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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La sconfitta del Napoli di stasera tutto sommato non è una tragedia: certamente avrebbe fatto piacere fare strada in Coppa Italia, ma era necessario fare turnover due giorni dopo la faticosa partita col Sassuolo. Priorità al campionato dunque, con un centrocampo poco assortito con Lopez, Valdifiori e Allan, Mertens e Gabbiadini in attacco e Strinic e Chiriches in difesa. Sarri ha sicuramente fatto le sue valutazioni ma il suo piano tattico, ovvero quello di imporre al solito la propria idea di gioco, non poteva funzionare: Gabbiadini ha faticato molto finendo spesso in fuorigioco (ricordate il primo anno di Higuaìn? E lui giocava ogni domenica…) e senza Insigne e il Pipita mancava completamente il gioco tra le linee, mentre l’assenza di Hamsik ha spento completamente la fascia sinistra lasciata alle folate di un volenteroso ma dispersivo Mertens.

L’Inter da parte sua ha giocato la sua partita: brutta, sporca e cattiva, ma correggendo il tiro rispetto alla sconfitta in campionato, con più pressione e la fisicità garantita da Medel e Kondogbia. Di fatto i nerazzurri non avevano avuto palle gol fino alla rete di Jovetic, quando una palla persa a centrocampo ha portato a un contropiede con la difesa scoperta e Koulibaly, autore di una partita a tratti imprecisa, non è uscito con prontezza. La situazione è però stata figlia di una coincidenza sfortunata: Sarri aveva preferito lasciare in campo Lopez togliendo Allan per Hamsik, salvo dover sostituire subito dopo lo spagnolo ferito al volto dalla gomitata (assolutamente fortuita) di Perisic. L’ingresso di Joginho ha così creato una mediana molto leggera e soprattutto poco compatibile, con il brasiliano e l’italiano per niente abituati a giocare insieme. Tardivo a quel punto l’ingresso del Pipita Higuaìn, che pure ha sfiorato il gol con un tiro a giro miracolosamente deviato da Handanovic; l’espulsione di Mertens (inesistente) e il gol di Ljajic hanno definitivamente chiuso i giochi.

Il pubblico del San Paolo, però, ha dimostrato di aver apprezzato l’impegno della squadra: gli azzurri non hanno giocato bene dal punto di vista tattico, con una manovra confusa e poco oliata, ma nessuno può rimproverarli di non aver “sudato la maglia”, e le curve hanno riconosciuto loro l’impegno. Col senno di poi, forse, una mezzala affidabile in più a disposizione avrebbe potuto evitare l’episodio dello svantaggio, ma la circostanza sfortunata che ha portato a quella disposizione anomala non si può certo rimproverare all’allenatore o al presidente. Gli azzurri ripartiranno con la seconda giornata del girone di ritorno contro la Sampdoria, pronti a rialzarsi immediatamente e continuare la fuga in testa alla classifica.

Roberto Palmieri

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Il culo di Mancini

Perdete ogni speranza, cari amici tifosi del Napoli. Lo scudetto lo ha vinto già l’Inter e non conta nulla se gli azzurri hanno battuto la squadra di Mancini al San Paolo dominando per quasi l’intera partita. Non c’è nulla da fare. Ci sono episodi, momenti nel calcio in cui una squadra gioca in discesa, sospinta da forze che non oserei definire sovrannaturali. Si potrebbe finanche scomodare la parola “culo”, una delle componenti più sottovalutate nel calcio.

Chi ha potuto assistere ieri sera al match tra Udinese e Inter ha potuto rendersene conto in pieno di quanto sto dicendo. I friulani nel primo tempo hanno dominato, tirato in porta, costretto Handanovic a parate complesse. Ma non c’è stato nulla da fare contro quelle forze invisibili che agiscono in maniera ignota.

L’Inter al Friuli ha vinto per 4-0. Sui primi tre gol gli assist al bacio per i gol di Icardi e Jovetic portano tutti la firma di calciatori dell’Udinese. Un mirabile passaggio filtrante di Bruno Fernandes per Icardi sul primo gol, un fantastico passaggio di Domizzi per Jovetic sul secondo gol e un altro pregevole assist di Lodi per Icardi sul terzo gol. L’unico gol buono, quello più inutile, lo ha segnato Brozovic all’86esimo.

Tutti questi regali seguono la scia di un Inter che dall’inizio del campionato gioca il peggior calcio della Serie A e riesce lo stesso a vincere partite su partite. Nove vittorie su undici sono arrivate con il minimo scarto: tutti 1-0 e un 2-1 al Carpi. Spesso con gol giunti al novantesimo ed oltre mostrando di frequente un calcio senza picchi di bel gioco. Ieri Sarri in conferenza stampa diceva che il Napoli difficilmente può vincere “partite sporche”. L’Inter le vince tutte così. E pensare che Mancini aveva persino recriminato nella partita contro gli azzurri per i due pali presi: l’unica gara dove la Dea bendata si è distratta per qualche minuto e si è voltata dall’altra parte.

Oggi tutti incoronano l’Inter ed è giusto così. Del resto solo contro il Napoli i vari Cigarini, Lodi, Domizzi giocano le partite della vita. Anche Bruno Fernandes sapete contro chi ha segnato il suo primo (di appena 7) gol in Seria A? Eh, contro il Napoli. Perché contro le altre si possono regalare impunemente gol regalando così la vittoria del campionato ad una delle squadre più brutte che abbiano calcato il palcoscenico della nostra Serie A. Mettetevi l’anima in pace! Contro il cul ragion non vale.

vDG

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La simbologia dei muscoli contro il cervello trova riferimenti fin dagli albori della cultura umana, attraverso un filo rosso che giunge fino a Hysaj che annulla Pogba un paio di mesi fa. Lunedì sera si scriverà un altro capitolo di questa storia: Napoli – Inter, il gioco contro i muscoli, le idee contro il cinismo, la seconda contro la capolista. Un classico.

L’importanza della partita ai fini della classifica è inutile sottolinearla. Con una vittoria il Napoli a fine giornata si troverebbe al primo posto in classifica (eventualmente insieme alla Fiorentina impegnata contro il Sassuolo) e sarebbe padrone del proprio destino, senza più il bisogno di inseguire e con la possibilità di allungare la classifica nelle prossime giornate tenendo lontane -si spera- Roma e Juventus; inoltre i punti messi da parte contro le big in questo girone di andata faranno assolutamente la differenza a fine campionato, visto che quasi tutti gli scontri diretti del girone di ritorno saranno in trasferta e sarà fisiologico lasciare qualche punto per strada. Il pareggio, in sostanza, non ci serve a niente.

Mancini sa che il Napoli non rinuncia mai a fare la partita e dunque non ha speranze di ripetere il match contro la Juventus, quando le due squadre portarono fino al novantesimo lo zero a zero evitando di farsi troppo male, e si organizzerà di conseguenza. La sua squadra è di fatto ancora incompleta per quanto riguarda la proposta di gioco: non tanto per il modulo non ben definito quanto per le scarse capacità offensive. L’Inter è una squadra difensiva che non sa giocare in contropiede, costretta ad attaccare con molti uomini per supplire ai limiti di fantasia: tutti i centrocampisti offensivi e le seconde punte nerazzurre sono portatori di palla che vogliono il passaggio sui piedi per attaccare il campo, con il risultato di una circolazione troppo lenta per fare male. A questi limiti però fa da contraltare un’enorme attenzione agli episodi: le poche occasioni che ha, l’Inter raramente le spreca e tanto basta se sei tanto concentrato da non prendere mai gol su calcio piazzato e difendere con il massimo ordine.

I nerazzurri, insomma, non saranno una squadra spettacolare ma se sono primi in classifica dopo tredici partite non è un caso. Mancini è solito adattare la formazione all’avversario e si può provare ad anticipare le sue scelte: la pronosticata esclusione di Icardi a favore di Jovetic punta centrale avrebbe ragioni tattiche, perchè il montenegrino potrebbe abbassarsi in marcatura su Jorginho in fase di possesso per creare delle coppie fisse a centrocampo (Guarin contro Hamsik, Melo contro Allan) limitando così il palleggio del Napoli, prevedendo inoltre il depotenziamento di Icardi causato dalla linea alta del Napoli (i difensori azzurri sono difficili da attaccare alle spalle partendo da dietro o con movimenti in orizzontale a causa della loro ottima sincronia e quando anche ci si riuscisse bisogna fare i conti con la velocità di Koulibaly nel recupero: l’attaccante nerazzurro è devastante negli ultimi quindici metri ma soffre molto quando è lontano dalla porta, e inoltre manca di movimenti a venire incontro per proteggere il pallone e far salire la squadra). Per contrastare Lorenzo Insigne il tecnico si affiderà a Nagatomo, il terzino più veloce in rosa, come già fece con la Roma; a sinistra Alex Telles potrebbe essere una scelta per tenere basso Callejòn, con i centrali Miranda e Murillo a occuparsi di Higuaìn. Ljajic e Perisic supporteranno il falso nueve, con il croato chiamato a dare anche un grande apporto in fase di non possesso.

Sarri avrà sicuramente previsto la tattica di Mancini e sa che la possibilità di passare in vantaggio dipenderà dal riuscire a dare sbocchi al possesso. Oltre ovviamente alla qualità dei singoli, l’arma in più sarà l’aiuto di Higuaìn per dare superiorità numerica a centrocampo; il nuovo Gonzalo 2.0 non spazia più sugli esterni (non serve, grazie al contributo di Insigne come playmaker offensivo) ma si muove da trequartista, offrendo un passaggio al centrocampo in modo da superare la prima delle due linee, per poi voltarsi e attaccare la porta, cercare l’uno-due con Insigne o servire un centrocampista che si inserisce. Questo tipo di lavoro dell’argentino sarà fondamentale anche per superare una coppia di centrali di altissimo livello: Murillo fisicamente è un mostro di esplosività e difende da solo negli spazi ampi, Miranda è lucido e concentrato e offre sempre sicurezza al compagno. Se lo sturm und drang di Higuaìn è un martello da fabbro, Insigne sarà invece il grimaldello per aprire la porta: il suo lavoro di regia offensiva, sia a sinistra che al centro, potrebbe essere quello che serve per sorprendere Telles alle spalle con gli inserimenti di Allan e Callejòn serviti con un passaggio filtrante sul lato debole. Se al posto del brasiliano giocasse Juan Jesus la situazione si complicherebbe, ma la catena di destra del Napoli dovrebbe occuparsi del solo Ljajic con dei grossi vantaggi in fase difensiva.

Nel calcio, si sa, la tattica arriva solo fino a un certo punto: ci sono gli episodi, le qualità tecniche, i colpi dei campioni e i cali di concentrazione e qualunque partita può finire contro il pronostico. Al Napoli, tuttavia, non manca niente per vincere e guadagnarsi un meritatissimo primo posto in classifica.

Roberto Palmieri

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