speriamo bene.

KALIDOU KOULIBALY – Difensore centrale. All’occorrenza l’anno scorso ha giocato terzino destro con discreti risultati. Ha bisogno di maggiore concentrazione, ma è un potenziale titolare.

RAUL ALBIOL – Difensore centrale. Anche lui può eventualmente giocare da terzino destro. È il difensore di maggiore esperienza, e dovrebbe essere sicuro di un posto da titolare, considerato che ci sarà molto meno turnover con Sarri.

HENRIQUE – Difensore centrale, terzino destro o mediano. Il ruolo in cui si è fatto preferire in questi anni è probabilmente quello di esterno basso, ma non è affatto sicuro che rimanga; nel caso, sarebbe una utile riserva “duttile”.

SEBASTIANO LUPERTO – Difensore centrale. Giovanissimo, classe ’96, era osservato con interesse già da Rafa. Probabilmente andrà in prestito, ma se dovesse rimanere a Napoli ci piace immaginarlo in prima squadra piuttosto che in Primavera.

FAOUZI GHOULAM – Terzino sinistro. Uno dei migliori della Serie A quando si tratta di spingere, meno in fase difensiva: si spera che le correzioni di reparto di Sarri gli facciano bene. Titolare quasi certo.

IVAN STRINIC – Terzino sinistro. Probabilmente prima alternativa a Ghoulam. Qualche problema fisico di troppo, ma sulla carta con loro due sulla fascia sinistra siamo a posto.

CAMILO ZUNIGA – Terzino. Se guarisse dal suo male oscuro, sarebbe un potenziale titolare su entrambe le fasce; il problema serio è che non ci sono garanzie di vederlo in campo. Se gioca come in Coppa America, è un terzino da scudetto.

CHRISTIAN MAGGIO – Terzino destro. Anche lui probabile titolare per la sua velocità straordinaria, dovrà fare da chioccia a un giovane (Vrsaljko?). Esperienza e sostanza, ma non è mai troppo tardi per imparare a crossare.

DAVID LOPEZ – Mediano, interno. Dovrebbe essere un’alternativa ai due interni di centrocampo, visto che Sarri non gradisce i giocatori di pura rottura davanti alla difesa. Non è certo un fenomeno, ma potrebbe essere utile nel gioco del mister: forza fisica e preferenza per il gioco corto. Inoltre potrebbe essere l’ariete giusto per gli schemi su calcio da fermo.

GOKHAN INLER – Mediano. Partente quasi sicuro: le sue caratteristiche non si conciliano col gioco di Sarri, in cui il centrocampo deve giocare il pallone più velocemente possibile.

MIRKO VALDIFIORI (definitivo, Empoli) – Mediano. Vero regista basso. Sicuro titolare, conosce già alla perfezione il gioco di Sarri ed è perfetto nel dettare i tempi con i suoi lanci e la sua visione di gioco.

JORGINHO – Mediano, interno. Riportato nel ruolo in cui aveva brillato a Verona potrebbe tornare il giocatore che era, divenendo un’alternativa di lusso a Valdifiori.

ALLAN – Interno, mediano. Il nuovo acquisto assicurerà il dinamismo che manca al nostro nuovo centrocampo tutto tecnica, ma non è affatto il classico mastino incapace col pallone. “Garra” e tecnica brasiliana, un recuperapalloni di prim’ordine. Titolare inamovibile.

OMAR EL KADDOURI (fine prestito, Torino) – Interno, trequartista. Forse Raiola esagerò un filo vendendocelo come “il nuovo Zidane”, ma è un buon giocatore e potrebbe essere utile come riserva di Hamsik e Insigne; comunque con ogni probabilità verrà ceduto.

JACOPO DEZI (riscattato, Crotone) – Interno. Il presidente stavolta non ha voluto ripetere l’errore fatto con Izzo e ha riscattato il ragazzo ex Primavera. Speriamo che venga mandato in prestito, stavolta in Serie A, per mettersi in mostra: lo aspettiamo.

MAREK HAMSIK – Interno, trequartista. Il nostro Capitano è finalmente tornato nel suo ruolo naturale dove potrà tornare a fare a pezzi le difese con i suoi inserimenti da dietro. Più titolare di così non si può. Bentornato.

JONATHAN DE GUZMAN – Interno, trequartista. Se rimarrà, sarà la prima riserva di Hamsik: ha dinamismo e tecnica, anche se ha deluso con Rafa si tratta di un giocatore utilissimo. Certo, preferirlo ad Hamsik è un crimine.

DRIES MERTENS – Trequartista, ala sinistra, seconda punta. Mertens sarà il vero jolly dell’attacco napoletano, potendo adattarsi a tanti ruoli. Contro le difese chiuse saranno fondamentali le sue capacità nello stretto: quando si tratta di saltare l’uomo, è il migliore della rosa. Si alternerà con Insigne, ma la sensazione è che il suo impiego possa essere “dinamico” e riguardare vari ruoli.

LORENZO INSIGNE – Trequartista, ala sinistra, seconda punta. Spesso è stato definito un doppione di Mertens, ma potenzialmente è meno ala e più numero 10. Lo aspettiamo dietro le punte. Forza Lorenzo.

JOSE’ CALLEJON – Ala destra, seconda punta. Non è detto che rimanga: probabilmente nell’attacco a due gli verrebbe preferito Gabbiadini. Nel tridente probabilmente avrebbe più probabilità di essere impiegato, anche per la grande applicazione difensiva.

MANOLO GABBIADINI – Seconda punta, ala destra, centravanti. Manolo ci piace assai. In tandem con Higuaìn forma una coppia d’attacco senza pari in Italia. Probabilissimo titolare, anche perchè sui calci piazzati è fenomenale.

EDUARDO VARGAS (fine prestito, QPR) – Seconda punta, centravanti. Ormai è chiaro: è un fenomeno solo quando in panchina c’è Sampaoli. Andrà quasi sicuramente altrove.

GONZALO HIGUAIN – Seconda punta, centravanti. In attacco sarà lui il punto fermo. In una squadra che oltre alla qualità in attacco ha anche schemi e regia, lo aspettiamo in vetta alla classifica marcatori. Gonzalo è pronto a tornare nel posto che gli spetta: in cima.

Roberto Palmieri

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