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Le incognite

Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Il Napoli è una squadra forte. Facciamo un po’ di training autogeno e ripetiamolo a mente dieci volte, dopo i pasti, al dì e alla sera. Abbiamo preso 5 palloni dal Liverpool, ci può stare al 4 agosto, con gli inglesi che cominciano il campionato tra una settimana. Detto questo le incognite su questa squadra restano e il Napoli avrebbe fatto bene a intervenire, è ancora in tempo. Delle incognite strutturali della squadra ne abbiamo scritto qui, già prima di Liverpool, sono 4: il tempo fisiologico per Ancelotti di mettere in pratica i suoi dettami, la scommessa portiere (rileggete cosa scrivevamo in proposito di Karnezis, purtroppo non ci ha smentito), il regista che passa da Jorginho ad Hamsik, i dubbi su Milik e l’inadeguatezza di Inglese a certi palcoscenici. 

Le prime tre incognite le risolverà il tempo, più tempo passerà e più certi meccanismi saranno rodati. Sulla punta è invece un deficit strutturale della squadra. Il Napoli rischia. Sarà una stagione che tendenzialmente non ci consentirà di puntare allo scudetto come lo scorso anno. Noi, se ci siamo rinforzati, lo abbiamo fatto di poco, la Juve non fa impressione per aver preso Ronaldo (con Higuain via per lidi milanesi), ma per aver aggiunto al suo dream team giocatori di altissimo livello come Cancelo e Emre Can. 

Se l’obiettivo azzurro è almeno il quarto posto, quello deve essere l’obiettivo minimo, il Napoli lo rischia. Il calendario non consente esperimenti, si partirà subito con 10 giornate di fuoco, a cominciare dalla Lazio all’Olimpico e il Milan in casa chissà dove per gli scassi di un’amministrazione comunale inadeguata. Il tempo a disposizione non sarà molto per assemblare le idee di Ancelotti. Ci sarà fretta e la fretta genera confusione. Se a questa confusione, fisiologica (lo ripetiamo), si aggiunge il rebus della prima punta, i problemi saranno moltiplicati. Considerando pure che se il Napoli partisse così avrà Milik che non ha svolto l’intera preparazione e Mertens che si aggregherà solo negli ultimi giorni di ritiro per provare soluzioni con il belga prima punta. 

Quello che preoccupa di questo calciomercato non è solo l’assenza della punta, preoccupano forse ancor di più i movimenti di basso cabotaggio anche nelle uscite. Se l’obiettivo è vendere per ricomprare per sostenersi a certi livelli economici, quest’ anno l’obiettivo è già fallito. L’unica operazione degna di nota è la cessione di Jorginho per l’ingresso del promettente Fabian Ruiz. Tutto qui. Non c’è stata neppure intraprendenza nel vendere giocatori ormai in là con l’età come Mertens o Callejon che vanno per le 31 primavere. Se fossero state cessioni per acquistare anche giovani talenti la piazza lo avrebbe compreso. Anche perché se si parte da una nuova guida tecnica sarebbe stato forse necessario dare un reset più deciso con la rosa dello scorso anno. 

Il Napoli attualmente rischia la posizione in Champions, l’obiettivo minimo, perché Inter e Milan si sono rafforzate e la Roma, loro si, hanno fatto un mercato di scommesse, ma di giocatori futuribili, su tutti Kluivert junior. Ai nastri di partenza Juve e Inter sembrano essere più avanti. Roma, Napoli, Milan giocheranno per le altre due posizioni, facendo attenzione ad exploit di Lazio, Fiorentina, Atalanta o Torino. 

Non andare in Champions sarebbe una mazzata per le casse del Napoli, uno choc difficilmente riassorbibile. Nulla di inedito. Ricordiamoci sempre la nostra carta d’identità: è normale che Juve, Inter e Milan ci siano naturalmente davanti. Non è uno scandalo. Il Napoli però non deve fare l’errore di dilapidare il vantaggio acquisito negli ultimi anni rispetto alle milanesi. Ecco perché serve una punta, per rassicurare tutti, anche per dare un segnale alle altre che il Napoli c’è. Le voci su Belotti raccontano di un profilo che può piacere a De Laurentiis per i parametri anagrafici e di ingaggio, la pazzia Cavani rappresenterebbe invece voler puntare fortemente a contendere nuovamente lo scudetto alla Juve. Non fare nulla asseconderebbe la delusione (INGIUSTIFICATA) della piazza che deve imparare ad attendere i verdetti del campo nelle partite che contano veramente.

Prepariamoci per un campionato di ambientamento. Senza frenesie di vittorie. Gli anni buoni per lo scudetto erano quelli precedenti e non quello che verrà se il calciomercato ha un senso di prevedibilità. Il Napoli ha fatto quasi tutto il possibile per arrivarci a prendere il tricolore lo scorso anno, è andata come è andata e probabilmente più per colpe terze (ricordiamo gli arbitraggi che non devono essere un alibi, ma le evidenze vanno rimarcate sempre) che per colpe dell’entourage azzurro. 

Oltre a ripeterci di avere comunque una squadra forte, ripetiamoci comunque anche due volte al dì: Non siamo la Juve, Non siamo la Juve, Non siamo la Juve. Perché leggere, ancora oggi, frasi sui social del tipo “Anche quest’anno vinciamo l’anno prossimo” vuol dire non aver neppure lontanamente compreso per quale squadra si tifa e quali sono le sue potenzialità rispetto ad altre società. Certo, una mossa da De Laurentiis la aspettiamo, non per “papponismo”, qui non lo siamo mai stati, ma perché ci sono troppe incognite che non ci convincono. Rischia lui, rischiamo noi. 

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Quanti di voi sono cresciuti con i filmetti di Edwige Fenech e simili?
Quanti di voi guardavano Proibito e Cattivi pensieri in seconda serata?
Ecco, probabilmente i primi quando pensano alla patana hanno un’immagine simile alla Capa di Maradona appena arrivato a Napoli, solo più triangolare, non così tonda.
Gli altri hanno in testa una specie di moicana, non perchè si sono fatti la cresta, hanno in testa nel senso che stanno pensando a una patata che è una striscia drittadi peli non troppo lunghi, una cosa alla P.A. Baracus dell’A-team.

I giovani moderni invece sono cresciuti con immagini di patate totalmente glabre che a noi giovani di ieri ci lasciano un attimo interdetti, pare che ce manc’ coccos’, pare ca nun sape ‘e niente, come uno zero a zero.
Al Napoli però non sono mancati i peli, è mancato uno che invece di cercare un pallonetto da posizione favorevole azzeccase in porta pallone, scarpe e portiere.

CattiviMario Rui nei primi minuti ne perde parecchie, poi torna subito in carreggiata e gioca la sua solita partita. Mertens si vede poco e male, forse troppo chiuso dai due difensori perfetti dell’Inter. Peggiore purtroppo è Insigne, troppo lezioso quando serve concretezza.

BuoniReina sicuro merita di essere qui, è uno dei pochi che non perde la lucidità, non ha molto da fare ma rimane sempre una sicurezza. Milik va sicuramente nominato gioca pochi minuti, cerca di sfruttare al meglio l’unica occasione che ha e quando viene atterrato si rialza inseguendo il pallone, poi gli viene fischiato un fallo inspiegabile. Il Migliore stasera? probabilmente è quello che è Mancato, molti hanno giocato bene ma stasera forse è mancato proprio un migliore.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Una cosa che mi ha sempre affascinato di noi uomini è l’illusione che le donne straniere, o anche semplicemente di un’altra città, siano più facili, disponibili e che passino la loro vita ad aspettare che un napoletano (o qualsiasi siano le vostre origini) arrivi a casa loro a sedurle solo con uno sguardo.

Fate un test è chiedete a un vostro amico “Como sono le ..?” e al posto dei puntini sospensivi inserite etnico o geografico qualsiasi e scoprire come Emiliane, Spanole, Svedesi, Latine, Svizere, Armene, Visigote, Marziane e via dicendo siano inevitabilmente “Zoccole“, al massimo “Bone” e solo in rari casi “Cesse“, i più esperti sono pronti ad argomentare la tesi raccontando di rocambolesche avventure sessuali in quelle terre di solite attribuite ad un amico. Vi ricordate il viaggio in Russia di Verdone con l’amico di Martucci? Diciamo che rispetto a quel periodo la nostra geografia si è allargata ma il nostro immaginario è rimasto in egual modo limitato.

Dalle mie esperienza di vita, vacanza, studio e lavoro, fuori Napoli, come ho già raccontato, ho imparato una cosa: se sei imbranato a casa è difficile che fuori riesci a fare meglio e se all’estero, ma se sei forte del fatto che nessuno di conosce, puoi essere più sfacciato e diretto e magari ti metti meno vergogna e osi di più e riesci a ottenere risultati che a casa ti sogni. Bene, benissimo ma al ritorno a casa bisogna imparare anche come comportarsi qui e a fare risultato, altrimenti più che qualche sfizio non ci si può togliere.

Spalletti come l’Amico di Martucci è andato in Russia per vincere, ma una volta tornato ha iniziato a capire anche come funziona in Italia e ieri ne ha dato prova abbondantemente. Tatticamente ha impostato una partita perfetta per bloccare il Napoli e per sfruttare al meglio le ripartenze e non a caso ha, con il Napoli, la miglior difesa del campionato. L’allenatore che più ha sostenuto un certo tipo di calcio in Italia con un europeissimo 4 2 3 1 che in italia sembrava eretico ieri ha giocato la più Italiana delle partite contro il Napoli di Sarri che senza viaggiare troppo ha capito che anche senza rinunciare al bel gioco, allo spettacolo e agli scambi di prima bisogna puntare molto sulla solidità difensiva, che si piò ottenere anche con possesso palla e pressing alto. La maturità o semplicemente, se preferiamo, il guardare all’Europa senza dimenticarsi che si gioca in Italia si sintetizzano nello 0 a 0 di ieri sera, dove sostanzialmente hanno vinto entrambe le difese più forti del campionato.

Cattivi: secondo alcuni Hamsik dovrebbe stare qui, per l’imprecisione in alcuni passaggi ma è stato spesso pericolo e deciso nei contrasti, non era una partita facile e il centrocampo è stato messo a dura prova, lui tutto sommato ha retto. Anche Jorginho è un po’ nella stessa situzione. Dovendo però indicare un peggiore credo che, purtroppo, si debba fare il nome di Mertens, egoista e nervoso in troppe occasione va a sbattere, non solo in senso metaforico contro un ottimo Škriniar.

Buoni: Ounas diamogli la citazione di incoraggiamento, si vede che è acerbo ma si vede anche il talento, in partite del genere potrebbe essere risolutivo, Sarri GIUSTAMENTE prenderà più tempo per dargli responsabilità maggiori ma troverà il suo spazio. Koulibaly è ovunque, non si abbatte, anche quando sbaglia recupera da solo, è molto maturato e confidente nei propri mezzi, certo tirare di sinistro non è il suo forte… ma non è stato comprato per questo. Migliore in campo Albiol, è in un ottimo momento e si vede, il salvataggio è solo un episodio, ha giocato una partita di alto livello anche in fase di impostazione creando l’occasione per Callejon.

 

Paolo Sindaco Russo

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Questo episodio di Calciomercatino sarà un po’ anomalo. Non perchè manchino le trattative inesistenti (Inter – Di Maria, Milan – Aubameyang, Juve – Mbappè) o quelle in dirittura d’arrivo (Milan – Biglia, Napoli – Mario Rui, Juve – Douglas, a quanto pare Roma – Nastasic anche se se ne parla da poco), ma per la spiacevole tendenza del tifo Napoletano di fasciarsi la testa prima di rompersela. Mentre i calciatori da Dimaro fanno proclami ambiziosi, infatti, i tifosi si leggono la Gazzetta e vedono il Milan che ricostruisce daccapo la rosa e l’Inter che punta a 1-2 top player “per infiammare la piazza”, e dicono “e dove cazzo andiamo noi con Mario Rui e Ounas?”.

Ci sono varie ragioni per cui il tifoso tende a pensarla così. In parte è il semplice fatto che l’erba del vicino è sempre più verde, in parte i cifroni di cui si sente parlare, con una spruzzatina di complesso d’inferiorità verso Milano e quell’atteggiamento tutto italiano per cui l’ultima sessione di mercato è quella che determina le ambizioni di una squadra. La verità è che se il Napoli si sta limitando a confermare la squadra dell’anno scorso con un paio di migliorie sulle seconde linee, uno-due giovani per rimpolpare il progetto ed eventualmente, al limite, un portiere è perchè può permetterselo grazie al lavoro fatto in questi anni, a differenza delle milanesi. Rossoneri e nerazzurri vengono rispettivamente da sesto e settimo posto, gli uni qualificati di striscio all’Europa League e gli altri fuori dalle coppe; l’Inter sta continuando la sua politica di acquisti altisonanti all’interno di un progetto tecnico che definire raffazzonato è fin troppo generoso, mentre il Milan sta rifondando la squadra semplicemente perchè non aveva nessuno su cui ricostruire, se non Donnarumma – e abbiamo visto com’è andata a finire – e Romagnoli.

A fare sicuramente impressione del mercato rossonero è il volume degli acquisti, soprattutto se si considera che siamo solo a metà sessione, ma il valore assoluto di questi giocatori non deve essere sopravvalutato. Musacchio non più tardi di un anno fa ha aggredito il suo stesso allenatore che gli aveva tolto la fascia, portandolo alle dimissioni; Calhanoglu e Rodriguez vengono da Leverkusen e Wolfsburg, rispettivamente dodicesima e sedicesima classificata dell’ultima Bundesliga; Biglia, se arrivasse, è a fine carriera; Andrè Silva è un giovane di grande prospettiva, ma con una sola stagione di alto livello alle spalle, e lo stesso vale per Kessiè che in più ha davvero convinto soltanto nella prima parte dello scorso campionato. In altre parole si tratta per la maggior parte di scommesse che di giocatori di sicuro successo, in un contesto tattico tutto da definire e a prezzo di investimenti ingentissimi che vengono al 100% dalle casse di una società che non ha nessun asset che possa fruttare una buona plusvalenza.  E anche considerato tutto ciò, sotto quale aspetto Musacchio – Calhanoglu – Silva sono preferibili a, diciamo, Koulibaly – Hamsik – Mertens? Esatto, nessuno.

Per quanto riguarda l’Inter invece non sembra essere cambiato alcunchè dall’estate scorsa. Vi ricordate? I nerazzurri spendevano 113 milioni complessivi in un mercato definito “degno dell’epoca Moratti”, acquistando Joao Mario, Candreva, Banega e “il nuovo Ronaldo” Gabigol, con annessi proclami di scudetto, anti-Juve e tutto il resto appresso. Oggi per Mario, soffocato dall’assenza di gioco, si parla già di cessione, Candreva si è dimostrato poco più di una catapulta di cross velleitari, Banega è già tornato da dov’è venuto mentre del brasiliano tacciamo per misericordia. La squadra ha subito varie sconfitte assolutamente umilianti in campionato (Crotone) e il Europa (Hapoel Beer-Sheva), De Boer è stato silurato, Pioli pure e si riparte dal settimo posto, di nuovo con un nuovo allenatore, zero progettualità e un sacco di soldi da spendere. Magari l’Inter vincerà il campionato, sarebbe sicuramente preferibile rispetto a un’altra vittoria della Juventus, ma probabilmente no.

Roberto Palmieri

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Il primo mese di marciomercato se n’è andato, e con esso il 33,3% delle balle estive di Tuttosport. Oggi oltre ad aggiornarvi sulle ultime sparate dei nostri eroi delle testate sportive tireremo anche un primo bilancio del mercato delle squadre più importanti, dalla Roma-supermercato (ma lo è davvero?) alla Fiorentina che non ce la può fare ad avere un rapporto sano con i suoi tesserati.

NAPOLI – Gli azzurri come al solito sono abbastanza immobili nel primo mese di mercato; l’ufficialità di Ounas certifica un colpo interessante in prospettiva per l’attacco e un’alternativa tattica utile, ma il Napoli punta sul gruppo degli ultimi due anni, che ha già dimostrato il suo valore e ha dato prova della sua determinazione con la decisione dei nazionali di rinunciare ad alcuni giorni di vacanza per ricominciare subito ad allenarsi. Ci sarebbe anche Mario Rui dato in dirittura d’arrivo, la trattativa per Berenguer è data per avanzata, ma si tratta di acquisti marginali che completano la rosa più che cambiarla.

ROMA – I giallorossi questo mese hanno perso – tra cessioni, fine prestiti e scadenze contrattuali – il portiere titolare, la prima riserva a centrocampo e giocatore di maggiore prospettiva della rosa, una delle ali più forti del campionato (che con i suoi strappi era anche l’unica alternativa al “palla lunga per Dzeko” nello sviluppo della manovra offensiva), il capitano degli ultimi vent’anni e il difensore centrale titolare della Germania. Mica cazzi, eppure è sbagliato parlare di smobilitazione: con gli acquisti di Karsdorp e Pellegrini, il rientro di Florenzi e un grosso budget per il mercato la Roma non dovrebbe soffrire troppo la transizione, almeno a livello di valori tecnici. Dimentico qualcuno? Ah, già, Gonalons: il giocatore feticcio di Benitez che Aulas non volle darci in nessun modo è partito per quattro miserabili milioni. Non dico che dovevamo prenderlo noi, ma un po’ rosico.

MILAN – Posto che non parleremo di Donnarumma perché ci ha rotto i coglioni, il Milan ha messo su una buonissima squadra, ma attenzione a non esagerare nelle valutazioni: nessuno dei giocatori arrivati a Milano è un campione, il livello della rosa si alza decisamente ma almeno sulla carta non è sufficiente a raggiungere i primi posti. Sarà interessante però vedere come tutti questi debuttanti nel campionato italiano (Musacchio, Rodriguez, Andrè Silva, Calhanoglu) si inseriranno in Serie A e nel gioco di Montella. Per Conti si continua a rimandare; probabilmente era di nuovo dal parrucchiere…

JUVENTUS – Tanto per cambiare Tuttosport regala grandi emozioni, con gli acquisti dati per certi di Bernardeschi, Danilo, Matuidi e De Sciglio, più Keita che sta spingendo con Lotito, mentre di Douglas Costa (dato per fatto una settimana fa) non si parla più da quando il Bayern ha preteso di vedere moneta prima di mostrare cammello. Ah, e non dimentichiamoci di N’Zonzi ovviamente. In pratica secondo i giornali i bianconeri comprano un nuovo undici titolare ogni settimana, fatto sta che finora hanno preso solo un giocatore di prospettiva come Schick, perdendo Dani Alves e forse Sandro. Naturalmente i bianconeri hanno ancora due mesi per fare un ottimo mercato, ma almeno risparmiateci il bombardamento mediatico.

INTER – E i nerazzurri? Che fanno, stanno a guardare mentre il Milan chiude cinque acquisti in un mese? Ovviamente no: nel troiaio generale che è la dirigenza nerazzurra l’acquisto marginale di Padelli e quello più interessante di Skriniar (si vede che Sainsbury non andava bene…) si parla già di rivendere Joao Mario -giocatore eccellente, penalizzato in modo enorme dalla confusione tecnica, dall’assenza di gioco e dal fatto che ci si aspettasse che vincesse le partite da solo, quando invece si tratta di un giocatore associativo e di grande palleggio – per prendere Rabiot e Di Maria in blocco dal PSG e anche Nainggolan per non farsi mancare niente. Già sento tutti dire “l’Inter sta tornando”, “Inter anti-Juve” e poi finire al settimo posto e prendere quattro babbà dall’Hapoel Beersheva.

FIORENTINA – Dulcis in fundo, la Viola: i Della Valle – vittime di un ritorno di papponismo da far impallidire certi tifosi del Napoli, che pure hanno inventato questo genere letterario – minacciano di vendere senza avere acquirenti, ma soprattutto portano in tribunale Borja allungando una storia di dipendenti che scappano via da Firenze sbattendo la porta che parte da Baggio e arriva fino a Salah passando per Jovetic, Montella, Gonzalo Rodriguez e Ljajic. Questo purtroppo è quello che succede quando una società non riesce a vivere nella sua dimensione, ma nemmeno a crescere.

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Buongiorno e bentornati su Calciomercatino, la rassegna settimanale di Soldato Innamorato sulle trattative inventate di Tuttosport e compagnia. Questa settimana tiene banco, anche giustamente, il caso Donnarumma: per tutto il mondo destinato al Real, allo United o a rimanere al Milan, per il quotidiano torinese già a Torino per le visite mediche.

La supercazzola della settimana infatti, direttamente dal nostro giornale preferito per arravogliare il pesce al mercato, teorizza un allineamento dei pianeti da far vergognare Neil Degrasse Tyson con Cristiano Ronaldo che va a Manchester, De Gea che fa il percorso inverso come contropartita tecnica e Donnarumma che, non potendo più andare a Madrid, va ovviamente alla Juventus dove sono destinati tutti i calciatori forti del pianeta. Non sfiora nessuno l’idea che in caso di scenario simile lo United potrebbe voler comprare un portiere migliore di Romero. E vabbè.

Ovviamente non è finita qui, con il ritorno di Douglas Costa (trattativa in effetti possibile ma ricordiamo che la settimana scorsa era data per chiusa) e l’ennesimo tentativo per De Sciglio in cambio di un Dani Alves che sta facendo di tutto per portare via i coglioni dal capoluogo piemontese. Forse lo spogliatoio più solido d’Italia non è poi un ambiente così sano…

Per il resto, milanesi a manetta: l’Inter su Rudiger (blindato da Monchi) e sul brasiliano Tete, nonché su Borja Valero in vista dell’ennesima rivoluzione a centrocampo. Aspettiamo i proclami di scudetto per poi finire fuori dalle coppe europee come al solito. Il Milan invece ha comprato Musacchio e Kessiè e si sente di nuovo regina d’Europa, quindi via a contendersi Belotti col PSG; in realtà il centravanti del Toro potrebbe non essere così entusiasta di fare la riserva di Cavani nell’anno del mondiale, ma per trattare con Cairo ci vogliono almeno 70 milioni.

Per finire, grandi notizie sul Napoli:

Non è vero, manco o’ cazz. Il mercato degli azzurri non promette botti e i colpi principali sono stati i rinnovi dei migliori, ma se le trattative delle altre squadre sono inventate allora vogliamo almeno un titolone su Ibra al San Paolo…

Roberto Palmieri

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Il calciomercato è sempre un periodo magico in cui i giornalisti sportivi possono sfogare la loro fantasia. In assenza di calcio giocato – non potendo quindi passare le giornate a esaltare Dybala e i suoi 11 gol in campionato, ignorando i clamorosi 18 gol di Insigne, o a discutere delle divisioni nello spogliatoio dell’Inter mentre il Napoli rifila goleade a chiunque passi per la sua strada – si passa le giornate a inventare trattative prive di fondamento per compiacere i tifosi delle cosiddette big e vendere più copie; cosiddette perchè oltre alla Juventus si parla di Inter e soprattutto Milan, fino a prova contraria due squadrette di centroclassifica che hanno lottato per un posto in Europa League. Di Napoli, Roma e Lazio neanche l’ombra, se non per parlare di cessioni illustri. Così abbiamo deciso di farvi fare due risate con una bella rassegna settimanale di trattative farlocche inventate da Tuttosport e affini.

(La fonte di riferimento è la rassegna stampa quotidiana di Eurosport perchè preferiamo spendere i nostri 0 euro di proventi pubblicitari al birrificio piuttosto che comprare ogni giorno una copia di tutti i giornali. Sia chiaro che non intendiamo criticare il lavoro di Eurosport, che riporta semplicemente le notizie della stampa tradizionale.)

Juventus: perchè limitarsi a Schick? Se il ceco infatti è arrivato effettivamente a Torino, che dire di Keita, Douglas Costa, Bernardeschi, N’zonzi e Paredes? Praticamente un nuovo giocatore viene accostato alla Juve ogni giorno. Ho una mezza idea che in redazione Tuttosport abbia un secchiello con dentro i nomi di tutti i giocatori forti al mondo, e ne facciano estrarre uno alla volta da una segretaria per fare il titolo di giornata.

Milan: l’argomento principale è la trattativa Donnarumma che sta tenendo banco già da alcune settimane e non sembra voler finire tanto presto. Nel frattempo i rossoneri hanno preso Kessiè, Musacchio e Andrè Silva, già un mercato di buon livello se confrontato agli standard degli ultimi anni. Ma che dire di Biglia, Keita (che pare sia vicino contemporaneamente a due squadre quindi, forse è il gemello), Conti, Reina (buona fortuna), Kalinic e NIANG E KUCKA PER ARRIVARE A BELOTTI?

Inter: I nerazzurri pare stiano puntando forte su Rudiger, ovviamente apprezzato da Spalletti. Nient’altro da segnalare.

Napoli: Ah, esiste anche il Napoli?

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La mente dell’uomo vive di pochi semplici comandi, quando poi si tratta di donne questi comandi diventano ancora più semplici, quasi primitivi. Un po’ come un computer il cervello dell’uomo che ragiona sul suo relazionarsi con una donna funziona su un sistema binario: si/no, ci provo/non ci provo, me la dà/non me la dà, etc. etc.

L’uomo è stupido, siamo stupidi dobbiamo ammetterlo e quando ci troviamo di fronte a una ragazza con cui per noi è difficile relazionarsi la bolliamo come fica di legno e non analizziamo un nostro eventuale fallimento. Magari cambiando approccio potremmo riuscire a creare un varco, studiando le sue debolezze e approfittando di un errore riusciamo a rompere gli equilibri, a diventare interessanti ai loro occhi, perchè no potrebbe scapparci un bacio in un momento in cui lei abbassa la difesa… e da quel momento in poi la cosa più difficile diventa gestire la serata.
Provarci insistemente? Lei potrebbe prenderla male e si rischia di perdere il famoso “Filippo e il panaro”, rilassarsi un attimo? Mai! La situazione che era andata in nostro vantaggio potrebbe sfuggirci di mano. C’è bisogno di equilibro se si vuole portare lei, o il risultato, a casa. E fino all’ultimo si resta nel dubbio che tutto vada a monte e che ci dovremmo giustificare con gli amici accusando lei di essere una “fica di legno”.

L’Inter è più scarsa del Napoli, inutile girarci intorno, ma vincere a San Siro non è mai facile, se non avessimo vinto eravamo tutti pronti a inventare scuse: avremmo chiamato l’Inter fica di legno. Invece Sarri per la prima volta ha fatto una partita da squadra matura, ha cambiato approccio quando necessario cercando gli inserimenti di Insigne centrale, ha attaccato da entrambe le fasce ma per il goal ha dovuto attendere un errore dell’inter. Da qui in poi il Napoli ha incredibilmente gestito, ha evitato grossi pericoli e anche se non è riucito a raddoppiare ha portato a casa il risultato… Non esistono fiche di legno ma uomini incapaci di relazionarsi!

Cattivi: Non ho idea di chi metterci, Allan per il passaggio sbagliato che poteva darci il 2 a 0? Mertens perchè ha preso solo il palo? Vi giuro non lo so. Per cui oggi, come a Natale, siamo tutti più buoni e quindi… niente cattivi.

Buoni: altro problema, devo dirne solo 3. Hysaj voglio citarlo perchè ha fatto realmente un partitone, come pure Koulibaly che finalmente ha iniziato a spazzare senza leziosità quando non sa che fare, i tre giovanotti di centrocampo pure hanno fatto molto bene e sarebbe da folli non citare Callejon. Il migliore però, come quasi sempre quando si gioca in trasferta, è sicuramente Insigne, forse cerca troppo la giocata ma oramai se lo può permettere.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Adoro Voyager.
Giacobbo sa affrontare i misteri, il paranormale con spirito critico e un approccio, nei limiti del possibile, scientifico.

Giacobbo non pretende di risposte ma pone delle domande, degli interrogativi e valuta tutti gli elementi possibili. Esiste veramente una bestia che si succhia il sangue delle capre in Messico? Cosa si nasconde veramente nelle piramidi?  Cosa c’entrano i templari? Esistono i rettiliani? L’uomo ha mai incontrato altre forme di vita? Come si cucina un marziano? Bisogna spugnarlo bene o annozza in canna?

Io alle volte vorrei essere Giacobbo per cercare di trovare le risposte a tanti piccoli misteri della vita, tipo perchè piove subito dopo che hai lavato la macchina o perchè ti viene da fare la cacca subito dopo che ti sei fatto la doccia. Ma soprattutto vorrei essere Giacobbo per capire perchè il Napoli non è sempre quello di stasera. Perchè Reina alle volte si scorda di parare tiri stupidi e poi fa partite come quella di stasera? Perchè Insigne certe volte lo piglieresti a paccheri e poi si ricorda di essere un campione? L’unico risposta che riesco a darmi è che il tifo è fatto di gioie e dolori, di sbalzi umorali, di emozioni folli…. E quindi se non fosse così che sfizio ce sta?

Cattivi: Vogliamo parlare di Albiol che ha sbagliato un disimpegno? Non mi vengono in mente altri errori gravi o prestazioni inferiori alla sufficienza piena. Sarri non ha sbagliato nulla e finalmente ha fatto esordire Rog. Vogliamo trovare una critica? Lo stadio vuoto fa sempre tristezza, anche di venerdì sera… e forse la cosa peggiore è proprio questa, io al campionato spezzatino non mi ci abituo mai e me fa pur nu poco schifo.

Buoni:  Insigne con la maglietta da vattiente segna il suo quarto goal e fa una prova ottima, così come il capitano Hamsik, onni presente e autore di uno splendido goal. Ma il migliore di stasera è Zielinski, nettamente una spanna sugli altri oggi ha fatto una prova impressionante.

Paolo Sindaco Russo

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Chi ci segue abitualmente sa che su Soldato Innamorato non parliamo spesso di altre squadre se non per commentare le partite col Napoli; alcune volte però qualcuno di noi sente di avere qualcosa da dire, e allora si intromette negli affari degli altri.

Nello specifico parliamo dell‘esonero di Frank de Boer dall’Inter. Si potrebbe dire che si trattava di un allenatore arrivato appena in tempo per conoscere i giocatori, a dirigere una squadra costruita da un altro allenatore per giocare in modo totalmente diverso, scelto sapendo che avrebbe portato con sè dei concetti di gioco difficili da apprendere che richiedono lavoro; si potrebbe dire anche, a essere onesti, che ha raccolto 14 punti in undici partite con una squadra con valori tecnici almeno da Europa League subendo diverse sconfitte umilianti, vedi Hapoel Beer-Sheva. Ritenere giusto o meno l’esonero è questione di punti di vista; quello che è oggettivo e vale la pena evidenziare, invece, è l’imbarazzante arretratezza, ignoranza e pressapochismo che un certo giornalismo italiano ha dimostrato nei confronti di De Boer. Nello specifico, Fabio Caressa.

Il giornalista di Sky, noto a tutti per aver parlato sopra a Bergomi per due settimane nelle telecronache ai Mondiali 2006, rappresenta ormai da anni la reazione alla crescente preparazione e professionalità dei telecronisti (anche ex-calciatori riciclatisi commentatori come l’ottimo Adani) con il suo stile colorito e approssimativo, una macchietta che giudica le partite secondo le stesse categorie di un pensionato al bar, solo con un microfono davanti. Contro De Boer Caressa si è scagliato fin dall’inizio con una violenza che normalmente si rivolge a chi ti riga la portiera della macchina. A Sky Sport 24 un mese fa esternò in pieno il suo punto di vista: il “calcio olandese” (??) sarebbe un calcio perdente (ma che vuol dire?), De Boer non conosce il calcio italiano (sapevate che le regole sono diverse da quelle olandesi?), il suo stile di gioco o ti fa vincere 7-0 o perdere 3-0, insomma cosa vuole questo, che viene qua e pretende di insegnarci a giocare a pallone. La versione calcistica del “gli italiani nelle tende e gli stranieri 35 euro al giorno”.

Spero che voi lettori vi mettiate nei miei panni e capiate quanto cazzo è avvilente per un ragazzo di 22 anni che tiene una rubrica di lavagne tattiche e nel suo piccolo cerca, insieme a tanti altri giovani e a molti giornalisti professionisti, di far andare il discorso calcistico in una direzione più moderna che contempli la complessità che il gioco e le sue sovrastrutture oggi hanno, sentire uno dei più celebri giornalisti sportivi italiani esprimersi come un tuttologo da bar che crede che “calcio olandese” significhi “attaccare senza criterio”, che nel 2016 identifica l’immagine storica del movimento olandese nella finale mondiale persa da una delle migliori squadre della storia, l’Olanda di Crujff, bollata come perdente dopo aver sconvolto l’evoluzione del gioco come mai nessun’altra squadra prima, che crede che in Italia ci sia qualche fattore intangibile richiesto per poter allenare con successo, che cade addirittura nella banalizzazione del “in Italia chi attacca è un coglione e perde e chi difende è furbo e vince”. Forse per l’aria, l’umidità, per questi figuri il nostro calcio è dominato da regole diverse e o ci sei nato e morto oppure non capirai mai. Soprattutto se sei olandese.

Evidentemente sfugge a Caressa che la maggior parte delle squadre di primo livello -e non solo- nel campionato italiano applicano una proposta di gioco proattiva (si dice così, Fabio, quando una squadra sceglie di giocare controllando il pallone piuttosto che lo spazio, non c’entra niente essere olandesi): lo fa Sarri nel Napoli, lo fa Spalletti nella Roma, lo fa Sousa nella Fiorentina, Giampaolo nella Sampdoria, in diverse misure negli ultimi anni l’hanno fatto con profitto Montella a Firenze, Maran a Catania, Benitez qui da noi, Pioli alla Lazio e tanti altri, ciascuno con le sue idee e il suo stile, posto che la distinzione netta tra “squadre offensive” e “squadre difensive” è antidiluviana se non fantasia pura. Non stiamo neanche a parlare dell’Europa, doveva spadroneggiano Guardiola, Ancelotti, Luis Enrique, Pochettino, Zidane, Wenger, Tuchel, Klopp, e vienimi a dire che questi non avrebbero niente da insegnare al calcio italiano. Certo, ci sono anche i Mourinho, i Simeone, i Conte: ci sono tanti modi di vincere nel calcio, e nessuno nella storia, nè in Italia nè fuori, si è dimostrato finora il più vincente. Tranne che nella testa di Caressa.

Addirittura, e qui siamo al grottesco, il giornalaio Caressa per screditare De Boer ha tirato in mezzo il pessimo italiano dell’allenatore, un allenatore che appena arrivato si è messo a studiare una lingua nella quale probabilmente prima conosceva dieci parole, si è impegnato nei ritagli di tempo di un fitto calendario da due partite a settimana e si è sforzato di provare subito a rispondere in italiano nelle interviste. Caressa, che non si premura nemmeno di informarsi dai colleghi europei su come si pronunciano i nomi dei giocatori stranieri. De Boer, insomma, non conoscendo l’italiano non poteva comunicare con lo spogliatoio, che quindi non capiva le sue richieste; peccato che la rosa dell’Inter conti SETTE giocatori italiani compresi il terzo portiere Berni e il naturalizzato Eder (che, va detto, parla un italiano eccellente), peccato anche che De Boer parli fluentemente inglese e spagnolo, quest’ultima lingua madre di molti giocatori nello spogliatoio che parlano perfettamente italiano. Come ha scritto in proposito Michele Dalai sul blog interista “Il Nero e l’Azzurro” nel miglior articolo pubblicato finora sulla questione, pensate se lo stesso discorso valesse in Inghilterra per Mazzarri, Conte e Ranieri. E soprattutto vorrei proprio sentire se Caressa è capace di esporre in modo così fluentemente caciaro le sue opinioni da bar nella sua quarta lingua.

Il bullismo di Caressa nei confronti di De Boer ha contribuito, insieme a tanti altri giornalisti e giornalai, a destabilizzare la posizione dell’ex tecnico dell’Inter nei confronti di squadra e società, ha grosse colpe nel fatto che sia stato sfiduciato dai giocatori, con le sue opinioni reazionarie e retrograde amplificate dalla grancassa della sua poltrona a Sky Sport ha fatto tanta pressione mediatica da impedire a un professionista di fare il suo lavoro, danneggiare gravemente la sua carriera, destabilizzarne probabilmente la famiglia che si era appena trasferita a Milano e spinto la società a cambiare di nuovo in corsa, con effetti che sul lungo periodo difficilmente saranno positivi. Certo, de Boer è responsabile dei suoi risultati negativi e Suning delle sue scelte manageriali, ma tutti sappiamo quanto conti il lato mediatico nel calcio di oggi, e il fatto che un giornalaio, un incompetente, un arrogante bulletto senza arte nè parte come Fabio Caressa ne sia una figura di spicco e sia nella posizione di fare così tanti danni con le sue sparate grossolane e pressapochiste è vergognoso.

I tifosi dell’Inter, da parte loro, per la maggior parte sono solidali all’allenatore e incolpano proprio la società, evidentemente la prima responsabile della situazione che è culminata con l’esonero. A noi tifosi del Napoli ovviamente fa comodo che una diretta rivale sia in difficoltà; quello che deve far riflettere è lo stato dell’informazione sportiva nel nostro paese, in cui si continua a credere di trovarsi nell’epoca di Nereo Rocco ed Helenio Herrera e interpretare il gioco secondo categorie che forse andavano bene quarant’anni fa. Proprio noi, che ci siamo passati con Benitez, ne sappiamo qualcosa.

Roberto Palmieri

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