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Koulibaly

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Il caso

Gentile ministro,

è lodevole il suo annuncio di voler imporre «tolleranza zero» per la violenza negli stadi. Un problema, quello della sicurezza e della inciviltà nel corso delle manifestazioni sportive, che si trascina da anni e che troppe volte è stato affrontato solo a colpi di slogan e misure inefficaci. «Metterci la faccia» – come lei ama dire – dopo tanti fallimenti passati non sarà certamente un’impresa semplice, eppure ciò che non si comprende è da quale prospettiva lei si appresta ad affrontare questo tema. In questi giorni ha, ad esempio, equiparato i cori insultanti nei confronti delle madri dei calciatori agli ululati razzisti. Una similitudine forzata che già prevede anche giuridicamente due differenti imputazioni. Per l’offesa alle madri si tratta di diffamazione e, se mi consente la boutade, neppure sempre dal momento che tra i calciatori, come pure tra i giornalisti o persino tra i ministri, non tutti possono giurare di avere genitrici pudiche. Quanto agli ululati razzisti si tratta di discriminazione: si offende una persona per il suo essere. È una discriminazione ontologica che mortifica un nero solo perché nero: condizione immodificabile. Tra l’altro, come lei ben sa, l’umanità non ha mai messo in pericolo la propria stessa esistenza a causa di semplici insulti. Mentre le pagine più buie della storia si sono avute con leggi razziali, pulizie etniche, apartheid. Come può quindi mettere sullo stesso piano due fenomeni così distanti tra loro e con conseguenze così differenti?

Tra le sue dichiarazioni c’è poi una colpevole lacuna che omette quanto sta accadendo recentemente nel nostro Paese. L’assalto ai napoletani all’esterno di San Siro nel giorno di Santo Stefano è solo l’ultimo episodio che vede i partenopei attaccati per il solo fatto di essere napoletani. Un attacco perpetrato da ben tre tifoserie, una persino estera. Anche qui, come vede, è un problema che attiene all’essere in quanto essere. Evidentemente non è bastata neppure la morte del giovane napoletano Ciro Esposito, ucciso con un colpo di pistola da un ultrà neofascista della Roma appena quattro anni fa. Di finali di Coppa Italia se ne sono giocate a decine all’Olimpico di Roma negli ultimi anni, eppure di assalti di tifoserie non coinvolte neppure nella gara (si giocava Napoli-Fiorentina), ne è avvenuto soltanto uno.

Episodi di truce violenza che seguono i cori beceri che si ascoltano in quasi tutti gli stadi italiani ogni domenica. Non le sembra un valido esempio di come dalle parole è breve poi il passo per andare all’azione? Anche sui cori contro i napoletani, da anni ascoltiamo il refrain del «Vesuvio lavali col fuoco», un coro insopportabile per l’augurarsi la distruzione di un popolo per mano di un’eruzione, ma ancor peggio per quel «lavali» che ancora una volta pone i napoletani come «sporchi, colerosi e terremotati». Canzoncina che lei ben conosce e per la quale più volte ha cercato di scusarsi per averla proferita lei stesso in pubblico. Perché è vero che spesso il tifo da stadio fa emergere il peggio di noi stessi. Parlo anche per me che, non occupandomi professionalmente di sport, da tifoso malato, sono solito vedere le partite del mio Napoli nella mia curva B invece che in tribuna stampa. Anche lei frequenta lo stadio, immagino il suo disagio, nel sentire certe bestialità quando va a vedere una partita. Capita anche a me. Ad esempio al San Paolo, tifoseria molto spesso corretta, provo insofferenza quando prima dell’inizio della gara gli ultras intonano cori contro gli odiati «sbirri» o di solidarietà per i «diffidati». In quel momento mi guardo intorno, vedo i volti degli ormai pochi bimbi che i genitori portano allo stadio e provo vergogna. Lei parla spesso dei suoi figli, oggi, in coscienza, avrebbe piacere di portarli in uno stadio dove si discrimina un nero solo perché nero o un napoletano solo perché napoletano? Ha piacere che i suoi figli ascoltino offese a quelle onorate divise che ogni giorno, tra mille rischi, garantiscono la nostra sicurezza?

Lei ha probabilmente ragione che le partite non vanno sospese in caso di cori discriminatori. Ciò, come dimostrato anche da inchieste delle commissioni parlamentari, mette nelle mani degli ultrà l’arma di poter ricattare i club spaventati da multe e dalle stesse chiusure di curve e interi stadi. Eppure, queste decisioni che puniscono tutti indistintamente, sono necessarie finché non si punisce singolarmente chi si macchia di questi reati. Oggi le famiglie non frequentano più gli stadi anche perché gli impianti sono ormai diventati dei check-point: si viene schedati, perquisiti, con l’impossibilità persino di portare all’interno una bottiglia d’acqua o un ombrello in caso di pioggia. Sono stati installati tornelli e telecamere. Le famiglie hanno pagato un prezzo alto e sacrificato la propria passione, purtroppo è di tutta evidenza che questo prezzo è stato pagato avendo ben poco in cambio. Il sospetto è che le norme e gli strumenti per stroncare il tifo violento ci siano già tutti. Fino ad oggi è invece forse mancata la volontà di farlo e certe dichiarazioni – come le sue – che relativizzano determinati temi certamente non aiutano. Le auguro buon lavoro nell’interesse di tutti noi tifosi e anche, «da ministro e da papà», le auguro che questo clima non porti un giorno persino suo figlio a cantare quei beceri cori di cui lei stesso si è reso protagonista in passato. Sbagliamo tutti, ma dovremmo tutti lavorare per non far ripetere anche alle future generazioni i nostri stessi errori. Confido in una sua risposta e soprattutto che prima che sia troppo tardi prenda una posizione chiara sul clima d’odio nei confronti dei napoletani. Le è dovuto da ministro, ma anche da leader politico che ha deciso di togliere l’indicazione Nord dal simbolo del proprio partito. 

Saluti da Napoli.

Valentino Di Giacomo

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Lo schifo che non passa

Sono ormai passati diversi giorni, ma la rabbia non passa e difficilmente passerà. Siamo alle solite: la Juve vince la sua partita decisiva con i soliti “aiutini”, i napoletani (e tutti gli altri) si incazzano, ma opinionisti, giornalisti e tutta la “fauna” calcistica che ammorba l’etere ci accusa di essere i “soliti vittimisti”. E’ sempre la stessa storia. Il copione si ripete sempre uguale, come se il tempo non scorresse mai, se non per ripetere ogni volta in maniera identica lo stesso spartito. Esce fuori il solito avvocato fenomeno che ha bisogno di pubblicità dicendo che intenterà una causa, le fantomatiche class-action, il video dell’imbroglio che imbroglio non è, fake-news come se piovessero. Audio, filmati, ricostruzioni. Tutto inutile. Basterebbe solo mostrare e rimostrare quell’intervento di Pjanic. Solo quello. Qualcosa di solare, non interpretabile diversamente. Solo che l’unica persona che doveva automaticamente agire ha “interpretato”, ancora una volta, in favore di quelli là.

Questa volta c’è stato di mezzo un episodio spartiacque: appena poche settimane fa erano i juventini a gridare al complotto. Buffon si è esibito nei suoi bidoni, fruttini, sprite, patatine e sensibilità. Al punto che se fossi un dirigente della Amica Chips o della Pringles lancerei sul mercato le patatine “gusto sensibilità” o “bidone free”, come per gli zuccheri. Poi Benatia che parla di stupri, Agnelli che se la prende col “Sistema-Collina”. E tutta la fauna dell’etere ad applaudire quel “grande uomo e professionista di Buffon”, fino ad Agnelli che reclamava il Var in Europa. Piccolissimo dettaglio: il rigore per il Real Madrid contro la Juve era netto, solare. Proprio come l’entrata di Pjanic che quasi gli somiglia. 

Ancora una volta si è capovolto il mondo. Se altre tifoserie gridano al “furto” sono vittimiste, se lo fanno quelli là hanno ragione. Senza dubbi, senza mediazioni. Hanno ragione come Mussolini. Sempre. 

E noi ce ne stiamo qua, senza trovare pace. Chissà quanti di voi, come me, vi state andando a rivedere su Youtube i video dei processi per Calciopoli o per il Doping. Non serve a nulla, se non a dire “Ah, ma non sono pazzo! E’ già successo, chissà che non stia succedendo ancora”. Inutile esercizio per riappropriarci di una sanità mentale, mentre il mondo fuori sembra folle con i suoi “Eh ma alla fine vince il più forte” o “Torti e favori alla fine si compensano”. Non è mai stato vero, non è vero, non sarà vero. C’è persino chi si permette di di dire che Calciopoli non sia mai esistita, chissà perché Moggi aveva bisogno di fornire Bergamo e Pairetto di schede telefoniche svizzere… Rivedi i video e recuperi con la mente di quando il tramite di Moggi con gli arbitri era un dirigente del Messina, società che subito fu catapultata in A. Vedi le relazioni di amicizie e inimicizie create dall’ex mammasantissima della Juve. Ti viene in mente quel 7-0 dei bianconeri col Sassuolo di quest’anno, le dichiarazioni di Marotta su Politano, l’esito della trattativa tra il calciatore biancoverde e il Napoli. Chissà se funziona ancora così, ti chiedi. 

Poi vedi Orsato che due giorni dopo il fattaccio di San Siro viene chiamato per arbitrare ai mondiali in Russia. Tipico esempio di meritocrazia italiana. Come 20 anni fa succedeva con gli arbitri De Sanctis e Racalbuto. 

Ci siamo già passati a rivedere i video di Calciopoli. Era dopo la finale di Supercoppa di Pechino, quando Mazzoleni fece di tutto di più. Quel Mazzoleni che con così poca sensibilità ha espulso domenica Koulibaly, quello che domenica prossima è stato designato per arbitrare la partita dell’Inter. Sta ancora là, come Casini in Parlamento. 

E se dopo il furto di Pechino, almeno De Laurentiis ebbe la decenza di non far presentare la squadra alla premiazione non riconoscendo la vittoria a quelli là, stavolta è stato in silenzio. Certo, per amore della verità anche il Napoli ci ha messo del proprio. Me lo faceva notare stamattina l’amico e collega Luigi Liberti: “15 punti su 27 nelle ultime 9 partite – scrive Luigi – e voi state ancora parlando di ringraziamenti e miracoli !? Negli ultimi 2 mesi il Napoli ha avuto una media punti da settimo posto (neanche zona coppe) e mancano ancora 3 partite. Il Napoli ha rinunciato alla Champions prima, alla E.L. dopo e alla Coppa Italia, pur di lottare per lo Scudetto. E cosa fa ? Arriva a riserva negli ultimi 3 mesi !?!? È vero, numericamente la rosa è carente, soprattutto nel centravanti…ma non è possibile che Giaccherini, Ounas, Rog e Diawara non possano giocare neanche contro Cagliari, Benevento o Crotone. Se hanno giocato sempre gli stessi, e le riserve non sono mai state prese in considerazione (ricordiamoci che Mario Rui quando il Napoli è stato costretto a farlo giocare, era praticamente un corpo estraneo dopo diversi mesi di allenamento) vuol dire che c’è qualcuno che ha sbagliato”. Tutto vero, ma denunciare i nostri limiti non può e non deve mascherare i danni che abbiamo subito da un sistema che si comporta sempre allo stesso modo. Il Napoli ha avuto un calo? Pure la Juve che proprio con il Napoli ha perso e che, nella partita successiva, ha mostrato parecchie crepe contro l’Inter. Diciamola così per non infierire. 

Fiorentina-Napoli forse non si è mai giocata per i noti fatti della sera precedente, eppure si doveva giocare. Ha sbagliato il Napoli a dare altri alibi a quelli là. Cosa possiamo fare per cambiare il corso delle cose? Non lo so. Mi piacerebbe tanto che tutti i tifosi che non sono della Juve si unissero per chiedere ai propri presidenti di staccarsi dalla Serie A. Un modo per lasciare quelli là a giocarsi il campionato che vogliono, magari se li lasciassimo a competere con Alessandria, Cuneo o Novara forse non sarebbero nemmeno costretti a far ricorso ai “soliti aiutini”. Ma lo diciamo stancamente. Come dopo Calciopoli, come dopo quel Juve Inter di 20 anni fa con il rigore di Iuliano su Ronaldo, come dopo lo schifo della Coppa Italia dello scorso anno, non succederà nulla. Noi tifosi del Napoli già ci stiamo interrogando sulla permanenza di Sarri, se verrà Conte, Ancelotti o Benitez, se De Laurentiis comprerà altri calciatori. E’ partita pure la solita battaglia di quei quattro fessi che danno addosso al presidente. Non si fermano mai. Sono gli stessi che oggi osannano Sarri e quando il mister fu preso scrivevano “Eh, ma ca amma fa l’Empoli?”. Non ritrattano mai, non chiedono mai scusa, sono tipo quelli là, ma pensano di essere vergini. Al primo passo falso escono dalle saittelle. Non sappiamo fare quadrato attorno alla squadra, figuriamoci se possiamo pensarci capaci di organizzare qualche forma di protesta o di sciopero. 

E’ sempre la stessa storia. Si ripete uguale. Non ci sono soluzioni. Quelli continueranno a fare i loro porci comodi. E noi ad assistere, a sbraitare, a gridare. Inutilmente. Rendiamo solo grazie ai nostri ragazzi che ci hanno fatto sognare. Poi ci siamo svegliati e ci siamo ritrovati davanti alla solita realtà. Quella che tutti vedono e fanno finta di non vedere. Eventualmente le chiamano “coincidenze”. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nel giorno contro la violenza sulle donne, l’insensibile Koulibaly abusa con la sua enorme capoccia nera della vecchia signora. Kalidou sventra la Juventus come una scatoletta mettendo a nudo tutti i difetti della squadra di Allegri. Il Fato stavolta ha sorriso agli azzurri, la notizia, assai più di altre, è questa. Come nel giochino delle sliding-doors poteva andare molto diversamente, sarebbe bastata un’altra deviazione di testa, quella di Callejon sulla punizione di Pjanic che ha portato il pallone a lambire l’esterno del palo, con Reina immobile e praticamente battuto. Resterà l’unico tiro verso la porta dei bianconeri in una partita giocata meravigliosamente dai due centrali napoletani che hanno tenuto la linea altissima per l’intera gara. Un successo alla fine meritato, ma chissà quali sarebbero stati i commenti se il Napoli non fosse riuscito a passare in vantaggio grazie alla capocciata del suo colosso d’ebano. Forse, come nella gara contro il Chievo, quando i ragazzi azzurri erano sotto di un gol, sarebbero ripartite le solite litanie: chi contro il “pappone”, chi nei riguardi di Sarri e magari contro Insigne che, ricordiamolo, al San Paolo fu persino fischiato appena due settimane fa. Sembra trascorsa un’era geologica e invece sono passati appena 15 giorni. 

Le critiche sono belle quando sono costruttive, oggi, anche grazie all’effluvio dei social, siamo invece costretti a subire racconti distorti. Persino adesso, dopo una vittoria così importante, c’è chi ancora si ostina a dare addosso al presidente De Laurentiis: non potendo altro, basta andare a leggere i commenti al suo tweet di ieri sera, stavolta qualche testa gloriosa lo accusa di non essere andato a Torino al seguito della squadra. Ovviamente sarebbero stati gli stessi che se il presidente fosse andato allo Stadium, magari osando finanche di rilasciare dichiarazioni in tv, avrebbero spianato i fucili. 

Il Napoli ha riaperto un campionato che sembrava chiuso per volere Divino quando Dybala a pochi secondi dal fischio finale segnò la rete decisiva a Roma contro la Lazio. Poi noi perdemmo in casa con i giallorossi prendendo il primo gol su una deviazione oltremodo beffarda di Mario Rui. Ora il trend sembra essersi invertito, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato questo folle, matto, avvincente campionato è che tutto può cambiare sulla scia di pochi episodi. Restano quattro partite e gli azzurri sono chiamati a fare 12 punti. Basteranno o meno non ci saranno rimpianti. La pressione ora è tutta sui bianconeri che dopo l’eliminazione dalla Champions e l’indecente post-partita fatto di “stupri” e “insensibilità”, rischia di capitolare anche in campionato. Non aspettiamocelo come se fosse logico, se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato è che la Juve nei momenti di difficoltà ha le forze e determinate complicità invisibili per riprendersi e restare a galla. Non celebriamo funerali prima di vedere il cadavere. Il leone è sicuramente ferito, ma non è morto ed è quindi capace ancora di sferrare zampate dentro e fuori dal campo. 

Al netto dei difetti, dei peccati veniali della società e di Sarri, ora è solo il momento di ringraziare tutti. Anche i tifosi che hanno fatto comprendere al mondo intero l’importanza che avrebbe un titolo in questa città. I caroselli prima e dopo la gara sono stati il segno tangibile di una passione popolare che non esiste in Europa. Per vedere scene simili forse bisogna scavalcare l’oceano e fare capolino in qualche città argentina o brasiliana. Un entusiasmo, stavolta, che sembra però imperniato – paradossalmente – anche da tanta razionalità e consapevolezza. 

Napoli e il Napoli – nonostante il racconto prevalente sui media italiani – non sono più una Cenerentola e non si vive più giocandosi i numeri al Lotto interpretando Smorfie e sogni. C’è una città che, ad esempio, batte tutti i record di presenze turistiche grazie finalmente ad un approccio progettuale alla valorizzazione delle proprie bellezze. E c’è una società che ormai da quasi un decennio è una realtà italiana ed europea grazie alla forza della programmazione. Oggi i napoletani hanno capito che si possono pure vendere Lavezzi, Cavani o Higuain se si ha una struttura in grado di supportare un progetto. Prima Benitez e poi Sarri hanno incarnato un modello di calcio e di gioco invidiato ed apprezzato in tutta Europa. Eppure c’è chi si ostina ancora a parlare di “fortuna”. Fortuna, casomai, è quell’incornata di Kalidou al momento giusto. Dieci anni ad alti livelli non si inventano invece per volere della Dea Bendata. Questo tutti dovrebbero ricordarlo. Sempre. Anche se quel Sogno, così tremendamente bello, non si avverasse. Soprattutto se non si avverasse. I Masanielli lasciamoli alla storia antica. La città dimostri di essere all’altezza della sua squadra, le sceneggiate lasciamole alla gloriosa tradizione delle tavole da palcoscenico. Non si può tornare più indietro: fuori e dentro il campo. Napoli Capitale, questa è la sua vocazione che grazie al calcio sta ritornando restituendo consapevolezza di sè. Masanniello è crisciuto.  

Valentino Di Giacomo  

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Il punto

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo sapete, qui sin dal giorno del suo arrivo (e anche prima) ci siamo sempre detti “Sarristi”. Eppure personalmente ho sempre rifuggito ogni “ismo”, a meno che non sia il maradon-ismo, unica religione di cui resto e resterò fedele fino alla fine dei miei giorni. Sarri è un grandissimo allenatore, il Napoli nei suoi novanta anni di storia probabilmente non ha mai giocato così bene e quindi dobbiamo volere bene al mister.

Fatte le premesse d’obbligo, ieri, ancora una volta, sono rimasto deluso da come è stata gestita la partita da Sarri. Al netto dei pali, delle traverse, del rigore solare (l’ennesimo) non dato a Mertens, rigore che poi non avrebbe spostato l’equilibrio della gara perché il Napoli in vantaggio ci era passato lo stesso. E’ che non ha saputo gestirlo.

Io ora mi vergogno un poco a scrivere quanto sto per scrivere perché resto convinto che chi lavora tutti i giorni sul campo conosce meglio degli osservatori esterni cosa fare, quando farlo e perché farlo. Eppure, a mio avviso, il pur eccellente Sarri qualche step in più dovrebbe farlo nella lettura delle partite. E’ un’opinione la mia, però confortata da alcuni dati di fatto. Mi sta bene che il Napoli non sappia gestire un vantaggio contro la Juve (a Torino in Coppa) o a Madrid. Mi sta molto meno bene che una squadra forte – perché il Napoli al di là delle narrazioni che vanno per la maggiore in città è dotato di una signora squadra – non sappia gestire il risultato contro il Sassuolo o, peggio ancora, contro l’Empoli dove poche settimane fa abbiamo persino rischiato di riaprire un match stra-chiuso e stra-dominato beccando due gol fessi.

Non è vero – a mio umilissimo parere – che il Napoli non possa gestire i risultati, i tempi della partita. Il Napoli, mi ripeto, ha dei signori calciatori che tante altre squadre non hanno. Per cui il problema o è di impostazione tattica o mentale. Non so se propendere per la prima o la seconda ipotesi, so però che entrambe le componenti sono opera dell’allenatore. Un allenatore che dopo mesi di gestione non può presentarsi ogni volta alle telecamere ripetendo che facciamo sempre gli stessi errori. Se il problema è nella testa oppure tattico bisogna intervenire. Punto. Perché Albiol e Koulibaly sono due centrali di difesa che possono tranquillamente sopportare e supportare un determinato tipo di atteggiamento. Senza dover per forza giocare a mille all’ora ogni volta per aver ragione anche di squadre nettamente inferiori al Napoli.

A proposito: ma il Sassuolo che fatturato ha? E il Palermo? E il Pescara? E l’Atalanta? Quando la smetterà Sarri di parlare ad ogni intervista di fatturato? E quando la finirà di parlare, come una vedova inconsolabile, della cessione di Higuain? Ragionamenti che non esistono perché, proprio grazie alla bravura del mister, il Napoli quest’anno ha sopperito ampiamente all’assenza di Higuain e persino di Milik che si è infortunato dopo pochissime giornate e che ieri è ritornato finalmente al gol.

Se il Napoli ha necessità ancora di crescere, deve farlo in primis il suo allenatore. Sarri dovrebbe essere più coerente con le sue stesse dichiarazioni, ad esempio. In precampionato tutti ad applaudirlo perché disse: “Mi fanno girare i coglioni gli allenatori che parlano di calciomercato”. Dopo poche settimane, alla seconda giornata, elemosinava davanti alle telecamere l’acquisto di un centrale difensivo: “Koulibaly partirà per la Coppa d’Africa – disse Sarri – e Tonelli non so quando sarà recuperabile, numericamente ci manca un difensore”. Aveva ragione. Arrivò Maksimovic per 23 milioni, giocatore che – ne sono certo – ci tornerà utile la prossima stagione, ma che quest’ anno ha visto il campo col binocolo nonostante l’investimento molto consistente.

Ieri – e ripeto mi vergogno un po’ a scrivere di questo – il cambio Milik-Jorginho mi è parso molto tardivo. Il Napoli era sull’1-1, un pareggio che serve quasi a nulla a questo punto della stagione. Perché non farlo prima quel cambio? Cosa c’era da difendere ormai dopo la cappellata di Hamsik?

E, a proposito del capitano, oggi sono tornati alla carica quelli del “Viene meno nelle partite importanti, non ha carattere”. Dimenticandosi che se abbiamo passato il turno in Champions lo dobbiamo a lui con quel gol di sinistro in Turchia, che i gol più importanti li ha segnati lui. Dimenticando che dobbiamo ritenerci solo fortunati se un FENOMENO  del calcio moderno abbia deciso di scegliere Napoli e il Napoli a vita.

Un altro che ha scelto Napoli a vita è stato Lorenzo Insigne. Ma il mister anziché accompagnare l’entusiasmo in una conferenza successiva di poche ore dalla firma del contratto ha raggelato tutti dicendo che potrebbe prendersi a “testate sul naso” con De Laurentiis e che non sa quanto resterà sulla nostra panchina. E fare dichiarazioni del genere in questo momento della stagione vi sembra una cosa intelligente? Gli sembra una cosa intelligente? A cosa serve? Se ha qualcosa da dire al presidente lo facesse nel chiuso degli uffici societari. Non destabilizzi un ambiente che è assai incline a ragionare con la pancia. Ecco, ha ragione De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di più cazzimma. E questa cazzimma ce la deve dare pure Sarri. Altrimenti resterà sempre un’eterna bella ed incompiuta, lui e la sua squadra. Il mister può diventare un allenatore ai livelli di Ancelotti, Conte, Guardiola o Capello. Ma ci vuole umiltà per migliorare e tanta capacità di auto-analisi per superare dei limiti che ci sono, evidenti. Recriminare ancora una volta su arbitri, fatturati e l’eterno lutto di Higuain è da provinciali. Sarri tenga bene a mente che ora si trova a Napoli, in un grande club. Anche se l’eterno malcontento verso De Laurentiis vuole sminuire la portata di un lavoro che è stato costruito da oltre 10 anni a questa parte. Un patrimonio da salvaguardare: con Sarri o senza. Caro Maurizio siamo con te, ma migliorare si può e lo possiamo fare insieme. Perché quando parli così – per usare il tuo linguaggio – ci fai girare i coglioni. Con stima.

Valentino Di Giacomo

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L'impossibile può essere possibile

Tiro di Perotti, deviazione di Koulibaly, sembra finita, abbiamo buttato un’altra partita pur avendo dominato per l’intero match. E’ gol. Ci hanno fottuto un’altra volta. 

Sono i pensieri di sabato scorso. Li abbiamo fatti tutti noi. Eravamo già tutti pronti a scagliare il telecomando contro il televisore. E invece no. Invece Pepe Reina fa l’impossibile: mette tutta la forza, l’istinto e la voglia sulle proprie gambe, si lancia e la prende, poi come un felino allontana la palla con il piede.

Non vedevo una cosa del genere fatta da un mio giocatore da anni. Quello di Reina è un gesto che può comprendere solo chi ha fatto sport. Qualsiasi sport. Perché ci sono momenti, accadono di rado, ma accadono, che l’impossibile diventa possibile. Anzi, quasi facilmente possibile. Ti si accende una luce dentro e riesci a fare una giocata che è frutto di un’energia che non hai, ma che si palesa senza che tu neppure te ne accorga. Sono frazioni di secondo, eterne, interminabili.

Ho una mia teoria quando accadono queste cose: quella giocata Pepe l’ha sognata chissà quante volte, forse senza neppure ricordarlo. Provi una mossa in sogno e poi all’improvviso, nella realtà, il fisico deve solo seguire l’impronta che nella mente esiste già.

Perché scrivo questo? Perché il Napoli sarà chiamato a giocare un’intera partita da sogno contro il Real Madrid. La missione è impossibile. Loro sono i galacticos, sono abituati a giocare questi match, noi no. Ci manca l’esperienza, i nervi saldi, la capacità di fare praticamente sempre la scelta giusta. Sono sicuro che i ragazzi in maglia azzurra questa partita l’avranno giocata migliaia di volte nei loro sogni, non solo ora, ma anche quando erano bambini. E’ la classica partita dei sogni. E’ – per fare un esempio – quando vai a giocare la finale del torneo di calcetto o di calciotto per noi comuni mortali. Non ci guadagni nulla, ma la coppa la vuoi vincere e allora lotti sul pallone ancora più del solito, cerchi di essere lucido per portare a casa il risultato. Loro sono forti? E’ vero. Ma le partite bisogna sempre giocarle. E’ il bello dello sport.

Razionalmente partiamo battuti. Non c’è storia. Però è da tanto che il San Paolo non riesce a creare quella strana alchimia tra squadra e pubblico che prima era quasi la regola. Chissà che non sia la serata giusta. Sperare non costa nulla.

A me stasera torna alla mente quell’esordio in Champions League a Manchester contro quei fenomeni che sembravano usciti dall’album delle figurine, più che una squadra di calcio. Poi però noi, con Aronica e Cannavaro, con Inler e Gargano, abbiamo superato l’esame. Maggio si invola e serve Cavani: gol. Esistiamo pure noi nel calcio che conta! Soltanto una punizione di Kolarov alla fine ci tolse una vittoria meritata. Ma quel girone lo passammo. E come se lo passammo!

Ecco, è da molto che il Napoli non riesce a rendere possibile l’impossibile. Proprio quello che ha fatto sabato Reina. Crederci non ci costa nulla. Mal che vada abbiamo assistito ad un’altra pagina di storia del nostro Napoli. Perché tanto, nella buona e nella cattiva sorte, noi siamo sempre al suo fianco. Pure nei sogni. Sognare, sognare sempre, guardare sempre in alto e avanti. La bellezza dei sogni è che sono sogni. Non illusioni.

Valentino Di Giacomo

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Dopo tre sconfitte di fila il Napoli è riuscito a tornare alla vittoria, particolarmente importante perchè fuori casa ma pur sempre contro la squadra meno forte del campionato, e comunque torna a casa con l’amaro in bocca. Le buone notizie vengono tutte messe in secondo piano dalla scellerata reazione di Manolo Gabbiadini, che spreca l’ennesima occasione lasciando il Napoli in dieci per un’ora e senza nessun centravanti per le prossime partite. Per quanto fosse stato provocato, non esiste reagire in quel modo: un ragazzo può sbagliare, ma un calciatore professionista non può permettersi di dare uno spettacolo del genere e lasciare il suo club in una situazione simile. A questo punto non resta che richiamare Duvan (due rigori conquistati e un gol oggi) e sperare che Milik vada a Lourdes.

LA PARTITA – Nel primo tempo il Napoli è partito con una disposizione inedita, un 4-4-2 in linea con Hamsik “falso esterno” a sinistra, Callejon ala classica e una coppia molto solida composta da Allan e Diawara a centrocampo. Gabbiadini e Mertens componevano la coppia d’attacco, confermando la volontà dell’allenatore di tenere gli uomini offensivi comunque vicini per combinare. La strategia ha dato buoni frutti: complice la pochezza tecnica del Crotone, il Napoli è andato presto al tiro con Hamsik e poi con Callejon, lanciato in controtempo da Allan (piacevole novità i lanci del brasiliano, più di uno di buona fattura). Al minuto 17 è proprio lo spagnolo che sblocca la partita con uno dei suoi destri in diagonale. Il Napoli controlla bene, continua a creare, va vicinissimo al gol con Gabbiadini (miracolo di Cordaz) e subisce poco finchè al 31esimo non avviene l’episodio più assurdo della giornata: Ferrari a metà campo colpisce Gabbiadini, il bergamasco reagisce con un pestone al fianco. Mazzoleni espelle solo lui: l’attaccante rischia 3 giornate di squalifica, e quasi sicuramente sarà assente contro la Juventus, condannando il Napoli a giocare contro la capolista con i soli Insigne, Mertens, Callejon e Giaccherini in attacco. Non ce n’era bisogno.

Ad ogni modo due minuti dopo Nikola Maksimovic segna il raddoppio sugli sviluppi di un calcio d’angolo e il Napoli chiude il primo tempo senza ulteriori affanni. Nel secondo tempo il Crotone fa pesare la superiorità numerica; il Napoli paga anche la mancanza di fisicità in attacco, con il solo Mertens a sfidare i centrali avversari, e subisce anche una grossa occasione da gol con Simy che da pochi metri spara alto. Da lì il Napoli va vicinissimo al gol con Callejon su punizione e soprattutto Mertens a porta vuota; Reina risponde a Falcinelli e Rohden al 75′ con due parate straordinarie, la prima in particolare davvero fenomenale.

Il Crotone continua a spingere e alla fine passa con Rosi sugli sviluppi di un calcio da fermo, tenuto in gioco da Koulibaly: a voler essere severi è l’ennesima incomprensione difensiva che causa un gol inutile, ma c’è da dire che il Napoli era in dieci uomini dal 30′ e a ben vedere una distrazione è comprensibile. Sul finale i rossoblù spingono ma non riescono a trovare il pareggio.

COSA LASCIA QUESTA PARTITA – Da cosa può ripartire allora oggi il Napoli? Ovviamente dai tre punti, conquistati con una prestazione generosissima in cui i giocatori hanno dimostrato di essere sempre disposti a correre un metro in più per aiutare il compagno, benchè contro l’ultima in classifica i rapporti di forza non fossero in discussione; dalle ottime prestazioni di Reina, Callejon, Mertens, Maksimovic e Koulibaly; dall’ottimo debutto dal primo minuto di Diawara, che ha mostrato una regia semplice ma pulita, buone capacità difensive e alcuni colpi da far girare la testa. Ma forse ciò che più di ogni altra cosa ci rimane in questa giornata sono i risultati delle altre, con Juve e Inter sconfitte (#freeDeBoer) e il pareggio della Lazio, che accorciano la classifica e limitano i danni delle ultime disastrose giornate.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli ha praticamente dominato nel primo tempo contro la Roma. Prima di farci prendere dallo sconforto enorme delle due sconfitte consecutive e di aver perduto lo scontro diretto, si farebbe bene a ricordarsi quei primi 40 minuti di gioco. Gli azzurri non hanno fatto nulla di trascendentale, ma dominavano il campo, erano veloci nei fraseggi e hanno rischiato praticamente nulla fino alla strepitosa cazzata di Koulibaly.

Non vogliamo buttare la croce addosso a quello che dovrebbe essere potenzialmente il miglior difensore partenopeo. Se fosse stato un errore tecnico, come ad esempio un passaggio sbagliato, neppure ne avremmo parlato. Ma l’errore di Kalidou non è stato tecnico, ma di atteggiamento. Una spavalderia che ormai molto spesso gli fa commettere strepitose cazzate come quella che ci è probabilmente costata la sconfitta in un match decisivo. Non è la prima volta che KK ci delizia con queste indegne sbruffonerie. In una gara casalinga conto il Cagliari, nell’era Benitez, commise una sufficienza simile tentando di dribblare Farias: il Napoli vinceva 3-1,  pareggiò 3-3. E di errori di presunzione ne commette spesso, qualche volta siamo stati solo fortunati o bravi: in altre partite, dopo errori simili, l’attaccante avversario sbagliava il gol o Reina compiva un prodigio. Poi magari il Napoli vinceva e quindi noi ci dimenticavamo dell’errore. Anche perché KK nella stessa partita è capace di fare cazzate gigantesche come quella di ieri, insieme a giocate che fanno sobbalzare il pubblico dal sediolino. Come quando sradica con forza e precisione chirurgica il pallone dai piedi dell’avversario, quando rimonta sull’attaccante in fuga o quando si avventura nei coast to coast fino all’area avversaria.

Quello di ieri è stato un errore pesantissimo. E, lo ripetiamo, se si fosse trattato solo di un errore tecnico non ne avremmo neppure parlato. Invece è un errore di presunzione, di testa e che rende quindi impossibile ogni giustificazione. KK ha avuto almeno 10 secondi per scaricare il pallone su Reina, non lo ha fatto. Voleva saltare Salah, uno degli attaccanti più veloci del nostro campionato. Voleva fare il “bellillo” come dicevamo noi quando giocavamo in strada. Solo che quando noi giocavamo in strada se beccavamo il fenomeno gli entravamo sulle caviglie così lui “imparava a campare”. Nel calcio professionistico questo non è possibile.

E allora Sarri la smetta con questa sua fissità di formazione. I suoi schemi saranno evoluti, ma non li ha scritti la Nasa al punto da essere incomprensibili per i nuovi giocatori o per chi fino ad ora la partita l’ha vista dalla panchina. La rosa è ampia, dalla prossima ci aspettiamo un po’ di pugno di ferro: KK in panchina e che giochino titolari Maksimovic e Albiol. Dare a Koulibaly tre o quattro turni di riposo forse gli farà abbassare un po’ la cresta.

Il Napoli delle ultime settimane sembra bloccato mentalmente. Siamo al punto che ormai serve una scossa: o ci riprendiamo o ci affondiamo completamente. Basta con le rendite di posizione. Jorginho gioca una schifezza? Sarri metta Diawara. Hysaj è fuori condizione? E allora giochi Maggio. A tutto questo si aggiunge che Hamsik per l’ennesima volta ha finito la partita con i crampi. Cosa sta succedendo?

Sarri vuole fare solo l’allenatore? E lo faccia. La smetta di parlare di fatturati, di Juventus e altre stronzate. Faccia l’allenatore. Sia per primo lui all’altezza di una grande squadra. Oggi, ancor di più dopo l’infortunio di Milik, gli azzurri hanno un enorme problema realizzativo. Le avversarie ci hanno studiato e sanno come fermarci. Ieri la Roma è venuta a Napoli con due linee strette in fase di non possesso: quattro difensori, tre mediani e gli esterni a rintuzzare. C’è un serio problema nello sfondare difese così schierate. Poi, dopo l’errore di KK, la Roma ha avuto gioco facile perché ha potuto fare il gioco che le è più congeniale.

Siamo ancora in tempo per raddrizzare la baracca, ma deve essere Sarri a capirlo per primo facendo delle scelte. E a volte servono pure scelte brusche. Il posto da “titolarissimo”, in una rosa così assortita, non dovrebbe avercelo nessuno. Chi gioca meglio, chi sta meglio, chi si mostra più concentrato va in campo. Punto. Intanto si cominci già da Koulibaly: tre partite in panca e poi vediamo se ha imparato la lezione.

Valentino Di Giacomo

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Mettiamo fine al "Mandolinismo"

La Juve ha perso, il Napoli ha vinto ed è primo in classifica e in città si respira un fortissimo entusiasmo. A leggere i social, ormai affidabili del sentiment della piazza almeno quanto fino a qualche anno fa lo erano baristi e barbieri, il campionato sembra finito dopo appena quattro giornate. E’ bello vedere questo entusiasmo ed è anche giustissimo godere dei momenti positivi quando arrivano, è anzi doveroso celebrare i momenti buoni. Qui, oggi, non vorrei mettere il cilicio a chi gode,  ma solo mettere in guardia la torcida azzurra: il campionato è lunghissimo e le sfide che ci aspettano sono ancora tante. Va bene l’entusiasmo purché non diventi un boomerang al primo passo falso. Anche i siti web e i giornali napoletani si cimentano in trionfalismi fuori luogo. Il Napoli sarà davvero una grande squadra quando si smetterà di celebrare un primo posto dopo appena quattro giornate. E’ una cazzata, oltre che sintomo di un provincialismo lontano dall’abbandonarci. Certo, fa piacere vedere che almeno la stampa si diletta sempre meno nel descrivere una città che per un primo posto temporaneo mette pastori sul presepe e suona il mandolino. Ringraziando il Padreterno, fatte salve alcune fisiologiche descrizioni di Napoli da parte di alcuni media, il mandolinismo iniza a scemare. Un mandolinismo di cui spesso si rendono artefici i napoletani per primi che rivendicano una sorta di “superiorità delle razza”. Ma questo squallido giochetto, pare, che sia in netta decadenza.

Personalmente sono d’accordissimo con Sarri, la Juve è già campione d’Italia. “Dovrebbero fare loro tantissime cazzate, ma loro non ne fanno spessissimo, la Juve si appresta a fare un campionato come il Bayern Monaco in Bundesliga o il Paris Saint Germain in Francia“. Così parò Sarri appena dopo la vittoria contro il Bologna. Ed ha ragione. Guai a pensare che la Juve sia quella vista contro l’Inter. Sono loro che DEVONO vincere e noi commetteremmo, come ambiente, un errore madornale se ci ponessimo al loro stesso livello. Noi dobbiamo solo giocare una partita per volta. Noi siamo forti, loro, almeno sulla carta, lo sono di più.

Verranno i momenti in cui Milik non la butterà dentro per tre partite di fila, verranno le batoste, le partite giochicchiate male ed è fisiologico nell’arco di un campionato. Ho solo paura che alle prime difficoltà questa euforia possa trasformarsi in depressione. Magari comparirà qualche altro post sui social su quanto Milik sia stato pagato oltre il suo reale valore.

Oggi sono scomparse tutte le critiche. Il “Pappone” non è più “Pappone”. Milik è degno di Higuain, Zielinski è il nuovo Maradona. Il “Pappone”, per chi lo ritiene tale, ritornerà di nuovo così non appena arriveranno le prime battute d’arresto. Ma Milik non è Higuain e non lo sarà. Zielinski è un grandissimo acquisto, portentoso, ma guai a investire un ragazzo poco più che ventenne di eccessive responsabilità.

In questo periodo d’oro, segnaliamo altre due notizie. Assolutamente da non trascurare. Koulibaly, quello che già era a Londra con i blues del Chelsea, ha rinnovato per altri 5 anni. Inoltre, sabato al San Paolo, quando uno sparuto gruppetto in curva ha intonato cori contro De Laurentiis, il resto dello stadio li ha fischiati. Un segnale, solo un segnale, che porta l’ambiente azzurro finalmente a remare tutti insieme. Quando si vince è sempre più semplice, ora bisognerà imparare a farlo anche quando le cose andranno storte. Oggi Cavani non esiste più, GH neppure.

Qui ho sempre difeso l’operato di De Laurentiis, pur mantenendo una posizione critica nella sua gestione del settore giovanile e dello stadio, questione su cui divide colpe proprie insieme a quelle del sindaco De Magistris. Non l’ho difeso perché mi è simpatico, nè lui aveva bisogno di “avvocati del diavolo”. Per De Laurentiis parlano i fatti. Il Napoli è progressivamente cresciuto nel corso degli anni. Quest’anno è forse la rosa più forte della sua gestione (lo abbiamo scritto prima dell’inizio del campionato), nonostante la partenza di quello lì che è andato da quelli là. Poi i conti si faranno a fine anno. L’importante è comprendere che il Napoli non DEVE vincere, la vittoria resta una magnifica possibilità. Non è un fallimento se non dovesse succedere. Lo sarebbe per quegli altri là. Prima lo comprenderemo, meglio aiuteremo l’ambiente che ruota attorno alla squadra.

Valentino Di Giacomo 

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La provocazione

Eppure i tifosi del Napoli dovrebbero esserci ormai abituati alle estati del calciomercato. Ma, nonostante tutto, viviamo questo periodo sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Ogni anno è sempre la stessa storia: un centinaio di nomi accostati al club azzurro, trattative in cui “manca solo la firma”, “siamo ai dettagli”, “presto l’annuncio”. Delle svariate trattative di cui si parla ogni anno generalmente di vero c’è sempre molto poco, ma nel gioco del clickbaiting dei siti web che campano accalappiando lettori con mezzucci che fanno abbastanza rabbrividire, la storia si ripete ricorrentemente.

Anche quest’anno comunque non ci siamo fatti mancare nulla. Tra la telenovela Higuain, le interviste di Koulibaly, le insinuazioni su Hamsik. E poi le trattative infinite per Herrera, Zielinski, Witsel e compagnia bella. Per Zielinski qualcuno ha scritto che c’è una differenza di 300mila euro tra l’ingaggio che gli offre il Napoli e la richiesta del giocatore. Per Herrera, come si può vedere dalla foto e dall’articolo pubblicato dal Corriere dello Sport, mancano 2 milioni a De Laurentiis per portare il messicano in azzurro.

E allora ecco la genialata: poiché queste cifre non sarebbe impossibile raccoglierle attraverso una raccolta fondi, ecco la proposta di un tifoso nel fantasmagorico gruppo Facebook “Didì Vavà Pelè site ‘a uallera ‘e Cané”. Giuseppe Castellone propone di organizzare una colletta per raggiungere questa cifra. E’ vero, non è una cifra di poco conto, ma forse ne guadagnerebbe in salute il nostro fegato che non ce la fa più a sopportare questi supplizi. L’altra soluzione per campare meglio, altrimenti, è di chiudersi in casa e non ascoltare queste fantomatiche voci del calciomercato. Ma come si fa?

E allora, visto che Aurelio ancora non si è deciso a regalarci un acquisto di livello, facciamo partire una bella colletta? Un fundrising per acquistare il centrocampista. Da oggi chi vuole può fare un’offerta spontanea per l’acquisizione da parte del Napoli del centrocampista che stiamo cercando. Facciamo partire la campagna #UnEuroPerAurelio. Chi offre di più? E, mi raccomando, non fate i “papponi”, cacciate i soldi!

Valentino Di Giacomo

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Una società che non sa comunicare

Come sa chi ci legge da tempo, anzi da un anno, perché soldatoinnamorato più o meno è nato un anno fa, qui non troverete notizie di trattative di calciomercato. Se Gennaro D’Auria dice #soloverità, noi qui diamo #soloufficialità. Perché crediamo che il calciomercato, nell’era di internet, sia un grande mezzo per il clickbaiting facile facile. Quante ne avrete lette, DA ALTRE PARTI, di link presentati sui social con “Ecco chi è vicino al Napoli”, “Siamo ai dettagli”, “Ecco chi sta per arrivare” e tutta la terminologia che non serve a nulla del calciomercato. Qui evitiamo, un po’ per rispetto della vostra intelligenza e un poco pure per la nostra, ove mai ce ne fosse.

C’è però una ricorrente del mercato del Napoli e, essendo ricorrente, ricorre pure oggi (perdonate il gioco di parole). La notizia del giorno è che De Laurentiis abbia offerto per i due croati Pjaca e Rog 35 milioni di euro. Così senza battere ciglio, il “Pappone” avrebbe deciso di cacciare i soldi. La notizia del giorno non è tanto nell’offerta, ma è che i dirigenti della Dinamo Zagabria avrebbero confermato la cifra che Aurelio verserebbe nelle loro casse per i due calciatori. Sempre che sia vero perché nel calciomercato va tutto preso con le molle.

Poco più di una settimana fa il “simpatico” presidente del Lione confermò di aver rifiutato dal Napoli ben 26 milioni per il centrocampista Tolissò. Anche qui la notizia non è nella trattativa, ma nell’esborso che Aurelio sarebbe disposto a sostenere.

Mi viene in mente quando due anni fa il Napoli era su Fellaini, Gonalons e Kramer. Poi arrivò David Lopez per poco più di 5 milioni. Al di là del valore tecnico, è questo che non si capisce della società di De Laurentiis: c’è un piano per comprare, un budget? Oppure si intavolano trattative giusto per “sport”?

E, qualora queste trattative e queste cifre offerte fossero false, perché il Napoli non le smentisce? Anzi, spesso le alimenta lo stesso presidente facendo interviste e annunciando acquisti roboanti. Non è forse questo uno dei motivi che genera il “papponismo”? Perché in questo modo si creano aspettative, sogni, fantasie che poi vengono quasi sempre smentite dai fatti.

Qui su soldatoinnamorato non abbiamo mai sposato la linea del “Papponismo”. Ecco, però se De Laurentiis ci fa fare la bocca con giocatori come Witsel, Milik, Herrera, Zielinski, Fabinho, Tolissò  e poi arriva un altro David Lopez, potremmo diventare papponisti pure noi. Soprattutto io, che in genere ho sempre cercato di difendere l’operato del Napoli perché ritengo ingiustificata, in una piazza come Napoli, questa sindrome del “Devi vincere”.

Se arrivasse un David Lopez non sarei scontento per il mercato deludente, De Laurentiis è il presidente e deciderà lui, purtroppo in Italia non esiste l’azionariato popolare. Sarei invece scontento, come già sono, della pessima gestione della comunicazione della Ssc Napoli. Eh già perché si può essere in Champions da un punto di vista sportivo, ma da serie D per tanto tanto altro. Finché De Laurentiis e la sua società non riusciranno a gestire questo genere di situazioni, ci sarà sempre aggressività nei confronti del presidente in città, sui social e allo stadio. E’ questo il vero male del Napoli, ma chissà se Aurelio lo capirà mai.

P.S. E manco ho accennato alle iacovelle su Koulibaly, Hamsik e Higuain… Sennò faremmo notte.. 

Valentino Di Giacomo

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