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Un caffè con lo story teller

Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di poter intervistare presidenti del Consiglio, della Repubblica, leader politici e personaggi sportivi di spicco. Ma era lavoro. C’era emozione, ma non empatia o simpatia con il personaggio intervistato.

Federico Buffa e Valentino Di Giacomo
Federico Buffa e Valentino Di Giacomo

Quando Federico Buffa mi ha detto che ci saremmo incontrati al Gambrinus per poter fare un’intervista sapevo che la professionalità la dovevo lasciare a casa. Perché ci sono momenti nella vita che vanno goduti. E chissene se ci rimette un po’ la professionalità. Quella che vi proponiamo non è un’intervista, è un dialogo fortunato con un mio mito personale. Per me IL CALCIO, lo sport vero, è quello che racconta Federico nei suoi programmi e nei suoi spettacoli. Storia, musica, letteratura si stagliano nelle leggendarie imprese che lo sport è capace di farci vivere. Proprio come quelle che lui ha raccontato al San Carlo la scorsa settimana sulle Olimpiadi del 1936 facendoci ridere e piangere.

Uno stralcio di questo dialogo è già stato pubblicato da Il Mattino, testata che amo e per cui collaboro. Ma sarebbe stato impensabile pubblicare sul sito del giornale un video così lungo e, a causa mia, a volte anche un po’ disordinato.
Quello che vedrete in questo video è un dialogo davanti ad un buon caffè. Non ha nulla di pretenzioso circa i canoni dell’intervista. Gli chiedo di Napoli e lui mi risponde di Pietro De Vico, del teatro e della musica napoletana. No, a Federico Buffa non si può fare un’intervista perché lui è TROPPO più di qualsiasi genere. E, come i grandi, senza un genere ne ha creato uno. Tutto suo, tutto speciale.
Con Buffa puoi solo accendere una camera, poi fa tutto lui. Un po’ come faceva Diego. Ecco, l’emozione provata dal cronista è la stessa di quando ho avuto la fortuna di fare qualche domanda a Lui. Lasciando andare a briglia sciolta il cuore. Emozioniamoci. Senza emozioni che si campa a fare? Buona visione. QUI IL VIDEO DELL’INTERVISTA.
Valentino Di Giacomo
P.S. Un grazie immenso a Domenico ed Adriano che mi hanno supportato e sopportato la mia ansia pre-incontro. Un abbraccio fraterno a Roberto Daidone per aver realizzato questo splendido montaggio del filmato. Vi voglio bene.

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Ha la sindrome di Pippo Baudo

Fonte: sscnapoli.it

Ma come? Non hai scritto nulla sulle recenti dichiarazioni di De Laurentiis?“. Mi è giunto più di qualche messaggio di questo tipo e allora provvedo. In pratica, per chi se lo fosse perso, Aurelio – colto come al solito dalla sindrome di Pippo Baudo de “L’ho inventato io!” – ha detto in un’intervista e ad un convegno che il Napoli è nato con lui nel 2004 e non nel 1926, le solite storie su Verratti, Mazzarri e Benitez. Poi il presidente, sempre da par suo, ha riferito che è stato lui in prima persona ad aver portato Higuain a Napoli e (udite udite!) che Sarri è passato dal 4-3-1-2 al 4-3-3 su un suo consiglio affidato al Ds Giuntoli.

Su queste dichiarazioni – chiaramente – si è fiondata gran parte della stampa e dei siti web, per non parlare degli strali che sono seguiti sui social network. Tutto legittimo, per carità! Ma, mi chiedo, dove sta la novità?? Ma quante volte De Laurentiis ha fatto sparate del genere? Credo che dopo undici anni convenga farci il callo. Allora cosa dovrebbero dire i tifosi della Sampdoria quando Ferrero fa quelle scenette – divertenti fino a un certo punto – ogni volta che è inquadrato da una telecamera?

Passi la storia di Verratti, ma se Aurelio sostiene di essere stato egli stesso l’artefice del cambio di modulo di Sarri, non si può prendere sul serio certe dichiarazioni. Tanto più se queste parole vengono proferite alla vigilia di una partita importante come lo è stata quella contro il Genoa. Cosa dovevamo commentare? Il fastidio semmai proviene nel continuo rinnegare la storia del Napoli prima dell’arrivo del presidente romano.

Che fare allora? Meglio far finta di non sentire. Questo passa il convento. Quando c’era da criticare il presidente lo abbiamo già fatto. Ma appigliarsi in maniera ossessiva a qualsiasi dichiarazione serve solo a qualche personaggio per avere il pretesto di attaccare il Napoli. Più che consigliare al presidente maggiore prudenza non possiamo fare. E’ troppo poco, dite? Ma allora voi veramente lo prendete sul serio???

vDG

Twitter: @valdigiacomo

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https://instagram.com/p/4DzxaPreFs/?taken-by=camilozuniga18

L’intervista rilasciata da Camilo Zuniga a ‘El Tiempo’ non è stata autorizzata dal Napoli che sta valutando sanzioni nei confronti del giocatore. Ad annunciarlo, su Twitter, è la radio ufficiale del club Kiss Kiss Napoli. Nell’intervista il terzino colombiano ha accusato la società di non prenderlo in considerazione nemmeno per la panchina malgrado sia
tornato in condizioni fisiche per giocare.

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Il dialogo tra tifosi

Maurizio De Giovanni

Doveva essere un’intervista, invece poi è diventato un lungo dialogo tra due tifosi, due innamorati pazzi del Napoli. Lui non era più il celebre Maurizio De Giovanni, scrittore e creatore di personaggi meravigliosi come Lojacono e Ricciardi. Io non ero più il giornalista che voleva conoscere fatti, dettagli e retroscena della querelle tra lui e Il Mattino di cui avevo scritto – non concordando con le posizioni dello scrittore partenopeo – due giorni fa. Eravamo due persone che volevano chiarirsi, parlare.

Squilla il telefono, De Giovanni risponde: “Ah signor Di Giacomo, se preferisce chiamarmi sul fisso, le do il numero di casa, 081…“. Gli chiedo subito se fosse riferito a Il Mattino quel post su Facebook scritto nel corso di Napoli – Lazio: “Non perdonerò mai chi non ha lasciato che scrivessi tutto questo. Mai”. “Io ero a Taormina per il festival, in albergo ad urlare come un pazzo per i gol del Napoli – racconta –  sull’onda dell’entusiasmo ho scritto quel post. Mi sarebbe piaciuto scrivere sul Mattino di Sarri, della sua umiltà nel rivedere le proprie scelte passando dal 4-3-1-2 al 4-3-3. Ma guardi – mi confessa – io uso i social network in maniera disinvolta. Non mi sento depositario di nessuna verità universale, non mi rendo conto che certe mie frasi messe su Facebook possano avere risalto. Io non mi sento un personaggio noto, lo sono semmai i miei personaggi, Ricciardi e Lojacono“.

De Giovanni mi ribadisce il suo piacere nel poter condividere sul quotidiano più importante della città i propri sentimenti di tifoso. Io gli faccio notare che però un giornale ha codici e regole da rispettare e che forse quella sua frase finale in cui indicava Juliano e Ferlaino tifosi del Napoli, intendendo che probabilmente De Laurentiis non lo fosse, non poteva passare così facilmente. Soprattutto in un contesto in cui in città si respira un bruttissimo clima nei confronti del presidente del Napoli che viene costantemente minacciato. “Si, questo lo capisco – replica – però bisogna separare chi come me compie una critica da chi invece minaccia ed insulta, ad esempio, per l’incendio del suo yacht“. Concordiamo.

Ma è giustificato questo odio verso De Laurentiis? Gli chiedo. “Il tifoso deve fare il tifoso – mi risponde – deve sostenere la squadra fino al 90′, ma dal minuto successivo ha il diritto di criticare, certo, senza offendere. Io dico solo che De Laurentiis è un imprenditore che non rischia di suo, basti pensare che l’85% del bilancio della Filmauro è costituito dal Calcio Napoli. Nelle ultime due partite in casa – contro Bruges e Lazio – si sono registrati 12.000 e 20.000 spettatori. Un motivo per questa disaffezione ci sarà”.

 Si, ma non si può non considerare che negli ormai 90 anni di storia del club, De Laurentiis abbia raggiunto risultati straordinari: sei qualificazioni consecutive in Europa, tre trofei, una semifinale di Europa League Invece allo stadio, a differenza di qualche anno fa, si canta sempre quel “Devi vincere”, un coro che contrasta con la storia del club. “Su questo non c’è dubbio – e aggiunge – ormai in tutti i settori c’è questa triste convinzione che se non si vince si perde. Certo, bisogna sempre vedere in che modo si perde: perché perdere ottenendo un secondo o un terzo posto è completamente differente che farlo se si arriva più giù. Vi è una proporzionalità anche nelle sconfitte”.

 E quando De Laurentiis rivendica i successi del club, rispetto al declino della città? “Ma chi l’ha detto che Napoli sia una città in declino? Ma ora vorrei sapere quante volte lui è passato davanti alla 167 a Secondigliano o a Scampia, che ne sa lui della nostra città se non la vive? Il club non ha una sede in città, i calciatori sono rintanati in provincia di Caserta a Castelvolturno, non si consente mai ad un giocatore di essere ospite in qualche programma televisivo come accade altrove. È un discorso che non ha senso: De Laurentiis è presidente di una squadra che si chiama Napoli e che a Napoli viene solo a giocare due partite al mese, per il resto è totalmente avulso dalla città. Lui non può considerare la squadra di calcio come qualcosa di estraneo al contesto. Cosa fa il Napoli per la città? C’è qualche progetto o iniziativa sociale del club per migliorare il posto in cui opera? Io sono napoletano e, anche se mi converrebbe per lavoro vivere a Roma, non lascerò mai questa città. Allora potrei dire anch’io che sono tra i primi cinque scrittori italiani e che sono meglio del resto della città. Ma che razza di ragionamento è? Non riesco proprio a capirlo”.

 Cerco di riportare il dialogo sul calcio, ma secondo lei il Napoli dove si piazzerà quest’anno? “Roma, Juve e Inter sono più forti di noi, i nerazzurri hanno anche il vantaggio enorme di non giocare le coppe. Penso che potremmo arrivare dal terzo al sesto posto”. E allora gli confesso, ma le fa così schifo che il nostro Napoli parta ad inizio campionato per arrivare dal terzo al sesto posto? Sarebbe questo lo scandalo? Raccontandogli poi la mia storia di tifoso poco più che trentenne, di quelli che hanno visto Diego e poi tutto il declino fino alla serie C. E che quindi non mi fa così schifo la statura attuale del Napoli. “Ma lei su questo ha ragione, a me non fa assolutamente schifo la dimensione attuale del Napoli. Il calcio è qualcosa di effimero, eppure è quella cosa che ci fa ridere, piangere di gioia, ci fa urlare, disperare. Insomma il tifo ci fa emozionare e le emozioni sono una parte essenziale della nostra vita, non sono effimere. Io non posso ragionare solo parlando di soldi, bilanci ed essere razionale di fronte alla serietà delle emozioni. Il Napoli non è solo un’impresa è una realtà che ha a che fare con le emozioni della gente, è una passione collettiva e non si può consentire che qualcuno giochi con le nostre emozioni”. Non concordo completamente, però mi emoziono mentre dice queste cose. Tanto. Ci sono momenti in cui due persone non solo si conoscono, ma si riconoscono, magari non concordano. Però sintonizzano le anime su una stessa frequenza.

Gli racconto il motivo per cui è nato soldatoinnamorato, un modo per cercare di ragionare su Napoli e sul Napoli senza eccessivi clamori. Perché resto convinto che il modo di presentare le notizie da parte dei tantissimi siti web e testate sia uno dei motivi della frenesia dei tifosi. Titoli eclatanti rispetto a minime notizie che raccontano di un accanimento che forse non ha diritto di esistere. E poi che soldatoinnamorato vuole raccontare la città a proprio modo. “Certo, purché non si pretenda di raccontare la “vera Napoli” – e qui il discorso lambisce il caso Bindi – perché la “vera Napoli” non esiste. C’è la Napoli di Saviano, quella di Erri De Luca, quella di Salvatore Di Giacomo, quella di Benedetto Croce, quella di Eduardo, di Pino Daniele, di Totò, la mia. Ma non esiste la vera Napoli, una città multiforme che sfugge a qualsiasi catalogazione”. Si, cerchiamo di raccontare anche questo gli dico. Un po’ come quando Paolo Sindaco Russo scrisse che il ragù è il Santo Graal dei napoletani perché in realtà non esiste una vera ricetta. Sorride. “Lo so lo so. E aggiungerei che il vero ragù è quello che deve bruciare lo stomaco per giorni. Perché una cosa tanto buona va pagata con qualche sacrificio”. Sorridiamo, io con qualche languore.

Ormai la conversazione, dimenticata la querelle sul Mattino, è in discesa. Gli chiedo allora a quale tradizione napoletana lui si sente più legato: “Il casatiello – risponde perentoriamente – una prova posteriore dell’esistenza di Dio – la crosta del casatiello…”. Lo fermo, gli chiedo se fosse disponibile a parlarne con l’esperto, Paolo Sindaco Russo, per la sua rubrica “Il pranzo della Domenica”. Ne è felice.

E invece, tornando al calcio, tra i mortali, a quale giocatore del Napoli è più legato. “Tra i mortali certamente Bruno Giordano, classe ribalda, scugnizza, follia del campione unita ad una situazione personale e familiare straziante. Lui in campo parlava la stessa lingua di Diego. Mentre tra i giocatori recenti mi sono innamorato di Lavezzi, della sua follia inutile. Quando segnò quel gol a Cagliari all’ultimo minuto provai emozioni che non sentivo da anni. Ho amato Lavezzi”.

Progetti futuri? “La Rai inizierà a girare il prossimo mese “I bastardi di Pizzofalcone” che andrà in onda il prossimo anno. E così avverrà più in là per Ricciardi e Lojacono. Ma per il momento il progetto più importante è battere sabato la Juventus!”.

Me l’ha raccontata come è andata con Il Mattino. Ma ormai è acqua passata. Parliamo della brutta vicenda che ha coinvolto Erri De Luca, processato per aver espresso un’opinione. Discutiamo di tanto altro mentre in sottofondo sento in casa sua un cane che abbaia. E poi, soprattutto, gli ho riconosciuto più volte nel corso della conversazione una signorilità d’animo e una galanteria poco comune nel concedermi un’intervista dopo che il sottoscritto lo aveva aspramente criticato per quella vicenda. Restiamo ognuno con le proprie ragioni, ma in fondo non interessava a nessuno dei due “tenere ragione”. Siamo due persone che per un’ora della loro vita hanno parlato di alcune passioni comuni: Napoli, il Napoli, la bellezza, il cibo, la scrittura e tanto altro. Lui però era Maurizio De Giovanni. Ed è un regalo raro poter trascorrere un’ora così con una persona bella. Al di là di qualsiasi notorietà. Grazie.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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A radio Kiss Kiss

“Contro il Carpi e’ difficilissimo giocare, conoscendo le nostre caratteristiche potremmo anche soffrire: dobbiamo essere pronti a portare il match sui nostri binari. Mi aspetto pochissimi spazi ed una squadra che riparte, contro la Fiorentina meritavano un altro risultato: troveremo una squadra incattivita“, l’ha affermato Maurizio Sarri alla radio ufficiale alla vigilia del match Carpi-Napoli. “Secondo me il modulo ci sta aiutando più nella fase difensiva, è difficile pensare che un modulo possa stravolgere completamente una squadra. Penso sia cambiata la condizione fisica e mentale, gli episodi non ci sono stati contro e c’e’ venuto tutto piu’ facile“, ha aggiunto il tecnico dei partenopei che sulla possibilità di fare turnover, spiega: “Siamo in un momento delicato, apparentemente abbiamo trovato degli equilibri ma due partite sono poche per avere certezze. Siamo in un momento dove dal punto di vista fisico sarebbe possibile far riposare qualcuno ma materialmente abbiamo bisogno di certezze”. Sugli avversari Sarri aggiunge: “Il Carpi ha cambiato almeno cinque, sei giocatori: quando le squadre vincono la B con facilita’, in Serie A possono fare bene“. Sulla possibilità che in campo ci sia anche Hamsik, il tecnico riferisce: “stamattina si e’ allenato con il gruppo, e’ a disposizione ma decideremo domattina: l’infortunio era lieve”.

Sacchi? E’ sempre generoso nei miei confronti, l’ho sentito ieri. Di persona mi ha detto le stesse cose che dice pubblicamente, mi rende orgoglioso perche’ si parla di uno che ha inciso tantissimo nel mondo del calcio: e’ stato uno spartiacque nel modo di pensare il calcio. Come tutti gli allenatori sono nato studiando Sacchi, non so cosa gli ho rubato. Superare Sacchi? La vedo dura, ha vinto tanto. Sarei presuntuoso se pensassi di arrivare a certi livelli” ha continuato Maurizio Sarri alla vigilia di Carpi-Napoli a Kiss Kiss Napoli. “I meriti che si deve prendere un allenatore – ha proseguito il tecnico azzurro – sono abbastanza limitati, sulla fase offensiva della squadra ho messo dei movimenti ma i ragazzi sono talmente forti che farebbero bene con qualsiasi modulo. In difesa contano attenzione e movimenti, stiamo lavorando molto di piu’. Bisogna trovare solidita’ ed equilibrio“.

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Esterno o trequartista?

Insigne in azione con la maglia del Napoli

Lorenzo Insigne ha rilasciato brevi dichiarazioni a Sky Sport nel prepartita di Napoli – Lazio. Il folletto azzurro ribadisce, pur con la massima tranquillità e senza toni polemici che preferisce giocare da esterno, più che da trequartista. E’ da leggere anche come un segnale che la squadra preferisce giocare con il 4-3-3? Questa una sintesi delle sue parole:

Dopo la partita dello scorso anno, quest’anno c’è tanta voglia di riscattarci. La partita di Europa League ci ha dato maggiore tranquillità. Sul mio ruolo mi trovo benissimo da esterno, con Zeman ho fatto tantissimi gol in quel ruolo, ma dove decide di posizionarmi il mister io sono a sua disposizione“.

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La parola all'esperto

Marco Bellinazzo

Nato a Napoli e cresciuto in quel rione Sanità assurto anche in queste ore alle cronache nazionali per l’omicidio del giovanissimo Genny. Marco Bellinazzo, giornalista del Sole24Ore e autore di un seguitissimo blog, può definirsi senza rischio di smentite il massimo esperto di calcio&finanza. Si è laureato alla Federico II in Giurisprudenza studiando proprio il fallimento del Napoli con la curiosità di capire come fosse stato possibile che la squadra in cui ha giocato Maradona potesse scomparire. “Sarebbe bastato chiedere a Ferlaino – dice oggi Bellinazzo – il quale ha spiegato anche di recente che quella società incassava 25 miliardi di lire e ne spendeva 35 in ingaggi. Se solo ci fossero stati i diritti tv“… Marco è infatti tifosissimo del Napoli di cui ha parlato anche in diversi libri. L’ultima sua fatica editoriale è “Goal economy“, un libro interessantissimo non solo per gli appassionati di calcio, ma per chi vuole comprendere meglio le relazioni tra i grossi gruppi finanziari dell’economia mondiale e di questo sport che muove e fa muovere capitali sempre più ingenti. Più che un libro, questo di Bellinazzo, è diventata ormai una sorta di “bibbia” anche in diversi corsi universitari.

Goal Economy, l'ultimo libro di Marco Bellinazzo
Goal Economy, l’ultimo libro di Marco Bellinazzo

Negli ultimi anni assistiamo ad una mutazione antropologica del tifoso: da semplice sostenitore ad “azionista figurato” di un’impresa a scopo di lucro che è la propria squadra del cuore. Ormai il tifoso, durante il calciomercato, non ragiona più soltanto su quale calciatore preferirebbe vedere nella propria squadra, ma valuta anche i costi di cartellino e ingaggio. Ad esempio su Soriano, Maksimovic e Romagnoli era frequente leggere sui social che questi calciatori costassero troppo rispetto al loro reale valore tecnico. Secondo te il tifoso ha gli strumenti adeguati da parte dell’informazione sportiva per giudicare tali parametri?

Il salto culturale è positivo. Vincere è quello che conta di più. Per tutti i tifosi. È quello che ci fa appassionare a uno sport, naturalmente. Ma oggi ci si sente partecipi di una comunità che è consapevole di essere la vera “proprietaria” di una squadra. E la sostenibilità economica dei progetti sportivi è diventata perciò un valore importante. Tuttavia, questo percorso è appena agli inizi in Italia e non sempre l’informazione sportiva tiene il passo.

In questi anni, anche grazie al tuo blog e i tuoi libri, c’è molta più chiarezza su tanti aspetti economici che riguardano il “retrobottega” di una società professionistica. È il giornalismo sportivo del futuro quello che tu hai iniziato a fare? Ti senti un apripista?

Mi si riconosce un po’ questo ruolo e lo accetto con tutte le responsabilità che comporta. Non sono il depositario di nessuna verità e gli errori sono dietro l’angolo. Ma lavoro sempre per dare il massimo e con la massima buona fede. Non so se questo è il futuro del giornalismo sportivo. Ma certo conoscere e capire gli ingranaggi economici oggi è indispensabile anche per i giornalisti sportivi. Fino a pochi anni fa non era certo così.

E-Book di Marco Bellinazzo
E-Book di Marco Bellinazzo

Sei stato colui che ha scritto uno splendido ebook: “Da Maradona a Messi: benedetti diritti d’immagine”. Ecco, quella dei diritti è una questione che ha tenuto banco anche quest’anno con la telenovela Soriano e in precedenza per il caso Astori. Fa bene De Laurentiis a tenere così tanto ai diritti d’immagine?

Dipende ovviamente dalle situazioni. Se vuoi per te i diritti d’immagine devi pagare stipendi più alti. Diciamo che occorre farli fruttare. Altrimenti è un’inutile forzatura.

Lo chiedo al tifoso, oltre che all’esperto: in città serpeggia un evidente malumore nei confronti del presidente. Eppure il Napoli nei suoi ormai 90 anni di storia non è mai stato per così tanto tempo ai vertici del campionato e da sei anni consecutivi si qualifica in Europa. C’è irriconoscenza oppure, anche in base a dati economici, il Napoli può realmente puntare al tricolore come chiedono molti tifosi?

I tifosi hanno negli occhi le vittorie dell’era Maradona e vorrebbero tornare a vincere. Purtroppo ho l’impressione che siano state sprecate occasioni irripetibili in queste stagioni, subito dopo Calciopoli. Le gerarchie del calcio italiano legate alla forza economica dei club si stanno lentamente ristabilendo. E potrebbe esserci sempre meno spazio per il Napoli. Detto ciò, De Laurentiis ha avuto grandi meriti nel far rinascere il Napoli e nel gestirlo con un’attenzione particolare ai conti. Ma la storia del Napoli prescinde dai presidenti.

Tra le critiche più frequenti nei confronti di De Laurentiis  vi è la sua “gestione familiare”. È davvero una gestione familiare quella del Napoli? E, in tal caso, tale gestione a tuo giudizio  ha ottenuto più benefici o danni per il futuro del calcio a Napoli.

Basta guadare la composizione del cda del Napoli ultra-familiare. In una prima fase era forse necessario amministrare il club con assoluto centralismo. Ma un club da oltre 100 milioni di fatturato annuo non può continuare a essere guidato con la formula dell’”uomo solo al comando”. L’era Maradona è stata anche contrassegnata da una società con figure professionali di grande spessore.

Perché il Napoli difficilmente acquista calciatori svincolati o a parametro zero? Qualche tempo fa De Laurentiis rimproverò a Bigon di non aver “pensato” a Tevez o Pogba. C’è forse dietro queste scelte di acquistare solo giocatori sotto contratto un’esigenza di bilancio?

Non credo. È solo una questione di opportunità. E poi se non crei situazioni ambientali di livello europeo e prospettive degne di un club europeo è difficile che certi giocatori accettino di venire.

Il Napoli non ha una sede, non ha un centro di allenamento né uno stadio di proprietà. Se De Laurentiis decidesse di vendere il Napoli, cosa venderebbe?

Un parco giocatori ancora di buon livello e un brand con un fascino rilevante. Nel mondo resta la squadra di Maradona anche se questo legame è stato reciso dall’attuale proprietà. 

Sulla questione stadio come si sta muovendo il Napoli

Non bene, direi. O almeno non con l’ambizione che mi aspetterei da un uomo come De Laurentiis. Ma penso che le colpe vadano suddivise con il Comune.

A quale giocatore del Napoli sei legato di più sia del passato che del presente. Dire Maradona non vale…

Allora dico Careca e Lavezzi.

Cosa pensi farà il Napoli di Sarri? Sei fiducioso su questa squadra?

Come tutti sono in attesa di capire come evolverà. Qualcosa si è visto nelle prime due partite, ma ho paura che manchino pedine fondamentali. Tutto dipenderà dalla forza mentale di resistere con lucidità alla pressione della piazza.

Un tuo giudizio sulla gestione Benitez.

Ho visto partite memorabili e sprazzi di gioco europeo. Quindi positivo. Resta l’amarezza per un progetto incompiuto e l’immenso danno economico delle due mancate qualificazioni in Champions in un solo anno. Ma le responsabilità vanno divise con società e squadra. Se c’è una cosa che mi ha profondamente deluso, per un uomo della sua preparazione e intelligenza, è stata l’incapacità di adattarsi alla realtà italiana e la scarsa flessibilità nell’impiego di schemi e rosa.

 

Una tradizione napoletana alla quale proprio non puoi rinunciare. La tua canzone preferita, il tuo cibo preferito, un posto di Napoli che ti fa sempre e comunque innamorare.  

Più che altro non posso rinunciare all’intera gamma della gastronomia napoletana. Così come alla musica di Pino Daniele. Ogni volta che posso torno a Napoli per passeggiare sul lungomare e tra i miei vicoli…

Valentino Di Giacomo

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Il Re dei Tamarri si racconta

Il nuovo album di Tony (originale)

Chi non ha cantato almeno una volta in gita, in spiaggia o a scuola una canzone di Tony Tammaro? Negli anni il “Re dei Tamarri” ha confezionato una miriade di successi che hanno riempito le giornate di milioni di persone. Una popolarità non solo napoletana, canzoni come “Patrizia”, “Scalea”o “Anni ’60” e tante altre hanno sconfinato parecchio fuori dalla Campania. Ma ridurre Tammaro soltanto ad un fenomeno parodistico sarebbe riduttivo. Dietro al personaggio del “tamarro”, costruito con precisione e realismo, c’è un professionista di altissimo livello che sa costruire dei testi sempre divertenti e originali dove il cattivo gusto non trova mai spazio. Una leggerezza nell’osservazione del circostante che è ormai un suo tratto distintivo dopo ormai quasi 30 di carriera senza mai bucare un album.

Sei apprezzato da persone di tutte le fasce sociali e culturali. C’è chi semplicemente si diverte con i tuoi pezzi e chi invece legge tra le righe quella cifra stilistica innovativa che riesce a prendere in giro il “trash”, in modo trash. Qual è il tuo rapporto con il trash e quanta consapevolezza c’è e c’era nella creazione delle tue canzoni? Lo fai solo per puro divertimento oppure questa originalità stilistica è pensata?

Non amo la parola “trash”, in quanto letteralmente significa “monnezza”. Parlerei piuttosto di “Kitsch” che è il cattivo gusto su cui ironizzo mettendoci spesso la mia faccia e venendo talvolta frainteso. Prima di rendere pubblica una mia creazione faccio un lungo lavoro di editing. Diciamo che verifico ciò che scrivo seguendo un po’ di punti cardine che sono il marchio di fabbrica del mio lavoro: originalità degli argomenti trattati, orecchiabilità delle musiche, una battuta che strappi una risata ogni quattro o cinque righe di testo. 

Sei stato il primo ad individuare la figura del “tamarro”, poi dopo si sono accodati altri artisti come Verdone, Piotta, Checco Zalone. Com’è nata la cosa? E sei contento di avere tanti imitatori?

I tamarri erano e sono li da secoli, solo che nessuno ne aveva cantato prima le gesta, salvo rari casi. In ogni modo, quando c’è qualcuno che si inserisce in un filone che hai creato, vuol dire che il tuo lavoro non era poi tanto male. Non mi dispiace che altri seguano le mie orme, soprattutto se lo fanno osservando cose che a me erano sfuggite. Zalone è uno che riesce spesso a farmi ridere di gusto. Verdone è un grande osservatore della società italiana e ha spesso toccato magistralmente argomenti “tamarri” diversi anni prima che io iniziassi il mio lavoro.

Hai iniziato con riferimenti a Nino D’Angelo (il ribaltabile, il caschetto, le cazette), poi sei arrivato a Gigi D’Alessio con quel “Vattene a vivere a casa di Gigi D’Alessio”, quale può essere invece oggi un soggetto da parodizzare? 

Assolutamente i rappers. Qualcuno tra loro è davvero ridicolo.

30 anni di carriera facendo sempre critica sociale e di costume, quasi mai un accenno alla politica mentre altri tuoi colleghi facevano successo sfottendo i politici. Come mai non hai seguito quella moda?

Proprio perché di moda si tratta. La politica lascia il tempo che trova. Dove sono finiti oggi quelli che facevano satira su Enrico Letta o su Mario Monti? Fare satira politica è stressante, devi sempre stare a inseguire il politico di turno. Meglio fare satira sui costumi degli italiani. I film di Alberto Sordi, che questo facevano 40 anni fa, si possono guardare ancora adesso e strappano ancora una risata.

Hai tenuto uno splendido concerto ai Camaldoli (di cui abbiamo simpaticamente riferito) nello stesso giorno in cui c’era il mega evento di Jovanotti al San Paolo. Una sorta di contro-concertone a quello del “ragazzo fortunato”, per Napoli è stata una specie di contro-festival di Sanremo. Ecco, hai mai pensato di andarci in gara all’Ariston? Soprattutto viste le ultime performance comiche abbastanza penose (Siani con gli sketch, Bigio e Mandelli in gara). Anche se – ricordiamo – in “Gole ruggenti” hai già calcato quel palco.

Seguo Sanremo da quando avevo sei anni. Anche Sanremo è una bella passerella dei vizi e delle manie degli italiani. Lo trovo insuperabile per capire il trend del momento. L’anno scorso, ad esempio, andava di moda la sfiga da crisi, sia nei rapporti sentimentali che in quelli di lavoro. Negli anni in cui l’economia gira bene, invece, saltano fuori i Ricchi e Poveri con qualche ritornello facile facile da cantare al karaoke.. Ci andrei volentieri a Sanremo, ma giusto per farmi due risate, come dovette farsele Elio quando presentò la sua “Terra dei cachi”.

Il pezzo a cui sei più legato?

Sinceramente il “trerrote”, che più di ogni altro inquadra la malafede dei “finto buoni”. Da un lato ci si commuove per uno che ha avuto un incidente, dall’altro si va a fare sciacallaggio delle sue cose, visto che ormai i “meloni” stanno li, alla portata di tutti.

Progetti futuri?

In questi giorni sono in trattativa con una nota emittente radiofonica della Campania.

Il tuo rapporto con il calcio e con il Napoli. Il tuo giocatore preferito nella storia e quello attuale?

Ho sempre affermato che le passioni, tutte le passioni, quando diventano estreme, si portano via un bel pezzo della tua vita e non ti consentono di fare altro. Seguo il Napoli dedicando a questa squadra che amo un paio d’ore alla settimana. Il tempo di guardare la partita, lasciarmi andare a qualche commento e poi spegnere il televisore. Non delego alla squadra il riscatto di qualche mia insoddisfazione personale. A risolvere i miei problemi ci penso io. Tra tutti i calciatori che hanno vestito la maglia azzurra e che ho avuto modo di ammirare, quello che ricordo più volentieri è Ruud Kroll. Un vero signore al centro della difesa e un lottatore vecchio stile alla Facchetti o alla Burgnich.

Per chiudere. Tanti attori, cantanti, e uomini di spettacolo eccelsi sono stati rivalutati solo dopo molti anni. Ti ritieni anche tu fra questi?

Spesso mi dicono che sono avanti coi tempi. Mi ritrovo spesso a pensare al fatto che il successo, quello vero, non potrò godermelo. Potrebbe arrivare tra 50 o addirittura 100 anni, ma sono certo che arriverà, in ogni caso, dopo di me. La mia è stata una “vita da mediano”, giusto per citare qualcun altro ogni tanto.

Twitter: @valdigiacomo

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La versione di Tony, 24enne di Creta

Siamo in grado di battere la paura finché restiamo uniti. Abbiamo il bisogno di raccontare ad altri europei la verità. Noi non siamo pigri. Noi non spendiamo i vostri soldi.  Non so che cosa accadrà dopo. Trovo difficile che il Grexit possa accadere, anche se Mrs. Merkel ed i suoi amici banchieri potrebbero decidere di affondare l’economia mondiale solo per punirci per aver fatto questo scatto di verità e dignità. Tutto quello che posso sperare a questo punto è che Tsipras non sia come gli altri politici. Purtroppo solo la storia ce lo potrà dire“.

A parlare con un pizzico di rabbia e tanta dignità è Tony, un ragazzo greco di 24 anni che gestisce un Bed & Breakfast a Creta dove generalmente vive solo in estate. Ci siamo conosciuti lo scorso anno in vacanza. Mi offriva, da vero scugnizzo greco, le dritte sulle ospiti single del suo B&B. E’ un ragazzo orgoglioso di aver votato No al referendum, idealista forse un po’. Ma che allo stesso tempo, probabilmente, può essere considerato affidabile per offrire uno scorcio di come le nuove generazioni vivono la cittadinanza europea e le sue storture in questo periodo. 

Tony qui in Italia, vedendo le immagini fuori dalle vostre banche, sembra che in Grecia stia succedendo la terza guerra mondiale o che si sia risvegliato il Minotauro per mangiarvi tutti. E’ davvero così critica la situazione?

Al centro Tony... Probabilmente avevamo bevuto...
Al centro Tony… Probabilmente avevamo bevuto…

Naturalmente ci sono problemi con le banche chiuse e c’è preoccupazione perché questo danneggia la credibilità e rallenta l’economia mentre il mostro del Grexit, non del Minotauro, pende sopra le nostre teste. Ma questa situazione non è nuova. Personalmente, non sono andato alla banca una volta. Posso pagare con la mia carta per tutto ciò che ho bisogno. Certo, c’è un problema con i pensionati e gli anziani. Ma i giornali danno la colpa al governo greco perché si possono prelevare solo 120 euro ogni volta, ma ci si dimentica di ricordare che la pensione per gli anziani, se venissero votate le riforme che vuole l’Europa, potrebbero diventare meno di 300 euro al mese. E allora di che parliamo? Poi vorrei aggiungere qualcosa qui.

Prego.

bancomat“I principali media qui in Grecia, ogni singolo giorno, dopo le manifestazioni nella capitale, spuntavano davanti ai bancomat delle Banche per produrre un’immagine di caos e terrore di proposito. Mega, una delle più grandi stazioni televisive di proprietà di 3 oligarchi greci, ha persino mostrato alla televisione le immagini (NELLA FOTO) di due donne che si accapigliavano davanti ad un bancomat dell’ATM machine. Un video spacciato per essere stato ripreso in Grecia e che invece era stato girato in Nord Africa nel 2012, la cosa è stata sbugiardata di recente dai siti web. Per fortuna la maggior parte del popolo greco, in particolare le giovani generazioni, sanno bene della corruzione che c’è nei media. È quasi troppo divertente: prima del referendum i giornalisti erano alla disperata ricerca di sportelli automatici con i pensionati indignati in attesa per i loro soldi. Dopo un po’, non concludendo nulla, i giornalisti hanno dovuto trasferirsi nei sobborghi più ricchi di Atene per trovare i riccastri indignati che non potevano ritirare i loro 500 euro per uscire il Sabato sera … Un vero peccato, giusto?”

Tu gestisci un Bed & Breakfast, come vanno le cose? Ci sono prenotazioni per l’estate?

“Le prenotazioni nel mio B&B sono meno rispetto allo scorso anno di sicuro, nonostante abbiamo abbassato i prezzi ancora di più. Abbiamo persone che vengono qui da tanto tempo dicendo che il nostro B & B è meraviglioso e chiedendo come possa essere così a buon mercato, in confronto alla Spagna, per esempio. Prima del referendum le prenotazioni erano quasi ferme, ma negli ultimi due giorni ci sono un sacco di nuove richieste e questo è un bene. È un bene per la Grecia, buono per l’Europa se l’Europa vuole riavere i suoi soldi indietro. Ma del resto, è un bene per la democrazia. Venissero pure i media tedeschi che sicuramente pensano di noi greci che siamo pigri, ma davvero fanno? Venissero a Creta, mi possono incontrare e si potranno fare davvero un’opinione a riguardo”.

Tony, perdonami, ma su alcuni dei media italiani si racconta persino che in Grecia cominciano a i scarseggiare beni di prima necessità, anche il cibo? 

Questa domanda è davvero divertente. Certo che no! Non ho notato alcuna carenza di merci o qualcosa del genere. Forse i ricchi sono a corto di caviale, dovremmo essere preoccupati per loro?

Tu sei all’università. Come vedi il tuo futuro? Vorresti vivere all’estero oppure restare in Grecia? 

“Mi piacerebbe vivere per un paio d’anni fuori dalla Grecia, ma questo non ha nulla a che fare con la situazione attuale. Si tratta piuttosto di allargare i miei orizzonti perché ormai mi manca solo la tesi per laurearmi. Per avere più esperienze. Perché poi mi piacerebbe sempre tornare nel mio paese che amo molto, per le stesse ragioni per le quali anche voi italiani potrete capire, ne sono certo. Per il popolo, per il loro atteggiamento, per il sole, il mare, tutto è unico qui e mi piace. È meraviglioso. E questo è il motivo per cui ho votato NO. Perché vorrei una prospettiva per il futuro. Perché sapevo esattamente cosa voleva dire SI. Ciò significava che avremmo dovuto firmare un nuovo pessimo accordo con l’Europa e affondare la nostra economia per i prossimi 20 anni”.

Si Tony, però non puoi negare che in Grecia per tanti anni si è vissuto al di sopra delle possibilità.

“Il settore pubblico greco è stato per tanto tempo una grossa mangiatoia. Molte persone sono state pagate dallo Stato senza fare nulla. Anche se, dopo 5 anni di crisi, molte persone sono state licenziate. Io non sono un economista, ma ho sentito grandi esperti (Krugman, Stiglitz) dire che la Grecia ha fatto i tagli appropriati per uscire dalla crisi. Ma si chiede sempre di più. Altro sangue, le persone che si sparano. Non si può avere un’economia distrutta e persone che continuano a spararsi. Questo non porterà da nessuna parte. E questa non è una teoria di Tsipras o Varoufakis, è il pensiero di John Maynard Keyne. È quello che ha fatto Obama e ha permesso che l’America potesse uscire dalla crisi. Anche se questo parere non sembra soddisfare l’Unione tedesca dell’Europa e le esigenze di Mr. Schauble”.

E allora di chi è la colpa per questa situazione? Dei precedenti governi greci, dell’Europa, del popolo?

“Tutti. Tutti. Tutti.  E soprattutto, mia e vostra, perché sapevamo tutti che i nostri politici sono corrotti e non abbiamo fatto nulla per risolvere la cosa. Le persone tendono a rinviare le decisioni difficili, questo è un dato di fatto. In democrazia si vota per alcune persone che ti rappresentano. Se immediatamente dopo aver ottenuto il nostro voto questi non fanno più le cose per cui sono stati votati, bene, questa non è più democrazia. È per questo che il referendum è la cosa migliore da 50 o più anni in Grecia. Ciò che Tsipras in realtà ci ha chiesto è: “Vuoi morire all’interno della zona euro? Volete la Democracy o la Debtocracy?”

Quindi per te ora c’è la vera democrazia in Grecia?

“Questo è il primo passo per il ritorno alla democrazia, amico mio! E io sono così orgoglioso che ce l’abbiamo fatta! La Grecia è un paese migliore al giorno d’oggi! Non mi importa altro! Abbiamo rifiutato la paura, abbiamo affrontato i fatti e abbiamo deciso. Anche con i media corrotti che producono tanta paura, anche con le banche chiuse. E vorrei citare un’altra frase: “Io non temo niente, non spero niente, sono libero.” – Nick Kazantzakis”.

Valentino Di Giacomo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

ENGLISH VERSION (BY GOOGLE TRANSLATE… )

“We can beat the fear as long as we remain united. We need to tell the truth to other Europeans. We are not lazy. We do not spend your money. I do not know what will happen next. I find it difficult that the Grexit can happen, even if Mrs. Merkel and her friends bankers could decide to sink the world economy just to punish us for doing this shot of truth and dignity. All I can hope for at this point is that Tsipras is not like other politicians. Unfortunately, just as history will tell”.

A talk with a bit of anger and a lot of dignity is Tony, a greek boy of 24 years who runs a B & B in Crete where generally lives only in summer. We met last year on vacation. He offered me, as a true greek street urchin, the tips on single guests of his B & B. He is a boy proud to have voted No in the referendum, perhaps a little idealistic’. But at the same time, probably, it can be trusted to offer a glimpse of how new generations are living European citizenship and its distortions in this period.

Tony here in Italy, seeing the images out of your bank, it seems that in Greece is going the Third World War or the Minotaur is going to eat you all. It’s really so critical the situation ?

“Of course there are problems with the banks closed and there is concern that this damages the credibility and the economy slows as the monster of Grexit , not of the Minotaur, hangs over our heads. But this situation is not new. Personally, I went to the bank once. I can pay with my card for everything I need. Of course, there is a problem with pensioners and the elderly. But the newspapers blame the government greek because you can withdraw only 120 € every time, but they forgot to mention that the pension for the elderly, if the reforms that wants Europe will be voted, may become less than 300 euro per month. So what do we mean? Then I would like to add something here”.

Tell me…

“The mainstream media here in Greece, every single day, after the demonstrations in the capital, sprouted before ATMs of Banks to produce an image of chaos and terror on purpose. Mega, one of the largest TV stations owned by three oligarchs Greek, has even shown on television pictures (Photo) of two women quarreled in front of an ATM machine. A video passed off as having been taken in Greece and that instead it was filmed in North Africa in 2012, What has been proven wrong recently from websites. Fortunately most of the greek people, especially the younger generation, are well aware of the corruption that is in the media. It’s almost too much fun before the referendum journalists were desperately searching ATMs with outraged pensioners waiting for their money. After that, not concluding anything, journalists have had to move to the wealthier suburbs of Athens to find the rich guy outraged that they could not withdraw their 500 euro to exit the Saturday night … A pity, right? “.

You run a Bed & Breakfast, how are things? There are reservations for the summer ?

“Reservations in my B & B is less than last year for sure, although we have lowered the prices even more. We have people who come here for a long time saying that our B & B is wonderful and wondering how it could be so cheap, in comparison to Spain, for example. Before the referendum reservations were almost stationary, but in the last two days there are a lot of new requests and that’s good. It’s good for Greece, good for Europe if the Europe wants to get back his money back. But then, it is good for democracy. Were also the German media that definitely think that we Greeks are lazy, but they really do? They have to come in Crete, they can meet me and will do really an opinion about it”.

Tony, sorry, but some of the Italian media said that even in Greece are beginning to run low basic necessities, even food?

This question is really fun. Of course not! I did not notice any shortage of stuff or something. Maybe the rich are running out of caviar, we should be concerned about them?

You are at the university. How do you see your future? You want to live abroad or stay in Greece?

“I would like to live for a couple of years off from Greece, but this has nothing to do with the current situation. It is rather to broaden my horizons because now I miss only the thesis to graduate. To have more experience. Because then I’d always return to my country that I love very much, for the same reasons why you too can understand Italian, I am sure. For the people, by their attitude, to the sun, the sea, everything is unique here and I like it. It’s wonderful. And this is the reason I voted NO. Because I want a prospect for the future. Because I knew exactly what he wanted to say YES. This meant that we had to sign a new bad deal with Europe and sink our economy for the next 20 years”.

Ok Tony, but you can not deny that in Greece for many years has been living beyond the possibilities.

 “The greek public sector was for so long a large manger. Many people have been paid by the state and do nothing. Even if, after five years of crisis, many people have been laid off. I’m not an economist, but I heard great experts (Krugman, Stiglitz) say that Greece has made cuts appropriate to end the crisis. But they always ask for more. More blood, people who are fired. It’s impossible have an economy destroyed and people who continue to shoot. This will not lead anywhere. And this is not a theory of Varoufakis or Tsipras, is the thought of John Maynard Keyne. That’s what Obama has done and has allowed that America could end the crisis. Although this opinion is not appears to meet the German European Union and the demands of Mr. Schauble “.

So who is to blame for this situation? Of previous Greek governments, Europe, the people?

“All. All. All. And above all, me and you, because we all knew that our politicians are corrupt and we didn’t do anything to fix it. People tend to put off the tough decisions, that’s a fact. In democracy you vote for some people that represent you. But if immediately after getting our vote these are no longer the things for which they were voted, well, this is not democracy. That is why the referendum is the best thing to 50 or more years in Greece. What Tsipras actually asked is: “Do you want to die within the euro zone? You want the Democracy or Debtocracy?“.

So for you now there is a real democracy in Greece ?

 “This is the first step in the return to democracy, my friend! And I’m so proud that we did it! Greece is a better country nowadays! I do not mind other! We refused fear, We faced the facts and decided. Even with the corrupt media that produce so much fear, even with the banks closed. And let me quote another sentence: “I fear nothing, I hope nothing, I am free.” – Nick Kazantzakis ” .

Valentino Di Giacomo