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Jorginho

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Scivolone mediatico

Premessa obbligatoria in un ambiente troppo facile all’esaltazione e allo scoramento (come ora che la Juve ha comprato Cristiano Ronaldo): il Napoli è forte quanto se non di più dello scorso anno. Non fosse altro che per una questione di numeri avendo conservato l’intera squadra della passata stagione. Due cessioni: “Nonno Reina” e Jorginho, cessione giusta sia perché può giocare solo in squadre di Sarri o Guardiola visto che fa bene solo un ruolo, sia perché per una cifra superiore ai 40 milioni è un calciatore che si può tranquillamente vendere, figuriamoci ad oltre 60. Oltre a chi c’era lo scorso anno, al momento, ci sono Verdi, Inglese e Fabian Ruiz. Quindi se la matematica non è un’opinione, al di là della validità degli acquisti, è una questione numerica. A questi si aggiungerà un terzino destro, probabilmente Lainer. L’incognita resta il portiere e affidarsi ad un ragazzo forte, ma che ha 21 anni, è un rischio. Valuteremo come andrà.

Questo lo stato delle cose. Ma ad agitare lo sconforto non c’è la realtà, semmai la percezione della realtà che la Ssc Napoli proprio non riesce a migliorare di sé.  Quella di oggi è stata una delle peggiori uscite comunicative di sempre. Il Napoli, pur non volendo illudere la piazza con altri acquisti, avrebbe dovuto giocare nella sua prima conferenza stampa su questi punti di forza, sulla solidità della propria realtà. Non l’ha fatto. A Dimaro, su una delle sedie del teatro comunale, c’era seduto un fantasma che si chiama Cristiano Ronaldo. E né Ancelotti e tanto meno De Laurentiis hanno fatto qualcosa per scacciarlo modello Ghost Busters. Anzi, l’esatto contrario. De Laurentiis ha parlato più di Ronaldo che dei giocatori che ha in rosa. Autogol enorme.

Ce ne accorgeremo domani quando titoli, occhielli e sottotitoli dei giornali non potranno far altro che citare l’ex madridista. Segnale di una comunicazione molto poco efficace. Poi si è parlato di Sarri e Jorginho. Uno sguardo tutto rivolto al passato come, con ancora la Juventus convitata di pietra alla conferenza, si è parlato dei 91 punti dello scorso anno e degli errori arbitrali. Una conferenza senza sogni. Chiusura totale all’acquisto di top player con Ancelotti che ha persino negato di aver parlato con Benzema, Vidal, Fabregas o David Luiz. Ma non è stato questo il peggio della conferenza. 

Di De Laurentiis – lo scriviamo da tempo cercando anche di difenderlo – a Napoli si pensa sia un “Pappone”, uno che bada solo ai soldi che può guadagnare “sfruttando la passione dei tifosi”. E lui non fa nulla per cercare di cambiare questa immagine. Di sicuro se ne fotte di farlo, ma la sensazione spiacevole quasi ogni volta che parla resta in chi lo ascolta. Accusa Sarri di avergli fatto perdere 15 milioni (quantifica pure la cifra!) con l’uscita dalla Champions, poi fa tutto un pippotto di cui i tifosi se ne sbattono altamente sui 970 milioni incassati dalla Lega Calcio per la vendita dei diritti tv che potevano essere – grazie all’acquisto di Ronaldo (ecco che ritorna) – 1300. 

De Laurentiis deve chiarirsi le idee da un punto di vista comunicativo, giacché le sue idee imprenditoriali sono chiarissime e pure vincenti. Quando si comunica bisogna scegliersi l’interlocutore a cui si vuole parlare: ai tifosi, alla stampa o al sistema? De Laurentiis alterna i suoi interlocutori ogni volta con il grave rischio che a ognuno arrivi un messaggio che non deve arrivare. I tifosi se ne fottono altamente dei 1300 milioni di euro dei diritti tv o dei 15 persi per l’uscita dalla Champions, altrettanto se ne fotte il sistema se Aurelio vuole comprare Benzema o Cavani. In mezzo c’è una stampa che resta disorientata su come interpretare queste dichiarazioni. 

La chiusura finale con l’avvertimento minaccioso ai giornalisti è poi da Borgorosso Football Club. Stiamo tra il peggio e il peggissimo. 

Ora mi prenderete per pazzo. Ma come? – vi starete chiedendo – Non sei quello che ogni volta difende il presidente. Ne avevo scritto appena due giorni fa. In una logica che se uno difende una cosa, poi deve prendersi il pacchetto completo. E invece non va così. Da un punto di vista manageriale e dei risultati sportivi il presidente va solo ringraziato. I fatti, i dati, tutto, gli danno ragione. Da un punto di vista comunicativo questa società ha il grande difetto di non sapersi rapportare in nessun modo con i propri “clienti”. Anche questo lo avevo scritto in tempi non sospetti, anche dopo Madrid.  Persino l’arrivo di Ancelotti oggi sarà letto come l’allenatore che ha già guidato Cristiano Ronaldo. Ancelotti non ha luce propria dopo questa conferenza, ma luce riflessa. A questo si aggiunge l’abitudine di aver avuto tre anni Sarri che tra identità, parolacce, tuta e gesti volgari aveva creato una figura a cui i tifosi si erano attaccati. Ancelotti non ha quello stesso appeal se non il suo palmares internazionale e la sua figura di “leader calmo” non permea i cuori come altri suoi predecessori. 

Non era facile fare una conferenza stampa il giorno dopo in cui i tuoi competitor comprano il più grande giocatore del mondo. Ma se non si è in grado meglio evitare e rimandare ad altro giorno. Perché si rischia di iniziare la stagione con il piede sbagliato nonostante – lo ripetiamo – questo Napoli sia molto molto forte. Forse anche di più dello scorso anno. Ma questo non si può dire sennò siamo “a servizio del Pappone”. 

Valentino Di Giacomo

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L'ottovolante azzurro

Le belle giornate vanno vissute. Un giorno come questo, pieno di sole come se fosse ancora estate, va goduto. Così come bisogna godere di questo ottovolante azzurro che infila otto vittorie consecutive riuscendo ad imporsi per l’ennesima volta in due circostanze all’Olimpico: prima contro la Lazio e poi con la Roma. La Juve ha invece perduto in casa contro i biancocelesti nonostante ormai il Var sembra essere stato creato per dare ai bianconeri un rigore al 90esimo. Se quello di Bergamo era inesistente, quello di ieri era quantomeno dubbio perché lo scellerato Patric (che fossi in Inzaghi non farei più giocare da qui fino alla fine del mondo) era comunque sul pallone. Un intervento sconsiderato, ma non un fallo chiarissimo. E ricordiamo che il Var dovrebbe intervenire solo per le situazioni molto chiare, non per azioni dubbie. Ma Mazzoleni, che tra l’altro ha arbitrato l’intero match privilegiando sempre i bianconeri sui “mezzi falli” (come si dice in gergo), era lì apposta per dare quel rigore. Noi ce lo ricordiamo bene dai tempi di Pechino quando diede sfoggio persino di comprendere perfettamente il macedone di Pandev…  Poi quel Dybala, del quale quasi l’intera pletora di giornalisti italiani hanno scritto che Messi aveva sin da bambino il suo poster nella cameretta, ha sbagliato l’ennesimo tiro dagli 11 metri. Quello che ci piace è che sembra quasi che il Padreterno abbia voltato le spalle sul più bello ai bianconeri. Gli altri anni i non colorati sembravano 11 Ned Flanders (gli appassionati dei Simpson capiranno): bastava che invocassero l’aiuto divino e quell’aiuto arrivava puntuale. E’ forse la cosa più interessante di queste prime otto giornate.

Otto giornate sono però appena un quarto del campionato. Il Napoli non sta facendo né più né meno di quanto aveva fatto per tutta la seconda parte della scorsa stagione. Resta da capire se riusciranno a mantenere questa lucidità per l’intero arco del campionato. E non sarà semplice. Anche perché ieri ogni volta che Mertens era a terra dolorante eravamo in apprensione come quando si ha un figlio in sala operatoria ad operarsi di appendicite. Pensi sia una sciocchezza, ma poi vengono in mente mille brutti pensieri. 

L’infortunio di Milik può pesare. Così come potrà pesare non aver preso un esterno offensivo più incisivo di Giaccherini. Sul discorso del vice-Hysaj, che pure secondo noi era un ruolo da migliorare, faremo il tifo per Maggio che da quasi 10 anni veste la nostra maglia e ce ne faremo una ragione. Si tratta di particolari, ma con i particolari si vincono i campionati. Da un lato notiamo questi peccatucci veniali da parte della società, dall’altro non possiamo non notare che ieri, appena il Napoli è calato un po’ dopo il 70esimo, sono entrati giocatori come Diawara, Zielinski e Rog. Non proprio robetta. Ieri Allegri ha tolto Lichtesteiner per mettere Sturaro… Ah l’alternativa naturale sarebbe De Sciglio.. che però è infortunato. 

Otto vittorie in otto partite non significano molto. Sono un segnale. Come rappresenta un segnale il vantaggio di 5 punti sui bianconeri. Ma due anni fa i non colorati finirono persino a meno 11 da noi e poi sappiamo tutti come sia andata a finire. Dobbiamo godere di tutta questa bellezza, ma dobbiamo essere pure consapevoli che questo sole di ottobre presto potrà essere spazzato via dal freddo invernale. 

Resta, della partita di ieri, l’impressione di un Napoli che sa gestire i momenti. Di Francesco è stato quasi ridicolo davanti alle telecamere quando ha detto che la Roma ha fatto meglio del Napoli nel secondo tempo. Ricorderemmo al tecnico romanista che questo grande dominio giallorosso del secondo tempo contemplava un rigore per il Napoli nettissimo su Mertens (ma noi siamo fessi e non protestiamo, non fermiamo il gioco e quindi con noi il Var non si usa), un’occasione a tu per tu di Mertens con Allison scelleratamente sbagliata e un tiro di Hamsik dai 16 metri che per troppa fretta è stato calciato tra le mani del portiere. Noi non ricordiamo abbia fatto altrettanto la Roma nel primo tempo… Parlare di una partita a due volti non ha senso. Il Napoli ha dominato nel primo e nel secondo tempo. Soffrendo il giusto nella ripresa e concedendo occasioni alla Roma solo su calci piazzati. 

L’errore adesso sarebbe pensare però che di qui in avanti la pratica sia in discesa, non lo sarà. Come sarebbe un errore pensare che il Napoli debba vincere tutte le partite demolendo puntualmente gli avversari. Serviranno pure le vittorie sofferte, come quella con la Spal ad esempio. 

Vedendola da un altro punto di vista, non dobbiamo neppure troppo soffermarci a guardarci l’ombelico e pensare troppo ai nostri punti deboli. Guardiamola pure dalla prospettiva dei nostri avversari. Siamo una squadra che, per giocarci contro, le altre devono fare una partita PERFETTA, non buona, PERFETTA. Ieri il Napoli ha punito l’unico grande errore dei giallorossi, quel tocco di De Rossi (che per decreto del Presidente della Repubblica, al pari di Montolivo, deve essere convocato in nazionale). 

Il resto dei miei pensieri li affido a Jorginho. Tre anni fa tremava ogni volta che gli passavano il pallone, ricordo la semifinale d’andata con il Dnipro quando era letteralmente terrorizzato ogni volta che doveva giocare la palla. Oggi è diventato leader dentro e fuori dal campo. Il miglior centrocampista, per distacco, del nostro campionato. Ha pure un nome straniero, i giornalisti di casa nostra dovrebbero celebrarlo. Tipo quelle robe di Caressa quando parla di “Juve illegale”… per quanto è forte… mica per altro… che vi aspettavate? Oggi il Napoli è cresciuto come Jorginho, grazie a Jorginho. Un giocatore specchio di questa squadra. E l’ultimo pensiero va al capitano che pure quando non si vede c’è. Bene fa Sarri a preservarcelo. Lui si che è un patrimonio Unesco. 

Ora però non esaltiamoci troppo. Una partita per volta. Cuoncio cuoncio. Però godiamo. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Gli uomini troppo spesso sono egoisti, non si prendono il giusto tempo per fare le cose e cercano subito di metterlo dentro. Magari chi ci troviamo di fronte non è ancora al momento giusto, bisogna abbandonare la foga e cercare di fare le cose con lentezza, godendosi ogni passaggio, ogni step. I preliminari servono proprio a questo ad amplificare il piacere a prepararsi con piccoli momenti di godimento al piacere massimo: buttarlo dentro ripetutamente e lasciarsi andare senza più pensare a nulla… Ma nei preliminari è inutile infilarlo dentro, bisogna procurarsi piacere in altro modo. Sto usando solo pronomi perchè penso sia chiaro a tutti che buttarlo, metterlo e infilarlo fanno riferimento al Pallone.

Il Napoli oggi ha fatto quello che si fa nei preliminari: ha evitato in ogni modo di metterlo dentro, due volte però lo ha infilato e ci è piaciuto molto... soprattutto, la cosa migliore è stata non averlo preso, perchè prenderlo quando non sei d’accordo e non sei pronto è bruttissimo! Parliamo ovviamente sempre di goal!

A Napoli siamo riusciti a non prenderlo a Nizza bisognerà metterlo, più volte possibile.

Cattivi: vinci due a zero, praticamente non corri pericoli reali, Reina viene in chiamato in causa praticamente solo per un rinvio di pugno, ci si può lamentare per qualche imprecisione e per qualche palla persa ma poco più. Possiamo lamentarci di non aver vinto 3 o 4 a zero? Probabilmente sì ma sarebbe creare una polemica inutile quando hai iniziato una stagione con una partita storicamente difficile (guardiamoci i precedenti delle italiane ai preliminari prima di parlare) per cui fra i cattivi io non mi sento di metterci nessuno, forse solo le maglie del Nizza: sembrano undici arbitri con una scritta cinese in petto e soprattutto sono già grondanti di sudore al terzo minuto di gioco, più brutte della quarta maglia del primo anno di Benitez.

 

Buoni: se tanti oggi meritano di essere fra i tre di questa selezione è merito di uno: Sarri, oggi interpreta la partita in modo perfetto con una squadra non ancora al top, viene citato sempre troppo poco, anche se si parla sempre di lui. Per non fare sempre i soliti nomi direi che oggi una menzione particolare la merita Albiol, preciso, sicuro in difesa e pericoloso quando si affaccia in avanti, il migliore di oggi però è Jorginho, si assume la responsabilità del rigore, che al Napoli è una enorme spada di Damocle appesa a un sottilissimo pelo di uallera che pende sulla testa di chi calcia, lo trasforma con freddezza granitica, sbaglia pochissimo in impostazione, è sempre sulla traiettoria dei passaggi avversari e in una delle rare occasione dei francesi stoppa la palla nell’area piccola e fa ripartire l’azione, una prova superlativa.

 

Paolo “Sindaco” Russo

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Il punto

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo sapete, qui sin dal giorno del suo arrivo (e anche prima) ci siamo sempre detti “Sarristi”. Eppure personalmente ho sempre rifuggito ogni “ismo”, a meno che non sia il maradon-ismo, unica religione di cui resto e resterò fedele fino alla fine dei miei giorni. Sarri è un grandissimo allenatore, il Napoli nei suoi novanta anni di storia probabilmente non ha mai giocato così bene e quindi dobbiamo volere bene al mister.

Fatte le premesse d’obbligo, ieri, ancora una volta, sono rimasto deluso da come è stata gestita la partita da Sarri. Al netto dei pali, delle traverse, del rigore solare (l’ennesimo) non dato a Mertens, rigore che poi non avrebbe spostato l’equilibrio della gara perché il Napoli in vantaggio ci era passato lo stesso. E’ che non ha saputo gestirlo.

Io ora mi vergogno un poco a scrivere quanto sto per scrivere perché resto convinto che chi lavora tutti i giorni sul campo conosce meglio degli osservatori esterni cosa fare, quando farlo e perché farlo. Eppure, a mio avviso, il pur eccellente Sarri qualche step in più dovrebbe farlo nella lettura delle partite. E’ un’opinione la mia, però confortata da alcuni dati di fatto. Mi sta bene che il Napoli non sappia gestire un vantaggio contro la Juve (a Torino in Coppa) o a Madrid. Mi sta molto meno bene che una squadra forte – perché il Napoli al di là delle narrazioni che vanno per la maggiore in città è dotato di una signora squadra – non sappia gestire il risultato contro il Sassuolo o, peggio ancora, contro l’Empoli dove poche settimane fa abbiamo persino rischiato di riaprire un match stra-chiuso e stra-dominato beccando due gol fessi.

Non è vero – a mio umilissimo parere – che il Napoli non possa gestire i risultati, i tempi della partita. Il Napoli, mi ripeto, ha dei signori calciatori che tante altre squadre non hanno. Per cui il problema o è di impostazione tattica o mentale. Non so se propendere per la prima o la seconda ipotesi, so però che entrambe le componenti sono opera dell’allenatore. Un allenatore che dopo mesi di gestione non può presentarsi ogni volta alle telecamere ripetendo che facciamo sempre gli stessi errori. Se il problema è nella testa oppure tattico bisogna intervenire. Punto. Perché Albiol e Koulibaly sono due centrali di difesa che possono tranquillamente sopportare e supportare un determinato tipo di atteggiamento. Senza dover per forza giocare a mille all’ora ogni volta per aver ragione anche di squadre nettamente inferiori al Napoli.

A proposito: ma il Sassuolo che fatturato ha? E il Palermo? E il Pescara? E l’Atalanta? Quando la smetterà Sarri di parlare ad ogni intervista di fatturato? E quando la finirà di parlare, come una vedova inconsolabile, della cessione di Higuain? Ragionamenti che non esistono perché, proprio grazie alla bravura del mister, il Napoli quest’anno ha sopperito ampiamente all’assenza di Higuain e persino di Milik che si è infortunato dopo pochissime giornate e che ieri è ritornato finalmente al gol.

Se il Napoli ha necessità ancora di crescere, deve farlo in primis il suo allenatore. Sarri dovrebbe essere più coerente con le sue stesse dichiarazioni, ad esempio. In precampionato tutti ad applaudirlo perché disse: “Mi fanno girare i coglioni gli allenatori che parlano di calciomercato”. Dopo poche settimane, alla seconda giornata, elemosinava davanti alle telecamere l’acquisto di un centrale difensivo: “Koulibaly partirà per la Coppa d’Africa – disse Sarri – e Tonelli non so quando sarà recuperabile, numericamente ci manca un difensore”. Aveva ragione. Arrivò Maksimovic per 23 milioni, giocatore che – ne sono certo – ci tornerà utile la prossima stagione, ma che quest’ anno ha visto il campo col binocolo nonostante l’investimento molto consistente.

Ieri – e ripeto mi vergogno un po’ a scrivere di questo – il cambio Milik-Jorginho mi è parso molto tardivo. Il Napoli era sull’1-1, un pareggio che serve quasi a nulla a questo punto della stagione. Perché non farlo prima quel cambio? Cosa c’era da difendere ormai dopo la cappellata di Hamsik?

E, a proposito del capitano, oggi sono tornati alla carica quelli del “Viene meno nelle partite importanti, non ha carattere”. Dimenticandosi che se abbiamo passato il turno in Champions lo dobbiamo a lui con quel gol di sinistro in Turchia, che i gol più importanti li ha segnati lui. Dimenticando che dobbiamo ritenerci solo fortunati se un FENOMENO  del calcio moderno abbia deciso di scegliere Napoli e il Napoli a vita.

Un altro che ha scelto Napoli a vita è stato Lorenzo Insigne. Ma il mister anziché accompagnare l’entusiasmo in una conferenza successiva di poche ore dalla firma del contratto ha raggelato tutti dicendo che potrebbe prendersi a “testate sul naso” con De Laurentiis e che non sa quanto resterà sulla nostra panchina. E fare dichiarazioni del genere in questo momento della stagione vi sembra una cosa intelligente? Gli sembra una cosa intelligente? A cosa serve? Se ha qualcosa da dire al presidente lo facesse nel chiuso degli uffici societari. Non destabilizzi un ambiente che è assai incline a ragionare con la pancia. Ecco, ha ragione De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di più cazzimma. E questa cazzimma ce la deve dare pure Sarri. Altrimenti resterà sempre un’eterna bella ed incompiuta, lui e la sua squadra. Il mister può diventare un allenatore ai livelli di Ancelotti, Conte, Guardiola o Capello. Ma ci vuole umiltà per migliorare e tanta capacità di auto-analisi per superare dei limiti che ci sono, evidenti. Recriminare ancora una volta su arbitri, fatturati e l’eterno lutto di Higuain è da provinciali. Sarri tenga bene a mente che ora si trova a Napoli, in un grande club. Anche se l’eterno malcontento verso De Laurentiis vuole sminuire la portata di un lavoro che è stato costruito da oltre 10 anni a questa parte. Un patrimonio da salvaguardare: con Sarri o senza. Caro Maurizio siamo con te, ma migliorare si può e lo possiamo fare insieme. Perché quando parli così – per usare il tuo linguaggio – ci fai girare i coglioni. Con stima.

Valentino Di Giacomo

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Grazie, grazie e ancora grazie a quel meraviglioso giocatore che è Marek Hamsik, che col suo sinistro fatato ha risolto l’ennesima partitaccia di questo momento della stagione del Napoli e probabilmente salvato la qualificazione alla fase finale. Marek si conferma ancora una volta uno dei più forti giocatori della storia del Napoli; e adesso vogliamo sentire se qualcuno stasera dirà che non è decisivo quando la posta in gioco si alza. Děkujeme moc, Kapitáne.

Detto questo, per il Napoli gira veramente tutto male in questo periodo. Il rigore di Quaresma è arrivato come l’ennesima beffa dopo l’ennesima partita giocata bene ma, come ormai ogni domenica e martedì da quando Milik si è infortunato, senza concretizzare la mole di gioco proposta. Non si può neanche colpevolizzare granchè l’allenatore: semplicemente, Mertens ci mette tanta buona volontà ma in quella posizione è davvero difficile decidere le partite per un giocatore della sua stazza, mentre Gabbiadini… Beh, non vogliamo infierire ulteriormente sul bergamasco, ma basta farsi un giro su Twitter cercando il suo nome per scoprire come si dice “un cono in mezzo all’area sarebbe più utile” in turco, portoghese e ucraino. Il numero 23 si muove in totale assenza di sincrono col ritmo della squadra, attaccando senza criterio la profondità e finendo sistematicamente in fuorigioco troppo presto o troppo tardi o con un taglio troppo prevedibile. Vero che in generale avere il centravanti è meglio che non averlo, ma così tanto vale giocare senza punte.

Il Besiktas da parte sua ha giocato una gara tatticamente sensata, eliminando dal campo Jorginho e lasciando molta libertà ai difensori centrali (più volte Koulibaly ha portato palla fino alla trequarti avversaria) pur di non concedere spazi, cambiando gioco con regolarità e affidandosi alla devastante progressione di Aboubakar, che stavolta non ha fatto la differenza. Il gol turco è arrivato su un tocco di mano abbastanza ingenuo di Maksimovic, che forse quel cross poteva pure deviarlo con la testa. Insomma, le contromisure avversarie sono sempre le stesse, il Napoli inizia a capire come aggirarle e il sempre maggiore minutaggio di Diawara aiuta a creare dubbi agli avversari, quello che non va è semplicemente che se Callejon non trova i suoi soliti tagli nessuno fa gol; questo rende necessaria la presenza di Insigne, il più bravo a sfruttare quella direttrice di gioco, ma rimane un tipo di giocata che può riuscire al massimo una o due volte a partita anche se viene provata e cercata con insistenza. Servono più soluzioni per buttarla dentro, e non si può aspettare Milik; ci si può aspettare una crescita in questo senso di Zielinski e Insigne, che hanno il potenziale per segnare di più. Per il resto, lo diciamo ormai ogni settimana, bisogna solo mandare Arcadio a Lourdes.

In caso di vittoria del Benfica stasera il Napoli dividerebbe la vetta del girone B con il Benfica in attesa dello scontro diretto all’ultima giornata, senza sottovalutare la Dinamo Kiev che non ha intenzione di rassegnarsi a fare il fanalino di coda. Per il momento, se siamo ancora in una posizione tutto sommato vantaggiosa, stasera lo dobbiamo solo al nostro grandissimo Capitano con la cresta. 

Roberto Palmieri

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In settimana Sarri ha affermato che, come diceva un suo vecchio allenatore, “chi parla di moduli non sa di calcio”. Visto che qui mai ci metteremmo al di sopra di un allenatore di Serie A, e che comunque personalmente credo che il 4-3-3 sia in ogni caso il modulo migliore per le caratteristiche dei giocatori, oggi proveremo ad analizzare cosa si potrebbe cambiare nel gioco del Napoli senza parlare di moduli o semplificazioni da bar, partendo dalle contromosse degli avversari.

Come scrivevo già ieri sera, dopo un anno di tentativi gli avversari hanno ormai capito quali sono le strategie più efficaci per far inceppare il giocattolo Napoli. Questo, se ce ne fosse bisogno, prova che nessuna tattica, per quanto ben congegnata, è incontrastabile e che è sempre necessario integrare il proprio gioco con nuovi meccanismi man mano che le contromosse migliori diventano chiare per tutti. All’inizio gli avversari si chiudevano stretti e corti per limitare la manovra palleggiata del Napoli; il risultato era che il campo da attaccare in contropiede era troppo vasto, impossibile da risalire contro la fisicità di Koulibaly, l’abilità di testa di Albiol e le skill difensive di Hysaj, mentre il palleggio veloce e sincopato trovava sempre il grimaldello giusto permettendo all’Innominabile di segnare valanghe di gol. Oggi invece l’atteggiamento degli avversari è completamente diverso.

La prima mossa, ormai sistematica, è piazzare un giocatore a uomo su Jorginho. Il regista brasiliano è bravissimo a mettere in ritmo la squadra giocando a uno o due tocchi e facendo girare il pallone; la marcatura a uomo, più facile da eseguire di un complesso sistema a zona, mette direttamente un granello di sabbia nell’ingranaggio.

La seconda mossa è portare i giocatori offensivi a pressare la difesa in parità numerica oppure orientare il gioco sulle fasce. Questo sistema diventa particolarmente efficace contro la disposizione del Napoli, che imposta di fatto a rombo con tre difensori più Jorginho. Osservate le lavagnette:

Il rombo in impostazione del Napoli con Callejon e Ghoulam esterni. I difensori pressati in parità non possono servire Jorginho marcato a uomo.
Il rombo in impostazione del Napoli con Callejon e Ghoulam esterni. I difensori pressati in parità non possono servire Jorginho marcato a uomo.
Questo pressing a 2 sembra meno efficace, ma serve a orientare l'azione sulle fasce dove è più facile da contenere. Jorginho è tagliato ancora fuori.
Questo pressing a 2 sembra meno efficace, ma serve a orientare l’azione sulle fasce dove è più facile da contenere. Jorginho è tagliato ancora fuori.

Questo sistema di pressione è la causa delle varie sanguinose palle perse dal Napoli nelle ultime partite: un difensore non ha la qualità di un centrocampista e una marcatura a uomo è molto più asfissiante di una a zona. L’unico modo per uscirne è orientare il gioco verso le fasce, con il rischio di essere schiacciati contro la linea laterale, il “miglior difensore del mondo” che riduce di 180 gradi lo spazio disponibile.

Se contrastare questa contromossa con la semplice tecnica è difficile e rischioso, allora, perchè non rispondere attivamente sfruttandone i punti deboli? Perchè una criticità c’è: il difetto intrinseco della marcatura a uomo, la possibilità di attirare il marcatore fuori dalla sua zona di competenza e distruggere la struttura posizionale della sua squadra, guadagnando una superiorità numerica e di posizione che si ripercuoterà di reparto in reparto. Una possibile soluzione è quindi far eseguire a Jorginho la salida lavolpiana, l’ormai comunissimo movimento del centrale ad abbassarsi tra i due difensori che si allargano. Ancora una linea a tre, ma di maggior qualità tecnica, con più spazio a disposizione per il regista e che soprattutto costringe il marcatore a dover scegliere: seguire il brasiliano lasciando spazio alle sue spalle o restare in posizione e permettergli di impostare? Il ruolo di connessione dei reparti verrebbe affidato ad Hamsik, oggi spesso costretto ad abbassarsi quasi in posizione di terzino sinistro per aiutare l’uscita del pallone penalizzandolo enormemente, e Hysaj potrebbe sganciarsi liberando Callejon.

I movimenti della salida: i centrali si allargano e creano lo spazio per il mediano che si abbassa. I terzini si sganciano entrambi.
I movimenti della salida: i centrali si allargano e creano lo spazio per il mediano che si abbassa. I terzini si sganciano entrambi.
La salida è completa e il marcatore di Jorginho non sa se concedergli l'impostazione o lasciare una voragine alle sue spalle. Si può ancora pressare in parità numerica ma la nuova prima linea ha maggior qualità di prima.
La salida è completa e il marcatore di Jorginho non sa se concedergli l’impostazione o lasciare una voragine alle sue spalle. Si può ancora pressare in parità numerica ma la nuova prima linea ha maggior qualità di prima.

Per la verità questa idea non è esente da difetti: Jorginho non è un metodista capace di tagliare il campo con dei lanci, Hysaj è importantissimo per l’equilibrio difensivo, ma si tratta di una contro-strategia per sfruttare la tattica degli avversari: non verrebbe applicata sistematicamente, ma sarebbe un’alternativa alle attuali modalità di uscita del pallone. Inoltre se il brasiliano e l’albanese non sarebbero perfetti per questa tattica Diawara e Maggio potrebbero applicarla con molto profitto.

E per quanto riguarda l’attacco? Il Napoli di quest’anno tende a tenere gli esterni più vicini al centravanti, con l’idea Mertens falso nueve che enfatizza ancora di più quest’idea di portare i giocatori offensivi a combinare tra loro da vicino. Questo però causa la compressione degli spazi, anche a causa dell’assenza in rosa, con l’infortunio di Milik, di un attaccante abile nell’aggredire la profondità, e spazi compressi sono più facili da difendere: ce ne accorgiamo ogni volta che il Napoli perde palla nella trequarti avversaria.

Come uscirne? Un’idea potrebbe arrivarci nientemeno che da Pep Guardiola. In un famoso video, la leggenda del calcio francese Thierry Henry spiega come Guardiola negli anni di Barcellona chiedesse in modo apparentemente assurdo ad attaccanti centrali straordinari come David Villa e Henry stesso (oltre a Messi pre-falso nueve) di stare vicinissimi alla linea laterale per gran parte dello sviluppo dell’azione, al punto da arrivare a sostituire Henry dopo che aveva segnato un gol uscendo dalla sua posizione di competenza. Il motivo era che questa posizione così larga creava spazio centrale a Xavi e Iniesta, in modo da poter giocare il pallone nella zona più pericolosa del campo, i corridoi interni, senza intasamenti. In fase di definizione inoltre per la difesa era più difficile scegliere se seguire gli inserimenti da dietro o i movimenti delle ali, che nell’ultimo terzo di campo venivano lasciate libere di sganciarsi dalla fascia verso il centro. Come dice D10S, un difensore che ha dubbi è un difensore morto.

Uno stile di attacco simile valorizzerebbe enormemente alcuni giocatori: Hamsik e Zielinski su tutti avrebbero finalmente più spazio per puntare la porta o servire i compagni, mentre Callejon potrebbe tornare a proporre i suoi tagli alle spalle del terzino con pericolosità ancora maggiore. La catena di sinistra verrebbe riproposta in una salsa nuova, con Insigne non più rifinitore ma realizzatore e Ghoulam libero di crossare dal fondo per gli uomini del lato opposto (aspettando il ritorno dell’ariete Milik). In questo modo gli avversari si vedrebbero ritorcersi contro la loro stessa tattica, con il primo pressing sistematicamente saltato grazie agli squilibri della marcatura a uomo e gli uomini dietro la linea della palla a dover gestire uno spazio troppo ampio attaccato in ogni corridoio esterno, interno e centrale dagli uomini più pericolosi del Napoli. Potenzialmente, un macello.

Con le ali vicini al centravanti le mezzali non hanno spazio per inserirsi. Per la difesa è facile rimanere stretta e controllare.
Con le ali vicini al centravanti le mezzali non hanno spazio per inserirsi. Per la difesa è facile rimanere stretta e controllare.
Con gli esterni larghissimi è tutta un'altra storia: tutti i corridoi di passaggio sono occupati e il Napoli ha tante opzioni. La difesa non sa chi seguire. Callejon può riproporre i suoi tagli.
Con gli esterni larghissimi è tutta un’altra storia: tutti i corridoi di passaggio sono occupati e il Napoli ha tante opzioni. La difesa non sa chi seguire. Callejon può riproporre i suoi tagli.

Queste idee tattiche vogliono essere semplici spunti di riflessione per gli appassionati di calcio a cui piace capire cosa succede in campo; il nostro allenatore capisce di calcio infinitamente più di noi, e adotterà sicuramente le strategie migliori per contrastare gli avversari. Qualsiasi siano le sue soluzioni, queste o altre, possono risolvere i problemi sul breve periodo; poi gli avversari si riorganizzeranno e bisognerà trovare nuovi modi di superare le loro contromosse. Il bello della tattica è proprio questo: nessuna strategia è indifendibile, nessuna contromossa è inattaccabile. L’importante è rimanere sempre in movimento e non fossilizzarsi su una sola proposta, per quanto geniale possa sembrare.

Roberto Palmieri

(Lavagne realizzate con l’app Football Coach)

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E insomma: nelle ultime tre partite il Napoli ha fatto zero punti, è scivolato al quinto posto in campionato a 7 punti dalla Juventus, ha rivitalizzato Petagna, fatto sembrare Dzeko un attaccante mondiale, preso 6 gol in due partite in casa, riaperto un girone di Champions che si poteva blindare con tre giornate di anticipo subendo la prima sconfitta in Champions nella storia e messo in mostra dei limiti difensivi inspiegabili l’anno scorso, oltre a disimparare a rifinire e concretizzare la mole di gioco. Ma che è successo?

Il Napoli stasera ha provato a rimescolare le carte, tenendo in panca Gabbiadini (inesistente contro la Roma) per giocare con Mertens falso nove affiancato da Insigne e Callejon. Le combinazioni tra i tre giocatori offensivi sono splendide, ma fatto sta che nessuno dei tre trova la porta con regolarità; ma soprattutto basta che qualsiasi squadra decida di giocare reattivamente, chiuda gli spazi, riparta velocemente e pressi la prima costruzione e il Napoli si suicida con le sue mani.

Ne avevamo già avuto un assaggio col Benfica, quando venti minuti finali disastrosi avevano quasi riaperto una partita dominata; nelle ultime partite però la cosa è degenerata, con errori banali di ogni tipo, culminati con lo scellerato retropassaggio di Jorginho che ha regalato palla ad Aboubakar lanciato a rete. La difesa del Napoli l’anno scorso si era dimostrata solidissima grazie ad un sistema ben congegnato di linea alta e coperture preventive, che veniva fatto funzionare alla perfezione dalla concentrazione assoluta dei giocatori; questi, però, sono tutto sommato gli stessi dell’era Benitez, e lo stanno dimostrando riproponendo gli stessi cali di tensione di due anni fa. Ogni sistema difensivo di per sè funziona: quello che fa la differenza oltre alle capacità individuali è la concentrazione.

Qualcuno in questi minuti già parla di sfortuna, citando le prime statistiche disponibili che danno il Napoli in vantaggio in tutti i principali indici statistici di base che indicano la superiorità del Napoli per chilometri corsi, percentuale e totale di passaggi riusciti, conclusioni verso la porta e possesso palla, chiamando in causa l’errore dal dischetto di un fischiatissimo Insigne, il terzo gol in fuorigioco dei turchi, gli episodi che girano a sfavore; nessuno però parla del secondo rigore, quello trasformato da Gabbiadini, generosissimo, che in parte riequilibra il conto e smonta decisamente gli alibi. La sfortuna non c’entra, e nemmeno l’assenza di Milik; c’entra eccome invece la sensazione di una squadra fragilissima, confusa, che ha perso i suoi rodati meccanismi sia in difesa che nella circolazione di palla e si affida alla genialità di Mertens, alle verticalizzazioni di Hamsik e ai tagli di Callejon; armi eccellenti, per carità, ma pur sempre basate sull’individualità, il contrario della filosofia di gioco della squadra. In una formazione costruita per giocare collettivamente, l’incoerenza si paga caro. 

Che fare a questo punto? Il Napoli non può risolvere la situazione sul mercato, pertanto ha bisogno di tirare fuori il massimo dai suoi giocatori come fece l’anno scorso. Magari cavalcando l’ingresso positivo di Diawara al posto di un Jorginho ormai sistematicamente francobollato da un marcatore a uomo per novanta minuti, magari migliorando l’integrazione di Gabbiadini nei tempi della squadra, in attesa del ritorno di Albiol, tanto vituperato quando commette un errore ma evidentemente fondamentale nella direzione della linea difensiva; magari cambiando qualcosa a livello tattico (che non significa necessariamente modulo), visto che ormai le contromosse al gioco del Napoli sono chiare a tutti. L’importante è non cercare alibi: il Napoli ha bisogno di ritrovare sè stesso, perchè una squadra così forte non può gridare “mamma li turchi” a casa sua.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli ha praticamente dominato nel primo tempo contro la Roma. Prima di farci prendere dallo sconforto enorme delle due sconfitte consecutive e di aver perduto lo scontro diretto, si farebbe bene a ricordarsi quei primi 40 minuti di gioco. Gli azzurri non hanno fatto nulla di trascendentale, ma dominavano il campo, erano veloci nei fraseggi e hanno rischiato praticamente nulla fino alla strepitosa cazzata di Koulibaly.

Non vogliamo buttare la croce addosso a quello che dovrebbe essere potenzialmente il miglior difensore partenopeo. Se fosse stato un errore tecnico, come ad esempio un passaggio sbagliato, neppure ne avremmo parlato. Ma l’errore di Kalidou non è stato tecnico, ma di atteggiamento. Una spavalderia che ormai molto spesso gli fa commettere strepitose cazzate come quella che ci è probabilmente costata la sconfitta in un match decisivo. Non è la prima volta che KK ci delizia con queste indegne sbruffonerie. In una gara casalinga conto il Cagliari, nell’era Benitez, commise una sufficienza simile tentando di dribblare Farias: il Napoli vinceva 3-1,  pareggiò 3-3. E di errori di presunzione ne commette spesso, qualche volta siamo stati solo fortunati o bravi: in altre partite, dopo errori simili, l’attaccante avversario sbagliava il gol o Reina compiva un prodigio. Poi magari il Napoli vinceva e quindi noi ci dimenticavamo dell’errore. Anche perché KK nella stessa partita è capace di fare cazzate gigantesche come quella di ieri, insieme a giocate che fanno sobbalzare il pubblico dal sediolino. Come quando sradica con forza e precisione chirurgica il pallone dai piedi dell’avversario, quando rimonta sull’attaccante in fuga o quando si avventura nei coast to coast fino all’area avversaria.

Quello di ieri è stato un errore pesantissimo. E, lo ripetiamo, se si fosse trattato solo di un errore tecnico non ne avremmo neppure parlato. Invece è un errore di presunzione, di testa e che rende quindi impossibile ogni giustificazione. KK ha avuto almeno 10 secondi per scaricare il pallone su Reina, non lo ha fatto. Voleva saltare Salah, uno degli attaccanti più veloci del nostro campionato. Voleva fare il “bellillo” come dicevamo noi quando giocavamo in strada. Solo che quando noi giocavamo in strada se beccavamo il fenomeno gli entravamo sulle caviglie così lui “imparava a campare”. Nel calcio professionistico questo non è possibile.

E allora Sarri la smetta con questa sua fissità di formazione. I suoi schemi saranno evoluti, ma non li ha scritti la Nasa al punto da essere incomprensibili per i nuovi giocatori o per chi fino ad ora la partita l’ha vista dalla panchina. La rosa è ampia, dalla prossima ci aspettiamo un po’ di pugno di ferro: KK in panchina e che giochino titolari Maksimovic e Albiol. Dare a Koulibaly tre o quattro turni di riposo forse gli farà abbassare un po’ la cresta.

Il Napoli delle ultime settimane sembra bloccato mentalmente. Siamo al punto che ormai serve una scossa: o ci riprendiamo o ci affondiamo completamente. Basta con le rendite di posizione. Jorginho gioca una schifezza? Sarri metta Diawara. Hysaj è fuori condizione? E allora giochi Maggio. A tutto questo si aggiunge che Hamsik per l’ennesima volta ha finito la partita con i crampi. Cosa sta succedendo?

Sarri vuole fare solo l’allenatore? E lo faccia. La smetta di parlare di fatturati, di Juventus e altre stronzate. Faccia l’allenatore. Sia per primo lui all’altezza di una grande squadra. Oggi, ancor di più dopo l’infortunio di Milik, gli azzurri hanno un enorme problema realizzativo. Le avversarie ci hanno studiato e sanno come fermarci. Ieri la Roma è venuta a Napoli con due linee strette in fase di non possesso: quattro difensori, tre mediani e gli esterni a rintuzzare. C’è un serio problema nello sfondare difese così schierate. Poi, dopo l’errore di KK, la Roma ha avuto gioco facile perché ha potuto fare il gioco che le è più congeniale.

Siamo ancora in tempo per raddrizzare la baracca, ma deve essere Sarri a capirlo per primo facendo delle scelte. E a volte servono pure scelte brusche. Il posto da “titolarissimo”, in una rosa così assortita, non dovrebbe avercelo nessuno. Chi gioca meglio, chi sta meglio, chi si mostra più concentrato va in campo. Punto. Intanto si cominci già da Koulibaly: tre partite in panca e poi vediamo se ha imparato la lezione.

Valentino Di Giacomo

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Dalla pagina ufficiale FB di SSC Napoli

Il Napoli torna finalmente a respirare l’Europa che conta dopo l’incredibile uscita ai gironi con dodici punti di tre anni fa e lo fa con una vittoria brutta, sporca e cattiva: la Dinamo si rivela un avversario ostico e motivato, ed è necessaria una doppietta del bomber polacco per portare a casa tre punti già pesantissimi dall’Ucraina che ci proiettano subito al primo posto nel girone dopo il pareggio tra Benfica e Besiktas.

LA CRONACA – Il tema tattico del primo tempo è stato la ricerca di spazio. La Dinamo infatti è una squadra dal tasso tecnico non eccelso ma molto organizzata tatticamente, con grande densità in zona palla e linee strette e coordinate in fase difensiva, capaci sia di sedere basse che di supportare un pressing organizzato volto a recuperare il pallone a metà campo e occasionalmente anche più su. Il Napoli ha tentato vari esperimenti: in un primo momento Hamsik giocava basso accanto ai difensori per superare la prima linea, in seguito Mertens ha iniziato a occupare una mattonella intermedia quasi da interno di centrocampo per fare da bersaglio per i passaggi e (nelle idee del tecnico) girarsi e puntare la porta; dopo un quarto d’ora di lotta a centrocampo però entrambe le squadre hanno optato per aggirare l’ostacolo passando per le corsie. Il Napoli in particolare ha gestito le fasce con una disposizione asimmetrica alternata, con il terzino del lato forte e l’ala di quello debole a dare ampiezza. La Dinamo da parte sua ha puntato tutto sul rapidissimo e caotico Yarmolenko e i suoi dribbling. In realtà Koulibaly riesce a gestire la situazione quasi sempre; l’unica volta che lui e Ghoulam non riescono a fermarlo, l’ucraino riesce a mettere la palla in mezzo per il gol di Garmash. 

Il vantaggio ha messo la DInamo in condizione di fare la partita che voleva, in contropiede, forzando il Napoli a un palleggio basso spesso impreciso con tanti palloni persi. Alla fine però gli azzurri sono finalmente riusciti a sfondare sulle fasce e al minuto 36 il miglior cross della carriera di Ghoulam trova Arek Milik sul secondo palo che scavalca Shovkovski. Nel recupero del primo tempo è ancora il polacco a far esplodere i tifosi napoletani, intervenendo in uno scambio aereo un po’ caotico con un altro dei suoi colpi di testa non forti ma precisissimi.

All’uscita degli spogliatoi il Napoli inizia a sentire la fatica fisica e a concedere campo agli ucraini: addirittura al sessantesimo Hamsik in debito di ossigeno viene sostituito da Zielinski (poco incisivo sulla partita). Poco dopo Sydorchuk si fa espellere con una imbarazzante simulazione ma il Napoli non riesce a chiudere il match: la superiorità numerica non si sente e dei nuovi entrati soltanto Manolo Gabbiadini si dimostra davvero voglioso (strano a dirsi conoscendo la pacatezza del bergamasco). Alla fine un’ingenuità della difesa concede perfino una pericolosissima punizione a distanza ravvicinata per Yarmolenko, che fortunatamente non centra lo specchio. La partita termina senza altri sussulti, con tre punti sofferti per il nuovo Napoli all’esordio europeo.

COSA HA DETTO IL MATCH – Non si può dire che la vittoria del Napoli sia stata schiacciante: gli azzurri hanno sofferto in molti momenti, soprattutto all’inizio e alla fine, e hanno faticato anche a proporre la consueta mole di gioco offensivo. La lezione da portare a casa è che le difese europee non sono meno attente di quelle italiane, ma spesso giocano in modo diverso, puntando a ostacolare ogni parte dell’azione piuttosto che la sola definizione; inoltre con Yarmolenko abbiamo avuto un primo confronto con il livello degli esterni offensivi europei, che potrebbe essere molto utile in prospettiva fase finale quando arriveranno (sperando di arrivarci senza intoppi) le squadre più forti. Sarebbe stato bello magari vedere l’esordio di Diawara al posto di un Jorginho come sempre magnifico nella gestione del pallone ma un po’ impreciso nella verticalizzazione, ma oggettivamente non era la partita più adatta. La bella, splendida notizia è la continuità subito trovata da Milik, che si dimostra un giocatore di grande concretezza in attesa che riesca a esprimere anche l’eleganza e la classe che ha mostrato ampiamente tra Ajax e Nazionale polacca. Senza dimenticarci di Manolo Gabbiadini, non favorito dall’atteggiamento della squadra ma entrato con la voglia di spaccare il mondo: lo vogliamo sempre così in attesa di un primo gol in campionato che non tarderà sicuramente ad arrivare. Forza Napoli sempre!

Roberto Palmieri

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La mancanza di coraggio

Antonio Conte (foto da Flickr)

La bellezza dello sport e, in particolare, delle grandi manifestazioni sportive è che spesso queste riescono ad innescare scintille per far accelerare il mondo negli immancabili cambiamenti sociali. Quasi inutile stilare un elenco: bastano gli esempi di Moahmmed Alì, i pugni al cielo di Carlos e Smith alle olimpiadi di Città del Messico, fino ad arrivare alla mano de Dios come uno schiaffo agli inglesi sull’occupazione delle Malvinas.

Insomma lo sport ha, forse insieme alla musica, il potere di cambiare il corso degli eventi e rivelare alle coscienze dell’umanità il senso e lo spirito dei tempi. Certo, gli Europei non sono un appuntamento così “sentito” come i Mondiali di calcio o le Olimpiadi, eppure la Nazionale di Conte, attraverso le convocazioni, ha mancato in pieno un appuntamento. Mai come stavolta si poteva osare, incaricare i più giovani di essere fautori del cambiamento. E invece no. Conte ha scelto i più vecchi, forse anche più affidabili. Ma, alla fine di questi Europei, comunque andrà, non avrà costruito nulla per il futuro. Né era tenuto a farlo visto che il Ct ha già firmato per il Chelsea, quello che sarà il futuro della Nazionale non è probabilmente interessato.

Nazionale specchio del Paese? Forse si. Anche se di certi discorsi probabilmente se ne è abusato da sempre come non mai e spesso lasciano il tempo che trovano. Eppure nel “Paese per vecchi” dove la pensione è un miraggio per molti ed è quindi senza futuro, con gli indici di disoccupazione giovanile altissimi, con quel senso di pesantezza tutto italiano, chiamiamolo pure “vecchiamma”, ecco arrivare le convocazioni di Antonio Conte. Sempre di vecchiamma si tratta. Donnarumma, 16 enne titolare nel Milan, neppure convocato per fare il terzo portiere; Berardi lasciato  a casa, il vecchio Thiago Motta preferito a Jorginho (ne abbiamo scritto ieri), Belotti neppure preso in considerazione. Potremmo continuare, ma lasciamo stare. E “per fortuna” che Montolivo si è infortunato, altrimenti nonostante non giochi una partita decente da 5 o 6 anni, ci sarebbe stato pure lui.

Ma, al di là della mancanza di coraggio da parte di Conte e sul “senso” del Paese, a preoccupare è la totale assenza di visione del futuro che ha la Nazionale. Si va a questi Europei con minime chance di fare una buona figura, a prescindere. Tanto vale sarebbe convenuto osare e dare la possibilità di formare una base per i Mondiali del 2018. Invece no. Nonostante con molta probabilità Buffon, Barzagli, Chiellini, Thiago Motta e tanti altri non saranno presenti ai prossimi campionati del mondo, si è preferito affidarsi ancora alla “vecchia guardia”. E chiaramente Insigne sarà chiamato, forse, solo per levare le castagne dal fuoco a partita in corso. E, qualora non ci riuscisse, sarà pure ampiamente criticato. Un gioco a perdere, insomma. Eppure, mai come stavolta, c’era poco da perdere, si poteva osare. E invece niente. Vecchiamma. Appunto.

Valentino Di Giacomo

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