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Spesso i critici musicali, con accostamenti anche forzati, hanno il vizio di avvicinare i protagonisti della musica italiana ai grandi della musica internazionale.
Quante volte abbiamo sentito dire che De Gregori è il Dylan italiano ( anche se a mio avviso l’unico italiano capace di emulare il grande Bob è Edoardo Bennato )? Altre volte ci hanno raccontato che i vari Morgan, Gazzè e Canzian sono la risposta italiana a Sting ( con cui hanno in comune il solo fatto di essere cantanti bassisti). Ed in questi casi a Sir Gordon è andata sicuramente meglio di quando, per doti vocali, gli hanno avvicinato Nek e Antonacci. Per non parlare dei parallelismi tra Ligabue e Springsteen, Baglioni e Gabriel, Zucchero e Joe Cocker, De Andrè e Cohen.
Diciamolo subito i parallelismi musicali sono una grande fesseria. Un modo semplicistico per definire universi spesso complessi e controversi, un tentativo di dribblare l’ascolto attento dell’attività di un artista, limitandosi ad appiccicare un’etichetta, un avatar. Lo sport preferito della peggiore casta giornalistica italiana, quella dei critici musicali, in assoluto i più presuntuosi, ignoranti ed incompetenti del mondo occidentale.
Detto questo, per una volta voglio vestire i panni del Luzzato Fegiz o della Venegoni della situazione e, per gioco, trovare anch’io 10 parallelismi improbabili ( o forse no ) tra grandi protagonisti della musica italiana e alcuni dei maggiori esponenti della musica napoletana contemporanea.

1) “Il Baglioni napoletano”. Sicuramente Gigi D’alessio farebbe carte false per questo appellativo, che spesso si è autoattribuito. Ma se c’è un grande napoletano che merita il paragone con il “Divo Claudio” è invece Nino D’Angelo. In comune hanno l’essere partiti da “‘nu jeans e ‘na maglietta/Questo piccolo Grande Amore”, “Pop Corn e Patatine/ Passerotto”, aver trovato giovanissimi il successo e non essersi fermati. Si sono messi in gioco, hanno vinto e puntato di nuovo quello che avevano guadagnato, rischiando di perdere tutto. Hanno scommesso e investito su stessi, alzando sempre l’asticella, raggiungendo con il lavoro e le capacità traguardi impensabili. Eterni ragazzi la cui musica non ha tempo.

2) “Il Sergio Endrigo partenopeo”. A fregiarsi di questo titolo è sicuramente il maestro Enzo Di Domenico. Temi, atmosfere, poesia sono simili. Il più introspettivo e crepuscolare dei cantautori italiani ed il più malinconico e profondo autore della canzone napoletana degli ultimi 30 anni.

3) Gigione è sicuramente il Raoul Casadei della Canzone napoletana. Allegria, balli, famiglia, amore, amicizia, doppi sensi. Filo diretto con il pubblico. Al pari dell’illustre collega romagnolo, il menestrello di Boscoreale vive in tournee. Si dice che spesso siano stati visti esibirsi lo stesso giorni in tre posti diversi.

4) Ecco stavolta voglio appropriarmi di un paragone già fatto e con cui mi trovo decisamente d’accordo. Per questo non ho remore a violare anche un’altra delle regole che mi ero imposto, omaggiando la grande Giulietta Sacco, l’Amalia Rodrigues italiana. Spesso dimenticata e sottovalutata è sicuramente la più importante esponente femminile della canzone napoletana dal dopoguerra ad oggi.

5) Tommy Riccio è l’irregolare dei cantautori napoletani, il “Califano” dei Neomelodici. Scomodo, senza filtri, a tratti geniale.

6) Rocco Hunt è ovviamente il Jovanotti partenopeo. I motivi di questo accostamento sono meno ovvi di quanto possiate pensare. Non è il rap ad accomunarli (nessuno dei due è un vero rapper), ma l’aver raggiunto un successo al di là dei propri effettivi meriti. Duettano con i grandi, godono di buona stampa, con grandi appoggi discografici. Per carità ragazzi simpatici, allegri, carismatici, ma musicalmente…

7) Gigi D’alessio rappresenta per la musica napoletana quello che Zucchero è per la musica italiana. E non chiedetemi il perché…

8) Franco Ricciardi è l’Eros Ramazzotti di Secondigliano. Il più international Pop dei neomelodici napoletani. Entrambi sempre sulla cresta dell’onda, forti di un pop in apparente evoluzione, ma sostanzialmente immutabile.

9) Nessuna affinità vocale, ma ad accomunarle è il ruolo di regine incontrastate delle rispettive scene musicali negli ultimi anni. Da una parte Laura Pausini dall’altro Maria Nazionale. Negli ultimi anni l’artista torrese si è tolta parecchie soddisfazioni, dalla nomination al David di Donatello alla partecipazione a Sanremo, dal tributo a Cesaria Evora alla collaborazione con De Gregori.

10) ‘O rre è semp ‘o rre. Mario Merola sta alla musica napoletana del dopoguerra come Claudio Villa alla musica italiana. Monarchi incontrastati, per atteggiamenti, carriera, repertorio. In un modo o nell’altro hanno condizionato ciò che è venuto dopo. Termini di paragone imprescindibili, idoli da adorare o totem da abbattere. Come spesso accade ai grandi, capaci di scatenare sentimenti contrastanti, ma mai indifferenza.

Giuseppe Ruggiero

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Il Re dei Tamarri si racconta

Il nuovo album di Tony (originale)

Chi non ha cantato almeno una volta in gita, in spiaggia o a scuola una canzone di Tony Tammaro? Negli anni il “Re dei Tamarri” ha confezionato una miriade di successi che hanno riempito le giornate di milioni di persone. Una popolarità non solo napoletana, canzoni come “Patrizia”, “Scalea”o “Anni ’60” e tante altre hanno sconfinato parecchio fuori dalla Campania. Ma ridurre Tammaro soltanto ad un fenomeno parodistico sarebbe riduttivo. Dietro al personaggio del “tamarro”, costruito con precisione e realismo, c’è un professionista di altissimo livello che sa costruire dei testi sempre divertenti e originali dove il cattivo gusto non trova mai spazio. Una leggerezza nell’osservazione del circostante che è ormai un suo tratto distintivo dopo ormai quasi 30 di carriera senza mai bucare un album.

Sei apprezzato da persone di tutte le fasce sociali e culturali. C’è chi semplicemente si diverte con i tuoi pezzi e chi invece legge tra le righe quella cifra stilistica innovativa che riesce a prendere in giro il “trash”, in modo trash. Qual è il tuo rapporto con il trash e quanta consapevolezza c’è e c’era nella creazione delle tue canzoni? Lo fai solo per puro divertimento oppure questa originalità stilistica è pensata?

Non amo la parola “trash”, in quanto letteralmente significa “monnezza”. Parlerei piuttosto di “Kitsch” che è il cattivo gusto su cui ironizzo mettendoci spesso la mia faccia e venendo talvolta frainteso. Prima di rendere pubblica una mia creazione faccio un lungo lavoro di editing. Diciamo che verifico ciò che scrivo seguendo un po’ di punti cardine che sono il marchio di fabbrica del mio lavoro: originalità degli argomenti trattati, orecchiabilità delle musiche, una battuta che strappi una risata ogni quattro o cinque righe di testo. 

Sei stato il primo ad individuare la figura del “tamarro”, poi dopo si sono accodati altri artisti come Verdone, Piotta, Checco Zalone. Com’è nata la cosa? E sei contento di avere tanti imitatori?

I tamarri erano e sono li da secoli, solo che nessuno ne aveva cantato prima le gesta, salvo rari casi. In ogni modo, quando c’è qualcuno che si inserisce in un filone che hai creato, vuol dire che il tuo lavoro non era poi tanto male. Non mi dispiace che altri seguano le mie orme, soprattutto se lo fanno osservando cose che a me erano sfuggite. Zalone è uno che riesce spesso a farmi ridere di gusto. Verdone è un grande osservatore della società italiana e ha spesso toccato magistralmente argomenti “tamarri” diversi anni prima che io iniziassi il mio lavoro.

Hai iniziato con riferimenti a Nino D’Angelo (il ribaltabile, il caschetto, le cazette), poi sei arrivato a Gigi D’Alessio con quel “Vattene a vivere a casa di Gigi D’Alessio”, quale può essere invece oggi un soggetto da parodizzare? 

Assolutamente i rappers. Qualcuno tra loro è davvero ridicolo.

30 anni di carriera facendo sempre critica sociale e di costume, quasi mai un accenno alla politica mentre altri tuoi colleghi facevano successo sfottendo i politici. Come mai non hai seguito quella moda?

Proprio perché di moda si tratta. La politica lascia il tempo che trova. Dove sono finiti oggi quelli che facevano satira su Enrico Letta o su Mario Monti? Fare satira politica è stressante, devi sempre stare a inseguire il politico di turno. Meglio fare satira sui costumi degli italiani. I film di Alberto Sordi, che questo facevano 40 anni fa, si possono guardare ancora adesso e strappano ancora una risata.

Hai tenuto uno splendido concerto ai Camaldoli (di cui abbiamo simpaticamente riferito) nello stesso giorno in cui c’era il mega evento di Jovanotti al San Paolo. Una sorta di contro-concertone a quello del “ragazzo fortunato”, per Napoli è stata una specie di contro-festival di Sanremo. Ecco, hai mai pensato di andarci in gara all’Ariston? Soprattutto viste le ultime performance comiche abbastanza penose (Siani con gli sketch, Bigio e Mandelli in gara). Anche se – ricordiamo – in “Gole ruggenti” hai già calcato quel palco.

Seguo Sanremo da quando avevo sei anni. Anche Sanremo è una bella passerella dei vizi e delle manie degli italiani. Lo trovo insuperabile per capire il trend del momento. L’anno scorso, ad esempio, andava di moda la sfiga da crisi, sia nei rapporti sentimentali che in quelli di lavoro. Negli anni in cui l’economia gira bene, invece, saltano fuori i Ricchi e Poveri con qualche ritornello facile facile da cantare al karaoke.. Ci andrei volentieri a Sanremo, ma giusto per farmi due risate, come dovette farsele Elio quando presentò la sua “Terra dei cachi”.

Il pezzo a cui sei più legato?

Sinceramente il “trerrote”, che più di ogni altro inquadra la malafede dei “finto buoni”. Da un lato ci si commuove per uno che ha avuto un incidente, dall’altro si va a fare sciacallaggio delle sue cose, visto che ormai i “meloni” stanno li, alla portata di tutti.

Progetti futuri?

In questi giorni sono in trattativa con una nota emittente radiofonica della Campania.

Il tuo rapporto con il calcio e con il Napoli. Il tuo giocatore preferito nella storia e quello attuale?

Ho sempre affermato che le passioni, tutte le passioni, quando diventano estreme, si portano via un bel pezzo della tua vita e non ti consentono di fare altro. Seguo il Napoli dedicando a questa squadra che amo un paio d’ore alla settimana. Il tempo di guardare la partita, lasciarmi andare a qualche commento e poi spegnere il televisore. Non delego alla squadra il riscatto di qualche mia insoddisfazione personale. A risolvere i miei problemi ci penso io. Tra tutti i calciatori che hanno vestito la maglia azzurra e che ho avuto modo di ammirare, quello che ricordo più volentieri è Ruud Kroll. Un vero signore al centro della difesa e un lottatore vecchio stile alla Facchetti o alla Burgnich.

Per chiudere. Tanti attori, cantanti, e uomini di spettacolo eccelsi sono stati rivalutati solo dopo molti anni. Ti ritieni anche tu fra questi?

Spesso mi dicono che sono avanti coi tempi. Mi ritrovo spesso a pensare al fatto che il successo, quello vero, non potrò godermelo. Potrebbe arrivare tra 50 o addirittura 100 anni, ma sono certo che arriverà, in ogni caso, dopo di me. La mia è stata una “vita da mediano”, giusto per citare qualcun altro ogni tanto.

Twitter: @valdigiacomo

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Stesso giorno, stessa ora

Il nuovo album di Tony (originale)

È domenica 26 Luglio, in città non si parla d’altro che del concertone del San Paolo di Jovanotti con i suoi super-ospiti. Quando tra gli appuntamenti della giornata vedo che alla stessa ora e allo stesso giorno del Jovanotti&Friends, al Parco dei Camaldoli, Tony Tammaro ha deciso di fare anche lui un concerto. È previsto nel programma di un’iniziativa di quelle robe comuniste retrò (con tutto il rispetto eh) in cui si parla di un “mondo migliore”, “lottare per cambiare”, “insieme contro il male” ecc. ecc. Che quando senti certe parole pensi che stia per arrivare Superman col suo mantello rosso per salvare la Terra, ma al posto della “S” sul petto abbia la falce e il martello. Pure la porchetta che servono agli stand è quella degli anni ’70. Sembra essere catapultati a 40 anni fa: solo che ci sono gli smartphone al posto degli eskimo e il selfie in luogo delle citazioni di Pasolini.

Non ti aspetteresti mai tanta gente a causa del concertone del San Paolo, la non semplicissima location (‘ncoppe ‘e Camaldoli) e il lunedì seguente lavorativo… Ma visti i proclami che fanno dal palco contro la disoccupazione giovanile capisci che qua, il giorno dopo, sono in pochi che hanna ì a faticà.

Tony sul palco dei Camaldoli
Tony sul palco dei Camaldoli

Patrizia oh oh oh”. Tony comincia con i “grandi classici” davanti ad almeno 4-5000 persone euforiche accorse per ascoltarlo. E più il “Re dei Tamarri” va avanti e più ti accorgi che in realtà Tony, di “grandi classici”, ne ha scritti una valanga. Tanto che in un concerto di oltre due ore non riuscirà ad eseguire tutti i suoi cavalli di battaglia. Inevitabili i riferimenti al concertone del San Paolo quando Tammaro con la consueta genialità afferma: “Io – tecnicamente – stong ‘acopp a Jovanotti perché io stong ‘ncoppe ‘e Camaldoli e lui abbasce a Fuorigrotta”. Ma non è solo una questione “geografica”, anche se in scala ridotta l’arena del Parco collinare sembra essere diventata per davvero uno stadio gremito. Sembra una partita del Napoli in Champions League. E così parte quella poesia che è “SuperSantos” mentre una macchia di arancione in mezzo al blu svolazza materialmente tra i fan sempre più su di giri perché Tony – come si dice in gergo – tiene il palco come pochi sanno fare.

Parco dei Camaldoli gremito prima del concerto
Parco dei Camaldoli gremito prima del concerto

Seguono tutta una serie di successi. E mentre Tony canta io ripenso a quanta vita, quante serate e quanti amici hanno fatto incontrare le sue canzoni, risolto giornate noiose e dato allegria a migliaia di napoletani e non. “Scalea”, “Mio fratello fuma a scrocco”, “Teorema”, “O trerrote”, “Il parco dell’amore”, “Anni sessanta”: con i suoi pezzi forti avrebbe potuto continuare per giorni. Tutti questi successi sono intervallati da quelli che saranno i suoi futuri cavalli di battaglia contenuti nel suo nuovo album dal respiro internazionale che si intitola “Tokyo, Londra, Scalea”. Come sempre il “Re dei Tamarri” non rinuncia alla “denuncia sociale”: la sua “Equitalia” è un racconto divertentissimo e non così distante da quello che accade a tanti italiani quando hanno a che fare con la famigerata agenzia di riscossione.

Ma probabilmente il nuovo tormentone dei “tamarri” contenuto nel nuovo album sarà “Nannina”, una donna che porta ‘o pulmanino. Da ammazzarsi dalle risate. Come sempre.

Mentre seguo il concertone di Tony Tammaro – al secolo Vincenzo Sarnelli – noto davanti a me un bimbo di non più di 10 anni letteralmente pazzo di Tony. Più in là persone di ogni età che raccontano di quanto il mito del pop “demenziale” sia transgenerazionale. Sul palco Tony chiama a ballare o a cantare ragazze e ragazzi ventenni le celebri “Aerobic Tamardance”, “Michè” “U strunzu”. I giovanotti, da veri tamarri inside – si vede che hanno appreso la lezione del loro Vate – ne approfittano per fare dei selfie con Tony direttamente sul palco facendo il muso a pucchiacchella come va di moda oggi.

Non so cosa sia accaduto al San Paolo, cosa abbiano fatto Jovanotti ed Eros in ricordo di Pino. Al Parco dei Camaldoli Tony ha tenuto un concertone epico, intenso, emozionante. Magari le sue canzoni non salveranno il mondo come vorrebbero fare i giovanotti coi cani al guinzaglio e i capelli ‘nzevati. Ma sicuramente i suoi album hanno alleviato da giornate storte migliaia di persone. E sicuramente “Mixed by Erri” – quello che gli piratava le musicassette negli anni ’90 – oggi terrà la barca a mare, come minimo. E a nulla vale che Tammaro oggi canti in un suo nuovo pezzo con Sergio Carlino “I sing for money”, “Io canto pe ‘e sord”. Beh, pirateria permettendo. Grazie di esistere Tony, massimo rispetto! Sei il nostro “soldatoinnamorato” honoris causa.

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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La foto pubblicata da Jovanotti sul proprio profilo Facebook: Eros, Pino e Lorenzo

Bellissimo messaggio di Jovanotti che dalla sua pagina Facebook ha annunciato una fantastica novità per il suo concerto di domani al San Paolo. Sul palco con lui ci saranno anche Eros Ramazzotti e James Senese. Meravigliose le parole di Lorenzo per ricordare Pino e dare questa notizia:

Qualche giorno fa Eros mi ha scritto un sms “mi raccomando di ricordare il nostro grande Pino a Napoli“. Proprio così, asciutto come è nel suo stile. Invece di rispondergli ” fratè…”, gli ho scritto “pensa che bello se ci fossi anche tu“, ma sapevo che era in vacanza con la famiglia prima di iniziare le prove del suo tour in agosto e pure lontano da Napoli. Al mattino avevo nel telefono un suo sms di risposta: la foto di un testo di Pino. Allora l’ho chiamato subito e sempre nel suo stile (Ramazza è uno che se per dire una cosa da tre parole può usarne due è più contento) mi ha detto “che facciamo?”. E domenica sarà con noi, proveremo prima dell’apertura dei cancelli, con la mia band e non solo, con noi ci sarà il grande James Senese, ha accettato il mio invito di portare un pezzo di quella grande Napoli sul nostro palco.

Napoli e il San Paolo nella mia vita sono indissolubilmente legati a Pino Daniele. Nel San Paolo io ci sono entrato due volte, entrambe con Pino e grazie a Pino, e il ricordo di quel 13 giugno 1994 insieme a lui e a “Ramazza” è tra i più importanti della mia vita.

Domenica farò il mio show per Napoli mettendoci tutto quello che ho e anche di più, e quando saliranno sul palco Eros e James dedicheremo il cuore del concerto a Pino, alla sua musica e a quello che significa per noi. Non sappiamo ancora cosa faremo, sarà una sorpresa anche per noi quando alle prove cominceremo a girare sulla musica che ci ha lasciato, e che conosciamo tutti, compresi tutti i musicisti della mia band, a memoria. Tenetevi forte guaglio’, sarà una lunga notte di musica…

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“L’Amministrazione comunale di Napoli si vede costretta per l’ennesima volta a chiarire la questione relativa al manto erboso dello stadio San Paolo in vista dei due importanti appuntamenti musicali di Luglio, attesi da decine e decine di migliaia di appassionati di musica ed avviati da questa Amministrazione fin dal Novembre 2014 con la SSC Naspoli puntualmente informata”. E’ quanto si legge in una nota di precisazione del comune partenopeo. “Vale solo la pena di ricordare che il Comune di Napoli, e quindi la Citta’ con i suoi abitanti, e’ proprietario dell’impianto di Fuorigrotta e che lo sono quindi anche tutti coloro che non amano in modo particolare il calcio e che attendono da anni un concerto come quello di Vasco o di Jovanotti, un concerto che certo sarebbe stato oltremodo difficoltoso ospitare, vista l’enorme affluenza attesa allo Stadio, in una piazza cittadina – continua il Comune – Detto cio’ l’Amministrazione vuole sgomberare il campo da inutili allarmismi e correggere le molte imprecisioni che stanno purtroppo circolando da giorni ed in ultimo con il comunicato del Napoli di poche ore fa. L’Amministrazione comunale e’ impegnata a mantenere la qualita’ del manto erboso dello Stadio che ha raggiunto in questi anni livelli di eccellenza e sono state adottate tutte le cautele sostanziali e giuridiche per non alterare questo livello”.

“Inoltre – prosegue la nota del comune di Napoli – e’ stato chiesto agli organizzatori dei concerti di provvedere al pagamento degli interventi eventualmente necessari per il ripristino della piena e corretta funzionalita’ del manto erboso dopo lo svolgimento degli eventi e la garanzia della disponibilita’ dei metri quadrati di manto erboso necessari all’eventuale suo ripristino, attraverso la disponibilita’ di una prelazione rilasciata dal fornitore delle zolle.

Va inoltre puntualizzato che si e’ scelto un sistema di protezione del manto erboso denominato TERRA FLOOR, un tappetino plastico microforato di ultimissima generazione che consente la traspirazione del manto erboso; un prodotto che viene usato in tutti i tour nazionali ed internazionali (compreso quello di Vasco e Jovanotti ) e che, a differenza delle coperture in alluminio che creano condensa e che in alcuni casi hanno ” bruciato” l’erba, non hanno mai dato problemi di sorta. Una protezione che tutti gli addetti ai lavori – musicali e sportivi – conoscono bene. Infine prima e dopo gli eventi sono stati gia’ previsti sopralluoghi sul manto erboso con gli agronomi della SSC Napoli, del Comune e degli organizzatori per valutare lo stato dei luoghi. Nessun problema, quindi, e nessun timore. Tutti i passaggi sono stati portati a conoscenza della societa’ nel corso degli innumerevoli contatti con lo staff dirigenziale del Presidente e con lo stesso De Laurentiis. Ribadiamo che lo stadio e’ di tutti: di chi ama il calcio e di chi ama la musica e che l’Amministrazione comunale non azzarderebbe mai un rischio per la societa’ sportiva e che quindi si e’ cautelata nel migliore dei modi. Ma l’Amministrazione non puo’ e non deve dimenticare di essere la proprietaria dell’impianto e di dover rispondere alle legittime richieste di chi vuole trascorre una magica serata di musica”.