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Scivolone mediatico

Premessa obbligatoria in un ambiente troppo facile all’esaltazione e allo scoramento (come ora che la Juve ha comprato Cristiano Ronaldo): il Napoli è forte quanto se non di più dello scorso anno. Non fosse altro che per una questione di numeri avendo conservato l’intera squadra della passata stagione. Due cessioni: “Nonno Reina” e Jorginho, cessione giusta sia perché può giocare solo in squadre di Sarri o Guardiola visto che fa bene solo un ruolo, sia perché per una cifra superiore ai 40 milioni è un calciatore che si può tranquillamente vendere, figuriamoci ad oltre 60. Oltre a chi c’era lo scorso anno, al momento, ci sono Verdi, Inglese e Fabian Ruiz. Quindi se la matematica non è un’opinione, al di là della validità degli acquisti, è una questione numerica. A questi si aggiungerà un terzino destro, probabilmente Lainer. L’incognita resta il portiere e affidarsi ad un ragazzo forte, ma che ha 21 anni, è un rischio. Valuteremo come andrà.

Questo lo stato delle cose. Ma ad agitare lo sconforto non c’è la realtà, semmai la percezione della realtà che la Ssc Napoli proprio non riesce a migliorare di sé.  Quella di oggi è stata una delle peggiori uscite comunicative di sempre. Il Napoli, pur non volendo illudere la piazza con altri acquisti, avrebbe dovuto giocare nella sua prima conferenza stampa su questi punti di forza, sulla solidità della propria realtà. Non l’ha fatto. A Dimaro, su una delle sedie del teatro comunale, c’era seduto un fantasma che si chiama Cristiano Ronaldo. E né Ancelotti e tanto meno De Laurentiis hanno fatto qualcosa per scacciarlo modello Ghost Busters. Anzi, l’esatto contrario. De Laurentiis ha parlato più di Ronaldo che dei giocatori che ha in rosa. Autogol enorme.

Ce ne accorgeremo domani quando titoli, occhielli e sottotitoli dei giornali non potranno far altro che citare l’ex madridista. Segnale di una comunicazione molto poco efficace. Poi si è parlato di Sarri e Jorginho. Uno sguardo tutto rivolto al passato come, con ancora la Juventus convitata di pietra alla conferenza, si è parlato dei 91 punti dello scorso anno e degli errori arbitrali. Una conferenza senza sogni. Chiusura totale all’acquisto di top player con Ancelotti che ha persino negato di aver parlato con Benzema, Vidal, Fabregas o David Luiz. Ma non è stato questo il peggio della conferenza. 

Di De Laurentiis – lo scriviamo da tempo cercando anche di difenderlo – a Napoli si pensa sia un “Pappone”, uno che bada solo ai soldi che può guadagnare “sfruttando la passione dei tifosi”. E lui non fa nulla per cercare di cambiare questa immagine. Di sicuro se ne fotte di farlo, ma la sensazione spiacevole quasi ogni volta che parla resta in chi lo ascolta. Accusa Sarri di avergli fatto perdere 15 milioni (quantifica pure la cifra!) con l’uscita dalla Champions, poi fa tutto un pippotto di cui i tifosi se ne sbattono altamente sui 970 milioni incassati dalla Lega Calcio per la vendita dei diritti tv che potevano essere – grazie all’acquisto di Ronaldo (ecco che ritorna) – 1300. 

De Laurentiis deve chiarirsi le idee da un punto di vista comunicativo, giacché le sue idee imprenditoriali sono chiarissime e pure vincenti. Quando si comunica bisogna scegliersi l’interlocutore a cui si vuole parlare: ai tifosi, alla stampa o al sistema? De Laurentiis alterna i suoi interlocutori ogni volta con il grave rischio che a ognuno arrivi un messaggio che non deve arrivare. I tifosi se ne fottono altamente dei 1300 milioni di euro dei diritti tv o dei 15 persi per l’uscita dalla Champions, altrettanto se ne fotte il sistema se Aurelio vuole comprare Benzema o Cavani. In mezzo c’è una stampa che resta disorientata su come interpretare queste dichiarazioni. 

La chiusura finale con l’avvertimento minaccioso ai giornalisti è poi da Borgorosso Football Club. Stiamo tra il peggio e il peggissimo. 

Ora mi prenderete per pazzo. Ma come? – vi starete chiedendo – Non sei quello che ogni volta difende il presidente. Ne avevo scritto appena due giorni fa. In una logica che se uno difende una cosa, poi deve prendersi il pacchetto completo. E invece non va così. Da un punto di vista manageriale e dei risultati sportivi il presidente va solo ringraziato. I fatti, i dati, tutto, gli danno ragione. Da un punto di vista comunicativo questa società ha il grande difetto di non sapersi rapportare in nessun modo con i propri “clienti”. Anche questo lo avevo scritto in tempi non sospetti, anche dopo Madrid.  Persino l’arrivo di Ancelotti oggi sarà letto come l’allenatore che ha già guidato Cristiano Ronaldo. Ancelotti non ha luce propria dopo questa conferenza, ma luce riflessa. A questo si aggiunge l’abitudine di aver avuto tre anni Sarri che tra identità, parolacce, tuta e gesti volgari aveva creato una figura a cui i tifosi si erano attaccati. Ancelotti non ha quello stesso appeal se non il suo palmares internazionale e la sua figura di “leader calmo” non permea i cuori come altri suoi predecessori. 

Non era facile fare una conferenza stampa il giorno dopo in cui i tuoi competitor comprano il più grande giocatore del mondo. Ma se non si è in grado meglio evitare e rimandare ad altro giorno. Perché si rischia di iniziare la stagione con il piede sbagliato nonostante – lo ripetiamo – questo Napoli sia molto molto forte. Forse anche di più dello scorso anno. Ma questo non si può dire sennò siamo “a servizio del Pappone”. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nel giorno contro la violenza sulle donne, l’insensibile Koulibaly abusa con la sua enorme capoccia nera della vecchia signora. Kalidou sventra la Juventus come una scatoletta mettendo a nudo tutti i difetti della squadra di Allegri. Il Fato stavolta ha sorriso agli azzurri, la notizia, assai più di altre, è questa. Come nel giochino delle sliding-doors poteva andare molto diversamente, sarebbe bastata un’altra deviazione di testa, quella di Callejon sulla punizione di Pjanic che ha portato il pallone a lambire l’esterno del palo, con Reina immobile e praticamente battuto. Resterà l’unico tiro verso la porta dei bianconeri in una partita giocata meravigliosamente dai due centrali napoletani che hanno tenuto la linea altissima per l’intera gara. Un successo alla fine meritato, ma chissà quali sarebbero stati i commenti se il Napoli non fosse riuscito a passare in vantaggio grazie alla capocciata del suo colosso d’ebano. Forse, come nella gara contro il Chievo, quando i ragazzi azzurri erano sotto di un gol, sarebbero ripartite le solite litanie: chi contro il “pappone”, chi nei riguardi di Sarri e magari contro Insigne che, ricordiamolo, al San Paolo fu persino fischiato appena due settimane fa. Sembra trascorsa un’era geologica e invece sono passati appena 15 giorni. 

Le critiche sono belle quando sono costruttive, oggi, anche grazie all’effluvio dei social, siamo invece costretti a subire racconti distorti. Persino adesso, dopo una vittoria così importante, c’è chi ancora si ostina a dare addosso al presidente De Laurentiis: non potendo altro, basta andare a leggere i commenti al suo tweet di ieri sera, stavolta qualche testa gloriosa lo accusa di non essere andato a Torino al seguito della squadra. Ovviamente sarebbero stati gli stessi che se il presidente fosse andato allo Stadium, magari osando finanche di rilasciare dichiarazioni in tv, avrebbero spianato i fucili. 

Il Napoli ha riaperto un campionato che sembrava chiuso per volere Divino quando Dybala a pochi secondi dal fischio finale segnò la rete decisiva a Roma contro la Lazio. Poi noi perdemmo in casa con i giallorossi prendendo il primo gol su una deviazione oltremodo beffarda di Mario Rui. Ora il trend sembra essersi invertito, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato questo folle, matto, avvincente campionato è che tutto può cambiare sulla scia di pochi episodi. Restano quattro partite e gli azzurri sono chiamati a fare 12 punti. Basteranno o meno non ci saranno rimpianti. La pressione ora è tutta sui bianconeri che dopo l’eliminazione dalla Champions e l’indecente post-partita fatto di “stupri” e “insensibilità”, rischia di capitolare anche in campionato. Non aspettiamocelo come se fosse logico, se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato è che la Juve nei momenti di difficoltà ha le forze e determinate complicità invisibili per riprendersi e restare a galla. Non celebriamo funerali prima di vedere il cadavere. Il leone è sicuramente ferito, ma non è morto ed è quindi capace ancora di sferrare zampate dentro e fuori dal campo. 

Al netto dei difetti, dei peccati veniali della società e di Sarri, ora è solo il momento di ringraziare tutti. Anche i tifosi che hanno fatto comprendere al mondo intero l’importanza che avrebbe un titolo in questa città. I caroselli prima e dopo la gara sono stati il segno tangibile di una passione popolare che non esiste in Europa. Per vedere scene simili forse bisogna scavalcare l’oceano e fare capolino in qualche città argentina o brasiliana. Un entusiasmo, stavolta, che sembra però imperniato – paradossalmente – anche da tanta razionalità e consapevolezza. 

Napoli e il Napoli – nonostante il racconto prevalente sui media italiani – non sono più una Cenerentola e non si vive più giocandosi i numeri al Lotto interpretando Smorfie e sogni. C’è una città che, ad esempio, batte tutti i record di presenze turistiche grazie finalmente ad un approccio progettuale alla valorizzazione delle proprie bellezze. E c’è una società che ormai da quasi un decennio è una realtà italiana ed europea grazie alla forza della programmazione. Oggi i napoletani hanno capito che si possono pure vendere Lavezzi, Cavani o Higuain se si ha una struttura in grado di supportare un progetto. Prima Benitez e poi Sarri hanno incarnato un modello di calcio e di gioco invidiato ed apprezzato in tutta Europa. Eppure c’è chi si ostina ancora a parlare di “fortuna”. Fortuna, casomai, è quell’incornata di Kalidou al momento giusto. Dieci anni ad alti livelli non si inventano invece per volere della Dea Bendata. Questo tutti dovrebbero ricordarlo. Sempre. Anche se quel Sogno, così tremendamente bello, non si avverasse. Soprattutto se non si avverasse. I Masanielli lasciamoli alla storia antica. La città dimostri di essere all’altezza della sua squadra, le sceneggiate lasciamole alla gloriosa tradizione delle tavole da palcoscenico. Non si può tornare più indietro: fuori e dentro il campo. Napoli Capitale, questa è la sua vocazione che grazie al calcio sta ritornando restituendo consapevolezza di sè. Masanniello è crisciuto.  

Valentino Di Giacomo  

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Piacere, Tonino! non mi piace la pasta con i semini le pellecchie!

Alle volte penso che a Napoli manchi più Troisi che Maradona.
Nessuno come lui l’ha saputa raccontare con tanta autoironia, con sarcasmo spietato e commosso che mai più si è ripetuto nella storia della comicità. Anche quando parlava di altro Massimo in realtà parlava di Napoli, parlava del modo di fare dei Napoletani e con poesia e delicatezza si prendeva in giro, ci prendeva in giro.

Tonino ne è un esempio, il ragazzo appena lasciato dalla fidanzata interpretato da Lello Arena è un esempio di come troppo spesso noi Napoletani perdiamo tempo a piangerci addosso, di quanto tante volte perdiamo tempo a cercare la causa di un problema che a volte suona più come una scusa , di quanto a volte ci piaccia lacerarci nel dolore più estremo con piglio neomelodico e voce a fronna di limone invece di reagire. Di fronte a questa attitudine per fortuna ne troviamo un’altra, quella interpretata in questa scena dallo stesso Troisi:un atteggiamento freddo, pragmatico e glaciale e la volontà di andare  “Scurdammoce o passato, simm’ e Napule paisà!“.

Troisi la fa facile con l’amico, sfrutta questa esperienza per il futuro e guarda avanti, impara dai tuoi errori e la tua prossima relazione sarà migliore di questa… ottimi consigli! Peccato che Troisi quando viene lasciato Anna sia il primo a commiserarsi e a farsi lacerare dalle pene d’amore.

Forse Troisi oggi avrebbe detto ai tifosi Napoletani di presentarsi alla prossima partita dicendo che non gli piace la salsa con le pellecchie, o forse starebbe lì a piangersi addosso da grande tifosi quale era… o molto più probabilmente si starebbe prendendo per il culo, ci starebbe prendendo per il culo, per il nostro piangerci addosso e tutto sarebbe finito in una grande risata.

 

Cattivi – Possibile vedere qui Koulibaly? Oggi ha avuto una sola piccola disattenzione, ma quando una partita finisce 1 a 0 non devi avere neanche quella… Mario Rui è complice del Senegalese, in più spesso l’azione finisce sul suo piede e, complice un attacco poco ispirato si trova spesso a dover crossare a vuoto o a ridarla dietro. La cosa peggiore della partita è stata però il trio d’attacco, come con il City abbiamo perso la partita per una palla persa dal limite, in più stavolta il Napoli non è riuscito a sfruttare nessuna occasione, Callejon lavora tanto ma manca di lucidità, Mertens non trova più spazi e Insigne… Insigne ha provato un pallonetto sul difensore totalmente inutile…

BuoniAllan come sempre generoso, sbaglia un passaggio facile che poteva mandare in porta Hamsik ma per il resto è il solito Leone, Albiol è il più lucido della difesa o almeno non ha responsabilità sul goal. Il migliore di stasera è Reina, due parate fondamentali e va anche a saltare su calcio d’angolo, sfortunato sul goal ma bravo nelle altre occasioni.

 

Paolo Sindaco Russo

 

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Le strane contestazioni alla moviola

Dal Corriere della Sera del 18 maggio 2006. Ad essere «truccato» non sarebbe stato soltanto il Moviolone, ma anche il Televoto dei telespettatori. «Una discussione tra Baldas e Corti (giornalista della redazione addetto ai sondaggi telefonici) del 13 dicembre 2004 – si legge nell’informativa – fa emergere che i sondaggi telefonici sono manipolati secondo delle esigenze e non secondo l’effettivo parere espresso dal pubblico attraverso le telefonate. Infatti i due commentano l’assoluzione dell’arbitro Pieri (dopo la partita Bologna-Juve, ndr) e Moggi nel commentare il risultato di pareggio raggiunto dal televoto con una breve ma eloquente frase pone l’accento sulla circostanza che lo stesso viene manipolato ” ma che 47 a 47 ” , e nonostante Baldas gli dica che il voto era regolare, Moggi per ben due volte quasi lo deride, sconfessandolo “ma vattene!! ma vattene!!… ma non dir cazzate!…” ». Quel giorno «l’opera di Moggi per garantire l’impunità dell’arbitro Pieri non si limita solo alle disposizioni impartite prima dell’inizio della trasmissione per organizzare il palinsesto, ma anche ad interventi con lo staff redazionale nel corso della stessa quando ritiene che lo svilupparsi del dibattito intorno agli argomenti stia prendendo una piega poco piacevole». Tanto che Piero Franza, il patron del Messina, lo chiama poi per congratularsi. «…Se ti assume Berlu… cazzo hai fatto assolvere Pieri (ride)… se ti assume Berlusconi per i suoi processi pure Previti, cazzo li fai passare tutti!”».

Ai tempi di Calciopoli si faceva così. Moggi chiamava Baldas e gli diceva come regolarsi con il moviolone e a quali arbitri togliere la “patente a punti”. Se i direttori di gara andavano a favore della Juve e delle squadre del “sistema” bisognava elogiarli, se invece andavano contro bisognava bastonarli. Celebri le intercettazioni sul ritiro della “patente a punti” ad un arbitro che ebbe l’ardire di fischiare contro la Juve. 

Forse da quel periodo il calcio italiano si è emancipato. O forse no. Eppure assistere ad alcune trasmissioni si viene sommersi dai dubbi. Ieri la Juve è stata favorita dal Var, l’unico vero strumento per consentire a noi appassionati di calcio di credere ancora in questo sport. E’ stato giustamente annullato il gol di Mandzukic per una manata di Lichtensteiner sul volto del Papu Gomez in avvio dell’azione. In realtà una condotta così violenta (con tanto di solite proteste successive come aggravante) avrebbe forse dovuto indurre l’arbitro Damato ad espellere il terzino bianconero. Ma lasciamo stare.

Ma poi, a 5 minuti dalla fine, arriva la chicca. Calcio di punizione per la Juve, Petagna respinge di spalla (e non potrebbe essere altrimenti perché il pallone schizza almeno a 20 metri, parabola impossibile se la palla fosse stata respinta di braccio). Damato assegna il rigore, poi corre al monitor e, nonostante le immagini fossero piuttosto eloquenti, convalida la propria decisione. Senza neppure considerare che, anche se il movimento del giocatore nerazzurro fosse “sospetto”, Petagna aveva il braccio attaccato al corpo. Insomma, pure se l’avesse toccata con la parte estrema del braccio, sarebbe stato comunque un rigore eccessivo. Poi il nuovo Messi (che ieri è stato surclassato persino dal Papu Gomez) ha sbagliato perché ogni tanto pure i Dei del calcio si incazzano con la Juve. E questa forse è la novità più importante.

Nonostante tutto nei salotti tv abbiamo dovuto sorbirci la lagna di Allegri. Con quasi totale assenza di contraddittorio. Ricorderemmo al tecnico livornese che se la Var ci fosse stata ai tempi in cui lui era allenatore del Milan, sarebbe bastato il sensore sulle porte per assegnargli probabilmente uno scudetto in più nel suo palmares. Erano i tempi del celebre gol di Muntari la cui mancata convalida fu decisiva per dare uno scudetto in più alla Juve.

La chicca poi sono state le parole di quella faccia di bronzo di Massimo Mauro. Per lui in Inghilterra scoppierebbero a ridere se fosse stato annullato un gol come quello annullato ieri a Mandzukic con la Var. Lo stesso, nel pensare agli albionici sentimenti, chissà se si sarà mai chiesto invece quali emozioni e reazioni avesse suscitato uno scandalo delle proporzioni di Calciopoli in Premier League. E chissà cosa sarebbe successo se un presidente di un top club britannico fosse sceso a patti con la malavita per mantenere la pace nelle proprie curve. O ancora se si fosse scoperto che le prestazioni di alcuni top player erano incrementate da sostanze chimiche sospette. 

Ecco, noi in Italia veniamo da tutto questo. La Var, pur nella sua imperfezione, qualcosina sta cominciando a migliorare. Quest’anno la Juve avrebbe avuto due rigori contro in meno e due a favore in più. Oltre a un gol decisivo, quello di ieri, che avrebbe consentito ai bianconeri di avere immeritatamente due punti in più. 

A noi tifosi ce ne frega poco se l’azione si blocca per qualche minuto, ci interessa sapere se la decisione presa dagli arbitri è giusta oppure no. Allegri e i bianconeri si preoccupano così tanto di queste “perdite di tempo”, eppure appena un anno fa non sembrava importargli così tanto quando Cuadrado al San Paolo restava a terra minuti per far scorrere il cronometro o quando Buffon ci metteva un’eternità per battere un calcio di fondo e gli altri bianconeri una rimessa laterale. In quei casi, evidentemente, il tempo lo si può perdere. 

Guarda caso le proteste contro il Var arrivano solo e soltanto da una squadra. Agli altri la moviola in campo va bene. Che poi se si vogliono falsare le partite ormai gli arbitri sono solo uno strumento succedaneo. Ci sono tanti altri sistemi: come ad esempio quello di infarcire le squadre concorrenti con i prestiti di propri giocatori. La Juve è la squadra europea che ha più giocatori prestati in altri club. Un elemento che ha suscitato l’interesse della Uefa. Ma chissà se si interverrà mai per porre un freno a questa pratica. In Spagna, ad esempio, per formare i calciatori della propria cantera si utilizza la Segunda Division con club affiliati che non possono mai trovarsi nella stessa serie del club principale. Forse per gli spagnoli, ma di questo Mauro non si preoccupa, qualche cattivo pensiero lo hanno fatto sulle storture di certe pratiche.

Ai tempi di Calciopoli funzionava così. Oggi magari Calciopoli è un ricordo sbiadito. Eppure non ci riusciamo a capacitare di come dei broadcaster, che dovrebbero campare sul danaro versato con gli abbonamenti dei tifosi, possano andare persino contro i loro interessi pur di difendere l’indifendibile. Ai tifosi il Var piace, in Italia tutto ciò che crea legalità piace. Soprattutto se nel 99% dei casi il sistema funziona. Anzi, invitiamo gli arbitri a prendersi tutto il tempo necessario per prendere le loro decisioni alla moviola, senza fretta. L’importante è prendere la decisione giusta. 

Noi qui difenderemo sempre il Var anche se un giorno il Napoli dovesse perdere una partita decisiva al 95′. Purché la decisione sia corretta. Risparmiateci solo questo teatrino perché, ve lo assicuriamo, ci riportate alla mente le peggiori stagioni del nostro calcio. Noi siamo disposti a perdere come abbiamo quasi sempre perso. Stavolta però sarà avvenuto davvero sul campo e non con i soliti gol in fuorigioco, i rigori regalati e le sviste a comando. Si parla tanto di Torino – Verona. Cari granata, il Var vi è andato ingiustamente contro più di una volta. Ma ricordatevi di due anni fa quando in un derby Rizzoli negò un’espulsione netta ad Alex Sandro, si fece mettere in ridicolo dagli affronti “testa a testa” di Bonucci e negò un gol sacrosanto a Maxi Lopez. Alla lunga questo sistema tutelerà tutti. E se alla fine vinceranno ancora loro saremo i primi ad alzarci in piedi per applaudire. Lo abbiamo già fatto. A Napoli sappiamo riconoscere la superiorità degli avversari. Purché sia reale. 

Valentino Di Giacomo

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La forza di Allegri

Altri 4 gol alla Lazio, un gol di Mertens che evoca ricordi importanti, il gioco ritrovato nel secondo tempo. Ce ne sarebbe abbastanza per sorridere del Napoli, squadra con il miglior attacco d’Europa che rasenta la media pazzesca di segnare 4 gol a partita. Ci sarebbe da sorridere anche per una maggiore attenzione difensiva, ieri gli azzurri hanno preso il loro primo gol su azione. Cinque vittorie in campionato in altrettante partite, non accadeva da 30 anni, forse dai tempi di uno dei Napoli più bello di sempre, quello 87/88 che mancò lo scudetto nelle ultime 5 giornate.

Va detto che la partita di ieri, e sarebbe disonesto non riconoscerlo, è stata pure segnata dai diversi episodi contrari alla Lazio. Quattro infortuni muscolari nello stesso reparto hanno sormontato l’ottima resistenza dei biancocelesti che, ad essere onesti, nel primo tempo avevano ben imbrigliato gli uomini di Sarri. Poi, come ovvio, è stato grandissimo il Napoli nel saper approfittare degli eventi. Le grandi squadre fanno così.

Resta però, in chi osserva, un enorme punto interrogativo: riusciranno gli azzurri a tenere questo ritmo per 10 mesi? Ieri se lo chiedeva anche Sarri ai microfoni. E’ vero, il Napoli pratica un grande calcio, ma ha sempre fatto ricorso ai cosiddetti “titolarissimi” per avere la meglio in queste cinque partite. L’eterno stakanovista Callejon ne sa qualcosa, ma anche Insigne, Ghoulam e lo stesso Hamisk (ieri leggermente in ripresa).

La domanda è: valgono di più i 15 punti del Napoli o quelli della Juve? E la sensazione personale è che siano assai più pesanti quelli dei bianconeri. Allegri ieri ha schierato, contro la Fiorentina, Sturaro terzino destro, Asamoah a sinistra, Betancour a centrocampo. Un turn-over che per ora non sta producendo, come al solito, un grandissimo gioco da parte dei bianconeri, ma sicuramente i risultati utili che servono per vincere alla fine. Tanto più se si pensa che Higuain non ha ancora ingranato. E solo un ingenuo può pensare che, quello che oggi su Repubblica viene definito “un arredamento urbano nell’area di rigore”, possa continuare ad essere così inefficace.

Il Napoli, in realtà, avrebbe la profondità di rosa per applicare un turn over più massiccio. Ma Sarri non si fida, anche se qualche rotazione in più la sta applicando come ieri schierando Maggio. Però persino contro l’inadeguatissimo Benevento è ricorso ai titolarissimi. Mario Rui non si è visto ancora, Rog viene considerato un opzione per subentrare quando il risultato è in cassaforte, Ounas (che pure ha dimostrato di saperci fare) sarà costretto ancora chissà per quanto tempo all’apprendistato. Preoccupa poi la gestione di Milik cannibalizzato da Mertens. E Arkadiusz è un patrimonio che non può essere sciupato.

Dal canto suo Allegri ha invece attinto con più convinzione alle risorse della propria rosa. Sta riorganizzando un gioco secondo altri principi rispetto allo scorso anno perché il mercato gli ha consegnato una mezza rivoluzione. E, nonostante la Juve convinca poco con il suo gioco spesso balbettante, è lì a 15 punti. I bianconeri non hanno perso terreno e avrebbero potuto, sarebbe stato persino prevedibile e fisiologico. Invece la corazzata non ha mollato di un centimetro.

Vedremo come andrà a finire. Per ora dobbiamo esultare per quanto stiamo ottenendo. La differenza la faranno gli scontri diretti e la tenuta mentale fino a maggio. Una tenuta che per ora il Napoli sta dimostrando di avere. E’ evidente che, per ora, se bisognasse scommettere un euro su chi avrà la meglio il pendolo indicherebbe gli azzurri per quanto stanno facendo. Ma – per dirla in termini ciclistici come piace a Sarri – il tour si vince a Parigi. E, lo confesso, ho il timore che sull’Alpe d’Huez o sul Galivier ci possiamo arrivare scarichi. Ovviamente, facendo gli scongiuri. Però non voglio esaltarmi troppo, pur godendomi questa squadra che mi incanta come forse mai nessuna.

Valentino Di Giacomo

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Il primo mese di marciomercato se n’è andato, e con esso il 33,3% delle balle estive di Tuttosport. Oggi oltre ad aggiornarvi sulle ultime sparate dei nostri eroi delle testate sportive tireremo anche un primo bilancio del mercato delle squadre più importanti, dalla Roma-supermercato (ma lo è davvero?) alla Fiorentina che non ce la può fare ad avere un rapporto sano con i suoi tesserati.

NAPOLI – Gli azzurri come al solito sono abbastanza immobili nel primo mese di mercato; l’ufficialità di Ounas certifica un colpo interessante in prospettiva per l’attacco e un’alternativa tattica utile, ma il Napoli punta sul gruppo degli ultimi due anni, che ha già dimostrato il suo valore e ha dato prova della sua determinazione con la decisione dei nazionali di rinunciare ad alcuni giorni di vacanza per ricominciare subito ad allenarsi. Ci sarebbe anche Mario Rui dato in dirittura d’arrivo, la trattativa per Berenguer è data per avanzata, ma si tratta di acquisti marginali che completano la rosa più che cambiarla.

ROMA – I giallorossi questo mese hanno perso – tra cessioni, fine prestiti e scadenze contrattuali – il portiere titolare, la prima riserva a centrocampo e giocatore di maggiore prospettiva della rosa, una delle ali più forti del campionato (che con i suoi strappi era anche l’unica alternativa al “palla lunga per Dzeko” nello sviluppo della manovra offensiva), il capitano degli ultimi vent’anni e il difensore centrale titolare della Germania. Mica cazzi, eppure è sbagliato parlare di smobilitazione: con gli acquisti di Karsdorp e Pellegrini, il rientro di Florenzi e un grosso budget per il mercato la Roma non dovrebbe soffrire troppo la transizione, almeno a livello di valori tecnici. Dimentico qualcuno? Ah, già, Gonalons: il giocatore feticcio di Benitez che Aulas non volle darci in nessun modo è partito per quattro miserabili milioni. Non dico che dovevamo prenderlo noi, ma un po’ rosico.

MILAN – Posto che non parleremo di Donnarumma perché ci ha rotto i coglioni, il Milan ha messo su una buonissima squadra, ma attenzione a non esagerare nelle valutazioni: nessuno dei giocatori arrivati a Milano è un campione, il livello della rosa si alza decisamente ma almeno sulla carta non è sufficiente a raggiungere i primi posti. Sarà interessante però vedere come tutti questi debuttanti nel campionato italiano (Musacchio, Rodriguez, Andrè Silva, Calhanoglu) si inseriranno in Serie A e nel gioco di Montella. Per Conti si continua a rimandare; probabilmente era di nuovo dal parrucchiere…

JUVENTUS – Tanto per cambiare Tuttosport regala grandi emozioni, con gli acquisti dati per certi di Bernardeschi, Danilo, Matuidi e De Sciglio, più Keita che sta spingendo con Lotito, mentre di Douglas Costa (dato per fatto una settimana fa) non si parla più da quando il Bayern ha preteso di vedere moneta prima di mostrare cammello. Ah, e non dimentichiamoci di N’Zonzi ovviamente. In pratica secondo i giornali i bianconeri comprano un nuovo undici titolare ogni settimana, fatto sta che finora hanno preso solo un giocatore di prospettiva come Schick, perdendo Dani Alves e forse Sandro. Naturalmente i bianconeri hanno ancora due mesi per fare un ottimo mercato, ma almeno risparmiateci il bombardamento mediatico.

INTER – E i nerazzurri? Che fanno, stanno a guardare mentre il Milan chiude cinque acquisti in un mese? Ovviamente no: nel troiaio generale che è la dirigenza nerazzurra l’acquisto marginale di Padelli e quello più interessante di Skriniar (si vede che Sainsbury non andava bene…) si parla già di rivendere Joao Mario -giocatore eccellente, penalizzato in modo enorme dalla confusione tecnica, dall’assenza di gioco e dal fatto che ci si aspettasse che vincesse le partite da solo, quando invece si tratta di un giocatore associativo e di grande palleggio – per prendere Rabiot e Di Maria in blocco dal PSG e anche Nainggolan per non farsi mancare niente. Già sento tutti dire “l’Inter sta tornando”, “Inter anti-Juve” e poi finire al settimo posto e prendere quattro babbà dall’Hapoel Beersheva.

FIORENTINA – Dulcis in fundo, la Viola: i Della Valle – vittime di un ritorno di papponismo da far impallidire certi tifosi del Napoli, che pure hanno inventato questo genere letterario – minacciano di vendere senza avere acquirenti, ma soprattutto portano in tribunale Borja allungando una storia di dipendenti che scappano via da Firenze sbattendo la porta che parte da Baggio e arriva fino a Salah passando per Jovetic, Montella, Gonzalo Rodriguez e Ljajic. Questo purtroppo è quello che succede quando una società non riesce a vivere nella sua dimensione, ma nemmeno a crescere.

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Buongiorno e bentornati su Calciomercatino, la rassegna settimanale di Soldato Innamorato sulle trattative inventate di Tuttosport e compagnia. Questa settimana tiene banco, anche giustamente, il caso Donnarumma: per tutto il mondo destinato al Real, allo United o a rimanere al Milan, per il quotidiano torinese già a Torino per le visite mediche.

La supercazzola della settimana infatti, direttamente dal nostro giornale preferito per arravogliare il pesce al mercato, teorizza un allineamento dei pianeti da far vergognare Neil Degrasse Tyson con Cristiano Ronaldo che va a Manchester, De Gea che fa il percorso inverso come contropartita tecnica e Donnarumma che, non potendo più andare a Madrid, va ovviamente alla Juventus dove sono destinati tutti i calciatori forti del pianeta. Non sfiora nessuno l’idea che in caso di scenario simile lo United potrebbe voler comprare un portiere migliore di Romero. E vabbè.

Ovviamente non è finita qui, con il ritorno di Douglas Costa (trattativa in effetti possibile ma ricordiamo che la settimana scorsa era data per chiusa) e l’ennesimo tentativo per De Sciglio in cambio di un Dani Alves che sta facendo di tutto per portare via i coglioni dal capoluogo piemontese. Forse lo spogliatoio più solido d’Italia non è poi un ambiente così sano…

Per il resto, milanesi a manetta: l’Inter su Rudiger (blindato da Monchi) e sul brasiliano Tete, nonché su Borja Valero in vista dell’ennesima rivoluzione a centrocampo. Aspettiamo i proclami di scudetto per poi finire fuori dalle coppe europee come al solito. Il Milan invece ha comprato Musacchio e Kessiè e si sente di nuovo regina d’Europa, quindi via a contendersi Belotti col PSG; in realtà il centravanti del Toro potrebbe non essere così entusiasta di fare la riserva di Cavani nell’anno del mondiale, ma per trattare con Cairo ci vogliono almeno 70 milioni.

Per finire, grandi notizie sul Napoli:

Non è vero, manco o’ cazz. Il mercato degli azzurri non promette botti e i colpi principali sono stati i rinnovi dei migliori, ma se le trattative delle altre squadre sono inventate allora vogliamo almeno un titolone su Ibra al San Paolo…

Roberto Palmieri

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Il calciomercato è sempre un periodo magico in cui i giornalisti sportivi possono sfogare la loro fantasia. In assenza di calcio giocato – non potendo quindi passare le giornate a esaltare Dybala e i suoi 11 gol in campionato, ignorando i clamorosi 18 gol di Insigne, o a discutere delle divisioni nello spogliatoio dell’Inter mentre il Napoli rifila goleade a chiunque passi per la sua strada – si passa le giornate a inventare trattative prive di fondamento per compiacere i tifosi delle cosiddette big e vendere più copie; cosiddette perchè oltre alla Juventus si parla di Inter e soprattutto Milan, fino a prova contraria due squadrette di centroclassifica che hanno lottato per un posto in Europa League. Di Napoli, Roma e Lazio neanche l’ombra, se non per parlare di cessioni illustri. Così abbiamo deciso di farvi fare due risate con una bella rassegna settimanale di trattative farlocche inventate da Tuttosport e affini.

(La fonte di riferimento è la rassegna stampa quotidiana di Eurosport perchè preferiamo spendere i nostri 0 euro di proventi pubblicitari al birrificio piuttosto che comprare ogni giorno una copia di tutti i giornali. Sia chiaro che non intendiamo criticare il lavoro di Eurosport, che riporta semplicemente le notizie della stampa tradizionale.)

Juventus: perchè limitarsi a Schick? Se il ceco infatti è arrivato effettivamente a Torino, che dire di Keita, Douglas Costa, Bernardeschi, N’zonzi e Paredes? Praticamente un nuovo giocatore viene accostato alla Juve ogni giorno. Ho una mezza idea che in redazione Tuttosport abbia un secchiello con dentro i nomi di tutti i giocatori forti al mondo, e ne facciano estrarre uno alla volta da una segretaria per fare il titolo di giornata.

Milan: l’argomento principale è la trattativa Donnarumma che sta tenendo banco già da alcune settimane e non sembra voler finire tanto presto. Nel frattempo i rossoneri hanno preso Kessiè, Musacchio e Andrè Silva, già un mercato di buon livello se confrontato agli standard degli ultimi anni. Ma che dire di Biglia, Keita (che pare sia vicino contemporaneamente a due squadre quindi, forse è il gemello), Conti, Reina (buona fortuna), Kalinic e NIANG E KUCKA PER ARRIVARE A BELOTTI?

Inter: I nerazzurri pare stiano puntando forte su Rudiger, ovviamente apprezzato da Spalletti. Nient’altro da segnalare.

Napoli: Ah, esiste anche il Napoli?

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E’ andato via come un ladro senza dire una parola. Era passato appena un mese dal giro dello stadio a cantare “Difendo la città”. Ieri indicava De Laurentiis, pensando che i napoletani siano veramente fessi e possano credere alla storiella montata ad arte che è stato il presidente a venderlo. Come un bambino che ruba la marmellata dalla credenza e vuole accusare il fratellino piccolo per dire il più classico dei “Non sono stato io” come un Bart Simpson qualsiasi. Higuain ha fatto una scelta professionale: è andato da via da ladro, di notte alla Juventus perché lì sapeva di poter vincere. Lo scrisse pure il fratello Nicolas in un tweet che senza l’aiuto degli arbitri a Napoli non è possibile vincere. Higuain – al di là delle ironie – ha fatto una scelta professionale comprensibile. Come comprensibile è stata la scelta di De Laurentiis di lasciarlo andare alla cifra di 90 milioni. Un calciatore alla soglia dei 30 anni.

Epperò, per dirla con Totò in “Miseria e Nobiltà, De Laurentiis è uomo. E’ uomo nel senso che lui i giri di campo a cantare “Difendo la città” non li ha mai fatti. Per questo lo apprezzo meno quando dice di voler vincere. Pure se forse, in cuor suo, davvero lo pensa. Ma, assai prima, il presidente ha sempre messo in testa la solidità del bilancio, la programmazione, il procedere un passo per volta. Lui ha detto che “il San Paolo è un cesso” e che i tifosi, prima del suo arrivo, “non hanno vinto un cazzo” a parte il periodo maradoniano. Ed ha ragione su tutto. A parte qualche “pippiata” di ragù via Twitter De Laurentiis non fa il marpione, non vellica la pancia del tifoso del “Devi vincere”. Lui mette in chiaro che per vincere ci vuole tempo e programmazione. Higuain no. Higuain prima canta “Difendo la città” e poi se ne va via. E poi ancora vuole pure essere accolto con il tappeto rosso. Se Spalletti per i 40 anni di Totti ha regalato un disco di Mia Martini, “Piccolo uomo”, lo stesso dovrebbe fare De Laurentiis a questo Bart Simpson un po’ cresciuto. Un uomo piccolo, incapace di prendersi le conseguenze delle scelte fatte.

Qui lo abbiamo scritto pure in estate. Per noi il Napoli ha fatto un affare a vendere Higuain. E abbiamo pure scritto che poco ci sono piaciuti i tifosi che innalzando il vessillo del “papponismo” si sono strappati i capelli per la cessione dell’argentino. Semmai siamo pronti a criticare il presidente se quella cessione non la farà fruttare. Per ora, a nostro modesto avviso, siamo dalla parte del presidente perché con i soldi incassati da Higuain ha comprato Milik, Zielinski, Rog e Diawara smentendo seccamente chi lo accusa di “mettersi i soldi in tasca”. Se la squadra il prossimo anno sarà ulteriormente rafforzata allora la cessione di Higuain sarà stata un affare. Se invece il giocattolo sarà nuovamente smantellato allora siamo pronti a ricrederci. Non è un dogma difendere “il pappone”. Ci piace invece valutare le cose in base agli accadimenti. E la cessione di Higuain era inevitabile. Oltre che un grandissimo affare. Lo ripetiamo.

Il prossimo anno la Juve avrà un attaccante trentenne e una difesa di ultra-trentenni, dovrà intervenire massicciamente per rinforzare il centrocampo. Sturaro, Lemina, Rincon nel Napoli non parteciperebbero neppure alle rotazioni. Il Napoli ha invece una squadra più giovane, in continua crescita. Dovrà sacrificare probabilmente Ghoulam. E poi vedremo la vicenda Mertens come andrà a finire. Perché Insigne lontano da Napoli proprio non lo immaginiamo. Vedremo che mercato farà il Napoli e lo giudicheremo anche in base a quella “dolorosa” cessione di Higuain. Perché se la squadra sarà ulteriormente rafforzata allora non potremo che dare atto al presidente di averci visto giusto.

Resta inteso che, come abbiamo scritto sin dall’estate, per noi la squadra di quest’anno è la più forte di sempre e sicuramente la più completa. Anche senza il Bart Simpson che, tra l’altro, ha segnato meno gol di Mertens in più partite giocate. Manca pochissimo per diventare un top club a tutti gli effetti. Un po’ di mentalità soprattutto. Quella che la Juve ha dimostrato di avere nelle due partite giocate al San Paolo. Ma il nostro percorso di crescita è solido.

E poi vanno dette altre cose. E’ vero che noi dobbiamo crescere in mentalità, ma deve crescere pure un po’ il calcio italiano. Ma che campionato sarebbe stato senza i soliti aiutini alla Juve? Vogliamo ricordarci di Inter-Juve o di Milan-Juve cosa è successo? E vogliamo ricordare che il Napoli è uscito dalla Coppa Italia perché nella partita d’andata Valeri in 40 secondi ha negato un rigore a noi e subito dopo ne ha dato uno inesistente alla Juve? Certo, per crescere dobbiamo pure imparare a non dare sempre la colpa all’arbitro. Ma non è neppure possibile pagare il salto di qualità a livello di mentalità di non protestare, omettendo dei FATTI. Come i rigori che quest’anno ci sono mancati sin dalla prima giornata a Pescara e poi a Genova contro i rossoblu. Sono fatti. Che poi noi per crescere non dobbiamo solo lamentarci è un altro capitolo.

Ad ogni modo resto convinto che noi napoletani dobbiamo imparare a volerci più bene. Tutte quelle sceneggiate in estate per la cessione di un moccosiello sono state eccessive. Il tempo è galantuomo. Noi qui crediamo che il Napoli possa fare grandi cose anche in futuro. Se poi per qualcuno è più importante il dato di fatto che pure quest’anno resteremo – per dirla con Mourinho – a zero tituli, è un’opinione rispettabilissima. Ma c’è modo e modo per non vincere nulla. E a noi sembra che il Napoli, pur non vincendo, stia costruendo qualcosa di grande. E, guardandoci in giro, tra cinesi, indonesiani e americani, non ci sembra che gli altri stiano facendo altrettanto. Ma potremmo sbagliarci eh. Proprio come ci siamo sbagliati sul conto di quel personaggio che difendeva la città…

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Succede di innamorarsi di innamorarsi di chi ti sembra inarrivabile, una ragazza molto più bella di quelle che sei abituato a frequentare, una ragazza abituata ad ambienti più alti di quelli che frequenti tu mediamente, ma per una serie di strane congiunzioni astrali e per quegli strani incroci di destini che solo la vita ti può regalare ti trovi a vivere una storia d’amore bellissima con una di quelle donne che avresti solo sognato… un po’ come cantava il grande Max Pezzali in Sei un mito.

Lei è bella, molto, un corpo statuario e, con decenza parlando, tiene due zizze che parono di marmo. Per i tuoi amici diventano l’argomento di conversazione principale, ti guardano con aria di soddisfazione per complimentarsi ogni volta che possono. Purtroppo certe storie, quando alla base ci sono troppe differenze, sono destinate a finire con la stessa rapidità con cui sono nate… basta una sera, una notte, una parola fuori posto e inizi a vivere di rimpianti.

Allora confidi in una cosa: la gravità e l’età, quelle zizze se ne devono scendere prima o poi, dovrà rifarsele ma saranno contornate da rughe, i tuoi amici te lo dicono, “l’ho incontrata, secondo me le zizze se ne sono scese, è pure ingrassata” provi a convincerti che sia così, che si è imbruttita che effettivamente con quelle belle zizze adesso ci palleggia con le ginocchia, ci credi veramente e inizi a fartene una ragione… finchè non la incontri e ti rendi conto che magari è un minimo ingrassata, ma roba di pochi etti, che forse si veste in modo diversa, che in qualcosa è cambiata, ma che è sempre bona e soprattutto che le zizze stanno sempre là, tu adesso hai le tue storie e sei felice e non hai nessun rimorso, nessun rimpianto, sempre come cantava Max Pezzali, ma certe notti ti sembra di sentire il suo ricordo che ti bussa e ti fa male un po’.

Higuain tiene la pancia, è più lento, non li fa 36 goal etc. etc. eppure quando si è girato senza guardare la porta e l’ha messa sul primo palo non ho potuto fare a meno di pensare a quante volte mi sono arrapato per quella sua giocata, certo Chiriches e Reina hanno dato una mano, ma la tecnica è quella c’è poco da fare.

Per il resto la partita si commenta con un’altra canzone di Max Pezzali: la dura legge del goal, una vittoria un po’ amara ma che tutto sommato ci ha divertito.

Cattivi: Zielinski oggi ha più o meno passeggiato, si è visto poco in impostazione e meno in copertura, Reina ha le sue colpe sul tiro di Higuain e probabilmente sarebbe il peggiore in campo se non ci fosse chi ha fatto peggio di lui: Chiriches oggi inguardabile, non solo per i capelli che ricordano quelli di Pandev, ma anche e soprattutto per le giocate suicide per le responsabilità su entrambi i goal e quel meraviglioso destro da 40 metri all’ottantesimo, con Prunier contro la Roma una delle peggiore prestazioni di un difensore in maglia azzurra.

Buoni: Quanti Diawara c’erano in campo? uno davanti alla difesa a raddoppiare, uno a impostare a centrocampo e uno a inserirsi in avanti, senza contare i due sulle fasce che davano una mano, splendida prestazione del giovane centrocampista che se riesce a trovare la continuità può arrivare veramente in alto. Koulibaly oggi era in versione muro, interventi puliti di classe e spesso risolutivi. Migliore della serata? Qualcuno non sarà d’accordo, ma per me Callejon, la reazione sulla simulazione di Cuadrado (che la juve ha comprato solo perchè cade) è stata un segnale importante per la partita, al di là della solita prestazione a tutto campo, al di là dell’assist meraviglioso al di là dei 96 minuti di corsa ha cacciato una cazzimma che neanche nelle peggiori classi delle scuole medie di periferia, forse quello che mancava al Napoli.

Paolo Sindaco Russo

P.s. un piccolo appunto al mio amico Valentino: la scaramanzia è una cosa seria, per questo articolo dovevi aspettare anche la seconda partita!