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Inler

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L'impossibile può essere possibile

Tiro di Perotti, deviazione di Koulibaly, sembra finita, abbiamo buttato un’altra partita pur avendo dominato per l’intero match. E’ gol. Ci hanno fottuto un’altra volta. 

Sono i pensieri di sabato scorso. Li abbiamo fatti tutti noi. Eravamo già tutti pronti a scagliare il telecomando contro il televisore. E invece no. Invece Pepe Reina fa l’impossibile: mette tutta la forza, l’istinto e la voglia sulle proprie gambe, si lancia e la prende, poi come un felino allontana la palla con il piede.

Non vedevo una cosa del genere fatta da un mio giocatore da anni. Quello di Reina è un gesto che può comprendere solo chi ha fatto sport. Qualsiasi sport. Perché ci sono momenti, accadono di rado, ma accadono, che l’impossibile diventa possibile. Anzi, quasi facilmente possibile. Ti si accende una luce dentro e riesci a fare una giocata che è frutto di un’energia che non hai, ma che si palesa senza che tu neppure te ne accorga. Sono frazioni di secondo, eterne, interminabili.

Ho una mia teoria quando accadono queste cose: quella giocata Pepe l’ha sognata chissà quante volte, forse senza neppure ricordarlo. Provi una mossa in sogno e poi all’improvviso, nella realtà, il fisico deve solo seguire l’impronta che nella mente esiste già.

Perché scrivo questo? Perché il Napoli sarà chiamato a giocare un’intera partita da sogno contro il Real Madrid. La missione è impossibile. Loro sono i galacticos, sono abituati a giocare questi match, noi no. Ci manca l’esperienza, i nervi saldi, la capacità di fare praticamente sempre la scelta giusta. Sono sicuro che i ragazzi in maglia azzurra questa partita l’avranno giocata migliaia di volte nei loro sogni, non solo ora, ma anche quando erano bambini. E’ la classica partita dei sogni. E’ – per fare un esempio – quando vai a giocare la finale del torneo di calcetto o di calciotto per noi comuni mortali. Non ci guadagni nulla, ma la coppa la vuoi vincere e allora lotti sul pallone ancora più del solito, cerchi di essere lucido per portare a casa il risultato. Loro sono forti? E’ vero. Ma le partite bisogna sempre giocarle. E’ il bello dello sport.

Razionalmente partiamo battuti. Non c’è storia. Però è da tanto che il San Paolo non riesce a creare quella strana alchimia tra squadra e pubblico che prima era quasi la regola. Chissà che non sia la serata giusta. Sperare non costa nulla.

A me stasera torna alla mente quell’esordio in Champions League a Manchester contro quei fenomeni che sembravano usciti dall’album delle figurine, più che una squadra di calcio. Poi però noi, con Aronica e Cannavaro, con Inler e Gargano, abbiamo superato l’esame. Maggio si invola e serve Cavani: gol. Esistiamo pure noi nel calcio che conta! Soltanto una punizione di Kolarov alla fine ci tolse una vittoria meritata. Ma quel girone lo passammo. E come se lo passammo!

Ecco, è da molto che il Napoli non riesce a rendere possibile l’impossibile. Proprio quello che ha fatto sabato Reina. Crederci non ci costa nulla. Mal che vada abbiamo assistito ad un’altra pagina di storia del nostro Napoli. Perché tanto, nella buona e nella cattiva sorte, noi siamo sempre al suo fianco. Pure nei sogni. Sognare, sognare sempre, guardare sempre in alto e avanti. La bellezza dei sogni è che sono sogni. Non illusioni.

Valentino Di Giacomo

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Foto dal profilo Facebook di Inler

Con una commovente lettera di saluto, Inler oggi ha lasciato il Napoli per trasferirsi al Leicester di Ranieri. Non neghiamolo: nelle quattro stagioni in cui lo svizzero ha vestito di azzurro, qualche chitemmuorto gliel’abbiamo buttato tutti, quando non verticalizzava, quando sbagliava un passaggio o una copertura. Ma in fondo gli volevamo bene, e non c’era bisogno di una lettera per essere sicuri che anche lui ne voleva e ne vuole tuttora a noi. Anche se con Allan, Valdifiori e il ritorno ai loro ruoli naturali di Jorginho e Hamsik adesso il nostro centrocampo è finalmente forte e ben assortito, a me mancherà, e non poco. Ecco i dieci motivi per cui ne sentirò la mancanza.

  1. NAPOLEONE. È vero, c’erano già Lavezzi e Cavani quando è arrivato lui: i due sudamericani hanno fatto la storia recente del Napoli, ma quando sono arrivati erano due giovani promesse piuttosto che dei giocatori affermati. Per questo, Inler si può identificare come il primo grande acquisto del Napoli di De Laurentiis: un giocatore conteso da varie big, pagato una cifra importante e presentato in pompa magna con la maschera che gli è valsa il suo soprannome. Uno dei primissimi acquisti a elettrizzare davvero i tifosi dal ritorno del Napoli nella massima serie.
  2. CAGLIOSA DA FUORI. Il Napoli ha ingaggiato vari giocatori di altissimo livello negli ultimi anni, che ci hanno regalato colpi e prodezze eccezionali, ma nel tiro da fuori Inler e il suo connazionale Dzemaili sono semplicemente i migliori esecutori che il campionato italiano abbia visto negli ultimi anni. I gol di Gokhan sono arrivati quasi tutti così; lo intuivi quando si portava la palla sul destro un secondo prima: apre lo spazio, carica il destro, cagliosa, e sono cazzi del portiere. Vorrei vederlo Valdifiori fare gol così.
  3. BREAK. Un altro fondamentale nel quale Inler eccelleva su tutti i compagni di squadra era il break, ovvero il contrasto sul portatore di palla che cambia il verso dell’azione. Potrà non essere un drago del posizionamento, ma quando contrastava riusciva sempre a far ripartire i compagni con la squadra avversaria sbilanciata. Cavani in particolare deve parecchie cavalcate in contropiede a questa skill difensiva-offensiva dello svizzero.
  4. SVIZZERA. Con Inler parte l’ultimo terzo della colonia svizzera che è stata l’ossatura del Napoli di Mazzarri: Behrami, Dzemaili, Gokhan. Un centrocampo completo: un mastino, un incursore, un uomo box-to-box che faccia da riferimento. Peccato solo averli visti così poco tutti e tre insieme in campo.
  5. ZELLA. Fateci caso, adesso il Napoli non ha più un papabile titolare calvo tra i giocatori di movimento (il look à la Trentalance di Reina non fa testo). Quando i telecronisti di Premium sbagliavano i nomi dei giocatori, era rassicurante vedere la sua crapa pelata e pensare “ecco, là c’è Inler”.
  6. BALLETTI. Come dimenticare i memorabili balletti tamarri con Zuniga e Armero dopo i gol. Altro che il selfie di Totti: il vero truzzo si distingue così.
  7. JUVENTUS. Dal ritorno del Napoli in serie A, Inler è uno dei giocatori che hanno provato la gioia di segnare un gol alla Juventus con la nostra maglia, nell’1-1 del Marzo 2013, cosa che costituisce un risultato individuale di per sé come dimostra l’ormai celebre grigliata di Britos. Inoltre, Inler ha fatto parte della rosa che ha vinto tutti e tre gli ultimi titoli del Napoli, giocando da titolare nella finale di Coppa Italia nel 2012 vinta proprio contro i bianconeri e subentrando a Lopez nell’epica Supercoppa strappata ai rigori alla squadra di Allegri. A Napoli chi batte la Juventus è sempre ricordato.
  8. OTTANTOTTO. Certo, nel calcio moderno non è una novità vedere numeri di maglia insoliti o anche ironici (il 44 di Gatti è un precedente non da poco in questo senso), ma difficilmente rivedremo la maglia di Inler addosso a qualcuno tanto presto. Quando qualche altro giocatore la prenderà, se non altro, non potremo che pensare: “quella era la maglia di Inler”. Tralaltro, il numero 88 è formato da quattro palle: quelle che lo svizzero ha sempre messo in campo in ogni partita in azzurro.
  9. LETTERA. La lettera di ringraziamento ai tifosi sta diventando abbastanza usuale quando un giocatore lascia una squadra, soprattutto se vi è legato da diversi anni; tuttavia, una bella come quella di Inler non me la ricordo, né a noi, né ai tifosi di qualsiasi altra squadra. Uno che ama Napoli così tanto sarà sempre il benvenuto all’ombra del Vesuvio.
  10. MARADONA. Come sapete, per noi del Soldato il numero dieci è solo lui. Ovviamente la leggenda di Maradona è stata inavvicinabile anche per fenomeni come Lavezzi, Cavani e Higuaìn, e lo stesso vale per Inler; tuttavia, come è sempre stato per Diego, Napoli non dimentica chi l’ha amata e ha dato tutto sé stesso per portare in alto la nostra squadra. Buona fortuna Gokhan!

Roberto Palmieri

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I giocatori del Napoli scendono in campo per l'allenamento

Analizziamo la rosa del Napoli con gli ultimi acquisti e le ultime cessioni, provando a identificare per ciascun giocatore i possibili ruoli e l’uso che ne farà Mister Sarri, nel giorno della prima amchevole contro l’Anaune Val di Non.

RAFAEL – Portiere. Non ha nessuna intenzione di fare il vice-Reina; il prestito di Gabriel è un chiaro segnale del fatto che il brasiliano, dopo la pessima scorsa annata, andrà via da Napoli.

PEPE REINA (definitivo, Bayern Monaco) – Portiere. Pepe è un graditissimo ritorno e sarà sicuramente titolare inamovibile fra i pali: il suo carattere, la sua leadership e le sue abilità tecniche saranno fondamentali per mettere a posto un reparto arretrato quantomeno barcollante. Tuttavia, ricordiamoci che nell’ultima stagione ha giocato pochissimo: potrebbe non ingranare subito. Bentornato Josè.

MARIANO ANDUJAR – Portiere. Vale lo stesso discorso di Rafael: non farà il secondo di Reina, e non è abbastanza bravo per togliergli il posto.

GABRIEL (prestito, AC Milan) – Portiere. Prelevato esplicitamente per fare la riserva. Avrà spazio in coppa Italia ma eventuali problemi fisici di Reina potrebbero regalargli minuti in più: speriamo bene.

KALIDOU KOULIBALY – Difensore centrale. All’occorrenza l’anno scorso ha giocato terzino destro con discreti risultati. Ha bisogno di maggiore concentrazione, ma è un potenziale titolare.

RAUL ALBIOL – Difensore centrale. Anche lui può eventualmente giocare da terzino destro. È il difensore di maggiore esperienza, e dovrebbe essere sicuro di un posto da titolare, considerato che ci sarà molto meno turnover con Sarri.

HENRIQUE – Difensore centrale, terzino destro o mediano. Il ruolo in cui si è fatto preferire in questi anni è probabilmente quello di esterno basso, ma non è affatto sicuro che rimanga; nel caso, sarebbe una utile riserva “duttile”.

SEBASTIANO LUPERTO – Difensore centrale. Giovanissimo, classe ’96, era osservato con interesse già da Rafa. Probabilmente andrà in prestito, ma se dovesse rimanere a Napoli ci piace immaginarlo in prima squadra piuttosto che in Primavera.

FAOUZI GHOULAM – Terzino sinistro. Uno dei migliori della Serie A quando si tratta di spingere, meno in fase difensiva: si spera che le correzioni di reparto di Sarri gli facciano bene. Titolare quasi certo.

IVAN STRINIC – Terzino sinistro. Probabilmente prima alternativa a Ghoulam. Qualche problema fisico di troppo, ma sulla carta con loro due sulla fascia sinistra siamo a posto.

CAMILO ZUNIGA – Terzino. Se guarisse dal suo male oscuro, sarebbe un potenziale titolare su entrambe le fasce; il problema serio è che non ci sono garanzie di vederlo in campo. Se gioca come in Coppa America, è un terzino da scudetto.

CHRISTIAN MAGGIO – Terzino destro. Anche lui probabile titolare per la sua velocità straordinaria, dovrà fare da chioccia a un giovane (Vrsaljko?). Esperienza e sostanza, ma non è mai troppo tardi per imparare a crossare.

DAVID LOPEZ – Mediano, interno. Dovrebbe essere un’alternativa ai due interni di centrocampo, visto che Sarri non gradisce i giocatori di pura rottura davanti alla difesa. Non è certo un fenomeno, ma potrebbe essere utile nel gioco del mister: forza fisica e preferenza per il gioco corto. Inoltre potrebbe essere l’ariete giusto per gli schemi su calcio da fermo.

GOKHAN INLER – Mediano. Partente quasi sicuro: le sue caratteristiche non si conciliano col gioco di Sarri, in cui il centrocampo deve giocare il pallone più velocemente possibile.

MIRKO VALDIFIORI (definitivo, Empoli) – Mediano. Vero regista basso. Sicuro titolare, conosce già alla perfezione il gioco di Sarri ed è perfetto nel dettare i tempi con i suoi lanci e la sua visione di gioco.

JORGINHO – Mediano, interno. Riportato nel ruolo in cui aveva brillato a Verona potrebbe tornare il giocatore che era, divenendo un’alternativa di lusso a Valdifiori.

ALLAN – Interno, mediano. Il nuovo acquisto assicurerà il dinamismo che manca al nostro nuovo centrocampo tutto tecnica, ma non è affatto il classico mastino incapace col pallone. “Garra” e tecnica brasiliana, un recuperapalloni di prim’ordine. Titolare inamovibile.

OMAR EL KADDOURI (fine prestito, Torino) – Interno, trequartista. Forse Raiola esagerò un filo vendendocelo come “il nuovo Zidane”, ma è un buon giocatore e potrebbe essere utile come riserva di Hamsik e Insigne; comunque con ogni probabilità verrà ceduto.

JACOPO DEZI (riscattato, Crotone) – Interno. Il presidente stavolta non ha voluto ripetere l’errore fatto con Izzo e ha riscattato il ragazzo ex Primavera. Speriamo che venga mandato in prestito, stavolta in Serie A, per mettersi in mostra: lo aspettiamo.

MAREK HAMSIK – Interno, trequartista. Il nostro Capitano è finalmente tornato nel suo ruolo naturale dove potrà tornare a fare a pezzi le difese con i suoi inserimenti da dietro. Più titolare di così non si può. Bentornato.

JONATHAN DE GUZMAN – Interno, trequartista. Se rimarrà, sarà la prima riserva di Hamsik: ha dinamismo e tecnica, anche se ha deluso con Rafa si tratta di un giocatore utilissimo. Certo, preferirlo ad Hamsik è un crimine.

DRIES MERTENS – Trequartista, ala sinistra, seconda punta. Mertens sarà il vero jolly dell’attacco napoletano, potendo adattarsi a tanti ruoli. Contro le difese chiuse saranno fondamentali le sue capacità nello stretto: quando si tratta di saltare l’uomo, è il migliore della rosa. Si alternerà con Insigne, ma la sensazione è che il suo impiego possa essere “dinamico” e riguardare vari ruoli.

LORENZO INSIGNE – Trequartista, ala sinistra, seconda punta. Spesso è stato definito un doppione di Mertens, ma potenzialmente è meno ala e più numero 10. Lo aspettiamo dietro le punte. Forza Lorenzo.

JOSE’ CALLEJON – Ala destra, seconda punta. Non è detto che rimanga: probabilmente nell’attacco a due gli verrebbe preferito Gabbiadini. Nel tridente probabilmente avrebbe più probabilità di essere impiegato, anche per la grande applicazione difensiva.

MANOLO GABBIADINI – Seconda punta, ala destra, centravanti. Manolo ci piace assai. In tandem con Higuaìn forma una coppia d’attacco senza pari in Italia. Probabilissimo titolare, anche perchè sui calci piazzati è fenomenale.

EDUARDO VARGAS (fine prestito, QPR) – Seconda punta, centravanti. Ormai è chiaro: è un fenomeno solo quando in panchina c’è Sampaoli. Andrà quasi sicuramente altrove.

GONZALO HIGUAIN – Seconda punta, centravanti. In attacco sarà lui il punto fermo. In una squadra che oltre alla qualità in attacco ha anche schemi e regia, lo aspettiamo in vetta alla classifica marcatori. Gonzalo è pronto a tornare nel posto che gli spetta: in cima.

Roberto Palmieri

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